GREIL MARCUS
Like a Rolling Stone
DONZELLI, PP. 207, EURO 13,50
(traduzione di Andrea Mecacci)

da «Pulp Libri» n.60 (marzo 2006)

Qual è la canzone più bella del mondo? L’ozioso interrogativo è analogo a quello che, tramite consultazioni fra esperti, a intervalli più o meno regolari conferisce a Citizen Kane la palma di “miglior film della storia del cinema”. Non importa che, senza nemmeno uscire dalla filmografia wellesiana, si trovino pellicole che molti preferiscono (Touch of Evil, per dirne uno): Citizen Kane manterrà la roboante etichetta. Allo stesso modo, e a dispetto del fatto che ogni dylaniano del mondo abbia almeno un pezzo più amato (gli esempi, in questo caso, sono legione), Like a Rolling Stone è ormai diventata una sorta di Citizen Kane del rock.
Tanto che in occasione del quarantesimo anniversario -Dylan la incise il 16 giugno del 1965- il critico musicale Greil Marcus ha pensato di poterle dedicare un intero volume, con la verosimile aspirazione di creare un riferimento imprescindibile su questo capolavoro.
Il problema è però che Marcus aveva già scritto una pietra miliare della critica dylaniana e cioè La repubblica invisibile, il colossale studio sui Basement Tapes, incisi con The Band dopo il noto incidente motociclistico che portò Dylan al momentaneo ritiro dalle scene. Benché incentrato su quelle incisioni del 1967, La repubblica invisibile conteneva già intuizioni e ragionamenti decisivi per comprendere almeno in parte poetica e ispirazione di Dylan. L’elegante volumetto di Donzelli aggiunge così ben poco e qua e là appare anzi decisamente stiracchiato. Molto, troppo altro è stato scritto su Like a Rolling Stone: già identificate tra le sue fonti Lost Highways di Leon Payne/Hank Williams e Rollin’ Stone di Muddy Waters, già risaputo l’aneddoto che vuole che il bellissimo suono dell’organo di Al Kooper sia stato aggiunto per caso (Kooper era originariamente un chitarrista ma nello studio, quel 16 giugno, c’era già Michael Bloomfield con una Fender Telecaster) e così via.
Meglio allora rimandare il lettore curioso alla già citata Repubblica invisibile (Arcana edizioni) o allo splendido saggio di Alessandro Carrera, La voce di Bob Dylan (Feltrinelli), che proprio a Like a Rolling Stone dedica un intero (e bastante) capitolo.


Teo Lorini