da "USA Today" - 1995
"Dylan su Dylan, 'Unplugged' e la Nascita di una Canzone"
di Edna Gundersen.
Alla vigilia dell'uscita del suo album dal titolo "MTV Unplugged", il solitamente recluso Bob Dylan ha acconsentito ad una chiacchierata esclusiva relativa alle sue attuali attività. Dopo una serie di concerti tenuti sulla West Coast questo mese, Dylan e la sua band ricominceranno a suonare in Europa a Giugno, e poi ritorneranno negli Stati Uniti per un tour autunnale attraverso tutto il Paese. Dylan ha trascorso tre settimane in Gennaio impegnato a scrivere nuove canzoni, ma probabilmente non le registrerà prima del 1996. Cos'altro? Leggete.
Gundersen:
Come hai progettato questo lavoro "Unplugged"?
Dylan:
Non ero molto sicuro di come farlo e di quale materiale utilizzare.
Mi sarebbe piaciuto cantare vecchie canzoni folk e suonarle con strumenti
acustici, ma poi ho ricevuto un sacco di input da altre fonti che mi dicevano
cosa sarebbe stato giusto fare per il pubblico di MTV. La casa discografica
mi ha detto: "Non puoi fare quella roba, è troppo oscura." Una volta
avrei discusso, ma non c'era scopo. Allora ho detto: "OK, allora ditemi
che cos'è che non è oscuro?" E loro mi han risposto: "Knockin'
on Heaven's Door."
Gundersen:
E "Like a Rolling Stone," il tuo marchio.
Dylan:
Ho ascoltato un sacco di volte come Eric Clapton ha suonato "Layla"
in versione acustica per il suo "Unplugged." Eric mi ha influenzato a fare
la stessa cosa per "Like a Rolling Stone," ma normalmente non dovrebbe
mai essere suonata in quel modo.
Gundersen:
Pensi ad un seguito per questo "Unplugged"?
Dylan:
Prenderei in considerazione l'ipotesi di fare ancora un "Unplugged"
in un ambiente più rilassato dove non mi senta come se fossi al
centro dell'attenzione. Mi sono sentito come se dovessi solo produrre e
consegnare un disco e ho consegnato qualcosa che era stato preconfezionato
per me. Non è che fosse un problema, ma non era necessariamente
quello che volevo fare.
Gundersen:
Preferisci suonare con strumenti acustici piuttosto
che con strumenti elettrici?
Dylan:
E' più o meno la stessa cosa per me. Cerco di non rovinare l'aspetto
di una canzone con l'elettricità o con la non-elettricità.
Preferisco trarre qualcosa fuori da quella canzone da un punto di vista
verbale e fonetico piuttosto che dipendere dagli strumenti.
Gundersen:
E' stato difficile per te cantare davanti alle telecamere
della televisione?
Dylan:
E' difficile superare il senso di scarso entusiasmo che provo nei confronti
della TV. E' un medium che non ha mai dato buoni risultati per me.
Gundersen:
La gente presente in studio era un tipico pubblico
alla Dylan?
Dylan:
Non li avevo mai visti prima. (Risate)
Per quel che ricordo facevano parte della categoria di quelli ben educati.
Gundersen:
Hai approvato lo show finito?
Dylan:
Non saprei. Non l'ho visto.
Gundersen:
Di recente sei stato moltissimo in tour. Ovviamente
ti piace suonare dal vivo.
Dylan:
Esiste una certa parte di me che diventa assuefatta ad un pubblico
"live". Non continuerei a suonare dal vivo se ne avessi abbastanza. Faccio
circa 125 concerti all'anno. E potrebbe sembrare che sia una cifra enorme,
o così potrebbe sembrare alla gente che non lavora così tanto,
ma non è così. BB King ad esempio lavora 350 notti l'anno.
Gundersen:
Suonare a Woodstock è stato un momento speciale?
Dylan:
Nah, è stato solo un altro concerto, davvero. Semplicemente
siamo andati abbiamo suonato e ce ne siamo andati via. Ti arrivi a domandare
se vieni notato dal pubblico, perchè ti senti così piccolo
su un palco grande come quello.
Gundersen:
Hai la sensazione che alcune delle tue canzoni siano
ormai datate o che siano diventate stantie?
Dylan:
Ascolto raramente i miei vecchi dischi. Per me le canzoni sono qualcosa
di vivo. Non sono basate su nessuna truffa o racket o frode. Sono delle
canzoni reali ed esistono adesso. Non sono canzoni per cui la gente può
ascoltarle e dire: "Oh, perbacco, mi ricordo dov'ero quando l'ho ascoltata
per la prima volta." Le mie canzoni non sono così. Non sono disponibili.
Così come non lo sono le canzoni folk e blues.
Gundersen:
Però hai abbandonato alcune canzoni lungo il
cammino.
Dylan:
Diciamo la verità, alcune delle mie canzoni non reggono dal
vivo. Ho provato a farle nel corso degli anni e ora proprio non riesco
a farle.
Gundersen:
Gli eventi attuali, come la bomba in Oklahoma (1),
hanno un impatto su quello che scrivi?
Dylan:
Il caos è dappertutto: illegalità, disorganizzazione,
malgoverno. Non so se tutto questo ha un impatto sul mio modo di scrivere
come lo aveva un tempo. Negli anni scorsi gli eventi mi hanno fatto soffrire
e mi ci sono dedicato ma a meno che una canzone non fluisca dalla mia mente
in maniera naturale e non gli si debba fare da chaperon, allora si dissolve.
Gundersen:
Scrivi con l'immortalità in mente?
Dylan:
No. Si tratta di una cosa del tipo "qui-e-adesso". Un sacco di canzoni
sono soltanto domande che poni a te stesso. Io non mi collocherei in una
qualche categoria di autori di canzoni. Cerco di non forzare me stesso
ad andare in una qualche particolare direzione.
Gundersen:
Nella tua mente ci sono molte canzoni che non hai
ancora scritto?
Dylan:
Probabilmente sono molte di più le canzoni che non ho mai pubblicato
rispetto a quelle che ho pubblicato. Durante la giornata mi vengono in
mente un sacco di pensieri. Spesso scrivo un verso ma poi non lo completo.
E' difficile riuscire ad essere vigili e stare dietro a tutto.
Gundersen:
Hai 53 anni. Hai ancora una grande necessità
di scrivere?
Dylan:
Sì, o è così oppure devi disinteressarti completamente
della cosa. Ho scritto un numero così grande di canzoni che non
potrei dire di non essere riuscito ad ottenere quello che volevo. Diventando
più vecchio diventi più abile e questa cosa può esserti
d'impaccio perchè allora cerchi di prendere il controllo dell'impulso
creativo. La creatività non è come un treno merci che corre
sui binari. E' qualcosa che deve essere accarezzata e trattata con un grande
rispetto. Se la tua mente gli si frappone da un punto di vista intellettuale
allora la tua creatività si bloccherà. Devi programmare il
tuo cervello in modo che non pensi troppo.
Gundersen:
E tu come ci riesci?
Dylan:
Uscendo con i miei cani.
Note:
(1) Qui Edna Gundersen fa riferimento al tragico episodio avvenuto
il 19 aprile 1995 quando un'attentato compiuto per mezzo di una autobomba
causò la morte di 168 persone e centinaia di feriti. La bomba venne
collocata nei pressi del palazzo federale di Oklahoma City da un ex-sergente
dell'esercito USA, Timothy McVeigh, veterano della guerra del Golfo.
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