
Grazie di cuore a Luigi Grechi per averci concesso questa intervista in cui abbiamo parlato del suo nuovo splendido album, "Pastore di nuvole", dei suoi esordi al mitico Folk Studio di Roma, della sua collaborazione con il poeta Lawrence Ferlinghetti e di molto altro ancora...
Nota: Ho intervistato Luigi Grechi telefonicamente ed ho preferito lasciare il nostro dialogo nella forma discorsiva che mi sembra più accattivante ed efficace...
Grazie all'amico Franco Fosca per
la preziosa collaborazione.
Michele Murino

MAGGIE'S FARM: E' da poco uscito "Pastore di nuvole", il suo nuovo cd... Dieci canzoni in studio, di cui 9 inedite ed una ripescata da "Dromomania". Come è stato accolto il nuovo disco?
LUIGI GRECHI: Beh, è stato accolto con molto
più interesse rispetto ai precedenti ed anche come vendite ha avuto
un'impennata che altri album non avevano avuto... perlomeno gli altri dischi
recenti... Quindi bene nel complesso... Ottime critiche, ottime recensioni,
più o meno unanimi... Sono molto contento... C'è anche chi
si è sbilanciato (ride)...
| MF:
Chi è il "pastore di nuvole"?
LG: Il pastore di nuvole è una figura di artista, di persona, che amministra oggetti immateriali, impalpabili, come le nuvole, come le note musicali, come i colori di un quadro... tutte cose che non si possono mettere da parte, che non si possono investire, e sulle quali non si può fare nessun tipo di speculazione se non quella artistica e poetica... MF: C'è quindi anche una componente autobiografica in questo brano... LG: Beh... sì, diciamo che io non parlo di me stesso ma parlo di un personaggio in cui certamente c'è tanto di me stesso, di quello che sono, di quello che non sono e di quello che vorrei essere... e di quello che vorrei non essere... un po' come in tutte le canzoni che scrivo, in un certo modo... |
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MF:
E questo mi fa pensare ad "Eccolo lo stronzo", brano iniziale del nuovo
cd... Una canzone in cui lei canta - prendendosi in giro da solo... prendendo
in giro il suo abbigliamento country-western - : "Eccolo lo stronzo, è
qui davanti a voi, a raccontarvi storie di indiani e di cow-boys, eccolo
lo stronzo, eccolo che arriva, pronto a cantarvi anche "La locomotiva".
Eccolo lo stronzo con il suo sombrero, con la camicia a quadri e gli stivali
da vaquero...".
Lei ha dichiarato infatti a proposito di una
sua canzone (Stivali e Tequila, sempre da "Pastore di Nuvole"): "Questi
sono sogni di cow-boy, sogni che mi hanno portato anche ad esagerare qualche
volta con l'abbigliamento, con l'atteggiamento... "
LG: Sì, quel brano
è autoironico, assolutamente... un brano che faccio sempre in concerto...
Ci sono canzoni che faccio che non sono per niente allegre, quindi mi piace
dare anche dei momenti di sollazzo (ride)...
Voglio precisare che non è che io mi vesta
con quel look per fare i concerti... Moderatamente sì... Indosso
il cappello... Trovo che degli stivali comodi siano una buona scelta...
MF: Come si differenzia "Pastore di nuvole" dai suoi dischi precedenti, in particolare rispetto al penultimo "Cosivalavita"?
LG: Nella maniera di registrare, sicuramente. "Pastore di nuvole" è stato registrato praticamente live. Non è un disco live, naturalmente, ci sono stati dei ritocchi, ma sostanzialmente è stato registrato dai musicisti tutti insieme, tutti nello stesso ambiente per tutto il tempo della registrazione... Quindi ha un calore ed una semplicità di suoni dovuti al fatto che non ci sono più cose di quelle che potrebbero essere eseguite dal vivo... Mi spiego: se c'è un chitarrista, suona una chitarra, non ne suona due... L'unica eccezione è la fisarmonicista, Dayana Sciapichetti, che suona in concerto contemporaneamente la fisarmonica e l'armonica a bocca ma che in occasione del disco ha registrato separatamente le parti dei due strumenti...
MF: Per "Pastore di nuvole" si è parlato di una semplicità quasi minimale...
LG: La penso così... E' quello che insieme a Guido Guglielminetti, che è stato il produttore del disco oltre ad essere uno dei musicisti, volevamo fare... Suoni molto belli ma molto semplici...

MF: Una delle canzoni più belle del disco è a mio avviso "Venti gradi sotto zero". Come mai la scelta del dialetto veneto per l'inizio di questo brano?
LG: Beh, la mia famiglia è romana ma io sono nato per caso in provincia di Padova... Ho frequentato molto le Alpi Venete, quindi un legame ce l'ho... ed anche il dialetto mi è rimasto abbastanza nelle orecchie, quindi visto il tipo di storia di emigrazione di cui parla la canzone mi è venuto naturale raccontarla in veneto...
MF: Ci racconta brevemente questa storia?...
LG: La canzone è molto semplice... Ho immaginato un emigrante... Un boscaiolo delle nostre montagne che emigra in America e ci rimane trenta/quaranta anni e taglia sequoie nei boschi americani... Tornato al suo paese natale, in Cadore, si immedesima negli emigranti che noi conosciamo oggi, quelli che vediamo nel nostro Paese attualmente... perchè anche lui da giovane ha lasciato casa sua per un lavoro spiacevole, duro, poco apprezzato, così lontano, in America...
MF: C'è anche un riferimento al rischio di xenofobia nel nostro Paese?
LG: Certo, visto che proprio nelle stesse terre che hanno fornito tantissimi emigranti in America, parliamo del Nord Est dell'Italia, in un certo modo si sono asserragliati e temono molto questi emigranti, anche se poi le loro fabbriche lavorano grazie ad un sacco di extracomunitari... ma in fondo ne hanno una grande paura... E' una cosa sbagliata, secondo me... Parecchi anziani che vivono in quei luoghi possono provare un sentimento di simpatia, di umanità, di compassione, chiamiamola come si vuole... possono sentirsi un po' più rilassati nei confronti di chi cerca di migliorare la propria vita emigrando perchè in passato è stato così anche per loro, come è avvenuto per il protagonista della mia canzone...
MF: Un'altra canzone del nuovo album si intitola "Diggeriddoo"... Di cosa si tratta?...
LG: E' uno strumento australiano, aborigeno... E' una canzone in cui immagino due ragazzi che si innamorano in una società primitiva, in maniera molto naturale, molto semplice, come vuole essere la canzone...
MF: Com'è nata l'idea della lunga coda strumentale di "Pastore di nuvole"?
LG: E' un'idea che è nata dal produttore Guido Guglielminetti... Volevamo già collocare quella canzone alla fine del disco per cui quella coda strumentale era particolarmente adatta... Vuole essere una specie di saluto musicale... Come a dire: finito di ascoltare le parole c'è un momento di musica in cui uno può alzarsi dalla poltrona e tornare a fare le proprie cose ascoltando un po' di musica... Non è un'invenzione particolare... molti altri hanno fatto code strumentali del genere...
MF: Però trovo che sia molto significativa... Come un momento per liberare i propri pensieri, di farli "viaggiare"...
LG: Certo... E' come la colonna sonora di un film che ancora non c'è... Ognuno potrebbe immaginarsi delle scene, delle immagini, degli scenari, che possono andare delle praterie dell'Argentina alle steppe della Mongolia, qualunque paesaggio desertico, un po' desolato... Io la vedo così, ma poi ognuno può immaginarsi quel che vuole...

MF: In "Stivali e tequila", uno dei miei pezzi preferiti di questo nuovo album, lei sembra sintetizzare la voglia di viaggiare, di non fermarsi mai: "...i chilometri percorsi e la gente che incontrai non riescono a domare tutti i sogni di un cowboy", dice nella canzone...
LG: Sì, è così... Ma naturalmente il "cowboy" è visto come macchietta... Non è necessariamente il "cowboy" americano... Può essere anche il Tuareg, o lo zingaro... Comunque una persona che fa lunghi viaggi, a contatto con la natura, in assoluta libertà... E' una figura mitologica il "mio" cowboy...
MF: Questo ci porta ad un tema a lei caro, quello del mito della frontiera: la vita come viaggio, come cambiamento. La filosofia "on the road"...
LG: Sì, direi che studiando attentamente la letteratura mondiale scopriamo che in fondo all'origine di ogni storia c'è sempre il viaggio... Chi sta fermo non ha da raccontare molto...
MF: Viaggia molto?
LG: Viaggio, anche se non in maniera estenuante... Del resto faccio il cantante ed il mio lavoro mi porta automaticamente a viaggiare...
MF: Ho letto che "...è stato visto leggere i Tarocchi ai passanti e a viaggiare su giu per l'Italia, l'Irlanda, gli Stati Uniti"...
LG: Tutto vero... I tarocchi li leggevo quando ero ventenne... Lo facevo in Piazza di Spagna a Roma... Ci sono anche delle foto su "Ciao 2001" che risalgono a tanti anni fa, quando non ero ancora noto come Luigi Grechi, mentre leggevo i tarocchi, mentre suonavo la chitarra... Ero un viso tra la folla...

| MF:
A proposito di quegli anni lontani... facciamo un passo indietro... Come
ricorda il periodo del Folkstudio, il mitico locale di Roma che la vide
suonare negli anni '60 accanto ai vari Francesco De Gregori, Mimmo Locasciulli,
Antonello Venditti etc.
LG: Il vecchio "Folkstudio" era un posto assolutamente unico a Roma... ma anche al mondo credo che esistessero poche realtà simili... Forse in America, in Inghilterra c'erano dei folk club... ma per Roma era una cosa assolutamente inedita... Ed aveva un enorme successo... Ricordo che ogni volta prima dell'apertura si formava una lunghissima fila davanti a questa porta metallica chiusa.... I romani facevano letteralmente la fila per entrare al Folk Studio... Erano serate assolutamente prive di programma... Si alternavano sul palco diversi musicisti provenienti da ogni dove... Erano anni in cui Roma era piena di gente che scappava da dittature come quella dello Scià di Persia, o dal Sudamerica... E ancora dall'Oriente, dagli Stati Uniti... un po' da ogni luogo... Gente che scappava per varie ragioni, tra cui molti disertori che evitavano con la fuga la chiamata alle armi per la guerra in Viet-Nam... Era una grande massa di giovani, molti dei quali erano artisti, musicisti o cantanti... Era tutto molto stimolante... molto divertente... MF: In che anni ha iniziato a frequentarlo?... LG: Dalla metà degli anni '60... Il Folk Studio non ha iniziato tanto con i cantautori che all'epoca ancora non c'erano, parliamo di prima del 1965, bensì con la musica folk... che non è il liscio... oggi chiamano "folk" il liscio... orchestra folk è sinonimo di liscio, ma sono due cose del tutto differenti... Era invece musica popolare, musica tradizionale che proveniva da tutto il mondo... I cantautori sono venuti più tardi, con la gestione successiva del locale, quella di Giancarlo Cesaroni, fondamentalmente perchè materialmente sono nati in quel periodo, quelli della famosa "scuola romana"... MF: Chi c'era oltre a lei? LG: C'erano mio fratello Francesco (De Gregori, ndr), Antonello Venditti, Giorgio Lo Cascio, Mimmo Lo Casciulli, Stefano Rosso... MF: Poi c'erano quelli più legati alle canzoni politiche... LG: Sì, ricordo Carlo Settimelli, ma anche Giovanna Marini... Erano gli autori e gli interpreti delle canzoni di protesta italiane... Sono passati tutti dal Folk Studio... E' passato anche Francesco Guccini... Ci sono stati molti nomi illustri... MF: E' vera la leggenda secondo la quale dal Folk Studio è passato anche Bob Dylan?... LG: Sì è una storia vera... Solo che non era "Bob Dylan"... Possiamo dire che era Robert Zimmerman in viaggio a Roma per andare a trovare la sua fidanzata che all'epoca studiava a Perugia... Nessuno rimase colpito da lui perchè come dicevo non era ancora molto conosciuto come "Bob Dylan"... In Italia era praticamente uno sconosciuto... MF: A quanto ne so è stato lei l'artefice dell'incontro tra suo fratello Francesco De Gregori e Fabrizio De Andrè... LG: E' vero, ma non avvenne al Folk Studio... De Andrè aveva suonato al "FolkRosso", che era nella stessa sede del primo Folk Studio... Lo incontrai lì e facemmo amicizia. Chiamai mio fratello ed il giorno dopo glielo feci incontrare. Da lì nacque la loro amicizia. |

MF: A che anno risale il suo primo disco?
LG: Al 1974, credo... Era "Accusato di libertà"... All'epoca tra l'altro avevo quasi deciso di cambiare mestiere... Avevo un lavoro di bibliotecario a Milano e pensavo di non fare della canzone la mia professione, di relegarla piuttosto al ruolo di hobby... Invece... è andata in modo diverso... Il primo disco era prodotto dalla PDU, la casa discografica di proprietà di Mina e di suo padre...
MF: La PDU, che le "censurò" un brano se ben ricordo...
LG: Sì, andò così... Si trattava di un pezzo intitolato "Seveso Blues", una canzone che parlava dei fatti di Seveso, il più grave disastro ambientale della storia d'Italia, causato dallo scoppio di un reattore della Icmesa. A disco finito venne eliminata dall'album per decisione della PDU... Mi chiamò l'avvocato della Casa Discografica dicendomi che non si potevano dire quelle cose, che c'era il rischio di querela e quindi tolsero il brano...
MF: Le è più successo in seguito?...
LG: No, è stato l'unico caso del genere...
MF: Anche in uno dei suoi brani più belli, "Chitarrista cieco", in cui lei canta la storia di un operaio siderurgico che perde la vista sul lavoro, sostituisce la parola "Italsider" con "Littlesider" ("Accadde a "Littlesider" proprio nel '63...")
LG: Mah, quella è stata una sorta di autocensura ma va detto che nella versione originale io canto "Italsider". Dopo l'ho trasformato in "Littlesider" ma cantandola non cambia il suono... Tutti sono in grado di capire a cosa alludo quando la canto... (risate)
MF: Dopo i primi tre album c'è un lungo periodo di pausa... L'album "Dromomania" è infatti del 1987 (quello precedente, "Come State?" era del 1979). Come mai questa lunga assenza discografica?
LG: Gli anni '80 sono quelli che io considero i peggiori della recente storia italiana... Ed anche lo spettacolo ed il mondo della musica ne hanno risentito... All'epoca andavano di moda stili musicali come il funky, o comunque stili che non erano assolutamente il mio... C'era un rifiuto da parte della gente di ascoltare parole, di prestare attenzione a qualsiasi cosa non fosse superficiale... Per me sono stati anni bui, anche se poi su questo si può discutere... Continuavo a fare provini, a proporre materiale, ma nessuna casa discografica ne voleva sapere... Parallelamente però continuavo a suonare e a cantare dal vivo, magari con difficoltà a volte...
MF: Personalmente credo che gli anni '80 siano stati anche quelli più "fiacchi" per quanto riguarda la produzione dei vari cantautori che si erano imposti all'attenzione negli anni '70...
LG: E' possibile... L'atmosfera era quella, quindi si preferivano altre cose... La mia sensazione è questa... C'era poco spazio per chi faceva cose di una certa profondità, per chi raccontava la Storia, per chi faceva un tipo di canzoni basate molto sui testi... Si preferivano altri tipi di musica basati sul funky, sul jazz, musica da ballo...

LG: Sì, direi di sì... Non è che io sia diventato proprio famoso ma direi di sì... Anche perchè poi i nomi degli autori pochi li leggono... e nelle radio non vengono menzionati... Non è più come una volta quando si usava dire invece: "canzone di Pinco Pallino interpretata da Tizio...". Però la canzone fu un enorme successo e mi servì anche molto perchè così non dovevo più spiegare chi ero, mi bastava dire "Sono l'autore de Il bandito e il campione"... e questo poteva già bastare...
MF: Quel grande successo ha cambiato in qualche modo la sua vita artistica?...
LG: Direi di sì, in un certo modo... Il fatto stesso di essere intervistato in questo momento è dovuto in parte anche al successo di quella canzone che mi ha reso noto al grande pubblico...
MF: Però ho sentito una sua intervita in cui si lamentava di uno scarso interesse da parte degli interpreti...
LG: E' vero... Speravo che qualcuno nel mondo musicale italiano mi chiamasse... Anche perchè c'è un sacco di gente che ha bisogno di testi... Mi è sembrato strano che nessuno mi chiedesse di scrivere un testo per lui... Anche perchè - senza voler lodarmi eccessivamente - avevo scritto una canzone che ha venduto oltre mezzo milione di copie, e questo doveva pur significare qualcosa...
MF: Come le era venuta l'idea di questa canzone?...
LG: E' dovuta ai racconti di un mio amico che si chiamava Giancarlo Cabella, scrittore di teatro, uomo di cultura, di Novi Ligure... Fu lui che mi raccontò tutta la storia dell'amicizia tra il ciclista Costante Girardengo (il campione) e Sante Pollastri (il bandito)... Mi raccontò tutta la storia così come la raccontavano i vecchi, senza documenti... Solo ricordi popolari di gente del paese... Era una delle leggende del paese... Naturalmente c'era chi diceva che Girardengo aveva fatto la spia facendo arrestare il bandito Sante, chi diceva che non fosse andata così... Nella canzone poi io ho lasciato volutamente tutto nel vago, senza nessun dato preciso...
MF: I parenti di Girardengo l'hanno contattata dopo la pubblicazione della canzone?
LG: No... Credo che non fossero molto contenti del fatto che fosse stata tirata in ballo questa storia... Non erano contenti che si dicesse che c'erano stati rapporti di amicizia tra Girardengo ed un bandito anarchico... Anche a ragion veduta, in un certo senso... Soprattutto i piemontesi poi che sono molto legati alla loro intimità, alla loro riservatezza, come è giusto che sia... Quindi mi rendo conto che non saranno stati proprio felicissimi...
MF: Chi era Sante Pollastri?
LG: Era un bandito anarchico... Era uno dei grandi banditi cosidetti "sociali"... Faceva rapine in gran parte per finanziare il movimento anarchico... Era una persona gentile, molto buona d'animo malgrado avesse ammazzato una quantità di carabinieri e poliziotti... Era uno che aiutava molto gli altri... il classico "bandito gentiluomo", per così dire...
MF: Nella sua versione (apparsa sul cd "Girardengo e altre storie" e poi in versione live sull'album "Cosivalavita") lei, a differenza di suo fratello, canta "Ti fece cadere la tua sola passione, aspettare il passaggio di quel grande campione" in luogo di "...dell'amico campione"... C'è una volontà a mettere meno in evidenza l'amicizia tra i due personaggi?...
LG: No, quelle sono cose normali... E' solo un caso... Alcune parole vengono cambiate perchè è tipico di ogni artista cantare la parola che gli suona meglio in quel momento... Non c'è nessun significato preciso in quella modifica...
MF: "Il bandito e il campione" ha avuto anche dei prestigiosi riconoscimenti, oltre al successo di pubblico...
LG: Sì, per quel brano mi è stata assegnata la targa al "Premio Tenco" (Premio della Giuria). E stata giudicata "miglior canzone dell'anno".
MF:
E' ironico pensare che dopo la primissima pubblicazione del brano nella
sua cassetta dal titolo "Azzardo" (lavoro autoprodotto su cui apparve per
la prima volta la canzone), "Il bandito e il campione" venne definito -
cito testualmente - "...un brano di scarso interesse per il pubblico".
Come poterono i discografici essere così
miopi da non valutare la grandezza di questa canzone?
LG: Sì, quella cassetta venne presentata come provino, come demo ai discografici per essere eventualmente pubblicata come disco... Praticamente mi dissero che a nessuno fregava niente di quella roba... In realtà i discografici di oggi non fanno più il mestiere che facevano i discografici negli anni Venti, ad esempio... Non esiste più quel tipo di figura di discografico... Quello che aveva i talent scout... E la stessa cosa avviene tra i giornalisti... I giornalisti non cercano la novità, raramente cercano lo scoop, il talento musicale da lanciare... I giornalisti musicali hanno già la strada spianata, vengono invitati a parlare di questo o quell'artista, a fare interviste a questo piuttosto che a quell'altro... Tornando ai discografici, è d'altra parte impossibile che ascoltino le innumerevoli cassette o cd che gli arrivano ogni giorno sulle scrivanie... Non avrebbero il tempo materiale per farlo... Quando gli arriva un artista che ha già un manager, e questo manager dice loro: "Guarda che questo cantante ha già trecento serate fissate in Italia...", allora il disco viene inciso subito perchè quell'artista ha già qualcuno che lo fa lavorare...
MF: Oltre alla sua versione e a quella di suo fratello, "Il bandito e il campione" è stata incisa da altri?
LG: Sì, da Gian Pieretti in un cd dedicato alle canzoni sul ciclismo...
| MF:
Una curiosità personale: che storia racconta il "Pozzo numero nove",
che apre il suo penultimo album. "Cosivalavita"?...
LG: E' ispirata ad un libro di Gesualdo Bufalino che si chiama "Argo o della memoria". Bufalino ad un certo punto apre un capitolo scrivendo pressappoco così: "Era il 1951, l'estate era torrida etc... Compro il giornale e leggo "E' stato spento finalmente l'incendio del pozzo numero 9 di Ragusa dall'esperto americano Mr. Kinley"... E' quindi una storia vera - o almeno presumo che lo sia... Io ho immaginato la scena dell'incendio, e del suo spegnimento ad opera di Mr. Kinley, come vista dagli occhi di una famiglia di siciliani da una collina... MF: Le sue canzoni sono ispirate in genere a fatti realmente accaduti?... LG: Non necessariamente... Sono per lo più di fantasia ma è chiaro che si leggono tante notizie, si ascoltano i telegiornali, per cui spesso finisce che i personaggi che si creano hanno una qualche attinenza con episodi realmente accaduti... Quindi le storie che ne vengono fuori non sono mai totalmente vere nè totalmente false... |

MF: Lei ha collaborato anche con il poeta americano Lawrence Ferlinghetti...
LG: Con Ferlinghetti abbiamo
fatto per due o tre stagioni parte di uno spettacolo itinerante al quale
partecipavano poeti e musicisti... C'era Ferlinghetti, John Giorno, Anne
Waldman, Martin Matz, parecchi nomi di quello che resta della beat generation.
C'erano poi anche poeti italiani esordienti o poco noti, poeti di area
surrealista o post-surrealista. C'erano musicisti come Claudio Lolli, Altomare...
Uno spettacolo di musica e poesia... Accompagnavo talvolta alla chitarra
Ferlinghetti che quasi ogni sera scriveva qualcosa di nuovo da recitare...
E' stata una bella esperienza, una persona simpaticissima...
| MF: Ha
anche collaborato alla libreria del poeta a Roma,vero?
LG: Sì, abbiamo celebrato la chiusura della libreria proprio un mese fa a Roma... Era la libreria "City Lights" gemella di quella di Lawrence Ferlinghetti che si trova a San Francisco... Io ero stato chiamato a collaborare alla libreria da Antonio Bertoli che ne era il direttore, non so in grazia di cosa abbia scelto me, forse perchè costavo poco (risate)... No, scherzo... In realtà è avvenuto perchè sapeva che sono una persona che ama la letteratura e la poesia... MF: Lei è particolarmente legato alla Beat Generation?... |
Luigi Grechi e Lawrence Ferlinghetti |
LG: Non moltissimo. L'ho
studiata all'Università quando frequentavo la facoltà di
Letteratura Inglese ma non è che ne fossi un grande appassionato.
Quello che mi piace in particolare della poesia beat è che è
un tipo di poesia che viene trattata come la musica rock. Non è
una poesia che viene relegata tra i corridoi delle Università o
nei salotti bene delle grandi città. E' una poesia che viene "sbattuta
in faccia" ad un pubblico che è quello dei concerti rock. Questa
era la cosa fondamentale. Quella che più mi piace. Una poesia vista
non come un esercizio accademico e soprattutto una poesia che vive nel
momento della performance poetica, nel momento cioè in cui il poeta
incontra il pubblico. La parola è direttamente "suono" e non parola
scritta.
Che poi in realtà quella della poesia
della beat generation non è una vera e propria scuola, non è
che questi poeti avessero uno stile omogeneo o aderissero ad una sorta
di manifesto, come i surrealisti. Ognuno fa poesia a modo suo. Quella di
Ferlinghetti è molto differente rispetto a quella di John Giorno,
ad esempio...
MF: Quali sono le sue fonti letterarie?...
LG: Bruce Chatwin, in particolare... Citando autori più recenti c'è uno scrittore texano che mi piace moltissimo, Cormack McCarthy... Storie di frontiera tra il Messico ed il Texas ambientate per lo più negli anni Cinquanta... Non sono libri di avventura, per quanto ci sia in essi anche una componente avventurosa... Sono libri di profonda filosofia, in un certo senso...
MF: Per il suo sito ha anche scelto una frase di Hesse... che incredibilmente sembra un suo ritratto...
LG: E' stato un puro caso... Leggendo il libro di Herman Hesse che si intitola "L'ultima estate di Klingsor" mi capitò di leggere quel brano in cui mi sembrò che qualcuno parlasse di me... Anche l'accenno alla pigrizia nello scrivere... quadrava tutto (risate)... per di più quel personaggio si chiamava Luigi!

| MF:
Musicalmente lei si rifà molto alla tradizione americana, alla musica
country... Ha spesso citato Woody Guthrie e Pete Seeger tra i suoi ispiratori...
LG: Non solo alla tradizione popolare americana ma anche a quella italiana, sotto sotto... Comunque come sound direi di sì, anche perchè ho imparato a suonare in quel modo ed in altro modo non saprei... Woody Guthrie è stato per me un grande esempio... Ma anche in Italia abbiamo avuto cantanti di protesta molto importanti, come Fausto Amodei, ad esempio... Personaggi come Woody Guthrie possono esistere un po' dovunque... Certo se non c'è l'America come sfondo sono meno eroici (risate)... MF: A proposito di Guthrie lei ha anche cantato la sua "Deportees"... |
Luigi Grechi e Pete Seeger |
LG: Sì, sulla cassetta
di cui parlavamo prima, "Azzardo", c'era una versione in italiano di "Deportees"
da me adattata...
Tornando alle mie fonti musicali, più
ancora che al country mi rifaccio alla ballata in genere... Per cui potrebbe
essere anche quella inglese... Del resto il country è musica europea
con qualche accenno africano e qualche incursione di ispanico e di latino...
E' una maniera di suonare la chitarra che è molto semplice come
stile originario, quindi è facile... L'ideale per metterci delle
parole sopra...
MF: Quanto è difficile proporre in Italia questo genere?...
LG: E' molto difficile, intanto
perchè il country ha una brutta immagine in Italia, a causa anche
di film come quello di Altman, "Nashville"... Era senz'altro un bel film
ma lo poteva capire in fondo chi già conosce quel mondo... Era un
po' come fare un film su "Sanremo" e ridurre la musica italiana a "Sanremo"...
Per chi non sapeva nulla del country quel film ne ha dato un'immagine assolutamente
fasulla e commerciale, spietata... E poi anche a causa di questa immagine
dell' "americanaccio", un po' rude... Un'immagine non molto simpatica...
Un'immagine cinematografica... In realtà la musica country è
l'espressione di una musica autenticamente popolare... E adesso è
la musica dei cantautori americani che si esprimono per lo più con
il country o con il country-rock...
Tornando alla difficoltà di proporre questo
genere in Italia bisogna anche tenere conto del fatto che abituati ai ritmi
televisivi i messaggi devono essere portati con parole che viaggiano come
frecce perchè la gente viene attirata da un verso... sono pochi
quelli che stanno ad ascoltare per tre minuti di seguito una persona che
dice parole... Spesso il pubblico non ascolta... Questa è la sensazione
che ho... Mi sembra che il pubblico voglia essere sempre più protagonista...
Striscioni, balli e tutti gli altri rituali da concerto rock, tutti vogliono
essere protagonisti e pochi vogliono stare a sentire il messaggio, e se
lo fanno lo fanno per un tempo molto limitato...
MF: Quali artisti citerebbe in Italia come i migliori rappresentanti di questo genere?
LG: Beh, innanzi tutto De
Gregori, ma non perchè è mio fratello... Credo di non dire
il falso... Ha avuto splendide occasioni e le ha colte bene facendo un
discorso che poi è sulle stesse lunghezze d'onda, canzoni di contenuto...
E poi Stefano Rosso, Mimmo Locasciulli, Francesco Guccini... E poi De Andrè,
bravissimo, anche se fino al suo incontro con Bubola si ispirava più
che altro ai francesi che non agli americani... Poi citerei Vasco e Ligabue
tra quelli più "recenti"... Mi piace Alex Britti perchè è
un bravo chitarrista, mi è piaciuta moltissimo quella canzone credo
uscita l'anno scorso, "Settemila caffè" mi sembra si chiami, aveva
questo attacco di chitarra bruciante... Limitatamente a quella esperienza
posso dire che Britti mi piace... Certo sto parlando di grandi artisti,
di grossi nomi che hanno un grosso pubblico...
Se invece devi partire dal basso, dal pub o da
piccoli locali... allora è più difficile far sentire il tuo
messaggio... Certo dipende anche dai posti... Non voglio dire che tutto
il pubblico sia becero... Ci sono persone che ascoltano ma la maggioranza
schiamazza ed è difficile attirare la loro attenzione e fargli ascoltare
in quella sede un messaggio... Chi invece va ai grandi concerti le parole
le ha già sentite a casa sul disco... le conosce a memoria...

LG: E' un'iniziativa che va avanti, finchè ci sono richieste... E' stata una mia idea. Con Lolli e con Kuzminac ci incontravamo sempre sui cartelloni di un sacco di rassegne musicali... Allora ho proposto: "Perchè non concentriamo le nostre esibizioni in un solo spettacolo?". Anche per avere una varietà di personaggi e di canzoni. La cosa è piaciuta molto al pubblico, ed era anche un sistema molto utile perchè magari uno spettatore veniva per ascoltare uno dei tre e così scopriva anche gli altri due...
MF: Domanda obbligatoria, visto il "nume tutelare" del nostro sito: le piace Bob Dylan?
LG: Certo che mi piace. Apprezzo molto soprattutto i suoi primi dischi... Anche le sue prime cose underground... I primi pezzi li conosco benissimo, li ho anche cantati... Poi nel tempo mi è interessato di meno anche se devo dire che ancora oggi fa cose che talvolta mi piacciono molto... Ma non lo seguo più molto... seguivo il primo Dylan, quello più tradizionale...
MF: In conclusione, è d'obbligo la domanda rituale sui programmi futuri...
LG: Sono in giro per concerti
a fine marzo/inizio aprile in Nord Italia. Suonerò tra l'altro a
Milano al Matatu ed al Bloom in Brianza. L'11 Marzo sarò a Roma
alla Folkosteria. Parlando di date più lontane, il 31 luglio sarò
a Pesaro. Sarò accompagnato dalla mia band abituale con Dayana Sciapichetti,
Franz Mayer e Alessandro Valle.
LUIGI GRECHI - BIOGRAFIA
Luigi De Gregori, in arte Luigi
Grechi, è nato a Padova. La sua carriera artistica inizia alla metà
degli anni '60 quando il cantautore si esibisce al celebre Folk Studio
di Roma accanto ad artisti come il fratello Francesco De Gregori, Antonello
Venditti, Mimmo Locasciulli, Stefano Rosso ed altri. Grechi fa proprio
il patrimonio musicale americano ed inglese del folk e del country.
Il suo primo album, l'ottimo "Accusato
di libertà", è del 1974, inciso per la PDU, l'etichetta di
proprietà di Mina. Sempre per la PDU seguono "Luigi Grechi" nel
1975 e "Come state?" del 1977.
Grechi si cimenta anche con il
giornalismo e collabora a riviste come "Ciao 2001", "Tutto", "Chitarre"
ed altre...
Ritorna ad incidere nel 1987 con
l'album "Dromomania" che viene prodotto dal fratello Francesco.
Proprio nel tour di De Gregori,
"Miramare '89", Grechi si esibisce insieme a Francis Kuipers e talvolta
in duetto con il fratello che incide il suo celebre brano "Il bandito e
il campione" in un album omonimo. La canzone resta in vetta alle classifiche
per molti mesi. Il brano era stato scritto da Grechi tempo prima e da lui
inserito in una cassetta autoprodotta nel 1990 dal titolo "Azzardo".
"Il bandito e il campione" diventa
un enorme successo (oltre mezzo milione di copie vendute) e riceve anche
il prestigioso riconoscimento di "canzone dell'anno" dalla giuria del Premio
Tenco nel 1993. Il brano porta a Grechi una notevole popolarità
e l'autore la incide nel suo nuovo album "Girardengo e altre storie"" nel
1994 al quale fa seguito un nuovo bellissimo cd nel 1999, "Cosivalavita".
E' di pochi mesi fa l'uscita del
nuovo album di Grechi, "Pastore di nuvole" (vedi box in basso in questa
pagina).
(a cura di Michele Murino)
|
ACCUSATO DI LIBERTA' Etichetta: PDU
Le canzoni:
Produttore: Roy Tarrant E' l'album di esordio di Grechi con alcuni suoi classici come "Il mio
cappotto".
LUIGI GRECHI Etichetta: PDU
Le canzoni:
Produttore: Roy Tarrant Si segnalano "Le chiavi", reincisa anche in seguito in "Girardengo e
altre storie" e altre due canzoni del fratello De Gregori, la splendida
"Rosso Corallo" e "La strada è fiorita".
COME STATE ? Etichetta: PDU
Le canzoni:
"Chitarrista cieco" è un grande brano, uno dei classici di Grechi. Da segnalare anche la splendida "Dublino", scritta a quattro mani da Grechi e De Gregori e la title track "Come State?" DROMOMANIA Etichetta: CBS
Le canzoni:
Produttori: Francesco De Gregori - Filippo Bruni Un gran disco country che tende al rock. Segna l'inizio della collaborazione
di Grechi con Guido Guglielminetti che proseguirà negli album successivi.
AZZARDO Etichetta: cassetta autoprodotta
Le canzoni:
Produttore: Ricky Mantoan E' l'esordio di "Il bandito e il campione" che diventerà un grande successo qualche anno dopo ed un classico di Grechi (oltre che di De Gregori). Da segnalare una versione in italiano della "Deportees" di Woody Guthrie e la splendida title track "Azzardo". GIRARDENGO E ALTRE STORIE Etichetta: Sony Music
Le canzoni:
Produttore: Vincenzo Mancuso E' una raccolta dei successi di Grechi (reincisi per l'occasione) con qualche aggiunta di notevole valore. "La coperta indiana" è deliziosa. Si segnalano anche "Barry" e la bella "L'isola di Toni". COSIVALAVITA Etichetta: Sony Music/Columbia
Le canzoni:
Produttore: Guido Guglielminetti Eccellente album con bellissime canzoni come "Pozzo n.9", "L'angelo di Lyon", la divertente "Da casello a casello" ed una bella versione dal vivo de "Il bandito e il campione". Ambrogio Sparagna suona l'organetto diatonico in "Cosivalavita" e in "Pozzo n.9". PASTORE DI NUVOLE Etichetta: Sony Music/Columbia
Le canzoni:
Il nuovo splendido album di Grechi si segnala per la bella title track,
la divertente autoironica "Eccolo lo stronzo!", la trascinante "Stivali
e tequila", sicuri classici di Grechi. Va rimarcata anche una bella cover
di Tom Russell, "Ma che vuoi da me?" ed una altrettanto bella "Il fuoco
e la danza" in cui Grechi si ispira al traditional "Will the circle be
unbroken".
(a cura di Michele Murino)
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PASTORE DI NUVOLE Luigi Grechi
In Umbria da tempo prospera un pezzo di Texas, è una piccola
fetta ideale di quello stato americano che vive attraverso la musica di
Luigi Grechi.
(a cura di Salvatore Esposito)
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Accompagnano Luigi Grechi in concerto:
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Luigi Grechi
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TIGHT CONNECTION |