Le interviste a Bob Dylan
"FINCHE' SARAI IN GRADO
DI FARE MUSICA, TI SENTIRAI VIVO!"

L'intervista di Robert Hilburn - 17 Novembre 1985

Forse è per via del fatto che Dylan non ha concesso interviste per così tanti anni, o forse è solo per via del fatto che è il più importante autore di canzoni popolari dell'era moderna, ma non riesco ad immaginare di perdermi l'occasione di parlare con Bob Dylan - anche se le corde sono strette.

L'invito ufficiale per l'intervista viene direttamente dalla Columbia Records, segno che Dylan vuole discutere solo dei suoi nuovi album: "Empire Burlesque", la raccolta di canzoni registrate in studio della scorsa estate e "Biograph", l'ambiziosa retrospettiva che ha appena raggiunto i negozi.

E' lo stesso Dylan ad allentare velocemente le corde. Mostra poco interesse nei confronti di quegli argomenti mentre se ne sta seduto su una poltrona nel retro della sua casa di Malibu.

"Le nuove uscite?", mi chiede Dylan quasi timidamente, "Spero che tu non faccia sembrare questa cosa come se io me ne vada in giro con la mercanzia a vendere i miei stessi dischi. Quando la gente pensa a me, comunque, non va necessariamente a comprare l'ultimo disco. Magari comprano un disco di tanti anni fa. Inoltre non penso che le interviste facciano vendere dischi".

Allora perchè Dylan ha acconsentito a rilasciare una serie di interviste, inclusa la sua prima intervista ufficiale per un network TV (per "20/20")?

"In realtà non ho avuto molti rapporti o molti colloqui con quelli della Columbia nel corso degli anni," dice riferendosi a quella che è la sua etichetta discografica da due decenni. "In genere io faccio i dischi e loro li pubblicano. Ma stavolta è davvero piaciuto loro questo album, "Empire Burlesque", così mi hanno chiesto di fare qualche videoclip e un po' di interviste per attirare l'attenzione sul disco".

"Ma questo non vuol dire che io intenda andarmente in giro a parlare del disco. Non l'ho nemmeno ascoltato da quando è stato pubblicato. Preferisco passare il mio tempo lavorando su nuove canzoni o ascoltando dischi di altri. Hai sentito il nuovo album di Hank Williams, quello che racchiude i vecchi demo? E' grande!".

A proposito del progetto "Biograph", Dylan dice: "La Columbia voleva far uscire un "album-retrospettiva" di roba mia un po' di anni fa. Avevano tirato fuori tutto quello che poteva essere classificato come canzoni d'amore dai miei vecchi album e aveva preparato una raccolta. A me non importava se facevano in un modo o in un altro ma in quel momento avevo un nuovo album perciò chiesi loro di non pubblicarla".

"Credo che (una raccolta retrospettiva) sia OK per qualcuno che non abbia mai sentito parlare di me e sia in cerca di un corso accelerato o qualcosa del genere. Ma ho un sacco di roba che è sparpagliata dappertutto su nastri, roba che avrei fatto uscire se avessi dovuto mettere insieme una raccolta".

Una cosa di "Biograph" che a Dylan piace è il libretto di 36 pagine allegato al cofanetto, un libretto scritto da Cameron Crowe che ha realizzato parecchi profili per la rivista Rolling Stone ed il libro e poi il soggetto cinematografico "Fast Times at Ridgemont High". Il testo di "Biograph" è uno sguardo breve ed affettuoso alla vita di Dylan con generose dichiarazioni rilasciate dall'artista.

Dylan, 44 anni, non è aperto solo con la stampa in questi giorni. Per anni ha avuto la tendenza a restarsene isolato persino in occasione di concerti di beneficenza, evitando i fotografi e, spesso, evitando anche gli altri artisti nel backstage, arrivando appena prima di andare in scena e scappando via appena dopo la fine del suo numero.

In occasione del concerto benefico di Settembre, chiamato Farm Aid, alla University of Illinois, però, Dylan è stato quasi a proprio agio facendosi vedere in giro insieme a Tom Petty, il cui gruppo gli ha fatto da spalla nel corso del concerto, e chiacchierando amabilmente con altri artisti presenti, tra i quali Randy Newman, Lou Reed ed Emmylou Harris. Dylan, che è notoriamente timoroso delle telecamere, non se n'è nemmeno andato via quando la troupe di una TV ed alcuni fotografi hanno puntato i loro obiettivi verso di lui mentre se ne stava seduto fuori dal suo camerino.

Un motivo per questa naturalezza, ha detto scherzando un osservatore nel backstage del Farm Aid, era che Dylan voleva dimostrare - dopo la sua disastrosa esibizione con gli Stones Keith Richards e Ron Wood al Live Aid - che possiede ancora le proprie facoltà.

"Sì", dice Dylan irritato a proposito del concerto di luglio al Live Aid a Filadelfia, "Continuavano a contorcersi tutto intorno a noi. Non avevamo nemmeno i monitor del suono. Nel finale infatti avevano tolto tutto quanto dal palco per fare spazio alle 30 persone che dietro il sipario si preparavano per il gran finale. Non sentivamo nemmeno le nostre voci e quando non riesci a sentirti non puoi nemmeno suonare, non riesci a tenere il tempo. E' come procedere con il radar".

La casa di Dylan a Malibu, costruita su una ripida scogliera che domina l'oceano, è quasi isolata e l'unica entrata della proprietà è sorvegliata da una guardia che tiene lontano i curiosi. L'atmosfera è rurale. Una polverosa strada privata percorre l'intera proprietà e tutto intorno si vedono un sacco di piccoli animali, tra cui polli ed alcuni grossi cani che vagabondano in giro.

In questo fresco pomeriggio, Dylan indossa la stessa tenuta che sembra indossare costantemente negli anni recenti. Dei jeans che sembrano pronti per il cestone, una maglietta spiegazzata e stivali da motociclista. Tranne che per il tour Europeo dello scorso anno, Dylan non è andato molto in giro negli anni '80. Tuttavia passa così tanto tempo in viaggio - tra Minnesota, New York, Londra o qualche altro isolato posto esotico - che in realtà non ha un posto che possa chiamare casa.

"Proprio non sono il tipo di persona che sembra essere capace di stabilirsi in un posto", dice mentre due cani gironzolano intorno alla sua poltrona. "Se sono a Los Angeles diciamo per due mesi ne passerò un altro in studio mettendo giù idee per nuove canzoni".

"Negli altri giorni in genere mi riposo dalle fatiche dello studio. In genere ci resto parecchio tempo, tutta la notte e parte del giorno. Poi vado a New York o a Londra e faccio la stessa cosa. Tra poco vado a Londra per lavorare insieme a Dave Stewart".

Stewart, una delle due metà degli Eurythmics, ha accompagnato Dylan alla chitarra nel video di Emotionally Yours.

Dylan esige di concentrarsi sulle performance in video perchè non gli sono piaciuti i video dei concerti basati sulle sue canzoni nè il video con pretese artistiche di 'Jokerman' o quello più narrativo e convenzionale di 'Tight Connection'.

Probabilmente presto non farà più videoclip del tutto, ma si rende conto dell'importanza che essi hanno sul mercato.

"Una volta succedeva che la gente comprava un disco se gli era piaciuto quello che aveva ascoltato per radio, ma i video hanno cambiato tutto," dice. "Se oggi uno viene fuori con una nuova canzone la gente dice "Beh, come sembra?". E' una cosa del tipo: "Ho visto questa nuova canzone..."

Una domanda costante che viene fatta a Dylan è quella che riguarda la sua fortemente pubblicizzata fase di "Cristiano Rinato" (Born Again Christan). Dylan dice che non gli piace il termine 'born-again', e la sua musica si è allontanata dal dogma aggressivo di 'Slow Train Coming'. Ma Dylan rifiuta ancora di definire la sua esatta religione.

"Sento che presto scriverò qualcosa al riguardo," dice. "Sento di avere qualcosa da dire ma molto più di quanto tu possa mettere in pochi paragrafi su un giornale".

Sorride quando gli menziono le reazioni ostili che furono generate dai suoi tour "Cristiani" nel 1979 e nel 1980. "Se riesci a dare una scossa alla gente a qualsiasi livello penso che allora ne valga la pena, perchè la gente è così addormentata".

A parte la musica, l'interesse particolare di Dylan in questo periodo è la pittura. Ha uno studio dietro la sua casa di Malibu e mi mostra i suoi ritratti con l'eccitazione nervosa di un genitore orgoglioso. Spera di poterli raccogliere in un libro e di scrivere qualcosa da abbinare ad ogni disegno. Dylan sta anche pensando di realizzare un libro di storie brevi. "Forse può sembrare presuntuoso," dice "Ma ci sono un sacco di cose che mi piacerebbe dire e che non riesco a dire con le canzoni".

"In un certo senso è buffo - dice - Quando vedo il mio nome stampato da qualche parte spesso si parla solo di anni '60 di qui e anni '60 di là. Non riesco nemmeno a capire se la gente creda che io sia vivo o sia già morto".

Quest'uomo che è stato braccato, dissezionato, idolatrato e ridicolizzato nel corso degli anni, esce dallo studio. Il sole è tramontato e i cani corrono di fianco a lui. Dylan fa una pausa, come se cercasse una frase riassuntiva.

"Ho avuto degli alti e dei bassi, ma in genere le cose mi sono andate abbastanza bene", dice alla fine. "Non mi sento vecchio, ma ricordo che quando avevo venti anni pensavo che la gente che ne aveva 30 fosse vecchia. La cosa che oggi noto davvero è il tempo".

"Prima le cose andavano un po' lentamente. Oggi vanno davvero veloce. Ma non mi sono mai sentito insensibile a proposito della vita. C'è qualcosa che riguarda gli accordi, il loro suono ti fa sentire vivo. Finchè sei in grado di fare musica, credo che ti sentirai vivo".


traduzione di Michele Murino


Pubblicata sul "Los Angeles Times", 17 Novembre 1985.


E' UNA PRODUZIONE
TIGHT CONNECTION