Intervista a Bob Dylan
di Robert Hilburn

L'enigmatico poeta del rock apre una porta da lungo tempo chiusa


traduzione di Michele Murino

Amsterdam - "No, no, no, " dice con tono acuto Bob Dylan quando gli chiedo se gli aspiranti songwriters dovrebbero imparare il loro mestiere studiando i suoi album, che è poi esattamente quel che migliaia di loro hanno fatto per decadi.

"E' semplicemente un fatto naturale quello di adattare te stesso e quel che fai a quel che hanno fatto altri," mi dice, aprendo una porta su un argomento che lungamente è stato off-limits per i reporter: il suo processo di scrittura delle canzoni. "Se avessi voluto fare il pittore, avrei potuto pensare di provare ad essere come Van Gogh, o se invece fossi diventato un attore, avrei tentato di recitare come Laurence Olivier. Così come, se fossi diventato un architetto, probabilmente mi sarei ispirato a Frank Gehry."

"Ma naturalmente non puoi limitarti semplicemente a copiare qualcuno. Se ami il lavoro di qualcuno, la cosa importante è quella di essere esposto a tutto quello a cui quella persona è stata esposta. Chiunque desideri essere un songwriter dovrebbe ascoltare quanta più musica folk possibile, studiare la forma e la struttura di un materiale che è stato in circolazione per 100 anni. Io torno a Stephen Foster."

Per quattro decadi Dylan è stato un grande paradosso americano: un artista che ha rivoluzionato la canzone popolare con la sua personalissima e tuttavia provocatoria opera ma che ci ha tenuti ad una tale distanza dalla sua vita privata - e dalla sua tecnica creativa - che non deve aver guardato troppo lontano per trovare il titolo del suo recente film: "Masked and Anonymous."

Mentre i fans ed i biografi potrebbero leggere le sue centinaia di canzoni come una cronaca che parla di amore e di perdita, di celebrazione e di oltraggio, Dylan non rivisita le storie dietro le canzoni, mentre parla della sua arte questa sera. Quel che è più confortevole, e forse più interessante per lui, è il modo in cui il suo talento gli permette di trasformare la vita, le idee, le osservazioni e le catene di immagini poetiche in canzoni.

Mentre se ne sta seduto nella quiete di un grande albergo che domina uno dei pittoreschi canali della città, Dylan dipinge un'immagine molto differente della sua evoluzione come songwriter rispetto a quella che ci si potrebbe aspettare da un artista che è sembrato arrivare sulla scena pop degli anni '60 con la sua visione ed abilità completamente intatti. Le liriche che Dylan scrisse per la sua "Blowin' In The Wind" furono pubblicate sulle pagine di Broadside, la rivista di musica folk, nel mese di maggio del 1962, il mese in cui egli compì 21 anni.

La storia che Dylan racconta è una storia di tentativi e di errori, di false partenze e di duro lavoro - un giovane uomo in una remota distesa del Minnesota che trova una tale libertà nella musica del cantautore folk Woody Guthrie da pensare di poter passare la propria vita anche solo a cantare canzoni di Guthrie - fino a che non scoprì la sua vera vocazione grazie ad una semplice casualità del destino.

Dylan ha spesso dichiarato di non aver mai pensato deliberatamente di poter cambiare il modo di scrivere canzoni della musica popolare o di poter cambiare la società, ma è chiaro che inizialmente egli era pieno di quel nobile scopo teso ad essere all'altezza degli ideali che aveva visto nell'opera di Guthrie. A differenza delle rockstar venute prima di lui, il suo obiettivo principale non era semplicemente scalare le classifiche.

"Ho sempre ammirato i veri artisti, così ho imparato da loro," dice Dylan, oscillando lentamente sulla sedia della stanza dell'hotel. La cultura popolare termina solitamente molto rapidamente. Viene gettata nella tomba. Ho desiderato fare qualcosa che si levasse in piedi accanto ai dipinti di Rembrandt"

Anche dopo tutti questi anni, i suoi occhi ancora si illuminano alla menzione di Guthrie, il poeta del "Dust Bowl", le cui canzoni migliori, come "This Land Is Your Land,"  hanno parlato in maniera così eloquente a proposito dell'abisso che Guthrie aveva visto fra gli ideali dell'America e quello che realmente avveniva nel Paese.

"Per me, Woody Guthrie è stato l'inizio e la fine di tutto, " dice Dylan, 62 anni, mentre i suoi capelli ricci ancora incorniciano la sua testa in maniera maestosa proprio come sulle copertine degli album di quattro decadi fa. "Le canzoni di Woody parlavano di tutto nello stesso momento. Parlavano del ricco e del povero, del nero e del bianco, degli alti e dei bassi della vita, le contraddizioni fra quel che insegnavano a scuola e quel che realmente stava accadendo. Diceva tutto nelle sue canzoni, tutto quel che io sentivo ma che non sapevo come dire."

"Non si trattava soltanto delle canzoni, comunque. Era la sua voce - che era come uno stiletto - e la sua dizione. Non avevo mai sentito qualcuno cantare così. Il suo modo di suonare la chitarra era più complesso di quanto sembrasse. Tutto quel che sapevo era che volevo imparare le sue canzoni."

Dylan suonò così tanto Guthrie durante i suoi primi giorni nei club e nelle coffee house che venne soprannominato il "juke box di Woody Guthrie". Perciò, si provi ad immaginare lo shock quando qualcuno gli disse che un altro cantante - Ramblin' Jack Elliott - stava facendo esattamente la stessa cosa. "E' come essere un medico che ha passato tutti questi anni per scoprire la penicillina e scoprire all'improvviso che qualcun'altro già lo aveva fatto", ricorda.

Un giovane meno ambizioso non avrebbe visto la cosa come un grosso problema - c'era un sacco di spazio per due cantanti che ammiravano Guthrie. Ma Dylan era troppo indipendente. "Sapevo di possedere qualcosa che Jack non aveva " dice, "anche se mi ci volle un bel po' prima di capire di cosa si trattava."

Lo scrivere canzoni, capì infine, era quel che avrebbe potuto distinguerlo. Dylan si era trastullato con quest'idea già in precedenza, ma sentiva di non avere abbastanza esperienza di vita nè un sufficiente vocabolario.

Tentando di distinguersi sulla scena dei club di New York nel 1961, Dylan provò ancora a sfondare. La prima canzone da lui composta che gli valse l'attenzione fu "Song to Woody, " che includeva i versi "Hey, hey, Woody Guthrie... So che tu conosci / Tutte le cose che dico e molte altre ancora."

Nel giro di due anni, avrebbe scritto e registrato diverse canzoni, comprese "Girl From The North Country" e "A Hard Rain's A-Gonna Fall," che aiutarono a fare elevare la musica pop da semplice intrattenimento ad arte.

"Le canzoni sono la star"

Dylan, la cui opera e la cui vita personale sono state analizzate in un numero di libri sufficiente a riempire la parete di una biblioteca, sembra accogliere favorevolmente la possibilità di parlare della sua arte, non di se stesso o della sua storia. E' come se desiderasse demistificarsi.

"Per me il performer non ha importanza" ha detto una volta. "Sono le canzoni la star dello spettacolo, non io."

Inoltre odia fossilizzarsi sul passato. "Ho sempre cercato a rimanere focalizzato sul momento. Non voglio diventare nostalgico o narcisistico come scrittore o come persona. Penso che la gente di successo non viva nel ricordo del passato. Penso che soltanto i perdenti lo facciano."

Tuttavia il suo senso della tradizione è forte. Gli piace pensare a sè stesso come al componente di una confraternita di scrittori le cui radici risiedono nella rude eredità country, blues e folk di Guthrie, della Carter Family, di Robert Johnson e dei compositori di ballate scozzesi ed inglesi.

Nel corso della serata, Dylan offre barlumi di come il suo orecchio ed il suo occhio mettono insieme parti di canzoni usando di tutto, dalla poesia beat alle notizie dei giornali alle lezioni raccolte dai contemporanei.

Dylan è talmente impegnato a parlare della sua arte che ha una chitarra di fianco nel caso decida di dimostrare un argomento specifico. Quando il suo road manager bussa alla porta dopo 90 minuti per vedere se tutto è OK, Dylan gli fa segno con la mano di sì. Dopo tre ore, si offre di rivederci ancora dopo il concerto della sera successiva.

"Ci sono così tanti modi per scrivere una canzone, " dice. "Uno è dare vita agli oggetti inanimati. Johnny Cash è eccellente in questo. Aveva un verso che recita: "A freighter said, "She's been here, but she's gone, boy, she's gone." E' grande. "A freighter says "She's been here." E' arte pura."

Il processo che descrive è più pratico che non bloccare un lampo in una bottiglia. Nel lavorare a  "Like A Rolling Stone," dice, "non pensavo a quello che volevo dire, ma soltanto "Va bene per la metrica?"

Ma c'è ugualmente un elemento innegabile di mistero. "E' come se fosse stato un fantasma a scrivere una canzone come quella. Ti dà la canzone e va via, se ne va via. Tu non sai che cosa significa. Tranne che il fantasma ha scelto te per scriverla."

Alcuni ascoltatori nel corso degli anni hanno protestato per il fatto che le canzoni di Dylan sono troppo ambigue - che sembrano essere semplicemente un'esercitazione narcisistica. Ma la maggior parte dei critici sostiene che le immagini di Dylan siano in realtà la sua forza più grande.

Pochi nel pop americano hanno scritto versi ossessivamente belli e pienamente di sfida come la sua "Just Like a Woman,", una canzone della metà degli anni '60:

She takes just like a woman, yes, she does

She makes love just like a woman, yes, she does

And she aches just like a woman

But she breaks

just like a little girl.

Dylan osserva impassibile un foglio con il testo di "Just Like A Woman" che gli è stato passato. Come per molti dei suoi lavori, la canzone sembra essere molte cose contemporaneamente.

"Non sono bravo a definire le cose, " dice. "Anche se potessi dirti che cosa riguardava la canzone non lo farei. Tocca all'ascoltatore capire che cosa significa per lui."

Mentre osserva la pagina nella quiete della stanza, tuttavia, si sbilancia un poco. "Questa è una canzone molto ampia in quanto a significati. Un verso come "Breaks just like a little girl" è una metafora. E' come in un sacco di canzoni basate sul blues. Qualcuno può parlare di una donna, ma non parla realmente di una donna. Si possono dire molte cose usando metafore."

Nobody feels any pain

Tonight as I stand inside

the rain

Ev'rybody knows

That Baby's got new clothes

But lately I see her ribbons and her bows

Have fallen from her curls.

Dopo un'altra pausa, aggiunge: "E' una canzone di città. E' come osservare qualcosa estremamente potente, ad esempio l'ombra di una chiesa o qualcosa del genere. Io non penso in termini laterali (sic) come scrittore. Quello è un difetto di un sacco di vecchi scrittori di Broadway... Sono così laterali. Non c'è nente di circolare, niente che possa essere imparato ascoltando la canzone, niente che ispiri l'ascoltatore. Provo sempre a far girare una canzone su se stessa. Altrimenti, penso di far sprecare
tempo all'ascoltatore."

Scoprendo la Musica Folk

Le sensibilità pop di Dylan sono state modellate molto prima che egli compisse il suo viaggio verso est nell'inverno del 1960-61.

Crescendo nell'isolamento ghiacciato di Hibbing, Minnesota, Dylan, che allora era ancora Robert Allen Zimmerman, trovò conforto nel country, nel blues e nel primo rock 'n' roll che ascoltava di notte sulle frequenze di una stazione radiofonica della Louisiana il cui segnale arrivava forte e chiaro. Era avanti anni luce rispetto alla stazione locale di Hibbing, che trasmetteva il pop tradizionale di artisti come Perry Como, Frankie Laine e Doris Day.

Dylan ha rispetto per molti dei songwriters dell'era pre-rock, Cole Porter, per citarne uno, che egli descrive come un rimatore "senza paura".  La canzone "Don't Fence Me In" , di Porter è una delle sue preferite. Ma sentiva che la maggioranza delle star dell'era pre-rock non stavano parlando a lui.

"Quando ascoltavi le canzoni di Porter o di Gershwin e Rodgers e Hammerstein, che hanno scritto alcune grandi canzoni, sentivi che stavano scrivendo per la loro generazione, non per la mia", dice. "Io capii ad un certo punto che la cosa importante non è come scrivere le canzoni, ma il tema, il tuo punto di vista."

La musica che parlava per lui in quanto adolescente negli anni '50 era il rock 'n' roll - specialmente Elvis Presley. "Quando entrai nel mondo del rock 'n' roll pensavo che nemmeno esistesse un'altra scelta o un'altra alternativa, " dice.  "Esso mi ha mostrato il mio futuro, proprio come alcune persone sanno che diventeranno medici o avvocati o interbase per i New York Yankees."

Egli divenne uno studioso di quel che ascoltava.

"Chuck Berry  ha scritto canzoni stupefacenti che tessevano insieme parole in un modo notevolmente complesso, " dice. "Le canzoni di Buddy Holly erano molto più semplificate, ma quel che mi piaceva di Buddy e che ho preso da lui è che si potevano prendere influenze da qualsiasi parte. Come nel suo brano "That'll Be the Day." Ho letto da qualche parte che era una frase che aveva sentito in un film, ed ho cominciato a capire che si potevano prendere le cose dalla vita di tutti i giorni, da quello che sentivi dire alla gente.

"Cosa che ancora trovo vera. Potete andarvene in giro dovunque nel corso della vostra vita quotidiana e tenere aperte le orecchie e sentire qualcosa. Qualcosa che qualcuno dice a voi o qualcosa che sentite casualmente attraverso la stanza. Se ha risonanza, potete usarlo in una canzone."

Dopo che il rock intraprese un tono più blando verso la fine degli anni '50, Dylan cercò una nuova ispirazione. Cominciò ad ascoltare il Kingston Trio, che ha contribuito a diffondere la musica folk con le versioni levigate di "Tom Dooley" e di "A Worried Man." La maggior parte dei puristi del folk ritennero che il gruppo era più "pop" che autentico, ma Dylan, nuovo del genere folk, rispose ai messaggi nelle canzoni.

Egli si ispirò nel suo lavoro ad altri eroi folk come Odetta e Leadbelly prima di focalizzarsi su Guthrie. Scambiando la sua chitarra elettrica con una chitarra acustica, trascorse alcuni mesi a Minneapolis, esibendosi nei club e preparandosi per il viaggio verso est.

Andare a New York piuttosto che nell'altro centro musicale, Los Angeles, era un obbligo, dice, "...perchè tutto quello che conoscevo proveniva da New York. Ascoltavo le partite degli Yankees alla radio, e quelle dei Giants e dei Dodgers. Tutti i programmi radiofonici, come "The Fat Man" della NBC - provenivano da New York. Così come tutte le case discografiche. Era come se New York fosse la capitale del mondo."

Divorando Poesia

Dylan seguì la propria musa a New York affamato di qualunque cosa egli ritenesse lo aiutasse a migliorare il suo mestiere, sia imparare vecchi blues o canzoni folk, sia assorbire letteratura.

"Avevo letto un sacco di poesie quando iniziai a scrivere quelle prime canzoni, " dice. "Mi piacevano i poeti hard-core. Li leggevo nello stesso modo in cui la gente legge Stephen King. Inoltre avevo visto crescere un sacco di questi poeti. Il materiale di Poe mi colpì moltissimo, più di quanto possa spiegare a parole. Byron e Keats e tutti gli altri. John Donne."

Le cose che scriveva Byron continuavano a ronzarmi in testa senza sosta anche se non si capiva la metà delle cose di cui parlava nè a chi le indirizzasse. Ma si poteva apprezzare il linguaggio."

Si trovò fianco a fianco con i poeti beat. "L'idea che la poesia venisse recitata nelle strade e pubblicamente era una cosa davvero eccitante, " dice. "C'erano sempre poeti nei club e si potevano ascoltare poesie. Allen Ginsberg e Gregory Corso erano poeti molto influenti."

Dylan una volta disse che negli anni '60 egli scriveva canzoni così velocemente che non andava a dormire la notte perché aveva paura che gliene potesse scappare qualcuna di mente. Allo stesso modo, assorbiva così velocemente le influenze che era duro spegnere la luce la notte.

"Qualcuno mi diede un libro di poesie di Francois Villon," racconta Dylan, riuscendo ancora a trasmettere l'eccitazione di attingere l'ispirazione dalla Francia del quindicesimo secolo. "Era una cosa incredibile e ti faceva domandare perchè non si potesse fare la stessa cosa con una canzone."

"Potevo vedere Villon che parlava di andare con una prostituta. Io non voglio andare con una prostituta. Parlerò di salvare una prostituta. Ancora una volta significa rovesciare le cose, come "il vizio è salvezza e la virtù conduce alla rovina."

Quando sentite che Dylan ancora  si meraviglia di frasi come quella qui sopra di Machiavelli o come quella tratta da Shakespeare che recita "fair is foul and foul is fair," (bello è sporco e sporco è bello) potete capire perchè egli colorisse le sue canzoni con frasi che da sempre ci chiedono di mettere in discussione i nostri presupposti - versi classici come "There's no success like failure and failure's no success at all," (Non c'è successo come il fallimento ed il fallimento non è affatto un successo) da "Love minus Zero/No Limit", del 1965."

Come sempre, Dylan è rapido a dare credito alla tradizione.

"Non ho inventato io tutto questo, lo sapete. Robert Johnson potrebbe cantare una canzone e dal nulla spunterebbe una qualche specie di Confucio che direbbe: "Wow, da dove viene fuori?."

Esplorando i suoi temi

Alcuni scrittori si siedono ogni giorno per due o tre ore, almeno, per scrivere, sia che siano nell'umore giusto per scrivere sia che non lo siano. Altri aspettano l'ispirazione. Dylan ride della disciplina della scrittura quotidiana.

"Oh, non sono così serio come songwriter," dice, con un sorriso sulle labbra. "Le canzoni non mi vengono semplicemente. In genere si vanno formando poco alla volta e tu capisci che è importante tenere insieme i pezzi finchè non sono formate completamente e tutti i pezzi si vanno incastrando l'uno con l'altro."

A volte scrive con la macchina da scrivere ma in genere usa la penna perchè in questo modo scrive più velocemente. "Non passo molto tempo a rimaneggiare i testi", dice Dylan. "A volte faccio qualche cambiamento ma in genere no. Le prime canzoni, per esempio, erano tutte prime bozze."

Non insiste che le sue rime siano perfette. "Quello che faccio, e che molti altri scrittori non fanno, è prendere un concetto ed una frase che voglio davvero mettere in una canzone e se non capisco come semplificarlo semplicemente lo prendo tutto - lo chiudo, lo immagazzino e lo metto in barile - e penso a come posso cantarlo sì da farlo adattare allo schema delle rime. Preferisco fare così piuttosto che perderlo solo perchè non riesco a farlo stare in rima."

I temi, dice, non sono mai stati un problema. Quando iniziò a scrivere, la guerra di Corea era appena finita. "Quella era una nuvola pesante sulla testa di tutti noi", dice. "Il comunismo era ancora una grossa cosa ed il movimento dei diritti civili stava venendo su. Perciò c'era un sacco di argomenti su cui scrivere."

"Ma non ho mai pensato di scrivere di politica. Non volevo essere un moralista politico. C'erano artisti che già lo facevano. Phil Ochs focalizzò la sua attenzione sui temi politici, ma esistono molti lati ed io volevo seguirli tutti. Si può essere molto generosi un giorno e molto egoisti un'ora dopo."

Dylan trovava materia per le canzoni anche nei giornali. Come nel caso della canzone del 1964 "The Lonesome Death of Hattie Carroll," la storia di un potente uomo di Baltimora che fu condannato a soli sei mesi per l'omicidio di una cameriera a colpi di bastone. "Ho semplicemente lasciato che la storia si raccontasse da sola in quella canzone," dice. "Chi non si sarebbe indignato per un episodio del genere, un uomo che picchia a morte una donna anziana e se la cava con un buffetto sulla mano?"

Altre volte egli reagiva alle proprie ansie.

"A Hard Rain's A-Gonna Fall" servì a definire il suo ruolo nel pop con un racconto apocalittico di una società lacerata a molti livelli.

I heard the sound of a thunder, it roared out a warnin'

Heard the roar of a wave that could drown the whole world.

Heard one hundred drummers whose hands were a-blazin'

Heard ten thousand whisperin' and nobody listenin' ...

And it's a hard rain's a-gonna fall.

La canzone ha catturato l'immaginazione degli ascoltatori per generazioni, e come molte delle canzoni di Dylan, ha un testo ricco e poetico tale che ha resistito al tempo. Gli studiosi di Dylan hanno spesso sostenuto che la canzone fu ispirata dalla crisi missilistica Cubana.

"Tutto quello che mi ricordo a proposito della crisi dei missili di Cuba è che c'erano bollettini che venivano diffusi alla radio. La gente li ascoltava nei bar e nei caffè, e la cosa più spaventosa era che città come Houston ed Atlanta dovevano essere evacuate."

"Qualcuno ha fatto notare che fu scritta prima della crisi dei missili, ma non importa in realtà da dove viene una canzone. Importa solo dove ti porta."

I suoi costanti cambiamenti

Il sentiero della carriera di Dylan non è stato liscio. Durante uno sforzo creativo senza precedenti che sfociò in tre album capolavoro ("Bringing It All Back Home," "Highway 61 Revisited" e "Blonde on Blonde") pubblicati nel giro di 15 mesi, Dylan si ricongiunse con il rock 'n' roll della sua giovinezza. Impressionato dall'energia che sentiva nei Beatles e desideroso di parlare con un linguaggio musicale proprio della sua generazione, dichiarò la sua indipendenza dal folk diventando elettrico al Newport Folk Festival nel 1965.

La sua musica divenne presto un nuovo standard per il rock influenzando non solo i suoi contemporanei, Beatles inclusi, ma quasi tutti gli artisti dell'epoca.

La pressione su di lui divenne presto così intensa che egli si isolò dal mondo nel 1966 e non riprese a pieno ritmo la sua carriera fino alla metà degli anni '70 quando tenne un celebrato tour con The Band e registrò uno dei suoi più osannati album, "Blood on the Tracks." Alla fine della decade sconcertò molti dei vecchi fans passando alla musica gospel.

Ci furono gemme anche nei '70 e negli '80, ma Dylan sembrò per gran parte dei '90 essere stufo di scrivere canzoni o, forse, semplicemente stufo di doversi sempre misurare con i suoi standard degli anni '60.

Nei primi anni '90 sembrò trovare conforto solo nei tour, perdendosi nella tradizione dei trovatori, rifiutandosi perfino di parlare di scrivere canzoni o del suo futuro. "Forse ho scritto troppe canzoni", dichiarò allora. "Forse è il turno di qualcun altro adesso."

In qualche modo, tuttavia, tutti quei concerti gli ridiedero la voglia di scrivere - come dimostrò il suo album del 1997 "Time out of mind" vincitore di tre grammy awards; così come la canzone dolceamara dal film "Wonder Boys", "Things have changed", che vinse un Oscar nel 2001 ed il suo osannato album del 2001, "Love and Theft". Dylan ha trascorso gran parte dello scorso anno lavorando ad una serie di cronache autobiografiche. La prima parte è prevista per questo autunno pubblicata da Simon & Schuster.

Ma forse la rinnovata passione di Dylan non è evidente in nessun altra cosa se non nei suoi show dal vivo. Dylan è passato dalla chitarra alla tastiera ed ora guida la sua band di quattro elementi con l'intensità di un giovane punk.

Dylan - che vive nella California del Sud sin da quando lui e la sua ex-moglie Sara Lowndes si trasferirono a Malibu alla metà degli anni '70 con i loro cinque figli - era ad Amsterdam per due concerti da tutto esaurito in una sala da 6000 posti. Tiene più di cento concerti all'anno.

Il pubblico di questa sera invernale è diviso tra gente dell'età di Dylan che lo hanno seguito sin dagli inizi della sua carriera negli anni '60 e giovani che chiedono non solo i suoi classici ma anche le sue nuove canzoni.

Riscrivendo le Melodie

Tornato in hotel Dylan sembra soddisfatto come può esserlo un uomo con il suo spirito creativo senza pace.

Sono quasi le due di notte ed un altro bricco di caffè si raffredda. Si passa una mano tra i capelli ricci. Dopo tutte queste ore mi rendo conto che ancora non gli ho fatto la domanda più ovvia: Viene prima la musica o le parole?

Dylan si allunga e prende la chitarra acustica.

"Beh, devi capire che io non sono un melodista," dice. "Le mie  canzoni sono basate o su inni Protestanti o su canzoni della Carter Family o su variazioni di blues."

"Le cose funzionano così. Prendo una canzone che conosco e semplicemente inizio a suonarla nella mia testa. E' il mio modo di meditare. Un sacco di gente guarda una crepa nel muro e medita, o conta le pecore o gli angeli o il denaro o cose del genere ed è un fatto provato che questo aiuta a rilassarsi. Io non medito su niente del genere. Medito su una canzone."

"Ad esempio suono "Tumbling Tumbleweeds" di Bob Nolan costantemente nella mia testa - mentre guido l'auto o parlo ad una persona etc. La gente crede che stiano parlando con me e che io risponda, ma non è così. Ascolto la canzone nella mia testa. Ad un certo punto, alcune delle parole cambiano ed io inizio a scrivere una canzone."

Strimpella lentamente la chitarra, ma è difficile riconoscere il motivo.

"Ho scritto "Blowin' in the Wind" in 10 minuti, ho messo solo le parole ad un vecchio spiritual, forse qualcosa che ho imparato sui dischi della Carter Family. Questa è la tradizione musicale folk. Usi quello che è stato tramandato. "The Times They Are A-Changin'" probabilmente è la rielaborazione di una vecchia canzone folk Scozzese."

Mentre continua a suonare, la canzone comincia a diventare vagamente familiare.

Voglio sapere di "Subterranean Homesick Blues," una delle sue canzoni più radicali. Questa canzone del 1965 fuse folk e blues in una maniera che costrinse tutti quelli che l'ascoltarono a riascoltarla in continuazione. John Lennon una volta disse che la canzone era così affascinante su tutti i livelli che si chiese come avrebbe mai potuto competere con un brano del genere.

Le liriche, ancora una volta, parlavano di una società in rivoluzione, un racconto di droga e di abuso di autorità e di tentare di capire ogni cosa quando poco sembrava aver senso:

Johnny's in the basement

Mixing up the medicine

I'm on the pavement

Thinking about the government

Anche la musica rifletteva la paranoia del tempo - rombando dagli altoparlanti con la forza di una cannonata.

Da dove veniva?

Senza pausa, Dylan dice, quasi con una strizzata d'occhi,  che l'ispirazione risaliva alla sua adolescenza. "Viene da Chuck Berry, un po' di "Too Much Monkey Business" e qualche canzone scat degli anni '40."

Mentre la musica della chitarra si fa più forte capisco che Dylan sta suonando una delle più famose canzoni del 20mo secolo, "Blue Skies" di Irving Berlin.

Lo guardo negli occhi per percepire un segnale.

Ha scritto una nuova canzone mentre parlavamo?

"No," dice con un sorriso. "Ti ho solo mostrato come faccio." 


Robert Hilburn dal "Los Angeles Times" - 4 aprile 2004

traduzione di Michele Murino
 
 


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