Bob Dylan e
la poesia della salvezza
di
Steven Goldberg
Bob Dylan And The Poetry
of Salvation,
Saturday Review Inc.,
1970.
Now I wish I could write
you a melody so plain
That could hold you, dear
lady, from going insane,
That could ease you and
cool you and cease the pain
Of your useless and pointless
knowledge.
(Oh vorrei poterti scrivere
una melodia così lineare
Da impedirti, mia signora,
di impazzire
Da distenderti e calmarti
e arrestare il dolore
Della tua inutile conoscenza
senza scopo.)
Non ci sono rimasti molti
saggi, sapete. La nostra incredibile competenza e il nostro eccesso d'intelligenza
ci hanno condotto, s'è visto, soltanto a razionalizzare la solitudine.
Siamo in grado d'essere cosi tanto, eppure siamo poco o nulla in grado
di capire
che cosa dovremmo essere.
Impariamo solo a correre, sempre più in fretta.
Diritti nell’abisso.
E lasciamo indietro i pochi
che potrebbero forse suggerirci che fare una volta che ci siamo arrivati.
Come tutti noi, Bob Dylan
affronta un universo che la scienza ha scoperto essere sempre più
un'unita deterministica, in cui nessuna parte ha significato se non riferita
a tutte le altre.
Ai disincantati, quest'universo
appare abitato non da liberi attori in un mondo di libero volare ma dagli
effetti, vivi eppure irrilevanti, d'un infinito numero di cause. Per un
uomo che ricerca il significato, il pensiero che la vita non fa che mettere
in pratica direttive
impresse prima della nascita
o impartite in gioventù o decretate da una società aliena
è intollerabile a meno che sia parte d'un piano generale.
Le canzoni di Bob Dylan,
qualcuna di esse, parlano d'un tale piano generale.
Bob Dylan è un mistico,
la sua importanza non sta nella forzatura delle sue parole in una politicità
che egli stesso giudica ridicola e irrilevante e neppure nei simboli che
a suo tempo riempirono le canzoni della sua tarda adolescenza, meno legate
alla protesta sociale. La sua sola importanza sta nel fatto che, in un
mondo che ha perduto quella fede che è infusa con la devozione,
Dylan canta di una realtà trascendente che ridona un senso a tutto.
L'esperienza mistica è,
per sua stessa natura, indescrivibile.
Il genio di Dylan sta nella
sua capacità di fornirci qualche traccia. Io posso soltanto cercar
di delimitare alcune implicazioni del misticismo, sforzandomi d'indicare
il substrato fondamentale delle sue canzoni.
Il mistico ha sempre intuito
ciò che la scienza comincia oggi appena a intravedere: ogni distinzione
è illusoria.
La dissezione della realtà
in oggetti diversi compiuta dalla mente umana, persino la separazione di
questa mente in pensieri, risulta dal suo punto di vista soltanto una divisione
artificiale dell'Uno.
Con questo pensiero in mente,
si può comprendere che la verità mistica secondo cui "la
vita è dolore" non è per nulla nichilista ma è il
riconoscere che tutte le distinte gioie che questo mondo ha da offrire
contengono il fondamentale dolore della nostra apparente separazione dall'Uno.
L'esperienza mistica, in
cui tutte le separazioni si fondono nell'unità infinita come tutti
i colori si fondono nel bianco, è una riunificazione con l'Uno.
Solo nella vita illuminata dal riflesso d'una tale esperienza c'è
possibilità di salvezza. Sono convinto che quest'esperienza pervada
tutto quanto Dylan ha scritto dal 1964 in avanti.
Salvezza significa varie
cose nelle canzoni di Dylan.
Ad un certo livello, è
la conquista di colpa, ambizione, impazienza e tutti questi
stati ossessivi di confusione
egoistica in cui ci appartiamo dal naturale fluire delle cose. A un altro
livello è il volo supremamente libero della volontà.
A un altro ancora è
fede, è l'accettare una volontà divina trascendente e onnipresente,
senza la quale siamo perduti.
Questo è il motivo
per cui Dylan merita la nostra più seria attenzione. Perché
sta sull'orlo del vortice: quando le linee di pensiero filosofico, psicologico
e scientifico sono seguite fino al punto di diventare ciascuna un cul-de-sac,
come deve accadere anche nella logica senza Fede, Dylan è là
a cantare le sue canzoni. Forse solo in un'epoca come la nostra tutti vorranno
ascoltare.
Perché un uomo che
considera la sua vita definita in maniera soddisfacente nei termini della
propria società non avrà bisogno di affrontare
quell'area di confine che,
mentre contiene la sua salvezza, lo minaccia anche di follia. Il cinico
e l'ateo, che vedono questa necessità come una razionalizzazione
codarda, non capiscono che la necessità è anche madre della
scoperta.
Tutti noi siamo sempre stati
in mezzo a una strada, ma è solo in un tempo come questo che un
gran numero di noi è afflitto abbastanza da accorgersene.
Le canzoni dylaniane più
comunemente dibattute sono le prime canzoni "vagabonde", come Blowin' in
The Wind e The Times They Are A Changin', la cui semplicità di concezione
permette comprensione istantanea. Soltanto nel 1964, scrivendo Lay Down
Your Weary Tune e My Back
Pages, Dylan indica che era ormai quasi pronto ad abbandonare la sicurezza
che si può trovare nei simboli. Dove aveva in precedenza visto la
propria identità nei termini della lotta per i diritti civili, ora
ridicolizza
i professori
che insegnano che "la libertà
è solo eguaglianza a scuola" e prosegue:
Yes, my guards stood hard
when abstract threats
Too noble to neglect,
Deceived me into thinking
I had something to protect.
Good and bad, I defined
these terms
Quite clear, no doubt, somehow
-
Ah, but I was so much older
then;
I'm younger than that now.
Fu allora che Dylan si dimostrò
pronto a diventare un artista nel senso Zen del termine; stava cercando
il coraggio di lasciare la presa su tutti gli strati di distinzione che
danno significato ma, in virtù del loro inevitabile segregarsi dal
flusso della vita, ci preclu-
dono la salvezza. Tutte
queste distinzioni, dalle stupide gelosie e dai valori culturali arbitrari
alla massiccia (ma da ultimo irrilevante) confusione generata da problemi
psicologici, tutte le infinite ripetizioni che quanti sono privi di fede
afferrano allo scopo di evitare la propria stessa esistenza - tutte devono
essere abbandonate.
La fede necessaria per questo
abbandono sarebbe diventato uno dei temi dylaniani principali per i tre
anni seguenti.
In Mr. Tambourine Man, un'invocazione
alla sua musa, indaga fino all’estremo la volontà necessaria per
acquisire una tal forza:
Take me on a trip upon your
magic swirlin' ship
my senses have been stripped,
my hands can’t feel to grip
My toes too numb Io step,
wait only for my boot heels
To be wandering.
I'm reading to go anywhere,
I'm ready for to fade,
Into my own parade, cast
your dancin' spell my way,
I promise to go under it
!
Raggiunto il coraggio di
affrontare la sua visione, Dylan è ora in grado di esporre la miriade
di confusioni che ci offrono sicurezza a spese della libertà. La
sua dichiarazione (in It's Alright Mà) che "non
ho nulla, Mà, per cui vivere" è
un rifiuto dell'altrui tentativo, inevitabilmente futile, di considerarlo
una fonte di significato.
Questo verso è stato
male interpretato, credo, come condanna di una società senza valori
(valori che sono relativi e irrilevanti per quanto riguarda il significato
ultimo) da alcuni e usati da altri come base di una critica psicologica
del lavoro di Dylan.
Quest'ultimo procedimento
può probabilmente offrire qualche interessante visuale, sia degli
ovvi possibili correlati psicoanalitici dell'esperienza mistica sia delle
irresistibili percezioni psicologiche dello stesso Dylan, come direbbe
Walter Kaufman, queste non sono che differenti fotografie dello stesso
viaggio.
Comunque, la visione di
Dylan è particolarmente fragile e bisogna stare attenti a non distruggerla
con un riduzionismo letale.
In Gates Of Eden Dylan è
ben avviato sulla propria strada. Ha trovato il suo punto fermo mistico
e ora cerca d'illuminarlo.
Come verificabile nelle
altre canzoni di Bringing It All Back Home, la visione dylaniana si è
sviluppata con rapidità assai maggiore del suo talento. Come risultato,
la sua cosmologia è espressa in termini più concreti (per
quanto meno poetici) che nelle canzoni più tarde. In Gates Of Eden
diventa evidente l'affinità di Dylan con Blake.
Come Blake, Dylan relega
l'esperienza in eterna subordinazione all'innocenza:
The kingdom of experience
In the precious winds they
rot,
While paupers change possessions
Each one wishing for what
the other has got,
And the princess and the
prince discuss
What's real and what not,
It doesn’t matter inside
the Gates of Eden
E' interessante comparare la canzone a “Auguries Of lnnocence” di Blake:
We are led to Believe a Lie
When we see not Thro' the
Eye
Which was Born in a Night
to perish in a Night
When the soul Slept in Beams
of Light
God Appears & God is
Light
To those poor Souls who
dwell in Night
But does a Human Form Display
To those who Dwell in Realms
of day.
(Siamo condotti a Credere
in una Menzogna
Quando vediamo non Attraverso
l'Occhio
Nato nella Notte per morire
nella Notte
Quando l'Anima dormiva soffusa
di Luce
Dio Appare e Dio è
Luce
Per le povere Anime che
dimorano nella Notte
Ma una Forma Umana si Manifesta
A quanti Dimorano nei Reami
del Giorno.)
Dylan, come Blake, concepisce
una trascendenza che fluisce attraverso l'uomo, e la compassione da questa
generata soffonderà in seguito Dylan di una umanità che
a questo punto gli manca.
Perché ora Dylan lotta per esprimere il suo Oceano appena scoperto.
D.T. Suzuchi ha scritto:
''La
nostra coscienza non è altro che un'insignificante porzione di isola
che fluttua sull'Oceano che circonda la terra. Ma è attraverso questo
piccolo frammento di terra che possiamo guardare fuori verso l'immensa
espansione dell'inconscio; non possiamo averne che la sensazione ma questa
sensazione non è piccola cosa, perchè è per mezzo
di questa sensazione che possiamo comprendere che la nostra frammentaria
esistenza acquista pieno significato e così acquistare la certezza
di non vivere invano". (Zen, Buddhism And
Psychoanalysis, di Eric Fromm, D.T. Suzuchi e Richard
De Martino, Harper And Row,
1960.)
Questo è l'Eden cantato
da Dylan.
E' naturalmente possibile
che anche i lettori che accettano tutto quanto è stato detto finora
concluderanno che Dylan davvero parla di una divinità ma non è
poeta più di quanto non lo siano tanti filosofi che hanno parlato
di essere ed esistenza in maniera così desolatamente poco poetica
che le loro descrizioni dell'ineffabile diventano pressoché illeggibili.
Quanti sono
particolarmente preoccupati di separare forme
e contenuto giudicheranno probabilmente in modo sfavorevole la poesia di
Dylan.
E' difficile immaginare,
comunque, un poeta più capace di parlare alla propria epoca o un'epoca
più bisognosa di qualcuno in grado di parlarle.
Rispetto alla forma, Dylan
ò esposto agli stessi problemi di ogni altro artista. Le sue creazioni
devono dare ordine e forma a un caos apparente.
Se si cerca di afferrare
il motivo di una melodia universale, non basta esser consci della melodia.
Perchè tutti noi
possediamo la capacità di ascoltare il motivo; molti di noi lo sentono
anche ma non sono capaci di comunicare una minima traccia della sua bellezza.
Solo un talento supremo
può sperare di tradurre l'esperienza in arte, non è sufficiente
al poeta o al compositore collegare semplicemente suoni casuali, perché
quei suoni acquistano bellezza solo nel loro contesto universale.
L’artista deve creare una
nuova forma su più piccola scala che, se non rifletterà il
sacro accordo, provvederà almeno l'armonia per suonarlo. Dylan è
come il gran maestro di scacchi: c'è un'unica giusta maniera di
giocare a scacchi ma questa maniera è di gran lunga troppo complicata
per essere compresa da qualunque persona o computer. Così il maestro
non cerca di estrarre poche mosse da un piano che può conoscere
ma non capisce; crea la propria imperfetta forma per suggerire un accordo
che può soltanto essere intuito.
Dylan non dà insegnamenti
né cerca proseliti.
Al massimo si limita ad
affermare l'esistenza della Via. Il suo effetto è limitato, naturalmente,
dall'intrinseca inadeguatezza delle parole, che preclude la possibilità
d'una integrale comunicazione dell'esperienza mistica.
E' ulteriormente limitato
dal fatto che, mentre tutti noi siamo capaci di salvarci, è relativamente
raro l'uomo che è incarnazione del particolare complesso di psiche,
intelligenza, sensibilità, coraggio e coincidenza da cui possono
erompere
l'esperienza mistica e la
salvezza. Dylan può provocare solo la seconda: "prendi
quello che hai ottenuto dalla coincidenza",
dice a Baby Blue. Il massimo di quanto ogni artista o profeta può
sperare è di accendere la nostra fede.
Dylan, forse, più
d'ogni altro poeta contemporaneo, sa trovare le parole capaci di accendere
questa fede. Se il limite del linguaggio sta nella sua incapacità
di veicolare la melodia dell'universo, la sua forza sta nel poter riprodurre
almeno le armoniche di quella melodia infinitamente bella.
All'epoca in cui scrisse
le canzoni che sarebbero apparse sull'album successivo, Highway 61 Revisited,
il talento di Dylan stava già rapidamente mettendosi alla pari con
la sua visione. Dylan si sentiva ora più a suo agio con quella visione
ed era meno ossessionato dall'idea di renderla in tutti i minimi dettagli.
Questo gli permetteva di
tornare in parte all'argomento uomo. L'unica (quasi) virtù delle
sue canzoni previsionarie era stata una empatia attratta verso l'outsider.
Mentre Dylan non avrebbe
raggiunto la completa unione di visione e compassione che in John Wesley
Harding, in Highway 61 Revisited iniziò a capire che la natura eternamente
incomunicabile dell'esperienza religiosa non rende irrilevante il contatto
umano.
Se le sue attenzioni non
avevano nulla dell'amore, almeno tentavano di riconciliare l'esistenza
dell'uomo con la sua visione.
In Like A Rolling Stone
Dylan ha sviluppato il concetto che era apparso in forma embrionale in
It's All Over Now Baby Blue.
Like A Rolling Stone, che
è probabilmente una delle più belle canzoni di Dylan e certamente
la sua opera quintessenziale, è rivolta a una vittima che ha passato
una vita a essere sedotta, e con successo, dalle tentazioni che aiutano
ad evitare di fronteggiare l'esistenza. Dylan gioca a fare lo sciocco,
il "giocoliere", il "clown", "Napoleone vestito di stracci", in cui (come
in numerosi sciocchi della letteratura prima di lui) la vittima irridente
riconosce infine il portatore della verità.
Per gli Orientali, lo sciocco
è facilmente discernibile come il Maestro, la cui via verso la verità
è lastricata di enigmi e paradossi.
Forse l'Occidentale meglio
paragonabile allo sciocco e lo psicanalista, il cui insostenibile silenzio
è ben noto alle sue vittime. In ogni caso la vittima, imprigionata
nella camicia di forza dell'io che è stata la sua sola fonte di
significato, non è troppo pronta ad abbandonare
la potenza delle sue catene:
You said you'd never compromise
With the mystery tramp
But now you realize
He's not selling any alibis
As you stare into the vacuum
of his eyes
And say do you want to
Make a deal?
Non ci sono patti. Nuda,
conscia che tutto quanto è venuto prima è privo di importanza,
Miss Solitaria non è ancora capace dell'onestà ultima che
è necessaria alla sua salvezza. Non può essere onesta perchè
le manca il coraggio di manifestare la volontà di
rifiutare le razionalizzazioni
e le diversioni che le permettono di evitare la consapevolezza di essere
prigioniera.
Dylan scriverà più
tardi: "per vivere fuori legge devi essere
onesto"; quando ci si arrende ai limiti, all'arbitrarietà,
alla relatività dei valori sociali che definiscono la vita della
maggior parte degli uomini, non basterà la simulazione. ("E
fino a che punto vorreste entrare?" chiese, e i tre re si guardarono l'un
l'altro. "Non troppo, ma abbastanza da poter dire che ci siamo stati..."
[dalle note di Dylan sulla copertina di John Wesley Harding]).
E’ forse con eccessiva amarezza,
un'amarezza che lo rode nella sua ricerca di pace, che Dylan ridicolizza
Miss Solitaria:
You used to be amused
At Napoleon in rags and
the language that he used
Go to him now, he calls
you, you can't refuse
When you ain't got nothing
you got nothing to lose,
You're invisibile now, you
got no secrets
To conceal.
How does it feel, ah, how
does it feel
To be on your own
With no direction home,
Like a complete unknown
Like a rolling stone.
Amarezza, questa, messa in
risalto in tutta la sua virulenza in Positively 4th Street, una canzone
scritta a quest'epoca ma scartata dall'album. A livello letterale, questa
canzone può anche essere stata un attacco contro un critico che
lamentava il disinteresse di
Dylan verso la politica.
Ma credo che più
importante nel suscitare l'amarezza di Dylan sia stato affrontare il fondamentale
conflitto spirituale: dopo aver contemplato la visione, come è possibile
o vivere una vita che nasce naturalmente da quella visione o rassegnarsi
all'impossibilità di viverla?
La canzone, comunque, non
è pura amarezza; Dylan rifiuta di accettare i problemi altrui non
per mancanza di compassione ma per sottolinearne la natura in ultima analisi
irrilevante e l'impossibilità per chiunque d'essere fonte del coraggio
di un altro.
Ci sono altri punti brillanti
in Highway 61 Revisited.
In Ballad Of a Thin Man,
Dylan mette da parte la sua reticenza verso l'uso d'immagini sessuali (a
suo tempo aveva deriso l'oscenità sulla base del fatto "ogni
propaganda è odiosa"), e utilizza l'immagine
di un incontro omosessuale per parlare di un uomo alla ricerca della propria
realizzazione.
Desolation Row denuncia
l'intellettualismo parolaio che qualcuno considera una strada per la salvezza.
E’ la cornucopia d'immagini che costituisce questa canzone la prima responsabile,
io credo, dell'errore comune che vede in Dylan un simbolista. Le parole
sono già simboli; forzare la ruvida delicatezza delle frasi dylaniane
nel contesto instupidente del simbolismo significa renderle completamente
incapaci di riempire il vuoto fra parola ed essenza.
E' solo quando si comprende
d'esser stati sperduti che la fede che precede la salvezza diventa necessaria
e possibile. Il ritorno alla propria pace può avere inizio soltanto
in quel luogo marcescente d'insignificanza suicida che è Desolation
Row.
Il talento poetico di Dylan
raggiunge lo zenit con Blonde On Blonde. La visione lo sovrasta meno che
in precedenza e Dylan si concentra sul raggiungimento della pace attraverso
le donne che ha sempre amato: donne di silenziosa saggezza, artiste della
vita, donne
che non discutono né
giudicano ma accettano il fluire delle cose.
Dylan aveva posto le premesse
di quest'album con la Queen Jane Approximately di Highway 61 Revisited.
Come in diverse canzoni
di Blonde On Blonde, vi si percepisce non solo l'onnipresente senso dylaniano
dell'umorismo e dell’ironia ma anche il suo uso di vari livelli sovrapposti
di significato. Man mano che si approfondisce la conoscenza di questa canzone,
si acquista coscienza prima della sua preoccupazione per l'ennui alla moda,
periodicamente ben nota a tutti noi, poi della sua rappresentazione del
disgusto di sè e dei giochi che crediamo di dover giocare, infine
della sua sottile descrizione della ripetizione senza fine cui tanti di
noi sono incatenati.
Visions Of Johanna, canzone
d'incandescente bellezza, e Memphis Blues Again, entrambe in Blonde On
Blonde, fondono tutte le tematiche fin qui discusse e indicano l'imminenza
della scoperta, da parte di Dylan, del fatto che l'esperienza mistica deve
aprire la
strada a una vita profusa
di misticismo e compassione: in caso contrario, anche l'esperienza mistica
può essere pervertita in una scusa per l'evasione:
In the empty lot where the
ladies play blind man buff with
the keychain
And the all-night girls,
they whisper of escapades out on the
“D” Train
We can hear the night watchman
click his flashlight,
Ask himself if it's him
or them that’s insane,
Louise - she's alright -
she’s just near,
She's delicate and she seems
like veneer,
But she just makes it too
concise and too clear
That Johanna's not here,
The ghost of electricity
Howls in the bones of her
face
Where these visions of Johanna
Have now taken my place.
Inside the museums
Infinity goes up on trial
Voices echo this is what
Salvation must be like
Afiter a while.
Non ci sono "messaggi" nè
ideologie nelle canzoni di DyIan. Il volo di un'immaginazione suprema,
la capacità di raggiungere i massimi livelli di verità impediscono
all'artista di accettare l'artificiale semplicità necessaria all'obiettivo
ideologico del riconoscimento di massa.
Se un artista non è
capace di visioni superiori alle nostre, che valore può mai avere?
Imprigionando le canzoni di Dylan nel contesto dell'ideologia politica
facciamo la parte dei barbari, come se volessimo rifondere il "Pensatore"
di Rodin e farne un enorme simbolo metallico di pace.
Dylan può benissimo
essere irritato dall'America contemporanea; a un certo livello, Tears Of
Rage sembrerebbe indicarlo. Gran parte della sua collera, però,
è diretta non contro una qual entità politica (la politica
reciterà sempre un ruolo secondario nel suo universo) ma contro
gli stessi giovani, molti dei quali hanno usato le sue parole per evitare
di combattere le battaglie della propria esistenza.
E’ ironico ma non sorprendente
che i Weathermen, un gruppo di individui che risolvono la propria confusione
nella violenza, traggano il nome dalla canzone di un uomo che mette alla
berlina ogni forma di fuga attraverso simbolismi o evasioni.
In se stessa, la filosofia
politica di Dylan ha scarsa importanza; Dylan concepisce sia la filosofia
sia la politica come ambigue preoccupazioni per la catena di ripetizioni
causa/effetto che non condurranno mai nessuno fino alla Luce che splende
dentro di lui. In verità, Dylan ridicolizza tutti i codici e le
morali che richiedono una sanzione sacra-
le. La sua visione è
quella di un Dio interiore quanto esteriore.
E’ ben concepibile perciò
che Dylan, spregiatore della politica, adotti un'ottica conservatrice.
La sua enfasi sulla salvezza
personale, in quanto opposta a quella sociale, lo farà sentire più
a suo agio con una filosofia politica che metta l'accento sul diritto dell'individuo
ad essere lasciato in pace nella sua ricerca di Dio.
John Wesley Harding apparve
in un momento in cui l'indescrivibile repulsione che i giovani provavano
verso Lyndon Johnson raggiungeva il suo apice; eppure in un'epoca di copertine
iperornate e caleidoscopiche, John Wesley Harding aveva una busta tutta
in stile americano.
La dichiarazione fatta da
Dylan, che non aveva intenzione di contestare o fare alcuna mossa, contrastava
con l'auto-assertività della rabbia studentesca. Se Dylan tende
verso la conservazione, almeno dal lato teoretico, è perché
la conservazione rispecchia la sua sfiducia nelle strade politiche verso
la salvezza.
In John Wesley Harding Dylan
ribadisce la sua convinzione che la compassione è l'unica manifestazione
secolare dell'esperienza religiosa; qualsiasi codice che richieda più
che la pura compassione è generato nell'imperfezione dell'esperienza
e non deriva dalla sola visione di Dio. Mentre il cambiamento, nell'universo
dylaniano, è lo stato naturale delle cose, l'impazienza di attuare
il cambiamento e la forma suprema d'egoismo, la vanità ultima: è
un appartarsi dell'individuo dal flusso.
Preoccuparsi della metodologia
del cambiamento, come ogni amplificazione d'un unico, minimo aspetto del
flusso della vita, implica un'intellettualizzazione incessante, che preclude
la possibilità dell'esperienza religiosa.
John Wesley Harding non
contiene una filosofia politica e il nostro tentativo di vederlo in una
tale luce ha l'effetto di prosciugarlo della saggezza che può offrirci.
Questo album è l'opera
suprema di Dylan; è la sua soluzione dell'apparente contraddizione
fra visione e vita.
La sua visione continua
a bloccare ogni via politica verso la salvezza ma finalmente supera l'esclusione
dell'umanità che aveva tormentato le precedenti canzoni visionarie.
Eppure la semplice esistenza di quelle canzoni aveva indicato il problema:
se gli altri
fossero stati del tutto
irrilevanti (se Dio fosse stato sperimentabile ma l'esperienza assolutamente
incomunicabile) allora le canzoni di Dylan sarebbero state silenziosi salmi
letti a dei peccatori sordi.
In quest'album, la manifestazione
creativa d'una vita permeata di Dio, di gentilezza e compassione, sostituisce
amarezza e cinismo.
Dov'era stata un tempo la
confusione, ora c'è la pace. Dylan ha pagato i suoi debiti. Ha scoperto
che la comprensione del senso della vita può essere raggiunta soltanto
con un atto di fede; solo chi accetta il flusso della vita può manifestare
la volontà di sconfiggere la confusione e la vanità che lo
straziano. Ai figli di Pirandello, sommersi dall'ennui e dal relativismo,
Dylan canta:
"There must be some way out
of here"',
Said the joker to the thief;
"There's too much confusion,
I can 't get no relief'.
"Businessmen, they drink
my wine, ploughmen dig my earth,
None of them along the line
Knows what any of it is
worth".
"No reason to get excited",
the thief, he kindly spoke,
"There's many here among
us
Who feel that life is but
a joke,
But you and I, we've been
through that,
And this is not our fate,
So, let us not talk falsely
now,
The hour is getting late".
L'unico modo in cui ciascuno
di noi può sperare di entrare nei panni del ladro, di accendere
la fede dell'altro e rubargli la confusione, è per mezzo dell'amore
e della compassione. Sia meglio o peggio, tutta la saggezza è infine
distillata entro poche righe; persino gli
ineffabili misteri della
Bibbia devono in ultimo riassumersi nella compassione della Regola Aurea.
Dylan conclude Dear Landlord
con una preghiera per l'autentica compassione,
Forse è inevitabile
che, prima o poi, ci sia una separazione tra Dylan (con la sua enfasi sulla
saggezza e sulla tolleranza da essa generata) e il suo pubblico (con il
suo desiderio di passione e cambiamento richiesti dagli obiettivi politici).
Devo ammettere il mio scetticismo,
se mi chiedo quanti dei giovani seguaci di Dylan hanno anche la più
vaga idea di quello che Dylan canta.
Tanti non vanno oltre il
livello della sua squisita musica rock mentre altri non vi cercano che
slogan politici. Comunque, la tecnologia contemporanea consente alle canzoni
di Dylan di raggiungere un incredibile numero di persone. Senza dubbio
molti di costoro perlomeno intuiscono che Dylan sta fornendo loro delle
tracce.
L'arte di Dylan ha la capacità
di accendere la loro fede. In ogni era si raggiunge qualche notevole traguardo
artistico; nel solitario mondo della gioventù contemporanea, questo
sembra quasi un miracolo.
Mi auguro che queste osservazioni
siano servite da invito. Si discute la poesia di Dylan sapendo che la nostra
osservazione influenza il suo oggetto, come quella del fisico influenza
il proprio. Dylan stesso ci ha avvertiti del pericolo:
At down my lover come to
me
And tells me of her dreams,
With no attempt to shovel
the glimpse
into the ditch of what each
means,
At times I think there are
no words,
But these to tell what's
true,
And there are no truths
outside the Gates of Eden.
Non si può negare
che l'opera di Dylan, dopo Nashville Skyline, non raggiunga le altezze
toccate dall'artista nelle canzoni discusse in questo saggio. Forse è
il prezzo inevitabile che deve pagare chi sia costretto dalla sua maturazione
ad abbandonare la confusione che lo aveva condotto a nuove dimensioni artistiche.
Molto dopo, Dylan, un poeta
che aveva trattato direttamente le più complesse e profonde domande
che l'uomo può affrontare, avrebbe scritto:
Build me a cabin in Utah,
Marry me a wife,
Catch rainbow trout,
Have a bunch of kids who
call me "pa",
That must be what is all
about.
Eppure è chiaro anche
in Nashville Skyline che Dylan abbandona il surrogato di felicita procurato
dal genio in favore della felicità data dalla maturità creativa,
che il genio può spesso inseguire invano. Nashville Skyline può
essere vista chiaramente solo alla luce di tutto quanto è venuto
prima. Forse questa è una carenza dell'opera; certo lo si può
affermare se si pensa che ogni grande opera d'arte debba valere per proprio
conto.
Da sola, Nashville Skyline
consiste di una serie di cliché nitidamente scritti ed eseguiti
con
perizia; sembra una collezione
di canzoncine graziose scritta da un Dylan che e diventato di mente un
tantino ottusa.
Come ultimo gradino della
dylaniana ricerca di Dio, però, è un peana d'amore, è
Dylan che riconosce la gioia d'una vita carica di compassione e di Dio.
Se questo non rende l'album
granché illuminante per chi non conosca la cosmologia dylaniana,
per gli altri è la prova che Dylan è finalmente riuscito
a riportare tutto a casa. Ha udito la melodia universale attraverso le
galassie del caos e ha scoperto che le galas-
sie erano parte della melodia.
L'essenza che Dylan ha scoperto
ed esplorato è, infine, parte di lui. Non ci saranno più
amarezze né intellettualizzazioni né spiegazioni. Ci sarà
soltanto l'esistenza di Dylan e le canzoni gioiose che ne scaturiranno
spontaneamente.
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