HELL BOOK
pagine dall'Inferno
di Michele Murino

"...and the cards are no good that you're holding
unless they're from another world..."

("Series of dreams", Bob Dylan)


 

CAPITOLO I

Filtrando attraverso le tende semichiuse dello studio la luce biancastra della luna appena sorta rischiarava l'oggetto posto sulla scrivania del Professor Shelton rivelandone la foggia inusitata.
Apparentemente sembrava un libro dalla strana struttura metallica ed emetteva bagliori che di volta in volta, quando nella stanza giungeva la luce dei fari delle automobili che passavano sulla strada, variavano dal verde giada ad un giallo che ricordava la luminescenza di una lampada al neon.
Alle due estremità laterali del "libro" quattro punte metalliche di uno strano colore rossastro si andavano ad incastrare in due piccoli cilindretti neri pieni di un liquido che all'apparenza non sembrava rientrare in nessuna categoria conosciuta sulla Terra.
Tra i libri di archeologia del Professore, disseminati in ordine sparso sull'ampia scrivania, lo strano manufatto assumeva talvolta un aspetto inquietante nel gioco di luci ed ombre della stanza.
Sulla "copertina" del "volume" alcuni segni che parevano incisi nel metallo in una scrittura proveniente da un altro mondo danzavano da un capo all'altro e si sarebbe detto che ad ogni nuovo sguardo la loro posizione mutava e quello che prima era in alto ora era in basso, quello che era a destra si spostava a sinistra. L'unica cosa che legava in qualche modo quello strano oggetto alla realtà del Professor Shelton era una sorta di graffito tracciato forse con un coltellino o con una punta acuminata nella parte bassa della copertina, una scritta irregolare ed approssimativa che recitava "Tarantula".
La porta della stanza si aprì di scatto ed il Professor Shelton entrò trafelato nel suo studio accasciandosi esausto sulla poltrona di pelle.
Aveva l'aria di chi avesse appena fatto una corsa di alcuni chilometri e non certo per tenere il fisico allenato con lo jogging.
L'uomo, che a causa della non più giovane età sembrava accusare in maniera particolare la fatica, ancora grondando sudore, fece un ultimo scatto verso la finestra assicurandosi di chiudere completamente la tenda.
Nello stesso momento roteò gli occhi spiritati alla ricerca di qualcosa o qualcuno in strada ma, nascosto dietro la tenda, non vide altro che il nastro di asfalto della Highway 26 deserto e mulinelli di foglie rossastre alzate dal vento che sembrava farle girare ora più ora meno velocemente attorno ai pali di sostegno del cartello posto proprio all'altezza della sua abitazione sul quale era scritto "Oregon State - Welcome".
L'uomo rimase qualche minuto ad osservare la scena mentre il suo respiro affannoso andava pian piano assumendo un ritmo regolare e la fronte imperlata andava lentamente asciugandosi.
Poi, con un movimento rapido quanto istintivo, si voltò verso la scrivania posando lo sguardo sullo strano "libro" metallico che, non più illuminato, era diventato completamente nero ed a stento si scorgeva nella penombra della stanza.
Avanzando a tentoni l'archeologo riguadagnò la poltrona e, dopo esservisi seduto, cominciò a "sfogliare" l'inusitato volume. Un brivido lo attraversò mentre lo scorreva e pensò tra sè: "Un fottuto cantante rock! E' la cosa più incredibile che mai si potesse immaginare! Stento ancora a credere che questa storia sia vera... E' la fine del Mondo! Letteralmente... Ora comincio a capire il "punto di vista" di Charles Manson... Siamo stati tutti dei pazzi a sottovalutare la cosa... Da oggi in poi tutto cambierà... Per una volta siano benedetti quelli della CIA e le loro paranoie...".
Estratto un cellulare dalla tasca dell'impermeabile appoggiato su uno dei braccioli il Professore rimase per qualche istante pensoso cercando di ricordare qualcosa mentre sulle sue labbra si andavano formando dei numeri: "Tre, sette, due... No! Maledizione... Era tre, sette, cinque, due... E poi?".
Maledisse il momento in cui non aveva memorizzato nella rubrica del telefonino il numero che gli serviva in quel momento ed il momento in cui aveva dimenticato la sua agendina telefonica nell'auto.
Certo, poteva andare a prenderla.
Il garage era proprio dietro la casa.
Ma di uscire di nuovo in strada non se ne parlava nemmeno.
Shelton fissò nuovamente la tastiera dell'apparecchio; poi, colto da un'improvvisa illuminazione, digitò rapidamente la sequenza di numeri completa: "Tre, sette, cinque, due, quattro, quattro, nove, sei... Sì, sì... E' giusto!".
Il telefono rimase per qualche istante muto poi diede il segnale di "libero".
Uno, due, tre squilli... Il Professore maltrattava nervosamente la cintura dell'impermeabile.
Al sesto squillo stava per mettere giù quando un rumore dall'altro capo gli segnalò che qualcuno aveva alzato la cornetta.
"Pronto?...", una voce lontana ed assonnata fece illuminare in viso l'archeologo che sembrava aver trattenuto il respiro fino ad allora.
"Mulder, sei tu? Finalmente! Sono Roger Shelton, devi aiutarmi... Devi venire subito da me!", disse tutto d'un fiato.
Dall'altro capo del telefono l'agente dell'FBI Fox Mulder si stropicciò gli occhi ancora semichiusi... La telefonata lo aveva appena svegliato e l'uomo cercava di schiarirsi la mente.
"Chi è che parla?", domandò in uno sbadiglio dimostrando di non aver capito appieno le parole del suo interlocutore.
"Sono Shelton, ti dico! Non ti ricordi di me?".
Certo che se ne ricordava. Come avrebbe potuto dimenticarsi del vecchio amico che sei anni prima gli aveva salvato la vita nel corso di un'indagine per la quale l'FBI si era avvalsa delle conoscenze del Professore in una storia di reperti archeologici trafugati?
Shelton aveva vissuto per tre anni a Washington ed in più di un'occasione aveva aiutato Mulder nelle sue indagini fino a quella fatidica notte in cui aveva fermato con il proprio corpo una pallottola destinata all'agente Mulder mettendosi sulla linea di tiro nel tentativo di gettare in terra l'amico.
Se l'era cavata dopo due mesi di ospedale e Mulder non era riuscito a sdebitarsi con lui.
Fino a quel momento, almeno.
I due erano rimasti amici e si sentivano di tanto in tanto.
"Roger Shelton! Certo che mi ricordo... Cos'è successo? Dove sei?".
"Sono a casa mia... Aspetta, segnati l'indirizzo... Weinsfield, Oregon. Highway 26, n. 1234... Io... Io ora non posso spiegarti... Non al telefono... Ti prego vieni al più presto!...".
Le ultime parole Mulder quasi non le riuscì a percepire dal momento che la voce si era fatta sempre più lontana finchè il ricevitore cominciò ad emettere il cassico suono di linea interrotta.
L'agente dell'FBI restò in attesa che il telefono squillasse di nuovo mentre scriveva velocemente l'indirizzo sul contenitore della pizza che aveva mangiato la sera prima.
Poi, dal momento che l'apparecchio restava muto, si alzò dal divano sul quale era disteso e andò in cucina a prepararsi una tazza di caffè bollente.

***

Dopo aver trangugiato d'un colpo il caldo liquido nero Mulder tornò al telefono.
"Danny, ciao sono Fox! Mi serve un numero di telefono dell'Oregon... Weinsfield, Professor Roger Shelton... Mmm... L'indirizzo è 1234, Highway 26...".
Danny Valladeo era l'uomo dell'FBI al quale Mulder si rivolgeva per rintracciare numeri telefonici, indirizzi, targhe automobilistiche e cose simili nel corso delle proprie indagini.
In molte occasioni le sue ricerche si erano rivelate preziose anche se in questo caso il suo lavoro era fin troppo semplice. Quello che Mulder temeva, invece, era che le cose si sarebbero complicate una volta che avesse tentato di contattare nuovamente Shelton.
I fatti gli diedero ragione.
"141/555212... Okay, ti ringrazio Danny... Mi sei stato utile, come sempre...".
Mulder compose il numero di Shelton sedici volte nelle due ore successive senza ottenere risposta.
Cominciava seriamente a preoccuparsi.
Certo, non era escluso che l'amico fosse uscito di casa subito dopo avergli telefonato ma qualcosa gli diceva che le cose stavano diversamente.
La voce concitata di Shelton, le sue parole, la sua richiesta di intervento immediato da parte di Mulder. In che guaio si era cacciato? Perchè la linea era caduta improvvisamente? Era stato Shelton a riattaccare? E per quale motivo, dal momento che non aveva ancora ricevuto la risposta di Mulder?... Qualcuno era entrato in casa sua costringendolo ad interrompere bruscamente la telefonata?
Questi interrogativi continuarono a ronzare nella testa dell'agente che solo dopo un po' si ricordò di un particolare...
Stava per mettere a fuoco il suo ricordo quando squillò il telefono. L'agente sollevò il ricevitore di scatto: "Roger, sei tu?...", disse ansioso.
Dall'altro capo del telefono ci fu un silenzio di alcuni secondi e Mulder capì subito di chi in realtà si trattava... "Deep Throat! Okay... Sono tutt'orecchi...".
Costui era un misterioso personaggio che era entrato nella vita di Fox Mulder in un pub di Washington, alcuni anni prima, e da quel momento non aveva mancato di informare costantemente il federale sui misteriosi casi, classificati "X-Files", di cui egli si occupava.
Mulder non ne conosceva il vero nome ma solo il suo colorito pseudonimo, "Deep Throat", Gola Profonda. Le telefonate mute generalmente nel cuore della notte erano l'etichetta che lo contraddistingueva.
Ci furono nuovamente alcuni istanti di silenzio poi la voce del misterioso informatore di Mulder scandì con la consueta pacatezza: "Mi dica, Mulder... Lei sa chi è Robert Zimmerman?...".
Mulder riflettè per qualche secondo: "Mmm... Mi sembra di ricordare che si tratta del vero nome di un celebre attore... De Niro?".
"C'è andato vicino... Non ha mai sentito parlare di un certo Bob Dylan?".
"Ma certo! Dylan... Ora mi ricordo... Se le interessa ho anche molti dei suoi album... Ma che c'entra tutto questo?...".
"Non mi è consentito dirle molto altro per il momento, Mulder... Sappia solo che intorno a quell'uomo si sta giocando una partita in cui la posta in palio è altissima... Ne va del destino del pianeta...".
"Ma non mi dica!" - rispose ironico Mulder - "Non mi dica che è l'Anticristo!...".
"Agente Mulder... - proseguì la voce pacata - Ha mai sentito parlare di Grimoires e Clavicole?..."
Ci furono alcuni istanti di silenzio poi Mulder imbarazzato rispose: "Confesso la mia ignoranza...".
"La più antica forma di magia - proseguì l'informatore - è basata sul suono. Al suono è succeduta la parola ed infine l'oggetto materiale. Se ne parla nel volume intitolato "Il ramo d'oro", un testo fondamentale sulle tradizioni magiche e religiose... E' stato scritto nel 1922 da Sir James Frazer... Lo conosce, no?".
"Senza dubbio" mentì Mulder.
"Agente Mulder, la persona che l'ha contattata qualche ora fa, quel tale Shelton..."
Mulder lo interruppe bruscamente: "Shelton? E lei come lo sa? Aspetti, aspetti... Questo vuol dire che tenete il mio telefono sotto controllo? Ma chi credete di essere? Per chi diavolo lavora lei? Cosa volete da me?", il tono del federale si era fatto immediatamente duro.
"Si calmi Mulder, è una fortuna per tutti noi che lei sia sotto il nostro controllo... Quel tale Shelton, comunque, si è imbattuto in qualcosa di più grande di lui... Di più grande di tutti noi a dire il vero... Un oggetto che cambierà la storia di questo pianeta... Contatti il signor Dylan, agente... E ritrovi il suo amico Shelton... Le pedine sulla scacchiera si stanno muovendo e non resta molto tempo...".
La comunicazione si interruppe e Mulder rimase alcuni minuti in uno stato di torpore dal quale fu "risvegliato" solo dall'improvviso ricordo che lo aveva illuminato poco prima della telefonata di Gola Profonda...
Si trattava di un articolo che aveva letto qualche giorno prima sul Washington Post e che parlava proprio di una spedizione dell'archeologo Roger Shelton in Messico.
Mulder ricordava qualcosa a proposito di certi reperti che gli studiosi avevano rinvenuto...
Forse qualcuno voleva impossessarsene e stava minacciando Shelton... Quanto c'entrasse una rockstar con tutto questo per Mulder era buio fitto.
Dov'era finito quel maledetto giornale?
Mulder mise sottosopra la stanza finchè in una pila di copie di Playboy finita dietro il televisore trovò anche quella del Washington Post che gli interessava.
Portava la data di quattro giorni prima e l'articolo su Shelton parlava di fatti vecchi di circa due mesi.
Mulder iniziò a rileggersi l'articolo ma non trovò niente di particolarmente interessante. Ad un certo punto il giornalista aveva riportato una conversazione avuta col Professor Shelton in persona il quale raccontava nei dettagli le tappe salienti della spedizione.
Dopo un po', tuttavia, il sonno ebbe la meglio e l'uomo chinò la testa sul cuscino addormentandosi.
Erano ormai le 7 quando Mulder fu svegliato dal suono del campanello d'ingresso.
Stiracchiandosi andò ad aprire. Dietro la porta lo accolse il sorriso dell'agente Dana Scully, la partner dell'FBI con la quale Mulder divideva il lavoro sugli "X-Files".
La ragazza era in tenuta da jogging e stava saltellando sul pianerottolo correndo "da ferma".
"Allora, poltrone, non sei ancora pronto? Non dirmi che ti sei dimenticato di stamattina?... - disse continuando a saltellare.
"Ehm... Scully" - disse l'agente trattenendo uno sbadiglio - "Credo... Credo che dovremo rimandare la nostra corsa di stamattina! Ci sono dei problemi... Entra!".
Dana si fermò, respirò profondamente, poi entrò richiudendo la porta.
"Ci risiamo, eh Mulder?..." - disse ironicamente la ragazza - "Sei riuscito a farti affibbiare del lavoro anche nel tuo giorno libero... Comincio a credere che Skinner ti abbia ormai messo il collare... Il dovere innanzi tutto...".
"Non si tratta di questo! - replicò Mulder mentre allungava alla collega una tazza di caffè "Il nostro capo non c'entra questa volta... Siediti, così posso spiegarti! Ti ho mai parlato di Roger Shelton?...".
"Niente zucchero, grazie! Mmm... Sì, mi sembra di sì... Non era quel biologo che ha lavorato per l'FBI qui a Washington, anni fa?" chiese Scully iniziando a sorseggiare il suo caffè.
"Proprio lui, ma è un archeologo, non un biologo... Mi ha chiamato stanotte... Sembra che abbia bisogno del mio aiuto...!".
Mulder raccontò alla collega quanto accaduto quella notte, tralasciando la telefonata misteriosa di Gola Profonda, e le diede il giornale con l'articolo su Shelton.
La ragazza gli diede una rapida scorsa poi guardò Mulder con aria rassegnata: "Ho capito... Per quando vuoi che prenoti i biglietti aerei per l'Oregon?...".
Mulder si alzò e guardò fissa la ragazza negli occhi: "Scully, non voglio coinvolgerti in questa storia. In fondo si tratta di una faccenda personale...".
"Ma...?", aggiunse sorridendo Dana.
"Beh, ma mi farebbe piacere se venissi con me... Ti lascio decidere...".
"Grazie per la generosità... Vado a fare i bagagli!" - sospirò Dana alzandosi e battendo il giornale sulla testa del collega. "Del resto senza di me saresti perduto e una volta ho promesso a tua madre che mi sarei sempre presa cura di te...!".
Dana fece per allontanarsi quando Mulder la richiamò: "Ah, Scully... Solo una cosa... Cosa mi dici di Bob Dylan?...".
"Dylan?... In che senso?... Cosa dovrei dirti...? Personalmente preferisco i Beatles, ma che c'entra?"...
"Ecco... Non so nemmeno io cosa c'entri... Comunque stanotte Shelton non è stato il solo a farmi telefonate misteriose..."
"No?... Ti ha telefonato anche Dylan?... Non mi dire che ti vuole nella sua band?..." - disse ridendo la ragazza.
"Ecco... ti ricordi di Gola Profonda?".
"Ah, il Signor Mistero che non mi ritiene degna di conoscerlo?..." disse acida Scully.
In effetti il misterioso informatore di Mulder si era sempre rifiutato di manifestarsi anche alla sua collega anzi aveva pregato Mulder di non fare cenno con alcuno della sua esistenza cosa che il federale aveva fatto con la sola eccezione di Dana alla quale aveva invece da tempo rivelato tutto.
"Già, proprio lui! Beh, mi ha fatto una strana telefonata parlandomi di un pericolo legato a quel cantante... Che tu sappia c'è qualche mistero che lo riguarda... Qualcosa legato alla magia, al suono, a certe... aspetta che me lo sono scritto... ecco... sì a certe "grimoires" ed a certe "clavicole"...?".
La ragazza rimase per un attimo incerta poi disse: "Mistero? L'unico mistero per quello che mi riguarda è come abbia fatto a diventare una rockstar con la voce che si ritrova...".
"Mmm... Beh, ne riparliamo..." - aggiunse Mulder - "Ora va pure...".
Dana fece qualche passo poi si voltò: "Piuttosto, come ti regolerai con il Vice Direttore Skinner?... Sarà dura convincerlo a darci il permesso di lasciare il lavoro...".
"Beh, a dire il vero..." rispose Mulder grattandosi la testa, "...a dire il vero... Credevo che a questo ci pensassi tu... Ho l'impressione che il tuo ascendente nei confronti del Vice Direttore Skinner sia di gran lunga superiore al mio... Anzi credo che quell'uomo abbia un debole per te!".
Scully si fermò sulla porta guardando fisso Mulder: "Corri a vestirti prima che mi venga la tentazione di cambiare idea!" - disse minacciando bonariamente il collega - "Ti aspetto tra due ore in ufficio!".

***

Due ore più tardi Mulder era al telefono nel suo ufficio nei sotteranei dell'FBI: "Allora siamo d'accordo, Langly... Tu trovami tutte le notizie che ti ho detto. Io ti chiamerò domani per darti l'indirizzo di Weinsfield al quale spedirmele! Ah, e non dimenticare di avvisare il focoso Frohike che Scully verrà con me e che quindi non sprechi tempo a telefonarle per invitarla a cena dal momento che non sarà a Washington per un po'...".
Proprio in quel momento Dana aprì la porta dell'ufficio di Mulder e, sentendo il proprio nome, fissò il collega con aria interrogativa.
"Ah ah ah! Okay, Langly, le dirò cosa si perde..." - continuò Mulder ridendo, poi riattaccò.
"Langly?..." - disse Scully con tono ironico . "Frequenti ancora quei pazzi "Guerrieri Solitari" ocomecavolo si chiamano?...".
"Già! Ci sono stati utili più di una volta, non negarlo! Forse sono un po' paranoici con quelle loro idee di complotti governativi e cospirazioni segrete, ma in fondo sono in gamba...".
"Senti chi parla!" - disse la ragazza sorridendo ed appoggiò sulla scrivania del collega la busta con le prenotazioni dei biglietti aerei - "Il nostro volo parte tra quattro ore!".
"Com'è andata con Skinner? - le chiese Mulder.
"L'ho convinto!" - disse Dana sospirando.
"Okay, okay, non voglio sapere come ci sei riuscita...!" - fece l'uomo con un sorriso malizioso - "Comunque grazie per avermi tolto le castagne dal fuoco!".
Dana stava per replicare all'insinuazione del collega quando un fruscio in direzione della porta dell'ufficio fece voltare i due federali di colpo.
Una busta gialla era stata infilata sotto la porta. Mulder si alzò di scatto e corse ad aprire.
Si affacciò nel corridoio ma non vide nessuno. Il corridoio era deserto. Fece qualche passo di corsa prima a destra e poi a sinistra senza scorgere alcuno.
Tornato in ufficio trovò Dana intenta ad esaminare il plico. "Non c'è scritto sopra niente..." - disse la ragazza consegnandolo al collega. Mulder lo soppesò tastandolo. "Mmm... sembra contenga un quaderno o qualcosa di simile...", disse mentre lo apriva.
Le mani del federale cercarono nervosamente all'interno della busta e ne tirarono fuori un libro e due fotografie. L'agente diede una rapida scorsa al libro e lo porse alla collega che ne lesse la copertina: "Mmm... Bob Dylan - Tarantula. Che significa Mulder?...".
"Buio pesto... Comunque immagino che l'abbinamento con le foto non sia casuale..." disse l'uomo voltando come un giocatore che fa vedere un "poker d'assi" le fotografie in direzione della ragazza. La prima foto, risalente presumibilmente agli anni 60, ritraeva quello che i due agenti riconobbero subito come la celebre rockstar Bob Dylan mentre correva a cavallo di una motocicletta. La seconda foto che colpì come un pugno allo stomaco i due agenti era invece qualcosa di assolutamente inedito per loro e per il mondo intero. Raffigurava Bob Dylan disteso su un letto. Il cantante aveva la parte destra del viso completamente sfigurata come se avesse subìto un'ustione di primo grado. Aveva il collo bloccato in una ingessatura ed escoriazioni su tutto il corpo. Di fianco al letto si intravedevano le gambe e parte del corpo di una donna ma nella foto non era inquadrato il viso. Mulder girò la fotografia verso Scully che ne lesse il retro: "Woodstock, 29 Luglio 1966. Non fu un incidente!", poi la firma "D.T.".
 
 

CAPITOLO II

Il Professor Shelton era ormai allo stremo delle forze. Una fitta lancinante alla milza gli fece capire che, se avesse mosso anche solo un altro passo, la sua corsa sarebbe finita tragicamente.
Gettò uno sguardo nel vicolo alla sua destra.
Era deserto.
Si lasciò andare gettandosi a corpo morto dietro i bidoni della spazzatura sotto una scala antincendio e pregò che non lo trovassero.
Mentre riprendeva fiato ripensò ai frenetici avvenimenti delle ultime ore.
Al momento in cui aveva dovuto interrompere la conversazione telefonica con Fox Mulder quando si era accorto che una buick nera si era fermata di fronte alla sua abitazione.
Aveva visto tre uomini vestiti di nero discenderne e non aveva esitato un istante.
Afferrata con la mano sinistra la sua borsa portadocumenti e con la destra il misterioso libro metallico dalla sua scrivania, era corso alla porta sul retro ed era sgusciato dietro la casa del suo vicino proprio mentre uno dei tre uomini era comparso nel vicolo per andare ad appostarsi presso la porta.
Poi, dopo essersi assicurato di non essere stato visto, si era allontanato nella fredda aria della sera dirigendosi verso il centro della cittadina.
Di tanto in tanto si era fermato per voltarsi indietro ed assicurarsi di non essere seguito.
Poi era arrivato al McGuinn Hotel dove aveva affittato una stanza per la notte.
Il mattino dopo si era allontanato di buon'ora dall'albergo deciso a rivolgersi alla polizia o a ritelefonare a Mulder, ma in strada aveva visto di nuovo la buick nera ed i suoi occupanti scendere dirigendosi di corsa verso di lui.
Aveva iniziato a correre con quanto fiato aveva in corpo tentando di seminare i suoi inseguitori nelle vie di Weinsfield ed ora era lì, stremato ed ansimante, nel buio di un vicolo seminascosto tra cumuli di spazzatura. Restò nascosto per circa mezz'ora sobbalzando ad ogni rumore che sentiva nel vicolo.
Una radio vicina diffondeva gli ultimi successi ed il Professore sorrise amaramente quando nell'aria si sentì una musica per lui sinistramente familiare. La voce roca cantava "If the Bible is right the world will explode" e Shelton provò un brivido lungo la schiena mentre il ritmo del brano gli martellava le tempie. "Che atroce ironia!" pensò...
Poi, quando stava quasi per decidersi ad uscire dal suo nascondiglio una voce alle sue spalle gli gelò il sangue nelle vene: "La sua fuga è finita, Professore! La prego di seguirci senza opporre resistenza".
La voce veniva dal fondo del vicolo e Shelton potè scorgere in quella direzione l'ombra di un uomo con un impermeabile che gli puntava contro una pistola col silenziatore.
Fece il gesto di uscire in strada per allontanarsi dal suo aggressore quando, nella luce della strada di fronte, scorse la sagoma di un'altra persona che gli bloccava il passaggio.
L'archeologo si guardò intorno cercando un improbabile aiuto nel vicolo deserto poi il suo sguardo si posò sulla scala antincendio sotto la quale si era rifugiato. Ebbe solo il tempo di fare il gesto di salirvi che l'uomo dal fondo del vicolo gli fu addosso. Un leggero pizzicore al braccio sinistro, poi un formicolio in tutto il corpo e nel giro di pochi secondi Shelton cadde narcotizzato ai piedi dell'uomo.
Caricato il corpo esanime dello studioso sul sedile posteriore dell'auto i due uomini salirono a bordo e pochi istanti dopo la buick nera si lasciò alle spalle gli edifici di Weinsfield imboccando a tutta velocità la Highway 26 in direzione Nord.

***

Erano passate due ore (ma per lui sarebbero potuti essere anche due giorni) quando il Professor Shelton riaprì gli occhi.
Con in bocca un sapore amarognolo che faceva fatica ad andar via l'uomo fece il gesto di portarsi le mani sul viso tentando di schiarirsi la vista annebbiata.
Ma non vi riuscì.
Qualcosa glielo impediva e solo qualche secondo più tardi riuscì a rendersi conto di essere legato ad una poltrona. Quattro strisce di cuoio gli bloccavano braccia e gambe.
Cercò di girare la testa prima a destra e poi a sinistra per rendersi conto di dove si trovasse.
Intorno a sè vide solo pareti bianchissime completamente vuote.
Di fronte un corridoio si allungava per molti metri. Il bianco dominava ovunque. Non un colore, non un oggetto. Solo in alto potè notare, a distanza di qualche metro l'una dall'altra, delle grate che, pensò, dovevano chiudere gli sbocchi di un sistema di aerazione.
Quando la vista gli si fu schiarita del tutto Shelton, che aveva perduto i suoi occhiali da miope nella colluttazione nel vicolo, strinse a fessura gli occhi sforzandosi di percepire cosa ci fosse in fondo al corridoio che gli si allungava davanti.
Gli parve di vedere una porta bianca che, nel bianco circostante, avrebbe faticato a notare anche se avesse avuto gli occhiali.
Su di essa, forse, c'era una targa con dei caratteri ma troppo lontana perchè potesse essere letta.
Proprio in quell'istante un rumore di passi risuonò nitidamente nel silenzio sepolcrale dell'edificio. Qualcuno, al di là della porta, si avvicinava lungo il corridoio in quella direzione.
Qualche istante dopo la porta si aprì.
Una sagoma scura si stagliò nella luce dell'apertura e dietro di lei una seconda sagoma seguiva da presso. Al Professore parve per un attimo di intravvedere alle loro spalle il rosso il bianco ed il blu della bandiera degli U.S.A.
Tuttavia non riuscì ad esserne sicuro al cento per cento dal momento che l'uomo che aveva aperto la porta se l'era velocemente richiusa alle spalle ed ora avanzava verso di lui seguito dalla seconda persona.
Qualche istante dopo Shelton potè vedere bene in viso il primo dei due uomini. Il secondo invece gli si posizionò alle spalle sicchè il professore non potè osservarlo in viso. Dalla posizione in cui era ne scorgeva solo le gambe con la coda dell'occhio.
L'uomo che gli si era messo di fronte era completamente vestito di nero, sulla sessantina, elegante. I capelli leggermente brizzolati. Alto e con l'aria di chi è abituato a comandare.
Tirò fuori dalla tasca un pacchetto di Morley, ne accese una e cominciò ad aspirarne lentamente il fumo. Continuò a tirare lentamente una boccata dietro l'altra mentre osservava il prigioniero di fronte a sè. Poi finalmente parlò.
La sua voce era profonda, la cadenza lenta, il tono pacato.
"Professor Shelton" - disse "Vede a cosa l'ha condotta la sua ostinazione?... Non creda che ci abbia fatto piacere arrivare a questi estremi, tuttavia il suo comportamento non ci ha lasciato scelta!".
Parlando cominciò a girare lentamente intorno alla poltrona alla quale era legato Shelton che ascoltava a testa bassa. "Ora" - continuò l'uomo in nero - "affinchè le cose non prendano una piega ulteriormente penosa per lei, la prego di darci quello che così pervicacemente ci ha rifiutato a Weinsfield... Dopo, mi creda, sarà libero di tornarsene a casa!".
Per tutto il tempo l'archeologo aveva tenuto la testa bassa ed aveva ascoltato senza battere ciglio le parole del suo interlocutore. Poi, dal momento che questi aveva ripreso a fumare e sembrava in attesa di una risposta, alzò il viso e disse con un filo di voce: "Chi siete? Del Governo Federale? Della CIA? Non capite che quello che è successo...".
"Quello che è successo a Palos Verdes..." - lo interruppe bruscamente l'uomo in nero - "Quello che è stato riportato "a galla" appartiene all'uomo che si trova dietro di lei! Ce lo consegni e poi sarà libero di tornarsene a casa, glielo ripeto".
"Già - disse amaramente lo studioso - libero di morire insieme a miliardi di esseri umani perchè un ordine blasfemo possa prendere il potere...".
"Il cambiamento è nella natura delle cose". Questa volta a parlare era stato l'uomo alle spalle di Shelton. La voce nasale, inconfondibile, fece trasalire lo studioso che tentò disperatamente di girare la testa per guardarlo in volto.
"Ma... Allora è lei! E' davvero lei! Come può fare questo?... Lei è un poeta... un artista... Come può il suo animo accettare tutto questo... Ritorni in sè... La scongiuro!".
L'uomo alle sue spalle non replicò e Shelton si rivolse allora nuovamente all'uomo in nero di fronte a lui. Improvvisamente si fece più audace. Aveva capito che la sua situazione non era poi così disperata come poteva sembrare.
Anzi, a ben guardare, era lui a tenere il coltello dalla parte del manico.
Quegli uomini non gli avrebbero fatto niente di male fino a che non avessero ottenuto quello che cercavano.
Inoltre, e lui era il solo a saperlo, probabilmente proprio in quel momento uno dei migliori agenti dell'FBI era sulle sue tracce e Shelton non disperava che l'abilità dimostrata in innumerevoli occasioni da Fox Mulder gli avrebbe consentito di ritrovarlo e tirarlo fuori da quella brutta situazione.
"Da me non avrete niente... Voglio ritornare immediatamente a casa mia. Non ho altro da dire!".
Aveva proferito quelle frasi d'un fiato cercando di ostentare sicurezza.
Tuttavia l'uomo che gli stava davanti aveva l'aria di chi conosce bene le armi di cui poter disporre. Dopo aver consumato completamente la Morley con l'ultimo tiro si avvicinò a Shelton e appoggiandosi con le mani sui braccioli della poltrona pose il suo viso a pochi centimetri da quello dello studioso, poi sibilò: "E' un vero peccato, professore, che non abbia avuto modo di dire nulla di preciso al suo amico Mulder l'altra notte...".
Shelton ebbe un sobbalzo e sbarrò gli occhi sorpreso.
"Non si meravigli..." - continuò l'uomo - "Il suo telefono è stato messo sotto controllo fin dall'inizio di questa sfortunata vicenda... Vede, per quanto Fox Mulder sia un abile agente non credo che riesca a mettere insieme i pezzi di questo puzzle con i pochi elementi a sua disposizione... Perciò, se spera nel suo aiuto, farà meglio a non contarci troppo. Anzi le dirò che non è escluso che tra pochissimo l'agente Mulder e la sua bella compagna possano cessare definitivamente di seguire le tracce di chiunque... Ad ogni modo ne riparleremo tra qualche ora, quando probabilmente avrà le idee più chiare sulla sua condizione attuale... Ah, dimenticavo! Buon divertimento e buona permanenza".
Con un ultimo ambiguo sorriso l'uomo si allontanò in direzione della porta seguito dal secondo uomo che passò di fianco alla poltrona di Shelton. Il Professore alzò la testa e vide la sagoma che si allontanava... Poi quando già l'uomo in nero era uscito, l'altro si voltò per un istante e fissò in viso Shelton. Il prigioniero potè guardarlo bene in viso stavolta. Era proprio lui, il viso familiare che aveva visto sulla copertina di decine di dischi.
Nei suoi occhi però Shelton notò un lampo diabolico, qualcosa che veniva da un altro mondo.

 ***

Fox Mulder e Dana Scully erano arrivati all'aeroporto un'ora prima della partenza del loro volo ed ora stavano aspettando di essere chiamati per l'imbarco insieme agli altri passeggeri, l'uomo sgranocchiando semi di girasole e la ragazza rileggendo l'articolo del Washington Post che parlava di Shelton e della sua spedizione in Messico.
"Non credo che ricaverai niente da quell'articolo!" - osservò Mulder - "L'ho già letto ma si limita a fare un resoconto della spedizione... Nell'intervista Shelton elenca una serie di luoghi nei quali sono stati rinvenuti resti di edifici Maya, utensili e suppellettili serviti a quel popolo etc... Un classico reportage archeologico con tanto di pezzo "storico" sulla civiltà Maya e schede biografiche sugli studiosi che hanno preso parte alla spedizione".
"Già!" - confermò Dana - "Ma non è tanto l'articolo che mi interessa... Quanto il servizio fotografico... Qui per esempio... Si vede Shelton insieme ai suoi collaboratori e...".
Scully fece uno scatto in avanti sulla sedia lasciando la frase in sospeso.
"Non è possibile" - esclamò sorpresa - "Non può essere!".
"Di che stai parlando?" - chiese Fox a sua volta stupito dal comportamento della collega.
"Mulder, l'articolo lo hai letto, ma non hai dato un'occhiata anche alle foto?" disse Dana portandosi il giornale sul petto e coprendolo con le mani.
"Beh, a dire il vero non mi ci sono soffermato molto... Non credevo avessero importanza. Cos'hai notato di tanto strano?" - rispose l'uomo con un tono che lasciava trasparire tutta la sua curiosità.
"Ecco cosa c'è di strano, mio caro detective..." replicò ironica la ragazza mentre con gesto teatrale faceva ruotare il giornale verso Mulder puntando l'indice su di una foto che ritraeva un sorridente Shelton in compagnia di quattro suoi colleghi davanti ad una stele maya.
"Mmm... Shelton e altri studiosi, membri della spedizione... E allora?".
"Non fermarti alle persone in primo piano... Cosa vedi sullo sfondo?".
L'agente avvicinò il giornale al viso per guardare meglio poi deglutì gli ultimi semi di girasole che aveva ingurgitato facendoseli quasi andare di traverso: "Che mi venga un colpo! Bob Dylan! Questo è indubbiamente Bob Dylan! E che ci fa in Messico al seguito di una spedizione archeologica?... Non è possibile... Questa è veramente grossa".
"Già" - replicò Scully - "Ma intanto è la conferma che c'entra davvero in questa storia e che il tuo amico Deep Throat, Gola Profonda ocomecavolo si chiama, ne sa davvero più di quello che si potrebbe sospettare...".
"Già! O magari sta solo preparando un nuovo album dedicato alla storia dei maya e si sta documentando..." concluse sorridendo Mulder.
Poi dopo alcuni secondi di silenzio aggiunse: "E' incredibile! L'artista che è un monumento all'idiosincrasia da macchina fotografica che si fa immortalare sul Washington Post con degli archeologi in Messico? Questa è davvero enorme..."
"Beh, considera che probabilmente nemmeno si è accorto che qualcuno stava scattando la foto... Se osservi bene guarda in tutt'altra direzione... Ma certo non è lì per caso anche perchè dubito che faccia tournèe in Messico... A questo punto c'è da sospettare che c'entri davvero qualcosa con la sparizione del tuo amico Shelton...".
"A questo punto bisogna assolutamente che l'FBI lo tenga d'occhio... Quanto manca all'imbarco?".
Dana guardò il suo orologio. "Quarantacinque minuti... Perchè?".
"Forse facciamo ancora in tempo... Vieni" - rispose l'uomo scattando in avanti ed afferrando Dana per un braccio tirandosela dietro.
"Ehi, aspetta... Dove stai andando?..." - protestò la ragazza a stento evitando di cadere dalla sedia.
Mulder continuò a correre seguito da Dana che con molta difficoltà teneva dietro ai suoi scatti da centometrista. "Mulder, vuoi fermarti un momento?... Dimmi almeno dove stiamo andando?...".
"Siamo arrivati..." - rispose l'uomo indicando il posto di polizia dell'aeroporto davanti a loro.
"Agente Speciale Fox Mulder, FBI. Lei è l'agente Dana Scully. Abbiamo bisogno di spedire un fax urgente...".
Il poliziotto diede un'occhiata al distintivo che Mulder aveva tirato fuori dall'impermeabile poi fece entrare i due agenti in un ufficio dal quale spedirono il fax con la fotocopia della pagina del Washington Post e di tutto il relativo incartamento del caso Shelton all'attenzione di Danny Valladeo presso il J. Edgar Hoover Palace dell'FBI, Washington, D.C.
Mentre si assicuravano che il fax arrivasse correttamente a destinazione Mulder si sedette, tirò fuori dalla tasca il sacchetto con i semi di girasole rimasti e cominciò a sgranocchiarne qualcuno. Porse il sacchetto alla collega invitandola a prenderne.
Dana sospirò pensando a quante volte gli aveva detto che detestava i semi di girasole, fece spallucce ed alzò la testa guardando istintivamente attraverso la parete a vetri del posto di polizia in direzione delle sale d'attesa dell'aeroporto.
Osservò distrattamente le persone in attesa poi tirò il collega per un braccio.
"Che c'è?" - chiese l'uomo alzando la testa verso la ragazza.
Dana si girò verso di lui e, simulando indifferenza, allungò una mano nel sacchetto dei semi di girasole.
"Ehi, cominciano a piacere anche a te, finalmente!" - disse Mulder sorridendo.
"Non voltarti! Non guardare fuori e continua a sgranocchiare tranquillamente!".
La voce di Dana si era fatta improvvisamente seria.
Mulder la guardò stupito poi le chiese: "Perchè? Cosa succede?".
"Fuori, proprio di fronte a te, davanti alla sala n.7 c'è un uomo. Beh, giurerei che era seduto dietro di noi poco fa, mentre guardavamo il giornale. Ci ha seguiti fin qui ed ora sembra si sia appostato aspettando di vedere cosa facciamo".
Mulder, senza dare nell'occhio, si alzò e cominciò a passeggiare nell'ufficio stiracchiandosi.
Ogni tanto gettava qualche occhiata fuori.
Individuato l'uomo di cui parlava Scully si sedette di nuovo vicino alla ragazza.
"Hai ragione... E' il tipo che era seduto dietro di noi nella sala n. 3. E sembra proprio che guardi in questa direzione. Forse ha capito che ci siamo accorti di lui...".
"Non credo" - replicò Dana -"Comunque cosa facciamo?".
"Agente Scully, è arrivata la conferma di corretta spedizione del fax. E' tutto a posto!". I due agenti si voltarono in direzione della voce alle loro spalle. Un poliziotto stava strappando la pagina di avvenuta ricezione del fax appena arrivata.
"Grazie!", disse la ragazza "E' stato molto gentile!".
"Allora, cos'hai deciso?" fece poi rivolta a Mulder.
L'uomo diede ancora un'occhiata fuori dall'ufficio.
"Quel tizio è ancora lì e sembra non avere nessuna intenzione di andarsene... L'unica è separarci... Esci prima tu e vai in direzione dell'imbarco passeggeri. Io resto qui così potrò vedere che intenzioni ha il nostro angelo custode".
La ragazza, cercando di comportarsi nel modo più naturale possibile, uscì dal posto di polizia e si allontanò in direzione della sala n. 3, passando davanti all'uomo misterioso il quale non la degnò di uno sguardo.
Mulder, dietro i vetri del posto di polizia, osservò la scena.
Aspettò che Dana si fosse allontanata e rimase per qualche secondo in attesa di una eventuale reazione dell'uomo. Questi però se ne stava immobile gettando di tanto in tanto un'occhiata in direzione del posto di polizia simulando indifferenza.
"Allora è me che vuoi, amico!" - pensò tra sè Mulder, poi uscì velocemente incamminandosi nella direzione presa da Dana.
Superato l'uomo in attesa Mulder cercò di intuire, senza dare nell'occhio, i suoi movimenti accorgendosi ben presto che lo stava seguendo.
Tirò fuori dalla tasca dell'impermeabile il suo cellulare e digitò il numero di quello di Dana.
"Scully, ascoltami attentamente... L'uomo del mistero mi è alle calcagna. Sono in vista dell'uscita n. 22. Tu dove sei ora?".
"Ti vedo, Mulder. Sono proprio davanti a te, accanto al distributore di bibite".
L'uomo alzò la testa e guardò di fronte a sè.
In lontananza scorse la ragazza appoggiata al rosso frigo della Coca-Cola.
"Okay, fai in modo che il nostro uomo non ti veda quando ti passeremo davanti, poi seguici. Cercherò di prenderlo in trappola!".
Scully si tirò immediatamente da parte nascondendosi dietro il distributore e restò in attesa.
I due uomini la superarono e lei si accodò tenendosi a debita distanza.
Il suo cellulare suonò di nuovo.
"Scully, adesso andrò verso i telefoni. Lo bloccheremo lì!".
Mulder voltò rapido in un "vicolo cieco" sul fondo del quale stavano le cabine del telefono.
Il suo pedinatore si fermò e si mise in attesa.
Qualcosa di freddo e metallico, però, gli premette contro la nuca.
"Se fai un gesto ti faccio saltare la testa!".
La voce di Dana era fredda quanto bastava per non lasciare dubbi.
"Cammina in direzione delle cabine e non sognarti di tentare scherzi... L'indice della mia mano destra è molto sensibile e potrebbe scattare per un nonnulla...".
L'uomo si avviò lentamente in direzione di Mulder seguito dalla ragazza che lo teneva costantemente sotto tiro.
All'improvviso però fece un brusco scarto di lato tentando di fuggire.
Mulder estrasse la pistola ma fu anticipato da Dana che con uno sgambetto fece ruzzolare l'uomo contro le cassette di sicurezza.
Il colpo contro la parete metallica lo lasciò stordito.
Intanto una piccola folla di persone per metà spaventate e per metà incuriosite si era fermata intorno a Dana.
"State lontani, agente speciale Dana Scully, FBI! Quest'uomo è un sospetto... Allontanatevi da questa zona!" - esclamò la ragazza mostrando il suo tesserino.
Mulder bloccò il suo pedinatore poi si rivolse a Scully proprio mentre la polizia dell'aeroporto sopraggiungeva sul posto: "Ricordami di tenermi lontano dalle tue gambe... Sono delle armi improprie... Il nostro amico qui a terra sembra conciato piuttosto male...!".
"Ah, tante grazie!" - replicò ironica Dana sbuffando ed aggiustandosi i capelli scompigliati - "La prossima volta gli stenderò sotto un tappeto di velluto rosso...".
Qualche minuto dopo, consegnato l'uomo alla polizia, i due agenti si imbarcarono finalmente sul volo che li avrebbe portati da Washington a Portland, Oregon.

***

"Che è 'sta merda?..." - esclamò Mulder in aereo dopo aver letto le prime pagine di "Tarantula", il libro che gli era stato recapitato misteriosamente nel suo ufficio dell' FBI.
Scully che stava leggendo nuovamente tutti i dati in loro possesso relativi al "Caso Dylan" alzò lo sguardo verso il collega con aria interrogativa.
"E' veramente un delirio..." - continuò l'uomo. "Chi ha avuto il coraggio di pubblicare questa schifezza?...".
"Mi sembrava di averlo letto tempo fa..." - disse la ragazza "ed effettivamente non mi sembrò un granchè!".
"Diciamo pure che è un'accozzaglia di stronzate messe alla rinfusa da un analfabeta. E secondo Gola Profonda questa massa di idiozie dovrebbe fornirci la chiave per capire il mistero legato a questo caso?"
"Sempre ammesso che sia stato lui a farti recapitare il plico con le foto ed il libro..."
"Beh, la sigla D.T. in fondo alla foto non sta certo per Dylan Thomas...".
"A proposito delle foto... Ti sei fatto un'idea di quello che potrebbero significare...?". Mulder cominciò a sgranocchiare un po' di semi di girasole dal suo inseparabile sacchetto:
"Allora, mi sono documentato... Sembra che nel 1966 a Woodstock il nostro Zimmerman abbia avuto un serio incidente motociclistico nel quale abbia rischiato di perdere la vita.
Lui stesso raccontò che mentre guidava la moto seguito dall'auto di sua moglie sentì un impulso irrefrenabile a guardare in direzione del sole. Rimase abbagliato dalla luce dell'astro e per qualche secondo perse completamente la vista. Istintivamente frenò di colpo e la moto si inchiodò sbalzandolo al di sopra del manubrio. Fece un volo notevole e dovettero raccoglierlo col cucchiaino... All'epoca si sparse la voce che fosse addirittura morto e che quello che comparve molto tempo dopo era un suo sosia. La cosa certa è che dopo quell'incidente Dylan fu un'altra persona. Anche il suo modo di cantare, la sua stessa voce mutarono... Altri sostenevano che era rimasto completamente sfigurato e che per quel motivo non si sarebbe mai più esibito in pubblico..."
"Beh... - disse Dana -... Una delle due foto di Gola Profonda sembrerebbe provare la cosa... Quel tizio, posto che non sia un sosia, è indubitabilmente Dylan in un letto con la parte destra del viso completamente sfigurata".
"Quello che mi fa pensare è la frase che il mio informatore ha scritto sul retro..." - Mulder tirò fuori la foto in questione dal libro dove l'aveva riposta e lesse: "Woodstock, 29 Luglio 1966. Non fu un incidente! D.T."...
Dana intanto guardava l'altra foto, quella che ritraeva il cantante in sella alla sua moto.
"Immagino fosse questa la moto dell'incidente..." - disse. Poi aggiunse: "Beh, effettivamente la storiellina del sole mi sembra un po' campata in aria. Se Gola Profonda ha scritto quella frase è chiaro che si riferisce al fatto che in realtà qualcuno tentò di uccidere Dylan".
"Il punto è: chi avrebbe avuto interesse ad uccidere una rockstar... e per quale motivo?" - aggiunse Mulder.
"Forse l'Associazione Amici della Buona Musica?..." - commentò ironica la ragazza.
"Ad ogni modo sembra che il nostro divo sia più di quello che sembra e spero che i ragazzi di Washington lo rintraccino al più presto e lo blocchino. L'affare sembra maledettamente serio... Il mio informatore ha parlato addirittura del fatto che sono in gioco i destini del pianeta...".
"E tutto per uno che fino a ieri credevo facesse correre semplicemente il rischio di addormentarsi nell'ascoltare i suoi dischi!" concluse Dana.
"Senza contare che il tipo che ci seguiva all'aeroporto ci è stato sicuramente messo alle calcagna da qualcuno che non vuole che indaghiamo su questa faccenda...".
"O che gli aveva dato addirittura l'ordine di farci fuori!" - aggiunse Dana.
"Comunque tutto ruota intorno a questo libro" - proseguì Mulder porgendo "Tarantula" alla collega - "Gola Profonda ha parlato di "grimoires" e di "clavicole" durante la sua misteriosa telefonata. Mi sono documentato e senti un po' cosa ho trovato...". Mulder tirò fuori da una borsa un po' di fotocopie fatte da vari libri ed iniziò a leggere: "Il "Libro magico" è un oggetto che contiene la parola - possiede dunque di per se stesso un duplice potere, e deve essere fisicamente trattato con il dovuto rispetto: non si contano le vicende in cui il solo possesso di un testo di questo genere ha causato al suo incauto proprietario un'infinita serie di orribili guai. Il problema di trasferire le formule magiche su un supporto permanente dev'esser stato particolarmente sentito fin dalla più lontana antichità (qualcuno sostiene addirittura che la scrittura venne inventata per esigenze magiche più che di ordine pratico), visto che gran parte dei più antichi testi scritti pervenuti fino a noi sono costituiti, appunto, da trascrizioni di rituali atti a comunicare con la divinità. Come la magia che li ispira, i "Libri magici" possono consentire operazioni magiche di grado elevato (la cosiddetta "Magia Alta" che permette di raggiungere un alto stadio di illuminazione attraverso particolari riti iniziatici) o di immediato riscontro terreno (la "Magia Bassa" delle fatture, dei filtri d'amore, dei riti per la fertilità o per la pioggia); entrambe le operazioni (comprese quelle a fini positivi della "Magia Alta") possono essere compiute con o senza l'ausilio della "Magia Nera", ovvero con o senza l'evocazione e l'intervento di spiriti infernali. I libri di "Magia Alta" sono solitamente definiti con il termine Clavicole (dal latino "chiavi"); quelli di "Magia Bassa" o "Magia Nera" con il termine Grimoires (corruzione del francese grammaires, "grammatiche")".
"Aspetta, aspetta... - lo interruppe Dana - "...Vorresti farmi credere che questa schifezza, come l'hai definita tu, sarebbe un "Libro Magico"?... E l'avrebbe scritto lo stesso tizio che ha scritto "Lay lady lay"?...".
"Non so cosa dirti... - replicò Mulder - "Forse questo libro non è l'originale. Forse quel cantante era in possesso di un autentico "Libro Magico" dal quale ha desunto questa roba che è probabilmente innocua".
"E cosa c'entrerebbe Shelton in tutto ciò?".
"Questo è un altro dei misteri che dobbiamo sciogliere... Però il fatto che Dylan fosse con lui in quella foto del Washington Post dimostra che aveva un interesse... E non dimenticarti che Gola Profonda al telefono mi ha sottolineato che Shelton aveva trovato qualcosa di pericoloso... Magari proprio durante quella spedizione in Messico..."
"La famosa "clavicola"?... Il libro originale di cui supponi l'esistenza?..."
"Quien sabe? Può essere..." riflettè Mulder aggrottando la fronte.
"La chiave... - mormorò quasi tra sè la ragazza - "La chiave di cosa?...".
Mulder tirò fuori dalla borsa un'altra serie di fogli: "Ora senti qui... Questo l'ho trovato in un antico libro scritto da William Wynn Westcott con la collaborazione di un certo MacGregor Mathers, un folkloristico personaggio che vantava una discendenza dalla Casa Reale Scozzese e si faceva chiamare "Conte di Glenstrae".
Mulder iniziò: "La Clavicola di Salomone, attribuita al terzo re di Israele (973-933 a.c.), costruttore del Tempio di Gerusalemme, fu compilata in epoca medioevale. Contiene evocazioni per dominare gli spiriti e istruzioni per costruire potenti amuleti, tra cui un anello e una bacchetta magica; testo alla base di tutte le operazioni di Alta Magia. Il Levegeton o Piccola Chiave di Salomone, compilato intorno al XVI secolo, è considerato un impareggiabile Grimorio per l'evocazione dei demoni. Vi sono illustrati, tra l'altro, i sigilli di tutti i demoni. E' esistito forse anche un Libro di Salomone, molto più antico e con rituali magici infinitamente più potenti; una copia fortuitamente salvatasi dalla distruzione ordinata dalla Chiesa finì forse tra le mani del filosofo e mago Ruggero Bacone".
Scully aveva l'aria di chi comincia ad avere le idee confuse... "Ed è qui che entra in scena il testo noto come Manoscritto Voynich" - proseguì impietoso l'agente - "Il nome gli viene da quello del libraio Wilfred Voynich che lo acquistò a caro prezzo nel 1912 dopo che esso era passato di mano in mano per settecento anni. Attribuito con una certa sicurezza a Ruggero Bacone, il libro è scritto in un codice così complesso che neppure i più grandi specialisti di crittografia nè i più perfezionati programmi elettronici di decodificazione sono mai riusciti a tradurlo..."
"Beh, se è per questo lo stesso vale per Tarantula" - fece sarcastica la ragazza con lo sguardo perso...
"Ebbene - proseguì Mulder - secondo alcuni il Manoscritto Voynich altro non è che una versione in cifra del Libro di Salomone, sfuggito ai roghi dell'Inquisizione proprio perchè incomprensibile. Conoscendone le formule, sarebbe addirittura possibile evocare esseri venuti da altri mondi e da altre dimensioni del tempo e dello spazio".
"Amen!", concluse Scully... Poi sfogliando Tarantula chiese: "Qui si parla di un certo Charlie Papero... Sarà mica un demone di un altro mondo che Dylan voleva evocare?...".
I due si fecero una risata liberatoria che però gli si strozzò in gola quando nell'aria si diffuse una musica subito seguita da una inconfondibile voce: "I've been walkin' forty miles of bad road... If the Bible is right the world will explode ".
"Non è possibile - trasalì Mulder - Questa è la voce del nostro uomo!".
Nonostante cercassero di capire da dove veniva la musica i due dovettero presto arrendersi. Sull'aereo nessuno stava ascoltando quella canzone...

CAPITOLO III

Giunti a Weinsfield, Oregon, i due federali andarono di filato a casa Shelton, una villetta a due piani poco fuori la cittadina. La casa era in ordine. Nessun segno di lotta. Se Shelton se n'era andato lo aveva fatto di sua volontà.
"Guarda, Mulder..." - disse Scully mentre i due rovistavano nelle capienti librerie dello studio di Shelton - "Sembra che il tuo amico stesse ascoltando un cd molto particolare...".
La ragazza aveva preso una custodia vuota posta sullo stereo. Pigiò il tasto eject e l'apparecchio sputò il disco in questione. Dana lo prese ed ebbe la conferma che corrispondeva alla custodia vuota. Lo inserì e lo consegnò a Mulder che diede un'occhiata alla copertina: "Bob Dylan - Oh Mercy"...
"Lo stereo era programmato sulla ripetizione automatica di un brano... Prova un po' a vedere... E' il brano numero 5!", disse Dana.
"Mmm... Man in the long black coat... Ti dice niente...?" fece Mulder.
"Mai sentita!" replicò la ragazza mentre continuava a tirar fuori libri e quaderni dalla sterminata libreria di Shelton.
I due cercarono per circa un paio d'ore qualsiasi indizio potesse fornire loro una spiegazione su quell'intricato caso poi quando erano quasi sul punto di desistere e lasciare l'abitazione Scully tirò fuori da un cassetto una serie di quaderni scritti a mano...
"Mulder... Guarda qui... Sembrano una sorta di diario giornaliero...".
"La calligrafia è quella di Shelton, la riconosco...". Mulder scorse trepidante le pagine dei quaderni... " '94, '95, '96, '97, '98, '99... Ecco. 2000. Luglio, Agosto, Settembre, Ottobre... Novembre! Queste risalgono a pochi giorni fa...". Mulder iniziò a leggere mentalmente alcuni passi del diario mentre Scully lo osservava apprensiva.
"Che mi venga un colpo! Ci siamo! - esclamò l'uomo contenendo a stento l'emozione - "Qui Shelton parla del suo viaggio in Messico e senti cosa scrive... "Quel fottuto cantante rock voleva usarmi... Ora capisco perchè ha finanziato la spedizione... Ed io che credevo fosse solo un miliardario matto, eccentrico come tutti gli artisti... Dio, non posso credere che questa cosa stia accadendo... Quel libro rappresenta la fine di tutto ciò in cui crediamo... Devo riuscire a distruggerlo prima che sia troppo tardi... Proverò a rintracciare Fox Mulder... E' l'unico che può aiutarmi... Devo fare presto... Mi stanno braccando, sono vicini! Lo sento...".
"La data infatti è quella del giorno precedente a quello in cui mi ha chiamato..." concluse Mulder.
I due federali si guardarono per qualche secondo. Scully fu la prima a parlare: "Ora abbiamo almeno la certezza che Shelton era in possesso del libro e che quando Gola Profonda si riferiva ad un oggetto pericoloso alludeva proprio a quello... Dove può averlo nascosto?".
"Non certo qui in casa... - disse Mulder - Non sarebbe stato così stupido soprattutto sapendo di essere braccato...".
"Cerchiamo di usare la testa - proseguì la ragazza - Shelton sente di avere il fiato sul collo e deve nascondere il libro. Sicuramente lascia la sua abitazione dove è facilmente rintracciabile, giusto?"
"Giusto!" assentì Mulder.
"Quindi visto che la sua auto è ancora nel garage probabilmente fugge a piedi da casa sua e si reca a Weinsfield, l'unico posto abbastanza vicino dove può trovare rifugio..."
"Non fa una grinza..." confermò l'uomo.
"Ora, ammesso che non si sia rifugiato da qualche amico, la cosa più probabile è che sia andato in un hotel... E visto che Weinsfield non è una metropoli, se la mia deduzione è esatta basterà fare il giro degli alberghi con la sua foto e chiedere se qualcuno l'ha visto..."
"E potrebbe essere ancora più facile di quello che crediamo - la interruppe Mulder allungando una mano sul tavolino dello studio - Guarda qui, sembra che Shelton si stesse documentando...".
L'uomo porse alla collega dei depliant pubblicitari sui quali era riportata la scritta "McGuinn Hotel" con l'indirizzo cerchiato in rosso.

***

Mulder e Scully arrivarono al "McGuinn Hotel" verso le 4 di pomeriggio e fissarono una camera per la notte. Dopo aver fatto una doccia ed essersi rimessi in sesto dopo il lungo viaggio i due federali si fiondarono nella hall con in mano la foto di Roger Shelton.
"Mmm... Dal viso mi sembra di ricordarlo... Un attimo... - disse con gentilezza il portiere dell'albergo sfogliando i registri - "Eccolo... Roger Shelton. E' stato qui tre giorni fa. E' rimasto per una sola notte".
"Ha notato qualcosa di strano in lui?..." chiese Scully.
"Se devo essere sincero, sì. - rispose l'uomo- Era molto nervoso e mi sembrava che si guardasse continuamente intorno. Ha voluto cenare in camera e praticamente non è mai uscito per tutto il tempo. Anche quando è andato via, sebbene facesse abbastanza caldo, si è allontanato intabarrato con sciarpa e cappello neanche fuori nevicasse...".
"Quando è andato via, nella sua stanza è stato trovato qualche oggetto?... Qualche libro?" chiese Mulder.
"Non che io sappia. Il signor Shelton ha lasciato la camera in perfetto ordine, naturalmente. Non ha lasciato nessun oggetto personale!".
"Quale camera ha occupato?" chiese l'agente.
"La numero 12, al terzo piano!".
"Dobbiamo chiederle di farcela ispezionare... E' occupata?".
"No, ora come ora è libera... Ma... Cos'ha fatto quel tizio? E' ricercato dall'FBI?... E' un assassino?" - chiese preoccupato il portiere.
"No... Niente di pericoloso... E' solo che produce bootlegs di un noto cantante rock e la casa discografica ci ha incaricati di arrestarlo per mettere fine al suo illecito commercio..." disse Mulder con un sorriso.
Il portiere guardò l'uomo con aria interrogativa ma evitò di fare commenti.
I tre arrivarono con l'ascensore al terzo piano. "Ecco, la stanza è quella" - disse l'uomo indicando la camera 12 - "Io torno al mio lavoro... Mi raccomando solo la discrezione... Sa, per i nostri clienti...".
"Non si preoccupi - disse Scully sorridendo - saremo invisibili!".
Rimasti soli i due agenti entrarono nella stanza. L'ambiente era ovviamente sgombro da qualsiasi oggetto visto che la camera non era occupata.
"Non so cosa speri di trovare, Mulder... Se Shelton avesse nascosto il libro in questa stanza sarebbe stato già trovato, non credi?".
"Può darsi... - replicò l'uomo - Ma se non ha lasciato il libro magari ha lasciato qualche indizio per ritrovarlo...".
I due rovistarono in tutti i cassetti cercando eventuali doppi fondi. Il cestino era vuoto. Gli armadi completamente sgombri.
Misero sottosopra ogni più piccolo anfratto senza trovare nulla.
"Resta solo il bagno... - disse Scully - Ti lascio l'onore...".
Mulder accese la luce. Il bagno era piuttosto angusto. Tuttavia la luce non illuminava a sufficienza così l'uomo dovette utilizzare la sua torcia per dare un'occhiata in giro.
"Bisognerà dire al nostro amico giù dabbasso che deve sostituire questa lampadina... Non fa luce per niente..." disse Mulder mentre rovistava in giro. Ci fu un attimo di silenzio assoluto. Poi i due agenti si guardarono negli occhi mascherando a stento la sorpresa. "Che mi venga un colpo! - sbottò Mulder - "La lampadina!!!".
I due osservarono la lampadina che da un lato sembrava "scura" come se qualcosa si frapponesse tra la luce e l'involucro. Freneticamente l'uomo svitò la lampadina difettosa e ne smontò la parte che si avvita. All'interno trovò una piccola chiave alla quale era legata una targhetta metallica.
"E' la chiave di una cassetta di sicurezza... - disse Mulder - e c'è scritto Weinsfield Central Bank... Corri Scully, non abbiamo un minuto da perdere...".
I due scesero di corsa le scale senza aspettare l'ascensore, si fermarono nella hall per chiedere al portiere l'indirizzo della banca, quindi si precipitarono fuori dall'albergo. Saliti in auto furono in dieci minuti davanti alla banca. Ritirarono il contenuto della cassetta non prima di aver mostrato i loro distintivi e firmato una serie di documenti che fungessero da garanzia per la banca. Uscirono in strada in uno stato di eccitazione. Mulder stringeva il plico contenuto nella cassetta di sicurezza, una busta gialla di notevoli dimensioni e discretamente pesante. "Evidentemente Shelton aveva nascosto la chiave della cassetta in quella lampadina nella speranza di recuperarla in seguito ed andare a ritirare il plico..." disse mentre salivano in auto. Una volta dentro i due si affrettarono ad aprire la busta.
"Che mi venga un colpo! - esclamò Mulder - Che roba è questa?".
"Sembra un libro... - disse Scully - Ma non capisco di che razza di materiale è fatto... Sembrerebbe metallo ma di un tipo sconosciuto..."
"Alieno, vuoi dire?..." - azzardò Mulder.
Dana lo guardò rabbrividendo: "Qualcosa da un altro mondo..." concluse con una voce che non le sembrò la sua.

***

Nel frattempo il misterioso uomo in nero che teneva prigioniero Roger Shelton riceveva una buona notizia al telefono.
"Diavoli dell'Inferno, finalmente! Sapevo che quell'ostinato avrebbe ceduto prima o poi... Dove ha detto che si trova?..."
L'uomo all'altro capo del telefono esclamò: "In una cassetta di sicurezza della Weinsfield Central Bank. Ci ha dato anche le indicazioni per recuperare la chiave... Quali sono gli ordini?"
"Tu e Neil andate di corsa a Weinsfield e recuperate quel libro. Lo voglio su questa scrivania tra due ore al massimo!".
L'uomo in nero mise giù il ricevitore e si accese una Morley. Poi porse il pacchetto all'uomo che stava seduto davanti alla sua scrivania. "Sigaretta?" chiese.
"Ho smesso... Non fanno bene alla mia voce... Non dimenticarti che tra due giorni ho un concerto al Madison Square Garden..." rispose l'altro mentre le sue mani correvano lungo le corde di una chitarra.
L'uomo in nero lo guardò sogghignando: "Quello non sara un concerto... Quello sarà IL concerto. Sarà la fine di tutto e l'inizio di ogni cosa".

***

I due uomini incaricati di recuperare il libro arrivarono a Weinsfield proprio mentre Mulder e Scully rientravano in albergo col prezioso oggetto.
"Ora che facciamo?" - chiese la ragazza.
"Intanto occultiamo come si deve questo nella nostra camera... Poi ci facciamo un giro per Weinsfield con la foto di Shelton... Può darsi che chiedendo in giro qualcuno ci dia qualche indizio per ritrovarlo... Forse qualcuno lo ha visto il giorno che è scomparso...".
Avevano appena preso l'ascensore quando i due sicari inviati dall'uomo in nero fecero il loro ingresso nell'hotel. Fissarono una stanza poi salirono direttamente al terzo piano.
Forzarono la serratura della camera dodici e si precipitarono nel bagno per recuperare la chiave.
"Merda! Qui non c'è niente! - esclamò uno dei due constatando che la lampadina era vuota - Quel fottuto topo di biblioteca ci ha presi per il culo!".
"O forse qualcuno ci ha preceduti..." - fece l'altro.
"Cazzo, cazzo, cazzo! Che facciamo ora?"
"Andiamo a torchiare il portiere... Se qualcuno ci ha fregati lui potrebbe saperne qualcosa...".
I due si precipitarono dabbasso ed assicuratisi che la hall fosse sgombra spinsero il portiere nell'ascensore sotto la minaccia delle armi.
"Qui staremo tranquilli... Ora ci dici chi ha fatto una visitina nella stanza 12 fregandoci qualcosa che ci appartiene..." sibilò premendo la canna della pistola al collo del portiere.
L'uomo cominciò a sudare freddo: "Non ne so nulla di questa storia... Due agenti dell'FBI sono venuti qui oggi ed hanno chiesto di ispezionarla... non so altro... lo giuro!".
"FBI? Merda! Ed ora dove sono questi due?..."
"S-se ne sono a-andati... Un paio d'ore fa" mentì il portiere.
"Merda!" fece l'altro mentre gli rifilava un pugno nello stomaco. I due se la filarono in strada mentre il portiere crollava a terra.
Saliti in auto i due si allontanarono a tutto gas mentre il portiere si rialzava a fatica tenendosi lo stomaco. Fece appena in tempo a vedere l'auto che si allontanava sgommando.
In quel momento Mulder e Scully, dopo aver nascosto il libro nella loro stanza, scendevano nella hall.
"Ehi, che diavolo è successo?" disse Mulder vedendo il portiere che si reggeva in piedi a fatica.
"D-due uomini... Cercavano qualcosa nella stanza 12... Mi hanno minacciato... Sono appena scappati...".
"Che auto avevano?" chiese Scully.
"Una Buick nera... Con targa della California ... Si sono allontanati verso la Highway 26 in direzione di
Spokane...".
Mulder estrasse il suo cellulare: "Polizia di Weinsfield? Sono Fox Mulder, agente speciale FBI... Bisogna rintracciare una Buick nera con a bordo due uomini. L'auto ha una targa della California ed ha appena lasciato il McGuinn Hotel di Weinsfield, Mac Dougal Street... Probabilmente viaggia a velocità sostenuta in direzione Spokane. Il mio numero è 555424424. Appena li avete individuati segnalatemi la loro posizione ma non bloccateli...".
"Perchè?" chiese Dana.
"E' evidente che quei due sanno dov'è Shelton... E' stato sicuramente lui a dirgli dove trovare la chiave... Sicuramente lo tengono prigioniero... Se li rintracciamo è probabile che ci portino direttamente da lui!".
"Scully - aggiunse l'uomo - Corri in camera a recuperare il libro... E' meglio tenerlo con noi.. Non possiamo rischiare di perderlo!".
Dopo circa sette minuti il cellulare di Mulder trillò: "Sono al 32mo miglio sulla Highway 26 in direzione Spokane. Una pattuglia li ha incrociati due minuti fa... Si tratta di due uomini vestiti di nero con occhiali scuri..."
Il portiere confermò la descrizione e i due agenti si precipitarono in auto.
"Speriamo di raggiungerli prima che arrivino a destinazione" - disse Scully mentre Mulder correva a tutta velocità verso la Highway 26.
"Garantito! Non possono correre il rischio di farsi fermare per un eccesso di velocità... Io invece conto di entrare nel guinness dei primati... Tieniti forte!".
"Sperando che non fermino noi..." concluse la ragazza.
Dopo circa un quarto d'ora di folle corsa i due avvistarono la Buick nera che li condusse ad un edificio alla periferia di Spokane.
I due uomini scesero dall'auto e si diressero verso una porta sul retro del palazzo.
"Cosa facciamo adesso?" chiese Scully mentre Mulder parcheggiava a distanza di sicurezza per non farsi notare.
"L'unica è aspettare che scenda la notte. Quasi certamente è li che tengono prigioniero Shelton. Con il favore delle tenebre potremmo avere qualche possibilità di liberarlo".
Cinque ore più tardi i due agenti decisero di entrare in azione. Scesi dall'auto si avvicinarono all'edificio dal retro ed assicuratisi dell'assenza di telecamere di sorveglianza forzarono la porta di una delle uscite di sicurezza e penetrarono nella struttura.
Cominciarono ad aggirarsi nei corridoi deserti facendosi luce con le torce. Quella parte dell'edificio sembrava assolutamente vuota. "Cosa diavolo sarà questo posto?..." chiese Scully.
"Non ne ho idea ma ho la sensazione che dovremo cercare in basso piuttosto che qui..." rispose Mulder.
"Credi che Shelton sia prigioniero nei sotterranei?".
"Se si trova qui dentro mi gioco la testa che è così!...".
I due agenti cominciarono a scendere diverse rampe di scale fino a ritrovarsi in un dedalo di corridoi sotterranei. "Metti via la torcia - fece improvvisamente Scully - Sta arrivando qualcuno". In effetti qualche secondo dopo si udì distintamente il suono di passi lungo il corridoio parallelo a quello in cui si trovavano i due. Un uomo vestito di nero passò davanti agli agenti che si appiattirono dietro la parete sperando che non andasse nella loro direzione.
Fortunatamente per loro l'uomo tirò dritto lungo il corridoio fermandosi davanti ad una porta.
Mulder e Scully notarono che l'uomo, dopo aver aperto la porta, gettò un rapido sguardo all'interno per poi richiuderla assicurandosi di dare tre mandate alla chiave.
"A quanto pare dietro quella porta c'è qualcosa che deve essere ben custodita" disse Scully sottovoce.
"O qualcuno..." - aggiunse Mulder.
L'uomo stava ritornando indietro e stavolta nella loro direzione.
Appena ebbe superato i due agenti Mulder si lanciò contro di lui e lo stordì col calcio della pistola. Poi gli prese le chiavi che aveva nella tasca. Mentre Scully si occupava di legare ed imbavagliare l'uomo, Mulder corse verso la stanza. La aprì e dietro la porta vide Roger Shelton rannicchiato in un angolo e con sul corpo segni di tortura.
"Roger!... Sono Fox! Dobbiamo fuggire...". Quasi incredulo lo studioso riuscì a malapena ad alzarsi. "Mulder, sia ringraziato il cielo! Sapevo che mi avresti trovato...". Sorreggendo l'amico Mulder si allontanò in direzione della porta dalla quale lui e Scully erano penetrati nell'edificio. Passando di fianco alla collega esclamò: "Rinchiudi questo tizio nella cella di Shelton e raggiungici al più presto". Dana trascinò il corpo ancora esanime nella stanza, si richiuse la porta alle spalle e cominciò a correre.

***

I tre si allontanarono in auto a tutta velocità in direzione di Weinsfield mentre dal cielo cominciavano a venir giù grosse gocce di pioggia che minacciavano l'arrivo di un temporale.
Mulder mise al corrente l'amico di tutto quello che aveva appreso durante le indagini, di come era riuscito ad arrivare fino a lui e di come lui e Dana avevano potuto recuperare il libro.
"Il libro?" esclamò Shelton trattenendo a stento la gioia. "Siete riusciti a recuperare il libro? Dio sia ringraziato. Credevo che fossero riusciti a prenderlo... Ho dovuto dirglielo... Mi hanno torturato perchè glielo dicessi...".
"Chi c'è dietro tutta questa storia?..." - chiese Mulder - "Per chi lavoravano gli uomini che cercavano il libro a Weinsfield?".
"Non conosco il suo nome - rispose Shelton - so soltanto che deve far parte di qualche servizio deviato del Governo degli Stati Uniti. L'ho incontrato per la prima volta in Messico..."
"Già! Sembra che ci fossero un po' tutti in Messico... Perfino Bob Dylan! Cosa faceva lì? Vi dava dei concerti privati?..." chiese ironico Mulder.
"Quel cantante è la chiave di tutta questa vicenda... Mi contattò qualche tempo fa offrendosi di finanziare una spedizione che sarebbe stata da me coordinata per il ritrovamento di alcuni reperti archeologici maya nella zona di Palos Verdes..."
"Piuttosto strana come cosa, non crede?" - disse Scully.
"E' quello che ho pensato anche io, all'inizio... Ma l'ho considerata la bizzarria di un artista miliardario che forse per provare il brivido dell'avventura era disposto a sborsare diverse centinaia di migliaia di dollari in un'impresa simile...".
"E invece?..." chiese Mulder.
"E invece quell'uomo aveva solo bisogno della mia esperienza nel campo per recuperare un oggetto per lui di vitale importanza..."
"Ovvero questo libro..." disse Scully tirando fuori lo strano volume nascosto sotto il sedile dell'auto.
Shelton lo prese in mano quasi con orrore: "Bisogna distruggerlo... E' vitale che questo libro infernale sia ridotto in cenere! E' in gioco il destino del Mondo..."
"Tutto qui? - chiese Mulder - E quale sarebbe il problema? Se vuoi metto in funzione l'accendisigari dell'auto...".
"Non è così semplice - ribattè lo studioso - Io... Io so che può sembrare pazzesco ma... questo libro viene da un altro mondo e non è soggetto alle leggi fisiche della Terra".
Un gelido silenzio calò all'interno dell'auto mentre nel cielo cominciarono ad esplodere i primi fulmini e la pioggia cominciò a cadere sempre più fitta.
"Avete mai sentito parlare del libro detto "Grimorio di Papa Onorio"?..." proseguì Shelton.
I due federali non risposero.
"Quattro Papi hanno portato il nome Onorio - continuò l'archeologo - e non è dunque possibile sapere a quale di essi si riferisce questo libro. Venne ad ogni modo spacciato per l'opera di un Pontefice. In realtà si tratta di un libro che contiene alcuni dei più sinistri rituali mai descritti per l'evocazione di demoni. Secondo l'occultista Eliphas Levi una delle sue mortali formule sarebbe stata utilizzata da un gruppo di satanisti per uccidere l'Arcivescovo di Parigi a Saint-Etienne du Mont, il 3 Gennaio 1857".
"E sarebbe questo?" - chiese Mulder indicando il libro nelle mani dello studioso.
"Esatto! E non è opera di nessuno appartenente a questo mondo!".
"Da dove verrebbe allora?" - chiese Scully con una punta di malcelato scetticismo.
"L'occultista Helena Petrovna Blavatsky sosteneva che fosse stato creato dai "Tuatha de Danann", divinità provenienti dallo spazio che, nelle tradizioni celtiche, avrebbero creato e distrutto quattro razze (tra cui quella di Atlantide) prima di realizzare quella definitiva, la nostra."
"E cosa c'entra Dylan in tutto questo?...", intervenne Mulder.
"Quell'uomo... non è più lo stesso che il mondo conosceva negli anni '60... Non più... Almeno da quell'incidente di moto che lo coinvolse nel 1966...".
"Già... Sembra che molte cose ruotino intorno a quell'episodio... - lo interruppe Mulder - Cosa diavolo successe esattamente?... Secondo una mia fonte non si trattò di un vero incidente...".
"Ed infatti non lo fu. Qualche tempo prima di quell'episodio Dylan era stato avvicinato da un misterioso personaggio che indossava un lungo cappotto nero. Costui gli consegnò il libro che Dylan ribattezzò con il nome di "Tarantula".
"E chi era costui?..." chiese Scully.
"Beh... Se usassimo i parametri a noi conosciuti e semplificando la cosa in relazione alla nostra mentalità potremmo dire che si trattava del Diavolo...".
"Ah beh, chissà cosa credevo..." disse ironica la ragazza.
"In realtà potremmo anche dire che si trattava di una divinità antica più di ogni mondo conosciuto... Alcuni esoteristi le danno il nome di Dagda. Quello che è importante è che il suo piano era quello di dominare questa realtà e per farlo aveva bisogno di un ricettacolo umano che ne contenesse l'essenza. E, soprattutto, che questo ricettacolo effettuasse il rituale magico legato a quel libro... La sola cosa, cioè, che permetterebbe a questa "divinità malvagia" di manifestarsi pienamente nel nostro mondo soggiogandolo e portando la morte tra gli esseri umani...".
"Un momento, un momento... Ho perso il filo... Di che ricettacolo stiamo parlando?..." intervenne Mulder.
"Ma di quell'uomo... Quel cantante...!".
"Cioè vorreste dire che in lui alberga ora l'essenza di questo Dagda ocomecavolo si chiama?..." disse Scully sempre più scettica.
"Vi avevo detto che si trattava di qualcosa di incredibile... Questa sorta di demone ha la necessità che Dylan, ovvero il suo ricettacolo umano, e nessun altro uomo al mondo se non lui, pronunci alcune precise frasi tratte da questo libro maledetto perchè il processo si compia e possa manifestarsi in tutto il suo potere...".
"Perchè Dylan e non Barbra Straisand?..." interruppe Mulder.
"Si tratta di qualcosa legato alla sua voce. Solo la sua voce ed il suono da essa generato ha questo potere... Non chiedetemi di spiegarlo...".
"Sapevo che la voce di quell'uomo era una tragedia - disse Scully con sarcasmo - ...ma che scatenasse addirittura l'Apocalisse...".
"In effetti - proseguì Mulder - Gola Profonda mi aveva spiegato qualcosa del genere nella sua misteriosa telefonata di quella notte. Mi aveva detto che la più antica forma di magia è basata sul suono. Al suono è succeduta la parola ed infine l'oggetto materiale. Insomma, se ho capito bene, Dylan dovrebbe scrivere una sorta di musica basata su quelle arcane parole e dovrebbe eseguire egli stesso questa sorta di "canzone"... E dove si "esibirebbe"?...
"Avrebbe dovuto farlo tra due giorni, al Madison Square Garden di New York. La presenza di centinaia di persone avrebbe funto da catalizzatore per il processo favorendo l'avvento dell'entità".
"E' pazzesco! - proruppe Scully - Io non posso credere a tutta questa storia. Sembra uscita dalla testa di un pazzo...".
"Eppure è tristemente vera. - proseguì lo studioso - Comunque, per tornare all'incidente motociclistico... Già nel '66 Dylan si stava apprestando a compiere il rituale ed è a questo punto che entrano in gioco i "Maestri Sconosciuti"...".
"E chi sarebbero, di grazia?" - chiese Mulder.
"Prima vi ho parlato di Helena Petrovna Blavatsky, esperta in materie arcane. Questa celebre occultista raggiunse nel 1855 una zona inesplorata del Tibet alla ricerca di questi inquietanti "Maestri Sconosciuti". Si tratta di personaggi che secondo gli esoteristi possiedono conoscenze pari a quelle della divinità. Fu in una lamasseria di questo remoto paese che ebbe l'occasione di vedere un testo scritto in lingua Senzar,  anteriore alla creazione del mondo e, cito testualmente le parole della Blavatsky, "costituito da foglie di palma rese impermeabili all'acqua, al fuoco e all'aria con un procedimento sconosciuto".
Proprio come questo maledetto libro indistruttibile secondo le leggi che regolano la fisica del nostro Mondo. Tornando al libro visto dalla occultista in Tibet esso sembrava essere intensamente magnetizzato in modo che se il lettore appoggiava una mano sulla pagina che stava leggendo vedeva gli episodi e riceveva gli insegnamenti che vi erano scritti". La studiosa chiamò quel libro con il nome di "Le stanze di Dzyan".
"Mmm... Strano nome... Ha qualche assonanza con il nome "Dylan"..." intervenne Scully.
"...E non sarei nemmeno sicurissimo che la cosa è casuale!" aggiunse Shelton. Poi proseguì: "Ad ogni modo, come dicevo, questi "Maestri Sconosciuti" contrastano da secoli la malvagia divinità che si è oggi impossessata di quel cantante e nel '66 si resero conto che il rituale stava per compiersi. Fecero in modo che la CIA ne venisse a conoscenza. L'ordine che si diffuse fu allora semplice: uccidere Bob Dylan. Il sacrificio di una vita umana avrebbe consentito la salvezza di milioni di altre vite".
"Aspetta Roger... Vuoi dire che il 29 luglio 1966 fu la CIA che tentò di uccidere Dylan provocandogli l'incidente di moto?..."
"Proprio così! Ma il cantante si salvò pur rimanendo sfigurato nella parte destra del viso. Vi chiederete forse come fece a guarire... Beh, sicuramente il merito fu di quella entità malvagia e del suo incredibile potere. Fatto sta che quell'incidente provocò una qualche reazione tale che Dylan perse la cognizione dell'entità che viveva oramai in simbiosi con lui. Una specie di amnesia di coscienza se così vogliamo chiamarla. Il pericolo fu così scongiurato. Solo di tanto in tanto qualche ricordo affiorava alla memoria del cantante ed egli - forse anche inconsapevolmente - disseminò alcune sue canzoni di riferimenti a quello che aveva vissuto...".
"Mmm... Come la canzone di quel disco che abbiamo trovato inserito nel lettore del suo stereo?..."
"Man in the long black coat, volete dire? Già, in quel brano Dylan riuscì a ricostruire in parte la figura di quell'essere che lo aveva avvicinato tanti anni prima ma la sua memoria era "intermittente" e non gli consentiva di mettere a fuoco i particolari... Lo stesso avvenne quando Dylan compose "Series of dreams"... Di tanto in tanto però quell'essere ritornava alla carica e cercava di soggiogare nuovamente la parte umana del ricettacolo in cui si trovava. Fortunatamente i "Maestri Sconosciuti" vigilavano di continuo per evitare che questo accadesse e nello stesso tempo fecero sparire il libro maledetto che finì attraverso varie mani. Arrivò perfino in Vaticano dove venne nascosto nella Biblioteca personale del Pontefice. Ma venne trafugato da mani ignote e dopo varie vicissitudini finì seppellito in un tempio nascosto del Messico che venne poi sepolto da una frana. Ci fu un momento verso la fine degli anni settanta in cui Dylan stava riavendo coscienza del suo "ospite" e quest'ultimo lo stava per costringere a ritentare il rituale... I "Maestri" intervennero. Uno di loro, mescolato al pubblico di un concerto del cantante, lanciò sul palco una croce di ferro, un potente amuleto forgiato all'alba dei tempi che avrebbe consentito di tenere a bada l'entità... Dylan, come raccontò egli stesso nelle sue biografie, raccolse la croce e la tenne con sè. Il pericolo venne scongiurato per una seconda volta...".
"Questa poi...! - disse Scully - Quindi la sua "conversione" fu davvero qualcosa di mistico... Ritiro tutto quello che pensai all'epoca di lui, quando divenne un "Cristiano Rinato"...!".
"Ed oggi, invece?..." chiese Mulder.
"Oggi quell'entità è ritornata prepotentemente a dominare la mente di quell'uomo. E lo ha spinto ad eseguire il rituale".
"Come sei venuto a sapere tutte queste cose?...".
"Grazie allo studio del libro, innanzitutto. In Messico mi resi subito conto che mi ero imbattuto in qualcosa che andava al di là della nostra comprensione. Non feci parola con nessuno del ritrovamento, tantomeno con il mio generoso finanziatore che mi aveva insospettito fin dall'inizio. Una sera poi ascoltai casualmente il suo dialogo con l'uomo in nero, e rabbrividii quando mi resi conto di come stavano le cose...".
"Già, ma perchè questo "uomo in nero" come lo chiami tu si è alleato con questa sorta di demone?...".
"Perchè è convinto di prendere il potere sul nuovo mondo che nascerà dall'avvento di Dagda. Non si rende conto del rischio che corre..."
"Tornando all'inizio del discorso... Perchè non si potrebbe distruggere questo libro?".
"Ve l'ho detto... Non è soggetto alle leggi terrene. Non vi siete resi conto che il materiale di cui è composto non esiste sulla Terra?... C'è un solo modo per ridurlo in cenere ed eliminare definitivamente il rischio dell'avvento di Dagda..."
"E sarebbe?..." chiese Scully apprensiva.
"Secondo molti esoteristi ne parla una pagina perduta del "Mutus Liber", un rarissimo manuale alchemico del XVII secolo. Questo manuale è caratterizzato dal fatto di non contenere alcun testo scritto oltre al titolo e ad una breve dedica al lettore. E' composto da quindici incisioni che rappresentano simbolicamente altrettanti passaggi per realizzare la Trasmutazione alchemica. Le immagini sono state realizzate da un certo Altus, pseudonimo di Jacobus Sulat, e sono interpretate da due personaggi fissi, Nicolas Flamel e sua moglie Perrenelle..."
"Venendo al nocciolo..." - lo interruppe Mulder ansioso.
"In quella pagina perduta sarebbe riportato che un Grimorio può essere distrutto solo dal contatto con una considerevole quantità del sangue del ricettacolo umano in cui l'entità demoniaca si cela...".
"In parole povere bisogna uccidere Dylan..." - concluse Scully.
"Non necessariamente ucciderlo... Basterebbe anche solo ferirlo purchè una certa quantità del suo sangue si riversi su questo libro infernale...".
"Mmm... E chiedergli semplicemente se vuole donare del sangue...?" - esclamò ironica Scully - "Magari è già iscritto a qualche associazione per...". La ragazza non fece in tempo a finire la frase perchè un'auto in fase di sorpasso tagliò bruscamente loro la strada costringendo Mulder a sterzare improvvisamente verso destra. L'auto si schiantò contro un palo della linea elettrica sul ciglio della strada. Mulder e Shelton urtarono violentemente con la testa contro i finestrini.
Nel violento urto la portiera posteriore si spalancò e Scully venne sbalzata fuori dall'auto ruzzolando in una corta scarpata sul bordo della strada.
L'auto pirata si mise di lato sulla striscia d'asfalto per impedire la fuga degli occupanti del veicolo uscito fuori strada.
Con orrore Shelton, appena ripresosi dal colpo, vide scendere dall'auto l'uomo in nero seguito da un paio dei suoi scagnozzi.
In auto, sul sedile posteriore, restava una quarta persona.
"Scendete immediatamente!" - intimò uno dei due scagnozzi puntando una pistola contro gli occupanti ancora intontiti. Il temporale era ormai esploso in tutta la sua furia. Dal cielo cadevano pesanti e fitte gocce di pioggia ed un vento sferzante spazzava la zona.
Mulder e Shelton scesero con le mani alzate. I tre uomini li circondarono tenendoli sempre sotto il tiro delle loro pistole.
"Dov'è il libro?" chiese con voce pacata ma decisa l'uomo in nero con l'immancabile Morley accesa nella mano destra.
"Quale libro? - chiese Mulder sarcastico - "A Weinsfield c'è una biblioteca molto fornita... Forse lì...". Non fece in tempo a terminare la frase che uno dei due gorilla gli rifilò con incredibile violenza il calcio della pistola sul mento. Mulder cadde di lato col viso insanguinato e rimase sotto la pioggia battente semi-svenuto.
"Non ripeterò la domanda una terza volta, professor Shelton...", continuò il fumatore.
"E'... E' in auto..." - rispose lo studioso a denti stretti.
Uno dei due gorilla dopo un cenno del capo del fumatore aprì lo sportello sinistro anteriore dell'auto e recuperò il libro consegnandolo nelle mani dell'uomo in nero.
"Come avete fatto a ritrovarci?..." chiese Shelton a testa bassa.
"Se avrà la bontà di cercare nel risvolto destro della sua giacca vedrà che ci eravamo premuniti in caso di una sua fortuita fuga...".
Lo studioso si tastò la giacca: "Una cimice! Una fottutissima cimice!" - esclamò Shelton trattenendo a stento la rabbia.
"Lei studia il passato, Professore, ma non dovrebbe esserle sfuggito il fatto che la tecnologia ha fatto passi da gigante dai tempi dei toltechi..." ghignò sadicamente l'uomo in nero.
Poi aggiunse: "Nel momento stesso in cui lei è uscito dalla cella in cui l'avevamo rinchiusa ci è stata segnalata la sua posizione...".
Scully nel frattempo aveva riguadagnato il livello stradale dopo essersi arrampicata a fatica sul fianco della piccola scarpata. Continuava a scivolare sul terreno zuppo d'acqua e ridotto ormai ad una fanghiglia. Tuttavia, aggrappandosi agli arbusti, rischiando più volte di ruzzolare nuovamente di sotto, era riuscita ad aggrapparsi al ramo di un albero prospiciente la strada. Era a circa venti metri dall'auto.
Decise di restare nascosta in attesa degli eventi. Nel frattempo estrasse la sua pistola e la armò.
"Robert!..." - scandì con voce trionfante l'uomo in nero gridando in direzione della sua auto - "Vieni a prendere ciò che ti appartiene!...".
L'uomo rimasto sul sedile posteriore dell'auto degli assalitori aprì la portiera e scese lentamente. Rimase per un attimo fermo sotto la pioggia battente.
In quel momento un lampo esplose nel cielo illuminando sinistramente la figura immobile vicino all'auto.
Scully potè guardarlo bene in viso. Era proprio Dylan. Si avvicinò all'uomo in nero e gli prese il libro dalle mani. Un lampo gli balenò negli occhi.
"Ora facciamola finita con questa storia!" - gridò l'uomo in nero. Poi rivolto ai due gorilla ordinò: "Fate fuori questi due ficcanaso e togliamoci di qua!".
I due uomini estrassero all'unisono le pistole l'uno puntando a Mulder ancora svenuto a terra e l'altro a Shelton.
"Noooooooo!" - Dana Scully uscì dal suo nascondiglio pistola alla mano e fece fuoco due volte in direzione dell'uomo che si apprestava ad eliminare Mulder.
Questi però si spostò di lato allarmato dall'urlo della donna mentre il suo compare si gettava a terra dal lato opposto pronto a fare fuoco verso la donna.
I proiettili esplosi da Scully mancarono il bersaglio ma, mentre i due gorilla si stavano apprestando a prendere la mira si sentì un gemito alle spalle del "giustiziere" di Mulder.
Tutti si voltarono in direzione del gemito.
"R-Robert..." - mormorò l'uomo in nero - "No! Robert...".
Dylan, che era posizionato dietro l'uomo che stava per uccidere Mulder, era stato colpito in pieno dai colpi di Dana e se ne stava in piedi con il libro in mano.
Dal suo torace cominciarono a fluire fiotti di sangue che si riversarono sul libro che lentamente cominciò a decomporsi.
Il tempo sembrò fermarsi.
Poi tutto svanì.

EPILOGO

Robert si risvegliò in un letto ed istintivamente si portò le mani al torace. Ma stranamente non sentì alcun dolore nè trovò alcuna ferita. Invece provò un dolore al collo e si accorse che era immobilizzato da un collare di gesso.
Al suo fianco c'era Sara, sua moglie.
"Ciao Bob - disse la donna con un sorriso - Stai meglio?".
"Sara... - mormorò l'uomo con un filo di voce - Che giorno è oggi?...".
"E' domenica, Bob... Perchè?...".
"No... Voglio dire... La data...!".
"A quanto pare quel volo dalla moto ha fatto più danni al tuo cervello di quanti ne abbia fatti al tuo corpo - disse in tono scherzoso la donna . Comunque oggi è il 30 Luglio 1966, se ci tieni a saperlo...".
L'uomo rimase a fissare sua moglie per alcuni lunghi istanti.
"Robert, qualcosa non va? A cosa stai pensando?..."
"No, va tutto bene... Stavo solo pensando... a una serie di sogni!".

Michele Murino

FINE

"I was thinking of a series of dreams
Where nothing comes up to the top
Everything stays down where it's wounded
And comes to a permanent stop
Wasn't thinking of anything specific
Like in a dream, when someone wakes up and screams
Nothing too very scientific
Just thinking of a series of dreams

Thinking of a series of dreams
Where the time and the tempo fly
And there's no exit in any direction
'Cept the one that you can't see with your eyes
Wasn't making any great connection
Wasn't falling for any intricate scheme
Nothing that would pass inspection
Just thinking of a series of dreams

Dreams where the umbrella is folded
Into the path you are hurled
And the cards are no good that you're holding
Unless they're from another world

In one, numbers were burning
In another, I witnessed a crime
In one, I was running, and in another
All I seemed to be doing was climb
Wasn't looking for any special assistance
Not going to any great extremes
I'd already gone the distance
Just thinking of a series of dreams"



Note dell'autore:
- Fox Mulder, Dana Scully, Il Fumatore (Uomo in nero), Gola Profonda (Deep Throat), Walter Skinner, Danny Valladeo, I Guerrieri Solitari (Langly, Frohike e Byers)  sono personaggi creati da Chris Carter per la serie "The X-Files" (Twentieth Century Fox)

 
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