Bob Dylan
L'INTERVISTA DI BERT KLEINMAN
30 LUGLIO 1984

B.K.: E' vero che hai imparato da solo a suonare la chitarra e l'armonica?

Dylan: Beh, nessuno in realtà impara da solo a suonare la chitarra e l'armonica, sai, quando non conosci niente del tutto di questi strumenti inizi a leggere qualche libro o qualcosa del genere. Quel che ricordo è che imparai un paio di accordi da un libro e poi andai in strada a guardare i musicisti, sai, per vedere come suonavano. Non vai tanto per ascoltarli ma proprio per vedere come riescono a fare quel che fanno, gli vai quanto più vicino possibile e osservi le loro dita per vedere come si muovono. In quella prima fase è una cosa che serve ad imparare ed a volte puoi aver bisogno di molti, molti anni. Ma io ho imparato alla veloce perchè in realtà non suonavo con molta tecnica. Invece conosco persone che hanno passato la loro intera vita ad imparare gli accordi di John Lee Hooker, semplicemente sulla corda sol sai, e quello era tutto. Ma erano in grado di suonarla in un modo bellissimo tanto che sembrava una sorta di ballerino. Ognuno aveva il proprio stile, il proprio stile e le proprie tecniche, specialmente nella musica folk... sai... c'era il banjo di montagna del sud, poi il flat picking, poi le tecniche del finger picking, e tutti gli altri differenti tipi, i differenti stili di ballate. Quello della musica folk era un mondo molto frammentato e c'era anche un lato purista. Alcuni non volevano ascoltarti se non eri in grado di suonare una canzone esattamente nella maniera originaria, nel modo in cui la suonava Aunt Molly Jackson. Ed io in un certo senso mi sono aperto una strada in mezzo a tutta quella roba (risate). Stavo alzato giorno e notte cercando il mio modo di suonare in mezzo a tutti quei generi, poi ho ascoltato Woody Guthrie e tutto e andato a posto per me...


Aunt Molly Jackson

B.K.: Ricordi il primo disco di Woody Guthrie che hai ascoltato?

Dylan: Sì, penso che la prima canzone di Woody Guthrie che ho ascoltato è stata "Pastures Of Plenty". E anche "Pretty Boy Floyd"... e poi un'altra canzone - Woody era solito scrivere un sacco delle sue canzoni da melodie preesistenti - sai... "Grand Coulee Dam". Mi hanno davvero impressionato perchè erano originali, avevano proprio un marchio di originalità, le liriche intendo. Ascoltai tutte quelle canzoni e le imparai tutte ascoltando i dischi. Ascoltavo tutte le canzoni di Woody Guthrie che riuscivo a trovare... o cercavo tutti quelli che avevano un disco di Woody Guthrie... oppure tutti quelli che conoscevano una canzone di Woody Guthrie, e a quei tempi a St. Paul, la città in cui vivevo, c'erano alcune persone che non solo avevano i suoi dischi ma conoscevano molte sue canzoni, così le imparai tutte. Alcuni dei migliori dischi che abbia mai ascoltato erano quelli che erano stati incisi da Woody per l'etichetta Stinson, insieme a Cisco Houston e Sonny Terry. Non so se anche Leadbelly fosse presente su quei dischi... imparai un sacco di materiale di Leadbelly ed imparai come suonarlo. Ma una delle emozioni più grandi la ebbi quando raggiunsi New York, qualunque fosse il posto, e andai a suonare con Cisco Houston, mi sembra di ricordare che suonai con lui ad una festa da qualche parte a New York. Ero solito andare a vederlo, lui in genere suonava al Folk City. Era un tipo fantastico, somigliava a Clark Gable, sembrava una stella del cinema.


Cisco Houston

Mogull: Mi ricordava un po' Tennessee Ernie.

Dylan: Già.

Mogull: Era anche molto sottovalutato.

Dylan: Oh, assolutamente. Era uno dei grandi eroi di cui nessuno cantava le gesta. Una delle più grandi figure Americane di tutti i tempi e nessuno... sai... puoi chiedere alla gente di lui... e nessuno ne sa niente.


Woody Guthrie e Cisco Houston

B.K.: Quando pensi che iniziasti a sviluppare qualcosa che fosse unicamente tuo? Parlavi di suonare Woody Guthrie ...

Dylan: Beh, quando arrivai a New York tutto quello che suonavo erano le canzoni di Woody Guthrie. Poi circa sei mesi dopo smisi di suonare tutte le canzoni di Guthrie. In genere suonavo in un posto che si chiamava Cafe Wha?, ed era sempre aperto fin dal pomeriggio... e chiudeva alle sei del mattino. C'era un flusso continuo di gente, in genere turisti che cercavano i beatniks del Village. Forse c'erano cinque gruppi che suonavano lì. In genere suonavo con un tipo che si chiamava Fred Neil, e che poi scrisse "Everybody's Talking", una canzone del film "Midnight Cowboy". Fred veniva dalla Florida penso, da Coconut Grove, Florida. Aveva una voce potente, quasi una voce da basso. Ed un potente senso del ritmo. Era solito suonare il tipo di canzoni che poteva cantare Josh White. Suonavo l'armonica per lui e poi di tanto in tanto cantavo anche qualche canzone. Sai, quando lui si prendeva una pausa o qualcosa del genere. Era il suo show, suonava per circa mezz'ora, poi saliva sul palco un gruppo di congas, si chiamavano Los Congeros, con venti suonatori di congas, bonghi e steel drums. E suonavano per mezz'ora. Poi c'era questa ragazza, penso si chiamasse Judy Rainey, che era solita suonare dolci ballate Appalachiane del Sud con una chitarra elettrica ed un piccolo amplificatore. E poi c'era un'altro tipo di nome Hal Waters che era una specie di cantante confidenziale. Poi c'era un comico, un imitatore... e questo era tutto lo show... e andava avanti non stop. E potevi mangiare lì, il che era la cosa migliore.


Bob Dylan, Karen Dalton and Fred Neil al Cafe Wha? Febbraio 1961

Mogull: Quanto durava un tuo set?

Dylan: Oh circa mezz'ora. Se non piacevi al pubblico allora non eri in grado di suonare, venivi cacciato via a furia di urla e schiamazzi. Se invece piacevi allora suonavi più tempo e se non piacevi del tutto a volte non suonavi affatto. Potevi suonare una o due canzoni e la gente cominciava a fischiare e a strepitare...

B.K.: Non era roba tua quella che suonavi?

Dylan: No, non ho iniziato a suonare roba mia fino a... molto tempo dopo...

B.K.: Beh, quando hai iniziato a suonare le tue canzoni?

Dylan: Beh, quando iniziai a scrivere... In realtà avevo sempre scritto canzoni mie ma non le avevo mai suonate. Nessuno suonava le proprie canzoni allora. L'unica persona che lo faceva era Woody Guthrie. Poi un giorno scrissi una canzone... La prima canzone che scrissi ed eseguii in pubblico fu la canzone che avevo scritto per Woody Guthrie. E una sera ebbi voglia di suonarla e lo feci...

B.K.: Era una canzone che avevi sempre voluto scrivere?

Dylan: No, no in realtà. Non era una cosa che volevo fare da sempre. Volevo solo una canzone da cantare e arrivò un momento che non avevo più niente da cantare. Così dovevo scrivere quel che volevo cantare, perchè nessuno stava scrivendo le canzoni che volevo cantare. Non riuscivo a trovarne da nessuna parte. Se ne avessi trovato altre, probabilmente non avrei mai iniziato a scrivere.

B.K.: Scrivere canzoni era qualcosa che ti veniva facile? Perchè si tratta di una cosa che tu fai davvero bene e invece ne parli invece in maniera così casuale.

Dylan: Beh, sì, viene facile... ma sai... dopo tutti questi dischi non so più se sto facendo quel che faccio perchè voglio farlo o perchè è quello che ci si aspetta da me. Capisci cosa intendo? Dici... è tempo di scrivere una canzone... scriverò una canzone. E provi a fare qualcosa... ma a volte non viene bene... In quel caso è meglio se canti le canzoni di qualcun altro.

B.K.: All'epoca per te era un lavoro scrivere?

Dylan: No... era solo qualcosa che facevo. Stavo in piedi tutta la notte e scrivevo una canzone oppure... in quei giorni ero solito scrivere un sacco di canzoni nei cafè. O anche a casa di qualche amico con la macchina da scrivere. "A Hard Rain's A-Gonna Fall" l'ho scritta nello scantinato del Village Gate. Da Chip Monck... c'era un posto giù nella stanza del boiler... un appartamento in cui dormiva, vicino al Greenwich Hotel. Scrissi "A Hard Rain's A-Gonna Fall" lì. Scrivevo canzoni a casa della gente, negli appartamenti della gente, dovunque capitava.

B.K.: Le scrivevi già in maniera definitiva oppure le abbozzavi e poi le perfezionavi?

Dylan: Per lo più le lasciavo come erano venute...

- interruzione -

Dylan: Beh non so perchè me ne andai via da quello show [Ed Sullivan 1963]. Avrei potuto cantare qualcos'altro ma avevo provato la canzone, Talkin' John Birch Blues, così tante volte e tutti l'avevano ascoltata. Aveva sempre avuto una risposta favorevole da chi l'aveva ascoltata e non vedevo l'ora di cantarla. Anche Ed Sullivan sembrò apprezzarla. Non so cosa non andasse ma poco prima che la cantassi vennero nel camerino... ed era già quasi tempo di andare in scena. Entrarono e ci fu questo grande caos, vedevo gente che parlava di qualcosa. Ero pronto a suonare e poi qualcuno venne da me e mi disse che non avrei potuto cantare quella canzone. Volevano che cantassi al suo posto un brano dei Clancy Brothers e per me non aveva davvero senso fare una canzone dei Clancy Brothers in TV davanti all'intera nazione a quell'epoca... Così me ne andai...

Mogull: Ti ricordi quella volta che eri a San Juan, Puerto Rico, alla convention della CBS e... era tenuta al San Juan Hilton mi sembra ... quella grossa convention discografica e il presidente della CBS all'epoca era un uomo favoloso che si chiamava Goddard Lieberson. E non permisero a Bob di entrare nell'hotel perchè non era vestito con giacca e cravatta...

Dylan: Già, o una camicia.

Mogull: E Lieberson disse al tizio dell'albergo che o Bob entrava oppure avrebbe portato l'intera convention fuori di lì. Ho raccontato la storia in maniera esatta?

Dylan: Sì, Goddard era un mio grande fan. Goddard Lieberson, così come lo era John Hammond. Senza quelle persone non penso che avrei fatto molta strada. Se avessi esordito in questi tempi, con il tipo di persone che guidano le compagnie discografiche ora, avrebbero... sai... sbarrato le porte per non farmi entrare, immagino. Ma a quei tempi invece c'erano persone che erano più trincerate nell'individualismo.


John Hammond e Bob Dylan

Mogull: E che inoltre non erano così insicure del loro lavoro.

Dylan: No, dirigevano le cose, sai, prendevano decisioni. Ora invece sembra che tutti debbano prima parlare con qualcuno, sai... è una roba tipo... te lo dirò domani... chiamami più tardi... cose del genere...

B.K.: Andavi d'accordo con Lieberson...?

Dylan: Oh, certo, era grande ... Veniva persino a vedere qualche mia seduta di registrazione, si fermava per salutare sai ...

B.K.: C'era pressione su di te? Intendo dire che alcune persone consideravano la tua musica quasi sovversiva. Sebbene io abbia sempre pensato che fosse invece molto Americana.

Dylan: Penso di sì... non so. Ma come ho detto sembravano dirigere le cose. Sai, altre persone potevano parlare tra i denti o qualcosa del genere, ti parlavano alle spalle. Ma all'epoca i loro pezzi grossi erano Mitch Miller, Andy Williams, Johnny Matthis. In realtà io non iniziai a vendere molti dischi fino al secondo album e fino a "Subterranean Homesick Blues" che scalò le classifiche.

B.K.: Quello era un singolo fantastico se pensi a quelli che circolavano all'epoca.

Dylan: Facevano dei bei dischi allora, che - sai - erano ottimi dischi pop. Non alla Columbia però. Phil Spector faceva un sacco di roba all'epoca, così come Jerry Lieber e Mike Stoller ...


Phil Spector

B.K.: Ascoltavi molto pop all'epoca?

Dylan: Sì. Ascoltavo molte canzoni pop ma non influenzarono mai quello che scrivevo. Almeno non ad un certo livello. Era avvenuto in passato, come con la prima roba che circolava, quando arrivò il rock'n'roll dopo Elvis, Carl Perkins, Buddy Holly, e altri del genere. Chuck Berry, Little Richard, quelle canzoni sì che mi influenzarono ... Sai, la nostalgia in realtà per me non è il rock 'n' roll. Perchè quando io ero giovane la musica che ascoltavo era Frankie Laine, Rosemary Clooney, Denis ... come si chiamava? Denis Day? E poi sai cantanti come Dorothy Collins ... the Mills Brothers, tutte cose del genere. Johnny Ray mi colpì davvero. Johnny Ray è stata la prima persona che mi ha davvero colpito.

B.K.: Perchè proprio lui?

Dylan: Beh, era così commovente, non è vero? L'ho incontrato in un ascensore in Australia ... era uno dei miei idoli sai. Voglio dire, ero senza parole, ero in un ascensore con Johnny Ray!

B.K.: Quando hai iniziato a spostarti dal folk puro ad uno stile più elettrico... fu una cosa difficile?

Dylan: Stai toccando un argomento spinoso... (risate)

B.K.: Beh, voglio dire, oggi vai sul palco e fai entrambe le cose, e coesistono. Nessuno se ne preoccupa.

Dylan: Sì, in realtà hanno sempre coesistito...

B.K.: Almeno stando a quello che sembra dal di fuori ho come l'impressione che la gente all'epoca cercava di dirti come fare la tua musica.

Dylan: Oh ... c'è sempre gente che prova a dirti tutto quel che devi fare nella tua vita. Se davvero non sai cosa fare e non ti importa cosa fare allora chiedi semplicemente l'opinione di qualcuno. Avrai un milione di opinioni differenti. Se non vuoi fare qualcosa, chiedi a qualcuno un'opinione e verificheranno per te. La maniera più facile per fare qualcosa e semplicemente non chiedere l'opinione di nessuno. Voglio dire... se davvero credi in quel che stai facendo ... Ho chiesto l'opinione della gente ed è stato un grande errore, in differenti campi. Nella mia vita personale ho chiesto alla gente cosa ne pensava sul fare una determinata cosa e mi dicevano ... Oh Wow! ...! Sai, finivi per non usare quel parere o di usarlo male.

Mogull: In realtà penso che l'artista debba prendere da solo le sue decisioni, secondo il proprio istinto...

Dylan: Già, sai quel che è giusto. Quando arrivano delle cose tu sai che sono giuste. Se sai quel che è giusto allora in genere puoi usare il tuo istinto ed avere successo.


traduzione di Michele Murino

fine prima parte

- continua -

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