"Dovrebbero fare delle statue ai Beatles qui in America. E Joan Baez significa per me molto più che 100 di questi cantanti che sono in giro oggi!"

11 Settembre 1976
TV Guide Magazine
di Neil Hickey

"Il fatto che io sia un Gemelli spiega un sacco di cose, credo," dice Bob Dylan. "Mi forza ad andare verso gli estremi. Non sono mai davvero bilanciato nel mezzo. Vado da un lato all'altro senza restare in un posto per molto tempo".
Sono felice, triste, su, giù, dentro, fuori, su nel cielo e giù nelle profondità della terra. Non sono in grado di dirti come Bob Dylan abbia vissuto la propria vita."
Fuori dal guscio dell'aria condizionata dell'automobile, la linea costiera della California, scorre veloce nel caldo estivo. Dylan osserva pigramente i bagnanti.
"Non sono davvero molto loquace. Conservo quel che ho da dire per quando lo faccio."
Quel che Bob Dylan fa è scrivere canzoni e cantarle in pubblico. Negli ultimi 15 anni, fin da quando aveva 20 anni, ha creato un'opera unica tra gli artisti Americani: canzoni di una tale potenza e pertinenza che possono essere utilizzate come definizione del paese e dell'uomo in quegli anni: canzoni di rabbia; canzoni di amore inesprimibile, di amara vendicatività e di gioia licenziosa; canzoni di desiderio spirituale, di confusione e di affermazione; canzoni scritte in numero talmente straordinario che spesso è sembrato miracoloso che un giovane autodidatta, figlio di un commerciante di elettrodomestici ebreo della catena montuosa di Mesabi nel nord del Minnesota, possa averle create tutte: "Blowin' in the Wind" (un inno del movimento per i diritti civili degli anni '60), "Like a Rolling Stone" (una delle più grandi canzoni rock mai scritte), "Masters of War," "With God on Our Side," "A Hard Rain's A-Gonna Fall," "Don't Think Twice, It's All Right."
Dylan è stato, in definitiva, la più grande influenza culturale singola per milioni di persone della sua generazione. Ha preso per mano la musica Americana e l'ha condotta in regioni non segnate sulle carte. Dylan smette di osservare i bagnanti, soffoca un sorriso, e dice: "Qualcuno mi ha definito l'Ed Sullivan del rock and roll." Ride sonoramente al pensiero. "Non so cosa significa," dice, "ma suona bene."
Infatti, Dylan è sia il capo che la star della sua troupe personale, la cosiddetta Rolling Thunder Revue, una compagnia di musicisti ambulanti che di recente ha completato un tour di cinquanta date con una performance che è stata registrata alla Colorado State University e che sarà messa in onda dalla NBC martedì sera (14 Settembre): il primo speciale TV di Bob Dylan, dal titolo "Hard Rain."
Raramente intervistato (l'ultima intervista è stata sette anni fa) e raramente visto in pubblico o in privato per lunghi periodi, Dylan ha scelto di essere una delle figure meno accessibili del mondo dello spettacolo.
Nato a Duluth, Minnesota, è cresciuto nella vicina Hibbing ed è emigrato nel Greenwich Village di New York, dove ha ottenuto un contratto discografico diventando una star.
Dopo un incidente in moto accaduto a Woodstock, N.Y., nel luglio del 1966, nel quale è quasi morto (infatti, voci della sua morte furono persistenti all'epoca), è rimasto in una virtuale autoreclusione per diversi anni. Alla fine del 1969 è apparso al Festival musicale dell'Isola di Wight - il suo primo concerto in quattro anni - e 200.000 persone dalla Gran Bretagna, dal continente Europeo, dal Canada e dagli Stati Uniti sono andati a vederlo.
Da allora è andato in tour negli Stati Uniti diverse volte ed ha pubblicato una serie di album di grande successo.
"Non parlo davvero di quel che faccio," dice Bob Dylan. "Cerco semplicemente di essere giusto da un punto di vista poetico e musicale. Penso a me stesso come a più che un musicista, più che un poeta. Il vero se stesso è qualcosa che è al di là di questo. Scrivere ed esibirmi è quello che io faccio in questa vita ed in questo paese. Ma potrei essere ugualmente felice se facessi il maniscalco. Continuerei comunque a scrivere e a cantare. Non potrei immaginare di non farlo. Tu fai quello per cui sei portato."
Quest'anno, durante la campagna presidenziale, Jimmy Carter ha citato Dylan in molti dei suoi discorsi dal podio, e persino nel suo discorso di accettazione alla convention Democratica.
"Non so cosa pensare di tutto questo. La gente mi ha detto che c'era un uomo che correva per la carica Presidenziale e che mi citava. Non so se sia una cosa buona o cattiva."
Ride sonoramente.
"Ma si tratta solo di un altro candidato alla presidenza. "A volte sogno di andare per il Paese e mettere in carica tutti i miei amici."
Fa un largo sorriso al pensiero.
"Mi piacerebbe che ritornassero Thomas Jefferson, Benjamin Franklin e poche altre persone. Se tornassero allora andrei a votare. Loro sapevano quel che stava succedendo."
Automobili sportive che portano tavole da surf scorrono lungo la Pacific Coast Highway nel sole del pomeriggio.
"Laggiù," dice Dylan, indicando un cafe sul lato della strada con tavoli e panchine.
"Lì c'è un posto per fermarsi."
Camminando a grandi passi nel cafe, Dylan - che indossa dei jeans, dei sandali, una logora giacca di pelle nera, ed un cappuccio bianco che fascia lungi riccioli castani - rassomiglia ad un pastore hip di una qualche "Brigadoon" Biblica.
Si siede con una birra, osserva il suo compagno con i suoi occhi azzurri e riflette sul trattamento che la stampa gli riserva.
"La stampa mi ha sempre rappresentato in maniera falsa. Rifiutano di accettare quel che sono e quel che faccio. Devono sempre sensazionalizzare tutto. Io gli lascio scrivere quel che voglio finchè non devo parlare con loro. Possono vedermi quando vogliono mentre faccio quel che faccio. E' meglio tenere la bocca chiusa e fare il tuo lavoro. Mi fa sentire meglio scrivere una canzone piuttosto che parlare a migliaia di giornalisti."
Dylan guarda raramente la televisione, inclusi i telegiornali.
"Non sono influenzato dai telegiornali. Non credo che per vivere in questo Paese tu debba guardare i telegiornali."
Come fa allora ad assorbire le informazioni del mondo prima di trasformarle nelle canzoni di cronaca che sono una parte così importante della sua opera?
"Lo impari parlando con l'altra gente. Impari quello che la gente sente e non ti serve guardare il telegiornale per questo." (Nel 1963, quando Dylan era un giovane autore di ballate, Ed Sullivan lo invitò ad apparire nel suo show e Dylan accettò. Avrebbe cantato una sua nuova composizione intitolata "Talkin' John Birch Society Blues," disse Dylan a Sullivan - una satira su un gruppo politico della destra. A Sullivan piacque la canzone e la mise in programma, ma i censori della CBS non permisero che Dylan la eseguisse. Dylan rifiutò di sostituirla con altro materiale e, adirato, scelse di non partecipare allo show. Da allora, ha costantemente declinato le offerte che gli venivano dai network televisivi, tranne che per due brevi apparizioni: una nel corso del vecchio Johnny Cash Show della ABC - per la sua amicizia con Cash; un'altra volta per un recente tributo della CBS al dirigente della Columbia Records John Hammond, che gli aveva offerto il primo contratto discografico.)

Cosa legge Dylan? Ride. "Non vuoi davvero chiedermelo. Suonerebbe stupido." Comunque i credits in sovraimpressione dello special TV di questa settimana portano alcuni "grazie" (tra gli altri) ad Arthur Rimbaud, il mistico poeta simbolista Francese; ed al romanziere Americano Herman Melville.
"Sì. Rimbaud ha avuto una grande influenza su di me. Quando sono on the road e voglio leggere qualcosa che abbia un senso per me, vado in una libreria e leggo le sue parole. Melville è qualcuno con il quale posso identificarmi per come egli ha guardato alla vita. Mi piace un sacco anche Joseph Conrad, ed ho amato quel che ho letto di James Joyce. Allen Ginsberg è sempre una grande fonte di ispirazione."
Dylan è stato in Israele nel 1971, un evento che ha fatto molto parlare circa il fatto che la tradizione Ebrea stava per diventare un aspetto della sua arte.
"Non c'è stato un gran significato dietro quella mia visita in Israele," insiste Dylan. Ma, aggiunge: "Mi interessa il fatto che gli Ebrei siano Semiti, come i Babilonesi, gli Ittiti, gli Arabi, i Siriani, gli Etiopi. Ma un Ebreo è differente perchè un sacco di persone odiano gli Ebrei. C'è qualcosa che sta succedendo e che è dura da spiegare."
Molte delle canzoni di Dylan abbondano di immagini mistiche di derivazione religiosa: l'album "John Wesley Harding" per esempio ("il primo album di rock biblico," come lo definisce Dylan, ed il primo ad essere stato pubblicato dopo il suo incidente motociclistico), contiene canzoni basate quasi interamente su storie e simboli derivanti dalla Bibbia.

"C'è del mistico in tutti noi," dice. "Fa parte della nostra natura. Ad alcuni di noi vengono mostrate cose del genere più che ad altri. O forse a tutti noi vengono mostrate le stesse cose ma alcuni di noi ne fanno un utilizzo maggiore."
Come immagina Dio, Bob Dylan? Ride improvvisamente, e poi dice, "Come mai non fanno domande del genere a Kris Kristofferson?" Dopo una pausa dice, "Posso vedere Dio in una margherita. Posso vedere Dio di notte nel vento e nella pioggia. Vedo la creazione quasi dappertutto. La più alta forma di canzone è la preghiera. Quella di Re David, di Salomone, il pianto di un coyote, il tuono della terra. Deve essere meraviglioso essere Dio. Ci sono così tante cose lì fuori che non puoi comprenderle tutte. Stai parlando con qualcuno che non comprende i valori della maggior parte della gente. Cupidigia e lussuria posso capirle, ma non riesco a capire i valori di definizione e reclusione. La definizione distrugge. Del resto non c'è niente di definito in questo mondo."
Dylan sorseggia la sua birra e chiede con sollecitudine, "Vuoi andare sulla spiaggia e stare seduti lì per un po'?" Torniamo alla macchina e, con Dylan alla guida, ci dirigiamo lentamente verso nord. Dylan ricorda i tempi del Greenwich Village nei primi anni '60 ed il suo ruolo nel grande "folk boom" che spazzò la Nazione in quegli anni. Un motivo per cui viaggiò fino a New York era seguire le tracce di  Woody Guthrie, il poeta ed autore di ballate folk che era stato l'idolo di Dylan. I cafe e le coffee house del Village erano la casa dei musicisti folk. Erano enormemente popolari allora i Festival Folk di Newport, le serie televisive Hootenanny della ABC e centinaia di album di cantanti folk che appagavano i desideri del pubblico per una musica semplice e fatta in casa. (Il boom della musica folk ebbe fine, in effetti, quando i Beatles scatenarono la tempesta sugli Stati Uniti nel 1964, e quando Dylan stesso si convertì agli strumenti elettrici quasi nello stesso periodo.) Alcuni scettici avanzarono l'ipotesi che Dylan aveva scritto le sue cosiddette canzoni di protesta negli anni sessanta perchè le sue antenne sintonizzate su quello che era commercialmente valido gli avevano suggerito che esisteva un mercato per quel tipo di canzoni.
Egli lo nega. "Ho scritto quelle canzoni perchè era quello l'ambiente nel quale mi trovavo. Quando Joan [Baez] ed io cantiamo "Blowin' in the wind" [come in effetti fanno nel corso del succitato special televisivo], è come se fosse una vecchia canzone follk. Non mi capita mai di pensare che si tratti di una cosa che ho scritto io."
"Quelli di noi che sono passati attraverso quel periodo probabilmente hanno un miglior senso della musica di oggi. Un sacco di persone negli anni '70 non sanno come tutta quella musica è arrivata. Pensano che Elton John sia apparso in una notte. Ma gli anni '50 e '60 sono stati un periodo di grande energia."
E come colloca i Beatles in tutto questo? Dylan scuote la testa con convinzione.
"L'America dovrebbe innalzare delle statue ai Beatles. Hanno aiutato a restituire l'orgoglio di un tempo a questo Paese. I Beatles hanno usato tutta quella musica che noi ascoltavamo un tempo - ogni cosa, da Little Richard agli Everly Brothers. Hanno frantumato un sacco di barriere, ma non ce ne siamo accorti all'epoca perchè è avvenuto tutto troppo in fretta."

Dylan si accosta al marciapiede, esce dall'auto e cammina verso una scogliera alta venti piedi sulla spiaggia. Si arrampica agilmente e raccoglie lattine di birra gettate davanti a lui. Si mette al sole, si aggiusta il cappuccio, scruta in direzione dell'oceano, e dice: "Considero me stesso nello stesso spirito dei Beatles e dei Rolling Stones. Quella musica ha significato per me. E Joan Baez significa per me molto più che 100 di questi cantanti che sono in giro al giorno d'oggi. Joan è più potente. E' quello che stiamo cercando. Joan ha sempre posseduto ciò e sempre lo avrà - potere per le specie, non solo per un gruppo selezionato."
Che dischi ascolta per il suo divertimento personale?
"Mi piacciono i dischi con effetti sonori," dice, ridendo. "A volta la sera tardi, mi preparo una bevanda alcolica alla menta e me ne sto semplicemente seduto lì ed ascolto effetti sonori. Sono sorpreso del fatto che molti di essi non siano in classifica." Sta ancora ridendo. "Se avessi una mia etichetta discografica, è quello che pubblicherei."
Una ragazzina si avvicina a Dylan, con un Frisbee in mano, e gli chiede se appartiene a lui. "No," risponde Bob Dylan con gentilezza, e la ragazza saluta e se ne va lemme lemme lungo la spiaggia, chiaramente inconsapevole che si è rivolta (davanti a molti) al più grande cantante-scrittore di rock and roll di una generazione.
"Passo per strade affollate senza essere riconosciuto. Non voglio essere una di quelle grandi star che non posso andare da nessuna parte (Dylan dice, sbagliando, "nowhere"). Cambialo con "anywhere". Mia madre potrebbe leggere questo articolo".
Il Bob Dylan che uno incontra oggi, disteso su questa spiaggia di Malibu, sembra molto più sereno rispetto al turbolento, spesso autodistruttivo, giovane arrabbiato che uno ricorda negli anni '60. (Ora egli è padre di cinque figli, sposato con l'ex modella Sara Lowndes, e vive nel languore della California del Sud invece che nel tumulto New York.)
Dylan guarda di traverso l'orizzonte.
"La rabbia è spesso diretta verso noi stessi. Dipende dal luogo e dal tempo in cui ti trovi. La chimica del corpo di una persona cambia ogni sette anni. Nessuno su questa terra è lo stesso che era sette anni prima nè lo stesso che sarà tra sette anni. Non ci vuole molto cervello per sapere che se non si cresce si muore. Devi trovare la luce del sole."
Dove si trova Dylan musicalmente in questi giorni?
"Suono rag rock. E' un genere speciale di musica quella che suono. Scriverò qualche nuova canzone presto e poi, attenti! La musica salirà su tutto un altro nuovo livello."
Scrive ogni giorno e gli viene facilmente l'ispirazione?
"Stai scherzando? Quasi qualsiasi altra cosa è più facile che scrivere canzoni. La parte più difficile è quando l'ispirazione muore lungo la strada. Allora tu spendi tutto il tuo tempo nel tentativo di ricatturarla. Non scrivo ogni giorno. Mi piacerebbe ma non ci riesco. Stai parlando ad uno spostato totale. Gershwin, Bacharach - quelle persone - hanno il dono di scrivere canzoni. A me non importa davvero se scrivo." Pausa.
"Posso dire questo ora, ma appena la luce cambia potrebbe essere la cosa che più mi importa.
Rimpianti?
"Il passato non esiste. Per me esiste la prossima canzone, la prossima poesia, il prossimo concerto."
Messaggi per il mondo?
"Ci sto pensando. Vorrei esprimere la mia gratitudine a mia madre. Voglio salutarla nel caso in cui stesse leggendo questo articolo."
La vedi mai? Pausa.
"Non tanto quanto la vedevo quando ero un ragazzo."
Dylan tira su la sua lattina di birra dalla sabbia. "Spero non ci sia un serpente nella mia birra," dice.
Poi si appoggia pigramente e guarda il sole che scende lentamente sull'orizzonte del Pacifico.
traduzione di Michele Murino

 
 


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