da «Pulp Libri» n.60 (marzo 2006)
Qual è la canzone più bella del mondo? L’ozioso interrogativo
è analogo a quello che, tramite consultazioni fra esperti, a intervalli
più o meno regolari conferisce a Citizen Kane la palma di “miglior
film della storia del cinema”. Non importa che, senza nemmeno uscire dalla
filmografia wellesiana, si trovino pellicole che molti preferiscono (Touch
of Evil, per dirne uno): Citizen Kane manterrà la roboante etichetta.
Allo stesso modo, e a dispetto del fatto che ogni dylaniano del mondo abbia
almeno un pezzo più amato (gli esempi, in questo caso, sono legione),
Like a Rolling Stone è ormai diventata una sorta di Citizen Kane
del rock.
Tanto che in occasione del quarantesimo anniversario -Dylan la incise
il 16 giugno del 1965- il critico musicale Greil Marcus ha pensato di poterle
dedicare un intero volume, con la verosimile aspirazione di creare un riferimento
imprescindibile su questo capolavoro.
Il problema è però che Marcus aveva già scritto
una pietra miliare della critica dylaniana e cioè La repubblica
invisibile, il colossale studio sui Basement Tapes, incisi con The Band
dopo il noto incidente motociclistico che portò Dylan al momentaneo
ritiro dalle scene. Benché incentrato su quelle incisioni del 1967,
La repubblica invisibile conteneva già intuizioni e ragionamenti
decisivi per comprendere almeno in parte poetica e ispirazione di Dylan.
L’elegante volumetto di Donzelli aggiunge così ben poco e qua e
là appare anzi decisamente stiracchiato. Molto, troppo altro è
stato scritto su Like a Rolling Stone: già identificate tra le sue
fonti Lost Highways di Leon Payne/Hank Williams e Rollin’ Stone di Muddy
Waters, già risaputo l’aneddoto che vuole che il bellissimo suono
dell’organo di Al Kooper sia stato aggiunto per caso (Kooper era originariamente
un chitarrista ma nello studio, quel 16 giugno, c’era già Michael
Bloomfield con una Fender Telecaster) e così via.
Meglio allora rimandare il lettore curioso alla già citata Repubblica
invisibile (Arcana edizioni) o allo splendido saggio di Alessandro Carrera,
La voce di Bob Dylan (Feltrinelli), che proprio a Like a Rolling Stone
dedica un intero (e bastante) capitolo.