Eccellente chitarrista nato in Francia ma da lungo tempo residente negli States, Freddy Koella, è famoso per essere il più fedele chitarrista di Willy De Ville e soprattutto per essere stato nelle tour band di Zachary Richard, Dr.John ma soprattutto in quella di Bob Dylan. Quello che segue è il risultato di una breve ma interessantissima conversazione con lui alla luce della sua esperienza nella tour band di Bob e del suo primo album come solista, Minimal.
Come sei diventato professionista?
Quali sono state le tue principali influenze?
Non ho deciso di diventare un professionista da un giorno all’altro.
E’ avvenuto tutto in modo molto naturale, quasi fosse una vocazione. A
sedici anni, però ho intuito che volevo diventare un musicista professionista.
Ad influenzare la mia scelta senza dubbio hanno contribuito i dischi dei
vecchi bluesman del calibro di Big Bill Bronzy, Lightning Hopkins, T.Bone
Walker, BB king, Jimmy Reed, Hearl Hooker, JB Lenoir ma anche Chuck Berry,
Little Richard. Questi grandi bluesman hanno senza dubbio influenzato anche
il mio stile chitarristico.
Ci puoi raccontare le tue esperienze
con Zachary Richards e Willy De Ville?
Lavorare con Zachary Richard mi ha insegnato moltissimo. Da lui ho
veramente imparato il mestiere di chitarrista per una band. Quando avevo
circa vent’anni, suonavo con lui nelle dance halls della Louisiana. Suonavamo
per ore. E lui era un grande cantante e intrattenitore. Nel 1990
mi sono trasferito a New Orleans in 1990 e sono entrato nella band di Willy
Deville. Insieme abbiamo fatto moltissimi tour in Europa e il tour bus
era praticamente la nostra seconda casa. E’ stata ed è una esperienza
meravigliosa suonare dietro ad un così intenso cantantante. Chiaramente
ho imparato anche gli alti e i bassi che generano i tour così lunghi.
Com'è stata la tua esperienza
nella tour band di Bob Dylan?
Sono entrato nella tour band di Bob Dylan dopo aver fatto un’audiozione
a Los Angeles grazie a James Trussart (famoso creatore di chitarre). E
da lì è cominciata un esperienza fantastica per me. Ho sempre
avuto un grandissimo rispetto per lui e per il suo modo di fare canzone.
Del suo songwrting ho sempre adorato la poesia e l’immaginazione infinita
che c’è nei suoi testi ma soprattutto la sobrietà della sua
musica. Lui ogni sera cambiava le set list dei concerti, la cosa
è stata un po’ complicata all’inizio ma poi ho capito che non mi
sarei mai annoiato.
Qual era il tuo rapporto con
gli altri membri della tour band di Bob?
Mi sono divertito tantissimo a suonare con quella band. I musicisti
era davvero molto bravi e conoscevano molto bene le canzoni e questo mi
ha senza dubbio aiutato ad integrarmi con loro. La cosa grandiosa però
era la potenza sonora dei nostri arrangiamenti.
Com’è nato Minimal, il
tuo primo disco solista?
Ho dovuto lasciare la tour band di Bob per alcuni problemi di salute
e dopo essermi rimesso ho deciso di mettermi al lavoro per il mio primo
album solista. Il tutto è avvenuto nel modo più semplice
possibile. C’ero solo io e la chitarra. Ora che è fatto, mi sono
accorto di non essere abituato a vedere il mio nome sulla copertina dei
dischi!! E’ stata la prima volta per me. Che cosa avrei potuto fare dopo
Bob Dylan?
Com’è il tuo rapporto con
lo studio di registrazione?
Le sedute di registrazione è ciò che amo di meno.
Ritengo che sia molto meglio suonare dal vivo per la gente. Le session
che ricordo con più piacere però sono quelle che feci presso
lo studio di Daniel Lanois a New Orleans, perché lui amava molto
il suono live. Veramente unico.
Come mai hai deciso di comporre
un disco completamente strumentale?
Ho deciso di fare il mio primo album completamente struemntale, per
la sola ragione che non canto. Ma voglio imparare e velocemente. Non avevo
nessuno progetto di produzione all’inzio. Il tutto è nato completamente
dal vivo. E’ come se tu suonassi nella tua camera per i tuoi amici.
Ho visto una certa affinità
tra Minimal e la colonna sonora di Dead Man di Neil Young. Neil suonava
un po’ di tutto lì, ma in qualche modo vedo questo disco affine
ad una colonna sonora di quel tipo. Cosa ne pensi?
Nella colonna sonora di Dead Man, se ricordo bene, Neil Young
suonava la chitarra elettrica. Neil è un grandissimo musicista e
mi piace moltissimo. Ma non ho pensato a lui quando mi sono messo al lavoro
per Minimal. E’ però un interessante paragone quello che hai fatto
tu. Io ho composto le canzoni durante le registrazioni. Era tutto completamente
libero. E certamente, io vorrei comporre musiche per film.
Che chitarre hai usato per incidere
Minimal?
Ho per di più usato una Martin 0028 del 1890. Un chitarra straordinaria
quando vuoi che ti fa suonare davvero. Altre tre canzoni le ho suoante
con una Gibson J45 del 1945. E su "Elastic", ho suonato una Gibson
125 del 1948 con un amplificatore Tonemaster. Per " Up and Down" ho suonato
una riedizione della National Tricone. Inoltre ho usato due Neumann
U87 attraverso un preamplificatore Tube Tech diretto ad Panasonic 3700.
Soprattutto non ho usato nessuna sovraincisione.
Di recente hai prodotto i dischi
di Subdudes e Kenny Edwards, ci parli di questa tua nuova esperienza?
Mi piace molto fare il produttore. Spero che prima o poi arrivino altri
progetti. Ho lavorato molto bene con i Subdudes e Kenny Edwards, perche
loro sono ottimi musicisti e lavorare con loro è molto faciel.
Il disco di Kenny Edwards l’abbiamo inciso solamente io e lui. Spero davvero
che ci sia altra gente interessata a lavorare con me prossimamente.
Sei tornato in tour con Willy
DeVille, com’è andata?
E’ stato molto bello tornare a suonare con Willy, lui oltre ad essere
un grande musicista è un ottimo amico. E’ stato per me come ritornare
alla mia famiglia.
Quali sono i tuoi programmi per
il futuro?
Chi può sapere cosa succederà in futuro. Per adesso voglio
concentrarmi sul mio disco. Voglio vedere fin dove posso arrivare da solo.
Tuttavia sarò presto di nuovo in tour con Willy a luglio. Ci vedremo
in Italia.
Versione adattata per Maggie's Farm dell'intervista apparsa su "JAM". Per gentile concessione.
Immagine tratta da www.freddykoella.com
Freddy Koella
Minimal
Minimal Records
Voto:
***
Un disco strumentale per l’ex chitarrista di Bob Dylan
Famoso per essere il chitarrista di Willy De Ville e per essere stato
nelle tour band di Bob Dylan, Zachary Richard e Dr.John, Freddy Koella,
debutta come solista con un disco acustico interamente strumentale dal
titolo Minimal. Autoprodotto ed autodistribuito dal suo sito ufficiale
(www.freddykoella.com), il disco, come lascia intendere il titolo, è
una gradevole raccolta di brani strumentali da lui composti ed eseguiti
in presa diretta con il solo ausilio di chitarra e lievissime percussioni.
Se a prima vista Minimal ha l’aria del disco noioso, l’ascolto si rivela
assolutamente affascinante non solo per la versatile tecnica chitarristica
di Koella ma anche per il suo gusto melodico che emerge in brani come l’inziale
Camel, Pico Blvd e I Don’t Want To. Il resto del disco spazia da trame
country-folk a brani dalla struttura blues come nel caso di Blues In A
Room che con la particolarissima Time chiude il disco.
Salvatore Esposito
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