di Michaela Cook
traduzione di Michele Murino
Per il mio arricchimento spirituale, leggevo "Hasidism and Modern Man" (L'Hassidismo e l'Uomo Moderno) di Martin Buber quando sono arrivata alle pagine 92-95 che sono state una rivelazione, parole chiave ed immagini che ho percepito essere i sentimenti espressi in "All Along The Watchtower". In quel periodo stavo ascoltando l'album "New Morning" che ha ulteriori indicazioni dell'influenza di Buber e che mi ha ispirato uno studio di due anni dell'opera di Buber e della vita e delle canzoni di Bob Dylan all'epoca in cui scrisse "John Wesley Harding" e "New Morning". Spero che questo mio saggio ispiri altri a guardare in profondità all'interno di questo argomento ed a scrivere ancora a proposito delle connessioni tra Martin Buber e Bob Dylan.
Non sono in grado di dirvi le influenze perchè sono troppe per essere menzionate... qualcosa come curve ed angoli e scorci che scompaiono alla vista e restano alle spalle. Qualcosa come i dischi che hai sentito una volta sola... il richiamo del coyote... il latrato di un bulldog... il miagolio di un gatto... il muggito di una mucca... il suono del fischio di un treno. Apri le orecchie e sei influenzato.
"Io sono le mie parole" - Bob Dylan (Shelton 194)
Nel 1963 per la sua parte in un fiasco della rivista Newsweek, il manager Albert Grossman presentò al suo cliente Bob Dylan un'offerta di pace: "un po' di libri" di Martin Buber (Shelton 195). L'Hassidismo, l'argomento principale dell'opera di Buber, fiorì alla metà del 18mo secolo in Polonia ed Ucraina. Il movimento mistico che nacque nei ghetti tra la gente, protestava contro l'Ebraismo elitario ed intellettuale ed enfatizzava i valori interiori emozionali della fede in Dio: pietà, gioia, amore attivo, ed era caratterizzato da un sentimento profondamente religioso, un puro e vivo desiderio di Dio. Lo stesso Martin Buber, trasformato dall'Hassidismo, cessò tutte le sue attività per studiare e tradurre racconti Hassidici. Per Buber, Hassidismo significava "un fondamentale modello di vita redenta" (Hasidism V).
Per riprendersi dal famigerato incidente motociclistico del 29 Luglio 1966, Bob Dylan si rivolse all'opera di Martin Buber ed al grosso tomo della Sacra Bibbia che era posto sempre aperto nello studio della sua casa di Woodstock. All'età di 25 anni, come lo stesso Buber, Dylan si ritirò dal mondo e si concentrò sullo studio e sulla scrittura. "Uno inizia con se stesso, cercando il proprio cuore, e trova una strada particolare per sè" (Buber, Hasidism 7). Il ritiro nello studio confermò a Dylan il suo posto ed il suo scopo nel mondo: "Marito, poeta, cantante, autore, guardiano, custode della casa... tutto quanto. Io sarò tutto questo" (McGregor 356).
Cosa resa evidente dalle canzoni che scrisse durante quel periodo, il ritiro nei testi costituì per Dylan (in termini tradizionali Ebrei) una "svolta" verso Dio. Teshuva: "Una svolta dalle aberrazioni che conduce alla "strada di Dio" (Tales of Hasidism 337). Dylan dichiarò all'epoca: "Quello che sto facendo principalmente è vedere solo pochi amici intimi... leggere libri di persone di cui non hai mai sentito parlare, pensare a dove sto andando, chiedermi perchè sto correndo, e perchè sono troppo confuso, cosa sto apprendendo, cosa sto dando, cosa sto prendendo. E soprattutto quello che sto facendo è tentare di migliorare me stesso e di fare musica migliore, che è tutta la mia vita" (McGregor 195).
La letteratura dell'Hassidismo tocca in profondità e probabilmente
colpì intimamente il giovane uomo dirigendolo verso un punto cardine
della propria vita. Dylan si era da poco sposato, aveva avuto l'esperienza
della nascita dei suoi bambini, e - con l'improvviso colpo ricevuto in
seguito all'incidente motociclistico - aveva affrontato la propria mortalità
e la propria vulnerabilità.
L'Hassidismo come via spirituale trova i propri fondamenti nella pratica,
nel semplice, nell'ordinario. La pratica come viene presentata da Buber
è accessibile e naturale come respirare. Colui che cerca, inizia
senza presunzione di santità superumana o divina: "umanamente santo
tu sarai in me verso di me" (Hasidism 23), un luogo grande da cui iniziare
un viaggio spirituale, specialmente per una "superstar" sulla quale gravava
il peso di impossibili etichette appiccicategli addosso da fanatici devoti,
etichette quali quella di Messia, Gesù Cristo, Principe del Folk,
Profeta, Redentore, Portavoce di una Generazione.
L'Hassidismo insegna che ogni persona ha il suo dono speciale. Ognuno
può vivere una santità fondata sull'umano, santificando il
cibo, il sonno, la famiglia, la casa, la comunità, persino gli utensili,
persino le parole, innalzando tutto a Dio, liberando le "scintille divine"
che sono nascoste in tutto il creato, persino nelle cose inanimate. Mentre
la "svolta" verso Dio è centrale nella vita di un Ebreo, Buber spiega
che per l'hasid, il devoto, "la svolta" rinnova profondamente una persona
ed è qualcosa di più grande di un semplice pentimento: "la
svolta" cambia "l'intera essenza" di una persona.
Una persona che si è perduta trova una strada verso Dio, "una
strada per l'adempimento di un incarico particolare", un incarico che è
"destinato da Dio". L'hasid, quello devoto, che è ulteriormente
benedetto con il dono della canzone, innalza le preghiere della gente con
il suo canto, e nel caso di Dylan, per il suo pubblico, ogni parola comporta
infinita responsabilità, ogni canzone fa sollevare nel mondo onde
di potere ed è altamente influente. Così come la voce del
devoto innalza le preghiere, uno sa che "il suo discorso è destino...
il mondo ha bisogno di lui… e che lo attende ancora e sempre".
Durante il suo ritiro di convalescenza e di studio, Bob Dylan trovò una strada spirituale e la conferma del proprio destino nelle parole di Martin Buber e divenne un uomo nuovo, degno di creare nuove canzoni, cosa che fece. Risulta evidente nel lavoro di Dylan di questo periodo la "decisiva ricerca del cuore" e la "svolta" che inaugura una nuova "strada umana", una svolta che produsse un nuovo disco, un lavoro che Dylan definì "il primo album di rock biblico" (Shelton 389). Infatti ascoltando con attenzione e riflessione, e facendo riferimento costantemente alle opere di Martin Buber per l'illuminazione, siamo in grado di aumentare la nostra comprensione e l'apprezzamento della trasformazione spirituale di Bob Dylan così come essa traspare nella sua opera e trovare una chiave di lettura per le misteriose liriche di "John Wesley Harding".
Bob Dylan: "Se avessi avuto la possibilità, mi sarebbe piaciuto piuttosto vivere all'epoca di Re David, quando egli era il supremo sovrano di Israele". (Shelton 497) (la tradizione attribuisce il libro dei Salmi proprio a Re David).
"L'ho chiamato John Wesley Harding perchè quello era il titolo di una canzone che avevo e che non avevo idea di cosa parlasse, e nemmeno del perchè fosse sull'album". (Dylan, Biograph).
Il suo ritiro nello studio della materia spirituale portò un cambiamento drammatico nell'opera di Dylan, un cambiamento che è stato notato dai critici. Le canzoni che furono pubblicate su "John Wesley Harding", intese da Dylan come "le canzoni di tutti", sono descritte come storie che colpiscono al cuore ma che sono indecifrabili (Shelton 390). "John Wesley Harding" "non solo elude, ma sfida interpretazioni". Sebbene il significato sia ambiguo, i critici descrivono l'opera come potente, profonda, religiosa, morale, in cerca dell'anima, visionaria, confessionale, mistica. I miti e le parabole rendono semplice la "ricerca del cuore" da parte dell'artista, la sua confessione, la sua vulnerabilità, persino la sua paura. Dylan affermò: "John Wesley Harding è un album terrificante... Tutto quello che volevo fare era trovare le parole giuste" (Williams 45).
Il libro di Martin Buber "Good and Evil" aiuta ad illuminare l' "indecifrabile",
l'ingannevole, ed anche la struttura dell'opera di Dylan. Buber scrive
nell'introduzione a "Good and Evil": "Qui vengono esaminati diversi Salmi
e, quando essi vengono sistemati nella giusta sequenza, si completano a
vicenda come le tappe di un cammino personale, conducendo attraverso esperienze
che commuovono e trasformano..."
La descrizione che Buber fa del proprio studio spiega in maniera appropriata
l'allontanamento di Dylan dai suoi precedenti lavori, e certamente rispecchia
il contenuto del nuovo "terrificante" album come un viaggio attraverso
un cammino personale. Ed inoltre, per il contenuto ed il messaggio delle
sue canzoni, Dylan utilizza i molti Salmi che Buber spiega nel suo libro.
John Wesley Harding was a friend to the poor...
(John Wesley Harding era un amico dei poveri...)
Con l'ispirazione ricevuta dalla lettura di "Good and Evil" di Buber e dei Salmi lì analizzati, Dylan intraprende un nuovo studio ed un ritorno alla sua primitiva difesa dei poveri. Evidente nei suoi primi lavori è l'interesse di Dylan per i diritti umani. Ma, con l'album "Another Side of Bob Dylan", il cantautore cambiò direzione e passò dagli interessi umanitari ad una consapevole messa in evidenza del proprio "spirito beffardo" dando risalto ad un nuovo corso (Shelton 219). Dinanzi a Dylan si stendevano i movimentati viaggi di strada, la "delirante visione" dei suoi successivi tre album di rottura del 1965/66 nei quali egli riversò "la sua assurda vita rock in altrettanto assurde invenzioni della sua immaginazione" (Shelton 225). "John Wesley Harding" rivela una nuova trasformazione dell'artista, una "svolta" rispetto alle frenesia ed all'eccesso di immagini affastellate l'una sull'altra. Il contenuto di "John Wesley Harding" riflette la personale indagine di Dylan nell'ambito della spiritualità, una ricerca di una calma interiore. E con la prima traccia dell'album (che dà il titolo al disco), Dylan ritorna alla compassione, all'interesse accorato nei confronti dei deboli, dei reietti, dei perdenti. "John Wesley Harding" è caratterizzato da una nuova musica che costituisce un momento di pausa con il suo sound organico e con una semplicità che sorprende, specialmente tenuto conto che si era nel pieno dell'esplosione di eccesso nel mondo del rock. La voce che si ascolta nell'album è chiara e sobria ed è intrisa della gravità di toni con la quale il Salmista parla per conto dei poveri.
Martin Buber spiega in "Good and Evil" che nei Salmi 12 e 82 Dio sorge
per dare salvezza ai poveri, "i deboli, gli afflitti, gli infelici ed i
bisognosi". Il Salmista precisa: gli indigenti, gli orfani, gli oppressi,
i miserabili. In "John Wesley Harding" concetti similari sono affermati
e ripetuti con forza. "John Wesley Harding was a friend to the poor...
he was always known to lend a helping hand" ("John Wesley Harding era amico
dei poveri... egli fu sempre noto per la sua disponibilità ad aiutare
il prossimo"). La canzone guida dell'album celebra il tradizionale, leggendario
motivo del fuorilegge, l'uomo sempre in viaggio, senza catene, libero,
un uomo che è il sincero amico dei poveri. Harding, con la sua bellissima
signora al fianco, è ricercato dalle autorità e le voci su
di lui corrono di bocca in bocca, ma niente può essere provato,
ed egli prosegue nella sua attività, aiutando gli onesti ed i bisognosi.
L'Harding di Dylan è uno dei "cani sciolti e fuggitivi", un
riflesso umano di Shekina, "la gloria esiliata di Dio che vaga senza fine,
separata dal suo 'signore'". L'uomo, come Harding, che viene reietto, scrive
Martin Buber, è "amico di Dio" (Hasidism 73). In contrasto con Harding
c'è, nella seconda traccia, la donna in catene che avvinghia il
braccio del narratore con l'intenzione di fargli del male. Gli argomenti
del Salmista echeggiano di nuovo in "The Ballad of Frankie Lee and Judas
Priest" che ci ammonisce di aiutare il nostro prossimo con il suo peso.
Ed il fatale errore del "povero immigrante" è quello di innamorarsi
della ricchezza e di voltare le spalle al proprio prossimo. Come i Salmi
analizzati da Martin Buber, l'album "biblico" di Dylan è popolato
da uomini ai margini - il povero, il fuorilegge, l'emarginato, il ladro,
lo sbandato, quelli che soffrono nel portare un peso troppo grande, l'hobo
abbandonato, il povero immigrante. Le canzoni, come i Salmi, sono caratterizzate
da una morale.
Bob Dylan: "La verità è solo una semplice immagine" (McGregor 205).
Dylan fa uso anche dell'esplorazione che Martin Buber compie nella verità e nelle menzogne. Buber intitola un capitolo del suo libro "Against the Generation of the Lie: Psalm 12" ("Contro la Generazione della Menzogna: Salmo 12"). Il Salmista qui dichiara: "Un uomo mente all'altro: entrambi parlano con labbra melliflue e con cuore doppio... pieni di vanagloria". I menzogneri dicono: "Se le parole sono nostre alleate, chi potrà dominarci?" Buber illumina: "La menzogna è il vero male" che gli uomini hanno introdotto nel mondo. Il narratore nel Salmo 12 "non soffre soltanto per i mentitori, ma per una generazione di menzogne, e la menzogna in questa generazione ha raggiutno il più alto grado di perfezione perchè, ingegnosamente controllata, essa significa supremazia” (Good and Evil 8).
Secondo i Salmi, il disperdersi del discorso umano è il risultato di un parlare mellifluo, fatto di adulazioni e lusinghe, il risultato di una lingua menzognera. Secondo gli Ebrei, le parole, le lettere e persino i ritmi del discorso, posseggono uno spirito vivo come una sorta di richiamo per un altro uomo e per Dio. "Sappi che ogni lettera è un essere vivente completo e se una persona legge una preghiera e vede le luci all'interno delle lettere... Dio approva" (Seigal 185).
Eppure ogni singola lettera con la propria ambivalenza ha il potere di ingannare, di nascondere, di dissimulare, di oscurare la verità. La lettera per uno dei nomi di Dio, ad esempio, può allo stesso tempo significare pace e menzogna. Per sua natura il discorso è viscido ed evasivo. Buber spiega che il Salmo 82 esprime la preoccupazione per un simile inganno: "Essi tessono le illusioni... una maniera di pensare... che essi non seguono". E così la menzogna appare veritiera. "La menzogna sgorga da "labbra melliflue", come sfoghi spontanei di esperienza e di intuito". Il potente parla solo per legare le persone a se stesse come schiavi.

L'hasid, quello devoto, esprime la realtà piuttosto che oscurarla con ingannevoli giochi di parole. L'hasid cerca di essere "guarito dall'insegnamento senza anima", chè ogni sua parola può traboccare di santità. Alla luce di tali insegnamenti, noi siamo in grado di vedere che la parola retta, la parola onesta è ora chiaramente la meta di Dylan. In una intervista del 1967 rilasciata a Michael Iachetta a Woodstock, Dylan fa una dichiarazione in cui afferma il proprio interesse per le sue parole a proposito del suo ancora inedito romanzo dal titolo "Tarantula". "Gli editors continuano a fare revisioni, e le fanno sbagliate, ed il libro non può essere stampato finchè tutto non è corretto".
Hubert Saul cita Dylan del quale riporta una dichiarazione relativa a "John Wesley Harding": "Ma qui (nell'album) io ho avuto una cura maggiore nella scrittura". Jon Landau caratterizza le canzoni contenute in "John Wesley Harding" definendole un "tentativo di essere reali", e sostiene che Bob Dylan "fa meno giochi di parole che mai in precedenza... Il Dylan di "John Wesley Harding" è profondamente morale". Landau fa anche alcune riflessioni sul modo di cantare di Dylan che egli definisce "onesto", un modo di cantare che "non ascolterete su nessun altro disco oggi giorno". Dylan commenta così nel 1968 a proposito degli album precedenti a "John Wesley Harding": "C'era in quelle canzoni come una sorta di versi sfrenati... che potevano non significare niente del tutto, e andavano semplicemente avanti, e non si sapeva cosa sarebbe successo. Ora non scrivo più cose del genere".
Martin Buber afferma in "Hasidism and Modern Man" che una parola detta nella verità ha il potere di sollevare il mondo intero, è in grado di "mondare tutta la terra dal peccato". Bob Dylan riesamina questo precetto con riferimento al potere dell'individuo: "Ho sempre pensato che un solo uomo, il solitario cantore di ballate, con la propria chitarra ha il potere di sconfiggere un intero esercito se egli è consapevole di quello che sta facendo... Incantare una folla con la mia chitarra è la cosa più eroica che io sia in grado di fare" (Shelton 496). Egli dice a proposito di "Wicked Messenger" che "...il terzo verso si schiude... il tempo diventa più ampio... tutto quel che noi immaginiamo è davvero lì" (McGregor 277).
Signor Giudice, signora Giuria
Siete in grado di vedere la mia forma?
Se osserviamo il corrispondente Salmo 82, il "giudizio dei giudici", il significato oscuro di "Drifter’s Escape" diventa chiaro. Il Salmo si apre con la seguente immagine: Dio istituisce un processo nella corte del Paradiso per emettere il giudizio tra gli stessi dei. Dio condanna i potenti per aver favorito la malvagità ed il sopruso sui deboli. Dio sentenzia che gli dei "muoiano come muoiono gli uomini". Buber spiega l'interesse del Salmista, che il debole "riceva giustizia di fronte al malvagio". Dio castiga i giudici: "Essi non permettono che il debole sulla terra riceva giustizia" (Buber, Good and Evil 21). Il Salmista e Buber sottolineano entrambi che il potere del potente viene "prestato da Dio". Dylan espone gli eventi ed il messaggio nella sua canzone. Il giudice in "Drifter’s Escape" si curva per l'ingiustizia. La folla si agita. La giuria grida a gran voce. Si levano voci e grida di protesta. Dio mette fine alla follia con un lampo che illumina l'aula. Mentre tutti si inginocchiano in preghiera, lo sbandato fugge via. Il testo della canzone riecheggia l'invocazione del Salmista: "Lèvati o Dio, e giudica la terra", l'invocazione che gli uomini vogliono sentire ancora. Il cantautore canta ed enuncia nuovamente il messaggio racchiuso nella spiritualità e nell'esperienza umana.
"Io non reinvento costantemente me stesso. Io c'ero fin dall'inizio... Sono un mistero solo per coloro i quali non hanno provato le stesse cose che ho provato io" (Dylan, Biograph).
"Quando ascolti le canzoni sera dopo sera, alcune di esse in un certo senso ti influenzano" (Dylan, Biograph).
"All Along The Watchtower" mi è venuta durante una tempesta di lampi e tuoni. Sono sicuro che è andata così" (Dylan, Biograph).
Il biografo di Dylan, Anthony Scaduto, scrive che "All Along The Watchtower",
la "più bella canzone dell'album", è tratta "in gran parte
dal libro di Isaia con i presagi di una terribile
distruzione di un mondo corrotto". Ad ogni modo, "parole chiave" ed immagini
prese da un altro libro di Martin Buber, "Hasidism and Modern Man", fanno
la loro comparsa nella canzone.
La confessionale e descrittiva storia di potere di Dylan rinarra i
precetti del kavana. Buber spiega che il kavana è
un mistico componente del credo Hassidico che ridefinisce "la strada".
Buber spiega il kavana come il fine unico di redenzione quando il
Messia giungerà per "liberare tutti gli esseri viventi". Il devoto
aspetta la venuta del Messia come un padre aspetta che il suo unico figlio
ritorni a casa da una terra lontana, in piedi sulla "torre di guardia"
con "un vivo desiderio nei suoi occhi". Anche altri attendono colui che
si sta avvicinando e sono consapevoli dello "stato incompleto in cui si
trova il mondo...". Tutti guardano di fuori. Buber racconta questa "parabola"
del "principe" che Dylan richiama nella sua canzone, e che Dylan descrive
come una storia che si apre "in una maniera leggermente differente, in
una maniera più strana", con "il ciclo degli eventi che si muove
al contrario" (McGregor 277). "All along the watchtower, princes kept the
view, while all the women came and went, barefoot servants too" (Lungo
le torri di guardia, prìncipi osservavano, mentre tutte le donne
andavano e venivano, ed anche i servitori scalzi").
La seconda parte della canzone continua ad utilizzare le idee e le
immagini di Buber: la possibilità di redenzione del mondo grazie
alla "forza della tempesta", a "minacce terribili". Le parole chiave e
le immagini di Buber, la "raffica di vento", un "vento amaro" mentre "tutto
intorno infuria la battaglia", affiorano nella musica e nelle parole di
Dylan. Sentiamo nella musica "un ruggito che si avvicina" e sperimentiamo
nei suoni della canzone "il seme dell'eternità nel terreno del tempo".
Dylan rappresenta i pericoli con similari forze della natura: "Outside...
a wild cat... confusion... two riders were approaching... the howling wind"
("All'esterno... un gatto selvatico... confusione... due cavalieri si avvicinavano...
il vento ululava").
Per risollevare i caduti, per liberare coloro che sono stati imprigionati, Dylan rielabora il tema della discussione sul kavana di Buber nei versi di apertura di "All along the watchtower". Buber scrive che tutte le anime sono imprigionate in ogni luogo, e questa è la missione, libertà: "There must be some way out of here" ("Deve esserci una via di uscita"), così inizia la canzone. I personaggi della canzone, il giullare ed il ladro, "i senza voce", sono "tra coloro che sono stati banditi in esilio dalla società degli uomini". Buber scrive: "Colui la cui vita viene condotta in esilio non ha un'anima con cui possa parlare. Ma se un secondo straniero appare, i due possono confidare l'uno nell'altro" (Buber, Tales of Hasidism 89). Nel mezzo del saccheggio dell'avidità, nel mezzo della confusione, in mezzo ai "terribili pericoli", coloro i quali sono imprigionati aspettano di essere condotti verso la libertà, in attesa che in loro nascano le scintille della santità (Buber, Hasidism 180). L'attesa precede l'alba della trasformazione del mondo. Il giullare esprime la propria angoscia per la prosperità del male (un tema che ricorre continuamente nei Salmi). Egli dispera per l'arroganza e per lo sfruttamento che ammassano grandi ricchezze. La canzone mette in contrasto due tipi di uomini ed il conflitto tra il malvagio ed il potente da una parte e gli umili che sono puri di cuore dall'altra. Nel mezzo dei "terribili" pericoli, gli esiliati aspettano la libertà.
Il desiderio di agire e di lavorare, la passione di creare e di ristorare te stesso, la brama di silenzio ed il grido interiore di gioia... Metti tutte queste cose insieme nel tuo spirito e sarai santo (Essential Kabbalah 124)
Il misticismo Ebreo ed il lavoro di Martin Buber hanno avuto una grande
influenza sull'opera di Bob Dylan ed hanno continuato a colorare il suo
lavoro. Dopo il personale viaggio di trasformazione, la "ricerca del cuore",
la "svolta" in direzione di Dio, e la confessione, arriva la celebrazione
della redenzione che possiamo sentire nelle ultime due tracce di "John
Wesley Harding".
"I’ll Be Your Baby Tonight", dice Dylan è "solo una semplice
canzone, un semplice sentimento... scritto da un posto dove non c'è
dolore" (Dylan, Biograph).
Il sentimento continua in quello che può essere considerato
un lavoro complementare: "New Morning". Dopo il "terrificante" e primo
"album biblico della storia del rock", Dylan produce con "New Morning"
un momento di speranza, un cuore felice nella percezione dell'unità
dell'esistenza, canzoni che egli canta con tutta la propria vita. "New
Morning" è un emolliente: suoni che guariscono, la natura come cura
per le acque agitate che turbinano tutto intorno, che (nel titolo e di
canzone in canzone) trae ispirazione dalla letteratura dell'Hassidismo
e dalla Kabbalah. "Ogni nuovo mattino, è grande la tua fiducia che
il mondo diventi nuovo per noi ogni mattino" (Buber, Hasidism 83). L'album
celebra l'unicità dell'esistenza. In "New Morning", il cantautore
esprime "in tutte le cose... il Creatore che vive in tutte le cose (Buber,
Hasidism 74) e benedice l'unione di uomo e donna che "attira la luce che
viene dall'alto" (Matt 156).
Il punto di svolta va ricercato a Woodstock. Poco tempo dopo l'incidente. Dylan era seduto all'aperto una notte di luna piena. "Guardai in direzione dei lugubri boschi e mi dissi "Qualcosa deve cambiare"..." (Williams 24)
In un momento cardine della propria esistenza, in corrispondenza di
un periodo di trasformazione nella propria vita, durante la sua indagine
sulla spiritualità, con la direzione di Martin Buber ed una grande
Bibbia sempre aperta nello studio della sua casa di Woodstock, Bob Dylan
riconobbe il potenziale potere delle sue parole per redimere i caduti.
Questa è la vocazione "umanamente umana" che, secondo la letteratura
dell'Hassidismo, è offerta da Dio agli esseri umani. Buber spiega
il potere mistico della parola: "La parola è un abisso attraverso
il quale colui che parla passa con un balzo da una parte all'altra" (Hasidism
98). Buber avverte: "Una persona dovrebbe pronunciare le parole come se
dentro di esse fossero aperti i cieli".
"Colui il quale conosce la melodia segreta che porta ciò che
è dentro in ciò che è fuori, colui il quale conosce
il sacro canto... è pieno del potere di Dio". Tutto questo viene
enunciato da Dylan con le sue mistiche parole: "Questa è una canzone
ispirata che mi è venuta da sè... Non è stato molto
difficile scriverla. Era come se stessi trascrivendo le parole che provenivano
da qualche altro luogo... La canzone si è scritta da sola." (Dylan,
Biograph).
Michaela Cook insegna corsi di Composizione Inglese allo Chaffey College ed al San Bernardino Valley College in California e continua a condividere discorsi su Bob Dylan con i propri studenti ad ogni occasione.
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