How Does It Feel? Non chiedetelo.
Un Bob Dylan ringiovanito dal punto di vista creativo discute della sua vita e delle sue canzoni. 
Lo stato attuale della pop music è un altro discorso.
di ROBERT HILBURN 
"Cinque stelle!"
Ecco le prime parole di Bob Dylan mentre entro nella suite del suo hotel a Santa Monica per parlare con lui del suo nuovo album "Love and Theft".
"E' il giudizio che Rolling Stone ha dato al mio nuovo album. Quanti artisti hai intervistato negli ultimi 15 anni che hanno ricevuto una recensione da cinque stelle?".
Credendo che mi voglia prendere in giro rispondo "Beh, non hai cinque stelle sul Los Angeles Times".
Silenzio.
Mi affretto a spiegargli che noi abbiamo un sistema di votazione che prevede solo quattro stelle.
E' possibile che il più acclamato songwriter dell'era moderna si preoccupi davvero per una singola recensione?... Non riesco nemmeno ad immaginare che si emozioni per la vittoria di un Grammy o di un Oscar come di recente gli è successo per  "Things have changed" dalla colonna sonora di "Wonder Boys".
Mi controbatte: "Tu non saresti emozionato se vincessi il Premio Pulitzer?".
E' un momento quintessenziale alla Dylan. Ogni volta che pensi di averlo capito lui ti schernisce con la sua ambiguità.
Per 40 anni è stato l'uomo del continuo cambiamento che ordisce persuasione e contraddizioni nel suo lavoro con abili giochi di prestigio.
Su "Love and Theft", che ha ricevuto una recensione da quattro stelle la scorsa Domenica nel Los Angeles Times ed è stato distribuito Martedì, ci sono momenti di lotta e confusione. Ma questi sentimenti sono accompagnati - spesso nell'ambito della stessa canzone - da momenti di disarmante brio (incluso lo scherzo del "knock-knock") ed esultante ottimismo, quando gli dèi sembrano schierati dalla sua parte.
Il messaggio di "Love and Theft", ad ogni modo, è tanto negli arrangiamenti che nei testi. La bussola musicale di Dylan è sempre stata orientata verso i suoni del country, del blues e del folk che lo hanno fatto fremere quando era giovanissimo in Minnesota, e lui e la sua abbagliante road band suonano con l'arroganza dei true believers che sentono che la pop music è stata rilevata da ciarlatani.
Nella strumentazione alternativamente gentile ed ululante, Dylan ci riporta indietro all'inizio del rock'n'roll, ricordandoci l'innocenza e l'energia dei tempi e sfida coloro i quali pensano che il rock sia finito in quanto forma d'arte.
Non riuscirete a fare in modo che Dylan lo ammetta in un'intervista ma lui allude a ciò. Come al solito è riluttante in relazione a domande relative alla sua vita privata ed al significato di particolari versi delle sue canzoni, ma parla in maniera appassionata del suo retaggio e delle sue radici musicali. Mai estremista, Dylan è colpevole di sottostimare alcuni dei comportamenti del rock e dell'hip-hop di oggi, ma i suoi punti di vista sono provocatori come i suoi testi in "Love and Theft".
Dylan, che ha compiuto da poco 60 anni, sta lavorando alla sua autobiografia e sta già alludendo al fatto che gli
avvenimenti  raccontati nel libro potrebbero essere un pò sfocati. "La mia memoria non è buona come dovrebbe", dichiara con solo una vaga traccia di sorriso.


L'intervista
Los Angeles Times: Nel tuo nuovo album la musica sembra quasi sia stata trasportata da un'altra epoca. Non sei ispirato dall'odierno panorama musicale?

Bob Dylan: So che ci sono delle band in vetta alle classifiche che sono acclamate come i salvatori del rock'n'roll o cose di questo tipo, ma sono soltanto dei dilettanti. Non sono consapevoli esattamente dell'origine di quella musica... Io sono stato fortunato. Sono cresciuto in un'altra epoca.  Un'epoca in cui c'erano dei grandi artisti blues, country e folk e la spinta a fare quel tipo di musica mi venne quando ero giovanissimo.  Non mi sarebbe mai passato per la mente di fare musica se fossi nato al giorno d'oggi.
Non ascolterei nemmeno la radio. Sono una persona severa. Non sono un "ragazzo della festa". Non mi
interessano i balli rave e tutto il mucchio di altra roba simile che si vede in giro.

L.A. Times: Che cosa pensi che ti sarebbe interessato oggigiorno se escludi la musica?

BD: Probabilmente mi interesserebbe la matematica. Ecco cosa mi interesserebbe. O forse l'architettura. O qualcosa di questo tipo.

L.A. Times: Ti ha sorpreso il ritorno in auge di quel tipo di pop così soft che era stato uno dei primi bersagli del rock'n'roll?

BD: Non ritengo che quella che si definisce oggigiorno col nome di musica pop sia peggiore di quanto non lo fosse un tempo. Non ho mai amato la musica pop. Negli anni '50 non avevo capito che Bing Crosby era in auge 20 anni prima che io lo ascoltassi. Non avevo mai ascoltato il Bing Crosby di venti anni prima. Il Louis Armstrong che io
ascoltavo era il tipo che cantava "Hello, Dolly!". Non lo avevo mai sentito cantare "West End Blues".

L.A. Times: E' parso che "Time Out of Mind" costituisse una tua resurrezione dal punto di vista creativo. Ti eri reso conto a quell'epoca che si trattava di qualcosa di speciale?

BD: E' stato un disco alquanto incompleto per quanto mi riguarda. Dopo averlo registrato ero consapevole del fatto che, quando e se mi fossi deciso a realizzare un nuovo album, sicuramente non avrei escluso canzoni ritmate. Un mucchio di mie canzoni sono delle ballate lente. Ne posso scrivere un mucchio di questo tipo. Se però se ne mettono troppe su un solo disco si confonderanno le une con le altre e qualcosa di simile è avvenuto per "Time out of mind". Ho fatto in modo che questa volta non mancassero canzoni con ritmo. Se noti qualche differenza in questo nuovo disco, per il fatto che è più scorrevole, il motivo è dovuto al fatto che non appena una canzone veloce è finita c'è poi un rallentamento e subito di nuovo un'accelerazione. C'è più ritmo.

L.A. Times: Come funziona il tuo processo creativo? Scrivi in maniera costante?

BD: Scrivo troppo. Se so di dover registrare una canzone scrivo sempre più di quello di cui ho bisogno in realtà. Nei tempi passati questo è stato un problema perchè ho sbagliato le scelte. Devo stare attento a non ricadere nell'errore. Su questo nuovo album "Lonesome Day Blues" ad un certo punto durava il doppio. "Highlands" [una canzone della durata di 17 minuti apparsa su "Time Out of Mind"] originariamente era lunga il doppio.

L.A. Times: Come mai questa volta c'è così tanto sense of humour sull'album? Ha qualcosa a che fare con quello che provi attualmente?

BD: Cerco di scrivere canzoni il più tridimensionali possibile. Una canzone che sia unidimensionale o bidimensionale non resiste per molto tempo. E' importante usare l'umorismo quando si può. Persino il rapper più violento utilizza un pò di humour.

L.A. Times: Dove sei solito scrivere per lo più? Durante i tour o quando sei a casa per un pò di settimane?

BD: Non so. Certe cose mi arrivano come in sogno. Ma potrei scrivere un sacco di materiale appena te ne sei andato... magari su come sei vestito. Guardo le persone come se fossero dei concetti. Non le guardo come semplici persone. Intendo da un punto di vista di osservazione superficiale. Chiunque io osservi lo osservo come un'idea... l'idea di quello che questa persona rappresenta. Questo è il modo in cui io vedo la vita. Come una cosa utilitarista. Allora si escludono delle cose finchè si arriva alla sostanza di quello che conta davvero.

L.A. Times: Ti ha interessato la campagna Bush/Gore del 2000?

BD: Intendi dire se ho seguito le elezioni? Certo, le ho seguite per vedere chi avrebbe vinto. Ma in uno schema più ampio chi va al Governo non ha rilevanza. Tutti possono essere comprati e venduti.

L.A. Times: E' alquanto pessimisitico per qualcuno che tutti credevano fosse ottimista ed ispiratore negli anni 60...

BD: Non sono certo che la gente abbia capito esattamente in merito a cosa scrivevo. Non sono nemmeno sicuro se l'avrei capito io se avessi dato credito a tutto quello che è stato scritto al riguardo da idioti che nemmeno conoscevano i primi rudimenti di come si scrivono canzoni. Ho sempre sostenuto che i media mi hanno spacciato per qualcosa che non ho mai voluto essere... tutti quei discorsi sulla coscienza. Un mucchio di canzoni che ho scritto sono state assolutamente fraintese da gente che non ne capiva nulla, e succede ancora oggigiorno.

L.A. Times: Mi faresti un esempio di canzone che è stata largamente fraintesa?

BD: Prendiamo "Masters of War". Tutte le volte che la canto c'è qualcuno che scrive che si tratta di una canzone contro la guerra. Ma non c'è nessun sentimento contro la guerra in quella canzone. Io non sono un pacifista. Credo di non esserlo mai stato. Se presti attenzione alla canzone scopri che si tratta di quello che Eisenhower andava dicendo in merito ai rischi del complesso bellico-industriale nel nostro Paese. Credo profondamente che sia diritto di tutti difendersi in tutti i modi necessari.

L.A. Times: Però di fatto esisteva molto idealismo nel Paese e nelle tue canzoni negli anni '60...

BD: Beh, in quanto scrittore e persona sei influenzato dalla cultura e dallo spirito dei tempi. Ero sulla lunghezza d'onda dello spirito di quei tempi allora così come sono sulla lunghezza d'onda di quello attuale oggi. Nessuno è immune allo spirito dei tempi. Ci influenza senza che nemmeno ce ne accorgiamo, ci piaccia o meno. C'è qualcosa dello spirito culturale odierno su questo disco. Penso che ci sia stato un cambiamento nel Paese all'incirca intorno al 1966. Bisogna leggere i libri di storia per accorgersene veramente, ma ci sono persone che hanno distorto la Guerra del Viet-Nam. Chiunque fossero hanno tradito gli Stati Uniti d'America. E' stato l'inizio del rilevamento corporativo dell'America.

L.A. Times: In che modo descriveresti lo spirito degli anni '50 e '60?

BD: Mi risultava che fosse uno spirito instabile e ribelle.

L.A. Times: Ed oggigiorno?

BD: Non saprei veramente. Non sono uno capace di prevedere i tempi. Ma se non facciamo attenzione ci ritroveremo in uno stato di polizia multinazionale e multietnico irreversibile per l'America. Coloro i quali hanno creato l'America furono le più grandi menti che mai si siano viste e coloro i quali comprendono di cosa parla la Dichiarazione di Indipendenza e la Carta dei Diritti andranno in prima linea presto o tardi.

L.A. Times: Come ti sei sentito ad essere idolatrato in certi momenti e fischiato in altri, come ad esempio nel tour di "Slow Train Coming" negli anni '70?

BD: Ricordati che sono stato fischiato anche prima, a Newport. Non ci si può preoccupare per cose simili. E' stato fischiato anche Miles Davis. Ed anche Hank Williams. Non sei nessuno se non ti fischiano qualche volta.

L.A. Times: Questa cosa ti influenza in quanto artista? Ti rende le cose più o meno facili?

BD: Dipende dal tipo di artista. Ci sono artisti superficiali, artisti naturali ed artisti sovrannaturali.

L.A. Times: Come si fa a distinguerli?

BD: Un artista naturale è chi semplicemente mostra il suo talento sul palco sera dopo sera dando il meglio che può entro certi limiti. Un artista superficiale è chi non dovrebbe essere lì sopra soprattutto perchè non ha nulla da dirti.

L.A. Times: E l'artista sovrannaturale?

BD: E' qualcuno che va in profondità, e più va a fondo e più dèi sepolti trova.

L.A. Times: E tu come ti definiresti?

BD: [ridendo] In realtà dovrei utilizzare questo sistema per definire gli altri piuttosto che me stesso. Non sono certo su dove collocarmi. Mi si può inserire in una qualsiasi delle tre categorie. Però ho sempre pensato che se devo fare qualcosa nella vita voglio andare il più in profondità possibile.

L.A. Times: Hai sempre vissuto con questo scopo? O ti sei sentito a volte solo un artista superficiale?

BD: Certo. Credo che il tour che ho fatto con The Band nel 1974 fosse superficiale. Mi ero dimenticato di come si canta e come si suona. Il mio tempo era impegnato a mettere su famiglia e c'è voluto molto tempo perchè ricatturassi il mio scopo come performer. Puoi ritrovarlo per un certo periodo e poi sparisce di nuovo per un pò.

L.A. Times: Sei in un periodo di creatività in questo momento. Quando è iniziato?

BD: All'inizio degli anni '90, quando sono riuscito a sfuggire ai media. Mi hanno lasciato in pace. Mi hanno considerato irrilevante il che era la cosa migliore che mai potesse capitarmi. Aspettavo solo quel momento. Non esiste artista che possa evolversi anche solo per un breve periodo se è sempre nell'obiettivo dei media, chiunque egli sia. Se i giornali soppesassero ogni singola parola che tu abbia mai scritto immàginati cosa potrebbe succederti.

L.A. Times: Ti preoccupa il fatto che tutti i premi e riconoscimenti recenti possano far sì che i media si focalizzino di nuovo su di te?

BD: No, quel tempo è finito. Una volta che hanno perso le tue tracce non ti prenderanno più. Sono in cerca di qualcuno su cui attaccare una nuova etichetta.

L.A. Times: Ti vedi in tour a tempo indeterminato?

BD: Non mi vedo a fare nulla a tempo indeterminato. Penso di adempiere agli impegni attuali per il momento. Questo prima di tutto, il tempo dirà cosa succederà in futuro.

L.A. Times: In conclusione, come ti senti? C'è molto spirito nel nuovo album. Le cose ti vanno bene?

BD: Ogni giorno da vivo è un buon giorno.

Robert Hilburn

Copyright 2001 Los Angeles Times

traduzione di Giovanni "Clean-cut-kid" e Michele "Napoleon in rags"

 

 
 
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