Beatles/Dylan
Quella notte leggendaria del '64...
Nonostante le fatiche della tournee, i Beatles fecero delle esperienze indimenticabili in quella loro prima estate americana.
Il momento più emozionante fu il loro arrivo in elicottero al Forest Hill Tennis Stadium. Quando il velivolo cominciò a discendere, lo stadio iniziò a crepitare di migliaia di flash, come una gigantesca vasca ricolma d'insetti luminosi.
Quella stessa sera ai Beatles sarebbe accaduta una delle migliori scene del '64. Quando ritornarono a Delmonico per cenare, qualcuno suonò alla porta del loro appartamento e si ritrovarono faccia a faccia con Bob Dylan.
Ormai una leggenda in America, Dylan stava cercando di mettersi in contatto coi Beatles, che già aveva richiesto per le sue incisioni mentre suonava a Parigi.
L 'iniziale reazione di Lennon fu violentemente negativa, come aveva scoperto il giornalista americano Pete Hamill quando fu ospite di Al Aronowitz all' Ad Lib.
« John Lennon arrivò con Brian Epstein e si mise a sedere vicino a me » ricordò Hamill. « Aronowitz gli stava dicendo che dovevano ascoltare Dylan, e Paul annuiva, d'accordo con Aronowitz, quando Mick Jagger s'alzò per ballare con una biondina troppo truccata. "A 'fanculo Dylan" disse Lennon. "Noi facciamo del rock. "
"No, John, ascoltalo" esclamò Aronowitz. " Anche lui fa del rock. Lui è dove sta andando il rock. Davvero! "
« La bocca di Lennon diventò una fessura. "Dylan. Dylan. Datemi Chuck Berry. Datemi Little Richard. Non mi date uno stronzo. Stronzo. Uno stronzo intellettuale campagnolo americano. È uno stronzo. "
Era incazzato duro. Non voleva parlare di musica. Non voleva parlare di testi. Guardò Keith Richards seduto al tavolo. "Che cazzo ci fanno gli yankee qui?" disse.
Richards sorrise e alzò le spalle. McCartney posò una mano sulla spalla di John. "Dài smettila" gli disse.
Lennon, togliendosi la mano di dosso mi fece: "Perche non te ne vai fuori dai coglioni?".
"Perche non mi ci fai andare tu?" gli risposi io.
"Dài, su, pensiamo a divertirci" s'intromise Aronowitz.
"Cosa?" mi chiese Lennon.
"Ho detto perche non mi ci fai andare tu fuori dai coglioni."
John mi fissò e io sostenni il suo sguardo. [Hamill è un massiccio ex pugile.] L 'irlandese di Liverpool che sfidava l'irlandese del Bronx. Poi, come se avesse visto qualcosa che conosceva, John sorrise, distolse lo sguardo e guardò il bicchiere.
"Sì, sì" esclamò, calmo, e la tensione terminò. John Lennon se ne andò con Brian Epstein. »
Adesso John si ritrovava Bob Dylan davanti, con lo stesso aspetto da cane randagio che aveva sulla copertina del suo primo album.
Mentre Lennon sedeva con lo sguardo fisso sull 'uomo che istintivamente riconosceva come il suo più grande rivale, Brian chiese cortesemente al grande poeta-cantante che cosa desiderasse da bere.
« Del vino » gracchiò Dylan.
Quando i Beatles gli offrirono delle pillole gialle di Dexies, che prendevano in America invece del Prellies bianco solito, Dylan fece una smorfia di disgusto e propose di fumare un po' di roba. (In Inghilterra era più facile procurarsi I'hashish dell'erba.)
I Beatles confessarono di non aver mai fumato marijuana. Dylan rimase sbigottito.
« E allora le parole della canzone? » chiese. « Quella in cui si parla di volare via? »
Perplesso, John chiese: « Quale canzone? ».
Dylan cominciò a cantare I Want to Hold Your Hand, partendo dal famoso passaggio in ottava, che lui rese: "Volo via! Volo via! Volo via!".
« Non sono queste le parole! » esclamò John, correggendolo come Oliver Hardy correggeva Stan Laurel.
Allora, quando John gli cantò le parole giuste, fu la volta di Dylan a rimanere perplesso, perche chi aveva mai sentito dire di uno che vola via da una ragazza che lo eccita?
Dopo questo chiarimento, misero degli asciugamani bagnati sulle fessure delle porte e Bob rollò un cannone.
Quando Dylan passò il cannone acceso a Lennon, questi lo passò direttamente a Ringo, esclamando: « Il mio assaggiatore di corte ».
Ringo se lo fumò e poi cominciò a ridere come un matto. Da quella notte i Beatles entrarono a far parte di quel tipo di gente che s'alza al mattino e si fa uno spino.
La toumee finì il 20 settembre con un' esibizione di beneficenza dei Beatles per il Cerebral Palsy Fund, al Paramount Theater di New York, una cosa incredibile se consideriamo che il primo principio dei Beatles era quello di non regalare niente a nessuno. A questo punto la rabbia di Lennon contro il pubblico e la stampa americana avevano raggiunto un 'intensità da raggio laser. Il P.R. dei Beatles, Derek Taylor, fece un significativo racconto di una scena al Delmonico Hotel dopo una tipica notte insonne, con i sicofanti della stampa sdraiati per terra e stravolti, Murray the K mezzo sbronzo su una brandina, un occhio annebbiato aperto e l'altro chiuso, e con John che vomitava tutto il suo disprezzo sull'intera compagnia e, in generale, sulla Beatlemania.
(da "John Lennon" di Albert Goldman, Mondadori, 1988)

La fuga di John Lennon dalla Beatlemania fu ottenuta infine grazie all'aiuto di un improbabile complice. La canzone che Lennon incise subito dopo Help! era infatti una scopiazzatura di Bob Dylan dal titolo You 've Got to Hide Your Love Away. Imbarazzante per la sfacciata imitazione di Dylan e la mancanza delle qualità del modello, questo disco fornisce almeno una buona chiave per capire cosa passava per la testa di Lennon. Avendo superato il suo iniziale antagonismo con Dylan, Lennon era passato all'atteggiamento opposto. Stregato dai dischi del suo rivale americano, li ascoltava giorno e notte. Il piccolo Bob adesso intrigava John come un tizio che la facesse franca da un omicidio. Invece di fare delle serenate alle ragazzine con grazioso stile vocale, zuccherandolo con degli "Oooh" e degli "Aaah", quel piccolo ebreo cantava quello che gli piaceva, scriveva di argomenti scabrosi e attaccava le ragazze come lui faceva con le stupide "vacche" in privato. Invece di cantare allegramente I Want to Hold Your Hand, Dylan non avrebbe esitato a cantare con voce roca I Wanna Burn Your Hand ("Voglio bruciarti la mano invece di "Voglio tenerti la mano"). Dylan non aveva raggiunto il successo dei Beatles, naturalmente, ma d'altra parte non doveva dividere la fama e i soldi con altri tre. Perciò John cominciò a pensare che c'era un modo di uscire dalla Beatlemania e il piccolo Bobby Zimmerman era la guida da seguire. I primi frutti della nuova fase di Lennon furono le canzoni che scrisse per Rubber Soul, un disco dovuto a una grande crescita dei Beatles.
(da "John Lennon" di Albert Goldman, Mondadori, 1988)


(...) Quando John Lennon arrivò a Parigi, prese una suite al George V e poi decise di uscire per trovarsi una puttana. Era spinto dalla rabbia, naturalmente ma non c'era soltanto il desiderio di vendicarsi. John era frustrato sessualmente. Solo qualche mese prima, quando era a Maiorca, aveva detto ad Allen Klein che era molto deluso da Yoko come donna. «Non mi va di scoparla!» mugugnò. Quando l'ho sposata, credevo fosse una porca. Invece è prude. » Così la pensava John. Ciononostante non si sentiva libero di andare a letto con le altre. Sapeva di non potere ingannare la Mamma senza soffrire poi di terribili sensi di colpa. Così rinunciò all'idea di andare a puttane e prese un aereo per Londra, il giorno dopo. Quando Yoko arrivò, quello stesso giorno, trovò la casa piena di rose: l'offerta di pace di John.
L'ira di John esplose e  lo punì proprio quando avrebbe dovuto pensare non alla sua piccola guerra privata con Paul o a essere geloso di George ma al suo dovere e al suo destino come uno dei più grandi idoli della sua generazione. Inotre, proprio nel momento in cui la rabbia mise fuori combattimento Lennon, il suo potente rivale, Bob Dylan, ritornò sulle scene, dopo avere esitato a lungo, e prese il posto abbandonato da John. L'effetto dell'apparizione a sorpresa di Dylan al Concerto per il Bangladesh fu intimorente. Piccolo, secco, con una chitarra Martin e il portaarmonica dall'aspetto ortodontico intorno al collo, un giubbotto Levi Strauss e larghi pantaloni marrone, Dylan entrò nell'immensa scena del Madison andandosi a piegare ad angolo, con sicura goffaggine, nel centro del cerchio formato da ventimila persone.
Fissando con intensità le grandiose lampade ad arco come se fossero state lampadine sporche di escrementi di mosche di qualche locale di campagna con jukebox, alzando e abbassando la sua dura voce nasale con la stanca sincerità di un altro Woody Guthrie, Dylan diffuse il soul bianco nell'intero stadio.
Andò avanti di canzone in canzone, di verità in verità, quella sera, con la la sicurezza di un condottiero spirituale guidato da una stella. Quando finì, si ritirò senza dire una parola. Dietro di sè lasciò migliaia di giovani entusiasti decisi di nuovo a seguire quella piccola, timida figura, così duratura, così saggia, così determinata a sopravvivere. A John Lennon nessuno pensò.0
(da "John Lennon" di Albert Goldman, Mondadori, 1988)


La crescente infatuazione di Lennon per la violenza rivoluzionaria fu messa bene in evidenza dalla sua amicizia con A.J. Webberman, il "dylanologo" e membro del Rock Liberation Front, dedicato a salvare il rock dalla commercializzazione. John all'inizio aveva criticato Webberman sul "Village Voice" per gli attacchi a Bob Dylan. Webberman aveva picchettato la casa di Dylan con cartelli che dicevano « Slum Lord » e frugato nella sua spazzatura per cercare prove sull'enigmatico carattere di Dylan. Ma quando Webberman andò a dimostrare agli uffici di Allen Klein contro la distribuzione dei fondi per il Bangladesh, Lennon cambiò completamente idea. Lo invitò a una riunione a Bank Street, dove subito s'innamorò della sua cocciuta personalità, esibita in ogni parola che diceva con l'enorme forza che viene dal non avere niente da perdere.
Come David Peel, di cui Lennon stava producendo The Pope Smokes Dope, Webberman insisteva a trattare la grande star come se fosse un tizio qualunque, non solo dando lezioni a Lennon sui suoi doveri politici ma offrendogli anche suggerimenti per migliorare i suoi testi, che John qualche volta adottò. John, a sua volta, prese a usare i nuovi amici come i suoi bracci armati. Quando Peel annunciò che voleva incidere una canzone per esprimere la sua delusione su « Bobby Zimmerman » (come Peel insisteva a chiamare Bob Dylan), Dylan si presentò nello studio per protestare. Ridacchiarono tutti per l'aspetto di Dylan e per chi lo accompagnava: era una calda giornata primaverile e Dylan arrivò con un cappotto, il cappello e la sciarpa e per protezione due guardie del corpo della violenta Jewish Defense League. « Non possiamo fare niente per la musica di David e in tutti i casi lui ama la tua musica » lo assicurò Lennon; nel frattempo su un foglio di carta, John caricaturò il suo rivale con una
immagine presa dalla canzone di Peel Super Zimmerman: una tozza, panciuta figura con una Z sulla canottiera e un paio di palle enormi.
Il rapporto con Webberman diventò rapidamente il rapporto tra un sovversivo e un simpatizzante benestante. Anche se in pubblico Lennon predicava contro la violenza, non aveva scrupoli a finanziarla in privato. Quando un esponente dell'Ira, che smerciava hashish negli Stati Uniti per pagare le armi ai terroristi, contattò Lennon, in cerca di qualcuno per il suo carico, Lennon presentò lo spacciatore a Webberman, che ricambiò introducendo John al Northem Irish Aid, una copertura per I 'Ira a New York. Questo gruppo disse a Webberman: « Ci hai fatto il più grande favore del mondo. Abbiamo guadagnato migliaia di dollari in contributi ».(Tra le altre cose, John cedette al Nia i diritti per Luck ofthe lrish.) Quando le convenzioni politiche iniziarono, nell'estate del1972, a Miami, Webberman organizzò due pullman carichi di Zippies per disturbare i lavori delle riunioni politiche. Lennon pagò la spedizione, .in contanti e comprando un'intera pagina dell' "Yippie Times" per The Pope Smokes Dope.
(da "John Lennon" di Albert Goldman, Mondadori, 1988)

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