"LEGENDS - BOB DYLAN"
AD AOSTA
di Michele Murino


Nella foto al centro Michele Murino durante la conferenza. Da sinistra in alto in senso orario: Stefano Frison, Paolo Passanante, Gaetano Lo Presti, Tulipe Trapani, Stefano e Tulipe in duo durante il concerto

Aosta, 23 Marzo 2005 - Ancora una splendida serata all'insegna di Bob Dylan per la presentazione dell'omonimo volume della collana "Legends" (Editori Riuniti) che mi ha visto ieri, 22 marzo, sul palco dell'auditorium della Biblioteca Regionale di Aosta per festeggiare l'evento, in un viaggio virtuale attraverso la storia, la musica e le parole del più grande dei cantautori.
Al mio fianco sul palco il giornalista Gaetano Lo Presti ed il musicista Paolo Passanante, che voglio ringraziare di cuore da queste pagine per la loro disponibilità, i quali hanno ripercorso insieme al sottoscritto la vita e l'opera di Dylan.
Alternati alla conferenza, gli splendidi interventi musicali di Stefano Frison e Tulipe Trapani, sia in veste di solisti che in duo, che hanno eseguito diversi brani di Bob Dylan, scelti nell'ambito della produzione degli anni Sessanta, quella più cara ai due musicisti, alla cui esecuzione è stata affiancata la lettura, da parte del sottoscritto, di alcuni testi di Dylan nella traduzione in italiano ripresa dalle pagine di MF.

Stefano Frison durante il concerto
Stefano Frison è un eccellente cantautore valdostano di matrice dylaniana che in maniera estremamente originale ha adattato in italiano nel corso degli anni alcune tra le più belle canzoni di Dylan, alle quali ha affiancato la propria produzione cantautorale nell'ambito della quale vanno segnalati brani come "Ritmica Anarchica", "La ballata dell'ubriaco" e "Carne e pesce".
Stefano è da oltre tredici anni presente sulla scena musicale valdostana dove si esibisce sia come solista sia insieme ad alcuni tra i migliori musicisti locali. In veste di cantautore solista ha partecipato all'edizione 1997 di "Tavagnasco Rock". In quella occasione la critica lo ha definito "un folksinger nella migliore tradizione di stampo dylaniano". Ha preso parte alla prima edizione del "Festivald'Aosta", alla rassegna "Nus Rock" e si è esibito in quasi tutti i locali della regione. Insieme ad altri musicisti valdostani è stato selezionato da una giuria francese per rappresentare la Valle d'Aosta a "Rock au Fort 98", importante kermesse musicale che si svolge ad Albertville, in Alta Savoia, ed a cui partecipano i migliori gruppi savoiardi oltre ad alcune formazioni di primo piano del panorama musicale francese e dove è stato definito dalla stampa locale "le petit fils de Dylan et Woody Guthrie". Il 24 Maggio 2000, ottenendo un grande successo di pubblico, ha partecipato in veste di solista alla manifestazione "Bob Dylan Forever", festa di compleanno per i 59 anni di Bob Dylan. Durante quella serata Frison ha eseguito diverse covers di Dylan in italiano (da lui rielaborate ed arrangiate sulla base delle traduzioni di Tito Schipa, Jr.) che anche la Rai ha mandato in onda in alcuni servizi sia a livello regionale (RAI 3 Valle d'Aosta) sia a livello nazionale (nel corso della trasmissione "Neapolis", RAITRE). E' stato invitato anche allo spettacolo "Smisurata Preghiera", concerto in omaggio a Fabrizio De Andrè tenutosi presso il Palazzo Trotti di Vimercate (Milano). Stefano ha aperto il concerto dei Mercanti di liquore interpretando brani del proprio repertorio. La motivazione dell'invito era "...per rappresentare con la propria musica lo spirito del cantautore della tradizione".
Nell'ambito della manifestazione "Cant'autori 2000", Frison ha partecipato alla selezione delle semifinali a Robassomero (Torino), selezione che ha vinto classificandosi al primo posto accedendo così alla finale di "Cant'autori 2000" svoltasi a Teramo affiancato da Ron in veste di padrino.
Sul cd "Etre ou avoir" di Paolo Passanante è presente in veste di autore con il brano "Da Portorico a Shangai". Ha partecipato in diverse occasioni ai concerti del 25 Aprile essendo molto legato al ricordo della resistenza antifascista. Tra i brani più recenti della sua produzione d'autore va segnalato il brano "Zona rossa" ispirato ai tragici eventi del G8 di Genova. Attualmente, con una nuova band, lavora a nuovi brani fortemente caratterizzati dal sound dylaniano dell'album "Love & Theft".


Tulipe Trapani durante il concerto
Tulipe Trapani è una raffinata interprete dalla voce incredibilmente bella che ricorda da vicino quella di Joan Baez, artista alla quale Tulipe dichiaratamente si ispira avendo interpretato nel tempo numerosi brani del repertorio della cantautrice americana. Per l'occasione ha naturalmente scelto alcune tra le più belle canzoni della Baez firmate da Bob Dylan.
Tulipe suona da sette anni la chitarra utilizzando la tecnica del finger-picking e proponendo covers di Woody Guthrie, Bob Dylan, Joan Baez e gran parte della tradizione folk della West Coast americana, oltre a qualche pezzo del repertorio popolare valdostano, spunti da Georges Brassens e Fabrizio De Andrè, ed una piccola serie di brani delle terre andine.
Tra le sue partecipazioni vanno ricordati alcuni concerti tenuti presso il Centro Giovani Anita di Aosta nel 2001 e 2002, la serata tributo a Bob Dylan dal titolo "Bob Dylan Forever" sopra citata, il Concert pour l'autonomie del 2002, diverse partecipazioni alla Festa dell'Arte e alla Festa della Musica nel 1999, 2001 e 2002, il Premio Internazionale Donna dell'Anno a Saint Vincent nel 2004.

Nella prima parte della serata - dopo che il giornalista Gaetano Lo Presti ha brevemente illustrato il libro "Legends - Bob Dylan" e presentato il sottoscritto (grazie di cuore a Gaetano per le belle parole che ha speso per me e per "Maggie's Farm") - è stata rievocata l'infanzia e l'adolescenza di Bob Dylan, allora ancora Robert Allen Zimmerman. I suoi primi anni trascorsi in un paese del Midwest, Hibbing nel Minnesota, uno sperduto piccolo centro al confine con il Canada. Un luogo dal quale il giovane Zimmerman cercò di scappare il più presto possibile, non appena se ne presentò l'occasione ("Sapevo che doveva esserci qualcosa di più di quello... Ho sempre saputo che c'era qualcosa da qualche parte di cui avevo bisogno e sapevo che non l'avrei trovata nel Minnesota...").
Sono stati ripercorsi i primi anni di Bob, le varie influenze che con il passare del tempo costituirono la sua formazione musicale, dal rock 'n' roll di Little Richard, Chuck Berry ed Elvis Presley ("A scuola all'improvviso si alzava e si metteva ad imitare Elvis", dichiarò un suo compagno di classe, e nel giornale scolastico - alla voce "Aspirazioni" - Bobby aveva scritto "Unirmi alla band di Little Richard"), passando attraverso il country di artisti come Hank Williams, fino alla scoperta della canzone di impegno sociale di Woody Guthrie, folksinger della cui figura e della cui opera si è brevemente parlato nel corso della serata.
Si è poi passati al periodo del Greenwich Village dei primissimi anni Sessanta, con i primi passi mossi da Dylan nell'ambito del folk revival che all'epoca caratterizzava la scena musicale newyorkese, fino alla rivoluzione da lui operata nell'ambito della canzone folk con l'album "The Freewheelin' Bob Dylan".
A questo punto, dopo la lettura degli immortali versi di "Blowin' in the wind" in italiano, c'è stato il primo intervento musicale della serata. Tulipe Trapani è salita sul palco per eseguire una bellissima versione di "A hard rain's a-gonna fall", preceduta dalla lettura del testo in italiano e da una breve ricostruzione del periodo storico e degli eventi politici che ispirarono a Dylan tale composizione.
La versione di Tulipe, estremamente suggestiva, è rimasta molto fedele a quella che Joan Baez fece di questo brano nell'album "Farewell Angelina" del 1965.
Dopo un accenno al ruolo di "profeta" che media e fans attribuirono al Dylan di quegli anni è salito sul palco Stefano Frison per l'esecuzione di "Don't think twice, it's allright" proposta in una interessante rilettura nella nostra lingua con il titolo di "Non pensarci, oramai". La performance del cantautore ha dato letteralmente i brividi tanto è risultata coinvolgente e suggestiva ed a questo proposito voglio sottolineare come ogni volta che ascolto Stefano eseguire uno dei suoi adattamenti in italiano dei brani di Dylan io mi stupisca nel pensare a come molti ritengano Dylan non interpretabile in altre lingue che non siano l'inglese, pena una presunta perdita di fascino delle sue canzoni. Ascoltare Stefano Frison è a mio avviso la prova tangibile di quanto questo assunto non sia veritiero. Anzi, le versioni in italiano di Stefano conferiscono ai brani di Dylan una ulteriore sfumatura - differente dall'originale, ma non per questo meno affascinante.
L'esecuzione di "Non pensarci, oramai" ha dato la stura ad una breve discussione sull'influenza avuta da Dylan sui cantautori italiani. Artisti come Francesco De Gregori, Francesco Guccini, Massimo Bubola ed in parte Fabrizio De Andrè (e molti altri, troppi da citare tutti). A tal proposito Stefano ha avuto una battuta indovinatissima sottolineando come, in linea teorica, Dylan potrebbe citare per plagio la metà dei cantautori italiani.
A seguire c'è stata la lettura del testo in italiano di "Masters of war", a sottolineare la varietà dei temi di un disco come "The Freewheelin' Bob Dylan", dall'amore contrastato di "Don't think twice" alle tematiche dei brani di "protesta" come appunto "Masters of War" o "Oxford Town" e si è accennato alle canzoni "politiche" di Dylan ed al fatto che egli abbia sempre cercato di ricusare tale etichetta per le proprie composizioni affermando come, il tentativo di inserirlo in un determinato genere musicale, equivaleva al tentativo di "mettere lo spillo alle farfalle".
A questo proposito - in riferimento al rifiuto da parte di Dylan di essere utilizzato per scopi altrui - Stefano Frison ha eseguito una bella versione di "It ain't me, babe" nella versione italiana ispirata alla traduzione di Tito Schipa, Jr. con il titolo di "Non sono io, bimba".
Dopo un discorso relativo al cambio di rotta nelle liriche di Dylan in seguito all'influenza dei poeti simbolisti francesi come Rimbaud o Verlaine e dopo la lettura del testo in italiano di "Chimes of freedom", Tulipe Trapani è tornata sul palco per eseguire "Farewell Angelina" dopo la lettura del testo in italiano.
Si è poi parlato della famosa (o famigerata, a seconda dei punti di vista) "svolta elettrica" di Dylan al Festival di Newport del 1965 ed a questo proposito Stefano e Tulipe hanno eseguito "It's all over now, baby blue", brano che Dylan eseguì durante il suo set a Newport dando l'addio al pubblico dei "puristi del folk" che lo aveva contestato e sonoramente fischiato a causa del suo nuovo atteggiamento rock.



La versione di Stefano e Tulipe è stata a mio avviso la perla della serata con la felice intuizione di cantare una strofa a testa alternando l'inglese di Tulipe all'italiano di Stefano. Ne è scaturita una versione originalissima, assolutamente unica ed estremamente affascinante.
C'è stata poi una discussione a proposito del cosiddetto periodo "acido" di Bob, quello del Dylan "anfetaminico" a cavallo tra il '65 e il '66, quello di album come "Highway 61 Revisited" e "Blonde on Blonde" o di brani come "Mr. Tambourine Man", da sempre associato (a torto o a ragione) ad una ipotetica figura di spacciatore di marijuana. Si è parlato della "cultura della droga" che in quel periodo vedeva quasi tutti i musicisti sperimentare le più diverse sostanze allucinogene nel tentativo di espandere le capacità percettive della propria mente. A conclusione di questa parte Stefano Frison ha eseguito alcune strofe di "Ballad of a thin man", ancora una volta in italiano, cui ha fatto seguito la lettura del testo tradotto nella nostra lingua.
Dopo il racconto dell'incidente motociclistico in cui Dylan rischiò di perdere la vita, nella seconda parte della serata si è parlato della svolta "country" di album come "Nashville Skyline", della partecipazione al Festival dell'Isola di Wight con la fine delle utopie degli anni '60, quasi sintetizzato da quella scritta "Qui giace Bob Dylan!" costruita con le pietre sulle spiagge dell'isola, per passare poi alla crisi familiare che portò al divorzio tra Dylan e la moglie Sara e la successiva crisi spirituale che portò alla conversione (con la lettura - a tal proposito - del testo in italiano del brano "Saved", dall'album omonimo).
Nell'ultima parte si è accennato al Dylan degli anni '90, quello del Neverending Tour che lo portò nel 1992 anche ad Aosta. A tal proposito Paolo Passanante - tra gli organizzatori di quell'evento - ha ricordato alcuni aneddoti relativi al concerto valdostano di Dylan, in cui ebbe occasione di incontrarlo di persona.

La serata si è conlcusa con il gran finale in cui sono tornati sul palco Stefano e Tulipe che hanno eseguito una splendida versione di "Blowin' in the wind" in stile "Hard Rain".
In conclusione un grazie di cuore a tutti quelli che hanno partecipato alla serata, ai miei compagni di palco Gaetano, Paolo, Stefano e Tulipe, alla Rai per aver dedicato ampio spazio all'evento con un lungo servizio del TG3 regionale con una intervista al sottoscritto (grazie nello specifico al giornalista Giulio Cappa), al giornalista Ferdinando Carcavallo che mi ha dedicato un ampio servizio con intervista per il telegiornale di Rete St. Vincent, al giornalista Andrea Moussanet per l'articolo dedicatomi su "La Gazzetta Matin" e naturalmente a Gaetano Lo Presti per il bell'articolo su "La Vallèe" (li vedete parzialmente riprodotti qui sotto).

Michele Murino









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