Ivan Graziani

IVANGARAGE

1) Prudenza mai
2) Un uomo
3) Guagliò guagliò
4) Psychedelico
5) Noi non moriremo mai
6) Johnny non c’entra
7) Radici nel vento
8) I metallari
9) Ora et labora
10) E mo’ che vuoi

Testi e musiche Ivan Graziani

Carosello - 1989


Le Canzoni:

Prudenza Mai
Dopo il mezzo passo falso di Piknic, un album poco voluto da Graziani e realizzato più che altro per obblighi contrattuali con la vecchia etichetta, Ivan torna con un nuovo strepitoso album, Ivangarage. Il brano di apertura è un eccellente tiratissimo rock con venature bluesy e finalmente un testo di quelli "tosti" tipici di Ivan, ricco di sarcasmo e ottimamente cantato. "Prudenza mai" ben sintetizza la posizione di un artista sempre controcorrente, immune alle leggi del mercato, uno che "manda a fare in culo i direttori..." e che anche per questo ha pagato il suo stare fuori dalle regole del gioco con un successo non proporzionato al proprio valore. "Prudenza mai, mai, mai neanche da bambino, quando alzavo le gonne alla suora dell’asilo, e poi scrivevo sul muro "Io ce l’ho più duro", facevo poi il disegnino, un cazzettino, non sai che artista... che teppista... Io sono fatto così... mi piace dare fastidio alla gente... Prudenza mai neanche adesso che sono grande e dovrei stare attento a quel che pensa la gente e invece ti mando a fare in culo, a te che sei il direttore... beh, niente sermoni, aio, aio non rompetemi i maroni..."

Un Uomo
Un altro grandissimo brano prosegue l'eccellente incipit dell'album. "Un uomo" è uno dei più bei rock di Ivan, uno scatenato e durissimo brano caratterizzato da una chitarra quasi da heavy metal con roventissimi e tiratissimi assoli ed un martellante ritmo che ben si addice ad un testo autobiografico che sintetizza la voglia di ritornare a credere nelle proprie possibilità dopo un periodo oscuro: "A chi non crede che tu possa mai più farcela, a chi non crede che tu possa mai più vincere, farai vedere tu ragazzo di che razza sei, e come quando si risorge dalle ceneri... Un uomo..."
Splendida!

Guagliò Guagliò
I toni acidi e le sonorità di rock duro si stemperano un po' con la terza traccia caratterizzata da una melodia più addolcita per una storia particolare, tipica della galleria degli originalissimi personaggi di Ivan. Un giovane teppista con i capelli color senape ("una spazzola da scarpe su due occhi forse troppo grandi"), uno sguardo che non si arrende e la lingua tagliente da ragazzo di strada, bazzica la periferia insieme ai suoi amici che però una sera hanno una sorpresa: "...quando a casa tua ti riportammo, avevi un taglio in una gamba... Tua madre disse "Che avete fatto alla mia bambina? Sono giochi troppo violenti... ma non vedete che è una donna... una donna, una donna come me!"

Psychedelico
Un testo molto psichedelico (come da titolo del brano) per un viaggio da LSD: "Eccomi qui, figlio di un po' per uno / di nuovo qui per cavalcarti ancora / il cuoio nero e le corna in vetroresina / il mio lavoro sei tu, il toro... E’ tempo ormai di domarti, mostro / stare seduti sulla bocca del vulcano / e mentre tu mi scuoti e mi risbatti / con la mia mente volo..."

Noi non moriremo mai
Uno dei testi più belli e commoventi di Ivan in cui egli rievoca i ricordi legati ad un suo vecchio amico di Urbino (città nella quale Ivan ha studiato e vissuto), mescolando da una parte i ricordi legati alla musica, come le canzoni dei Beatles ("She loves you yeah! Yeah! Yeah!... You say goodbye and I say hello... Hey Jude, don’t make it bad...", sono i versi citati nel coro finale) e di Janis Joplin ("Janis Joplin siede sul trono, fuma e sorride... Ragazzi parlate piano, non bisogna svegliarla dal sogno...") e dall'altra le conversazioni tra i due amici in splendidi versi ricchi di pathos:  "Sulle colline a disegnare dove il fiume s’incontra col mare, sull’Adriatico silenzioso le tue parole: 'Noi amico mio vedremo un mondo migliore, perché noi non moriremo mai'... "



Johnny non c’entra
La storia più tragica del disco: un bimbo di sette anni che subisce la violenza del padre ubriaco, scappa e per difendersi prende il fucile del genitore e gli spara.
La storia venne ispirata ad Ivan da una notizia di cronaca letta su un quotidiano ("L'ho scritta partendo dalla storia del giornale, trasfigurandola ma facendone uscire tutta la violenza...") ed infatti nel testo egli canta: "E voi che state in poltrona o gettati in autostrada ascoltate, ascoltate, é una storia vera...".
Musicalmente è un grande rock che bene si adatta alla violenza del racconto: "Johnny è un bambino, ha sette anni e la sua storia fa paura raccontare / sua madre é a letto, sta sempre male e suo padre è un urbiacone  (...) Johnny non c'entra, Johnny non c'entra ma allora perché, questa violenza, questa violenza questa inutile prepotenza? Johnny, Johnny scappa, lui è ubriaco, vuol farti del male, bada... e tu corri ad urlare in strada Johnny scappa verso la porta scappa, scappa ma la porta é chiusa... Johnny apre l'armadio... accade tutto in un minuto c'è il fucile di suo padre, ben mille volte glielo ha visto usare sa come si tiene, come si deve puntare..."

Radici nel vento
Una bella melodia fa da sfondo a uno dei brani più poetici dell'album: "E‘ vicino il confine e già vedo più in là / getterò i miei vestiti e nudo sarò / io, nudo sarò... Questo viaggio è un’idea e durerà la mia vita / ogni amore è una strada, l’orizzonte è laggiù... Dentro gli occhi miei le distese infinite e i campi di sole / eterne battaglie, noi vento e radici, vento e radici...".
Belli gli assoli di chitarra nel finale.

I metallari
Dichiarò Ivan a proposito di questa canzone: "Ho conosciuto due ragazzi cosiddetti metallari e ho voluto dedicare a loro il pezzo. Portavano borchie, palle di ferro, stivali neri, e tutto l'armamentario tipico ma poi stavano sempre mano nella mano sussurrandosi paroline d'amore. Una cosa che mi ha colpito. Così la musica non è certo da metallari ma spero di essere perdonato perchè subito dopo arriva "Ora et labora" e i due pezzi vanno collegati fra loro..."
Musicalmente è piuttosto un rock 'n' roll in stile fifties con tanto di coretti, scelta piuttosto originale per un brano sull'heavy metal.

Ora et labora
Dissacrante brano dalle sonorità heavy rock con un grandissimo lavoro di chitarre. Il protagonista in ginocchio sui ceci ("...quanto, quanto pregavo...") viene costretto dalle regole della religione ("Dormi a destra! che a sinistra c'è il demonio e ti può trascinare... e poi non ti toccare!").
Ma la vita del seminario fatta tutta di "ora et labora" non fa per lui e allora se ne va. Ma il troppo pregare ha lasciato il segno: "Ora, ora et labora! Ora et labora! Adesso sono grande e c’ho un problema duodenale C’ho l'ulcera! Ho lavorato, pregato troppo..."
Ancora i Beatles fanno capolino nella strofa finale: "Nè Gastrozepin, nè Zantac, nè Famodil nè Malox o Neutralon nè Roter o Gastridin... Ma solo campi di fragole...e Lucia nel cielo coi diamanti... e voi non mi riprenderete più... mai più no, no, no, no..."

E mo’ che vuoi?
Il disco si chiude con un altro grande brano ed un'altra grande performance vocale di Ivan che stavolta tocca toni più delicati e sonorità più soffuse caratterizzate da uno splendido lavoro di chitarra nel racconto di un dialogo (o meglio un monologo) tra due amanti: "E mo' che vuoi? T'è piaciuto, m'è piaciuto e mo' che vuoi? / Sei un'avventura senza nome forse un'illusione / comunque, niente fra di noi... Sarò un bastardo, come dici tu / ma l'hai preso fino in fondo / il mio sguardo, ti prego, niente odio / forse è stato uno sbaglio / parlare d'amore fra di noi... e mo' che vuoi?"...
Ma dopo la durezza ed il cinismo delle parole di lui la situazione si capovolge: " Ma dai, che sto scherzando, dai / guarda, sono qui al tuoi piedi non vedi?... E ancora un po' starò con te / un gioco non s'abbandona mai / E adesso non guardarmi con quella tenerezza / cosa vuol dire? Spiegami..."

Michele Murino