Le Interviste
(stralci, dichiarazioni, interviste a e su Nicoletta Braschi, i suoi film, la sua vita)


Benigni dopo l'Oscar per "La Vita è Bella"
"Nicoletta è d’accordo con la mia esuberanza perché per me lei è tutto il mondo. Oltre ad essere la mia musa poetica è anche una bravissima attrice. Senza di lei non ci sarebbe stata ‘La vita è bella’. In questo momento vorrei essere a Vergaio, con i miei genitori. So che hanno organizzato una nottata in bianco, tipo mondiali di calcio, per fare il tifo per me. Sono tanto contento anche per loro".


Roberto Benigni su Nicoletta e "La vita è bella"

D: Tua moglie Nicoletta ama come te questo film?

R: E' il film che lei ama di più in assoluto. Il suo perso-
naggio è straordinario. Poi questa è soprattutto una storia
d'amore, come Maus di Spiegelman. Il mio personaggio
ama lei e pensa sempre a lei, è innamorato di questa don-
na perdutamente, per sempre.
(da "Datemi un Nobel" di Giorgio Simonelli e Gaetano Tramontana - Edizioni Falsopiano)




Roberto Benigni su Nicoletta Braschi/Fata Turchina:
Voglio fare un brevissimo discorso sulla Fata Turchina che è il personaggio che è stato fedele al libro, ma è quello che è stato più tradito in qualche maniera, per renderlo più fedele... Prima di tutto apre la storia, è una storia sua, che nel libro non avviene... Nel libro è la regina delle metamorfosi, è un personaggio mitico... di una bellezza... Gadda diceva che era il più grande mito femminile del diciannovesimo secolo, e lo è. E' l'unico personaggio femminile di tutto il romanzo d'una potenza, una forza, una... "magnifitudine" che non si finisce mai di stupirsi di fronte a questo straordinario personaggio... e in più la maniera... questo è un fatto proprio tecnico di direzione artistica...  la maniera con cui... (non trova le parole) ...io non son capace di immaginare un'altra Fata Turchina senza lo sguardo e il sorriso di Nicoletta Braschi... ma... (pausa) ...la sua maniera di impostare il personaggio... certe volte gli attori aiutano anche il regista... il suo personaggio è quello che fa lievitare tutto il resto del film... il personaggio della fata turchina è fondamentale... quello che più... (pausa) ...si veste con la luce, è un personaggio che ha mille ambiguità...
Per ascoltare Benigni nel brano sopra riportato clicca qui


Roberto Benigni sulla sua scelta di Giorgio Cantarini come figlio di Nicoletta/Dora e Guido/Roberto in "La Vita è bella"

D: Già in Chiedo asilo, di Ferreri, hai lavorato con un
gruppo numeroso di bambini. Hai avuto qui difficoltà
nella direzione di una bambino di cinque anni ?

R: Si, certamente! Ho scelto questo bambino, il cui nome
è Giorgio Cantarini, perche assomigliava a me e a Nico-
letta, e poi rappresentava nel viso l'innocenza, la bellez-
za, la vispezza, la furbizia. Lui non ha mai recitato. Ho a-
vuto difficoltà nel fargli impersonare le emozioni forti:
ha vissuto per la prima volta dal vivo le urla, le torture, i
fucili. Lui non sapeva nemmeno che cosa significasse la
parola ebreo, conosceva solo la distinzione tra buoni e
cattivi. Allora ha identificato i buoni negli ebrei, i cattivi
negli altri. Ciò che mi ha più colpito è che ha capito quel-
lo che è veramente accaduto: il bambino è diventato uno
storico !
(da "Datemi un Nobel" di Giorgio Simonelli e Gaetano Tramontana - Edizioni Falsopiano)


Nicoletta Braschi sul suo ruolo della Fata Turchina:
Un'ultima parola a Nicoletta Braschi, compagna inseparabile di Roberto Benigni (sul set, sul lavoro, nella vita) alla quale il grande regista e inteprete toscano ha affidato il ruolo della Fata Turchina. "Nel film -dice- rappresento la madre dei sogni, la madre ideale. All'epoca di 'Pinocchio' l'educazione era molto severa, c'erano punizioni rigide sia a scuola che in famiglia. Le strategie educative della Fata Turchina -aggiunge ancora la Braschi- sono di una modernita' sorprendente. Pinocchio deve poter imparare dai suoi errori, dai continui fallimenti. Morte e continua rinascita come tappe iniziatiche di un lungo cammino che lo condurranno a diventare uomo". 


Chi è la Fata Turchina e cosa ha significato per lei poterla interpretare?

NICOLETTA BRASCHI: Geppetto fa un bambino da solo: nasce da una partenogenesi maschile. La Fata, che gli vuole bene incondizionatamente per quello che è non per quello che fa, è una madre modernissima  che in tempi in cui il libro è stato scritto  (anni di educazione autoritaria) propone invece un percorso educativo (bisogna imparare attraverso i propri errori) veramente alternativo: allestisce attorno a Pinocchio una colossale messinscena che attraverso tappe di crescita e formazione insegnerà al nostro Pinocchio  a diventare un bambino. E così mi è piaciuto interpretarla: una madre moderna e poco viscerale.
da lisoladeltesoro.com


da un'intervista a Benigni:
(...) A tal punto che viene chiesto a Benigni se non gli sarebbe piaciuto di più recitare nel ruolo del monello per antonomasia Lucignolo. Il regista-attore-sceneggiatore risponde che non solo avrebbe voluto interpretare Lucignolo, ma anche la Fata Turchina e tutti gli altri personaggi del film. Poi prorompe in una dichiarazione d’amore nei confronti della compagna, Fata Turchina ideale. La ringrazia per averlo trascinato nella recitazione, altrimenti “Pinocchio avrebbe potuto cadere nel macchiettismo”.
Gli domandano quanto si sia divertito nel realizzare il film. Benigni afferma: “Ce l’abbiamo messa tutta per fare le cose che più ci piacevano. Desideravamo essere totalmente liberi e infatti abbiamo scelto tutti gli attori che volevamo, nei tempi, nei luoghi e secondo le modalità che preferivamo.” Aggiunge Nicoletta Braschi: “Abbiamo affrontato una produzione onerosa e non ci siamo spaventati di fronte a nulla per soddisfare ogni esigenza estetica.”
da tempimoderni.com


da un'intervista a Nicoletta Braschi:
E Nicoletta, come vede il protagonista? “Pinocchio nasce da una partenogenesi maschile. È impulsivo, bugiardo, troppo esplorativo. Nonostante ciò, la Fata gli vuole bene incondizionatamente. È una mamma modernissima e poco viscerale. A quell’epoca vigeva un’educazione autoritaria. Invece la Fata fa sì che Pinocchio impari da solo attraverso i propri errori. E in questo percorso formativo tutti sono complici della Fata, dal Gatto e la Volpe al Pescecane. Pinocchio affronta varie tappe iniziatiche, muore e rinasce diverse volte fino ad acquisire un’identità umana.”
da tempimoderni.com


Il colossal della Melampo
Prodotto integralmente dalla casa di produzione di Roberto Benigni e Nicoletta Braschi, la Melampo, Pinocchio ha richiesto due anni di lavorazione, un budget di 40 milioni di euro, una troupe di 150 persone e uno staff di 270 fra tecnici, operai, falegnami, fabbri e stuccatori. Circa 4.000 le comparse utilizzate, quasi 500 giocattoli costruiti per restituire credibilmente la meraviglia favolosa del paese dei balocchi, 20 abiti di scena preparati soltanto per Pinocchio e oltre quattro chilometri quadrati di stoffa per provvedere ai costumi degli altri personaggi. Il film uscirà in Italia prima che in America, distribuito in 800 copie sul territorio nazionale. Con questo sforzo produttivo, la Melampo consolida il suo significativo ruolo di casa cinematografica indipendente nel panorama italiano e internazionale.
da radiotua.it


da un'intervista a Max Cavallari dei Fichi d'India

D: Che impressione le ha fatto Benigni?
«Benigni non è solo un attore fantastico, è una persona di un'umanità straordinaria. La mattina sul set stringeva la mano a tutti, era di una dolcezza infinita. Quando c'erano le pause correva subito ad abbracciare la moglie, Nicoletta Braschi, un rapporto di un amore intenso».


da un'intervista a Benigni

Quando ho incontrato per la prima volta Nicoletta ci siamo subito detti che un giorno avremmo realizzato Pinocchio. Ed oggi più che mai è necessaria una storia del genere: non c’è nulla di più reale della fantasia, e nulla al mondo è più bello di Pinocchio!


da un'intervista a Benigni

"Volevo farlo da vent'anni, poi quando ho incontrato Nicoletta Braschi ho pensato che saremmo stati benissimo come Pinocchio e Fata turchina. E' una fiaba di una bellezza tale, nulla al mondo è più bello di Pinocchio, con tutti i suoi avvenimenti, anche con le sue parti cupe. Un personaggio meraviglioso, semplice e complesso. Più che sceglierlo io, è Pinocchio che ha scelto me".


da un'intervista di Stradanove a Nicoletta Braschi

E’ stato particolarmente difficile produrre un film come Pinocchio?

NICOLETTA BRASCHI: La Melampo Cinematografica nasce dall’esigenza di poter gestire in completa libertà ogni scelta estetica . Ed allora come risultato di questa enorme libertà… abbiamo lavorato con gli attori e tecnici che desideravamo… con i nostri tempi e con le nostre pause… diventa sopportabile qualsiasi naturale fatica che un film di questa fattura naturalmente comporta.


Vi hanno in questi giorni “rimproverato” di aver scelto come distribuzione una casa come la Medusa, proprietà del presidente del Consiglio….

NICOLETTA BRASCHI: Due anni fa abbiamo firmato un contratto con Vittorio Cecchi Gori per la distribuzione in Italia del film, e l’abbiamo scelto per consuetudine ed affetto. Qualche mese fa Vittorio ha deciso di farsi aiutare da un'altra distribuzione per il lancio di questo film, come peraltro di altre sue pellicole, e sinceramente è stata una bella esperienza lavorare con professionisti come i collaboratori che lavorano per la Medusa.


Chi è la Fata Turchina e cosa ha significato per lei poterla interpretare?

NICOLETTA BRASCHI: Geppetto fa un bambino da solo: nasce da una partenogenesi maschile. La Fata, che gli vuole bene incondizionatamente per quello che è non per quello che fa, è una madre modernissima che in tempi in cui il libro è stato scritto (anni di educazione autoritaria) propone invece un percorso educativo (bisogna imparare attraverso i propri errori) veramente alternativo: allestisce attorno a Pinocchio una colossale messinscena che attraverso tappe di crescita e formazione insegnerà al nostro Pinocchio a diventare un bambino. E così mi è piaciuto interpretarla: una madre moderna e poco viscerale


Simonelli e Tramontana su Nicoletta, "la donna-angelo" di Benigni

La donna-angelo delle storie di Benigni, a partire ap-
punto dal Piccolo diavolo, è allora diabolica, provocatrice,
conturbante, alienante come la realtà che circonda il sem-
plice. Ma a volte sa essere anche dolce e fiabesca come la
Nicoletta di Daunbailò o la Principessa della Vita è bella
comunque sempre capace di stravolgere la vita dell'uomo
ed imprimerle una nuova ed imprevedibile direzione.
E come per Benigni si è parlato di variazioni sul te-
ma, altrettanto si può dire di Nicoletta Braschi, eterno
volto dell' idealizzazione femminile del fanciullo tosca-
no, sin dalla sua prima apparizione al fianco di Benigni
in Durante Cristo nei panni di Maria.
Donna-angelo è anche l' Aldina della Voce della Luna
ma con caratteristiche tutte felliniane: insaziabile, proca-
ce e soprattutto irraggiungibile, più vicina alla sfera del
sogno, tipica, quindi, dell'immaginario costruito attraver-
so gli anni dal regista emiliano.
(da "Datemi un Nobel" di Giorgio Simonelli e Gaetano Tramontana - Edizioni Falsopiano)


Simonelli e Tramontana su Nicoletta
 

MI PIACE LA MOGLIE DI ROBERTO BENIGNI
Benigni regista
Anche questa volta, due parole sul titolo del capitolo.
Nel corso di un'edizione del Premio Tenco di qualche
anno fa, una delle più spumeggianti della manifestazione
sanremese dedicata alla canzone d'autore, Roberto Be-
nigni, ospite al teatro Ariston, insieme con i più celebri
cantautori italiani e stranieri -Roberto Vecchioni e Fran-
cesco Guccini, Leo Ferre e Paolo Conte -giocò a que-
st'ultimo uno scherzo di grande arguzia e divertimento.
Improvvisò un pezzo intitolato Mi piace la moglie di
Paolo Conte, una specie di stornello nel quale, dietro
all'omaggio al ben noto fascino della moglie dell'avvo-
cato-musicista, si celava un'affettuosa parodia dei suoi
vezzi letterari, dell ' ermetismo dei suoi testi, di alcuni
versi, situazioni, personaggi del suo universo poetico: la
moglie di Angiolino, il gelato al limone, l'intelligenza
degli elettricisti. Alla delicatezza intellettuale di questi
motivi simbolici, Benigni contrapponeva la sua vitalità,
la sua capacità erotica, la sua schiettezza, i suoi modi
spicci: "Conte siamo alla fine/ Conte siamo alle soglie/
mi piace la tu' moglie/ e con lei vorrei fuggir".
Ma se Benigni frequentando il mondo della canzone
d'autore non ha potuto resistere al fascino di Egle, chi ha
frequentato assiduamente la sua cinematografia, vedendo
e rivedendo più volte tutti i suoi film, difficilmente può
sfuggire al fascino di Nicoletta Braschi: la moglie di Be-
nigni, ma anche la sua musa, la donna di cui, in ogni
film, si esalta, a parole, ma anche con le immagini, l'irre-
sistibile bellezza, madonna e principessa, femme fatale e
dolce demonio, la figura che, con quel suo atteggiamento
disincantato e straniante, rende veri, autentici tutti gli
slanci sentimentali, tutte le tenerezze, tutte "le sorprese"
e "i trionfi dell'amore" che il regista sempre più ama rac-
contarci.
E come è possibile non pensare, apprestandosi a par-
lare dei suoi film, quanto "mi piace la moglie di Roberto
Benigni"? O Roberto, -come direbbe lui -si fa per
scherzare.
(da "Datemi un Nobel" di Giorgio Simonelli e Gaetano Tramontana - Edizioni Falsopiano)




Simonelli e Tramontana su Nicoletta/Jessica Rossetti da "Il Mostro"

E, poi, il confronto, il contrasto più
esplosivo, quello tra il corpo del clown e il sesso, quando
la poliziotta Jessica, su indicazione dei suoi superiori,
gioca la carta della provocazione erotica per smascherare
"il mostro". E allora è tutto un susseguirsi di mises suc-
cinte, atteggiamenti allusivi, posizioni inequivocabili,
palesi esibizioni. Ma quanto più il corpo della poliziotta
diventa prorompente, tanto più il "mostro" adotta dei
meccanismi di difesa: dispositivi verbali come gli esila-
ranti discorsi su un tema che è non a torto considerato
come l'opposto dell'erotismo, un vero antidoto, cioè l'e-
conomia, ma anche dispositivi corporali, con tutta una
serie di funambolismi, raggomitolamenti, rimpiccioli-
menti, sparizioni, che riprendono la più classica delle
performance clownesche rovesciandone, al contempo,
l'intenzione: solitamente, il clown è attratto proprio da
quegli elementi materiali che Loris sfugge.
(da "Datemi un Nobel" di Giorgio Simonelli e Gaetano Tramontana - Edizioni Falsopiano)


un trafiletto su Benigni e Nicoletta produttori tratto dalla Rete:
Oggi al nome Roberto Benigni figurano intestate alla camera di commercio tre società, la Melampo cinematografica che produce i film, la Spitfire che gestisce tre teatri di posa dove sono stati girati sia il triplice Oscar sia l'atteso Pinocchio, e la Tentacoli edizioni musicali che si occupa delle attività legate alle note. In tutte le società figura un altro nome, Nicoletta Braschi, moglie nella vita, collega su tutti i set, romagnola di sana concretezza che cucina in modo eccellente, conti e manicaretti. I coniugi dividono fraternamente la Tentacoli e la Melampo (50 per cento a testa) e quest'ultima controlla il 60 per cento della Spitfire (in più, moglie e marito hanno una quota del 10 per cento ciascuno). Una coppia di ferro e l'anima d'acciaio è racchiusa nel corpo dolce di lei.
I due si conobbero sul set di "Tu mi turbi", era l'82, Braschi faceva la parte della Madonna, convertì il piccolo diavolo alla monogamia, riuscì persino a farsi sposare in chiesa, in un convento di clausura dal più surreale bestemmiatore del palcoscenico. Da allora sono una sola cosa: anima, corpo e spa. Dopo il bagno di dollari e consensi di La vita è bella (53, fra premi e riconoscimenti) hanno deciso di accollarsi tutti i rischi d'impresa per Pinocchio. Coraggio o calcolo economico?
Il film è il più costoso kolossal mai prodotto in Italia, 40 milioni di euro, interamente finanziati dalla Melampo (in cui figura anche Gianluigi Braschi, fratello di Nicoletta). 


Io e Nicoletta siamo come Topolino e Minnie:
TFK: Your wife, Nicoletta Braschi, plays the Blue Fairy. Do you make all your movies with her?
Roberto Benigni: Yes! We’re like Mickey and Minnie Mouse. We stay together
da un'intervista a Benigni di "Time for kids"



continua...
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NICOLETTA BRASCHI
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