Ivan Graziani

LA CITTA' CHE IO VORREI

1) Apertura
2) La città che io vorrei
3) Tom Sawyer
4) Colori
5) L’età gratis
6) Nah nah nah
7) Il Campo della Fiera
8) L’ubriaco
9) Luisa
10) A volte in primavera
11) Situazione
12) Chiusura

Testi e musiche
Ivan Graziani

Ed. Freedom - 1973

Nota: "La città che io vorrei" presenta in copertina la foto del matrimonio di Ivan con la moglie Anna


Le Canzoni:

Apertura
"La città che io vorrei" è un concept-album che ha per tema la città, con i suoi personaggi, le sue storie di vita quotidiana, i suoi luoghi dove si intrecciano storie, si vivono sogni, si ama, si soffre. Da una parte la città reale e dall'altra quella ideale, "la città che io vorrei..." del titolo, una sorta di proiezione fantastica della mente dell'autore.
In questa apertura, in cui Ivan canta a cappella sulle note di una dolce melodia classicheggiante, assistiamo alla nascita del giorno sulla città ancora semiaddormentata: "E’ l’alba e il cielo è più chiaro... piano piano si fa giorno... rosa dietro i vetri, azzurro sui balconi... Scivolando verso il basso un raggio di luce buca la polvere del suolo, bacia le lenzuola stese al vento e le chiese addormentate... Fa giorno, fa giorno..."
Il testo è molto suggestivo, molto poetico, le immagini molto liriche, la voce di Ivan sfuma con bell'effetto nel finale diventando sempre più flebile fino a scomparire sull'ultimo verso: "...pian piano, pian piano... comincia la vita, pian piano..."

La città che io vorrei
Dopo l'alba la vita comincia e "la città che io vorrei non esiste più...".
In questo secondo brano vengono descritte scene di delicata bellezza tratteggiate con rapide pennellate... Vediamo uno stormo di colombe che prende il volo fra i mattoni giallo oro, un bambino in monopattino che beve a una fontana, una sposa in bianco che esce sorridente da un portone incontro al sole, un uomo dietro il verde di un cancello che saluta gentilmente, una madre che accarezza dolcemente il suo bambino sulla fronte... Ma è tutto falso perchè "...non esiste più, non ritrovo più
la città che io vorrei... è scomparsa ormai... ingoiata ormai, la città che io vorrei..."

Tom Sawyer
Bellissimo brano tutto giocato su una veloce ed allegra chitarra che sembra idealmente ricreare la limpidezza ed il movimento dell'acqua del fiume lungo il quale Tom Sawyer scende a bordo di una barca insieme ad Huckleberry Finn. Sembra un'evasione di fantasia dalla città che non è quella "...che io vorrei".
"Dove sei Tom, caro Tom Sawyer? Col muso unto e le mani sporche di marmellata, tu l'hai rubata... Adesso Tom devi fuggire, c’è già zia Polly dietro di te, con lo scudiscio ti punirà, scappa se puoi. Dove sei Tom? Su di una barcaccia e col tabacco nelle tasche piene di toppe... Scendi con Huckleberry Finn giù lungo il fiume coi blue jeans... pipa e tabacco, fumerai... fallo sempre se puoi..."

Colori
La fuga dalla città prosegue con un viaggio immaginario in cui il protagonista sogna fiori di ghiaccio in fondo al fiume, melodie distese al sole, laghi immensi di corallo nel deserto...
Un mondo che solo lui è in grado di vedere ("Certo, tu il colore delle cose puoi vedere ma immaginare come me non potrai mai...").
Un mondo in cui corrono liberi cavalli bianchi con il morso di cristallo, straordinarie creature, mostri di sale in riva al mare...
Dove il paesaggio della città rifiutata si trasforma per incanto nella "città che io vorrei" dove stradine e curve spariscono fra le foglie di un ciliegio, un luogo dove il protagonista può volare alto oltre le stelle in groppa a grifoni alati che lo trascinano lontano... dove la luna va a morire piano, piano...
Molto delicata musicalmente è una canzone che in parte ricorda quella bellissima che Ivan scriverà molti anni dopo, l'Ippocampo, per l'album "Cicli e tricicli".

L’età Gratis
Un poetico ritratto di un uomo e di una donna per cui ormai "troppo tempo è passato"... Lei con la stola di volpe, gli occhi neri e profondi e le labbra socchiuse in un dolce sorriso... Lui col mantello scarlatto, le scarpe di vernice e negli occhi lo sguardo dell’uomo deciso. Ma entrambi "...soli nella stanza..."

Nah Nah Nah
Un bell'intreccio di pianoforte e chitarra per un ritratto di vagabondo che spende il tempo come vuole, anche solo sfogliando quadrifogli e raccogliendo malva, lontano dalla città. Che conduce una vita semplice e quando ha fame va alla questua coi frati Cappuccini... E che non cerca lavoro ma si accontenta di quel poco che ha perchè alla fine gli basta mangiare, bere e cantare.
Nella seconda parte, in un bel crescendo, entrano la batteria ed un bell'organo in sottofondo. "Do le spalle al paese che è lassù... a piedi nudi nel fango scendo giù... Mangiando pane e uva nera ritornerò soltanto quando è sera... E scendendo io canto nah, nah nah..."

Il Campo Della Fiera
Un musico storpio nel campo della fiera "canta canzoni e tiene il piattino". C'è chi compera giocattoli di latta e chi vende il gallo... Lo storpio vede una bella ragazza passare... Se avessi le gambe correrei... ti fermerei... ti prenderei... Un altro bel testo descrittivo con quadri di vita nel giorno di festa della Fiera.
Verrà riproposta con un arrangiamento un po' differente nell'album Ballata per quattro stagioni.

L’ubriaco
Unico brano dalle sonorità rock dell'album con una strana voce filtrata nella seconda strofa ed un particolare accostamento di assoli di chitarra elettrica e batteria a parti più classiche di strumenti a fiato. Nella città ormai ammantata dalle ombre della notte l'ubriaco cammina in tondo zigzagando nella luna con la bottiglia metà dentro e metà fuori, dopo aver ingoiato ogni specie di liquore. Arriva barcollando sotto un portone dove si mette a cantare a squarciagola...
Bella la performance vocale di Ivan, molto rockeggiante.

Luisa
Luisa e il suo amato mangiano pasticcio di burro e bevono tè mentre si tengono teneramente le mani. Lei veste di bianco e si abbandona sul divano accanto a lui, timida, fragile, dolce, un po' asessuata... però tanto delicata con le sue mani coperte di crema di Yves Saint-Laurent...
Ma una sera l'uomo, che ogni volta che se ne va ha la sensazione di avere qualcosa da fare, torna indietro e la strangola con una calza di seta: "...e con un ultimo lampo nei suoi occhi blu oltremare lei continuava a sognare...".
Un testo estremamente originale per quella che sembra una delicata canzone d'amore fino all'ardito finale. Forse una deliberata parodia.
Bella la melodia di chitarra che percorre il brano ed eccellente il cantato di Ivan, qua e là colorato di ironia.

A Volte In Primavera
Brano dalla strana costruzione melodica con una linea portante molto classica che esplode improvvisametne nella citazione di uno scatenato boogie boogie quando il protagonista rievoca il passato lasciandosi andare e seguendo i suoi pensieri:
"Son vecchi e sempre quelli, li accarezzi in fondo al cuore, li vivi così forte da morire... Hai gustato il sapore di menta sulle sue labbra. Hai riempito i tuoi occhi del caldo suo sorriso. Hai amato le creme e i profumi che lei comprava ai magazzini... E le follie di James Dean... A volte in primavera coi pantaloni scoloriti correvi a ballare il Boogie Boogie..."
Musicalmente ben costruito con soluzioni audaci vicine alle sonorità progressive che fanno la loro comparsa qua e là un po' in tutto l'album.

Situazione
Il brano più leggero dell'album, quasi un divertissement con la inconsueta situazione di lui che resta a casa perchè lei deve andare in ospedale a partorire.
"Bagnerò i fiori, come hai detto tu, farò i piatti e chiuderò anche il gas... Calze e mutande in bagno laverò... farò la spesa e il frigo sbrinerò... non riesco a capire dove hai messo il caffè, se in un barattolo c’è il sale ed in quell’altro c’è soltanto del tè...
Ho bagnato i fiori, come hai detto tu... son marciti e non ne posso più..."
Ricorda come atmosfera la battistiana "Elena no" dell'amico Lucio...

Chiusura
E il disco si chiude come si è aperto, con la descrizione della città che stavolta però invece di svegliarsi si addormenta. Scende la notte mentre l’orizzonte prende il volo circondando dolcemente la città, segnando il confine fra i sogni e la realtà.
Dorme l’erba del Campo della Fiera... dormono le mura, le scalinate e i cancelli... dormono i fanali, le rose sui balconi... Dorme la città che io vorrei...

Michele Murino