Parla Bob Dylan

di Joseph Haas

Pubblicata sul Chicago Daily News del 27 Novembre 1965 - Ristampata in "Retrospective", ed. Craig McGregor

Bob Dylan, una delle figure più talentuose e controverse dello spettacolo Americano, si esibirà stasera nel secondo di due concerti all'Arie Crown Theater di McCormick Place. Quando il ventiquattrenne artista canta le sue composizioni originali, nella sua maniera estremamente personale, milioni di giovani ascoltano, sia ai concerti che grazie alle registrazioni sui suoi album e singoli che sono diventati dei
best-seller. I saggi genitori che vogliono capire quel che pensa la generazione più giovane farebbero meglio ad ascoltarlo. Dylan è un artista difficile da classificare - è forse un cantante di protesta, il leader del culto del folk-rock, un rock'n'roller, o una naturale evoluzione della musica folk Americana? E' stato definito in tutti questi modi e forse la cosa migliore da fare è non tentare di classificarlo per niente, ma lasciare che egli parli per se stesso, che parli di se stesso.


D: Canterai qualcuna delle cosiddette canzoni folk-rock nel concerto di stasera?

R: No, non si tratta di folk-rock, sono solo strumenti... non è folk-rock. Lo chiamerei un suono matematico, una specie di musica Indiana. Non sono realmente in grado di descriverla.

D: Non ti piacciono i gruppi folk-rock?

R: No, no, mi piace qualsiasi cosa gli altri facciano, mi piace quel che un sacco di gente fa. Anche se non apprezzo necessariamente il modo di scrivere di molti cantautori, ma apprezzo l'idea di..., voglio dire come stanno provando a farcela, sai. In realtà non conosco molti di loro. Ho 24 anni e molti di questi che cantano ed ascoltano sono teenagers. Io suonavo rock'n'roll quando avevo 13 anni, e poi a 14 e a 15, ma dovetti lasciare quando compii 16 anni perchè non potevo farcela in quel modo, l'immagine di quei tempi era Frankie Avalon oppure Fabian, sai, quell'immagine atletica che, se non potevi averla, allora non potevi farti degli amici. Suonavo rock'n'roll quando ero adolescente, già, suonavo in maniera semi-professionale, suonavo il piano con gruppi di rock'n'roll. Poi, più o meno nel 1958 o 1959, ho scoperto Odetta, Harry Belafonte, roba del genere, e sono diventato un folk singer.

D: Hai fatto questo cambiamento in maniera tale che tu potessi "farcela"?

R: Non potevi sopravvivere con il rock'n'roll a quei tempi, non potevi portarti dietro un amplificatore ed una chitarra elettrica e pensare di sopravvivere. Ci voleva troppo denaro per comprarsi una chitarra elettrica, e poi dovevi guadagnare molto denaro per poterti permettere abbastanza persone che suonassero gli altri strumenti, avevi bisogno di almeno altre due o tre persone per creare un certo sound. Dunque non era una cosa che potevi permetterti di fare da solo.

D: Con l'espressione "farcela" intendi avere un successo commerciale?

R: No, no, non è quello, non si tratta di fare soldi. Quanto di essere in grado di piacere e di non ferire nessuno.

D: Allora ti sei spostato nel campo della musica folk per avere una migliore occasione per "farcela"?

R: No, quella fu una cosa casuale. Non sono entrato nella scena musicale folk per fare soldi, ma solo perchè era facile entrarvi; potevi fare tutto da solo, non avevi bisogno di nessuno. Tutto quello di cui avevi bisogno era una chitarra, non avevi bisogno di altro. Non so cosa sia successo a tutto questo ora. Non credo che sia più bello come era un tempo. Molti dei cantanti folk se ne sono andati, fanno altre cose. Sebbene ce ne siano ancora di eccellenti in giro.

D: Perchè hai abbandonato il sound folk?

R: Sono stato su troppe altre strade per fare solo quello. Non potrei tornare indietro e fare solo quello. Il vero folk non ha mai visto la 42ma strada, non ha mai preso l'aeroplano. I veri folkie hanno il loro piccolo mondo, che è bello.

D: Perchè hai iniziato ad usare la chitarra elettrica?

R: Non la uso tanto, in realtà.

D: Alcune persone si sono risentite di questa cosa.

R: E' un loro errore, mi sentirei sciocco a dire che mi dispiace perchè in realtà io non ho fatto niente. Non è per niente una cosa così seria. Ho il sospetto che la gente che dice che io li ho traditi hanno cominciato a seguirmi solo poco tempo fa e non sono con me fin dagli inizi. Perchè io ancora vedo le persone con cui ero fin dagli inizi una volta ogni tanto e loro sanno quel che sto facendo.

D: Puoi spiegarci perchè sei stato fischiato al Newport Folk Festival la scorsa estate quando sei salito sul palco con un chitarra elettrica ed hai cantato il tuo nuovo materiale?

R: Io nemmeno so chi fosse quella gente, ad ogni modo credo che ci siano sempre un po' di fischi in tutti noi. Non è che la cosa mi abbia sconvolto. Non mi sono messo a piangere per questo. Nemmeno l'ho capito. Voglio dire, cosa volevano ferire, il mio ego? Ma quello nemmeno esiste, perciò non possono ferirmi con dei fischi.

D: Cosa farai quando il successo del tipo di musica che fai ora comincerà a scemare?

R: Potrò dirlo quando la smetterò, non è un problema per me. Non ho mai seguito una moda, non ho proprio il tempo di seguire una moda. E' inutile persino tentare di farlo.

D: In canzoni come "The Times They Are A-Changin'," tu hai fatto una distinzione tra i giovani ed i vecchi, hai detto che la generazione più vecchia non riesce a capire i giovani?

R: Non è questo quel che ho detto. E' successo che quelle fossero le sole parole che io sia stato in grado di trovare per separare ciò che è vivo da ciò che è morto. Non ha niente a che vedere con l'età.

D: Cosa puoi dirci del tuo libro? Quando verrà pubblicato?

R: Lo stamperà Macmillan ed il titolo adesso è "Tarantula," in questo momento si chiama così ma potrei modificarlo. Sono solo un sacco di scritti, non posso dire realmente di che si tratta o di cosa parli. Non è un tipo di libro narrativo o cose del genere.

D: Si è letto da qualche parte che stai progettando di smetterla con la musica, forse presto, e di dedicare il tuo tempo alla scrittura...

R: Quando tutto sarà finito dovrò fare qualcosa, sai. Potrei non scrivere mai più, potrei cominciare a dipingere.

D: Hai guadagnato abbastanza denaro per avere la libertà di fare quel che vuoi fare esattamente?

R: Non direi. Tu ti alzi la mattina e vai a dormire la sera, e nel tempo che c'è in mezzo devi pur fare qualcosa. E' questo il problema ora. Io faccio un sacco di cose strane. Davvero non ho idea, non posso permettermi di pensare a stasera, a domani, a nessun tempo. Davvero non ha significato per me.

D: Vivi giorno per giorno?

R: Ci provo. Provo a non fare progetti, ogni volta che faccio progetti niente sembra funzionare. Ho smesso di fare la maggior parte di quella roba. Ho un programma di concerti da osservare, ma altre persone mi ci portano. Io non devo fare niente.

D: Hai speranze di sistemarti e di fare una vita normale, sposarti, avere dei bambini?

R: Non ho speranze di essere come chiunque altro. Sposarmi, avere un nugolo di bambini, non ho speranze per questo. Se succede, succede. Qualsiasi cosa io speri non si realizza. Credo che nessuno sia un profeta.

D: Sembri abbastanza pessimista su tutto.

R: No, non pessimista. Credo che le cose non accadano, ecco tutto, ed ho accettato la cosa. Non ha importanza pe me. Non è pessimismo, solo una specie di tristezza, una sorta di non aver speranze.

D: Che mi dici della religione e della filosofia?

R: Non ho religione nè filosofia, non potrei dire molto al riguardo. Un sacco di gente lo fa ed è bello se possono realmente seguire un certo codice. Io non me ne vado in giro a cambiare niente. Non mi piace qualcuno che mi dica quel che devo fare o quello in cui devo credere, come devo vivere. Non me ne frega niente, sai. La filosofia non può darmi niente che io non abbia già. La cosa più grande di tutte, che include tutto il resto, è nascosta in questo paese. E' una vecchia filosofia e religione Cinese. C'è un libro chiamato "I-Ching", non sto cercando di promuoverlo, non voglio parlarne, ma è la sola cosa che è fantasticamente reale, non solo per me. Tutti dovrebbero conoscerlo. E' un intero sistema per capire le cose, basato su ogni sorta di cose. Non devi credere in niente per leggerlo, perchè oltre ad essere un grande libro in cui credere, è anche estremamente poetico.

D: Come passi il tuo tempo quando non sei in tour?

R: Passo ore normali. Faccio solo quel che devo fare, non faccio niente in realtà. Posso sentirmi soddisfatto dovunque, non leggo mai troppo. Una volta ogni tanto scrivo un po' di cose, e poi le registro. Faccio cose normali.

D: Che mi dici della tua relazione sentimentale con Joan Baez?

R: Oh, Dio, no, è stato tanto tempo fa.

D: Sull'ultimo album di Joan, circa la metà della canzoni sono di Dylan.

R: Il cielo la aiuti.

D: Che mi dici a proposito della storia secondo cui hai cambiato il tuo nome da Bob Zimmerman a Bob Dylan perchè ammiravi la poesia di Dylan Thomas?

R: No, Dio no. Ho scelto Dylan perchè ho un zio che si chiama Dillon. Ho cambiato l'ortografia perchè mi sembrava meglio. Ho letto qualcosa di Dylan Thomas, e sono cose che non hanno niente a che vedere con le mie. Siamo diversi.

D: Parlaci della tua famiglia...

R: Beh, non ho una famiglia, sono da solo.

D: E che mi dici di quella storia per cui avresti invitato i tuoi genitori ad uno dei tuoi primi concerti, hai pagato loro il viaggio fin lì, e poi dopo che loro si sono seduti tu hai detto sul palco che eri un "orfano" e poi non sei andato a trovarli quando sono venuti a New York?

R: Non è vero. Sono venuti a vedere un concerto, sono venuti per conto loro, e ho dato loro del denaro. Non è che non li ami o cose del genere, semplicemente non ho alcun contatto con loro. Loro vivono in Minnesota, e non c'è niente per me in Minnesota. Forse qualche volta tornerò lì per un po', tutti ritornano da dove son venuti, immagino.

D: Parli come se tu fossi terribilmente alienato dalla gente.

R: Non sono alienato da niente per forza, solo per abitudine, è solo il modo in cui sono. Non so, non ho un'idea, è che è più facile essere disconnesso che essere connesso. Grido alleluia per tutti quelli che sono connessi, è grande, ma io non ci riesco. Sono stato connesso tante volte. E le cose non hanno funzionato, perciò piuttosto che farmi a pezzi preferisco non essere connesso.

D: Stai solo cercando di non rimanere di nuovo ferito?

R: Non sono stato ferito all'epoca, lo capisci in seguito. A ripensarci dopo, guardando indietro, è solo come un freddo inverno.

D: Eviti relazioni ravvicinate con la gente?

R: Sono in contatto con la gente. Gente come me, anche cani sciolti, ci sono molti cani sciolti in giro. Personalmente non mi sento alienato, o cane sciolto, o spaventato. Non mi sembra che ci sia nessuna organizzazione di cani sciolti in giro. E' solo che non riesco a andare d'accordo con nessun tipo di organizzazione. Un giorno o l'altro magari mi ritrovero' tutto solo in una carrozza della metropolitana, senza sapere dove sono finito quando le luci si spengono, insieme a quaranta persone, e dovro' darmi da fare per conoscerli. In quel caso faro' quello che si deve fare.

Nota: I termini "connected" e "disconnected", resi qui sopra con "connesso" e "alienato", o "cane sciolto", si potrebbero anche tradurre rispettivamente con "integrato" e con "non integrato" (il termine e' molto "anni sessanta"), ma solo se Dylan sta ponendo una differenza tra chi fa parte dell'establishment (i "connected" ones) e chi non ne fa parte (i "disconnected" ones). Se Dylan non sta parlando di questa differenza si potrebbe tradurre "connected" con "gente che fa parte di un giro" (che puo' essere anche un giro "alternativo", tipo movimenti di militanza politica ecc.) e "disconnected" con "gente che non fa parte di nessun giro". Dal contesto dell'intervista io credo che entrambe le ipotesi vadano bene... Nel senso che ho l'impressione che Dylan voglia rivendicare la sua non appartenenza sia all'establishment sia a qualsivoglia giro, sia esso politico o semplicemente una cerchia di persone legate da qualcosa.


traduzione e note di Michele Murino
grazie ad Alessandro Carrera per la collaborazione
 



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