Woody, la vita sul tetto di un treno

Alessandro Baricco
da "La Repubblica"


Comincia così. Vagabondi a decine, ammassati in un vagone ferroviario, tra
puzza alcool, belle storie, botte da orbi. Vagone merci. A chiudere gli
occhi, si può sentire l' odore. Treno che scola giù verso Chicago,
attraversandosi un' America anni Quaranta.

Giovani, vecchi, c' è di tutto. Non la smettono mai di parlare. Anche quando
se le danno, parlano. Dicono: noi, da dove veniamo? Cosa abbiamo sbagliato,
nella vita? Ma se ne fregano, e cantano una canzone che dice: this train is
bound for glory, questo treno va verso la gloria, this train, questo treno.
Se le danno talmente, e con tale passione, che a un certo punto uno finisce
fuori, mezzo fuori, appeso al bordo del vagone, con i piedi a penzolare a un
pelo da terra, buffa bandiera a sventolare paura. Quando il treno rallenta,
lui salta giù, si mette a correre, piglia al volo la scaletta che gli passa
di fianco, ci sale su, gradino dopo gradino, e arriva sul tetto del vagone.
Aria che tira, e paesaggio che va. L' uomo ha con sé una chitarra.
Strimpella qualche nota. Là sopra, sul tetto, ci sono altri tre. Gli si
avvicinano. Guardano il cielo e pensano: pioggia. Cielo del Minnesota, per
la cronaca. Nuvole, e poi nuvoloni, e poi un diluvio, giù a lavare tutto.
Allora uno dei tre prende il suo maglione e lo allunga a quello con la
chitarra: si rovinerà, con la pioggia, dice.

WOODY GUTHRIE, L' UOMO CHE SPARO' CON LA CHITARRA

L'uomo infila la chitarra nel maglione, come se fosse un bambino. Allora un altro si leva la camicia e gliela dà. E anche il terzo, che ha una camicia lurida, ma non importa. Treno che corre sotto il diluvio, e sul tetto quei quattro a torso nudo, e una chitarra imbacuccata come un bambino con la febbre.

Comincia così. L' uomo con la chitarra era Woody Guthrie. E comincia così il
suo romanzo autobiografico, Questa terra è la mia terra, che era già stato
pubblicato in Italia da Savelli, anni fa, e che ora Marcos y Marcos
ripropone nella traduzione di Cristina Bertea, con un' utile prefazione di
Alessandro Portelli. Strano libro.
Meravigliosamente imperfetto. Uno di quei testi che un editor farebbe a
pezzi con tanti interventi molto sensati e dunque rovinosi. Sbanda da tutte
le parti, accelera e frena come un ciclista ubriaco, e intanto ti ipnotizza
come lo sferragliare di un treno senza fermate, e alla fine viaggi, scomodo,
ma viaggi. C' è una forza, lì dentro, - una specie di irresistibile
sincerità - che rende perdonabile tutto.


Quando, dopo trecento pagine, ci si imbatte in frasi tipo "Le sue labbra sul
mio volto erano come ali di farfalla", non dico che sembrino belle: ma han
finito di darti fastidio duecento pagine prima. In quel libro Woody mise la
sua storia, o almeno quanto gli piaceva raccontare della sua storia. Lui
veniva da una città che si chiamava Okemah e che ci mise poi decenni a
riconoscere la grandezza di quel suo figlio vagabondo, cioè tutto il tempo
che le occorse per dimenticarsi che era comunista, lui. La parabola della
sua famiglia sembra inventata dal migliore Steinbeck, e invece è un graffito
esemplare e vero, che racconta con spietata esattezza una certa America.
Benestanti prima, poi rovinati, poi ripartiti da zero in un' altra città,
poi dispersi per sempre, con la madre a morire in un ospedale psichiatrico e
il padre rifugiato in un angolo di Texas, a contemplare i ruderi di una vita
spesa a fare mille lavori diversi.

E' l' America del liberismo selvaggio e senza rete dove ricchezza e povertà
passano veloci e immotivate come tempeste di sabbia. E il destino procede a
scossoni, tra case che bruciano, città che nascono e muoiono, guerre che
scoppiano. Un meccanismo esatto e folle che produce denaro ed espelle senza
pietà brandelli di umanità, facendone tribù nomadi alla ricerca di una
sopravvivenza possibile. Woody era uno di quei brandelli. Aveva una chitarra
e un talento micidiale a coniare storie in forma di ballate. Così raccontò
il nomadismo suo e di quella gente, e lo fece come non è riuscito a nessuno,
Steinbeck compreso. Cantava con una voce da latta di benzina, barando sempre un po' sul tempo, come se perfino il ritmo gli paresse una galera da
prendere per i fondelli. Con gli anni ottenne una notorietà che gli avrebbe
anche permesso di tornare in sella e accomodarsi in qualche poltrona di
qualche America satolla. Ma doveva averci dentro una qualche vocazione a non far tornare i conti, una specie di obbligo alla precarietà. Così non si
fermò mai. Tutta la vita a torso nudo sul tetto di un treno in corsa: per
così dire. Nel libro dice che suo padre gli insegnò a non farsi impaurire da
nessuno, e sua madre a guardare la realtà dal punto di vista del prossimo. A
ben pensarci sono le due sponde esatte tra cui fece rimbalzare la sua vita,
il suo impegno politico, la sua attività di testimone e di artista.

con Lefty Lou
Ribellione e difesa dei deboli. Coraggio e compassione. A pensarci ancora
meglio, si capisce che è proprio in quella forbice démodé che dimorano anche
tutte le pagine di Questa terra è la mia terra. E dev' essere questa la
ragione per cui, pur non essendo un capolavoro, finisce per tenerti legato
lì a respirare quell' aria, a stare ancora un po' in quell' ossigeno di
passione, d' ingenuità, di sincerità. E' un' aria che non ti ricordavi quasi
più. Ribellione e compassione sono sponde dell' anima in disuso, buone per
carambole di rabbia che, di questi tempi, non vedi più fare. Non ci sono più
giocatori capaci di immaginarle. Sul panno verde della Storia, si giocano
partitine asfittiche, dominate dal titic titoc del buon senso, con biglie
così annoiate che hanno perso anche il loro colore, va a capire qual era la
tua. Lui, Woody, sapeva, qual era la sua. Sulla chitarra aveva scritto:
questa macchina ammazza i fascisti. Poi sparava canzoni, mica proiettili, ma
intanto il diritto a un nemico, preciso e con un nome, se lo portava a
tracolla, e non lo mollava mai. Così come il piacere - non solo il dovere -
di vedere le cose alla rovescia: invece di ammirare la logica inappuntabile
di ciò che vinceva, gli veniva d' istinto di guardare negli occhi l'illogicità assoluta del fatto che ci fosse qualcuno a perdere. Bruce
Springsteen, che non è un filosofo, l' ha detto con parole da niente, una
volta, a un concerto: "Woody ti entra dentro e ti tira fuori quella parte di
te che pensa a chi ti sta vicino". Suona come roba da bollettino
parrocchiale, perché ormai il cinismo della furbizia si è rosicchiato tutto,
e ciò che non è lucida analisi o zuffa preelettorale sfuma immancabilmente a
ingenuità vagamente kitsch. Siamo tarati sul disincanto, e cose come lo
sdegno o la compassione sono merci scadute. Ma c' è da credere, da qualche
parte, qualcuno sia ancora talmente ingenuo da fermarsi a riguardare quei
relitti, e dare loro il tempo di tornare a significare qualcosa. Questa
terra è la mia terra è 350 pagine di tempo. Se si ha la pazienza di
consumarlo, riga dopo riga, poi uno alza la testa, dice piano parole tipo
"sdegno", o "ribellione", e perfino "compassione", e invece di una forte
nausea sentirà come l' impressione di aver dimenticato qualcosa, in quella
stazione di servizio, quando si era fermato l' ultima volta. Capace che
torna indietro, rientra in quel bar, e chiede: Scusate, devo aver
dimenticato qui della roba, è solo rabbia e compassione, niente di prezioso,
ma è un ricordo, ci tengo. Sta sicuro che non gliel' hanno portato via. Non
è merce che va a ruba. Capace che la ritrova lì, posta sul lavabo, al cesso.
Se la mette in tasca e se ne riparte via.

E magari la strada è sempre la stessa. Ma sarà tutto un altro viaggio.


con Leadbelly

IL FIGLIO Arlo Guthrie (50 anni) è il primogenito di Woody. Ha tentato di
ripercorrere le orme dell' ingombrante padre. Con discreto successo negli
anni 60
L' EREDE Bob Dylan si è sempre dichiarato debitore della vena
musicale, poetica e politica di Woody Guthrie. Una devozione che lo spinse a
incontrarlo sul letto di morte nel 1967
IL FILM Il film che Hal Ashby ricavò nel 1976 dall' autobiografia di Woody Guthrie portava il medesimo titolo del libro 'Bound for glory' (' Questa terra è la mia terra' nella versione italiana). Ne era interprete David Carradine. La sceneggiatura che Robert Getchell aveva tratto dal libro di Guthrie ne ripercorreva abbastanza fedelmente le pagine: il racconto è ambientato nel 1936, in piena Grande Depressione, in quell' anno Guthrie-Carradine parte con la moglie per gli stati meridionali degli Usa, sconvolti dalla crisi economica ed apre una mensa per poveri. Il film vinse due Oscar: per la fotografia di Haskell
Wexler e la colonna sonora non originale di Leonard Rosenman

Questa terra è la mia terra
Woody Guthrie
Ed. Marcos y Marcos



Una completa e critica biografia di Piero Scaruffi del sito scaruffi.com

con Cisco Houston
Nato nell'Oklahoma nel luglio 1912, Woody Guthrie crebbe in una famiglia
disastrata come poche: la loro casa venne distrutta da un ciclone, una
sorella mori` per una fuga di gas, la madre impazzi`, il padre dichiaro`
bancarotta. A undici anni Guthrie doveva gia` guadagnarsi da vivere presso
le famiglie del villaggio natio; a sedici, quando la crisi colpi` le
campagne, prese a viaggiare sui treni merci, come tanti altri disoccupati;
un' adolescenza fatta di occupazioni occasionali (imbianchino, strillone,
predicatore e cantante) e vita negli accampamenti dei barboni.
Nel 1935 una tempesta di polvere piu` violenta delle solite ridusse in
sabbia i campi della Dust Bowl (il profondo Sud contadino del Texas) e due
anni dopo anche Guthrie si uni` alla folla di disperati che lasciavano la
loro terra e partivano alla volta della California, la terra promessa. Il
loro viaggio era un'odissea attraverso la miseria delle baracche, la
violenza degli industriali, l'ipocrisia dei borghesi e le ingiustizie delle
autorita'. Nel 1937 a Los Angeles trovo` lavoro come cantante country:
raccoglieva le sue impressioni sulla vita dei poveri e sulle persecuzioni
dei dissidenti, sotto forma di canzoni scarne ed efficaci.

Il suo stile derivava dalla tradizione bianca (si accompagnava d'altronde
soltanto con la chitarra e l'armonica) e da quella nera per cio` che
riguarda il semi-parlato ironico alla "talking blues", ma i testi
costituivano una novita` assoluta: nessuno aveva mai usato prima la musica
come mezzo diretto di informazione e di denuncia. Sono le Dust Bowl Ballads,
le ballate sui poveri e sui disoccupati della zona della siccita`,
agghiaccianti cronache dell'apocalisse come Dusty Old Dust (1935), Talking
Dust Bowl, Hard Traveling, Deportees, Dust Bowl Refugee e Dust Bowl
Disaster. Benche' le sue canzoni fossero gia` celebri, Guthrie entro` per la
prima volta in uno studio di registrazione nel 1940.


Comincio` anche a scrivere articoli su giornali di sinistra e negli anni
seguenti il suo impegno politico crebbe pericolosamente (la sua chitarra
portava inciso il motto: "this machine kills fascists"). Invitato a New York
dal musicologo Lomax per incidere tre dischi ufficiali, con le celebri
elegie "proletarie" Pretty Boy Floyd, Ludlow Massacre, 1913 Massacre, torno`
in California attraversando il paese con Cisco Houston e intrattenendo gli
emigranti che incontrava per strada.

Accetto` anche di comporre un nuovo ciclo di ballate per commemorare
un'opera pubblica (la costruzione di una diga), le Bonneville Ballads
appunto, fra cui This Land Is Your Land, piu` retoriche e oratorie, soap
opera impregnate di verbosita` whitmaniana.


Convinto da Seeger a trasferirsi all'Est, suono` con lui e i suoi Almanac
Singers ai raduni sindacali e ai comizi politici. Poi, dopo una breve
esperienza in un super-quartetto con i bluesmen Leadbelly, Sonny Terry e
Brownie McGhee, Guthrie (di nuovo in compagnia di Houston) si arruolo`
volontario per la Sicilia, e al ritorno (1943), deluso dalla crisi della New
Left (dilaniata allora dalle polemiche fra pacifisti e interventisti e dalla
caccia alle streghe indetta dal senatore McCarthy), scrisse la propria
autobiografia.

Nuovi cicli di ballate furono quello per i bambini e quello dei grandi miti
americani, da Lincoln a Sacco e Vanzetti. In queste composizioni il suo
stile popolare, singolare fusione della verve narrativa satirica e
pittoresca di Mark Twain con il simbolismo francese e la poesia visionaria
del primo Ottocento inglese, trovo` il nerbo sentimentale di un'epica da
strada, naive e oltraggiosa, spontanea e scandalistica, che gli valse la
simpatia tanto degli intellettuali quanto dell'uomo comune. Altre canzoni,
come So Long It's Been Good To Know You, Bound For Glory e Pastures Of
Plenty (1941), Plane Wreck at Los Gatos (1948), divennero famose
nell'interpretazione di altri.

Guthrie divenne negli anni '50 il faro dei cantanti folk del Greenwich
Village, e poco alla volta una fetta sempre piu` cospicua della coscienza
dell' americano medio. Quando, nel 1952, entro` in ospedale colpito da un
morbo fatale, l'America lo elesse eroe nazionale, prendendo a modello la sua
integrita` morale e la sua implacabile battaglia contro i soprusi e le
ingiustizie. Mori` dopo quindici anni di agonia, nell'ottobre 1967.

Da lui si devono far discendere il folk revival e la moderna figura del
cantautore contestatore; anche se Guthrie non ando` mai al di la` di un
generico socialismo umanitario e utopista (forse neppure questo, visto che
fu sempre tendenzialmente un individualista). Le sue sceneggiate, sovente
patetiche, raramente accusavano il Sistema; Guthrie preferiva puntare il
dito contro un certo tipo di cattivi, svelare casi pietosi e sottoporli alla
commiserazione pubblica, un metodo roosveltiano fino al midollo.

Ma comunque all'America del benessere e della democrazia, all'America di
Hollywood e dei petrolieri, Guthrie contrapponeva l'America di Ludlow (dove
nel 1914 furono massacrati gli operai in sciopero, per lo piu` immigrati),
l' America delle Company Towns (i lager delle citta` minerarie del Kentucky
dove le famiglie degli operai vivevano in condizioni di totale schiavitu'),
l'America di Sacco e Vanzetti (gli anarchici giustiziati sulla base di
indizi nel 1927), eccetera. L'opera di questo grande e umile poeta popolare
costituisce l'unica storia degli Stati Uniti che parli di episodi come
questi. E` un monumentale affresco della provincia americana della prima
meta` del secolo .

Dust Bowl Ballads (Folkways, 1964) e This Land Is Your Land (Folkaways,
1967) raccolgono i capolavori.


CANZONE PER WOODY
Parole Bob Dylan
Musica Bob Dylan (rielaborazione della melodia di "1913 Massacre" di Woody Guthrie)

Sono qui a un migliaio di miglia da casa,
camminando per una strada già attraversata da altri.
Sto vedendo il tuo mondo di persone e cose,
i tuoi poveri ed i contadini e le principesse
ed i re.

Hey, hey Woody Guthrie, ti ho scritto una canzone
Che tratta del buffo mondo che abbiamo innanzi.
Sembra malato, è affamato, stanco e dilaniato,
sembra come morto ma è appena stato partorito con dolore.

Hey, Woody Guthrie, ma io so che tu sai
Tutte le cose che sto dicendo e molte altre ancora
Ti sto cantando questa canzone, ma non posso cantarla abbastanza,
perché non ci sono molti uomini che hanno fatto le cose che hai fatto tu.

Questa è per Cisco, per Sonny ad anche per Leadbelly,
E per tutte le brave persone che hanno viaggiato con te.
Questa è per i cuori e per le mani delle persone
Che vengono con la polvere e se ne vanno con il vento.

Partirò domani, ma potrei partire oggi,
da qualche parte, lungo la strada, un giorno.
L'ultima cosa che voglio fare
E poter dire che ho fatto anch'io tanta strada


SONG TO WOODY
words Bob Dylan
music Bob Dylan (based on "1913 Massacre" by Woody Guthrie)

I'm out here a thousand miles from my home,
Walkin' a road other men have gone down.
I'm seein' your world of people and things,
Your paupers and peasants and princes and kings.

Hey, hey Woody Guthrie, I wrote you a song
'Bout a funny ol' world that's a-comin' along.
Seems sick an' it's hungry, it's tired an' it's torn,
It looks like it's a-dyin' an' it's hardly been born.

Hey, Woody Guthrie, but I know that you know
All the things that I'm a-sayin' an' a-many times more.
I'm a-singin' you the song, but I can't sing enough,
'Cause there's not many men that done the things that you've done.

Here's to Cisco an' Sonny an' Leadbelly too,
An' to all the good people that traveled with you.
Here's to the hearts and the hands of the men
That come with the dust and are gone with the wind.

I'm a-leaving' tomorrow, but I could leave today,
Somewhere down the road someday.
The very last thing that I'd want to do
Is to say I've been hittin' some hard travelin' too.


Dylan canta Guthrie
1913 MASSACRE
AIN'T GOT NO HOME IN THIS WORLD ANYMORE
DEPORTEES
DEAR MRS. ROOSEVELT
DON'T YOU PUSH ME DOWN
GRAND COULEE DAM
HARD TRAVELIN'
HOWDIDO
PASTURES OF PLENTY
PRETTY BOY FLOYD
RAMBLIN' DOWN THRU THE WORLD
RAMBLIN' 'ROUND
RANGER'S COMMAND
SLIPKNOT, HANG NOT
TALKIN' COLUMBIA
TALKIN' MERCHANT MARINE BLUES
THE TRAIL OF THE BUFFALO (BUFFALO SKINNERS)
THIS LAND IS YOUR LAND
THIS TRAIN IS BOUND FOR GLORY
VD BLUES
VD CITY (versione The Early Years)
VD CITY (VD SEAMAN'S LAST LETTER)
VD WALTZ
VD WOMAN
A TRIBUTE TO WOODY GUTHRIE
LAST THOUGHTS ON WOODY GUTHRIE



 


MAGGIE'S FARM

sito italiano di Bob Dylan

HOME PAGE
Clicca qui

 

--------------------
è  una produzione
TIGHT CONNECTION
--------------------