"...and the cards are no good
that you're holding
unless they're from another
world..."
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CAPITOLO I
Filtrando attraverso le tende semichiuse dello studio
la luce biancastra della luna appena sorta rischiarava l'oggetto posto
sulla scrivania del Professor Shelton rivelandone la foggia inusitata.
Apparentemente sembrava un libro dalla strana struttura
metallica ed emetteva bagliori che di volta in volta, quando nella stanza
giungeva la luce dei fari delle automobili che passavano sulla strada,
variavano dal verde giada ad un giallo che ricordava la luminescenza di
una lampada al neon.
Alle due estremità laterali del "libro" quattro
punte metalliche di uno strano colore rossastro si andavano ad incastrare
in due piccoli cilindretti neri pieni di un liquido che all'apparenza non
sembrava rientrare in nessuna categoria conosciuta sulla Terra.
Tra i libri di archeologia del Professore, disseminati
in ordine sparso sull'ampia scrivania, lo strano manufatto assumeva talvolta
un aspetto inquietante nel gioco di luci ed ombre della stanza.
Sulla "copertina" del "volume" alcuni segni che parevano
incisi nel metallo in una scrittura proveniente da un altro mondo danzavano
da un capo all'altro e si sarebbe detto che ad ogni nuovo sguardo la loro
posizione mutava e quello che prima era in alto ora era in basso, quello
che era a destra si spostava a sinistra. L'unica cosa che legava in qualche
modo quello strano oggetto alla realtà del Professor Shelton era
una sorta di graffito tracciato forse con un coltellino o con una punta
acuminata nella parte bassa della copertina, una scritta irregolare ed
approssimativa che recitava "Tarantula".
La porta della stanza si aprì di scatto ed il
Professor Shelton entrò trafelato nel suo studio accasciandosi esausto
sulla poltrona di pelle.
Aveva l'aria di chi avesse appena fatto una corsa di
alcuni chilometri e non certo per tenere il fisico allenato con lo jogging.
L'uomo, che a causa della non più giovane età
sembrava accusare in maniera particolare la fatica, ancora grondando sudore,
fece un ultimo scatto verso la finestra assicurandosi di chiudere completamente
la tenda.
Nello stesso momento roteò gli occhi spiritati
alla ricerca di qualcosa o qualcuno in strada ma, nascosto dietro la tenda,
non vide altro che il nastro di asfalto della Highway 26 deserto e mulinelli
di foglie rossastre alzate dal vento che sembrava farle girare ora più
ora meno velocemente attorno ai pali di sostegno del cartello posto proprio
all'altezza della sua abitazione sul quale era scritto "Oregon State -
Welcome".
L'uomo rimase qualche minuto ad osservare la scena mentre
il suo respiro affannoso andava pian piano assumendo un ritmo regolare
e la fronte imperlata andava lentamente asciugandosi.
Poi, con un movimento rapido quanto istintivo, si voltò
verso la scrivania posando lo sguardo sullo strano "libro" metallico che,
non più illuminato, era diventato completamente nero ed a stento
si scorgeva nella penombra della stanza.
Avanzando a tentoni l'archeologo riguadagnò la
poltrona e, dopo esservisi seduto, cominciò a "sfogliare" l'inusitato
volume. Un brivido lo attraversò mentre lo scorreva e pensò
tra sè: "Un fottuto cantante rock! E' la cosa più incredibile
che mai si potesse immaginare! Stento ancora a credere che questa storia
sia vera... E' la fine del Mondo! Letteralmente... Ora comincio a capire
il "punto di vista" di Charles Manson... Siamo stati tutti dei pazzi a
sottovalutare la cosa... Da oggi in poi tutto cambierà... Per una
volta siano benedetti quelli della CIA e le loro paranoie...".
Estratto un cellulare dalla tasca dell'impermeabile appoggiato
su uno dei braccioli il Professore rimase per qualche istante pensoso cercando
di ricordare qualcosa mentre sulle sue labbra si andavano formando dei
numeri: "Tre, sette, due... No! Maledizione... Era tre, sette, cinque,
due... E poi?".
Maledisse il momento in cui non aveva memorizzato nella
rubrica del telefonino il numero che gli serviva in quel momento ed il
momento in cui aveva dimenticato la sua agendina telefonica nell'auto.
Certo, poteva andare a prenderla.
Il garage era proprio dietro la casa.
Ma di uscire di nuovo in strada non se ne parlava nemmeno.
Shelton fissò nuovamente la tastiera dell'apparecchio;
poi, colto da un'improvvisa illuminazione, digitò rapidamente la
sequenza di numeri completa: "Tre, sette, cinque, due, quattro, quattro,
nove, sei... Sì, sì... E' giusto!".
Il telefono rimase per qualche istante muto poi diede
il segnale di "libero".
Uno, due, tre squilli... Il Professore maltrattava nervosamente
la cintura dell'impermeabile.
Al sesto squillo stava per mettere giù quando
un rumore dall'altro capo gli segnalò che qualcuno aveva alzato
la cornetta.
"Pronto?...", una voce lontana ed assonnata fece illuminare
in viso l'archeologo che sembrava aver trattenuto il respiro fino ad allora.
"Mulder, sei tu? Finalmente! Sono Roger Shelton, devi
aiutarmi... Devi venire subito da me!", disse tutto d'un fiato.
Dall'altro capo del telefono l'agente dell'FBI Fox Mulder
si stropicciò gli occhi ancora semichiusi... La telefonata lo aveva
appena svegliato e l'uomo cercava di schiarirsi la mente.
"Chi è che parla?", domandò in uno sbadiglio
dimostrando di non aver capito appieno le parole del suo interlocutore.
"Sono Shelton, ti dico! Non ti ricordi di me?".
Certo che se ne ricordava. Come avrebbe potuto dimenticarsi
del vecchio amico che sei anni prima gli aveva salvato la vita nel corso
di un'indagine per la quale l'FBI si era avvalsa delle conoscenze del Professore
in una storia di reperti archeologici trafugati?
Shelton aveva vissuto per tre anni a Washington ed in
più di un'occasione aveva aiutato Mulder nelle sue indagini fino
a quella fatidica notte in cui aveva fermato con il proprio corpo una pallottola
destinata all'agente Mulder mettendosi sulla linea di tiro nel tentativo
di gettare in terra l'amico.
Se l'era cavata dopo due mesi di ospedale e Mulder non
era riuscito a sdebitarsi con lui.
Fino a quel momento, almeno.
I due erano rimasti amici e si sentivano di tanto in
tanto.
"Roger Shelton! Certo che mi ricordo... Cos'è
successo? Dove sei?".
"Sono a casa mia... Aspetta, segnati l'indirizzo... Weinsfield,
Oregon. Highway 26, n. 1234... Io... Io ora non posso spiegarti... Non
al telefono... Ti prego vieni al più presto!...".
Le ultime parole Mulder quasi non le riuscì a
percepire dal momento che la voce si era fatta sempre più lontana
finchè il ricevitore cominciò ad emettere il cassico suono
di linea interrotta.
L'agente dell'FBI restò in attesa che il telefono
squillasse di nuovo mentre scriveva velocemente l'indirizzo sul contenitore
della pizza che aveva mangiato la sera prima.
Poi, dal momento che l'apparecchio restava muto, si alzò
dal divano sul quale era disteso e andò in cucina a prepararsi una
tazza di caffè bollente.
***
Dopo aver trangugiato d'un colpo il caldo liquido nero
Mulder tornò al telefono.
"Danny, ciao sono Fox! Mi serve un numero di telefono
dell'Oregon... Weinsfield, Professor Roger Shelton... Mmm... L'indirizzo
è 1234, Highway 26...".
Danny Valladeo era l'uomo dell'FBI al quale Mulder si
rivolgeva per rintracciare numeri telefonici, indirizzi, targhe automobilistiche
e cose simili nel corso delle proprie indagini.
In molte occasioni le sue ricerche si erano rivelate
preziose anche se in questo caso il suo lavoro era fin troppo semplice.
Quello che Mulder temeva, invece, era che le cose si sarebbero complicate
una volta che avesse tentato di contattare nuovamente Shelton.
I fatti gli diedero ragione.
"141/555212... Okay, ti ringrazio Danny... Mi sei stato
utile, come sempre...".
Mulder compose il numero di Shelton sedici volte nelle
due ore successive senza ottenere risposta.
Cominciava seriamente a preoccuparsi.
Certo, non era escluso che l'amico fosse uscito di casa
subito dopo avergli telefonato ma qualcosa gli diceva che le cose stavano
diversamente.
La voce concitata di Shelton, le sue parole, la sua richiesta
di intervento immediato da parte di Mulder. In che guaio si era cacciato?
Perchè la linea era caduta improvvisamente? Era stato Shelton a
riattaccare? E per quale motivo, dal momento che non aveva ancora ricevuto
la risposta di Mulder?... Qualcuno era entrato in casa sua costringendolo
ad interrompere bruscamente la telefonata?
Questi interrogativi continuarono a ronzare nella testa
dell'agente che solo dopo un po' si ricordò di un particolare...
Stava per mettere a fuoco il suo ricordo quando squillò
il telefono. L'agente sollevò il ricevitore di scatto: "Roger, sei
tu?...", disse ansioso.
Dall'altro capo del telefono ci fu un silenzio di alcuni
secondi e Mulder capì subito di chi in realtà si trattava...
"Deep Throat! Okay... Sono tutt'orecchi...".
Costui era un misterioso personaggio che era entrato
nella vita di Fox Mulder in un pub di Washington, alcuni anni prima, e
da quel momento non aveva mancato di informare costantemente il federale
sui misteriosi casi, classificati "X-Files", di cui egli si occupava.
Mulder non ne conosceva il vero nome ma solo il suo colorito
pseudonimo, "Deep Throat", Gola Profonda. Le telefonate mute generalmente
nel cuore della notte erano l'etichetta che lo contraddistingueva.
Ci furono nuovamente alcuni istanti di silenzio poi la
voce del misterioso informatore di Mulder scandì con la consueta
pacatezza: "Mi dica, Mulder... Lei sa chi è Robert Zimmerman?...".
Mulder riflettè per qualche secondo: "Mmm... Mi
sembra di ricordare che si tratta del vero nome di un celebre attore...
De Niro?".
"C'è andato vicino... Non ha mai sentito parlare
di un certo Bob Dylan?".
"Ma certo! Dylan... Ora mi ricordo... Se le interessa
ho anche molti dei suoi album... Ma che c'entra tutto questo?...".
"Non mi è consentito dirle molto altro per il
momento, Mulder... Sappia solo che intorno a quell'uomo si sta giocando
una partita in cui la posta in palio è altissima... Ne va del destino
del pianeta...".
"Ma non mi dica!" - rispose ironico Mulder - "Non mi
dica che è l'Anticristo!...".
"Agente Mulder... - proseguì la voce pacata -
Ha mai sentito parlare di Grimoires e Clavicole?..."
Ci furono alcuni istanti di silenzio poi Mulder imbarazzato
rispose: "Confesso la mia ignoranza...".
"La più antica forma di magia - proseguì
l'informatore - è basata sul suono. Al suono è succeduta
la parola ed infine l'oggetto materiale. Se ne parla nel volume intitolato
"Il ramo d'oro", un testo fondamentale sulle tradizioni magiche e religiose...
E' stato scritto nel 1922 da Sir James Frazer... Lo conosce, no?".
"Senza dubbio" mentì Mulder.
"Agente Mulder, la persona che l'ha contattata qualche
ora fa, quel tale Shelton..."
Mulder lo interruppe bruscamente: "Shelton? E lei come
lo sa? Aspetti, aspetti... Questo vuol dire che tenete il mio telefono
sotto controllo? Ma chi credete di essere? Per chi diavolo lavora lei?
Cosa volete da me?", il tono del federale si era fatto immediatamente duro.
"Si calmi Mulder, è una fortuna per tutti noi
che lei sia sotto il nostro controllo... Quel tale Shelton, comunque, si
è imbattuto in qualcosa di più grande di lui... Di più
grande di tutti noi a dire il vero... Un oggetto che cambierà la
storia di questo pianeta... Contatti il signor Dylan, agente... E ritrovi
il suo amico Shelton... Le pedine sulla scacchiera si stanno muovendo e
non resta molto tempo...".
La comunicazione si interruppe e Mulder rimase alcuni
minuti in uno stato di torpore dal quale fu "risvegliato" solo dall'improvviso
ricordo che lo aveva illuminato poco prima della telefonata di Gola Profonda...
Si trattava di un articolo che aveva letto qualche giorno
prima sul Washington Post e che parlava proprio di una spedizione dell'archeologo
Roger Shelton in Messico.
Mulder ricordava qualcosa a proposito di certi reperti
che gli studiosi avevano rinvenuto...
Forse qualcuno voleva impossessarsene e stava minacciando
Shelton... Quanto c'entrasse una rockstar con tutto questo per Mulder era
buio fitto.
Dov'era finito quel maledetto giornale?
Mulder mise sottosopra la stanza finchè in una
pila di copie di Playboy finita dietro il televisore trovò anche
quella del Washington Post che gli interessava.
Portava la data di quattro giorni prima e l'articolo
su Shelton parlava di fatti vecchi di circa due mesi.
Mulder iniziò a rileggersi l'articolo ma non trovò
niente di particolarmente interessante. Ad un certo punto il giornalista
aveva riportato una conversazione avuta col Professor Shelton in persona
il quale raccontava nei dettagli le tappe salienti della spedizione.
Dopo un po', tuttavia, il sonno ebbe la meglio e l'uomo
chinò la testa sul cuscino addormentandosi.
Erano ormai le 7 quando Mulder fu svegliato dal suono
del campanello d'ingresso.
Stiracchiandosi andò ad aprire. Dietro la porta
lo accolse il sorriso dell'agente Dana Scully, la partner dell'FBI con
la quale Mulder divideva il lavoro sugli "X-Files".
La ragazza era in tenuta da jogging e stava saltellando
sul pianerottolo correndo "da ferma".
"Allora, poltrone, non sei ancora pronto? Non dirmi che
ti sei dimenticato di stamattina?... - disse continuando a saltellare.
"Ehm... Scully" - disse l'agente trattenendo uno sbadiglio
- "Credo... Credo che dovremo rimandare la nostra corsa di stamattina!
Ci sono dei problemi... Entra!".
Dana si fermò, respirò profondamente, poi
entrò richiudendo la porta.
"Ci risiamo, eh Mulder?..." - disse ironicamente la ragazza
- "Sei riuscito a farti affibbiare del lavoro anche nel tuo giorno libero...
Comincio a credere che Skinner ti abbia ormai messo il collare... Il dovere
innanzi tutto...".
"Non si tratta di questo! - replicò Mulder mentre
allungava alla collega una tazza di caffè "Il nostro capo non c'entra
questa volta... Siediti, così posso spiegarti! Ti ho mai parlato
di Roger Shelton?...".
"Niente zucchero, grazie! Mmm... Sì, mi sembra
di sì... Non era quel biologo che ha lavorato per l'FBI qui a Washington,
anni fa?" chiese Scully iniziando a sorseggiare il suo caffè.
"Proprio lui, ma è un archeologo, non un biologo...
Mi ha chiamato stanotte... Sembra che abbia bisogno del mio aiuto...!".
Mulder raccontò alla collega quanto accaduto quella
notte, tralasciando la telefonata misteriosa di Gola Profonda, e le diede
il giornale con l'articolo su Shelton.
La ragazza gli diede una rapida scorsa poi guardò
Mulder con aria rassegnata: "Ho capito... Per quando vuoi che prenoti i
biglietti aerei per l'Oregon?...".
Mulder si alzò e guardò fissa la ragazza
negli occhi: "Scully, non voglio coinvolgerti in questa storia. In fondo
si tratta di una faccenda personale...".
"Ma...?", aggiunse sorridendo Dana.
"Beh, ma mi farebbe piacere se venissi con me... Ti lascio
decidere...".
"Grazie per la generosità... Vado a fare i bagagli!"
- sospirò Dana alzandosi e battendo il giornale sulla testa del
collega. "Del resto senza di me saresti perduto e una volta ho promesso
a tua madre che mi sarei sempre presa cura di te...!".
Dana fece per allontanarsi quando Mulder la richiamò:
"Ah, Scully... Solo una cosa... Cosa mi dici di Bob Dylan?...".
"Dylan?... In che senso?... Cosa dovrei dirti...? Personalmente
preferisco i Beatles, ma che c'entra?"...
"Ecco... Non so nemmeno io cosa c'entri... Comunque stanotte
Shelton non è stato il solo a farmi telefonate misteriose..."
"No?... Ti ha telefonato anche Dylan?... Non mi dire
che ti vuole nella sua band?..." - disse ridendo la ragazza.
"Ecco... ti ricordi di Gola Profonda?".
"Ah, il Signor Mistero che non mi ritiene degna di conoscerlo?..."
disse acida Scully.
In effetti il misterioso informatore di Mulder si era
sempre rifiutato di manifestarsi anche alla sua collega anzi aveva pregato
Mulder di non fare cenno con alcuno della sua esistenza cosa che il federale
aveva fatto con la sola eccezione di Dana alla quale aveva invece da tempo
rivelato tutto.
"Già, proprio lui! Beh, mi ha fatto una strana
telefonata parlandomi di un pericolo legato a quel cantante... Che tu sappia
c'è qualche mistero che lo riguarda... Qualcosa legato alla magia,
al suono, a certe... aspetta che me lo sono scritto... ecco... sì
a certe "grimoires" ed a certe "clavicole"...?".
La ragazza rimase per un attimo incerta poi disse: "Mistero?
L'unico mistero per quello che mi riguarda è come abbia fatto a
diventare una rockstar con la voce che si ritrova...".
"Mmm... Beh, ne riparliamo..." - aggiunse Mulder - "Ora
va pure...".
Dana fece qualche passo poi si voltò: "Piuttosto,
come ti regolerai con il Vice Direttore Skinner?... Sarà dura convincerlo
a darci il permesso di lasciare il lavoro...".
"Beh, a dire il vero..." rispose Mulder grattandosi la
testa, "...a dire il vero... Credevo che a questo ci pensassi tu... Ho
l'impressione che il tuo ascendente nei confronti del Vice Direttore Skinner
sia di gran lunga superiore al mio... Anzi credo che quell'uomo abbia un
debole per te!".
Scully si fermò sulla porta guardando fisso Mulder:
"Corri a vestirti prima che mi venga la tentazione di cambiare idea!" -
disse minacciando bonariamente il collega - "Ti aspetto tra due ore in
ufficio!".
***
Due ore più tardi Mulder era al telefono nel suo
ufficio nei sotteranei dell'FBI: "Allora siamo d'accordo, Langly... Tu
trovami tutte le notizie che ti ho detto. Io ti chiamerò domani
per darti l'indirizzo di Weinsfield al quale spedirmele! Ah, e non dimenticare
di avvisare il focoso Frohike che Scully verrà con me e che quindi
non sprechi tempo a telefonarle per invitarla a cena dal momento che non
sarà a Washington per un po'...".
Proprio in quel momento Dana aprì la porta dell'ufficio
di Mulder e, sentendo il proprio nome, fissò il collega con aria
interrogativa.
"Ah ah ah! Okay, Langly, le dirò cosa si perde..."
- continuò Mulder ridendo, poi riattaccò.
"Langly?..." - disse Scully con tono ironico . "Frequenti
ancora quei pazzi "Guerrieri Solitari" ocomecavolo si chiamano?...".
"Già! Ci sono stati utili più di una volta,
non negarlo! Forse sono un po' paranoici con quelle loro idee di complotti
governativi e cospirazioni segrete, ma in fondo sono in gamba...".
"Senti chi parla!" - disse la ragazza sorridendo ed appoggiò
sulla scrivania del collega la busta con le prenotazioni dei biglietti
aerei - "Il nostro volo parte tra quattro ore!".
"Com'è andata con Skinner? - le chiese Mulder.
"L'ho convinto!" - disse Dana sospirando.
"Okay, okay, non voglio sapere come ci sei riuscita...!"
- fece l'uomo con un sorriso malizioso - "Comunque grazie per avermi tolto
le castagne dal fuoco!".
Dana stava per replicare all'insinuazione del collega
quando un fruscio in direzione della porta dell'ufficio fece voltare i
due federali di colpo.
Una busta gialla era stata infilata sotto la porta. Mulder
si alzò di scatto e corse ad aprire.
Si affacciò nel corridoio ma non vide nessuno.
Il corridoio era deserto. Fece qualche passo di corsa prima a destra e
poi a sinistra senza scorgere alcuno.
Tornato in ufficio trovò Dana intenta ad esaminare
il plico. "Non c'è scritto sopra niente..." - disse la ragazza consegnandolo
al collega. Mulder lo soppesò tastandolo. "Mmm... sembra contenga
un quaderno o qualcosa di simile...", disse mentre lo apriva.
Le mani del federale cercarono nervosamente all'interno
della busta e ne tirarono fuori un libro e due fotografie. L'agente diede
una rapida scorsa al libro e lo porse alla collega che ne lesse la copertina:
"Mmm... Bob Dylan - Tarantula. Che significa Mulder?...".
"Buio pesto... Comunque immagino che l'abbinamento con
le foto non sia casuale..." disse l'uomo voltando come un giocatore che
fa vedere un "poker d'assi" le fotografie in direzione della ragazza. La
prima foto, risalente presumibilmente agli anni 60, ritraeva quello che
i due agenti riconobbero subito come la celebre rockstar Bob Dylan mentre
correva a cavallo di una motocicletta. La seconda foto che colpì
come un pugno allo stomaco i due agenti era invece qualcosa di assolutamente
inedito per loro e per il mondo intero. Raffigurava Bob Dylan disteso su
un letto. Il cantante aveva la parte destra del viso completamente sfigurata
come se avesse subìto un'ustione di primo grado. Aveva il collo
bloccato in una ingessatura ed escoriazioni su tutto il corpo. Di fianco
al letto si intravedevano le gambe e parte del corpo di una donna ma nella
foto non era inquadrato il viso. Mulder girò la fotografia verso
Scully che ne lesse il retro: "Woodstock, 29 Luglio 1966. Non fu un incidente!",
poi la firma "D.T.".
CAPITOLO II
Il Professor Shelton era ormai allo
stremo delle forze. Una fitta lancinante alla milza gli fece capire che,
se avesse mosso anche solo un altro passo, la sua corsa sarebbe finita
tragicamente.
Gettò uno sguardo nel vicolo
alla sua destra.
Era deserto.
Si lasciò andare gettandosi
a corpo morto dietro i bidoni della spazzatura sotto una scala antincendio
e pregò che non lo trovassero.
Mentre riprendeva fiato ripensò
ai frenetici avvenimenti delle ultime ore.
Al momento in cui aveva dovuto
interrompere la conversazione telefonica con Fox Mulder quando si era accorto
che una buick nera si era fermata di fronte alla sua abitazione.
Aveva visto tre uomini vestiti
di nero discenderne e non aveva esitato un istante.
Afferrata con la mano sinistra
la sua borsa portadocumenti e con la destra il misterioso libro metallico
dalla sua scrivania, era corso alla porta sul retro ed era sgusciato dietro
la casa del suo vicino proprio mentre uno dei tre uomini era comparso nel
vicolo per andare ad appostarsi presso la porta.
Poi, dopo essersi assicurato di
non essere stato visto, si era allontanato nella fredda aria della sera
dirigendosi verso il centro della cittadina.
Di tanto in tanto si era fermato
per voltarsi indietro ed assicurarsi di non essere seguito.
Poi era arrivato al McGuinn Hotel
dove aveva affittato una stanza per la notte.
Il mattino dopo si era allontanato
di buon'ora dall'albergo deciso a rivolgersi alla polizia o a ritelefonare
a Mulder, ma in strada aveva visto di nuovo la buick nera ed i suoi occupanti
scendere dirigendosi di corsa verso di lui.
Aveva iniziato a correre con quanto
fiato aveva in corpo tentando di seminare i suoi inseguitori nelle vie
di Weinsfield ed ora era lì, stremato ed ansimante, nel buio di
un vicolo seminascosto tra cumuli di spazzatura. Restò nascosto
per circa mezz'ora sobbalzando ad ogni rumore che sentiva nel vicolo.
Una radio vicina diffondeva gli
ultimi successi ed il Professore sorrise amaramente quando nell'aria si
sentì una musica per lui sinistramente familiare. La voce roca cantava
"If the Bible is right the world will explode" e Shelton provò un
brivido lungo la schiena mentre il ritmo del brano gli martellava le tempie.
"Che atroce ironia!" pensò...
Poi, quando stava quasi per decidersi
ad uscire dal suo nascondiglio una voce alle sue spalle gli gelò
il sangue nelle vene: "La sua fuga è finita, Professore! La prego
di seguirci senza opporre resistenza".
La voce veniva dal fondo del vicolo
e Shelton potè scorgere in quella direzione l'ombra di un uomo con
un impermeabile che gli puntava contro una pistola col silenziatore.
Fece il gesto di uscire in strada
per allontanarsi dal suo aggressore quando, nella luce della strada di
fronte, scorse la sagoma di un'altra persona che gli bloccava il passaggio.
L'archeologo si guardò intorno
cercando un improbabile aiuto nel vicolo deserto poi il suo sguardo si
posò sulla scala antincendio sotto la quale si era rifugiato. Ebbe
solo il tempo di fare il gesto di salirvi che l'uomo dal fondo del vicolo
gli fu addosso. Un leggero pizzicore al braccio sinistro, poi un formicolio
in tutto il corpo e nel giro di pochi secondi Shelton cadde narcotizzato
ai piedi dell'uomo.
Caricato il corpo esanime dello
studioso sul sedile posteriore dell'auto i due uomini salirono a bordo
e pochi istanti dopo la buick nera si lasciò alle spalle gli edifici
di Weinsfield imboccando a tutta velocità la Highway 26 in direzione
Nord.
***
***
***
"Che è 'sta merda?..." -
esclamò Mulder in aereo dopo aver letto le prime pagine di "Tarantula",
il libro che gli era stato recapitato misteriosamente nel suo ufficio dell'
FBI.
Scully che stava leggendo nuovamente
tutti i dati in loro possesso relativi al "Caso Dylan" alzò lo sguardo
verso il collega con aria interrogativa.
"E' veramente un delirio..." -
continuò l'uomo. "Chi ha avuto il coraggio di pubblicare questa
schifezza?...".
"Mi sembrava di averlo letto tempo
fa..." - disse la ragazza "ed effettivamente non mi sembrò un granchè!".
"Diciamo pure che è un'accozzaglia
di stronzate messe alla rinfusa da un analfabeta. E secondo Gola Profonda
questa massa di idiozie dovrebbe fornirci la chiave per capire il mistero
legato a questo caso?"
"Sempre ammesso che sia stato lui
a farti recapitare il plico con le foto ed il libro..."
"Beh, la sigla D.T. in fondo alla
foto non sta certo per Dylan Thomas...".
"A proposito delle foto... Ti sei
fatto un'idea di quello che potrebbero significare...?". Mulder cominciò
a sgranocchiare un po' di semi di girasole dal suo inseparabile sacchetto:
"Allora, mi sono documentato...
Sembra che nel 1966 a Woodstock il nostro Zimmerman abbia avuto un serio
incidente motociclistico nel quale abbia rischiato di perdere la vita.
Lui stesso raccontò che
mentre guidava la moto seguito dall'auto di sua moglie sentì un
impulso irrefrenabile a guardare in direzione del sole. Rimase abbagliato
dalla luce dell'astro e per qualche secondo perse completamente la vista.
Istintivamente frenò di colpo e la moto si inchiodò sbalzandolo
al di sopra del manubrio. Fece un volo notevole e dovettero raccoglierlo
col cucchiaino... All'epoca si sparse la voce che fosse addirittura morto
e che quello che comparve molto tempo dopo era un suo sosia. La cosa certa
è che dopo quell'incidente Dylan fu un'altra persona. Anche il suo
modo di cantare, la sua stessa voce mutarono... Altri sostenevano che era
rimasto completamente sfigurato e che per quel motivo non si sarebbe mai
più esibito in pubblico..."
"Beh... - disse Dana -... Una delle
due foto di Gola Profonda sembrerebbe provare la cosa... Quel tizio, posto
che non sia un sosia, è indubitabilmente Dylan in un letto con la
parte destra del viso completamente sfigurata".
"Quello che mi fa pensare è
la frase che il mio informatore ha scritto sul retro..." - Mulder tirò
fuori la foto in questione dal libro dove l'aveva riposta e lesse: "Woodstock,
29 Luglio 1966. Non fu un incidente! D.T."...
Dana intanto guardava l'altra foto,
quella che ritraeva il cantante in sella alla sua moto.
"Immagino fosse questa la moto
dell'incidente..." - disse. Poi aggiunse: "Beh, effettivamente la storiellina
del sole mi sembra un po' campata in aria. Se Gola Profonda ha scritto
quella frase è chiaro che si riferisce al fatto che in realtà
qualcuno tentò di uccidere Dylan".
"Il punto è: chi avrebbe
avuto interesse ad uccidere una rockstar... e per quale motivo?" - aggiunse
Mulder.
"Forse l'Associazione Amici della
Buona Musica?..." - commentò ironica la ragazza.
"Ad ogni modo sembra che il nostro
divo sia più di quello che sembra e spero che i ragazzi di Washington
lo rintraccino al più presto e lo blocchino. L'affare sembra maledettamente
serio... Il mio informatore ha parlato addirittura del fatto che sono in
gioco i destini del pianeta...".
"E tutto per uno che fino a ieri
credevo facesse correre semplicemente il rischio di addormentarsi nell'ascoltare
i suoi dischi!" concluse Dana.
"Senza contare che il tipo che
ci seguiva all'aeroporto ci è stato sicuramente messo alle calcagna
da qualcuno che non vuole che indaghiamo su questa faccenda...".
"O che gli aveva dato addirittura
l'ordine di farci fuori!" - aggiunse Dana.
"Comunque tutto ruota intorno a
questo libro" - proseguì Mulder porgendo "Tarantula" alla collega
- "Gola Profonda ha parlato di "grimoires" e di "clavicole" durante la
sua misteriosa telefonata. Mi sono documentato e senti un po' cosa ho trovato...".
Mulder tirò fuori da una borsa un po' di fotocopie fatte da vari
libri ed iniziò a leggere: "Il "Libro magico" è un oggetto
che contiene la parola - possiede dunque di per se stesso un duplice potere,
e deve essere fisicamente trattato con il dovuto rispetto: non si contano
le vicende in cui il solo possesso di un testo di questo genere ha causato
al suo incauto proprietario un'infinita serie di orribili guai. Il problema
di trasferire le formule magiche su un supporto permanente dev'esser stato
particolarmente sentito fin dalla più lontana antichità (qualcuno
sostiene addirittura che la scrittura venne inventata per esigenze magiche
più che di ordine pratico), visto che gran parte dei più
antichi testi scritti pervenuti fino a noi sono costituiti, appunto, da
trascrizioni di rituali atti a comunicare con la divinità. Come
la magia che li ispira, i "Libri magici" possono consentire operazioni
magiche di grado elevato (la cosiddetta "Magia Alta" che permette di raggiungere
un alto stadio di illuminazione attraverso particolari riti iniziatici)
o di immediato riscontro terreno (la "Magia Bassa" delle fatture, dei filtri
d'amore, dei riti per la fertilità o per la pioggia); entrambe le
operazioni (comprese quelle a fini positivi della "Magia Alta") possono
essere compiute con o senza l'ausilio della "Magia Nera", ovvero con o
senza l'evocazione e l'intervento di spiriti infernali. I libri di "Magia
Alta" sono solitamente definiti con il termine Clavicole (dal latino "chiavi");
quelli di "Magia Bassa" o "Magia Nera" con il termine Grimoires (corruzione
del francese grammaires, "grammatiche")".
"Aspetta, aspetta... - lo interruppe
Dana - "...Vorresti farmi credere che questa schifezza, come l'hai definita
tu, sarebbe un "Libro Magico"?... E l'avrebbe scritto lo stesso tizio che
ha scritto "Lay lady lay"?...".
"Non so cosa dirti... - replicò
Mulder - "Forse questo libro non è l'originale. Forse quel cantante
era in possesso di un autentico "Libro Magico" dal quale ha desunto questa
roba che è probabilmente innocua".
"E cosa c'entrerebbe Shelton in
tutto ciò?".
"Questo è un altro dei misteri
che dobbiamo sciogliere... Però il fatto che Dylan fosse con lui
in quella foto del Washington Post dimostra che aveva un interesse... E
non dimenticarti che Gola Profonda al telefono mi ha sottolineato che Shelton
aveva trovato qualcosa di pericoloso... Magari proprio durante quella spedizione
in Messico..."
"La famosa "clavicola"?... Il libro
originale di cui supponi l'esistenza?..."
"Quien sabe? Può essere..."
riflettè Mulder aggrottando la fronte.
"La chiave... - mormorò
quasi tra sè la ragazza - "La chiave di cosa?...".
Mulder tirò fuori dalla
borsa un'altra serie di fogli: "Ora senti qui... Questo l'ho trovato in
un antico libro scritto da William Wynn Westcott con la collaborazione
di un certo MacGregor Mathers, un folkloristico personaggio che vantava
una discendenza dalla Casa Reale Scozzese e si faceva chiamare "Conte di
Glenstrae".
Mulder iniziò: "La Clavicola
di Salomone, attribuita al terzo re di Israele (973-933 a.c.), costruttore
del Tempio di Gerusalemme, fu compilata in epoca medioevale. Contiene evocazioni
per dominare gli spiriti e istruzioni per costruire potenti amuleti, tra
cui un anello e una bacchetta magica; testo alla base di tutte le operazioni
di Alta Magia. Il Levegeton o Piccola Chiave di Salomone, compilato intorno
al XVI secolo, è considerato un impareggiabile Grimorio per l'evocazione
dei demoni. Vi sono illustrati, tra l'altro, i sigilli di tutti i demoni.
E' esistito forse anche un Libro di Salomone, molto più antico e
con rituali magici infinitamente più potenti; una copia fortuitamente
salvatasi dalla distruzione ordinata dalla Chiesa finì forse tra
le mani del filosofo e mago Ruggero Bacone".
Scully aveva l'aria di chi comincia
ad avere le idee confuse... "Ed è qui che entra in scena il testo
noto come Manoscritto Voynich" - proseguì impietoso l'agente - "Il
nome gli viene da quello del libraio Wilfred Voynich che lo acquistò
a caro prezzo nel 1912 dopo che esso era passato di mano in mano per settecento
anni. Attribuito con una certa sicurezza a Ruggero Bacone, il libro è
scritto in un codice così complesso che neppure i più grandi
specialisti di crittografia nè i più perfezionati programmi
elettronici di decodificazione sono mai riusciti a tradurlo..."
"Beh, se è per questo lo
stesso vale per Tarantula" - fece sarcastica la ragazza con lo sguardo
perso...
"Ebbene - proseguì Mulder
- secondo alcuni il Manoscritto Voynich altro non è che una versione
in cifra del Libro di Salomone, sfuggito ai roghi dell'Inquisizione proprio
perchè incomprensibile. Conoscendone le formule, sarebbe addirittura
possibile evocare esseri venuti da altri mondi e da altre dimensioni del
tempo e dello spazio".
"Amen!", concluse Scully... Poi
sfogliando Tarantula chiese: "Qui si parla di un certo Charlie Papero...
Sarà mica un demone di un altro mondo che Dylan voleva evocare?...".
I due si fecero una risata liberatoria
che però gli si strozzò in gola quando nell'aria si diffuse
una musica subito seguita da una inconfondibile voce: "I've been
walkin' forty miles of bad road... If the Bible is right the world will
explode
".
"Non è possibile - trasalì
Mulder - Questa è la voce del nostro uomo!".
Nonostante cercassero di capire
da dove veniva la musica i due dovettero presto arrendersi. Sull'aereo
nessuno stava ascoltando quella canzone...
CAPITOLO III
Giunti a Weinsfield, Oregon, i due federali andarono di
filato a casa Shelton, una villetta a due piani poco fuori la cittadina.
La casa era in ordine. Nessun segno di lotta. Se Shelton se n'era andato
lo aveva fatto di sua volontà.
"Guarda, Mulder..." - disse Scully mentre i due rovistavano
nelle capienti librerie dello studio di Shelton - "Sembra che il tuo amico
stesse ascoltando un cd molto particolare...".
La ragazza aveva preso una custodia vuota posta sullo
stereo. Pigiò il tasto eject e l'apparecchio sputò il disco
in questione. Dana lo prese ed ebbe la conferma che corrispondeva alla
custodia vuota. Lo inserì e lo consegnò a Mulder che diede
un'occhiata alla copertina: "Bob Dylan - Oh Mercy"...
"Lo stereo era programmato sulla ripetizione automatica
di un brano... Prova un po' a vedere... E' il brano numero 5!", disse Dana.
"Mmm... Man in the long black coat... Ti dice niente...?"
fece Mulder.
"Mai sentita!" replicò la ragazza mentre continuava
a tirar fuori libri e quaderni dalla sterminata libreria di Shelton.
I due cercarono per circa un paio d'ore qualsiasi indizio
potesse fornire loro una spiegazione su quell'intricato caso poi quando
erano quasi sul punto di desistere e lasciare l'abitazione Scully tirò
fuori da un cassetto una serie di quaderni scritti a mano...
"Mulder... Guarda qui... Sembrano una sorta di diario
giornaliero...".
"La calligrafia è quella di Shelton, la riconosco...".
Mulder scorse trepidante le pagine dei quaderni... " '94, '95, '96, '97,
'98, '99... Ecco. 2000. Luglio, Agosto, Settembre, Ottobre... Novembre!
Queste risalgono a pochi giorni fa...". Mulder iniziò a leggere
mentalmente alcuni passi del diario mentre Scully lo osservava apprensiva.
"Che mi venga un colpo! Ci siamo! - esclamò l'uomo
contenendo a stento l'emozione - "Qui Shelton parla del suo viaggio in
Messico e senti cosa scrive... "Quel fottuto cantante rock voleva usarmi...
Ora capisco perchè ha finanziato la spedizione... Ed io che credevo
fosse solo un miliardario matto, eccentrico come tutti gli artisti... Dio,
non posso credere che questa cosa stia accadendo... Quel libro rappresenta
la fine di tutto ciò in cui crediamo... Devo riuscire a distruggerlo
prima che sia troppo tardi... Proverò a rintracciare Fox Mulder...
E' l'unico che può aiutarmi... Devo fare presto... Mi stanno braccando,
sono vicini! Lo sento...".
"La data infatti è quella del giorno precedente
a quello in cui mi ha chiamato..." concluse Mulder.
I due federali si guardarono per qualche secondo. Scully
fu la prima a parlare: "Ora abbiamo almeno la certezza che Shelton era
in possesso del libro e che quando Gola Profonda si riferiva ad un oggetto
pericoloso alludeva proprio a quello... Dove può averlo nascosto?".
"Non certo qui in casa... - disse Mulder - Non sarebbe
stato così stupido soprattutto sapendo di essere braccato...".
"Cerchiamo di usare la testa - proseguì la ragazza
- Shelton sente di avere il fiato sul collo e deve nascondere il libro.
Sicuramente lascia la sua abitazione dove è facilmente rintracciabile,
giusto?"
"Giusto!" assentì Mulder.
"Quindi visto che la sua auto è ancora nel garage
probabilmente fugge a piedi da casa sua e si reca a Weinsfield, l'unico
posto abbastanza vicino dove può trovare rifugio..."
"Non fa una grinza..." confermò l'uomo.
"Ora, ammesso che non si sia rifugiato da qualche amico,
la cosa più probabile è che sia andato in un hotel... E visto
che Weinsfield non è una metropoli, se la mia deduzione è
esatta basterà fare il giro degli alberghi con la sua foto e chiedere
se qualcuno l'ha visto..."
"E potrebbe essere ancora più facile di quello
che crediamo - la interruppe Mulder allungando una mano sul tavolino dello
studio - Guarda qui, sembra che Shelton si stesse documentando...".
L'uomo porse alla collega dei depliant pubblicitari sui
quali era riportata la scritta "McGuinn Hotel" con l'indirizzo cerchiato
in rosso.
***
Mulder e Scully arrivarono al "McGuinn Hotel" verso le
4 di pomeriggio e fissarono una camera per la notte. Dopo aver fatto una
doccia ed essersi rimessi in sesto dopo il lungo viaggio i due federali
si fiondarono nella hall con in mano la foto di Roger Shelton.
"Mmm... Dal viso mi sembra di ricordarlo... Un attimo...
- disse con gentilezza il portiere dell'albergo sfogliando i registri -
"Eccolo... Roger Shelton. E' stato qui tre giorni fa. E' rimasto per una
sola notte".
"Ha notato qualcosa di strano in lui?..." chiese Scully.
"Se devo essere sincero, sì. - rispose l'uomo-
Era molto nervoso e mi sembrava che si guardasse continuamente intorno.
Ha voluto cenare in camera e praticamente non è mai uscito per tutto
il tempo. Anche quando è andato via, sebbene facesse abbastanza
caldo, si è allontanato intabarrato con sciarpa e cappello neanche
fuori nevicasse...".
"Quando è andato via, nella sua stanza è
stato trovato qualche oggetto?... Qualche libro?" chiese Mulder.
"Non che io sappia. Il signor Shelton ha lasciato la
camera in perfetto ordine, naturalmente. Non ha lasciato nessun oggetto
personale!".
"Quale camera ha occupato?" chiese l'agente.
"La numero 12, al terzo piano!".
"Dobbiamo chiederle di farcela ispezionare... E' occupata?".
"No, ora come ora è libera... Ma... Cos'ha fatto
quel tizio? E' ricercato dall'FBI?... E' un assassino?" - chiese preoccupato
il portiere.
"No... Niente di pericoloso... E' solo che produce bootlegs
di un noto cantante rock e la casa discografica ci ha incaricati di arrestarlo
per mettere fine al suo illecito commercio..." disse Mulder con un sorriso.
Il portiere guardò l'uomo con aria interrogativa
ma evitò di fare commenti.
I tre arrivarono con l'ascensore al terzo piano. "Ecco,
la stanza è quella" - disse l'uomo indicando la camera 12 - "Io
torno al mio lavoro... Mi raccomando solo la discrezione... Sa, per i nostri
clienti...".
"Non si preoccupi - disse Scully sorridendo - saremo
invisibili!".
Rimasti soli i due agenti entrarono nella stanza. L'ambiente
era ovviamente sgombro da qualsiasi oggetto visto che la camera non era
occupata.
"Non so cosa speri di trovare, Mulder... Se Shelton avesse
nascosto il libro in questa stanza sarebbe stato già trovato, non
credi?".
"Può darsi... - replicò l'uomo - Ma se
non ha lasciato il libro magari ha lasciato qualche indizio per ritrovarlo...".
I due rovistarono in tutti i cassetti cercando eventuali
doppi fondi. Il cestino era vuoto. Gli armadi completamente sgombri.
Misero sottosopra ogni più piccolo anfratto senza
trovare nulla.
"Resta solo il bagno... - disse Scully - Ti lascio l'onore...".
Mulder accese la luce. Il bagno era piuttosto angusto.
Tuttavia la luce non illuminava a sufficienza così l'uomo dovette
utilizzare la sua torcia per dare un'occhiata in giro.
"Bisognerà dire al nostro amico giù dabbasso
che deve sostituire questa lampadina... Non fa luce per niente..." disse
Mulder mentre rovistava in giro. Ci fu un attimo di silenzio assoluto.
Poi i due agenti si guardarono negli occhi mascherando a stento la sorpresa.
"Che mi venga un colpo! - sbottò Mulder - "La lampadina!!!".
I due osservarono la lampadina che da un lato sembrava
"scura" come se qualcosa si frapponesse tra la luce e l'involucro. Freneticamente
l'uomo svitò la lampadina difettosa e ne smontò la parte
che si avvita. All'interno trovò una piccola chiave alla quale era
legata una targhetta metallica.
"E' la chiave di una cassetta di sicurezza... - disse
Mulder - e c'è scritto Weinsfield Central Bank... Corri Scully,
non abbiamo un minuto da perdere...".
I due scesero di corsa le scale senza aspettare l'ascensore,
si fermarono nella hall per chiedere al portiere l'indirizzo della banca,
quindi si precipitarono fuori dall'albergo. Saliti in auto furono in dieci
minuti davanti alla banca. Ritirarono il contenuto della cassetta non prima
di aver mostrato i loro distintivi e firmato una serie di documenti che
fungessero da garanzia per la banca. Uscirono in strada in uno stato di
eccitazione. Mulder stringeva il plico contenuto nella cassetta di sicurezza,
una busta gialla di notevoli dimensioni e discretamente pesante. "Evidentemente
Shelton aveva nascosto la chiave della cassetta in quella lampadina nella
speranza di recuperarla in seguito ed andare a ritirare il plico..." disse
mentre salivano in auto. Una volta dentro i due si affrettarono ad aprire
la busta.
"Che mi venga un colpo! - esclamò Mulder - Che
roba è questa?".
"Sembra un libro... - disse Scully - Ma non capisco di
che razza di materiale è fatto... Sembrerebbe metallo ma di un tipo
sconosciuto..."
"Alieno, vuoi dire?..." - azzardò Mulder.
Dana lo guardò rabbrividendo: "Qualcosa da un
altro mondo..." concluse con una voce che non le sembrò la sua.
***
Nel frattempo il misterioso uomo in nero che teneva prigioniero
Roger Shelton riceveva una buona notizia al telefono.
"Diavoli dell'Inferno, finalmente! Sapevo che quell'ostinato
avrebbe ceduto prima o poi... Dove ha detto che si trova?..."
L'uomo all'altro capo del telefono esclamò: "In
una cassetta di sicurezza della Weinsfield Central Bank. Ci ha dato anche
le indicazioni per recuperare la chiave... Quali sono gli ordini?"
"Tu e Neil andate di corsa a Weinsfield e recuperate
quel libro. Lo voglio su questa scrivania tra due ore al massimo!".
L'uomo in nero mise giù il ricevitore e si accese
una Morley. Poi porse il pacchetto all'uomo che stava seduto davanti alla
sua scrivania. "Sigaretta?" chiese.
"Ho smesso... Non fanno bene alla mia voce... Non dimenticarti
che tra due giorni ho un concerto al Madison Square Garden..." rispose
l'altro mentre le sue mani correvano lungo le corde di una chitarra.
L'uomo in nero lo guardò sogghignando: "Quello
non sara un concerto... Quello sarà IL concerto. Sarà la
fine di tutto e l'inizio di ogni cosa".
***
I due uomini incaricati di recuperare il libro arrivarono
a Weinsfield proprio mentre Mulder e Scully rientravano in albergo col
prezioso oggetto.
"Ora che facciamo?" - chiese la ragazza.
"Intanto occultiamo come si deve questo nella nostra
camera... Poi ci facciamo un giro per Weinsfield con la foto di Shelton...
Può darsi che chiedendo in giro qualcuno ci dia qualche indizio
per ritrovarlo... Forse qualcuno lo ha visto il giorno che è scomparso...".
Avevano appena preso l'ascensore quando i due sicari
inviati dall'uomo in nero fecero il loro ingresso nell'hotel. Fissarono
una stanza poi salirono direttamente al terzo piano.
Forzarono la serratura della camera dodici e si precipitarono
nel bagno per recuperare la chiave.
"Merda! Qui non c'è niente! - esclamò uno
dei due constatando che la lampadina era vuota - Quel fottuto topo di biblioteca
ci ha presi per il culo!".
"O forse qualcuno ci ha preceduti..." - fece l'altro.
"Cazzo, cazzo, cazzo! Che facciamo ora?"
"Andiamo a torchiare il portiere... Se qualcuno ci ha
fregati lui potrebbe saperne qualcosa...".
I due si precipitarono dabbasso ed assicuratisi che la
hall fosse sgombra spinsero il portiere nell'ascensore sotto la minaccia
delle armi.
"Qui staremo tranquilli... Ora ci dici chi ha fatto una
visitina nella stanza 12 fregandoci qualcosa che ci appartiene..." sibilò
premendo la canna della pistola al collo del portiere.
L'uomo cominciò a sudare freddo: "Non ne so nulla
di questa storia... Due agenti dell'FBI sono venuti qui oggi ed hanno chiesto
di ispezionarla... non so altro... lo giuro!".
"FBI? Merda! Ed ora dove sono questi due?..."
"S-se ne sono a-andati... Un paio d'ore fa" mentì
il portiere.
"Merda!" fece l'altro mentre gli rifilava un pugno nello
stomaco.
I due se la filarono in strada mentre il portiere crollava a terra.
Saliti in auto i due si allontanarono a tutto gas mentre
il portiere si rialzava a fatica tenendosi lo stomaco. Fece appena in tempo
a vedere l'auto che si allontanava sgommando.
In quel momento Mulder e Scully, dopo aver nascosto il
libro nella loro stanza, scendevano nella hall.
"Ehi, che diavolo è successo?" disse Mulder vedendo
il portiere che si reggeva in piedi a fatica.
"D-due uomini... Cercavano qualcosa nella stanza 12...
Mi hanno minacciato... Sono appena scappati...".
"Che auto avevano?" chiese Scully.
"Una Buick nera... Con targa della California ... Si
sono allontanati verso la Highway 26 in direzione di
Spokane...".
Mulder estrasse il suo cellulare: "Polizia di Weinsfield?
Sono Fox Mulder, agente speciale FBI... Bisogna rintracciare una Buick
nera con a bordo due uomini. L'auto ha una targa della California ed ha
appena lasciato il McGuinn Hotel di Weinsfield, Mac Dougal Street... Probabilmente
viaggia a velocità sostenuta in direzione Spokane. Il mio numero
è 555424424. Appena li avete individuati segnalatemi la loro posizione
ma non bloccateli...".
"Perchè?" chiese Dana.
"E' evidente che quei due sanno dov'è Shelton...
E' stato sicuramente lui a dirgli dove trovare la chiave... Sicuramente
lo tengono prigioniero... Se li rintracciamo è probabile che ci
portino direttamente da lui!".
"Scully - aggiunse l'uomo - Corri in camera a recuperare
il libro... E' meglio tenerlo con noi.. Non possiamo rischiare di perderlo!".
Dopo circa sette minuti il cellulare di Mulder trillò:
"Sono al 32mo miglio sulla Highway 26 in direzione Spokane. Una pattuglia
li ha incrociati due minuti fa... Si tratta di due uomini vestiti di nero
con occhiali scuri..."
Il portiere confermò la descrizione e i due agenti
si precipitarono in auto.
"Speriamo di raggiungerli prima che arrivino a destinazione"
- disse Scully mentre Mulder correva a tutta velocità verso la Highway
26.
"Garantito! Non possono correre il rischio di farsi fermare
per un eccesso di velocità... Io invece conto di entrare nel guinness
dei primati... Tieniti forte!".
"Sperando che non fermino noi..." concluse la ragazza.
Dopo circa un quarto d'ora di folle corsa i due avvistarono
la Buick nera che li condusse ad un edificio alla periferia di Spokane.
I due uomini scesero dall'auto e si diressero verso una
porta sul retro del palazzo.
"Cosa facciamo adesso?" chiese Scully mentre Mulder parcheggiava
a distanza di sicurezza per non farsi notare.
"L'unica è aspettare che scenda la notte. Quasi
certamente è li che tengono prigioniero Shelton. Con il favore delle
tenebre potremmo avere qualche possibilità di liberarlo".
Cinque ore più tardi i due agenti decisero di
entrare in azione. Scesi dall'auto si avvicinarono all'edificio dal retro
ed assicuratisi dell'assenza di telecamere di sorveglianza forzarono la
porta di una delle uscite di sicurezza e penetrarono nella struttura.
Cominciarono ad aggirarsi nei corridoi deserti facendosi
luce con le torce. Quella parte dell'edificio sembrava assolutamente vuota.
"Cosa diavolo sarà questo posto?..." chiese Scully.
"Non ne ho idea ma ho la sensazione che dovremo cercare
in basso piuttosto che qui..." rispose Mulder.
"Credi che Shelton sia prigioniero nei sotterranei?".
"Se si trova qui dentro mi gioco la testa che è
così!...".
I due agenti cominciarono a scendere diverse rampe di
scale fino a ritrovarsi in un dedalo di corridoi sotterranei. "Metti via
la torcia - fece improvvisamente Scully - Sta arrivando qualcuno". In effetti
qualche secondo dopo si udì distintamente il suono di passi lungo
il corridoio parallelo a quello in cui si trovavano i due. Un uomo vestito
di nero passò davanti agli agenti che si appiattirono dietro la
parete sperando che non andasse nella loro direzione.
Fortunatamente per loro l'uomo tirò dritto lungo
il corridoio fermandosi davanti ad una porta.
Mulder e Scully notarono che l'uomo, dopo aver aperto
la porta, gettò un rapido sguardo all'interno per poi richiuderla
assicurandosi di dare tre mandate alla chiave.
"A quanto pare dietro quella porta c'è qualcosa
che deve essere ben custodita" disse Scully sottovoce.
"O qualcuno..." - aggiunse Mulder.
L'uomo stava ritornando indietro e stavolta nella loro
direzione.
Appena ebbe superato i due agenti Mulder si lanciò
contro di lui e lo stordì col calcio della pistola. Poi gli prese
le chiavi che aveva nella tasca. Mentre Scully si occupava di legare ed
imbavagliare l'uomo, Mulder corse verso la stanza. La aprì e dietro
la porta vide Roger Shelton rannicchiato in un angolo e con sul corpo segni
di tortura.
"Roger!... Sono Fox! Dobbiamo fuggire...". Quasi incredulo
lo studioso riuscì a malapena ad alzarsi. "Mulder, sia ringraziato
il cielo! Sapevo che mi avresti trovato...". Sorreggendo l'amico Mulder
si allontanò in direzione della porta dalla quale lui e Scully erano
penetrati nell'edificio. Passando di fianco alla collega esclamò:
"Rinchiudi questo tizio nella cella di Shelton e raggiungici al più
presto". Dana trascinò il corpo ancora esanime nella stanza, si
richiuse la porta alle spalle e cominciò a correre.
***
I tre si allontanarono in auto a tutta velocità
in direzione di Weinsfield mentre dal cielo cominciavano a venir giù
grosse gocce di pioggia che minacciavano l'arrivo di un temporale.
Mulder mise al corrente l'amico di tutto quello che aveva
appreso durante le indagini, di come era riuscito ad arrivare fino a lui
e di come lui e Dana avevano potuto recuperare il libro.
"Il libro?" esclamò Shelton trattenendo a stento
la gioia. "Siete riusciti a recuperare il libro? Dio sia ringraziato. Credevo
che fossero riusciti a prenderlo... Ho dovuto dirglielo... Mi hanno torturato
perchè glielo dicessi...".
"Chi c'è dietro tutta questa storia?..." - chiese
Mulder - "Per chi lavoravano gli uomini che cercavano il libro a Weinsfield?".
"Non conosco il suo nome - rispose Shelton - so soltanto
che deve far parte di qualche servizio deviato del Governo degli Stati
Uniti. L'ho incontrato per la prima volta in Messico..."
"Già! Sembra che ci fossero un po' tutti in Messico...
Perfino Bob Dylan! Cosa faceva lì? Vi dava dei concerti privati?..."
chiese ironico Mulder.
"Quel cantante è la chiave di tutta questa vicenda...
Mi contattò qualche tempo fa offrendosi di finanziare una spedizione
che sarebbe stata da me coordinata per il ritrovamento di alcuni reperti
archeologici maya nella zona di Palos Verdes..."
"Piuttosto strana come cosa, non crede?" - disse Scully.
"E' quello che ho pensato anche io, all'inizio... Ma
l'ho considerata la bizzarria di un artista miliardario che forse per provare
il brivido dell'avventura era disposto a sborsare diverse centinaia di
migliaia di dollari in un'impresa simile...".
"E invece?..." chiese Mulder.
"E invece quell'uomo aveva solo bisogno della mia esperienza
nel campo per recuperare un oggetto per lui di vitale importanza..."
"Ovvero questo libro..." disse Scully tirando fuori lo
strano volume nascosto sotto il sedile dell'auto.
Shelton lo prese in mano quasi con orrore: "Bisogna distruggerlo...
E' vitale che questo libro infernale sia ridotto in cenere! E' in gioco
il destino del Mondo..."
"Tutto qui? - chiese Mulder - E quale sarebbe il problema?
Se vuoi metto in funzione l'accendisigari dell'auto...".
"Non è così semplice - ribattè lo
studioso - Io... Io so che può sembrare pazzesco ma... questo libro
viene da un altro mondo e non è soggetto alle leggi fisiche della
Terra".
Un gelido silenzio calò all'interno dell'auto
mentre nel cielo cominciarono ad esplodere i primi fulmini e la pioggia
cominciò a cadere sempre più fitta.
"Avete mai sentito parlare del libro detto "Grimorio
di Papa Onorio"?..." proseguì Shelton.
I due federali non risposero.
"Quattro Papi hanno portato il nome Onorio - continuò
l'archeologo - e non è dunque possibile sapere a quale di essi si
riferisce questo libro. Venne ad ogni modo spacciato per l'opera di un
Pontefice. In realtà si tratta di un libro che contiene alcuni dei
più sinistri rituali mai descritti per l'evocazione di demoni. Secondo
l'occultista Eliphas Levi una delle sue mortali formule sarebbe stata utilizzata
da un gruppo di satanisti per uccidere l'Arcivescovo di Parigi a Saint-Etienne
du Mont, il 3 Gennaio 1857".
"E sarebbe questo?" - chiese Mulder indicando il libro
nelle mani dello studioso.
"Esatto! E non è opera di nessuno appartenente
a questo mondo!".
"Da dove verrebbe allora?" - chiese Scully con una punta
di malcelato scetticismo.
"L'occultista Helena Petrovna Blavatsky sosteneva che
fosse stato creato dai "Tuatha de Danann", divinità provenienti
dallo spazio che, nelle tradizioni celtiche, avrebbero creato e distrutto
quattro razze (tra cui quella di Atlantide) prima di realizzare quella
definitiva, la nostra."
"E cosa c'entra Dylan in tutto questo?...", intervenne
Mulder.
"Quell'uomo... non è più lo stesso che
il mondo conosceva negli anni '60... Non più... Almeno da quell'incidente
di moto che lo coinvolse nel 1966...".
"Già... Sembra che molte cose ruotino intorno
a quell'episodio... - lo interruppe Mulder - Cosa diavolo successe esattamente?...
Secondo una mia fonte non si trattò di un vero incidente...".
"Ed infatti non lo fu. Qualche tempo prima di quell'episodio
Dylan era stato avvicinato da un misterioso personaggio che indossava un
lungo cappotto nero. Costui gli consegnò il libro che Dylan ribattezzò
con il nome di "Tarantula".
"E chi era costui?..." chiese Scully.
"Beh... Se usassimo i parametri a noi conosciuti e semplificando
la cosa in relazione alla nostra mentalità potremmo dire che si
trattava del Diavolo...".
"Ah beh, chissà cosa credevo..." disse ironica
la ragazza.
"In realtà potremmo anche dire che si trattava
di una divinità antica più di ogni mondo conosciuto... Alcuni
esoteristi le danno il nome di Dagda. Quello che è importante è
che il suo piano era quello di dominare questa realtà e per farlo
aveva bisogno di un ricettacolo umano che ne contenesse l'essenza. E, soprattutto,
che questo ricettacolo effettuasse il rituale magico legato a quel libro...
La sola cosa, cioè, che permetterebbe a questa "divinità
malvagia" di manifestarsi pienamente nel nostro mondo soggiogandolo e portando
la morte tra gli esseri umani...".
"Un momento, un momento... Ho perso il filo... Di che
ricettacolo stiamo parlando?..." intervenne Mulder.
"Ma di quell'uomo... Quel cantante...!".
"Cioè vorreste dire che in lui alberga ora l'essenza
di questo Dagda ocomecavolo si chiama?..." disse Scully sempre più
scettica.
"Vi avevo detto che si trattava di qualcosa di incredibile...
Questa sorta di demone ha la necessità che Dylan, ovvero il suo
ricettacolo umano, e nessun altro uomo al mondo se non lui, pronunci alcune
precise frasi tratte da questo libro maledetto perchè il processo
si compia e possa manifestarsi in tutto il suo potere...".
"Perchè Dylan e non Barbra Straisand?..." interruppe
Mulder.
"Si tratta di qualcosa legato alla sua voce. Solo la
sua voce ed il suono da essa generato ha questo potere... Non chiedetemi
di spiegarlo...".
"Sapevo che la voce di quell'uomo era una tragedia -
disse Scully con sarcasmo - ...ma che scatenasse addirittura l'Apocalisse...".
"In effetti - proseguì Mulder - Gola Profonda
mi aveva spiegato qualcosa del genere nella sua misteriosa telefonata di
quella notte. Mi aveva detto che la più antica forma di magia è
basata sul suono. Al suono è succeduta la parola ed infine l'oggetto
materiale. Insomma, se ho capito bene, Dylan dovrebbe scrivere una sorta
di musica basata su quelle arcane parole e dovrebbe eseguire egli stesso
questa sorta di "canzone"... E dove si "esibirebbe"?...
"Avrebbe dovuto farlo tra due giorni, al Madison Square
Garden di New York. La presenza di centinaia di persone avrebbe funto da
catalizzatore per il processo favorendo l'avvento dell'entità".
"E' pazzesco! - proruppe Scully - Io non posso credere
a tutta questa storia. Sembra uscita dalla testa di un pazzo...".
"Eppure è tristemente vera. - proseguì
lo studioso - Comunque, per tornare all'incidente motociclistico... Già
nel '66 Dylan si stava apprestando a compiere il rituale ed è a
questo punto che entrano in gioco i "Maestri Sconosciuti"...".
"E chi sarebbero, di grazia?" - chiese Mulder.
"Prima vi ho parlato di Helena Petrovna Blavatsky, esperta
in materie arcane. Questa celebre occultista raggiunse nel 1855 una zona
inesplorata del Tibet alla ricerca di questi inquietanti "Maestri Sconosciuti".
Si tratta di personaggi che secondo gli esoteristi possiedono conoscenze
pari a quelle della divinità. Fu in una lamasseria di questo remoto
paese che ebbe l'occasione di vedere un testo scritto in lingua Senzar,
anteriore alla creazione del mondo e, cito testualmente le parole della
Blavatsky, "costituito da foglie di palma rese impermeabili all'acqua,
al fuoco e all'aria con un procedimento sconosciuto".
Proprio come questo maledetto libro indistruttibile secondo
le leggi che regolano la fisica del nostro Mondo. Tornando al libro visto
dalla occultista in Tibet esso sembrava essere intensamente magnetizzato
in modo che se il lettore appoggiava una mano sulla pagina che stava leggendo
vedeva gli episodi e riceveva gli insegnamenti che vi erano scritti". La
studiosa chiamò quel libro con il nome di "Le stanze di Dzyan".
"Mmm... Strano nome... Ha qualche assonanza con il nome
"Dylan"..." intervenne Scully.
"...E non sarei nemmeno sicurissimo che la cosa è
casuale!" aggiunse Shelton. Poi proseguì: "Ad ogni modo, come dicevo,
questi "Maestri Sconosciuti" contrastano da secoli la malvagia divinità
che si è oggi impossessata di quel cantante e nel '66 si resero
conto che il rituale stava per compiersi. Fecero in modo che la CIA ne
venisse a conoscenza. L'ordine che si diffuse fu allora semplice: uccidere
Bob Dylan. Il sacrificio di una vita umana avrebbe consentito la salvezza
di milioni di altre vite".
"Aspetta Roger... Vuoi dire che il 29 luglio 1966 fu
la CIA che tentò di uccidere Dylan provocandogli l'incidente di
moto?..."
"Proprio così! Ma il cantante si salvò
pur rimanendo sfigurato nella parte destra del viso. Vi chiederete forse
come fece a guarire... Beh, sicuramente il merito fu di quella entità
malvagia e del suo incredibile potere. Fatto sta che quell'incidente provocò
una qualche reazione tale che Dylan perse la cognizione dell'entità
che viveva oramai in simbiosi con lui. Una specie di amnesia di coscienza
se così vogliamo chiamarla. Il pericolo fu così scongiurato.
Solo di tanto in tanto qualche ricordo affiorava alla memoria del cantante
ed egli - forse anche inconsapevolmente - disseminò alcune sue canzoni
di riferimenti a quello che aveva vissuto...".
"Mmm... Come la canzone di quel disco che abbiamo trovato
inserito nel lettore del suo stereo?..."
"Man in the long black coat, volete dire? Già,
in quel brano Dylan riuscì a ricostruire in parte la figura di quell'essere
che lo aveva avvicinato tanti anni prima ma la sua memoria era "intermittente"
e non gli consentiva di mettere a fuoco i particolari... Lo stesso avvenne
quando Dylan compose "Series of dreams"... Di tanto in tanto però
quell'essere ritornava alla carica e cercava di soggiogare nuovamente la
parte umana del ricettacolo in cui si trovava. Fortunatamente i "Maestri
Sconosciuti" vigilavano di continuo per evitare che questo accadesse e
nello stesso tempo fecero sparire il libro maledetto che finì attraverso
varie mani. Arrivò perfino in Vaticano dove venne nascosto nella
Biblioteca personale del Pontefice. Ma venne trafugato da mani ignote e
dopo varie vicissitudini finì seppellito in un tempio nascosto del
Messico che venne poi sepolto da una frana. Ci fu un momento verso la fine
degli anni settanta in cui Dylan stava riavendo coscienza del suo "ospite"
e quest'ultimo lo stava per costringere a ritentare il rituale... I "Maestri"
intervennero. Uno di loro, mescolato al pubblico di un concerto del cantante,
lanciò sul palco una croce di ferro, un potente amuleto forgiato
all'alba dei tempi che avrebbe consentito di tenere a bada l'entità...
Dylan, come raccontò egli stesso nelle sue biografie, raccolse la
croce e la tenne con sè. Il pericolo venne scongiurato per una seconda
volta...".
"Questa poi...! - disse Scully - Quindi la sua "conversione"
fu davvero qualcosa di mistico... Ritiro tutto quello che pensai all'epoca
di lui, quando divenne un "Cristiano Rinato"...!".
"Ed oggi, invece?..." chiese Mulder.
"Oggi quell'entità è ritornata prepotentemente
a dominare la mente di quell'uomo. E lo ha spinto ad eseguire il rituale".
"Come sei venuto a sapere tutte queste cose?...".
"Grazie allo studio del libro, innanzitutto. In Messico
mi resi subito conto che mi ero imbattuto in qualcosa che andava al di
là della nostra comprensione. Non feci parola con nessuno del ritrovamento,
tantomeno con il mio generoso finanziatore che mi aveva insospettito fin
dall'inizio. Una sera poi ascoltai casualmente il suo dialogo con l'uomo
in nero, e rabbrividii quando mi resi conto di come stavano le cose...".
"Già, ma perchè questo "uomo in nero" come
lo chiami tu si è alleato con questa sorta di demone?...".
"Perchè è convinto di prendere il potere
sul nuovo mondo che nascerà dall'avvento di Dagda. Non si rende
conto del rischio che corre..."
"Tornando all'inizio del discorso... Perchè non
si potrebbe distruggere questo libro?".
"Ve l'ho detto... Non è soggetto alle leggi terrene.
Non vi siete resi conto che il materiale di cui è composto non esiste
sulla Terra?... C'è un solo modo per ridurlo in cenere ed eliminare
definitivamente il rischio dell'avvento di Dagda..."
"E sarebbe?..." chiese Scully apprensiva.
"Secondo molti esoteristi ne parla una pagina perduta
del "Mutus Liber", un rarissimo manuale alchemico del XVII secolo. Questo
manuale è caratterizzato dal fatto di non contenere alcun testo
scritto oltre al titolo e ad una breve dedica al lettore. E' composto da
quindici incisioni che rappresentano simbolicamente altrettanti passaggi
per realizzare la Trasmutazione alchemica. Le immagini sono state realizzate
da un certo Altus, pseudonimo di Jacobus Sulat, e sono interpretate da
due personaggi fissi, Nicolas Flamel e sua moglie Perrenelle..."
"Venendo al nocciolo..." - lo interruppe Mulder ansioso.
"In quella pagina perduta sarebbe riportato che un Grimorio
può essere distrutto solo dal contatto con una considerevole quantità
del sangue del ricettacolo umano in cui l'entità demoniaca si cela...".
"In parole povere bisogna uccidere Dylan..." - concluse
Scully.
"Non necessariamente ucciderlo... Basterebbe anche solo
ferirlo purchè una certa quantità del suo sangue si riversi
su questo libro infernale...".
"Mmm... E chiedergli semplicemente se vuole donare del
sangue...?" - esclamò ironica Scully - "Magari è già
iscritto a qualche associazione per...". La ragazza non fece in tempo a
finire la frase perchè un'auto in fase di sorpasso tagliò
bruscamente loro la strada costringendo Mulder a sterzare improvvisamente
verso destra. L'auto si schiantò contro un palo della linea elettrica
sul ciglio della strada. Mulder e Shelton urtarono violentemente con la
testa contro i finestrini.
Nel violento urto la portiera posteriore si spalancò
e Scully venne sbalzata fuori dall'auto ruzzolando in una corta scarpata
sul bordo della strada.
L'auto pirata si mise di lato sulla striscia d'asfalto
per impedire la fuga degli occupanti del veicolo uscito fuori strada.
Con orrore Shelton, appena ripresosi dal colpo, vide
scendere dall'auto l'uomo in nero seguito da un paio dei suoi scagnozzi.
In auto, sul sedile posteriore, restava una quarta persona.
"Scendete immediatamente!" - intimò uno dei due
scagnozzi puntando una pistola contro gli occupanti ancora intontiti. Il
temporale era ormai esploso in tutta la sua furia. Dal cielo cadevano pesanti
e fitte gocce di pioggia ed un vento sferzante spazzava la zona.
Mulder e Shelton scesero con le mani alzate. I tre uomini
li circondarono tenendoli sempre sotto il tiro delle loro pistole.
"Dov'è il libro?" chiese con voce pacata ma decisa
l'uomo in nero con l'immancabile Morley accesa nella mano destra.
"Quale libro? - chiese Mulder sarcastico - "A Weinsfield
c'è una biblioteca molto fornita... Forse lì...". Non fece
in tempo a terminare la frase che uno dei due gorilla gli rifilò
con incredibile violenza il calcio della pistola sul mento. Mulder cadde
di lato col viso insanguinato e rimase sotto la pioggia battente semi-svenuto.
"Non ripeterò la domanda una terza volta, professor
Shelton...", continuò il fumatore.
"E'... E' in auto..." - rispose lo studioso a denti stretti.
Uno dei due gorilla dopo un cenno del capo del fumatore
aprì lo sportello sinistro anteriore dell'auto e recuperò
il libro consegnandolo nelle mani dell'uomo in nero.
"Come avete fatto a ritrovarci?..." chiese Shelton a
testa bassa.
"Se avrà la bontà di cercare nel risvolto
destro della sua giacca vedrà che ci eravamo premuniti in caso di
una sua fortuita fuga...".
Lo studioso si tastò la giacca: "Una cimice! Una
fottutissima cimice!" - esclamò Shelton trattenendo a stento la
rabbia.
"Lei studia il passato, Professore, ma non dovrebbe esserle
sfuggito il fatto che la tecnologia ha fatto passi da gigante dai tempi
dei toltechi..." ghignò sadicamente l'uomo in nero.
Poi aggiunse: "Nel momento stesso in cui lei è
uscito dalla cella in cui l'avevamo rinchiusa ci è stata segnalata
la sua posizione...".
Scully nel frattempo aveva riguadagnato il livello stradale
dopo essersi arrampicata a fatica sul fianco della piccola scarpata. Continuava
a scivolare sul terreno zuppo d'acqua e ridotto ormai ad una fanghiglia.
Tuttavia, aggrappandosi agli arbusti, rischiando più volte di ruzzolare
nuovamente di sotto, era riuscita ad aggrapparsi al ramo di un albero prospiciente
la strada. Era a circa venti metri dall'auto.
Decise di restare nascosta in attesa degli eventi. Nel
frattempo estrasse la sua pistola e la armò.
"Robert!..." - scandì con voce trionfante l'uomo
in nero gridando in direzione della sua auto - "Vieni a prendere ciò
che ti appartiene!...".
L'uomo rimasto sul sedile posteriore dell'auto degli
assalitori aprì la portiera e scese lentamente. Rimase per un attimo
fermo sotto la pioggia battente.
In quel momento un lampo esplose nel cielo illuminando
sinistramente la figura immobile vicino all'auto.
Scully potè guardarlo bene in viso. Era proprio
Dylan. Si avvicinò all'uomo in nero e gli prese il libro dalle mani.
Un lampo gli balenò negli occhi.
"Ora facciamola finita con questa storia!" - gridò
l'uomo in nero. Poi rivolto ai due gorilla ordinò: "Fate fuori questi
due ficcanaso e togliamoci di qua!".
I due uomini estrassero all'unisono le pistole l'uno
puntando a Mulder ancora svenuto a terra e l'altro a Shelton.
"Noooooooo!" - Dana Scully uscì dal suo nascondiglio
pistola alla mano e fece fuoco due volte in direzione dell'uomo che si
apprestava ad eliminare Mulder.
Questi però si spostò di lato allarmato
dall'urlo della donna mentre il suo compare si gettava a terra dal lato
opposto pronto a fare fuoco verso la donna.
I proiettili esplosi da Scully mancarono il bersaglio
ma, mentre i due gorilla si stavano apprestando a prendere la mira si sentì
un gemito alle spalle del "giustiziere" di Mulder.
Tutti si voltarono in direzione del gemito.
"R-Robert..." - mormorò l'uomo in nero - "No!
Robert...".
Dylan, che era posizionato dietro l'uomo che stava per
uccidere Mulder, era stato colpito in pieno dai colpi di Dana e se ne stava
in piedi con il libro in mano.
Dal suo torace cominciarono a fluire fiotti di sangue
che si riversarono sul libro che lentamente cominciò a decomporsi.
Il tempo sembrò fermarsi.
Poi tutto svanì.
EPILOGO
Robert si risvegliò in un letto ed istintivamente
si portò le mani al torace. Ma stranamente non sentì alcun
dolore nè trovò alcuna ferita. Invece provò un dolore
al collo e si accorse che era immobilizzato da un collare di gesso.
Al suo fianco c'era Sara, sua moglie.
"Ciao Bob - disse la donna con un sorriso - Stai meglio?".
"Sara... - mormorò l'uomo con un filo di voce
- Che giorno è oggi?...".
"E' domenica, Bob... Perchè?...".
"No... Voglio dire... La data...!".
"A quanto pare quel volo dalla moto ha fatto più
danni al tuo cervello di quanti ne abbia fatti al tuo corpo - disse in
tono scherzoso la donna . Comunque oggi è il 30 Luglio 1966, se
ci tieni a saperlo...".
L'uomo rimase a fissare sua moglie per alcuni lunghi
istanti.
"Robert, qualcosa non va? A cosa stai pensando?..."
"No, va tutto bene... Stavo solo pensando... a una serie
di sogni!".
Michele Murino
FINE
"I was thinking of a series
of dreams
Where nothing comes up to
the top
Everything stays down where
it's wounded
And comes to a permanent
stop
Wasn't thinking of anything
specific
Like in a dream, when someone
wakes up and screams
Nothing too very scientific
Just thinking of a series
of dreams
Thinking of a series of dreams
Where the time and the tempo
fly
And there's no exit in any
direction
'Cept the one that you can't
see with your eyes
Wasn't making any great connection
Wasn't falling for any intricate
scheme
Nothing that would pass inspection
Just thinking of a series
of dreams
Dreams where the umbrella
is folded
Into the path you are hurled
And the cards are no good
that you're holding
Unless they're from another
world
In one, numbers were burning
In another, I witnessed a
crime
In one, I was running, and
in another
All I seemed to be doing
was climb
Wasn't looking for any special
assistance
Not going to any great extremes
I'd already gone the distance
Just thinking of a series
of dreams"
| Note dell'autore:
- Fox Mulder, Dana Scully, Il Fumatore (Uomo in nero), Gola Profonda (Deep Throat), Walter Skinner, Danny Valladeo, I Guerrieri Solitari (Langly, Frohike e Byers) sono personaggi creati da Chris Carter per la serie "The X-Files" (Twentieth Century Fox) |
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