"Il fatto che io sia un Gemelli spiega un sacco di cose,
credo," dice Bob Dylan. "Mi forza ad andare verso gli estremi. Non sono
mai davvero bilanciato nel mezzo. Vado da un lato all'altro senza restare
in un posto per molto tempo".
Sono felice, triste, su, giù, dentro, fuori, su
nel cielo e giù nelle profondità della terra. Non sono in
grado di dirti come Bob Dylan abbia vissuto la propria vita."
Fuori dal guscio dell'aria condizionata dell'automobile,
la linea costiera della California, scorre veloce nel caldo estivo. Dylan
osserva pigramente i bagnanti.
"Non sono davvero molto loquace. Conservo quel che ho
da dire per quando lo faccio."
Quel che Bob Dylan fa è scrivere canzoni e cantarle
in pubblico. Negli ultimi 15 anni, fin da quando aveva 20 anni, ha creato
un'opera unica tra gli artisti Americani: canzoni di una tale potenza e
pertinenza che possono essere utilizzate come definizione del paese e dell'uomo
in quegli anni: canzoni di rabbia; canzoni di amore inesprimibile, di amara
vendicatività e di gioia licenziosa; canzoni di desiderio spirituale,
di confusione e di affermazione; canzoni scritte in numero talmente straordinario
che spesso è sembrato miracoloso che un giovane autodidatta, figlio
di un commerciante di elettrodomestici ebreo della catena montuosa di Mesabi
nel nord del Minnesota, possa averle create tutte: "Blowin' in the Wind"
(un inno del movimento per i diritti civili degli anni '60), "Like a Rolling
Stone" (una delle più grandi canzoni rock mai scritte), "Masters
of War," "With God on Our Side," "A Hard Rain's A-Gonna Fall," "Don't Think
Twice, It's All Right."
Dylan è stato, in definitiva, la più grande
influenza culturale singola per milioni di persone della sua generazione.
Ha preso per mano la musica Americana e l'ha condotta in regioni non segnate
sulle carte. Dylan smette di osservare i bagnanti, soffoca un sorriso,
e dice: "Qualcuno mi ha definito l'Ed Sullivan del rock and roll." Ride
sonoramente al pensiero. "Non so cosa significa," dice, "ma suona bene."
Infatti, Dylan è sia il capo che la star della
sua troupe personale, la cosiddetta Rolling Thunder Revue, una compagnia
di musicisti ambulanti che di recente ha completato un tour di cinquanta
date con una performance che è stata registrata alla Colorado State
University e che sarà messa in onda dalla NBC martedì sera
(14 Settembre): il primo speciale TV di Bob Dylan, dal titolo "Hard Rain."
Raramente intervistato (l'ultima intervista è
stata sette anni fa) e raramente visto in pubblico o in privato per lunghi
periodi, Dylan ha scelto di essere una delle figure meno accessibili del
mondo dello spettacolo.
Nato a Duluth, Minnesota, è cresciuto nella vicina
Hibbing ed è emigrato nel Greenwich Village di New York, dove ha
ottenuto un contratto discografico diventando una star.
Dopo un incidente in moto accaduto a Woodstock, N.Y.,
nel luglio del 1966, nel quale è quasi morto (infatti, voci della
sua morte furono persistenti all'epoca), è rimasto in una virtuale
autoreclusione per diversi anni. Alla fine del 1969 è apparso al
Festival musicale dell'Isola di Wight - il suo primo concerto in quattro
anni - e 200.000 persone dalla Gran Bretagna, dal continente Europeo, dal
Canada e dagli Stati Uniti sono andati a vederlo.
Da allora è andato in tour negli Stati Uniti diverse
volte ed ha pubblicato una serie di album di grande successo.
"Non parlo davvero di quel che faccio," dice Bob Dylan.
"Cerco semplicemente di essere giusto da un punto di vista poetico e musicale.
Penso a me stesso come a più che un musicista, più che un
poeta. Il vero se stesso è qualcosa che è al di là
di questo. Scrivere ed esibirmi è quello che io faccio in questa
vita ed in questo paese. Ma potrei essere ugualmente felice se facessi
il maniscalco. Continuerei comunque a scrivere e a cantare. Non potrei
immaginare di non farlo. Tu fai quello per cui sei portato."
Quest'anno, durante la campagna presidenziale, Jimmy
Carter ha citato Dylan in molti dei suoi discorsi dal podio, e persino
nel suo discorso di accettazione alla convention Democratica.
"Non so cosa pensare di tutto questo. La gente mi ha
detto che c'era un uomo che correva per la carica Presidenziale e che mi
citava. Non so se sia una cosa buona o cattiva."
Ride sonoramente.
"Ma si tratta solo di un altro candidato alla presidenza.
"A volte sogno di andare per il Paese e mettere in carica tutti i miei
amici."
Fa un largo sorriso al pensiero.
"Mi piacerebbe che ritornassero Thomas Jefferson, Benjamin
Franklin e poche altre persone. Se tornassero allora andrei a votare. Loro
sapevano quel che stava succedendo."
Automobili sportive che portano tavole da surf scorrono
lungo la Pacific Coast Highway nel sole del pomeriggio.
"Laggiù," dice Dylan, indicando un cafe sul lato
della strada con tavoli e panchine.
"Lì c'è un posto per fermarsi."
Camminando a grandi passi nel cafe, Dylan - che indossa
dei jeans, dei sandali, una logora giacca di pelle nera, ed un cappuccio
bianco che fascia lungi riccioli castani - rassomiglia ad un pastore hip
di una qualche "Brigadoon" Biblica.
Si siede con una birra, osserva il suo compagno con i
suoi occhi azzurri e riflette sul trattamento che la stampa gli riserva.
"La stampa mi ha sempre rappresentato in maniera falsa.
Rifiutano di accettare quel che sono e quel che faccio. Devono sempre sensazionalizzare
tutto. Io gli lascio scrivere quel che voglio finchè non devo parlare
con loro. Possono vedermi quando vogliono mentre faccio quel che faccio.
E' meglio tenere la bocca chiusa e fare il tuo lavoro. Mi fa sentire meglio
scrivere una canzone piuttosto che parlare a migliaia di giornalisti."
Dylan guarda raramente la televisione, inclusi i telegiornali.
"Non sono influenzato dai telegiornali. Non credo che
per vivere in questo Paese tu debba guardare i telegiornali."
Come fa allora ad assorbire le informazioni del mondo
prima di trasformarle nelle canzoni di cronaca che sono una parte così
importante della sua opera?
"Lo impari parlando con l'altra gente. Impari quello
che la gente sente e non ti serve guardare il telegiornale per questo."
(Nel 1963, quando Dylan era un giovane autore di ballate, Ed Sullivan lo
invitò ad apparire nel suo show e Dylan accettò. Avrebbe
cantato una sua nuova composizione intitolata "Talkin' John Birch Society
Blues," disse Dylan a Sullivan - una satira su un gruppo politico della
destra. A Sullivan piacque la canzone e la mise in programma, ma i censori
della CBS non permisero che Dylan la eseguisse. Dylan rifiutò di
sostituirla con altro materiale e, adirato, scelse di non partecipare allo
show. Da allora, ha costantemente declinato le offerte che gli venivano
dai network televisivi, tranne che per due brevi apparizioni: una nel corso
del vecchio Johnny Cash Show della ABC - per la sua amicizia con Cash;
un'altra volta per un recente tributo della CBS al dirigente della Columbia
Records John Hammond, che gli aveva offerto il primo contratto discografico.)
Cosa legge Dylan? Ride. "Non vuoi davvero chiedermelo.
Suonerebbe stupido." Comunque i credits in sovraimpressione dello special
TV di questa settimana portano alcuni "grazie" (tra gli altri) ad Arthur
Rimbaud, il mistico poeta simbolista Francese; ed al romanziere Americano
Herman Melville.
"Sì. Rimbaud ha avuto una grande influenza su
di me. Quando sono on the road e voglio leggere qualcosa che abbia un senso
per me, vado in una libreria e leggo le sue parole. Melville è qualcuno
con il quale posso identificarmi per come egli ha guardato alla vita. Mi
piace un sacco anche Joseph Conrad, ed ho amato quel che ho letto di James
Joyce. Allen Ginsberg è sempre una grande fonte di ispirazione."
Dylan è stato in Israele nel 1971, un evento che
ha fatto molto parlare circa il fatto che la tradizione Ebrea stava per
diventare un aspetto della sua arte.
"Non c'è stato un gran significato dietro quella
mia visita in Israele," insiste Dylan. Ma, aggiunge: "Mi interessa il fatto
che gli Ebrei siano Semiti, come i Babilonesi, gli Ittiti, gli Arabi, i
Siriani, gli Etiopi. Ma un Ebreo è differente perchè un sacco
di persone odiano gli Ebrei. C'è qualcosa che sta succedendo e che
è dura da spiegare."
Molte delle canzoni di Dylan abbondano di immagini mistiche
di derivazione religiosa: l'album "John Wesley Harding" per esempio ("il
primo album di rock biblico," come lo definisce Dylan, ed il primo ad essere
stato pubblicato dopo il suo incidente motociclistico), contiene canzoni
basate quasi interamente su storie e simboli derivanti dalla Bibbia.
"C'è del mistico in tutti noi," dice. "Fa parte
della nostra natura. Ad alcuni di noi vengono mostrate cose del genere
più che ad altri. O forse a tutti noi vengono mostrate le stesse
cose ma alcuni di noi ne fanno un utilizzo maggiore."
Come immagina Dio, Bob Dylan? Ride improvvisamente, e
poi dice, "Come mai non fanno domande del genere a Kris Kristofferson?"
Dopo una pausa dice, "Posso vedere Dio in una margherita. Posso vedere
Dio di notte nel vento e nella pioggia. Vedo la creazione quasi dappertutto.
La più alta forma di canzone è la preghiera. Quella di Re
David, di Salomone, il pianto di un coyote, il tuono della terra. Deve
essere meraviglioso essere Dio. Ci sono così tante cose lì
fuori che non puoi comprenderle tutte. Stai parlando con qualcuno che non
comprende i valori della maggior parte della gente. Cupidigia e lussuria
posso capirle, ma non riesco a capire i valori di definizione e reclusione.
La definizione distrugge. Del resto non c'è niente di definito in
questo mondo."
Dylan sorseggia la sua birra e chiede con sollecitudine,
"Vuoi andare sulla spiaggia e stare seduti lì per un po'?" Torniamo
alla macchina e, con Dylan alla guida, ci dirigiamo lentamente verso nord.
Dylan ricorda i tempi del Greenwich Village nei primi anni '60 ed il suo
ruolo nel grande "folk boom" che spazzò la Nazione in quegli anni.
Un motivo per cui viaggiò fino a New York era seguire le tracce
di Woody Guthrie, il poeta ed autore di ballate folk che era stato
l'idolo di Dylan. I cafe e le coffee house del Village erano la casa dei
musicisti folk. Erano enormemente popolari allora i Festival Folk di Newport,
le serie televisive Hootenanny della ABC e centinaia di album di cantanti
folk che appagavano i desideri del pubblico per una musica semplice e fatta
in casa. (Il boom della musica folk ebbe fine, in effetti, quando i Beatles
scatenarono la tempesta sugli Stati Uniti nel 1964, e quando Dylan stesso
si convertì agli strumenti elettrici quasi nello stesso periodo.)
Alcuni scettici avanzarono l'ipotesi che Dylan aveva scritto le sue cosiddette
canzoni di protesta negli anni sessanta perchè le sue antenne sintonizzate
su quello che era commercialmente valido gli avevano suggerito che esisteva
un mercato per quel tipo di canzoni.
Egli lo nega. "Ho scritto quelle canzoni perchè
era quello l'ambiente nel quale mi trovavo. Quando Joan [Baez] ed io cantiamo
"Blowin' in the wind" [come in effetti fanno nel corso del succitato special
televisivo], è come se fosse una vecchia canzone follk. Non mi capita
mai di pensare che si tratti di una cosa che ho scritto io."
"Quelli di noi che sono passati attraverso quel periodo
probabilmente hanno un miglior senso della musica di oggi. Un sacco di
persone negli anni '70 non sanno come tutta quella musica è arrivata.
Pensano che Elton John sia apparso in una notte. Ma gli anni '50 e '60
sono stati un periodo di grande energia."
E come colloca i Beatles in tutto questo? Dylan scuote
la testa con convinzione.
"L'America dovrebbe innalzare delle statue ai Beatles.
Hanno aiutato a restituire l'orgoglio di un tempo a questo Paese. I Beatles
hanno usato tutta quella musica che noi ascoltavamo un tempo - ogni cosa,
da Little Richard agli Everly Brothers. Hanno frantumato un sacco di barriere,
ma non ce ne siamo accorti all'epoca perchè è avvenuto tutto
troppo in fretta."


|
TIGHT CONNECTION |