Benigni dopo l'Oscar per "La Vita è Bella"
"Nicoletta è d’accordo con la mia esuberanza
perché per me lei è tutto il mondo. Oltre ad essere la mia
musa poetica è anche una bravissima attrice. Senza di lei non ci
sarebbe stata ‘La vita è bella’. In questo momento vorrei essere
a Vergaio, con i miei genitori. So che hanno organizzato una nottata in
bianco, tipo mondiali di calcio, per fare il tifo per me. Sono tanto contento
anche per loro".
Roberto Benigni su Nicoletta e "La vita è bella"
D: Tua moglie Nicoletta ama come te questo film?
R: E' il film che lei ama di più in assoluto.
Il suo perso-
naggio è straordinario. Poi questa è
soprattutto una storia
d'amore, come Maus di Spiegelman. Il mio personaggio
ama lei e pensa sempre a lei, è innamorato
di questa don-
na perdutamente, per sempre.
(da "Datemi un Nobel" di Giorgio Simonelli e
Gaetano Tramontana - Edizioni Falsopiano)
D: Già in Chiedo asilo, di Ferreri, hai
lavorato con un
gruppo numeroso di bambini. Hai avuto qui difficoltà
nella direzione di una bambino di cinque anni
?
R: Si, certamente! Ho scelto questo bambino, il
cui nome
è Giorgio Cantarini, perche assomigliava
a me e a Nico-
letta, e poi rappresentava nel viso l'innocenza,
la bellez-
za, la vispezza, la furbizia. Lui non ha mai
recitato. Ho a-
vuto difficoltà nel fargli impersonare
le emozioni forti:
ha vissuto per la prima volta dal vivo le urla,
le torture, i
fucili. Lui non sapeva nemmeno che cosa significasse
la
parola ebreo, conosceva solo la distinzione tra
buoni e
cattivi. Allora ha identificato i buoni negli
ebrei, i cattivi
negli altri. Ciò che mi ha più
colpito è che ha capito quel-
lo che è veramente accaduto: il bambino
è diventato uno
storico !
(da "Datemi un Nobel" di Giorgio Simonelli e
Gaetano Tramontana - Edizioni Falsopiano)
Nicoletta Braschi sul suo ruolo della Fata Turchina:
Un'ultima parola a Nicoletta Braschi, compagna
inseparabile di Roberto Benigni (sul set, sul lavoro, nella vita) alla
quale il grande regista e inteprete toscano ha affidato il ruolo della
Fata Turchina. "Nel film -dice- rappresento la madre dei sogni, la madre
ideale. All'epoca di 'Pinocchio' l'educazione era molto severa, c'erano
punizioni rigide sia a scuola che in famiglia. Le strategie educative della
Fata Turchina -aggiunge ancora la Braschi- sono di una modernita' sorprendente.
Pinocchio deve poter imparare dai suoi errori, dai continui fallimenti.
Morte e continua rinascita come tappe iniziatiche di un lungo cammino che
lo condurranno a diventare uomo".
Chi è la Fata Turchina e cosa ha significato per lei poterla interpretare?
NICOLETTA BRASCHI: Geppetto fa un bambino da solo:
nasce da una partenogenesi maschile. La Fata, che gli vuole bene incondizionatamente
per quello che è non per quello che fa, è una madre modernissima
che in tempi in cui il libro è stato scritto (anni di educazione
autoritaria) propone invece un percorso educativo (bisogna imparare attraverso
i propri errori) veramente alternativo: allestisce attorno a Pinocchio
una colossale messinscena che attraverso tappe di crescita e formazione
insegnerà al nostro Pinocchio a diventare un bambino. E così
mi è piaciuto interpretarla: una madre moderna e poco viscerale.
da lisoladeltesoro.com
da un'intervista a Benigni:
(...) A tal punto che viene chiesto a Benigni
se non gli sarebbe piaciuto di più recitare nel ruolo del monello
per antonomasia Lucignolo. Il regista-attore-sceneggiatore risponde che
non solo avrebbe voluto interpretare Lucignolo, ma anche la Fata Turchina
e tutti gli altri personaggi del film. Poi prorompe in una dichiarazione
d’amore nei confronti della compagna, Fata Turchina ideale. La ringrazia
per averlo trascinato nella recitazione, altrimenti “Pinocchio avrebbe
potuto cadere nel macchiettismo”.
Gli domandano quanto si sia divertito nel realizzare
il film. Benigni afferma: “Ce l’abbiamo messa tutta per fare le cose che
più ci piacevano. Desideravamo essere totalmente liberi e infatti
abbiamo scelto tutti gli attori che volevamo, nei tempi, nei luoghi e secondo
le modalità che preferivamo.” Aggiunge Nicoletta Braschi: “Abbiamo
affrontato una produzione onerosa e non ci siamo spaventati di fronte a
nulla per soddisfare ogni esigenza estetica.”
da tempimoderni.com
da un'intervista a Nicoletta Braschi:
E Nicoletta, come vede il protagonista? “Pinocchio nasce da una partenogenesi
maschile. È impulsivo, bugiardo, troppo esplorativo. Nonostante
ciò, la Fata gli vuole bene incondizionatamente. È una mamma
modernissima e poco viscerale. A quell’epoca vigeva un’educazione autoritaria.
Invece la Fata fa sì che Pinocchio impari da solo attraverso i propri
errori. E in questo percorso formativo tutti sono complici della Fata,
dal Gatto e la Volpe al Pescecane. Pinocchio affronta varie tappe iniziatiche,
muore e rinasce diverse volte fino ad acquisire un’identità umana.”
da tempimoderni.com
Il colossal della Melampo
Prodotto integralmente dalla casa di produzione
di Roberto Benigni e Nicoletta Braschi, la Melampo, Pinocchio ha richiesto
due anni di lavorazione, un budget di 40 milioni di euro, una troupe di
150 persone e uno staff di 270 fra tecnici, operai, falegnami, fabbri e
stuccatori. Circa 4.000 le comparse utilizzate, quasi 500 giocattoli costruiti
per restituire credibilmente la meraviglia favolosa del paese dei balocchi,
20 abiti di scena preparati soltanto per Pinocchio e oltre quattro chilometri
quadrati di stoffa per provvedere ai costumi degli altri personaggi. Il
film uscirà in Italia prima che in America, distribuito in 800 copie
sul territorio nazionale. Con questo sforzo produttivo, la Melampo consolida
il suo significativo ruolo di casa cinematografica indipendente nel panorama
italiano e internazionale.
da radiotua.it
da un'intervista a Max Cavallari dei Fichi d'India
D: Che impressione le ha fatto Benigni?
«Benigni non è solo un attore fantastico,
è una persona di un'umanità straordinaria. La mattina sul
set stringeva la mano a tutti, era di una dolcezza infinita. Quando c'erano
le pause correva subito ad abbracciare la moglie, Nicoletta Braschi, un
rapporto di un amore intenso».
da un'intervista a Benigni
Quando ho incontrato per la prima volta Nicoletta ci siamo subito detti che un giorno avremmo realizzato Pinocchio. Ed oggi più che mai è necessaria una storia del genere: non c’è nulla di più reale della fantasia, e nulla al mondo è più bello di Pinocchio!
da un'intervista a Benigni
"Volevo farlo da vent'anni, poi quando ho incontrato Nicoletta Braschi ho pensato che saremmo stati benissimo come Pinocchio e Fata turchina. E' una fiaba di una bellezza tale, nulla al mondo è più bello di Pinocchio, con tutti i suoi avvenimenti, anche con le sue parti cupe. Un personaggio meraviglioso, semplice e complesso. Più che sceglierlo io, è Pinocchio che ha scelto me".
da un'intervista di Stradanove a Nicoletta Braschi
E’ stato particolarmente difficile produrre un film come Pinocchio?
NICOLETTA BRASCHI: La Melampo Cinematografica
nasce dall’esigenza di poter gestire in completa libertà ogni scelta
estetica . Ed allora come risultato di questa enorme libertà… abbiamo
lavorato con gli attori e tecnici che desideravamo… con i nostri tempi
e con le nostre pause… diventa sopportabile qualsiasi naturale fatica che
un film di questa fattura naturalmente comporta.
Vi hanno in questi giorni “rimproverato” di aver scelto come distribuzione una casa come la Medusa, proprietà del presidente del Consiglio….
NICOLETTA BRASCHI: Due anni fa abbiamo firmato
un contratto con Vittorio Cecchi Gori per la distribuzione in Italia del
film, e l’abbiamo scelto per consuetudine ed affetto. Qualche mese fa Vittorio
ha deciso di farsi aiutare da un'altra distribuzione per il lancio di questo
film, come peraltro di altre sue pellicole, e sinceramente è stata
una bella esperienza lavorare con professionisti come i collaboratori che
lavorano per la Medusa.
Chi è la Fata Turchina e cosa ha significato per lei poterla interpretare?
NICOLETTA BRASCHI: Geppetto fa un bambino da solo:
nasce da una partenogenesi maschile. La Fata, che gli vuole bene incondizionatamente
per quello che è non per quello che fa, è una madre modernissima
che in tempi in cui il libro è stato scritto (anni di educazione
autoritaria) propone invece un percorso educativo (bisogna imparare attraverso
i propri errori) veramente alternativo: allestisce attorno a Pinocchio
una colossale messinscena che attraverso tappe di crescita e formazione
insegnerà al nostro Pinocchio a diventare un bambino. E così
mi è piaciuto interpretarla: una madre moderna e poco viscerale
Simonelli e Tramontana su Nicoletta, "la donna-angelo" di Benigni
La donna-angelo delle storie di Benigni, a partire
ap-
punto dal Piccolo diavolo, è allora diabolica,
provocatrice,
conturbante, alienante come la realtà
che circonda il sem-
plice. Ma a volte sa essere anche dolce e fiabesca
come la
Nicoletta di Daunbailò o la Principessa
della Vita è bella
comunque sempre capace di stravolgere la vita
dell'uomo
ed imprimerle una nuova ed imprevedibile direzione.
E come per Benigni si è parlato di variazioni
sul te-
ma, altrettanto si può dire di Nicoletta
Braschi, eterno
volto dell' idealizzazione femminile del fanciullo
tosca-
no, sin dalla sua prima apparizione al fianco
di Benigni
in Durante Cristo nei panni di Maria.
Donna-angelo è anche l' Aldina della Voce
della Luna
ma con caratteristiche tutte felliniane: insaziabile,
proca-
ce e soprattutto irraggiungibile, più
vicina alla sfera del
sogno, tipica, quindi, dell'immaginario costruito
attraver-
so gli anni dal regista emiliano.
(da "Datemi un Nobel" di Giorgio Simonelli e
Gaetano Tramontana - Edizioni Falsopiano)
Simonelli e Tramontana su Nicoletta
MI PIACE LA MOGLIE DI ROBERTO BENIGNI
Benigni regista
Anche questa volta, due parole sul titolo del
capitolo.
Nel corso di un'edizione del Premio Tenco di
qualche
anno fa, una delle più spumeggianti della
manifestazione
sanremese dedicata alla canzone d'autore, Roberto
Be-
nigni, ospite al teatro Ariston, insieme con
i più celebri
cantautori italiani e stranieri -Roberto Vecchioni
e Fran-
cesco Guccini, Leo Ferre e Paolo Conte -giocò
a que-
st'ultimo uno scherzo di grande arguzia e divertimento.
Improvvisò un pezzo intitolato Mi piace
la moglie di
Paolo Conte, una specie di stornello nel quale,
dietro
all'omaggio al ben noto fascino della moglie
dell'avvo-
cato-musicista, si celava un'affettuosa parodia
dei suoi
vezzi letterari, dell ' ermetismo dei suoi testi,
di alcuni
versi, situazioni, personaggi del suo universo
poetico: la
moglie di Angiolino, il gelato al limone, l'intelligenza
degli elettricisti. Alla delicatezza intellettuale
di questi
motivi simbolici, Benigni contrapponeva la sua
vitalità,
la sua capacità erotica, la sua schiettezza,
i suoi modi
spicci: "Conte siamo alla fine/ Conte siamo alle
soglie/
mi piace la tu' moglie/ e con lei vorrei fuggir".
Ma se Benigni frequentando il mondo della canzone
d'autore non ha potuto resistere al fascino di
Egle, chi ha
frequentato assiduamente la sua cinematografia,
vedendo
e rivedendo più volte tutti i suoi film,
difficilmente può
sfuggire al fascino di Nicoletta Braschi: la
moglie di Be-
nigni, ma anche la sua musa, la donna di cui,
in ogni
film, si esalta, a parole, ma anche con le immagini,
l'irre-
sistibile bellezza, madonna e principessa, femme
fatale e
dolce demonio, la figura che, con quel suo atteggiamento
disincantato e straniante, rende veri, autentici
tutti gli
slanci sentimentali, tutte le tenerezze, tutte
"le sorprese"
e "i trionfi dell'amore" che il regista sempre
più ama rac-
contarci.
E come è possibile non pensare, apprestandosi
a par-
lare dei suoi film, quanto "mi piace la moglie
di Roberto
Benigni"? O Roberto, -come direbbe lui -si fa
per
scherzare.
(da "Datemi un Nobel" di Giorgio Simonelli e
Gaetano Tramontana - Edizioni Falsopiano)
E, poi, il confronto, il contrasto più
esplosivo, quello tra il corpo del clown e il
sesso, quando
la poliziotta Jessica, su indicazione dei suoi
superiori,
gioca la carta della provocazione erotica per
smascherare
"il mostro". E allora è tutto un susseguirsi
di mises suc-
cinte, atteggiamenti allusivi, posizioni inequivocabili,
palesi esibizioni. Ma quanto più il corpo
della poliziotta
diventa prorompente, tanto più il "mostro"
adotta dei
meccanismi di difesa: dispositivi verbali come
gli esila-
ranti discorsi su un tema che è non a
torto considerato
come l'opposto dell'erotismo, un vero antidoto,
cioè l'e-
conomia, ma anche dispositivi corporali, con
tutta una
serie di funambolismi, raggomitolamenti, rimpiccioli-
menti, sparizioni, che riprendono la più
classica delle
performance clownesche rovesciandone, al contempo,
l'intenzione: solitamente, il clown è
attratto proprio da
quegli elementi materiali che Loris sfugge.
(da "Datemi un Nobel" di Giorgio Simonelli e
Gaetano Tramontana - Edizioni Falsopiano)
un trafiletto su Benigni e Nicoletta produttori
tratto dalla Rete:
Oggi al nome Roberto Benigni figurano intestate
alla camera di commercio tre società, la Melampo cinematografica
che produce i film, la Spitfire che gestisce tre teatri di posa dove sono
stati girati sia il triplice Oscar sia l'atteso Pinocchio, e la Tentacoli
edizioni musicali che si occupa delle attività legate alle note.
In tutte le società figura un altro nome, Nicoletta Braschi, moglie
nella vita, collega su tutti i set, romagnola di sana concretezza che cucina
in modo eccellente, conti e manicaretti. I coniugi dividono fraternamente
la Tentacoli e la Melampo (50 per cento a testa) e quest'ultima controlla
il 60 per cento della Spitfire (in più, moglie e marito hanno una
quota del 10 per cento ciascuno). Una coppia di ferro e l'anima d'acciaio
è racchiusa nel corpo dolce di lei.
I due si conobbero sul set di "Tu mi turbi",
era l'82, Braschi faceva la parte della Madonna, convertì il piccolo
diavolo alla monogamia, riuscì persino a farsi sposare in chiesa,
in un convento di clausura dal più surreale bestemmiatore del palcoscenico.
Da allora sono una sola cosa: anima, corpo e spa. Dopo il bagno di dollari
e consensi di La vita è bella (53, fra premi e riconoscimenti) hanno
deciso di accollarsi tutti i rischi d'impresa per Pinocchio. Coraggio o
calcolo economico?
Il film è il più costoso kolossal
mai prodotto in Italia, 40 milioni di euro, interamente finanziati dalla
Melampo (in cui figura anche Gianluigi Braschi, fratello di Nicoletta).
Io e Nicoletta siamo come Topolino
e Minnie:
TFK: Your wife, Nicoletta Braschi, plays the Blue Fairy.
Do you make all your movies with her?
Roberto Benigni: Yes! We’re like Mickey and Minnie Mouse.
We stay together
da un'intervista a Benigni di "Time
for kids"
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