ITALIAN VERSION

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LILY ROSEMARY ED IL JACK A CUORI (Lily Rosemary and the Jack of Hearts)
versione italiana di G. Barnini

La festa era finita qualcuno già pensava a cosa fare
Il bar era tranquillo solo tre operai a trapanare
Calato il coprifuoco finito il gioco duro
La gente di buon senso era già al sicuro
Lui in piedi lì all'ingresso sembrava proprio il Jack a Cuori

Entrò dentro il saloon "da bere a tutti – disse - pago io"
Un attimo in silenzio poi ritornò il solito brusio
Lui chiese a uno straniero muovendo un po' la testa
"Sapresti dirmi quando comincerà la festa?"
Poi si spostò di lato guardando come il Jack a Cuori

Nel retro sulle scale giocavano a poker le miss
Lily con la coppia sperava di riuscire a fare un tris
La porta spalancata la strada si affollava
Entrava anche lì dentro la brezza che soffiava
Lily fa un rilancio e tira fuori il Jack a Cuori

Big Jim non era un fesso sua era la miniera di diamanti
Entrò dentro al saloon col solito cappello ed i suoi guanti
La sua guardia del corpo e il bastone d'argento
oteva avere tutto e mandare tutto al vento
Ma tutto era ben poco paragonato al Jack a Cuori

Rosemary già agghindata salì sulla carrozza per la festa
Entrò da un'altra porta sembrava una regina senza testa
Sbatté le ciglia finte e a lui poi sussurrò
"Scusami mio caro" ma lui non l'ascoltò
Lo sguardo sempre fisso dove stava il Jack a Cuori

L'ho visto in qualche posto ma non ricordo bene dove sia
Può darsi giù nel Messico oppure in qualche libreria
Le luci furon spente si cominciò a sfollare
Big Jim e lui rimasero nel buio lì a fissare
Una farfalla strana che aveva attratto il Jack a Cuori

Lily era bellissima bianca e pura come il paradiso
Quando lei rideva le si formava un solco lungo il viso
Aveva avuto molte relazioni strane
Con uomini diversi in terre anche lontane
Ma mai aveva avuto uno come il Jack a Cuori

Entrò nel bar il giudice gli dettero da bere e da mangiare
Intanto gli operai stavano lì ancora a trapanare
L'anello della Lilly fu un regalo di Big Jim
Nessuno avrebbe osato interporsi fra lei e il "King"
Nessuno di sicuro nessuno tranne il Jack a Cuori

Rosemary prese a bere vedendosi riflessa sul pugnale
Lei moglie di Big Jim non ne poteva più di essere normale
Più volte aveva detto di volersi suicidare
Voleva far qualcosa per farsi ricordare
Pensava al suo futuro volando con il Jack a Cuori

Lily si spogliò e disse ridendo "sei finito!
Non puoi meravigliarti sapevi ti avevano avvertito
C'è la vernice fresca non toccare il muro
Mi piace che sei vivo sembri ancora così un puro"
Si udivano dei passi ed eran per il Jack a Cuori

C'era l'impresario che stava mordicchiandosi la mano
“Qui sta succedendo – disse – qualcosa di veramente strano"
Andò a cercare il giudice ma il giudice era sbronzo
E poiché il primo attore se ne era andato a zonzo
Non c'era in giro attore bravo più del Jack a Cuori

Nessuno nei dettagli seppe come fosse proprio andata
Il clic di una pistola e poi la porta spalancata
In piedi c'era Big Jim ma parve non sorpreso
Rosemary era lì accanto con lo sguardo teso
Lei stava con Big Jim ma era per il Jack a Cuori

Distrussero due porte i ragazzi che poi entrarono dal muro
Rubarono di tutto fuggendo con un carretto scuro
Di notte in riva al fiume seduti ad aspettare
Un altro che in città aveva un po' da fare
Loro non potevano partire senza il Jack a Cuori

Il giorno dopo è grigio è il giorno dell'impiccagione
Il corpo di Big Jim è a terra in una strana posizione
Rosemary sulla forca non batteva ciglio
Il giudice quel giorno era un po' più sveglio
Mancava dalla scena soltanto uno il Jack a Cuori

l bar era ormai vuoto con un cartello "chiuso per lavori"
Lilly i suoi capelli se li era già ritinti un po' più scuri
Pensava al vecchio padre visto raramente
Pensava a Rosemary pensava a tanta gente
Ma soprattutto lei pensava proprio al Jack a Cuori


BILLY (Billy)
di Gianni Barnini barninigia@katamail.com

     Sono tutti pronti per spararti / lo sceriffo cerca di arrestarti
     Stanno preparando un grande party / per rubare la tua libertà

     Dormi di nascosto in una tenda / giochi a carte chiuso nella hacienda
      Tutti ad aspettare che ti arrenda / ma le spalle non voltarmi mai

     Corteggiando qualche señorita / che nella sua stanza poi ti invita
     Lei ti parlerà della sua vita / Billy io vorrei averti qui

     Più di mille occhi dappertutto / c'è la sua stagione ad ogni frutto
     C'è una donna sola nel suo lutto / Billy tu da solo te ne vai

     So che Pat Garret ti sorveglia / tieni accanto a te sempre una sveglia
     Fa' attenzione al volo di una foglia / ogni istante può finire lì

     Accompagneranno il tuo finale / con chitarre a festa lungo il viale
     Come fosse un grande carnevale / Billy io vorrei averti qui

     Qualche forestiero incuriosito / qualche pistolero allena il dito
     Qualche donna che ti fa un invito / tentano la tua curiosità

     Chi comanda vuole la tua resa / Pat sta preparando una sorpresa
     Non ti fa star male questa attesa / dello scontro con l'amico tuo?

     Stai con la tua donna l'hai ancora? / ti ricordi a El Paso quella mora?
     Certo che non era poi una suora / Billy perché non ti fermi mai

     Accompagneranno il tuo finale / con chitarre a festa lungo il viale
     Come fosse un grande carnevale / Billy io vorrei averti qui

     Billy io vorrei averti qui / Billy io vorrei averti qui 


CHI HA UCCISO DAVEY MOORE? (Who killed Davey Moore?)
di Gianni Barnini barninigia@katamail.com

     Chi ha ucciso Davey Moore? E chi avrà la colpa non lo so
     Non potete accusare me dice l'arbitro io non c'entro
     Si poteva fermarli prima ma nel giro anch'io sono dentro
     E la folla avrebbe fischiato vuol vedere il combattimento
     Mi dispiace ma quest'accusa non la merito non la sento
     Non l'ho fatto cadere io chi ha la colpa lo sa solo Iddio

     Chi ha ucciso Davey Moore? E chi avrà la colpa non lo so
     Non potete accusare noi dice la folla che urlava forte
     Volevamo vedere l'incontro ci dispiace per questa morte
     Noi non volevamo che l'incontro finisse presto
     Facevamo soltanto il tifo non c'è niente di male in questo
     Non è nostro quel K.O accusare noi non si può

     Chi ha ucciso Davey Moore? E chi avrà la colpa non lo so
     Io no dice il manager mentre accende una sigaretta
     Non potevo certo pensarlo era in forma perfetta
     E' triste per tutti quanti che una festa finisca male
     Se voleva interrompere il match bastava un suo segnale
     Non l'ho fatto cadere io chi ha la colpa lo sa solo Iddio

     Chi ha ucciso Davey Moore? E chi avrà la colpa non lo so
     Io no dice il giocatore con la puntata ancora in mano
     Avevo scommesso su lui e l'ho incoraggiato invano
     Le mie mani non l'hanno toccato non mi voglio sentire accusare
     Io non ho nessuna colpa ero solo qui per giocare
     Non l'ho fatto cadere io chi ha la colpa lo sa solo Iddio

     Chi ha ucciso Davey Moore? E chi avrà la colpa non lo so
     Io no dice il giornalista che riporta gli applausi e i fischi
     Non colpevolizziamo la boxe altri sport hanno i loro rischi
     Mi dispiace profondamente ma il pugilato non può morire
     E poi io sono sicuro che questo fatto farà capire
     Non l'ho fatto cadere io chi ha la colpa lo sa solo Iddio

     Chi ha ucciso Davey Moore? E chi avrà la colpa non lo so
     Io no dice l'altro atleta i cui pugni l'han steso a terra
     Io combatto per guadagnare è un lavoro non è una guerra
     Quando ho avuto la notizia ho provato un gran dispiacere
     E' un giorno davvero triste ma fa parte del mio mestiere
     L'omicida non sono io chi ha la colpa lo sa solo Iddio

     Chi ha ucciso Davey Moore? E chi avrà la colpa non lo so 


AMICI DI DIO (With God on our side)
di Gianni Barnini barninigia@katamail.com

     No non conta il mio nome e né la mia età
     La regione in cui vivo è chiamata il Mid-West
     Là io sono cresciuto là mi ha detto mio zio
     Che il mio grande paese è amico di Dio

     Ce la insegnano i libri la verità
     Che la cavalleria  massacrava tribù
     Che sparava agli indiani dal ridicolo urlio
     Ma il paese era nuovo e amico di Dio

     E poi tante altre guerre di cui oramai
     Non si parla neppure che non contano più
     Di un grandissimo eroe mi ricordo anche io
     Nella mano un fucile e amico di Dio

     Poi la guerra mondiale e ancora non so
     Il motivo per cui c'eravamo anche noi
     Si perdeva il potere con un altro rinvio
     Non si contano i morti se sei amico di Dio

     L'altra guerra mondiale finalmente finì
     E i tedeschi nemici ora non lo son più
     Sei milioni di ebrei sono già nell'oblio
     Certamente i tedeschi sono amici di Dio

     Ora c'è il comunismo che odiare dovrei
     Sono i russi i nemici se una guerra verrà
     Noi dovremo schiacciarli e il paese che è il mio
     Sarà sempre più forte e più amico di Dio

     Ma se avremo una guerra so che non ci sarà
     Né chi vince o chi perde né chi muore o vivrà
     Premeranno un bottone e sarà un solo addio
     Ma non può aver paura chi è amico di Dio

     Molte volte credete ho pensato tra me
     Ho pensato a quel bacio che ha tradito Gesù
     Vorrei il vostro parere più importante del mio
     Giuda era quel giorno amico di Dio?

     Ora io devo andare ho il morale un po' giù
     Ho una gran confusione qui dentro di me
     Non so più cosa dire nella testa ho un ronzio
     Ma se è nostro amico ci salverà Dio


HAI UN BEL CORAGGIO (Positively 4th street)
di Gianni Barnini barninigia@katamail.com

     Hai un bel coraggio a dire che sei amico mio
     Quand’ero triste c’ero solo io
     Hai un bel coraggio a dire che tu mi vuoi aiutare
     Ma tu lo fai perché so rifiutare
     Mi dici sei contento che adesso ho un amore
     E intanto pensi come me lo puoi rubare
     Mi dici sempre che io non ti so capire
     Ma nel tuo cuore sai è meglio non guardare
     Hai un bel coraggio a dire che tu mi stai vicino
     Al primo temporale vai lontano
     Hai un bel coraggio a dire che son meraviglioso
     Ma se ti contraddico sono odioso
     Continui a dire che davvero mi vuoi bene
     Io prego solo di non avere mai fame
     Perché se è vero che mi dici mi vuoi bene
     Vorrei provare a chiederti del pane
     Davanti agli altri tu mi tratti come un dio
     Ma quando non ci sono lo stronzo sono io
     Mi dici sempre che ti senti tanto buono
     E in vita tua non hai mai chiesto perdono
     Mi dai consigli che dovrei sempre seguire
     Se son sbagliati poi non ti fai vedere
     Hai un bel coraggio a dire che io ti tratto male
     Vorrei soltanto che tu mi trattassi uguale 


SOGNO DI BOB DYLAN (Bob Dylan’s dream)
di Gianni Barnini barninigia@katamail.com

     Ero sul treno e tornavo a Firenze
     Mi riposavo nel corpo e la mente
     E feci un sogno che mi mise tristezza
     Sui pochi compagni della mia giovinezza
        Fissavo la stanza con gli occhi bagnati
        Dove io e loro siamo cresciuti
        Fra mille tempeste a fare casino
        Ridendo e cantando fino al mattino
     Vicino alla stufa appendevamo i maglioni
     E cantavamo le nostre canzoni
     Si era contenti così senza niente
     Scherzando e parlando di tutta la gente
        I cuori affamati in ogni momento
        Non pensavamo al fuggire del tempo
        Convinti di stare lì ad ogni età
        E invece era una la probabilità
     La scelta era sempre per noi radicale
     Separavamo il bene dal male
     Così limitati in quel nostro brio
     Da non prevedere un prossimo addio
        Quanti anni trascorsi in questo universo
        Talvolta si è vinto talvolta si è perso
        Chi fa l’operaio chi fa l’avvocato
        E ognuno di loro non l’ho più incontrato
     Vorrei almeno la sola speranza
     Di essere ancora là in quella stanza
     Darei tutto ciò che possiedo stasera
     Se il tempo potesse tornare com’era 


LA FATTORIA DI MIA (Maggie’s farm)
di Gianni Barnini barninigia@katamail.com

     Io non lavorerò più nell’azienda di Mia
     Io non lavorerò più nell’azienda di Mia
     Mi sveglio la mattina e spero piova un po’
     In testa ho mille idee e presto scoppierò
     Mi fa pulire sempre è una mania
     Io non lavorerò più nell’azienda di Mia
        Io non lavorerò più col fratello di Mia
        Io non lavorerò più col fratello di Mia
        Ti mette nella mano due o trecento lire
        Poi dice ridacchiando vatti a divertire
        Ti multa se reagisci alla follia
        Io non lavorerò più col fratello di Mia
     Io non lavorerò più con il padre di Mia
     Io non lavorerò più con il padre di Mia
     Ti sbatte il suo toscano in faccia per scherzare
     La sua finestra è chiusa l’ha fatta tamponare
     E’ protetto dalla polizia
     Io non lavorerò più con il padre di Mia
        Io non lavorerò più per la madre di Mia
        Io non lavorerò più per la madre di Mia
        Lei parla ai servitori di Dio e della legge
        Tutti son sicuri che sia lei il capo del gregge
        L’età non si sa bene quale sia
        Io non lavorerò più per la madre di Mia
     Io non lavorerò più nell’azienda di Mia
     Io non lavorerò più nell’azienda di Mia
     Ho fatto del mio meglio ho fatto il mio lavoro
     Ma tutti qui mi chiedono che io sia come loro
     Mi son seccato e voglio andare via
     Io non lavorerò più nell’azienda di Mia


A RAMONA (To Ramona)
di Gianni Barnini barninigia@katamail.com

     O dolce Ramona socchiudi i tuoi occhi di brina
     E ancora sarai per qualcuno la sola regina
     I fiori talvolta son come messaggi di morte
     Non serve capire chi sta per morire e vorrei gridarlo più forte

     Io vorrei baciarti e restare vicino alla forza che ha la tua pelle
     E son trascinato dai tuoi movimenti magnetici fino alle stelle
     Ma soffro sapendo che vuoi esser parte di un mondo che no non esiste
     E’ un sogno un inganno ti prende e ti lascia così come ora sei triste

     Sei stata distorta e sei stata nutrita da rabbia e da odiose offese
     Io so il tuo problema restare o tornare al paese
     Ti hanno ingannata facendoti credere che oramai sei finita
     Nessuno può vincerti se non il pensiero di te che non ami la vita

     Dicevi una volta non sei più di un altro e nessuno ti può superare
     Se lo credi ancora sai che non hai niente da avere e niente da dare
     Da amici non veri ti nasce la pena che hai
     Ti fanno pensare che devi imitarli in tutto ciò che tu farai

     Ti vorrei parlare parlare e parlare ma poi non avrebbe valore
     Non è una mia frase che può evitarti un errore
     Il mondo va avanti fai quello che pensi sia meglio che tu debba fare
     E un giorno chissà sarò io che verrò forse a chiederti un po’ d’amore


URAGANO (Hurricane)
di Gianni Barnini barninigia@katamail.com

    Colpi di pistola nella notte al bar / Patty Valentine scende dalla sua stanza
    Vede il barista in una pozza di sangue / e grida “Presto occorre un’ambulanza”
    Questa è la storia di Uragano / l’uomo accusato con un colpo di mano
    Di un omicidio mai commesso /chiuso in prigione lui che presto
    Dei pesi medi sarebbe stato il re
       C’erano tre morti in quell’ambiente mafioso
       E un certo Bello che si muove nervoso
       “Io non son stato” dice alzando le mani
       “Volevo solo rubarti i quattrini”
       “Li ho visti bene che andavano via /chiamiamo presto la polizia”
       E infatti Patty fa così / e poco dopo sono lì
      Nella notte di New Jersey con le loro luci blu
    Intanto Rubin è in un altro quartiere / con i suoi amici come tutte le sere
    Il pretendente alla corona dei medi / era tranquillo quando quel tirapiedi
    Gli bloccò l’auto e gli aprì la portiera /come la volta prima e poi l’altra ancora
    Quaggiù a Paterson è così / se tu sei nero è meglio che
    Non ti si veda mai sennò sono guai
       Alfred Bello aveva una spiata da fare
       Lui ed Artur Bradley eran lì a passeggiare
       “Ho visto due che mi sembravano “medi”
       sono passati proprio accanto ai miei piedi”
       E Patty Valentine ripete di sì / e il poliziotto dice “Voi state qui
       Questo respira ancora un po’ / e all’ospedale gli dirò
       Che può dirci chi l’ha ridotto così
    Sono le quattro quando Rubin è fermato / lo fanno stare accanto a quel disgraziato
    Quello lo guarda con quegli occhi morenti / “No non è lui” riesce a dire tra i denti
    Questa è la storia di Uragano / l’uomo accusato con un colpo di mano
    Di un omicidio mai commesso / chiuso in prigione lui che presto
    Dei pesi medi sarebbe statto il re
       Quattro mesi dopo i ghetti sono in fermento
       Rubin è in Sud America per un combattimento
       Bradley è ancora dentro al giro delle rapine
       Quel triplice assassinio deve avere una fine
       “Te la ricordi quella notte al bar / hai confessato che vedesti scappar
       Carter è forse il fuorilegge? / Qui hai gente amica che protegge
       Pensa a che fai e al colore che hai
    Artur Dexter Bradley disse “non son sicuro”
    E il poliziotto “pensa un po’ al tuo futuro
    Avrai un lavoro e parleremo con Bello / non puoi tornare ancora dentro fratello
    Farai del bene anche alla società / contro quel negro e la sua presuntuosità
    Forse stavolta il brutto muso / ha veramente proprio chiuso
    E’ negro lo sai non è come noi”
       Rubin con un pugno avrebbe ucciso un uomo
       Ma non se ne vantava aveva un cuore buono
       “E’ il mio lavoro e lo fo per denaro
       Se sarò ricco andò in posto a me più caro
       In qualche paradiso / dove i ruscelli ti rispecchiano il viso
       Col mio cavallo sul sentiero” / e invece era un prigioniero
       In un posto dai cui anche un topo andrebbe via
    Tutta l’istruttoria era stata truccata / ed il processo fu una sporca cazzata
    Il testimone era un vecchio ubriacone / per i bianchi Rubin parve un gran fannullone
    Per i neri solamente un nero pazzo / nessuno ebbe il minimo imbarazzo
    Nessuna prova venne fuori / ma è lui lo stesso sissignori
    E la giuria è d’accordo O.K. è così
       Tutto quel processo fu una vera stronzata
       E poi l’accusa chi l’aveva portata?
       Bradley ed Alfred Bello due furfanti da poco
       E anche i giornali si prestarono al gioco
       Come potè la vita di un campione / esser lasciata in mano a un mascalzone
       Fu un’ingiustizia assai palese / e mi vergogno del paese
       In cui la follia è la migliore malattia
     Ora i criminali con cravatta e calzini / possono tranquilli bere il loro Martini
     Mentre Rubin Carter è ancora dentro una cella / lui innocente un’autentica stella
     Questa è la storia di Uragano / si saprà il vero un giorno troppo lontano
     Il tempo è andato ed anche lesto / chiuso in prigione lui che presto
     Dei pesi medi sarebbe stato il re 


LA BALLATA DI HOLLIS BROWN (Ballad Of Hollis Brown)
di Gianni Barnini barninigia@katamail.com

     Hollis Brown viveva in mezzo ai baraccati
     Hollis Brown viveva in mezzo ai baraccati
     Con la moglie e cinque figli quasi sempre un po’ malati
        Chiedevi del lavoro e sempre ti han cacciato via
        Chiedevi del lavoro e sempre ti han cacciato via
        I tuoi figli affamati hanno scordato l’allegria
     Lo sguardo del più piccolo ti segue ovunque vai
     Lo sguardo del più piccolo ti segue ovunque vai
     Cammini avanti e indietro e ti domandi come mai
        I topi dappertutto e la tua cavalla è morta
        I topi dappertutto e la tua cavalla è morta
        Ma tutta queta storia alla gente non importa
     Pregò che il Signore gli mandasse un vero amico
     Pregò che il Signore gli mandasse un vero amico
     Ma con la tua miseria per ognuno sei un nemico
        Tuo figlio piange forte e non lo sopporti più
        Tuo figlio piange forte e non lo sopporti più
        Tua moglie grida e fuori un acquazzone scende giù
     Il fieno sta marcendo ed il pozzo è secco ormai
     Il fieno sta marcendo ed il pozzo è secco ormai
     Per sette colpi hai speso tutto quello che tu hai
        Lontano nella notte il richiamo di un coyote
        Lontano nella notte il richiamo di un coyote
        Tu fissi il tuo fucile che sta appeso alla parete
     Ti tremano le gambe e ti sanguina il cervello
     Ti tremano le gambe e ti sanguina il cervello
     E stringi il tuo fucile oramai non c’è che quello
        Fischiano sette venti attraverso le tue porte
        Fischiano sette venti attraverso le tue porte
        Echeggian sette colpi col fragore della morte
     Così sette persone sono morte a fucilate
     Così sette persone sono morte a fucilate
     Da qualche altra parte altre sette sono nate 


TUTTO E’ ORMAI FINITO BABY BLUE (It’s all over now Baby Blue)
di Gianni Barnini barninigia@katamail.com

     Devi andare prendi tutto ciò che vuoi
     Scegli bene ma fai presto corri dai
     Là c’è il tuo orfanello col fucile
     Piange come un fuoco in mezzo al sole
     Guarda i santi scendono quaggiù
     Tutto è ormai finito Baby Blue

     Troppi giocatori sono in questa strada
     Credo che sia meglio che ora te ne vada
     Il tuo pittore dalle mani vuote
     Sui tuoi fogli traccia faccia idiote
     Anche il cielo piega un po’ più giù
     Tutto è ormai finito Baby Blue

     I tuoi marinai stanno tornando indietro
     Torna anche il tuo esercito che sai è di vetro
     Il tuo amore è uscito dalla porta
     Si è portato via la sua coperta
     Anche il tuo tappeto non c’è più
     Tutto è ormai finito Baby Blue

     C’è qualcosa che ti chiama corri vai
     Questi morti non ti seguiranno ormai
     Bussa il vagabondo alla tua porta
     Veste ciò che a te più non importa
     Puoi ricominciare fallo su
     Tutto è ormai finito Baby Blue 


SARA (Sara)
di Gianni Barnini barninigia@katamail.com

     Ero disteso e guardavo nel cielo
     I bambini giocavano lì sulla spiaggia
     Sei venuta e sparita eri avvolta in un velo
     Vicina e lontana sei fatta di pioggia
     Sara Sara dimmi cos’è che ti ha fatto cambiare
     Sara Sara così difficile da incasellare

     Li vedo giocare con la pista e le biglie
     Di corsa nel mare a riempire i secchielli
     E cercare e trovare le più strane conchiglie
     Mi sembra che siano i più bravi e i più belli
     Sara Sara dolce fanciulla della mia vita
     Sara Sara raro gioiello perla fiorita

     Dormendo in un bosco sotto le stelle
     Bevendo rum bianco in quel piccolo bar
     Io a raccontargli le stesse novelle
     Tu eri al mercato a Savanna-La-Mar
     Sara Sara come potrei dimenticare
     Sara Sara sia benedetto chi ci fece incontrare

     Sento ancora i rintocchi delle dolci campane
     Avevo finito da poco la cura
     Sempre lì alzato in quelle notti lontane
     Scrivendo canzoni per te così pura
     Sara Sara dovunque saremo uniti in amore
     Sara Sara splendida donna cara al mio cuore

     Io t’incontrai e fu un attimo breve
     Un messaggero mi avvertì col suo suono
     Eri lì con l’inverno la luna la neve
     E sul Lily Pond Lane quando il tempo era buono
     Sara Sara sfinge scorpione in un mantello indiano
     Sara Sara fai che sia degno della tua mano

     Non c’è più nessuno qui in questo posto
     Solo il relitto di un vecchio vascello
     Io ti chiamavo e tu hai sempre risposto
     Mi hai dato la chiave per il tuo castello
     Sara Sara ninfa bellissima con arco e freccia
     Sara Sara senza di te cosa vuoi che io faccia


LA PROTEZIONE (Shelter from the storm)
di Gianni Barnini
barninigia@katamail.com

    Era tutta un’altra vita di fatica dura e sangue
    Il buio era virtù e la strada era di fango
    Quando vidi una creatura quasi ancora in embrione
    Vieni qui mi disse accanto a me ti do la protezione

       E se ancora un’altra volta passerò da questa strada
       Farò sempre del mio meglio io per lei comunque vada
       In un mondo dove ognuno vuole la sua confezione
       Vieni qui mi disse accanto a me ti do la protezione

    Non fu detta una parola era forse sottinteso
    Fino all’ora tutto quanto era sempre lì in sospeso
    Prova a immaginare un posto come una incubazione
    Vieni qui mi disse accanto a me ti do la protezione

       Consumato di stanchezza dalla grandine sommerso
       Pieno d’erba avvelenata nel cammino mi ero perso
       Come un coccodrillo in fuga senza forza di reazione
       Vieni qui mi disse accanto a me ti do la protezione

    Ad un tratto mi voltai era lì ferma nel vento
    Con i fiori nei capelli e tanti ciondoli dargento
    Si accostò con la sua grazia era una liberazione
    Vieni qui mi disse accanto a me ti do la protezione

       C’è chi sale sugli specchi chi cavalca la montagna
       Ma il destino segna i nomi sulla sua grande lavagna
       E il becchino Polifemo col suo inutile copione
       Vieni qui mi disse accanto a me ti do la protezione

    Vedo bimbi appena nati lamentarsi con dolore
    So di vecchi semi infermi per mancanza dell’amore
    Ho capito cosa dici non c’è più che dannazione
    Vieni qui mi disse accanto a me ti do la protezione

       In un piccolo villaggio ho scommesso il mio terreno
       Ho scambiato la salvezza per un pugno di veleno
       Tutta questa mia innocenza per la loro imprecazione
       Vieni qui mi disse accanto a me ti do la protezione

    Vivo come uno straniero e dovrò fuggire via
    La bellezza è in equilibrio ma un bel giorno sarà mia
    Se potessi rivedere la sua prima apparizione
    Vieni qui mi disse accanto a me ti do la protezione


SE DEVI ANDARE VAI (If you gotta go go now)
di Gianni Barnini
 

     Senti a me bambina devi sapere che
     Voglio stare insieme a te se vuoi stare insieme a me
        Ma se devi andar via vai pure dai
        Ma se devi andar via vai vai
        Oppure stanotte stai qui

     Io non te lo chiedo per sottoporti ad un quiz
     E’ che non ho l’orologio e insisti a dire che ora è
        Ma se devi andar via vai pure dai
        Ma se devi andar via vai vai
        Oppure stanotte stai qui

     Sono un ragazzo semplice e cerco di capire com’è
     E vorrei farti credere che ho molto rispetto di te
        Ma se devi andar via vai pure dai
        Ma se devi andar via vai vai
        Oppure stanotte stai qui

     Io non voglio niente niente che non hai già dato mai
     E che appena mi addormento la porta al buio non la troverai
        Ma se devi andar via vai pure dai
        Ma se devi andar via vai vai
        Oppure stanotte stai qui


SENOR (Storie di potere yankee)
di Andrea Baroni

Senor, senor, dimmi dove stiamo andando
Per la strada o alla fine del mondo
Mi sembra di esser già passato per di qua
In questo c’è un po’ di verità?

Senor, senor, dimmi dove si sta nascondendo
Per quanto ancora andremo correndo
Per quanto fisserò la porta della città
Senor, ci sarà un po’ di comodità?

C’è un vento perfido che soffia ancora sul ponte
C’è una croce di ferro fissata alla sua fronte
C’è la banda che suona ancora in quel vuoto locale
Dove mi teneva stretto e diceva “non mi mollare”

Senor, senor, il vagone dipinto lo vedo
Sento la coda del dragone nero
Questa tensione presto mi ucciderà
Senor, a chi posso chiedere pietà?

L’ultima cosa che ricordo prima che stessi per cadere
Era un treno pieno d’idioti bloccato in un podere
Una zingara vanitosa strappava una bandiera
E diceva “questo non è un sogno, è una storia vera”

Senor, senor, i loro cuori sono duri come il muro
Tra poco mi riprendo di sicuro
Mi basta solo tirarmi su
Sono pronto quando sei pronto tu

Senor, senor, rovesciamo questi banchetti
E stacchiamo tutti i cavetti
Questo posto non ha più senso per me
Puoi dirmi cosa aspetti te?


NON CI RIPENSARE, ORMAI…
di Andrea Baroni

Non serve stare a chiedersi perché
Non importa, è uguale
E non serve stare a chiedersi perché
Forse hai capito male
All’arrivo dell’alba quando il gallo canterà
Guarda fuori e io sarò andato già
Sei tu che mi fai andare di qua e di là
Ma non ci ripensare, ormai…

Non ti serve a niente accendere i fari
Quelli che non ho visto mai
E non ti serve a niente accendere i fari
Da questa parte non vedrai
Non c’è niente che tu possa dire o fare
Per farmi impazzire e farmi restare
Siamo stati troppo poco a parlare
Ma non ci ripensare, ormai…

Non serve a niente urlare il mio nome
Soprattutto controvento
E non serve a niente urlare il mio nome
Tanto io non ci sento
Mentre cammino per la strada  io penso e sogno
Amavo una donna che di un uomo ha bisogno
Gli ho dato il mio cuore, lei mi ha dato un pugno
Ma non ci ripensare, ormai

Ho molta strada ancora da fare
Verso dove, non lo so
Non ho più voglia di stare a parlare
Quindi addio ti dirò
Non dico che tu mi abbia trattato male
Potevi fare meglio, ma tanto è uguale
Mi hai fatto sprecare del tempo che vale
Ma non ci ripensare, ormai


LA FINE NON C’E’
di Andrea Baroni

Quando sei triste e solitario
E non hai amici con te
Tu ricorda che la fine non c’è
E quello a cui tenevi
Non vale più un granchè
Tu ricorda che la fine non c’è

Non c’è
Non c’è
Tu ricorda che la fine non c’è

Quando ti trovi ad un incrocio
E non capisci cosa è
Tu ricorda che la fine non c’è
E la vita si è portata via
I tuoi sogni con sé
Tu ricorda che la fine non c’è

Non c’è
Non c’è
Tu ricorda che la fine non c’è

Quando dura pioggia cade
Dalle nubi intorno a te
Tu ricorda che la fine non c’è
E nessuno ti consola
E un aiuto non sai cos’è
Tu ricorda che la fine non c’è

Non c’è
Non c’è
Tu ricorda che la fine non c’è

L’albero della vita cresce
Dove lo spirito non morirà
E la luce di salvezza brilla
Nell’oscurità

Quando la città è in fiamme
E la gente muore senza un perché
Tu ricorda che la fine non c’è
E cerchi invano di trovare
Una legge che si addica a te
Tu ricorda che la fine non c’è

Non c’è
Non c’è
Tu ricorda che la fine non c’è


IL CIECO WILLIE MC TELL
di Salvatore Esposito

Vidi una freccia sulla porta
diceva "Questa terra e' ormai spacciata...
Giù da lì, da New Orleans
a Gerusalemme"

Ho viaggiato lungo l'East Texas
Dove fecero fuori molti martiri
E non conosco nessuno che canti il blues
Come il Cieco Willie McTell.

Ho sentito un gufo cantare
Mentre levavan via le tende da lì
Le stelle lassù, gli alberi spogli quaggiù
Eran lì solo per lui

E ragazzine zingare ondeggianti felici
trasportano carbone
E così nessuno canta il blues
Come il Cieco Willie McTell.

Guardi grandi boschi bruciare
Senti le fruste schioccare
Senti dolce odor di magnolia
E guardi spettri di navi di schiavi arrivar

Poi il lamento di una tribù così vicino
come la campana del becchino
E nessuno canta, canta il blues
Come il Cieco Willie McTell.

C'e' una donna vicino al fiume
Vicino a lei un bel giovane
Vestito da latifondista di campagne
un maledetto whiskey di contrabbando ha tra le mani

Intanto sull'autostrada passa un cargo di prigionieri
I ribelli sento gridar
E non conosco nessuno, nessuno che canti il blues
Come il Cieco Willie McTell.

Così Dio e' in paradiso
E noi tutti vogliamo ciò che è suo
Ma potere, avidità e corruzione
è tutto quello che c'e' qua.

E guardo fuori dalla finestra
Di un qualche Jolly Hotel
E non conosco nessuno che canti... il blues
Come il Cieco Willie McTell.


Non la voglio scordare più
by Fabio Oliva - Pesaro
 

Se stai viaggiando verso la terra del nord
Dove battono venti impetuosi più che mai
Ricordami a una ragazza di lassù
Fu il mio vero amore una volta che mi ci fermai

Che siano belli, guarda bene, i suoi capelli
E fino ai seni lunghi e morbidi scendano giù
Che siano belli, guarda bene, i suoi capelli
Perché è così che non la voglio scordare più

Se gelano i fiumi e l'estate è ormai passata
E mentre infuria la bufera tu sei là
Guarda che abbia una pelliccia calda addosso
Che sia protetta dal vento e dal freddo che fa

Quante volte ho insistito e supplicato
Nell'oscurità che di  notte c'è
O nel mio giorno più luminoso
Vorrei sapere se si ricorda ancora di me

Se stai viaggiando verso la terra del nord
Dove battono venti impetuosi più che mai
Ricordami a una ragazza di lassù
Fu il mio vero amore una volta che mi ci fermai


Dio è con noi
by Valeria

Il mio nome non conta
E nemmeno la mia età
Vengo da un Paese
Chiamato Midwest
Laggiù ho imparato
A obbedire alla legge
E che il Paese in cui vivo
Ha Dio con sé.

Tutti i libri di storia
Raccontan così
I soldati sparavano
E gli Indiani cadevano
I soldati sparavano
E gli Indiani morivano
Perché il Paese era giovane
E aveva Dio con sé.

La guerra Ispano-Americana
E’ passata da un po’
E la guerra civile
E’ già dimenticata
I nomi degli eroi
Li conosco a memoria
Coi fucili in mano
E Dio con sé.

La prima guerra mondiale
Come venne andò
Ma  perché si combattè
Non compresi mai
Ma ho imparato a accettarla
Con grande fierezza
Non si contano i morti
Quando hai Dio con te.

La seconda guerra mondiale
Finalmente finì
Perdonati i tedeschi
Che ora sono amici
Han bruciato la gente
Sei milioni nei forni
Oggi anche i tedeschi
Hanno Dio con sé.

Per tutta la vita
I russi odiare dovrò
Se verrà un’altra guerra
Li combatteremo
Dovrò odiarli e temerli
Correre e scappare
 E con coraggio accettare
Perché Dio è con noi.

Ma ora abbiamo armi
Più evolute che mai
Se saremo costretti
Usarle dovremo
Premeremo un bottone
Salterà il mondo intero
Ma non far mai domande
Quando hai Dio con te.

Molte volte ho pensato
Alla triste realtà
Che Gesù fu tradito
Da un bacio sul viso
E’ soltanto un pensiero
Giudicate da voi
Se per caso anche Giuda
Aveva Dio con sé.

 Ora voglio andar via
Sono stanco perché
Non so più ragionare
 Se certezza non c’è
Le parole si affollano
 Dentro la mente mia
Ma se Dio è con noi
La guerra si fermerà.


SIGNOR TAMBURINO
di Eleonora "Magpie"

EHI, SIGNOR TAMBURINO, SUONA UNA CANZONE
NON HO SONNO E NON HO UN POSTO DOVE ANDARE
EHI, SIGNOR TAMBURINO, SUONA UNA CANZONE
NEL MATTINO TINTINNANTE GIURO CHE TI SEGUIRO'

SI', L' IMPERO DELLA SERA E' SVANITO NELLA SABBIA,
SI E' DISCIOLTO NELLA NEBBIA
FAMMI STARE UN POCO QUI CHE NON HO SONNO
LA MIA STANCHEZZA MI STUPISCE, SONO ANCORA IN PIEDI
DA SOLO, NON MI VEDI? E LA VECCHIA STRADA E' VUOTA PER SOGNARE

EHI, SIGNOR TAMBURINO, SUONA UNA CANZONE
NON HO SONNO E NON HO UN POSTO DOVE ANDARE
EHI, SIGNOR TAMBURINO, SUONA UNA CANZONE
NEL MATTINO TINTINNANTE GIURO CHE TI SEGUIRO'

PORTAMI LONTANO SULLA NAVE INDIAVOLATA
LA MIA MENTE E' GIA' IMPAZZITA, LE MIE MANI CONGELATE
E I MIEI PIEDI PRONTI PER VAGABONDARE
SON PRONTO PER ANDARE DOVUNQUE TU VORRAI,
TI SEGUIRO', LO SAI
SONO PRONTO PER VIVERE O SVANIRE

EHI, SIGNOR TAMBURINO, SUONA UNA CANZONE
NON HO SONNO E NON HO UN POSTO DOVE ANDARE
EHI, SIGNOR TAMBURINO, SUONA UNA CANZONE
NEL MATTINO TINTINNANTE GIURO CHE TI SEGUIRO'

E SE SENTIRAI CANTARE SULLA RIGA DEL MATTINO
GUARDA CHE NON E' NESSUNO,
E' LA FUGA DEL DESTINO
CHE SI INCIAMPERA' FRA IL CIELO E LE BANDIERE
E SE SENTI UN RITMO STRANO SUL TUO TAMBURELLARE
TU NON LO DOVRAI BADARE
E' UN PAGLIACCIO CHE SI PERDERA' NEL SOLE

EHI, SIGNOR TAMBURINO, SUONA UNA CANZONE
NON HO SONNO E NON HO UN POSTO DOVE ANDARE
EHI, SIGNOR TAMBURINO, SUONA UNA CANZONE
NEL MATTINO TINTINNANTE IO TI SEGUIRO'

FAMMI SCOMPARIRE NEGLI GLI ANELLI DEL TUO FIATO
FRA LE ROCCE DEL PASSATO,
FOGLIE E SPETTRI DI PALLORE
NEL RIMBOMBO DI UN  FRADICIO DOLORE
E DANZARE SOTTO UN CIELO DI DIAMANTI E DI RUBINO
COL PROFILO NEL MATTINO
CIRCONDATO DALLA SABBIA
DIPINGENDO IL MIO RIFLESSO
CREDERO'  DOMANI, NON  PENSARCI ADESSO

EHI, SIGNOR TAMBURINO, SUONA UNA CANZONE
NON HO SONNO E NON HO UN POSTO DOVE ANDARE
EHI, SIGNOR TAMBURINO, SUONA UNA CANZONE
NEL MATTINO TINTINNANTE IO TI SEGUIRO'


I tempi stanno cambiando
di Michele Mari
 

Venite gente

Dovunque vaghiate

E ammette che le acque

Ormai sono cresciute

E accettate che presto

Sarete quasi annegati

Il vostro tempo

Lo state sprecando

Voi cominciate a nuotare

Se non volete affogare

Perché i tempi stanno cambiando
 
 

Venite scrittori e poeti

Che uccidete con le penne

Tenete gli occhi aperti

L'occasione è solenne

Non parlate troppo presto

Perché la ruota gira ancora

E non c'è nessuno

Che dice chi sta chiamando

Il perdente adesso

Vincerà domani

Perché i tempi stanno cambiando
 
 

Venite senatori, ministri

Ascoltate il messaggio

Non state sulla porta

Non bloccate il passaggio

Chi si ferirà

Sara chi ci ha impediti

C'è una battaglia fuori

E sta infuriando

Scuoterà le finestre

Abbatterà i vostri muri

Perché i tempi stanno cambiando
 
 

Venite madri e padri

Da nazioni intere

E non criticate

Se non potete capire

I vostri figli e le vostre figlie

Vi sono già sfuggiti

La vostra strada

Sta scomparendo

Uscite da quella nuova

Se non volete aiutare

Perché i tempi stanno cambiando
 
 

La linea è tracciata

Il rito eseguito

Chi è lento adesso

Sarà poi più spedito

Il presente ormai

Sarà passato domani

L'ordine sta

già scomparendo

il primo adesso

sarà ultimo domani

perché i tempi stanno cambiando.



 
 

Lungo le torri di guardia
di Michele Mari
 

"Si potrà pure uscire di qua" disse il giullare al ladro

"C'è troppa confusione, han messo tutto a soqquadro

Affaristi mi bevono il vino, contadini mi zappano la terra

E nessuno di loro su questa fila, sa perché andiamo in guerra"
 
 

"Non c'è motivo di agitarsi", il ladro disse gentilmente

"So che ci sono molti fra di noi che pensano che la vita non valga niente

Ma io e te ci siamo passati, e sappiamo che questo non è vero

Non perdiamoci in chiacchiere, il cielo si sta facendo nero"
 
 

Lungo le torri di guardia i principi sorvegliavano

Mentre le donne guardavano i servi, che avanti e indietro se ne andavano

Lontano in fondo alla valle, un lupo prese a ululare

Due cavalieri si avvicinavano, il vento cominciò a fischiare.



 

Stai, donna, stai
di Michele Mari
 

Stai, donna, stai, stai coricata sul mio letto

Tutti i colori che tu hai mente

Io te li farò brillare come niente

Stai, donna, stai, stai coricata sul mio letto
 
 

Stai, donna, stai, stai col tuo uomo ancora un po'

Fino al mattino fallo star bene più che può

I suoi panni sono sporchi ma le mani pulite

Di più belle di te non ne ha mai avute

Stai, donna, stai, stai col tuo uomo ancora un po'
 
 

Perché aspettare ancora che cominci il mondo

Quando puoi avere la tua fetta e anche mangiartela

Perché aspettare ancora quello che ami

Quando lui è seduto in fronte a te
 
 

Stai, donna, stai, stai coricata sul mio letto

Stai, donna, stai, mentre la notte è ancora fonda

Voglio vederti nella luce del mattino

Anche di notte vorrei averti vicino vicino

Stai, donna, stai, mentre la notte è ancora fonda


Queen Jane approssimativamente
di Michele Mari
 

Quando tua madre blocca le tue partecipazioni

E tuo padre spiega alle tue sorelle

Che sei stanca di te e delle tue creazioni

Mi verrai a trovare, Queen Jane
 
 

Quando le fioriste rivogliono quello che ti han prestato

E l'odore delle rose scappa via

E tuo figlio ti urla quanto ti ha odiato

Mi verrai a trovare, Queen Jane
 
 

Tutti i clown con le tue provvigioni

Sono morti in battaglia o invano

E sei stufa delle ripetizioni

Mi verrai a trovare, Queen Jane
 
 

Tutti gli strilloni hanno le borse di plastica

Ai tuoi piedi per convincerti che stai male

Dicendo che dovresti essere più drastica

Mi verrai a trovare, Queen Jane
 
 

Tutti i banditi cui hai porto l'altra guancia

Hanno posato le bandane e si lamentano

E tu vuoi uno che ti ami e che taccia

Mi verrai a trovare, Queen Jane


L'uomo con l'impermeabile nero
di Michele Mari
 

Sento i grilli fischiare e l'acqua scrosciare

C'è un vestito steso lì fuori a asciugare

La finestra aperta su un albero africano

Sbattuto dalla brezza di un grosso uragano

Non ha detto niente e scritto nemmeno

È andata con l'uomo dall'impermeabile nero
 
 

Qualcuno l'ha visto girare qua e là

Nei bassifondi di questa città

E quando gli ha chiesto se voleva ballare

Aveva una faccia che non si poteva guardare

Tirò fuori la bibbia, a onore del vero

C'era polvere sull'uomo dall'impermeabile nero
 
 

Un prete parlava e faceva un sermone

Diceva che la coscienza è in distruzione

Non si può fidarsi di lei come guida

Devi assecondarla comunque vada

Non è facile capire, bisogna accendere un cero

Ha dato il cuore all'uomo dall'impermeabile nero
 
 

La gente non vive e non muore dice qualcuno

Galleggia tra la fame e un piccolo trono

Ma dire che è giusta non è proprio vero

È andata con l'uomo dall'impermeabile nero
 
 

C'è fumo sull'acqua, è lì da un bel pezzo

Nel cielo c'è quarto di luna nel mezzo

Non senti questo rumore di fondo?

Picchiano un cavallo già andato all'altro mondo

Non ha detto una parola lasciando il maniero

È andata con l'uomo dall'impermeabile nero


Mille Miglia (One too many mornings)
di Michele Mari
 
 

Per la strada un cane abbaia ed il giorno si fa scuro

Mentre la notte buia scende il latrato è meno duro

Il silenzio sbatte contro i suoni nella mia mente

Che ho lasciato un giorno di troppo

Dietro a mille miglia di niente
 
 

Dagli incroci dei miei passi i miei occhi iniziano a cadere

E giro la testa in quella stanza dove a me e a lei piaceva stare

E riguardo la strada i marciapiedi e i segnali

Che ho lasciato un giorno di troppo

E alle spalle mille miglia di mali
 
 

È un inquieto arrabbiato sentimento che non vuole nessuno d'accordo

Quando che io dico per te è solo un ricordo

Tu hai ragione dalla tua parte io invece dalla mia

Siamo tutti da un mattino di troppo

E da mille miglia sulla via


Ramona
di Vincent

Ramona ti voglio vicina
con gli occhi socchiusi,
dissolti gli spasmi di pena
nei sensi riaccesi, i fiori
in città benché vivi
avranno una morte, e
trattare col fato e solo
tempo sprecato ma dirtelo
è insensato.

Le tue labbra spaccate dal
sole amo baciare, le tue
gesta sono finite in fondo
al mio cuore, e mi brucia
amore sapere che ti
stanno giocando, sono solo
schemi-vuoti teoremi
che tanto male
ti fanno.

La tua mente invasa
con shiuma di vuote parole
che non sai se restare o
tornare nel tuo paese natale,
ti hanno giocato e dipinto
la fine del mondo, e quei
sogni che fai quando
stai male, con me non
li farai.

Tu sei meglio di niente
e niente e niente è meglio
di te, questo è quello che descrivi
di te, ma gli eventi-le forze-
gli  amici sono questi
i tuoi guai, t’imprimono
cose, giuste per loro ma
sbagliate purtroppo
per te.

Potrei continuare ma
so che non puoi ascoltare,
in questi casi non c’è
consiglio che vale, tutto va
torna-passa e si trasforma,
tu segui il tuo cuore
e chissà domattina
sarò io a chiamarti
piangendo.


CORINNA CORINNA
(tradiz. arr. di Bob Dylan - versione italiana di G. Barnini)

     Corinna Corinna
     Dimmi il tuo cuore dov’è
     Corinna Corinna
     Dimmi il tuo cuore dov’è
     Ti ho pensata notte e giorno
     Ti prego torna da me

     Ho un uccello che fischia
     Che canta e fa cu cu
     Ho un uccello che fischia
     Che canta e fa cu cu
     Ma non ho più la mia Corinna
     E il resto non conta più

     Corinna Corinna
     Ti ho sempre in mente sai
     Corinna Corinna
     Ti ho sempre in mente sai
     Sei ogni notte nei miei sogni
     Ma al mattino te ne vai


L'UOMO MISE UN NOME AGLI ANIMALI
(Man gives names to all the animals)
(di Bob Dylan - versione italiana di G. Barnini)
 

        L'uomo mise un nome agli animali fin dal principio fin dal principio
        L'uomo mise un nome agli animali fin dal principio tanto tempo fa
  Vide un animale che borbottava aveva zampe grosse e poi ringhiava
  Aveva il pelo in testa e anche sul dorso
  Beh io lo chiamerò orso

        L'uomo mise un nome agli animali fin dal principio fin dal principio
        L'uomo mise un nome agli animali fin dal principio tanto tempo fa

  Vide un animale sulla collina masticava erba tutta la mattina
  Cos'è questo bianco latte che non mi stucca
  Beh la chiamerò mucca

        L'uomo mise un nome agli animali fin dal principio fin dal principio
        L'uomo mise un nome agli animali fin dal principio tanto tempo fa

  Vide un animale sbuffare forte corna sulla testa e neppure corte
  Sembrava poter tirare il mondo intero
  Beh lo chiamerò toro

        L'uomo mise un nome agli animali fin dal principio fin dal principio
        L'uomo mise un nome agli animali fin dal principio tanto tempo fa

  Uno era disteso su una spianata pieno di fango la coda attorcigliata
  Era grasso e grosso ed era tutto sporco
  Beh lo chiamerò porco

        L'uomo mise un nome agli animali fin dal principio fin dal principio
        L'uomo mise un nome agli animali fin dal principio tanto tempo fa

  Vide un animale che tutto il giorno beccava in terra quel che c'era intorno
  Faceva un uovo fresco quasi ogni mattina
  Beh la chiamerà gallina

        L'uomo mise un nome agli animali fin dal principio fin dal principio
        L'uomo mise un nome agli animali fin dal principio tanto tempo fa

  Vide un animale liscio come il vetro che strisciava sull'erba avanti e indietro
  Lo vide sparire in terra furtivamente


UN ALTRO BUON CAFFE' (One more cup of coffee)
(di Bob Dylan - versione italiana di G. Barnini)

     Gli occhi tuoi son come due diamanti in mezzo al cielo
     La schiena così dritta e i tuoi capelli sono un velo
     Ma io non provo affetto e non provo gratitudine
     La fedeltà che offri è per la tua solitudine
        Un altro buon caffè per la mia strada
        Un altro buon caffè prima che vada
        Nella valle laggiù

     Tuo padre è un fuorilegge ed un perfetto vagabondo
     Da lui potrai imparare come scegliere nel mondo
     Sorveglia che nessuno entri dentro il suo reame
     La voce fa vibrante quando dice ho ancora fame
        Un altro buon caffè per la mia strada
        Un altro buon caffè prima che vada
        Nella valle laggiù

     Tua madre è preveggente ed anche tu sei come lei
     Del tutto analfabeta libri in casa non ne hai
     Il tuo piacere è immenso la tua voce ha un suono puro
     E il cuore è come il mare misteriosamente oscuro
        Un altro buon caffè per la mia strada
        Un altro buon caffè prima che vada
        Nella valle laggiù


MOZAMBICO
(Mozambique)
(di Bob Dylan - versione italiana di G. Barnini)
 

     Mi piacerebbe andare in Mozambico
     Col cielo azzurro e il mare blu
     Si balla stretti come non ti dico
     Ci vorrei stare un mese o due o tre
     E innamorarmi proprio là di te

     Belle ragazze sono in Mozambico
     Puoi innamorarti quando vuoi
     Con tutti quanti tu ti senti amico
     Puoi salutare quella che ti va
     Sicuramente ti risponderà

        Lì vicino a lei in riva al mare
        Voli con la tua fantasia
        Senti le emozioni più rare
        Tutto è una stupenda magia

     E quando lasci un giorno il Mozambico
     Tutte le cose belle che ha
     Quel dolce mondo nuovo eppure antico
     Sembra lasciare la felicità
     Fatta di amore e di semplicità
     Su quelle spiagge d'oro in Mozambico


CAMPANE DELLA LIBERTA'
(Chimes of Freedom)
(di Bob Dylan - versione italiana di G. Barnini)
 

     Molte ore oltre il tramonto poco prima della notte
     Riparati in mezzo a un lugubre paesaggio
     Lampi e tuoni tutto intorno sulle ombre negli abissi
     E la libertà lanciava il suo messaggio
     Per tutti i guerrieri nemici dell'artiglieria
     Per i rifugiati che stanno scappando via
     E per tutti quei soldati carne da sfruttare
     La libertà vedemmo lampeggiare

     Nelle strade incandescenti noi guardammo di nascosto
     Mentre stavano fondendo i muri e i campi
     Mentre l'eco della festa prima della dura pioggia
     Si sfumava fra lo scampanio dei lampi
     Che stavano suonando per ogni sfortunato
     Per il povero e il ribelle scacciato e rifiutato
     E per l'emarginato condannato sempre a bruciare
     La libertà vedemmo lampeggiare

     In quel folle martellare della grandine selvaggia
     Il cielo esplose tutto il suo stupore
     Che il rintocco delle chiese sparisse nella brezza
     Lasciando il suono di quel bel fragore
     Per le anime gentili per la mite gente
     Per tutti i custodi e protettori della mente
     I poeti ed i pittori che continueranno a creare
     La libertà vedemmo lampeggiare

     E la pioggia nella sera raccontava le sue storie
     Fra le forme senza velo ne' posizioni
     Per le lingue senza un luogo in cui trasmettere i pensieri
     Costrette sempre in ovvie situazioni
     Suonava per il sordo per il cieco e per il muto
     Per la prostituta per chi ha bisogno di aiuto
     Per il piccolo delinquente così facile da incatenare
     La libertà vedemmo lampeggiare

     Anche se una bianca nube ci copriva dai bagliori
     E la nebbia ci rendeva come vuoti
     Lampi ancora come frecce non per quelli condannati
     A vagare o a rimanere sempre immoti
     Suonavano per chi cerca su sentieri senza parole
     Per gli amanti troppo soli e una storia personale
     E per ogni anima innocua costretta in prigione a invecchiare
     La libertà vedemmo lampeggiare

     Mi ricordo fummo presi gli occhi lucidi e ridenti
     Ma non proprio imprigionati dentro il tempo
     Mentre ancora un'altra volta guardavamo affascinati
     Quel forte scampanio sparì nel vento
     Suonava per i malati che non possono essere curati
     Per tutti quei confusi accusati e maltrattati
     E per ogni prigioniero al di là di ogni mare
     La libertà vedemmo lampeggiare



 

STIVALI DI CUOIO SPAGNOLO
(Boots of spanish leather)
(di Bob Dylan - versione italiana di G. Barnini)
 

     Lontano amore mio sai me ne andrò andrò via domani al mattino
     Che cosa posso mandarti da là dalla terra dove approdo
        Non c'è niente amore che voglio da là niente vorrei possedere
        Solo che torni come ora tu sei da quell'oceano desolato
     Pensavo volessi qualcosa per te qualcosa d'oro o d'argento
     Dalle montagne intorno a Madrid o dalle coste di Barcellona
        Se avessi la stella più bella che c'è e il diamante più grande del mondo
        Ci rinuncerei per un bacio tuo la sola cosa che io voglio
     Ma potrei restare a lungo laggiù e solo per questo ti chiedo
     Se posso mandarti qualcosa che poi ti renda il tempo più veloce
        Ma come puoi parlare così mi causi soltanto tristezza
        La stessa cosa che adesso vorrei la vorrò certo anche domani
     Una sua lettera un giorno arrivò dalla sua nave in viaggio
     Amore non so quando ritornerò vedrò laggiù come mi trovo
        Se pensi questo amore mio sai la mente tua sta vagando
        I tuoi pensieri non sono per me ma per la terra che ti attende
     Ascolta allora un po' quei venti che portano solo tempeste
     Si puoi spedire qualcosa per me stivali spagnoli di cuoio spagnolo



 

AMORE MENO ZERO/NESSUN LIMITE
(Love minus zero/no limit)
(di Bob Dylan - versione italiana di G. Barnini)

     Lei parla come il silenzio senza ideali senza violenza
     Non deve dire che è fedele ma è sincera come il ghiaccio e il fuoco
     C'è chi porta le rose chi promette ogni ora
     Il mio amore ride come i fiori Valentino non la comprerà mai

     Nei negozi e nelle stazioni c'è chi parla di situazioni
     O ripete delle citazioni sopra i muri della città
     C'è chi parla del futuro lei parla dolcemente
     Non c'è successo come il fallimento e il fallimento un successo non è

     Ondeggiano cappa e spada le signore accendono candele
     Nelle feste dei cavalieri la pedina ha invidia pure lei
     Statue di cerini crollano una dentro l'altra
     Lei sorride non se ne cura capisce troppo per parlare o giudicar

     Il ponte a mezzanotte trema il dottore va per la sua strada
     Le nipoti dei banchieri ai saggi che fanno doni dicon sempre di sì
     Il vento urla martellante la notte soffia piovosa
     Il mio amore è come un corvo con un'ala rotta alla finestra mia


JOHN WESLEY HARDING
(John Wesley Harding)
(di Bob Dylan - versione italiana di G. Barnini)
 

     John Wesley Harding era amico della povera gente
     Teneva due pistole una per mano
     Ovunque in queste zone trovava il suo cliente
     Il suo era un rubare direi sano

     Nella contea di Chaynee ne parlano tuttora
     Con le signore ai fianchi disse basta
     E presto nel villaggio la vita si accalora
     Per molti era la sola via rimasta

     Il nome suo al telegrafo più volte venne scritto
     Ma mai accusa seppero provare
     Nessuno nel paese riuscì a coglierlo sul fatto
     Perché a lui non piaceva mai strafare


STAMMI BENE ANGELINA
di Vincent

Stammi bene Angelina
La corona dov’è ?
L’ha rubata un bandito
Ed io, lo seguirò
Se la notte griderà
Una tromba suonerà
Stammi bene Angelina
Il cielo ha preso fuoco
E io, camminerò

Non ti devi arrabbiare
Non serve, ti fa male
Non c’è niente da provare
Tutto è tale e quale
Come il legno che si poggia
Sulla riva del mare
Stammi bene Angelina
È il cielo a tremare
E io devo, navigare

I fanti con le donne
Han deserto il piazzale
Le zingare curiose
Sono giunte sull’altare
Nello spazio dove il tempo
Non è solo un momento
Stammi bene Angelina
Il cielo si è piegato
Ci vediamo, se si può

Quei pirati accecati
Dal sole o chissà
Sparan colpi di fucile
Senza alcuna identità
I vicini sono in festa
In una strana unicità
Stammi bene Angelina
Il cielo si colora
E il mio passo volerà

Il più alto dei nani
Danza sopra le mani
Valentino balla il tango
Mentre un uomo ha appena pianto
Tutti quanti chiudon gli occhi
Evitando l’imbarazzo
Stammi bene Angelina
È il cielo a soffrire
Scusa devo, proseguire

Dammi il nome che ti serve
Risponderò comunque e sempre
Stammi bene Angelina
Il cielo è in eruzione
Ti porterò la mia canzone


BELLE ISLE
di Giovanni Camanni

Una sera passeggiavo spettinato solo
nei campi maturi per una carezza
sulle rive del lake Erin dove
si pescano risposte e bellezza

Sbirciai una contadina al suo lavoro
e mi fermai a guardarla graziosa
danzare con garbo sull'erba
giovane stella brillante dell'isola luminosa.

Mi chinai umile a quell'angelo
"Dolce fanciulla dove sei nata?
Sei forse figlia del cielo?
Amo già le tue trecce di seta".

"Ragazzo ti racconterò il mio segreto
sono solo una povera contadina
e tradire i miei voti e le mie promesse
e più di quanto possa il mio cuore di bambina

perciò non scivolerò fra le tue braccia
ma pregherò per la miseria e la fatica
e per chi mi ha lasciato così sola
sola sulle rive dell'isola bella".

"Signorina di sole non voglio deriderti
sono io che vengo da te mascherato
per mantenere la nostra ultima promessa
e speravo di arrivare inaspettato

tu sei la ragazza che cercavo per amare
tu sei da sempre nel mio cuore
per me non c'è altra damigella
che la mia giovane stella brillante dell'isola bella".


BALLO DEL DESTINO
di Edo

E si incontrarono in un parco

la notte ormai si faceva largo

luce soffusa sul loro sguardo

freddo nei polmoni

si sentirono soli

la storia era in declino

e lui aspettò il ballo del destino.
 
 

Lui camminò fino a tarda ora

un po' confuso, lo ricordo ancora

aprì la porta, la stanza vuota

con la luce ancora accesa

luce di una candela

la vide lì vicino

non si accorse del ballo del destino.
 
 

Una chitarra suonava piano

lei lo lasciò sul suo divano

il suo discorso fin troppo chiaro

lei in un lampo era al portone

diede un soldo ad un pittore

e ad un cieco sul suo cammino

e si scordò del ballo del destino.
 
 

Lui si alzò, la stanza fredda

non la rivide nella sua coperta

disse allo specchio "Io non ho fretta"

la finestra si aprì da sola

sentì il gelo nella sua gola

e poi capì che era mattino

tutta colpa del ballo del destino.
 
 

Sentì una sveglia batter l'una

e se ne andò, la sua anima sola

ma la pensò per un attimo ancora

su quel treno ormai andato

troppi segni del passato

ma il tempo è un assassino

che non pensa al ballo del destino
 
 

Qualcuno dice che è un peccato

soffrire troppo per il passato

lui pensa ancora a ciò che è stato

e non lascerà il suo sogno

era nata in giugno

ma lui le era vicino

grazie al cielo e al ballo del destino.



 

RAGAZZA DEL NORD
di Edo

Se ti trovi a passeggiare un po' più a nord

dove il vento canta su ogni fiore,

ricordati che lei vive là

è stata il mio grande amore.
 

Se ti trovi proprio in mezzo alla bufera,

dove il fiume ghiaccia e il vento è eterno

controlla che le sue mani stiano al caldo,

proteggila da questo inverno.
 

Controlla se i suoi capelli sono lunghi

e se i ricci cadono sulla schiena

controlla se i suoi capelli sono lunghi

è così che ricordo lei com'era.
 

Ed io spero si ricordi un po' di me,

molte volte è in un mio sogno,

dentro al buio della notte,

nella luce di ogni giorno.
 

Se ti trovi a passeggiare un po' più a nord

dove il vento soffia su ogni fiore,

ricordati che lei vive là

è stata il mio più grande amore.


COME UNA PIETRA ROTOLANTE
di LucaG

Una volta ti vestivi in maniera molto elegante
Gettavi una moneta ai mendicanti credendo di fare una cosa importante
Non lo pensi anche tu?
La gente rimaneva a vedere
Diceva attenta bambola stai per cadere
Ma tu ci ridevi su
Tutti quanti si lasciavano andare
Ora non sembri così in vena
Al pensiero di dover scroccare
La tua prossima cena

Come ci si sente
Senza un'abitazione
Come un perfetto viandante
Come una pietra rotolante

Signorina solitaria, hai frequentato la scuola più raffinata
Ma lo facevi solo per sentirti più elettrizzata
E nessuno ti ha insegnato come vivere per strada
Ma ora scopri che ti ci devi abituare
Hai detto che non saresti mai scesa a compromessi
Col misterioso vagabondo mentre ora lo stai per fare
E capisci che non ti sta concedendo alcun alibi
Mentre guardi nei suoi occhi vuoti e gli chiedi vuoi un affare?

Come ci si sente
A vivere senza abitazione
Senza nessuna direzione
Come un perfetto viandante
Come una pietra rotolante

Non ti sei mai voltata per dare un'occhiata
All'espressione accigliata
Sulle facce dei clown e dei giocolieri
Non hai mai saputo capire che non era una cosa di cui gioire
Non hai mai lasciato che gli altri al posto tuo potessero subire
Come fossero tuoi scudieri
Andavi a spasso col tuo cavallo cromato
Col diplomatico e il suo gatto siamese arruffato
Non è difficile scoprire che lui non è dove disse di andare
Dopo averti rubato tutto ciò che ti poteva rubare

Come ci si sente
A vivere senza abitazione
Senza nessuna direzione
Come un perfetto viandante
Come una pietra rotolante

La principessa sul trono e le persone nel loro abito
Stanno bevendo pensando che sia loro il merito
Se ci si scambia regali e cose preziose da scartare
Ma è meglio che tu stringa il tuo anello di diamanti in pugno
E lo usi come pegno
Eri sempre così divertita e solare
Indossavi abiti logori e il linguaggio che lui era solito usare
Corri da lui non puoi rifiutare
Quando non hai niente, non hai niente da lasciare
Sei invisibile ora non hai più segreti dai quali scappare

Come ci si sente
A vivere senza abitazione
Senza nessuna direzione
Come un perfetto viandante
Come una pietra rotolante


YOU’RE A BIG GIRL, NOW
Tu non mi credi che ti amo (e te lo dico)
(Traduzione/adattamento di Alberto Cagnin)

Tu mi parlavi piano, senza fretta
La tua voce mi mandava in paradiso
E adesso sono qui in questa strada vuota
Con la pioggia nelle scarpe
In cerca di un sorriso

Una fitta mi sta spezzando il cuore
Il tempo è cambiato adesso lo so
Non bussa più alla mia porta il commesso viaggiatore
A casa mia fa freddo
Da te invece no

Amarsi è difficile bisogna essere almeno in due
E questo mondo sai corre veloce
Ma tutto quello che sognavo non erano manie
Tu stavi nei miei sogni
Ed io ero felice

Se un giorno mi cercherai saprai dove trovarmi
Io ti amo e un giorno ti dovrò incontrare
Magari mentre dormi nella stanza di qualcuno
Ma questo è il mio destino
Ho un prezzo da pagare


TO MAKE YOU FEEL MY LOVE
Ti farò sentire il mio amore
Music and lyrics by Bob Dylan
Testo di Alberto Cagnin (traduzione/adattamento)

Quando la pioggia ti accarezza la faccia
E tutto il mondo ti  sta dando la caccia
Ti difenderò e spero che ti piaccia
Ti farò sentire il mio amore

Se nella luce della sera le stelle
Arrivano a sfiorare le tue ciglia belle
Ti accarezzerei per sempre la pelle
Ti farò sentire il mio amore

So che non hai deciso ancora
Ma non ti farei mai del male
Ti ho visto e tutto è così chiaro da allora
Non c'è più niente di banale

Potrei aver fame, essere triste e blu
Potrei emigrare e non vederti mai più
Affondare al largo e non tornare più su
Per farti sentire il mio amore

Le tempeste sono sopra al mare
I miei rimpianti sul pavè
Tu ascolta sempre venti nuovi soffiare
Non hai mai visto uno come me

Potrei farti felice e i tuoi sogni capire
Non c'è niente al mondo che io non potrei fare
Dentro ai confini del tuo cuore abitare
Per farti sentire il mio amore


IN QUALUNQUE CITTA'
WHEN THE DEAL GOES DOWN
Music and lyrics by Bob Dylan
Testo di Alberto Cagnin (traduzione/adattamento)

La notte è scura ho un pò di paura
di essere ancora inseguito
la ruota è bucata la rotta sbagliata
un minuto e sarà tutto finito
da una nuvola nera salirà una preghiera
io vorrei arrivare fin là
viviamo moriamo il perchè non sappiamo
io sarò con te in qualunque città

mangiamo beviamo pensiamo e sentiamo
nel cemento di questo giardino
io rido poi piango perplesso rimango
se non vuoi più venirmi vicino
un'altra tempesta rovina la festa
la corona di spine è realtà
cuore a cuore l'ombra allunga le ore
e sarò con te in qualunque città

ho perso l'orgoglio e il mio portafoglio
annaspo in tortuosa corrente
il rumore è veleno la gioia un pò meno
e tutto è così indifferente
chi vuole la terra fa scoppiare la guerra
ma chi spara mai ci colpirà
il tuo tappeto d'ingresso dice entra lo stesso
e sarò con te in qualunque città

ma ora la luce dà luce e fortuna
da qui sembra saggia e lontana
la vita impariamo e poi perdoniamo
turisti in metropolitana
più deboli di un fiore son preziose le ore
che ci hanno portato fin qua
ti stringo le mani ti prego rimani
e sarò con te in qualunque città


CERCO DI ENTRARE IN PARADISO
(Tryin’ to get to Heaven)

L’aria diventa pesante
nel cielo è quasi tempesta
arranco in acqua stagnante
con il calore alla testa
il tuo ricordo sbiadisce
ed anche il tuo sorriso
ho camminato in mezzo al niente
e ora cerco di entrare in Paradiso

Non son rimasto nel Missouri
non ne potevo più
ho passato giorni duri
senza guardare in su
tu mi hai spezzato il cuore
senza preavviso
vago per valli solitarie
e spero ancora di entrare in Paradiso

La gente sui binari
aspetta il treno
riesco a sentire i loro cuori
che oscillano pian piano
non è la fine ancora
finché non hai deciso
che puoi perder qualcos’altro
spero solo di entrare in Paradiso

Scendo verso la costa
verso New Orleans
ho viaggiato in carrozza
con Mary Jane
dicon che tutto andrà bene
ma forse mi han deriso
ho girato in tutto il mondo, gente
e ora cerco di entrare in Paradiso

Dormirò su un treno
cercando di sognare
mi chiedo se tutto è vano
come appare
incontro pochi viandanti
ma ricordo ogni viso
giocatori d’azzardo
così cerco di entrare in Paradiso.

Traduzione: Gio M.

CASCHETTO LEOPARDATO
(Leopard-skin pill-box hat)

Amore vedo che indossi
il tuo nuovo caschetto leopardato
ah sì vedo che indossi
il tuo nuovo caschetto leopardato
dimmi tesoro come sta la tua testa
sotto un oggetto così prezzolato
il tuo nuovo caschetto leopardato.

Ah, ti sta davvero un gran bene
ci salterei sopra con gusto
è che vorrei soltanto vedere
che sia davvero un prodotto di lusso
sai che in testa ti sta bilanciato
come sta un materasso su un fiasco?
il tuo nuovo caschetto leopardato.

Ho sentito che l’alba vorresti vedere
tesoro un posto io lo conosco
potremmo andarci e stare a sedere
un giorno di questi se non è fosco
io ho la bandana e la testa fasciata
ma tu magari avresti il pretesto
per il tuo nuovo caschetto leopardato.

Ho chiesto al dottore se potevo vederti,
mi ha detto di no perché sei malata
ho disobbedito e venivo a prenderti
però al posto mio è lui che ho trovato
sai non mi importa se mi vuole ingannare,
però non gli voglio vedere indossato
quel tuo nuovo caschetto leopardato.

Bè ho visto che hai un nuovo ragazzo,
no prima non l’avevo notato,
cioè vi ho visti fare del sesso,
hai scordato di chiudere la porta sul retro,
potresti pensare che vuole i tuoi soldi
ma io so il motivo per cui è innamorato,
è il tuo nuovo caschetto leopardato.

Traduzione: Gio M.


TIMAVO (GIORNO CHE PASSA)
(Mississippi)
Music and lyrics by Bob Dylan
Testo di Alberto Cagnin (traduzione/adattamento)

Ogni giorno che passa è un pezzo di strada
E hai le ore contate comunque vada;
sembra un tempo immobile quello nel quale mi affanno
nella mia scatola di vetro ho passato un altro anno

Questo posto è una giungla con tanti giochi da provare
Io vivo intrappolato ma tento ancora di scappare
sono cresciuto nei campi e lavoro in città
annaspando in un mare di guai da quando mi sono fermato qua

Non ho niente da darti, del resto non ho niente per me
Niente per cui schierarsi, forse capisci il perché
Il cielo è infuocato e il dolore scende giù
Non mi vendere niente non provarci almeno tu

La mia forza di espressione e la mia fantasia
Non ti rendono giustizia non c’è ragione non c’è poesia
Una cosa soltanto è quella che ho sbagliato
Tuffarmi nel Timavo e non averlo attraversato

Il demonio è per la strada il mulo è nella mangiatoia
Puoi dire quello che vuoi che tutto il resto è noia
Stavo pensando alle parole che Rosa aveva detto
e vagheggiavo di dormire qualche volta nel suo letto

Cammino tra le foglie cadute dal querceto
mi sento uno straniero che nessuno ha conosciuto
quante sono le case che non abbiamo costruito
lo so che ti dispiace e anch’io mi sono pentito

La gente a volte ti offre la mano altre volte no
Ieri sera ti capivo ma stasera non lo so
Dammi qualcosa di forte per distrarre la mia mente
Ti guarderò finchè i miei occhi ti vedranno veramente

Sono arrivato qua con la freccia del sud
Attraversando le montagne che amavi tanto tu
Una cosa soltanto è quella che ho sbagliato
Tuffarmi nel Timavo e non averlo attraversato

La mia nave ormai è a pezzi e sta affondando veloce
Sono sepolto nel veleno e il mio futuro è una croce
Ma il mio cuore non è stanco, è libero e leggero
Ho solo affetto per chi naviga con me sopra questo mare scuro

Tutti sono in movimento se non sono già arrivati
Tutti per forza in movimento per non essere arrestati
stai con me amore stai con me comunque
Adesso che le cose iniziano ad arrivare al dunque

Ho i vestiti bagnati mi stringono la pelle
Stretti come gli angoli delle mie diverse celle
La fortuna prima o poi mi farà una cortesia
Allora dammi la mano dimmi che sei ancora mia

Il vuoto è infinito, freddo come l’argilla
Ma un fuoco non lo spegni se lasci accesa la scintilla
Una cosa soltanto è quella che ho sbagliato
Tuffarmi nel Timavo e non averlo attraversato



Negli anni '60 Luigi Tenco canta "La risposta è caduta nel vento", versione abbastanza fedele del classico dylaniano "Blowin' in the wind".
Ecco di seguito un estratto della versione di Tenco.
LA RISPOSTA E' CADUTA NEL VENTO
Luigi Tenco

...Quando dal mare un'onda verrà
e i monti lavare potrà
Quante volte un uomo dovrà litigar
sapendo che è inutile odiar?
E poi quante persone dovranno morir
perchè siano troppe a morir?
Risposta non c'è
o forse chi lo sa
caduta nel vento sarà


 
 
Rudy Assuntino (Nuovo Canzoniere Italiano) cantò invece la versione italiana di un altro capolavoro del primo Bob Dylan, "Masters of war" che nella versione italiana diventa "L'uomo che sa"
L'UOMO CHE SA
Rudy Assuntino
La mia vita ce l'ha chi il potere l'ha per sè,
chi le armi prepara, chi educa me,
chi mi insegna a lottare per la mia libertà
e alla gente si spaccia per l'uomo che sa.
Mi dà in mano un fucile, ma non viene con me,
io mi trovo tra i morti e mi chiedo perchè,
sono i giovani che la guerra stroncò
son sepolti nel fango e tacere non so...
Quando tu sarai morto a cercarti verrò,
seguirò la tua bara e ti maledirò,
resterò ad aspettare finchè caduto sarà,
un gran mucchio di merda sull'uomo che sa...

 
Un altra versione di "Masters of war" è quella di Tito Schipa jr:
SIGNORI DELLA GUERRA
Tito Schipa jr.
Ehi voi mastri guerrai
voi con i vostri cannoni
con le vostre testate
con i vostri aereoplani
non c'è muro che basti
non c'è scrivania
io vi leggo nella testa
come fosse la mia.

Cosa avete inventato
che non serva a disfare
il mio mondo per voi
è un giochetto banale
mi passate un fucile
poi correte al riparo
e non c'è traccia di voi
già dopo il primo sparo...

E mi auguro che moriate
e che moriate tra poco
seguirò il vostro feretro
in un pomeriggio opaco
veglierò sui becchini
che vi interrino correttamente
e non me ne andrò senza essere certo
che siate crepati veramente

E questa è la versione di Fausto Amodei

I SIGNORI DELLA GUERRA

Voi, signori di guerra che riempite oramai
solo più gli arsenali e vuotate i granai
anche se vi celate dietro i vostri scrittoi
strapperemo la maschera ch'è in faccia a voi.

Distruggete la terra con la tranquillità
di un bambino che rompe i balocchi che ha,
ci mandate a sparare ma scappate poi là
dove mai nessun colpo vi raggiungerà.

Come Giuda mentite ed i vostri lacchè
dicon frasi fiorite per far credere che
una guerra mondiale noi la si vincerà
ma io so che non è questa la verità.

Ché chi avrà da sparare no, non sarete voi
voi starete a contare i caduti e gli eroi
a esaltare commossi le trascorse virtù
di chi è morto nel fiore della gioventù.

Voi mettete paura la peggiore che c'è
quella di metter figli a 'sto mondo com'è
e così il mio bambino forse mai nascerà
ché non voglio immolarlo alla vostra viltà.

Quello che sto dicendo non lo si ascolterà
con la solita scusa della giovane età
ma una cosa so io che tra voi non si sa:
è che neppure Cristo vi perdonerà.

Voi pensate che in fondo con i soldi si può
comperare il perdono ma io dico di no!
Quando voi morirete quello che v'accadrà
sarà d'esser dannati per l'eternità.

Che la morte al più presto vi prenda con sé.
Dietro le vostre bare voi vedrete anche me.
Sarò lì a garantirmi che la terra v'ingoi
e che i vermi sian pronti a occuparsi di voi.



Nel 1974 uno dei più grandi cantautori italiani, Fabrizio De Andrè, traduce uno dei più famosi brani del Dylan "ermetico", quello visionario del periodo 65/66.
La canzone è "Desolation row" (dall'album "Highway 61 revisited") che De Andrè traduce nella sua "Via della povertà", pubblicata sull'album "Canzoni".
Ad affiancare De Andrè come co-autore del brano (insieme a Dylan naturalmente) troviamo un giovane Francesco De Gregori, altro dylaniano dichiarato.
VIA DELLA POVERTA'
Fabrizio De Andrè/Francesco De Gregori
Il salone di bellezza in fondo al vicolo
è affollatissimo di marinai
prova a chiedere a uno che ore sono
e ti risponderà "non l'ho saputo mai"
Le cartoline dell'impiccagione
sono in vendita a cento lire l'una
il commissario cieco dietro la stazione
per un indizio ti legge la sfortuna
e le forze dell'ordine irrequiete
cercano qualcosa che non va
mentre io e la mia signora ci affacciamo stasera
su via della Povertà

Cenerentola sembra così facile
ogni volta che sorride ti cattura
ricorda proprio Bette Davis
con le mani appoggiate alla cintura
Arriva Romeo trafelato
e le grida "il mio amore sei tu"
ma qualcuno gli dice di andar via
e di non riprovarci più
e l'unico suono che rimane
quando l'ambulanza se ne va
è Cenerentola che spazza la strada
in via della Povertà

Mentre l'alba sta uccidendo la luna
e le stelle si son quasi nascoste
la signora che legge la fortuna
se n'è andata in compagnia dell'oste
Ad eccezione di Abele e di Caino
tutti quanti sono andati a far l'amore
aspettando che venga la pioggia
ad annacquare la gioia ed il dolore
e il Buon Samaritano
sta affilando la sua pietà
se ne andrà al Carnevale stasera
in via della Povertà

I tre Re Magi sono disperati
Gesù Bambino è diventato vecchio
e Mister Hyde piange sconcertato
vedendo Jeckyll che sorride nello specchio
Ofelia è dietro la finestra
mai nessuno le ha detto che è bella
a soli ventidue anni
è già una vecchia zitella
la sua morte sarà molto romantica
trasformandosi in oro se ne andrà
per adesso cammina avanti e indietro
in via della Povertà

Einstein travestito da ubriacone
ha nascosto i suoi appunti in un baule
è passato di qui un'ora fa
diretto verso l'ultima Thule
sembrava così timido e impaurito
quando ha chiesto di fermarsi un pò qui
ma poi ha cominciato a fumare
e a recitare l'abicì
ed a vederlo tu non lo diresti mai
ma era famoso qualche tempo fa
per suonare il violino elettrico
in via della Povertà

Ci si prepara per la grande festa
c'è qualcuno che comincia ad aver sete
il fantasma dell'opera
si è vestito in abiti da prete
sta ingozzando a viva forza Casanova
per punirlo della sua sensualità
lo ucciderà parlandogli d'amore
dopo averlo avvelenato di pietà
e mentre il fantasma grida
tre ragazze si son spogliate già
Casanova sta per essere violentato
in via della Povertà

E bravo Nettuno mattacchione
il Titanic sta affondando nell'aurora
nelle scialuppe i posti letto sono tutti occupati
e il capitano grida "ce ne stanno ancora"
e Ezra Pound e Thomas Eliot
fanno a pugni nella torre di comando
i suonatori di calipso ridono di loro
mentre il cielo si sta allontanando
e affacciati alle loro finestre nel mare
tutti pescano mimose e lillà
e nessuno deve più preoccuparsi
di via della Povertà

A mezzanotte in punto i poliziotti
fanno il loro solito lavoro
metton le manette intorno ai polsi
a quelli che ne sanno più di loro
i prigionieri vengon trascinati
su un calvario improvvisato lì vicino
e il caporale Adolfo li ha avvisati
che passeranno tutti dal camino
e il vento ride forte
e nessuno riuscirà
a ingannare il suo destino
in via della Povertà

La tua lettera l'ho avuta proprio ieri
mi racconti tutto quel che fai
ma non essere ridicola
non chiedermi "come stai"
quella gente di cui mi vai parlando
è gente come tutti noi
non mi sembra che siano mostri
non mi sembra che siano eroi
e non mandarmi ancora tue notizie
nessuno ti risponderà
se insisti a mandarmi le tue lettere
da via della Povertà


 
Nel 1978 De Andrè fa uscire uno dei suoi album più belli, "Rimini", quello che forse risente maggiormente dell'influenza delle visioni poetiche di Bob Dylan ed in parte anche delle sue sonorità. Non a caso l'album è scritto interamente in collaborazione con un altro illustre "figlio di Dylan", Massimo Bubola il quale, insieme a De Andrè, traduce "Romance in Durango", brano di Bob Dylan e Jacques Levy pubblicato sull'album "Desire". Il titolo italiano è "Avventura a Durango":
AVVENTURA A DURANGO
Fabrizio De Andrè/Massimo Bubola
Peperoncini rossi nel sole cocente
polvere sul viso e sul cappello
io e Maddalena all'occidente
abbiamo aperto i nostri occhi oltre il cancello

Ho dato la chitarra al figlio del fornaio
per una pizza ed un fucile
la ricomprerò lungo il sentiero
e suonerò per Maddalena all'imbrunire

Nun chiagne Maddalena
Dio ci guarderà
e presto arriveremo a Durango
Strigneme Maddalena
stu deserto finirà
e tu potrai ballare o'fandango

Dopo i templi aztechi e le rovine
le prime stelle sul Rio Grande
di notte sogno il campanile
e il collo di Ramon pieno di sangue

Sono stato proprio io all'osteria
a premere le dita sul grilletto
vieni mia Maddalè voliamo via
il cane abbaia e quel che è fatto è fatto

Nun chiagne Maddalena
Dio ci guarderà
e presto arriveremo a Durango
strigneme Maddalena
stu deserto finirà
e tu potrai ballare o'fandango

Alla corrida con tequila ghiacciata
vedremo il toreador toccare il cielo
all'ombra della tribuna antica
dove Villa applaudiva il rodeo

Il frate pregherà per il perdono
ci accoglierà nella missione
avrò stivali nuovi un orecchino d'oro
e sotto il velo tu farai la comunione

La strada è lunga ma ne vedo la fine
arriveremo per il ballo
e Dio ci apparirà sulle colline
coi suoi occhi smeraldini di ramarro

Nun chiagne Maddalena
Dio ci guarderà
e presto arriveremo a Durango
strigneme Maddalena
stu deserto finirà
e tu potrai ballare o'fandango

Che cos'è il colpo che ho sentito
ho nella schiena un dolore caldo
siediti qui trattieni il fiato
forse non sono stato troppo scaltro

Svelta Maddalena prendi il mio fucile
guarda dov'è partito il lampo
miralo bene cerca di colpire
potremmo non vedere più Durango

Nun chiagne Maddalena
Dio ci guarderà
e presto arriveremo a Durango
Strigneme Maddalena
stu deserto finirà
e tu potrai ballare o'fandango


 
Paradossalmente il più dylaniano dei cantautori italiani, Francesco De Gregori, solo in tempi recenti ha realizzato una cover di Dylan, sebbene l'ombra del cantautore americano fosse da sempre presente nelle sue canzoni, da "Cercando un altro Egitto" a "Rimmel", da "Niente da capire" a "La casa di Hilde", da "Dolce signora che bruci" fino ad arrivare a "Buonanotte fiorellino" che lo stesso De Gregori ammise in un'intervista di aver parzialmente "rubato" a Dylan (l'originale dylaniano è "Winterlude" dall'album "New Morning").
Nell'album "La valigia dell'attore" De Gregori traduce "If you see her say hello" che Dylan pubblico in uno dei suoi migliori album "Blood on the tracks". La bella versione del cantautore romano è intitolata "Non dirle che non è così". 
NON DIRLE CHE NON E' COSI'
Francesco De Gregori
Se la vedi dille ciao salutala dovunque sia
è partita tempo fa e adesso forse è in Tunisia
dille che non si preoccupi per le cose lasciate qui
e se crede che l'abbia scordata non dirle che non è così

Abbiam dovuto dividerci e sbatterci qua e là
ma per quelli che si amano non è certo una novità
e adesso che se n'è andata adesso che non c'è
è ancora nel mio cuore è ancora vicino a me

Se mai la incontrerai dalle un bacio da parte mia
ho sempre avuto rispetto per lei per come se n'è andata via
se c'è un altro che le sta accanto certamente non sarò io
a mettermi fra di loro ci scommetto che non sarò io

Faccio un lavoro strano vedo gente in quantità
e mi capita ogni tanto di sentire il suo nome in giro per le città
e non ci ho fatto ancora l abitudine o forse mai ce la farò
sarà che sono troppo sensibile o nella testa chissa che c'ho

Sole grande luna blu il passato e ancora qua
io so a memoria i ricordi e il tempo prende velocità
se tornasse da queste parti il mio indirizzo la gente lo sa
tu dille che puo cercarmi se trova il tempo mi troverà
 

Francesco De Gregori ha tradotto insieme con Mimmo Locasciulli anche un altro capolavoro di Dylan, "Series of dreams", apparso sull'album di Locasciulli "Il futuro". Ecco di seguito il testo.
 

Una serie di sogni 
( De Gregori-Locasciulli- Dylan )

   Solamente una serie di sogni
   e niente che diventa realtà
   tutto fermo ancorato sul fondo
   fino al punto di non muoversi più

   Pensando a niente di niente
   come quando ti svegli gridando
   e ti chiedi perchè
   niente da poter raccontare
   solamente dei sogni così

   Pensando a una serie di sogni
   senza tempo senza velocità
   e la stanza nel buio è priva d'uscita
   e la trovi soltanto se la cerchi da te

   Non c'è niente che devi collegare
   sul confine della semplicità
   niente che potrebbe passare
   l'ispezione della normalità

   Sogni che l'ombrello era chiuso
   sul sentiero lasciato per me
   e il gioco restava confuso
   alfabeto di un'altra civiltà

   In un sogno c'era sangue per terra
   in un altro nevicava in città
   in un altro correvo ed in un altro ancora
   mi sentivo costretto a salire più in là

   Non chiedevo un aiuto speciale
   non cercavo di fuggire da qui
   ero andato anche troppo lontano
   solamente pensando a dei sogni così

   Sogni che l'ombrello era chiuso
   sul sentiero preparato per me
   ed il gioco sembrava confuso
   alfabeto di un'altra civiltà

Ed ecco Uscirò di qui, versione di De Gregori di I shall be released

USCIRO' DA QUA (Dylan/De Gregori)

Nel mondo qua di fuori non c'è traccia
E dicono che è meglio che è così
Ma non dimentico la faccia
Di chi mi ha preso e mi ha sbattuto qui

E la mia luce è intorno
Quell'innocenza è verità
Ogni giorno come il giorno
Che uscirò da qua

Dicono che un uomo può sbagliare
Che certi errori costano parecchio
Ma quando il sole passa lungo il muro
Io mi ci vedo come in uno specchio

E la mia luce è intorno
Quell'innocenza è verità
Ogni giorno come il giorno
Che uscirò da qua

Un uomo accanto a me
Seduto fra la gente
Ripassa la sua vita e non ci sta
E parla e grida e giura
Che non ha fatto niente
Che non dovrebbe essere qua

E la mia luce è intorno
Quell'innocenza è verità
Ogni giorno come il giorno
Che uscirò da qua


MAGGIE'S FARM

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