
Un grazie particolare al grande
Alessandro Haber che ci ha gentilmente concesso questa intervista nella
quale, oltre che dei suoi lavori nel cinema (è appena uscito il
film "La Rivincita di Natale" per la regia di Pupi Avati, sequel del celebre
"Regalo di Natale"), ed in teatro, abbiamo parlato anche di musica (per
quei pochi che non lo sanno, Alessandro Haber è anche un bravissimo
cantante, interprete - tra le altre - della celebre "La valigia dell'attore"
di Francesco De Gregori).
Michele Murino
Alessandro Haber - Biografia
Alessandro Haber, attore cinematografico, televisivo (all'attivo oltre
novanta lavori tra film e film tv) e teatrale, regista e cantautore, è
nato a Bologna il 19 gennaio 1947 da padre rumeno e madre italiana. Trascorre
l'infanzia in Israele. Nel 1967, appena ventenne, esordisce nel cinema
nel ruolo di Rospo nel film "La Cina è vicina" di Marco Bellocchio.
Tra i registi che lo hanno diretto ricordiamo Bernardo Bertolucci (Il
conformista), i Fratelli Taviani (Sotto il segno dello scorpione), Mario
Monicelli (Amici miei atto II, Parenti serpenti, Panni sporchi), Nanni
Moretti (Sogni d'oro) e Damiano Damiani (Goodbye e amen). E' Pupi Avati
ad offrirgli il primo ruolo di protagonista, che resta tra l'altro uno
dei suoi ruoli più celebri, quello di Lele nel bellissimo "Regalo
di Natale", tra le migliori interpretazioni di Haber che gli dà
anche una vasta notorietà ed il successo meritato.
Di recente ha partecipato al film "Il Paradiso all'improvviso" di Leonardo
Pieraccioni nel ruolo di Taddeo (con Pieraccioni ha lavorato anche ne "Il
ciclone", in "Fuochi d'artificio" e ne "I laureati") ed è il coprotagonista
di "La Rivincita di Natale" di Pupi avati, sequel del celebre "Regalo di
Natale".
Nel 2003 Haber ha esordito in veste di regista con il film "Scacco
Pazzo".
Haber si è cimentato con pari efficacia in ruoli drammatici
e comici (cult il suo ruolo in "Fantozzi subisce ancora" nei panni di uno
schizofrenico e libidinoso chirurgo).
In teatro è protagonista in lavori come "Orgia" (Pasolini),
"Woyzeck" (Buchner), "Arlecchino", "Scacco Pazzo" (da cui è stato
tratto l'omonimo film del 2003) e "L'avaro" di Moliere.
Si cimenta anche nel ruolo di cantante ed autore di canzoni, grazie
anche al cantautore Mimmo Locasciulli con il quale Haber organizza anche
diversi concerti.
Francesco De Gregori scrive per lui la bellissima "La Valigia dell'Attore"
(interpretata anche dal suo autore nell'omonimo album live).
In veste di cantante ha al suo attivo 3 album. Il primo è intitolato
ironicamente "Haberrante". Il secondo è "Qualcosa da dichiarare".
Il terzo, uscito nel 2003, si intitola "Il sogno di un uomo".
Haber ha vinto il Nastro d'argento come miglior attore non protagonista
per il film di Francesco Nuti "Willy Signori e vengo da lontano". Un Nastro
d'Argento ed un David di Donatello come miglior attore non protagonista
per il film "Per amore solo per amore. Un Nastro D'Argento come migliore
attore protagonista per il film "La vera vita di Antonio H" di Enzo Monteleone.
| Alessandro Haber
(dal sito ufficiale) Alessandro è in primo luogo un uomo di una forza straordinaria.
Non solo fisica, non solo morale. E' una forza della natura umana nel senso
più completo. Quindi non possono essere esenti forti limiti, che
però non sono mai difetti. Sono umani, tanto più che, con
forza, Alessandro ha scelto in età ancora infantile, di essere attore.
|
L'intervista
![]() Alessandro Haber: L'idea è nata in modo
non preordinato, sono quegli incontri magici, casuali dettati da quell'energia
che in qualche modo ho accumulato in questi anni.
MF: Ha parlato di simbiosi con Bukowski, quanto c'è di Bukowski in lei e quanto riesce ad interiorizzarlo? A.H.: C'è in tutte le cose che faccio, ho trovato una sorta di complicità, a metà strada tra le cose che lui mi da' e le cose che do io, cercando di trovare una verità, un'anima al personaggio. Cerco di mettere le mie esperienze, il mio percorso, le cose che ho incamerato in questi anni, e tirarle fuori volta per volta magicamente, non so come. E' una strana magia. Bukowski era un tipo che diceva, come d'altra parte ho sempre detto anch'io, "del successo e del denaro non me ne frega un cazzo, quello che conta per me è esprimermi con il mio lavoro". Certo se arriva il successo non è che dici, no vaffanculo. Le donne le ha amate come le ho sempre amate io, e come le amo tuttora. Lui amava i cavalli, io ho giocato a carte, ho perso, senza però arrivare al fondo, con distacco, però ho perso grosse cifre. Non so l'alcool, chi non ha bevuto? Mi piace bere. Abbiamo una serie di cose in comune. La musica ad esempio, lui adorava la musica classica, ma anche il jazz. Poi questa cosa che aveva di dire sempre quello che pensava di farsi dei nemici, era sfrontato, era sarcastico, era ironico. Anch'io ho questo modo mio di agire, non ho peli sulla lingua, ho sempre pagato di persona le mie espressioni. Però non devo nulla a nessuno così come non deve nulla anche lui a nessuno. Le persone le guardo in faccia, non mi sento però una persona arrivata, mi sento una persona felice nel senso che sono stato benedetto da qualcuno, nel senso che ho realizzato molti sogni, ne ho ancora molti altri da realizzare, ho inventato un modo nuovo di fare spettacolo. Ad esempio Tirabassi sta facendo una cosa molto simile al Brancaccio, dove canta, recita, con un gruppo. Ho aperto una strada, diciamo. MF: Quanto c'è di teatrale nel suo modo di fare musica? A.H.: Io per non dar fastidio a nessuno, dico che sono un interprete, io canto, canto a modo mio. Come hai considerato Tom Waits? Un cantante no? Eppure parla...Cosa vogliono allora? Facciano come vogliono! Un cantante può fare l'attore e un attore non può fare il cantante? Nel nostro bagaglio deve esserci anche la musica. In America nessuno vedrebbe la cosa come qualcosa di strano. Lo stesso vale per la Francia. In Italia invece c'è la paurosa tendenza a settorializzare... e quindi... beh vadano affanculo... MF: Ha parlato della collaborazione con Locasciulli... Cosa ci può raccontare di quella con De Gregori? A.H.: Non la chiamerei collaborazione. De Gregori è uno che mi stima e viceversa. La Valigia Dell'Attore l'ha scritta pensando a me, due anni dopo l'ha rifatta anche lui. Certo tramite Locasciulli ci siamo riavvicinati, ma lo conosco da tempi non sospetti. Quando frequentavo Nanni Moretti, abbiamo fatto anche delle partite a pallone, c'era anche Francesco. Poi l'ho conosciuto un po' meglio con Mimmo, quando ha sentito come cantavo, ha detto "ah caspita che voce che ha Haber!". Anche se stasera non ne ho molta. Ho preso freddo in questi giorni durante le prove di allestimento. Poi ha scritto un'altra canzone, Qualcosa da Dichiarare per il secondo cd, che è meno bello, ci sono due tre pezzi molto belli, come ad esempio Insieme A Te Non Ci Sto Più. Il mio sogno è quello di fare dei concerti come chansonnier. Ho un produttore, un tour manager, mancano le piazze, ma vedremo per questa estate di fare qualcosa. MF: Com'è nata invece la collaborazione con Fulcheri? A.H.: E' nata perchè lui era con la De Sio. Sono stati insieme per cinque anni. Io sono stato insieme a Giuliana venticinque anni fa, ci frequentiamo ancora, e lei me lo ha presentato. Siamo diventati amici, e abbiamo fatto in modo che venisse fuori qualcosa di interessante. Ha scritto anche le parti strumentali del mio film "Scacco Pazzo". MF: ...Come l'ultima canzone del suo nuovo disco, "Il sogno di un uomo"... A.H.: Si' certo, lì era in veste strumentale. MF: Lei ha scritto il testo del brano dal titolo "Fernando"... Cosa ci racconta di questa nuova esperienza da autore? A.H.: No... è un divertissement, non è la canzone che amo di più. MF: Qual è la canzone che ama di più del nuovo disco? A.H.: "La mia lettera", mi piace molto, insegna ad amare la vita, ad avere dignità verso l'uomo, e anche "Uomo Qualunque", che però è venuta missata male. MF: A volte gli errori rendono più umano il disco... A.H.: Si' certo... molto bella è anche "Le contraddizioni dell'amore". MF: Ha parlato del giocare a carte. E' nelle sale in questi giorni "La Rivincita di Natale" che è la ripresa di un film di diciotto anni fa, "Regalo di Natale", di Pupi Avati. Cosa è cambiato rispetto ad allora? A.H.: Tante cose sono cambiate, a me è rimasto lo stesso entusiasmo di una volta, anzi, nel frattempo aspetto un figlio, che nascerà a luglio, e già quello... Il muro di Berlino, nascite, guerre, l'uomo che fa sempre di più harakiri, la disintegrazione di questa terra, si vive più a lungo, o meglio si dovrebbe. Sono passate le rughe, siamo invecchiati. MF: E' stato bello ritrovarsi insieme? A.H.: E' stato bello ritrovarsi con un personaggio a cui siamo affezionati tutti. Era il mio primo film da co-protagonista. Per Diego (Abatantuono, ndr) anche. Pupi Avati è una persona squisita, conosceva sia noi come uomini sia i personaggi, per cui c'era un clima eccezionale allora come adesso. MF: Non è stato dunque il solito remake... A.H.: Non è un remake, ma una continuazione, l'ho suggerito io ad Avati... Che fine hanno fatto questi amici che hanno rotto quest'amicizia? "Regalo di Natale", era più solido, più compatto, tuttavia questo è un ottimo film, essendo solo una continuazione. MF: Lei è un artista che fa molta autocritica. A.H.: Si' certo, con l'autocritica sono cresciuto moltissimo, come artista e come uomo. MF: Parliamo delle sue letture... A.H.: Naaaahhhh.... Leggo pochissimo, un libro all'anno. E' una cosa che non so fare, peccato, mi annoio, non riesco a stare lì fermo. MF: ...e dei suoi ascolti? A.H.: Non compro molti dischi, ma ascolto di tutto, a partire dalla musica classica. Quando sono in tournée ascolto molta radio. MF: Cosa ascoltava da giovane? A.H.: Beh ascoltavo un po' di tutto, si' Dylan,
i Beatles, i Rolling Stones, Gino Paoli, Tenco, Mina, Gaber, ma mentre
loro erano impegnati a cantare, io ero troppo impegnato a pensare a me
come artista. Tutto ciò era estraneo e questa cosa passava in seconda
battuta. Mi piaceva però non era di urgenza per me, come invece
lo era diventare attore. La cosa più spasmodica, era quella. Io
vivevo solo per andare davanti alla macchina da presa, o sul palcoscenico.
Avevo quel modo di agire anche nella vita, recitavo più nella vita
perchè non mi facevano fare niente, avevo diciassette anni e mezzo,
quando ho cominciato. La gente non capiva che volevo solo esprimermi. Mi
prendevano per matto. Io volevo solo esprimermi. Ero preso da questa urgenza
che per me significava esprimermi.
MF: E' tutto così istitintivo anche nella sua musica? A.H.: Si'... ma credo che il vero disco ancora non l'ho fatto. Vorrei qualcosa di spiazzante, vorrei fare qualcosa di particolare, si questo disco è bello ma... ancora nessuno ha capito che voglio qualcosa che rompa con certi schemi, con dei testi strani più metaforici, meno ovvi. Di ritmi e particolari, diciamo qualcosa che si avvicina a Tom Waits, però con degli scarti. Chissà se riuscirò a trovare quello che cerco... MF: E' un problema di musica o poesia? A.H.: Credo di entrambi. Certo, Fulcheri scrive benissimo e Bukowski lo ha aiutato non poco. Mi piace la poetica di Hank, una poetica in cui io possa mettermi a nudo. Si ecco è quello che voglio... a cura di Salvatore Esposito |
Il film cult
REGALO DI NATALE

La storia è quella di cinque persone (quattro amici o ex-amici ed un "pollo" da spennare) che si ritrovano in una villa alla perifieria di Bologna alla vigilia di Natale a giocare una drammatica partita di poker con altissime poste in palio.
I protagonisti:
Lele Bagnoli. E' il personaggio interpretato splendidamente da Alessandro Haber. Un critico cinematografico che lavora per "Il Resto del Carlino". Appassionato di John Ford di cui sta scrivendo una biografia che spera gli dia la notorietà. E' uno degli organizzatori della partita di poker che è in realtà un tiro mancino ai danni di...
Franco Mattioli. Il personaggio interpretato da Diego Abatantuono. Magistrale anche la sua interpretazione. Abatantuono veniva dal clamoroso successo dei film comici in cui interpretava il ruolo del "terrunciello" che gli diede una popolarità enorme dando origine ad un vero e proprio fenomeno di costume. "Regalo di Natale" è il suo primo film di successo in cui si stacca da quel personaggio. Nel film interpreta la parte del proprietario di una sala cinematografica di Milano. Partecipa alla partita a poker nella speranza di vincere una forte somma che gli permetta di risolvere i problemi legati al suo lavoro che non va bene. Ma con sua sorpresa scopre che alla partita parteciperà anche...
Ugo Cavara. E' il personaggio interpretato da Gianni Cavina, un conduttore
televisivo pieno di debiti che lavora in una TV privata bolognese di poco
conto. Anni prima Ugo e Franco erano amici per la pelle ma i due avevano
rotto ogni rapporto dopo che Franco aveva scoperto la tresca amorosa che
l'amico Ugo aveva con sua moglie Martina. Venuto a sapere della presenza
dell'ex-amico, Franco si rifiuta inizialmente di prendere parte alla partita
e solo le insistenze di Lele lo convincono.
Alla partita partecipa anche...
Stefano Bertoni. E' il personaggio interpretato da George Eastman. Stefano è il titolare di una palestra. Ha una cliente che si è trasferita a Cortina per passare il Natale e gli ha lasciato a disposizione la villa in cui si svolgerà la drammatica partita di poker. E' uno degli amici della vecchia banda e rimpiange i bei tempi andati in cui erano tutti uniti da un sentimento di profonda amicizia. Lele, Franco, Ugo e Stefano dovrebbero, secondo quanto stabilito, spennare...
Antonio Santelia, ovvero il "pollo", interpretato da un grande Carlo
Delle Piane. In realtà alla fine della partita si scoprirà
che Antonio non è affatto lo sprovveduto incapace di giocare a poker
che inizialmente sembra, ma è invece un grande giocatore che porta
Franco (Diego Abatantuono) ad un finale drammatico ed al quale vince una
somma esorbitante, riducendolo sul lastrico.
Nel finale Franco capisce che Lele e gli altri stavano recitando ed
erano d'accordo con la "vittima designata".
L'amaro finale con il drammatico colpo di scena è la perfetta conclusione di un grande film, sapientemente diretto e magistralmente interpretato da tutti gli attori.
Diciotto anni dopo, divenuto l'esercente cinematografico più potente di Milano, Franco torna a Bologna per prendersi la sua Rivincita di Natale... |
Lo spettacolo
"Bukowski (confessioni di un genio)" con Alessandro Haber
Frenesie di uno scrittore su trame jazz
Una vecchia e squallida stanza a metà tra una camera d'albergo
decaduta e un locale notturno di infima categoria. In mezzo a poltrone
sfasciate, strumenti musicali, bottiglie di birra sparse ovunque e una
miriade di gatti randagi, è accampato Bukowski. In quest'atmosfera
di desolata disperazione incomincia la danza sonnambulica, irrequieta,
sospesa in una sorta di trance emotivo in cui lo scrittore racconta il
suo congedo dalla vita. Così comincia "Bukowski (confessioni di
un genio)" portato in scena da Alessandro Haber al Teatro Comunale di Caserta;
è una sorta di reading-concerto in cui viene tracciato il profilo
poetico del grande scrittore di origini teutoniche. Vestito nero, parrucca
biondo platino lunga e liscia, un paio di guanti rossi di velluto: con
questi abiti Haber si presenta sulla scena, di spalle, beve i residui di
birra nelle bottiglie sparse nella stanza e si muove sulla scena cantando
"Una bella macchina...da scrivere", una poesia di Bukowski diventata una
delle canzoni di punta del suo nuovo disco grazie a Giuseppe Fulcheri.
Novanta minuti di canzoni e poesie diretti con sapienza da Giorgio Gallione.
Novanta come la paura. Come tutte le paure di Bukowski: i vocabolari, le
multe, la mancanza dell'alcol, le suore, i parenti. Una scelta accurata
delle luci dettaglia con precisione gli spazi dell'arte: a destra del palco
un leggio e una luce verticale ricamano l'ambiente della
poesia. A sinistra invece una sedia sgangherata e una luce fioca e
ampia aiutano l'istrionico Haber nei monologhi narrativi. Dolcezza, violenza,
passionalità, ironia, un mix esplosivo di trasgressione e disperazione:
sono i ricordi di Charles Bukowski che si fanno parola attraverso lo straordinario
talento di Alessandro Haber, autentico alter ego dello scrittore che canta,
si traveste da donna e irride se stesso intrecciando frammenti di memoria,
invettive pungenti e tenerezze impreviste. Le parole ironiche, spregiudicate
e feroci di un genio anticonformista vengono sottolineate in scena dal
Velotti-Battisti jazz ensemble, quattro musicisti che contrappuntano ogni
attimo dello spettacolo fornendo un tappeto sonoro altamente emozionale.
Le parole di Haber/Bukowski scorrono sulle note di Thelonious Monk, di
Duke Ellington, che come una cornice flessibile in jazz
scandiscono le tappe di un commiato alla vita urticante, scabroso,
perturbante, anche se in qualche modo pacificato. Haber modula il flusso
di parole sulle nervature ritmiche del gruppo, si lascia spingere, si appoggia
sulle volute di suono, prende le distanze e torna a tuffarcisi a picco.
Sesso e birra, musica e letteratura, amore e solitudine. Su tutto aleggia
l'idea dell'addio, che corteggia e irride la morte, con parole ironiche,
spregiudicate e feroci. E si chiude, il tutto, con una disarmante, candida
dichiarazione d'amore per la moglie, l'unica ad aver capito lo spirito
dell'orso rozzo che affermava di preferire la birra a qualsiasi altra cosa,
che quello che gli importava nella vita era "grattarsi sotto le ascelle".
Bukowski confessione di un genio
Regia e drammaturgia
Giorgio Gallione
Con Alessandro Haber
Musiche: Velotti - Battisti jazz
ensemble
Canzoni: Giuseppe Fulcheri
Luci: Jean Claude Asquié
Elementi scenici: Lorenza Gioberti
Costumi: Guido Fiorato
In collaborazione con minimum fax
a cura di Salvatore Esposito (da www.alessandrohaber.it)
I dischi di Alessandro Haber
![]() ![]() Alessandro Haber si è cimentato con ottimi risultati anche nella scena musicale grazie anche all'interessamento del cantautore abruzzese Mimmo Locasciulli che lo ha lanciato in questo campo. Haber ha interpretato canzoni scritte appositamente per lui da Francesco De Gregori (La valigia dell'attore e Qualcosa da dichiarare) oltre a brani di Ivano Fossati (E di nuovo cambio casa), Goran Kuzminac (Carolina), Enrico Ruggeri (Le case, Il bambino che c'è in me), e naturalmente a diversi brani scritti dal suo scopritore Mimmo Locasciulli. Ha raccontato Locasciulli al riguardo nel 1995: "Tre o quattro anni fa ebbi l'idea di invitarlo come ospite ad uno dei miei concerti romani: scelse di cantare "Mi sono innamorato di te", "Sapore di sale" e "Albergo ad ore" ed io lo accompagnai volentieri al pianoforte. La reazione del pubblico fu sbalorditiva: il suo modo estremo e dissacrante di cantare quei classici lasciò certamente perplessi quegli spettatori affezionati alla forma più classica di canzone d'autore, mentre gli altri, la gran parte, si lasciarono andare ad una ovazione che certamente conteneva più della cordialita' e dell'ammirazione che solitamente si manifesta con gli artisti ospiti: quel lungo applauso costituiva l'arruolamento ufficiale di Haber nel mondo ristretto dei grandi interpreti. Gli proposi di produrre un disco contenente le migliori canzoni del repertorio d'autore, magari con una canzone inedita a fare da title - track e lui, naturalmente accettò senza il minimo indugio. Cominciai così a scrivere qualcosa per lui e, contemporaneamente, a chiedere ai miei amici cantautori di fare altrettanto. E' finita che nel disco ci sono tutte canzoni inedite tranne una, di Fossati, che ci è sembrata particolarmente riuscita e quindi non sacrificabile. Ora, a lavoro compiuto, mi sento particolarmente felice di quanto realizzato: c'è una "new entry" nel mondo della canzone d'autore che interpreta in modo certamente originale e convincente un repertorio firmato, a parte la mia persona, da De Gregori, Ruggeri, Fossati, Castelnuovo, Kuzminac, Delacroix, Papaleo, Ullu, Bentivoglio e Virzì (gli ultimi due, non a caso, gente di cinema)". "HABERRANTE" Anno: 1995
1 - La valigia dell'attore (De Gregori)
"QUALCOSA DA DICHIARARE" Anno: 1999
1 - Insieme a te non ci sto più (Conte - Virano - Pallavicini)
a cura di Michele Murino |
Il nuovo disco
ALESSANDRO HABER
"Il Sogno di un Uomo"
(Produzione Zanzibar - Distribuzione Elleu Multimedia)

Qualcuno si è chiesto mai perché un affermato attore decide di mettersi in discussione con la musica provando a cantare? Sicuramente per realizzare completamente la sua carriera che, includendo anche la musica, giunge ad una realizzazione completa. Alessandro Haber, ne è un esempio, ha nel sangue lo spirito dello chansonnier e grazie a questo sbocco artistico, intrapreso già da un bel po' di anni grazie a Mimmo Locasciulli, l'attore romagnolo è riuscito a ritagliarsi un suo personale spazio nel panorama musicale italiano. "Il Sogno di un Uomo", e' infatti il suo terzo album, un lavoro che segna un ulteriore passo verso la completa maturazione come cantante ed interprete. Questo nuovo disco nasce dalla felice alchimia con un giovane autore, Giuseppe Fulcheri, e con un gruppo di musicisti preparati e ricchi di sensibilità come Enzo Gragnaniello, Tony Esposito, Pino Iodice e Mario Fulcheri. Durante l'ascolto si apprezzano, grazie alla passione interpretativa di Haber, richiami alla tradizione degli chansonnier francesi ma anche a quella dei cantautori più cosmopoliti di casa nostra, da Paolo Conte, a Ivano Fossati. Nel disco scorrono canzoni d'amore, storie di vita, atmosfere drammatiche alleggerite dall'ironia dei testi e momenti di leggerezza come nei divertissement "Ci si vede domattina" e "È uscito Fernando", in cui Haber si cimenta anche nelle vesti di autore. Insomma un lavoro adulto e maturo, che però va letto non come un punto di arrivo ma come una tappa di una crescita ulteriore che prima o poi ci regalerà qualche sorpresa. Ciò che colpisce è il modo in cui Haber vuole essere un interprete che racconta se stesso, il suo mondo e i suoi sogni, attraverso un modo di cantare particolare che ci regala intatta la stessa verve con cui si cimenta sul palco. Il disco diventa un mezzo per dipingere una sorta di autoritratto in cui Haber riesce a coniugare istinto e personalità raccontando se stesso servendosi della misurata poetica di Fulcheri e dell'ispirazione di Charles Bukowski. Da segnalare su questo versante sono le due perle del disco "Solo una settimana" e "Una bella macchina...da scrivere"; entrambe infatti sono tratte dallo spettacolo dedicato all'autore americano che Haber ha portato e sta portando nei teatri italiani con la produzione del Teatro Archivolto di Genova.
TRACKLIST
1) Solo una settimana
2) Al primo sguardo
3) Al mio amico
4) E' uscito Fernando
5) La mia lettera
6) Un uomo qualunque
7) Ci si vede domattina
8) Per te
9) Una bella macchina...da scrivere
10) Solo come una bestia
11) Quello che sei per me
12) La contraddizione dell'amore
13) Scacco Pazzo
Arrangiamenti e orchestrazioni Sasà Flauto
Produzione artistica Giuseppe Fulcheri e Sasà Flauto
Produzione esecutiva Giuseppe Fulcheri per Zanzibar S.A.S.
Registrato presso Music Duo Studio di Roma
Piccola orchestra "Cielo Azzurro" di Napoli registrata presso Discovery
Sound Studio
Missaggi Sasà Flauto (eccetto Scacco Pazzo Giovanni Onofri e
Sasà Flauto)
presso Coast Studio di Roma
Mastering Marco "Scocchi" Scocchera at Studio 9
Una produzione Zanzibar S.A.S.
Ringrazio Mimmo Locasciulli per aver da subito creduto in me e Francesco De Gregori che ha seguito la sua follia, Enzo Gragnaniello, Tony Esposito, Pino Iodice e Mario Fulcheri.

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TIGHT CONNECTION |