Voglio ringraziare di cuore Giovanna Marini per la lunga
intervista che ha concesso a Maggie's Farm e che pubblichiamo in questa
pagina accanto ad una biografia, una guida all'ascolto, una scheda dell'album
"Il fischio del vapore" ed un elenco della discografia e delle opere della
cantautrice e compositrice romana.
Grazie di cuore!
Michele Murino
Giovanna Marini - Una biografia
Giovanna Salviucci Marini nasce a Roma nel Gennaio del 1937 da una famiglia
di musicisti.
Studia composizione con i Maestri Ferdinandi e Pinelli e nel 1959 consegue
il diploma di chitarra classica presso il Conservatorio romano di Santa
Cecilia dove impara a suonare anche altri strumenti antichi.
Studia anche musica medioevale e rinascimentale, musica trobadorica
liuto e arciliuto con il maestro Emilio Pujol e suona tali strumenti con
il “Concentus Fidesque Antiqui” del Maestro Carlo Quaranta. Frequenta l'Accademia
Chigiana di Siena dove si perfeziona grazie ai corsi di chitarra classica
di Andrès Segovia che frequenta per alcuni anni.
Partendo da una cultura classica la Marini si avvicina in seguito alla
cultura contadina, compie ricerche etnografiche e studia, analizza, trascrive
e suona i canti popolari delle varie regioni d'Italia facendosi portavoce
del canto sociale e politico e della storia orale cantata.
Questo avviene grazie alla conoscenza, nei primi anni sessanta, di
intellettuali come Calvino e Pasolini e di personaggi come Gianni Bosio
e Diego Carpitella ed ancora quella dell'etnomusicologo Roberto Leydi,
uno studioso che girò in lungo e in largo l'Italia registrando su
nastro magnetico i canti della tradizione popolare, quelli di lavoro, quelli
a sfondo sociale e politico, i canti di classe, i canti anarchici, i canti
delle mondine, degli emigranti, delle operaie delle filande.
La Marini fa suo questo patrimonio popolare e riesce così a
creare un trait d'union tra la musica classica accademica e la musica contadina
accostando con grande efficacia elementi "colti" ed elementi popolari.
Ha scritto di lei Michele Straniero: "...la Marini in queste liriche
riesce a dar vita ad un "neo-madrigalismo" che rappresenta il suo più
recente punto d’approdo nella lunga navigazione compiuta tra le due sponde
opposte e parallele della musica alta e del canto popolare".
Nei primi anni '60, a Roma, frequenta il Folk Studio, il celebre locale
di Giancarlo Cesaroni che qualche anno dopo avrebbe visto passare tutti
i maggiori esponenti della cosiddetta scuola romana dei cantautori.
Qui la Marini si esibisce eseguendo canti popolari spesso insieme a
Maria Teresa Bulciolu.
Di lì a poco entra a far parte del gruppo denominato Nuovo Canzoniere
Italiano accanto a nomi quali Sandra Mantovani, Giovanna Daffini (che la
Marini considera una delle sue "maestre"), Caterina Bueno, Michele Straniero,
la stessa Bulciolu ed altri, tra cui i cantautori di impegno politico come
Paolo Pietrangeli, Ivan Della Mea e Gualtiero Bertelli.
Riguardo alla sua ricerca delle radici della musica popolare ha dichiarato:
"Io sono musicista, non etnomusicologa. L’etnomusicologo conosce la teoria
del suono praticato dagli uomini, le situazioni, i riti. Egli, in tre parole,
conosce il mondo. Mentre io no. Io non conosco i riti e le tradizioni nel
mondo: solo per conoscere quello che da Roma va a Frosinone ho impiegato
vent’anni. Sono una musicista che si è appassionata al suono popolare
e all’organizzazione del suono popolare, perché è più
vivo, perché è un rito legato alla sua fruizione".
Tra i suoi primi lavori va ricordato senza dubbio lo spettacolo dal
titolo "Bella Ciao", del 1964, un programma di canzoni popolari italiane
curato da Roberto Leydi e Filippo Crivelli (per la regia di quest'ultimo)
che suscitò molte polemiche per il suo stile innovativo quando venne
rappresentato al Settimo Festival Dei Due Mondi di Spoleto dove fu ritenuto
"scandaloso".
Nel 1965 collabora in veste di assistente musicale con Dario Fo insieme
al quale mette in scena uno spettacolo teatrale che fa storia, "Ci Ragiono
e Canto", rappresentato al Teatro Carignano di Torino nel 1966. Tra gli
interpreti oltre alla Marini e ai già citati componenti del Nuovo
Canzoniere vanno citati Ivan Della Mea (nella foto qui sotto con la Marini
e Pietrangeli), il gruppo Padano di Piadena, Paolo Chiarchi, Franco Coggiola
ed altri.

L'intervista
Da sempre il nome di Giovanna Marini è legato alla tradizione folk italiana. Cosa pensa dell'etichetta di "Joan Baez italiana"?
Non penso nulla di quell' etichetta che poi non è una vera etichetta è uno scherzo. Dovevamo cantare Paolo Pietrangeli e io in un circolo del Quadraro, nella periferia romana, e sul muro dell'ingresso era un manifesto fatto a mano con su scritto Il Bob Dylan e la Joan Beaz italiana. Ci ha fatto ridere e basta. Non ho nulla in comune con Joan Baez, lei viene dalla tradizione dei cantori inglesi, anche se è americana, questi hanno ripreso la tradizioni dai cantori venuti con le grandi navi di emigranti inglesi e ne sono fieri. Giovanna Daffini, che è la prima persona da cui ho cercato di imparare il modo di cantare il canto popolare italiano, mi ha spiegato con grande consapevolezza questo modo ma il mio tratto tipico è quello di uscire da un conservatorio,e nei primi tempi vedevo e sentivo tutto con occhi ed orecchi classici e cercavo anche di correggere il canto di Giovanna Daffini secondo questa ottica. Tutto il resto è stata una scoperta fatta dopo i 27 anni, non fu così per Joan Baez, lei è un'autentica, ma di famiglia borghese, quindi con un occhio più critico del vero autentico ma un modo di cantare assolutamente in lei naturale, non aveva niente da imparare.
La lezione della musica popolare ritorna in tutta la sua produzione. Quanto ha influenzato il suo modo di scrivere?
La musica popolare ha influenzato il mio modo di cantare più che il mio modo di scrivere, l'impianto delle mie partiture è sempre classico, ma di un classicismo non moderno, piuttosto scolastico, gli studi di armonia e contrappunto mi hanno influenzato molto, poi ho smesso di studiare composizione e sono rimasta ad una scrittura settecentesca, per questo i miei scritti sono naif e possono facilmente essere cantati con voci popolari, cosa che fanno magistralmente le mie colleghe Nasini, Bovi e Breschi, colleghe di quartetto vocale. Il modo di cantare quindi usa, spesso, quando vogliamo, gli stilèmi del canto di tradizione orale, ma lo scrivere si rifà all'armonia classica, al primo contrappunto.
Quanto è stato importante per lei che il grande pubblico attraverso "Il Fischio Del Vapore", riscoprisse la tradizione italiana?
Sarebbe bello che il pubblico italiano divenisse più consapevole della propria cultura, perché questo gli impedirebbe di cadere preda della cultura di serie c che ci propaga la televisione che essendo governativa ha bisogno di un pubblico di livello culturale molto basso per lasciare al governo lo spazio di fare quello che vuole e alle grandi aziende, che ormai sono i governi, di vendere i loro prodotti infischiandosene del bene pubblico. Se noi divenissimo più consapevoli della nostra cultura popolare, la conoscessimo e la amassimo, attraverso quella potremmo trovare la forza di cercare di incidere sulle decisioni del governo, di impedirgli di fare quello che gli pare, di essere uniti e forti.
La musica popolare è per lei una fonte immensa di ispirazione, e lo dimostra il suo nuovo disco, "Passioni", dove appaiono evidenti anche profonde connessioni con le Sacre Rappresentazioni del Medioevo; come riesce ad integrare il lavoro di ricerca con quello di interprete?
Questa domanda è un po' strana, il lavoro di ricerca diventa in modo naturale lavoro di interprete. Quando si ascolta, e poi si trascrive un pezzo, lo si capisce fino in fondo, se ne coglie la struttura e gli incisi diversi rispetto alla nostra cultura, dopo cantarlo è facile, viene voglia di cantarlo.
La ricerca nella musica popolare è fondamentale... Come vede la musica folk italiana in confronto a quella più nota e apprezzata (almeno in Italia) d'oltreoceano?
Vedo che la musica popolare italiana è, come succede spesso qui in Italia, più apprezzata all'estero che in Italia, ho insegnato per anni in Francia e la passione che mi hanno dimostrato i miei allievi francesi, belgi e svizzeri mi ha commosso, una mia collega Antonella Talamonti insegna in Francia e Svizzera, ci chiamano in Germania, ora anche in Italia, ma sono circoli chiusi compagnie di teatro che hanno bisogno di materiale per i loro spettacoli o di imparare a fare musica in scena, o centri specialistici di musica di tradizione orale, universitari, accademici.
Quanto l'ha influenzata il folk americano? Woody Guthrie, ad esempio, ma anche Bob Dylan...
Mi ha influenzato moltissimo il folk americano. Sono proprio partita da lì. Vero è che vivevo a Boston in America, con i bambini, mio marito e tutto, e quindi cantavo nel Club 47 (tutto questo dopo il Bella Ciao di Spoleto, cioè in Italia avevo già cominciato a cantare, ma non capivo l'importanza del canto popolare, l'ho capita in America) e lì venivano i grandi del canto popolare americano Almeda Riddle, Woody Guthrie, anche Pete Seeger, anche Bob Dylan che all'epoca si chiamava Zimmerman e che noi tutti trovavamo molto antipatico perché un gran prepotente. Noi eravamo tutti iscritti a cantare e si rispettava la fila, arrivava lui e si metteva subito a cantare bloccando tutto per ore con quelle cose che noi ritenevamo essere delle nenie insopportabili, lo trovavamo insopportabile, poi lui fece Blowin’ the wind e allora il nostro sguardo su di lui cambiò. Quando dico noi parlo di tutto il gruppo di cantori del club 47 che era un Folk Studio molto importante.
Quali sono le principali differenze che lei riscontra tra il folk italiano e quello americano?
Devo dire che grandi differenze fra il folk americano e quello italiano non ci sono, ci sono invece molte similitudini, ad esempio le voci sono sempre a imposto facciale sia lì che qui. I canti americani somigliano più alle ballads inglesi e alle west songs, inoltre hanno tutto il canto nero, soul e blues che noi non abbiamo, hanno poi i canti dei monti Appalachi che sono tipici e assomigliano un pò ai canti della Bretagna, con armonie a volte discordanti e lanci di voci verso l'alto senza seguito melodico. Da noi è presente il sud, il canto greco, albanese, ispano tunisino, ma al nord le ballate sia nei testi che nelle melodie assomigliano molto a quelle inglesi e quindi a quelle americane.
Cosa bisogna evitare della musica di oggi e cosa bisogna secondo lei assolutamente salvare dalla musica del passato?
Devo confessare che io di musica leggera attuale e anche di jazz purtroppo,
ne conosco pochissima o niente. A me piace molto Frank Zappa, di lui salverei
tutto, dei cantautori mi piace molto De Gregori, anche lui è tutto
da salvare, Carosone, qualche canzone di Lucio Battisti ma con arrangiamenti
diversi. Devo dire che gli arrangiamenti in Italia sono in genere un disastro.
E'
invalso un modo di armonizzare e accompagnare i canti così barocco,
così pieno di strumenti e suoni vari, che il povero canto ne viene
completamente sommerso, e sono tutti uguali gli accompagnamenti, le armonizzazioni.
Così che la canzone non ha mai modo di uscire da sola con la sua
forza, che avrebbe, ho sentito delle canzoni di Battisti cantate da un
mio amico solo con la chitarra ed erano veramente belle, poi mi hanno fanno
sentire il disco, inascoltabile, una pappa di suoni e di ritmi e di botti,
una confusione sonora. Ecco cosa fa il conformismo musicale, uccide. Della
musica del passato bisogna salvare tutta la musica classica perché
anche se era per noi insignificante anni fa oggi ne cogliamo le qualità
di fronte a un crollo espressivo dilagante. Oltre a tutta la musica classica
quei cantori che ho citato prima e pochi altri che non mi vengono in mente
ora, qualcosa di De André e Gino Paoli, anche di Lucio Dalla. Buttiamo
sicuramente tutta la disco che non è musica è solo mercato
e salviamo tutta la musica popolare di tradizione orale, cioé non
quella scritta, il liscio di Casadei etc.
Spesso lei ha parlato del suo rapporto con Giovanna Daffini. Ci racconta questa sua esperienza con questa eroina del folk italiano?
Con Giovanna Daffini ho trascorso gli anni delle scoperte musicali, lei mi aiutava a scoprire la musica di tradizione orale, in modo semplice, però costante, vivevamo quasi insieme tanti erano gli spettacoli che davamo in giro fra il Bella Ciao e il Ci ragiono e canto. Mi ha insegnato molte regole del canto, altre le ho imparate da una donna del Salento, Mariuccia Chiriacò. Con Giovanna ho anche capito l'anima e la cultura del cantore che era simile, se mi permettete un'iperbole, a quella del guru indiano. Giovanna credeva nel suo canto in modo cieco e per lei l'importante era cantare. Una volta assicuratasi questo il resto della sua vita prendeva forma intorno a questa certezza. Aveva un senso delle priorità nella vita, e le rispettava con calma e una grande saggezza. Quando si ammalò, lei ,una donna forte, abituata a dirigere la famiglia in tutto, non disse nulla e scrisse qualche pagina di diario che restò sotto il suo cuscino. Aveva perfettamente capito che sarebbe morta e scriveva parole di conforto e di amore a marito e figli per quando sarebbe scomparsa, passò quei venti giorni in ospedale in attesa della sua morte tranquilla e forte. Una donna veramente rara.
Ci può raccontare la sua esperienza con il quartetto vocale con cui ha recentemente pubblicato "Passioni"?
La mia esperienza con il quartetto Vocale è lunghissima, dura oramai 28 anni. Troppi per poterveli raccontare così. L'importante è dire che avere un quartetto vuol dire poter scrivere ed essere eseguiti. Molti scrivono e nessuno esegue i loro pezzi, io scrivo e so che quei pezzi se sono venuti bene li canteremo. E' una grande soddisfazione. Avere tre voci a disposizione, belle, mature, allenate, estesissime, come strumenti, è un altro grande lusso. La vita in tournée, prima nella formazione con Patrizia Nasini, Lucilla Galeazzi e Maria Longo, poi con Patrizia Nasini, Patrizia Bovi e Francesca Breschi, è stata sempre una vita piacevole, le tournée molte e molto stancanti, ma sempre una grande solidarietà, e in scena una generosità difficile da trovare altrove. Ho potuto maturare con loro il mio modo di scrivere.
Alla luce del successo de "Il Fischio del vapore", "Buongiorno e Buonasera" appare in continuità con questo disco, pur essendo per certi versi più ostico per il normale ascoltatore. Quali sono le differenze tra i due progetti?
Il disco Buongiorno e buonasera è composto da scritti miei. Canzoni che facevo prima del 76, anno in cui incominciai a scrivere per quartetto e non ho ancora smesso. Erano canzoni che facevo per me, sola con la chitarra perché non trovavo nessuno che volesse cantare con me, veramente non lo cercavo nemmeno. Avevo i miei amici del Nuovo Canzoniere, ognuno di noi cantava le sue canzoni gli altri se potevano gli facevano un contro canto, sulle mie stavano zitti perché erano troppo complicate. Mentre il Fischio del Vapore oltre a contenere due canti miei e uno di Francesco De Gregori contiene un'antologia di canzoni popolari fra le più belle e classiche, questa è la differenza fra i due dischi.
Cosa la colpisce di più del personaggio Bob Dylan?
Vi ho già parlato di Bob Dylan, è un uomo molto intelligente, che mette tutto al servizio del proprio bisogno di creare, non rispetta regole, non avvicina nessuno se non gli è utile per qualcosa, questo mi sembra essere la sua indole , il suo carattere. In quanto ai suoi pezzi a me non piacciono molto a parte alcune cose veramente riuscite, ma sempre, anche in quelle, sento le idee musicali più belle di Woody Guthrie, di Leadbelly. E' un uomo con una forte intelligenza selettiva e analitica allo stesso tempo, estrae dalle opere degli altri la parte migliore e la riproduce in canzoni a volte anche molto belle. Ora questo di scegliere dalle espressioni altrui quello che poi sarà il nostro cantare, non è sbagliato, ma nelle cose di Dylan sentire gli echi di altri cantori mi dà fastidio perché ci sento un'automatica tecnica piratesca che mi dà fastidio. Sicuramente sbaglio. Sicuramente sono ancora irritata per le lunghe attese che ci ha costretto a fare al Club 47 a Boston. Quindi quello che mi colpisce più di lui è la sua protervia, il suo non temere mai di essere indigesto, di disturbare, ama le sue canzoni e le impone al mondo e di fronte a un temperamento così forte bisogna far tanto di cappello.
Come vede Francesco De Gregori come alter-ego italiano di Bob Dylan, come molti lo hanno definito?
Francesco De Gregori è molto di diverso da Bob Dylan, detesta l'invadenza, è un poeta moderno completo, nella forma come nella sostanza c'è sempre ricerca, c'è sempre bisogno di dire sinceramente. Le sue canzoni non assomigliano affatto a quelle di Bob Dylan tranne quando decide di essere Dylanesco, e lo fa bene, non secondo una tecnica automatica ma secondo una sua scelta precisa di espressione di quel momento. Tutti lo chiamano il Dylan italiano. Forse perché si sente fortemente l'importanza del testo nelle sue canzoni, ma anche i temi che De Gregori tratta sono molto diversi da quelli di Dylan, e la brevità di alcune sue canzoni testimonia dell'urgenza di esprimere un'immagine, un' idea, senza aggiungere altro, questo in Dylan non capita mai. Sono per me molto diversi.
Lei ha parlato spesso dell'uso del recitativo da parte di De Gregori. Ci può spiegare in che modo lo utilizza e dove questo è più evidente? Quale è a suo avviso la caratteristica principale della musica di Francesco de Gregori?
La musica di Francesco De Gregori non so descriverla. Ci penso molto, vorrei darne un'analisi musicale ma ci vuole molto tempo e ora tempo non ne ho. Spesso quelli di Francesco De Gregori sono recitativi. Recitativi classici, che escono da una tonalità per entrare in un'altra tonalità. Che hanno improvvisamente delle trovate ritmiche. Dei cambi di atmosfera suggestivi, basti pensare alla frase musicale della "Donna cannone". E' una musica semplice, ma molto elegante. Che lui non forza mai in uno schema stilistico preciso. Ha un gusto musicale infallibile De Gregori, l'ho imparato facendo questi due dischi con lui ma l'avevo già sentito facendo insieme a lui "L'abbigliamento del fuochista". Mi ero detta "ha una sensibilità musicale da musicista completo, di classe, pur non avendo compiuto studi musicali" ma questo accade spesso a chi dovrebbe far riflettere.
Quali sono i dischi decisamente innovativi per la musica italiana nella produzione di De Gregori?
A me pare che Amore Nel Pomeriggio sia un disco tutto bellissimo, nuovo, come fu il disco che contiene La donna cannone.
Le capacità compositive e di scrittura di De Gregori sono un patrimonio acclarato. Meno notata invece è la sua bravura come cantante. Qual è il suo pensiero?
Devo invece dire che Francesco De Gregori è un grande interprete. Usa la voce con una saggezza da cantore popolare che la voce se l'è costruita da sè. E' un tenore leggero, ma quando arriva in alto, e quando è riposato arriva molto in alto, riesce a mantenere una voce piena, completa, che fa un piacere enorme sentire. Sembra una voce poco sonora, ma quel leggero tono afono, quella voluta trascuratezza nel canto, sono tipici del suo carattere schivo. Lui se una cosa non l'ha studiata bene non la fa. E non crede nella sua voce, crede più in quella sua voce quasi parlata, leggermente roca , che in effetti ha un gran fascino. Ma quando sta rilassato, gli esce cantando con me i vecchi canti americani , o i nostri canti popolari, una voce piena, forte , che è una bellezza. Ed essendo molto musicale la usa magnificamente. Non vi sbagliate, De Gregori è anche un grande cantante ed esecutore.
Il fischio del vapore

L'album dal titolo "Il fischio del vapore" vede Giovanna Marini e Francesco
De Gregori impegnati in un progetto coraggioso, quello di proporre nell'era
dei computer e di Mtv antichi canti popolari riveduti e corretti, rispettandone
tuttavia lo spirito ed il messaggio, in una lodevole operazione di recupero
della memoria e della cultura popolare, un vero e proprio viaggio nel tempo
alla riscoperta delle radici della musica popolare italiana.
Ed anche una vera e propria sfida al mercato e alle sue regole.
E' una scommessa vinta quella dei due artisti romani dal momento che
il cd si assesta per parecchie settimane nelle posizioni alte delle classifiche
di vendita, oltre ad ottenere critiche lusinghiere un po' dovunque in Italia
e all'estero (il parigino "Le Monde" dedica ampio risalto al progetto)
dimostrando che una proposta del genere, se realizzata con cura, competenza,
amore e passione, non resta inascoltata anche dal grande pubblico, forse
disabituato ingiustamente da troppo tempo ad ascoltare le voci, le musiche
e le tematiche autenticamente popolari.
"Il fischio del vapore", grazie anche ad arrangiamenti un po' modernizzati
(ma solo un po', probabilmente con la precisa volontà di limitarsi
ad omaggiare quei canti nel rispetto per gli originali), si pone fin da
subito nel panorama musicale italiano di questo inizio degli anni duemila
come un disco non anacronistico, bensì come un prodotto vivo e vitale,
capace di trasmettere le passioni, i sentimenti ed i messaggi dell'epoca
del Cantacronache (o del Nuovo Canzoniere Italiano), quello che cantava
dei problemi di un'Italia in fase di ricostruzione dopo la tragedia della
guerra, quello dei canti politici, dei canti di lavoro, dei canti anarchici.
Un lavoro le cui premesse sembrano trovare corrispondenza in una nota
che lo scrittore Franco Antonicelli scrisse per il primo 45 giri del Cantacronache
negli anni '50: "(...) nella scelta degli argomenti, pescati non in un'astratta
eternità ma in un concreto tempo di cronaca, si avvertirà
palesemente la polemica civile. (...) Queste canzoni sono intrise di sincerissimo
pathos, scattanti
di amara, bruciante ironia. Per forza esse diventeranno popolari, perchè
sono popolari. E' la verità a renderle così autentiche...".
Una nota che ben si attaglia al disco di De Gregori/Marini che si apre
con la canzone che dà parzialmente il titolo all'album, "Sento il
fischio del vapore", uno dei brani migliori del disco, scandito da un ritmo
da marcia militare. Un brano che testimonia l'abbandono del suolo patrio
di chi sta partendo per l'Albania e "chissà quando ritornerà...".
La canzone infatti è molto probabilmente relativa ai soldati italiani
che partivano per l'Albania nella guerra del 14/18 ed è stato recuperato
dalla cantante Giovanna Daffini, che era stata un tempo una mondina nella
zona di Villa Savoia di Mantova. La Daffini costituì insieme alla
Marini, a Sandra Mantovani, Maria Teresa Bulciolu, Caterina Bueno, il Gruppo
padano di Piadena ed altri, il nucleo di quel gruppo che si prodigò
nel recupero del patrimonio musicale popolare italiano. Fu proprio nelle
risaie del Nord Italia che nacquero spesso i canti popolari a sfondo sociale
cantati dalle mondine durante il loro duro lavoro.
Sento il fischio del vapore, l'è il mio amore che 'l va via,
sento il fischio del vapore, l'è il mio amore che 'l va via,
e l'è partito per l'Albania, chissà quando ritornerà...
e l'è partito per l'Albania, chissà quando ritornerà...
Ritornerà sta primavera con la spada insanguinata; e se mi
trova già maritata, oh che pena, oh che dolor!
Segue forse il brano migliore del disco, "O Venezia che sei la più
bella", con una splendida melodia (che nel cantato ha molte affinità
con la musica classica e con certe sonorità tipiche di Giuseppe
Verdi) e con un accompagnamento iniziale molto scarno con la sola chitarra,
cui si aggiunge poi un flauto.
"O Venezia che sei la più bella e che di Mantova sei la più
forte / Gira l'acqua intorno alle porte, sarà difficile poterti
pigliar...". Il testo è ispirato alla ribellione della città
di Venezia che insorse contro gli austriaci nel 1848. Bellissima ed intensamente
lirica la metafora che vede la città trasformata in una donna che
deve sposarsi: "O Venezia ti vuoi maritare / Ma per marito ti daremo
Ancona / E per dote le chiavi di Roma / E per anello le onde del mar".
Anche questo brano venne tramandato da Giovanna Daffini, morta a 54
anni nel 1967.
La terza traccia è "L'Attentato a Togliatti" in cui l'anonimo
autore racconta fedelmente un fatto di cronaca che funestò l'Italia
politica e non nel mese di luglio del 1948. Palmiro Togliatti, segretario
del PCI, uscendo dalla Camera venne colpito dai proiettili sparati contro
di lui dallo studente anarchico Antonio Pallante. Ferito e trasportato
subito in ospedale Togliatti riuscì a cavarsela. Seguendo il testo
della canzone sembra di ascoltare un vero e proprio telegiornale con la
cronaca fedele del fatto di cronaca nera, fedele quasi per intero, tranne
nel verso che recita "Rita Montagnana che era al Senato coi dottori
e tutto il personale ha portato il marito all'ospedale sottoposto alla
operazion". Non fu infatti la Montagnana, moglie di Togliatti, a condurre
il marito in ospedale, bensì Nilde Jotti, la compagna del leader
comunista. Ma nell'Italia del 1948 non si poteva dire...
"Le ore undici del quattordici luglio dalla Camera usciva Togliatti
quattro colpi gli furon sparati da uno studente vile e senza cuor / L'assassino
è stato arrestato dai carabinieri di Montecitorio e davanti a l'interrogatorio
ha confessato dicendo così / Già da tempo io meditavo di
commettere questo delitto sono iscritto a nessun partito è uno scopo
mio personal".
Con "I treni per Reggio Calabria", un cavallo di battaglia della Marini
che ne è autrice (la scrisse nel 1973), si fa un salto in avanti
cronologico nella Storia d'Italia. Siamo infatti nei primissimi anni '70
quando a Reggio Calabria scoppiano pesanti disordini sullo sfondo di una
rivolta dettata dalla protesta contro rigurgiti neo fascisti capitanati
da Ciccio Franco, esponente dell'estrema destra reggina. La canzone racconta
di un viaggio che il 22 ottobre '72 decine di migliaia di operai metalmeccanici
italiani compirono in treno verso Reggio Calabria per solidarietà
con gli antifascisti.
Il brano è cantato dalla sola Giovanna Marini.
Andavano col treno giù nel Meridione / Per fare una grande
manifestazione / Il ventidue d’ottobre del settantadue / In curva il treno
che pareva un balcone / Quei balconi con le coperte per la processione
/ Il treno era coperto di bandiere rosse / Slogan, cartelli e scritte a
mano / Da Roma Ostiense mille e duecento operai / Vecchi e giovani e donne
con i bastoni e le bandiere arrotolate / Portati tutti a mazzo sulle spalle
/ Il treno parte e pare un incrociatore / Tutti cantano Bandiera Rossa..."
Segue un brano del repertorio di Gualtiero Bertelli, "Nina Ti Te Ricordi",
cantato in dialetto veneto. Bertelli, il più importante rappresentante
della musica popolare veneta, lo incise in un 45 giri nel 1967. E' la storia
di una coppia di sposi e dei loro problemi di sopravvivenza. Lui è
disoccupato e lei incinta e nella fatica del lavoro quotidiano i due giovani
sposi scoprono che "...amarsi non è un peccato, ma è un lusso
per pochi...". Molto bella la melodia estremamente malinconica e molto
efficace il cantato a due voci di De Gregori e della Marini.
Nina ti te ricordi / Quanto che gh’avemo meso / Andar su sto toco
de lèto / Insieme a fare a l’amor / Sie ani a fare i morosi / Strenzerla
franco su franco / E mi che g’ero stanco / Ma no te volevo tocar...
"Sacco e Vanzetti" è il racconto della morte di Nicola Sacco
e Bartolomeo Vanzetti, due anarchici italiani che il 22 agosto 1927 a Boston
vennero condannati alla sedia elettrica accusati di omicidio. "E tutto
il mondo intero reclama la loro innocenza... ma il presidente Fuller non
ebbe più clemenza... Siano essi di qualunque nazione, noi li uccidiamo
con grande ragion... Addio amici, in cor la fè, viva l'Italia e
abbasso il Re...". La condanna ai due italiani venne dettata soprattutto
dall'intolleranza verso gli immigrati che caratterizzava all'epoca gli
USA.
"Donna Lombarda di Gualtieri" è la descrizione di un delitto
con una accuratezza di particolari estremamente efficace. Donna Lombarda
avvelena il vino che offre poi al marito nel tentativo di assassinarlo
ma il bambino di pochi mesi che si trova nella culla cerca di avvertire
il babbo di non bere il vino... Così l'uomo costringe la donna a
bere... Si tratta di una antichissima canzone popolare italiana, tramandata
ancora una volta da Giovanna Daffini.
"Il tragico naufragio della nave Sirio" è la cronaca dell'affondamento
del vapore "Sirio" che partì da Genova trasportando gli emigranti
italiani diretti in Sud America. La nave urtò uno scoglio e si inabissò
il 4 agosto 1906 a Capo Palo (Spagna). Secondo il resoconto della tragedia
stilato dai Lloyd' s, le vittime furono 292 ma in realtà sembra
che il numero reale dei morti fu tra le 440 e le 500 persone. "...e
fra loro un vescovo c'era, dando a tutti la sua benedizion".
"Il feroce monarchico Bava" ci porta alla Milano del 1898. Il protagonista
è il generale Bava Beccaris, il "feroce monarchico" che reprimette
nel sangue la rivolta popolare. "Alle grida strazianti e dolenti di
una folla che pan domandava / Il feroce monarchico Bava gli affamati col
piombo sfamò... Tu non rider Sabauda marmaglia se i fucili han domato
i ribelli / Se i fratelli hanno ucciso i fratelli sul tuo sangue quel sangue
cadrà".
"Lamento per la morte di Pasolini" (brano di Giovanna Marini) narra
con un racconto scandito dalle lancette dell'orologio che sottolineano
il passare del tempo (come nella tradizione di molti canti popolari) la
fine orribile del poeta e regista Pier Paolo Pasolini avvenuta il 2 novembre
del 1975 all'idroscalo di Ostia. Quel giorno Pasolini si era recato alla
Stazione Termini di Roma dove aveva invitato sulla sua auto un giovane
borgataro di diciassette anni, Pino Pelosi detto "la Rana". L'intento dello
scrittore, a detta del Pelosi, era quello di avere un rapporto sessuale
con il giovane. Questi aveva accettato perchè aveva bisogno di soldi
per pagarsi un'automobile ("Sarebbe stata la prima e l'ultima volta che
lo facevo" raccontò durante gli interrogatori). Ma, dopo essere
stato condotto sul Lido di Ostia ed avere avuto con Pasolini un rapporto
orale, Pelosi si era ribellato alla proposta dello scrittore di "fare la
donna", come dichiarò sempre il ragazzo. Nella collutazione che
ne seguì il Pelosi avrebbe raccolto una tavoletta di legno trovata
sul luogo (una rozza insegna con sopra scritto il nome del proprietario
dell'abitazione vicina) ed avrebbe colpito Pasolini alla testa fino a farlo
cadere. Poi sarebbe risalito in auto e involontariamente, secondo la sua
testimonianza, sarebbe salito con l'auto sul corpo dello scrittore, uccidendolo.
Persi le forze mie persi l’ingegno / Che la morte m’è venuta
a visitare / E leva le gambe tue da questo regno / Persi le forze mie persi
l’ingegno (...) Ma quella notte volevo parlare / La pioggia il fango e
l’auto per scappare / Solo a morire lì vicino al mare / Ma quella
notte volevo parlare...
Segue "L'abbigliamento di un fuochista", il brano di Francesco De Gregori
dall'album "Titanic". E' la storia del fuochista del transatlantico inabissatosi
nell'aprile del 1912 dopo aver urtato un iceberg nell'Atlantico del Nord
durante il suo viaggio inaugurale. Una nave "che non può affondare",
dice il fuochista il quale "...pure se attraversa il mondo non conosce
la geografia" e che viene messo a lavorare "...per pochi dollari nelle
caldaie sotto il livello del mare".
La versione non si discosta di molto dall'originale di De Gregori che
già all'epoca vedeva Giovanna Marini al controcanto.
"Saluteremo il signor padrone" vede protagoniste le mondine che dopo
l'estenuante lavoro nelle risaie per pochi soldi salutano con un piede
sulla staffa e quell'altro sul vagone il padrone sfruttatore: "Macchinista
macchinista faccia sporca, metti l'olio nei stantuffi, di risaia siamo
stufi a casa nostra vogliamo andar...". Il brano era stato rielaborato
già nel 1975 dal cantautore Eugenio Finardi nel suo primo album
dal titolo "Non gettate alcun oggetto dai finestrini".
Chiudono l'album una versione di "Bella ciao" (cantata dalla sola Giovanna
Marini) che viene riportata all'originale forma di canto delle mondine
perdendo la valenza "partigiana" di inno alla Resistenza che solo in un
secondo tempo le venne attribuito cambiandole il testo ("...verrà
il giorno che tutte quante lavoreremo in libertà", dice il testo
originale) e una nuova splendida versione di "O Venezia che sei la più
bella" eseguita dal coro con la banda.
Tra i musicisti che suonano nell'album troviamo Guido Guglielminetti,
Toto Torquati, Greg Cohen, Luciano Torani, consueti collaboratori di De
Gregori, e - nella traccia conclusiva - i cantanti della Scuola Popolare
di Musica di Testaccio, accompagnati dalla banda della scuola (dove la
Marini insegna da anni), con la direzione di Silverio Cortesi.
Dischi come "Il fischio del vapore" sono una boccata di ossigeno nel
panorama musicale italiano odierno sempre più ammorbato da ciarpame
e canzoni come quelle di De Gregori e della Marini sono la voce della memoria
che ci ricorda ancora una volta che... la storia siamo noi.
Tracklist
1 Sento il fischio del vapore
2 O Venezia che sei la più bella
3 L'attentato a Togliatti
4 I treni per Reggio Calabria
5 Nina ti te ricordi
6 Sacco e Vanzetti
7 Donna Lombarda di Gualtieri
8 Il tragico naufragio della nave Sirio
9 Il feroce monarchico Bava
10 Lamento per la morte di Pasolini
11 L'abbigliamento di un fuochista
12 Saluteremo il signor padrone
13 Bella ciao
14 O Venezia che sei la più bella
(coro e banda)
Francesco De Gregori e Giovanna Marini
Giovanna Marini: una guida all’ascolto
Giovanna Marini è una delle figure più significative della
musica popolare italiana, cantante appassionata della tradizione, nella
sua musica si fondono tanto le storie contadini, tanto quelle di solitudine
urbana e di denuncia sociale. La sua è una vocazione di una vita
tutta dedicata ad una sorta di viaggio nel tempo e nello spazio alla ricerca
di voci e suoni di un Italia che si è dimenticata delle sue radici.
"La memoria è fondamentale per dare delle risposte ai ragazzi di
oggi, per capire da dove veniamo" ha detto Giovanna di recente, ci sembra
senza dubbio significativo per capire a pieno il perché della sua
missione. La sua musica vive in una dimensione mitica, disillusa eppure
così salda alle radici e alla realtà al punto da toccare
nel profondo tutti coloro che hanno avuto modo di ascoltarla. Elemento
che senza dubbio l’ha caratterizzata nel corso della sua carriera è
senza dubbio il suo eclettismo, infatti nel corso della sua carriera ha
attraversato tradizioni, generi, registri e toni diversi mantenendosi sempre
salda al suo percorso intellettuale. Sin dagli inizi della sua carriera,
infatti, la sua ricerca musicale ha presentato sempre una dialettica costante
tra elementi classici ed elementi popolari che senza dubbio rappresentano
la base dei suoi studi. Parlando di Giovanna Marini non si può escludere
la sua forte passione politica, infatti insieme ai musicisti del
"Nuovo Canzoniere Italiano", fondato nel 1962 da Bosio, ha realizzato
il legame che unisce la musica alla denuncia sociale in Italia. Tappa fondamentale
di questo percorso inziale è senza dubbio Vi racconto l'America
(1966), un disco in cui la Marini sperimentò per la prima volta
la ballata lunga, una sorta di racconto musicato in cui si mescolano elementi
diversi che vanno dalla filastrocca popolare all’improvvisazione fino a
giungere alla canzone di protesta. Lo sviluppo della sua forma canzone
trova realizzazione prima nella ballata narrativa, Chiesa Chiesa
(1967), poi successivamente con due esempi di ballate aperte Lunga
vita allo spettacolo e Viva Voltaire e Montesquieu, due canzoni speculari
che si completano a vicenda quasi fossero domanda e risposta. Nel corso
degl’anni settanta la cantautrice sviluppa sempre di più i suoi
studi sulla forma canzone che diventa sempre più raffinata sia dal
punto di vista poetico sia da quello musicale sino a giungere alla realizzazione
del suo percorso nel doppio disco del 1978 La grande madre impazzita, in
cui cinque voci duettano con un trio jazz d’improvvisazione ricreando una
sorta di teatro musicale in che racchiude in larga parte tutti i suoi studi.
Una particolare menzione nella carriera di Giovanna Marini va fatta al
suo lavoro con il quartetto di voci femminili, i cui concerti entusiasmano
per intensità e passione e con cui ha realizzato un disco splendido
che raccoglie 12 poesie in friulano di Pierpaolo Pasolini musicate per
voci, ance e percussioni. Parallelamente alla sua attività musicale
Giovanna Marini si è dedicata anche all’insegnamento dell’etnomusicologia,
che ormai da anni la impegna con passione sia a Parigi sia alla Scuola
Popolare del Testaccio. Nonostante la ricchezza del suo personaggio per
anni Giovanna Marini è rimasta in Italia un personaggio di nicchia
e solo di recente con "Il fischio del vapore" inciso con Francesco De Gregori,
ha riscosso il suo completo successo. Non stupisce dunque nemmeno
quel titolo "Le bandiere rosse nell'hit parade italiana" tributatole dal
quotidiano francese 'Le Monde' per Il fischio del vapore, un disco unico
nel panorama musicale italiano giunto a risvegliare un movimento di riscoperta
delle nostre radici da troppo tempo sopite.
Discografia e opere
LP 33 giri
• Lu Picurare Dischi del Sole hhhh
• La disispirata Dischi del Sole
• Bella Ciao Dischi del Sole - ristampa CD Alabianca BRAVO Records
• Ci ragiono e canto Dischi del Sole - ristampa CD Alabianca
BRAVO Records
• Vi parlo dell’America Dischi del Sole - ristampa CD Alabianca
BRAVO Records
• Chiesa Chiesa Dischi del Sole - ristampa CD Alabianca BRAVO
Records
• Lunga vita allo spettacolo e Viva Voltaire e Montesquieu Dischi
del Sole
• La Nave e La Creatora Dischi del Sole - ristampa CD Alabianca
BRAVO Records
• La Vivazione dischi Vedette Records
• Controcanale 70 Dischi del Sole
• L’eroe Dischi del Sole - ristampa CD Alabianca BRAVO Records
• I treni per Reggio Calabria Dischi del Sole - ristampa CD Alabianca
BRAVO Records
• La grande madre impazzita Dischi del Sole
• Correvano coi carri Dischi del Sole - ristampa CD Alabianca
BRAVO Records
• Cantate de tous les jours Le Chant du Monde
• Le cadeau de l’empereur Le Chant du Monde
• Pour Pier Paolo Le Chant du Monde
CD
• Giovanna Marini Le Chant du Monde
• Troyennes Sowarex Bruxelles
• Cantate profane Ed. Mus. Auvidis Records
• La vie au-dessus et au dessous de mille mètres Ed. Mus.
Auvidis Records
• Départs Ed. Mus. Auvidis Records
• Oresteia Sowarex Bruxelles
• Musiche di scena dischi Nota - Valter Colle
• Sibemolle dischi Nota - Valter Colle
• Requiem I dischi di Angelica
• Le chant de la terre Quartetto Giovanna Marini e Micrologus,
Opus 111
• Fogli volanti, canti di lotta raccolti da Giovanna Marini
arrangiati per banda e coro – Scuola Popolare di
Musica di Testaccio, I CD del Manifesto
• Il fischio del vapore Francesco De Gregori e Giovanna Marini
• Buongiorno e buonasera Giovanna Marini
• Passioni Giovanna Marini
PUBBLICAZIONI
• Italia quanto sei lunga Ed. Mazzotta, Milano 1974
• Modi Urbani e modi contadini 1976, proprietà dell’autore
• La grande madre impazzita Ed. Napoleone, Roma 1979
• Cantata Profana Ed. Sapere 2000, 1990
• Modi di tradizione orale Ed. Arpège, Parigi 1997
• Concerto per Giacomo Leopardi Ed. Mus. Ut Orpheus, Bologna
1998
• Sibemolle, 1999 proprietà dell’autore
• Il canto della terra con edizione Opus 111, Parigi 1999
BALLATE
1965 • Vi parlo dell’America
1967 • Chiesa Chiesa
1968 • Viva Voltaire e Montesquieu
• Lunga vita allo spettacolo
1969 • La Vivazione
1970 • La Nave
• La Creatora
1973 • I treni per Reggio Calabria
1974 • L’eroe
ORATORI, OPERE E POEMI SINFONICI
1973 • Fare Musica oratorio per strumenti coro e voci soliste,
Ed. Mus. Bella Ciao, Milano
1976 • Correvano coi carri oratorio per undici voci e chitarra,
prod. Teatro Spazio Zero e Scuola Popolare di Musica di Testaccio di Roma,
Ed. Mus. Bella Ciao, Milano
1979 • La grande madre impazzita oratorio per strumenti più
percussioni e cinque voci soliste, prod. La Lunga Gittata di Roma, Ed.
Mus. Bella Ciao, Milano
1980 • Cantate de tous les jours per quartetto vocale, prod.
Théâtre Gérard Philippe di Saint-Denis, Parigi, Ed.
Mus. Le Chant du Monde
1981 • Che dirà la gente che si bacia nei caffè,
prod. La Lunga Gittata di Roma
1982 • Le cadeau de l’empereur opera per strumenti voci soliste
e coro della SPMT
1984 • Pour Pier Paolo cinque liriche di P.P. Pasolini per cinque
voci e cinque strumenti, prod. Festival d’Automne, Parigi
1986 • Requiem cantata delle cinque stanze oratorio per due cori,
voci soliste e strumenti, prod. La Lunga Gittata di Rome e RAI
1989 • La déclaration des Droits de l’homme per coro voci
soliste e strumenti, prod. Festival Roma Europa e SPMT
1990 • Cantata profana per quartetto vocale, prod. Théâtre
de la Bastille di Parigi
1992 • Spesso il male di vivere ho incontrato testo di Montale,
per coro e due voci soliste, prod. Associazione Satie, Bologna
• Les
Naufragés de l’Olympe opera buffa per tre solisti e gruppo strumentale,
prod. Théâtre de Vidy di Losanna
1993 • Regrets de Rome testo di Joaquim Du Bellay per coro e
baritono solista, prod. Centre Action Culturelle de l’Université
ParisVIII Saint-Denis
• La vita
sopra e sotto i mille metri per quartetto vocale, prod. Théâtre
Gérard Philippe di Saint-Denis, Parigi
1994 • La bague magique opera buffa per coro, voci soliste e
violoncello su testo di Goldoni, livret di Valeria Tasca e Giovanna Marini,
regia di Jean-Claude Berutti, prod. Opera di Nancy e Théâtre
du Peuple de Bussang
1995 • Partenze, vent’anni dalla morte di Pier Paolo Pasolini
Cantata per quartetto vocale, prod. Théâtre de Vidy di Losanna
1996 • Vita Nova di Dante di Lulu Menasse prod. France Culture
1997 • Concerto per Leopardi composto da tre brani Coro dei morti,
Canto notturno del pastore errante per l’Asia e Ultimo canto a Saffo per
coro e quartetto d’archi, eseguito dalla SPMT
1998 • Napoli per voi poemetto sinfonico della durata di 50 minuti
per quartetto vocale commissionato dalla Cité de La Musique di Parigi
- La Villette
• Sibemolle Cantata per quartetto vocale, prod. Théâtre de
Vidy di Losanna
1999 • Ustica per quartetto vocale per lo spettacolo I-TIGI, canto
per Ustica di Marco Paolini chiesto dell'associazione Familiari delle vittime
di Ustica, prod. Comune di Bologna, Comune di Palermo e Romagna Teatri
2000 • La Cantata del secolo breve per quartetto vocale
PER IL TEATRO
1979 • Nora Helmer testo di R. Lerici regia di Carlo Quartucci, prod.
Il Camion di Roma
1980 • Robinson Crusoe testo di R. Lerici regia di Carlo Quartucci,
prod. Il Camion di Roma
1981 • I due sergenti regia di Attilio Corsini, compagnia Attori e
Tecnici di Roma
• La pulce
di Feydau regia di Attilio Corsini, compagnia Attori e Tecnici di Roma
1982 • Casanova regia di Attilio Corsini, compagnia Attori e Tecnici
di Roma
• Pantalone regia
di Attilio Corsini, compagnia Attori e Tecnici di Roma
1983 • Funerale testo di R. Lerici regia di Carlo Quartucci, prod.
La Zattera di Babele di Roma
1984 • Il bacio della donna ragno regia di Marco Mattolini, prod. Teatro
di Porta Romana, Milano
• Gesualdo coreografie
di Anne-Marie Reynaud
1985 • Bent
• Drama coreografie
di Anne-Marie Reynaud, DD du Four Solaire
1986 • On ne badine pas avec l’amour di Marivaux regia di Viviane
Théophilides, prod. Atelier Lyrique du Rhône
1987 • L’école des femmes di Molière regia di Marco
Mattolini, Teatro Quirino di Roma
1988 • Troyennes d’Euripide regia di Thierry Salmon, prod. Festival
di Gibellina, CRT, Festival d’Avignon, Teatro di Napoli, Der Frauen Festival
di Amburgo - Premio UBU della critica per le musiche
1991 • L’assemblée des femmes di Aristofane regia di Michel
Voita, prod. Théâtre de Vidy di Losanna
1994 • Antigone di Sofocle regia di Hans-Guenther Heyme prod.
Théâtre de Vidy di Losanna
1995 • I turcs tal Friul di P.P. Pasolini regia di Elio De Capitani,
prod. Teatriditalia di Milano, Biennale di Venezia e Teatro Stabile di
Trieste - Premio UBU della critica per le musiche
1996 • Oresteia di Eschilo regia di Franz Marjinen, Théâtre
Royal Flamand di Bruxelles
1997 • Elektra di Sofocle regia di Hans-Guenther Heyme prod.
Théâtre de Vidy di Losanna
• Il sogno di
una notte di Mezza Estate di Shakespeare regia di Elio De Capitani, prod.
Teatriditalia di Milano
1998 • Ion di Euripide regia di Hans-Guenther Heyme prod. Théâtre
Gérard Philippe di Saint-Denis
• Journal d’Eve
di Dario Fo regia di Christine Leboutte
1999 • Blanche-Neige di Robert Walser regia di Rudolph Straub, prod.
TeaterSpektakel di Zurigo
• Coefore di Eschilo
e P.P. Pasolini regia di Elio De Capitani, prod. Teatriditalia di Milano
• Animarrovescio coreografie
di Adriana Borriello, prod. Inteatro Polverigi e Hebbel Teater di Berlino
2000 • Antigone di Sofocle regia di Patrice Kerbrat prod. INDA Teatro
Greco di Siracusa e Teatro Carcano di Milano
• Théorème
di P.P. Pasolini regia di Christine Leboutte
• Eumenidi di Eschilo
e P.P. Pasolini regia di Elio De Capitani, prod. Teatriditalia di Milano
PER IL CINEMA
1962 • Matrimonio degli alberi di Folco Quilici e Carlo Alberto Pinelli
1967 • Lettera aperta a un giornale della sera di Citto Maselli, Ed.
Mus. CA
1972 • Il sospetto di Citto Maselli, Ed. Mus. CAM
• Terminal di Paolo Breccia, Ed. Mus. RCA
1975 • I tre operai di Citto Maselli, Ed. Mus. FONIT CETRA
1977 • Porci con le ali di Paolo Pietrangeli, Ed. Mus. Bixio
1980 • Il mistero del Morca di Marco Mattolini, Ed. Mus. CAM
1981 • I giorni cantati di Paolo Pietrangeli, Ed. Mus. CAM
1982 • Caffé express di Nanni Loy, Ed. Mus. De Laurentis
• La giornata di Chiara Brenna di P. Pelloni, Ed. Mus. CAM
1985 • Storia d’amore di Citto Maselli, Ed. Mus. CAM
• La montagna di Carlo Alberto Pinelli, Ed. Mus. COMETA
1986 • Teresa Raquin di Gian Carlo Cobelli, Ed. Mus. COMETA
• Avventura di un fotografo di Citto Maselli, Ed. Mus. proprietà
dell’autore
1988 • Codice privato di Citto Maselli, Ed. Mus. CAM
• Il Tevere di Citto Maselli, Ed. Mus. proprietà dell’autore
• I cortili di Roma, Ed. Mus. RAI TRE
1989 • Il segreto di Citto Maselli, Ed. Mus. CAM
1991 • L’alba di Citto Maselli, Ed. Mus. CAM
1995 • Prigionieri della guerra di Yervant Gianikian e Angela Ricci-Lucchi,
Ed. Mus. proprietà dell’autore
• La fabrique du corps humain di Marc Hureau, Ed. Mus LES FILMS D’ICI
• Lacerazioni di Wolfgango De Biasi e Andrea Felici, cortometraggio
Ed. Mus. CAM
1996 • Demolizione di Citto Maselli
1998 • Su tutte le vette è pace di Yervant Gianikian e Angela
Ricci-Lucchi
• Cronache del Terzo Millenio di Citto Maselli
dati tratti dal sito ufficiale di Giovanna Marini
Giovanna Marini e Pier Paolo Pasolini
http://www.pasolini.net/marini_ascolto.html
alla pagina sopra linkata è possibile ascoltare
le poesie di Pier Paolo Pasolini
cantate dal quartetto vocale di Giovanna Marini
Il quartetto vocale
Patrizia Nasini, Patrizia Bovi Giovanna Marini e Francesca Breschi: Il quartetto vocale
Il quartetto vocale nasce nel 1976 con lo scopo di eseguire alcune musiche
che avevo scritto con intento polifonico, ma che eseguivo sempre da sola
non avendo amici musicisti cantanti in grado di leggere la musica né
tanto meno in grado di cantarla come immaginavo. (Vivevo allora nell’ambiente
della ricerca del canto contadino e nel mondo della canzone politica, dove
i cantori non erano musicisti, ma piuttosto antropologi, sociologi, scrittori,
registi, architetti, intellettuali di ogni genere, con la passione della
musica, ma senza la conoscenza necessaria a leggere una partitura, intonare
in modo perfetto, ecc.) Piano piano c’è stata un’evoluzione nello
studio della musica, negli anni settanta abbandonata la canzone politica,
molti sono entrati nel mondo della musica professionale: è nata
a Roma la Scuola Popolare di Musica di Testaccio, e finalmente, insegnando
in questa scuola che divenne anche centro di confluenza di molti musicisti
stanchi del ghetto costituito dai conservatori di musica, incontrai molti
giovani appassionati di canto, che già conoscevano le mie canzoni,
e con queste (all’epoca erano solo donne) formai il mio primo gruppo polifonico.
Eravamo undici, progressivamente molte dovettero lasciare il gruppo prese
dai loro impegni, e così siamo rimaste in quattro. Dal ‘76 ho incominciato
a scrivere per il Quartetto Vocale molti madrigali che ora compongono il
nostro repertorio. C’è stato un avvicendarsi di cantanti, al mio
fianco, tutte hanno contribuito con il loro studio e la loro esperienza
vocale alla crescita del quartetto. Grazie all’impegno vocale delle mie
amiche ho potuto scrivere pezzi sempre più acrobatici: Patrizia
Nasini ha segnato, con il suo ingresso nell’81, un momento di crescita
nelle possibilità vocali di esecuzione, grazie alla sua elaborazione
di tecniche sempre più raffinate nel ricercare suoni diversi da
quell’unico suono di voce impostata sempre più in testa che fino
a poco fa si conosceva, la sua voce assolutamente originale mi ha permesso
di scrivere pezzi sempre più acrobatici, all’esecuzione dei quali
ha giovato la sua esperienza nel mondo della musica contemporanea. Patrizia
Bovi, arrivata nell’90 insieme a Francesca Breschi, ha portato una splendida
voce, e con la sua conoscenza approfondita della vocalità e del
repertorio medioevale, ha permesso che si cantassero anche pezzi molto
arcaici, mettendo in opera un rigore straordinario nell’esecuzione. Francesca
Breschi ha portato una straordinaria duttilità vocale ed una grande
sensibilità e rigore nell’esecuzione di ogni pezzo, sia che fosse
arcaico, che scritto in partitura da me, la sua pratica nel mondo della
canzone popolare con il gruppo “Pupi e fresedde” da cui proveniva, le hanno
permesso di inserirsi facilmente nel quartetto vocale con una ricerca di
sonorità nuove, grazie anche al suo lavoro nella musica contemporanea.
Con questa formazione il Quartetto Vocale può ricoprire secoli e
secoli di produzione vocale eseguendoli con maestria e rigore: un sogno
che non credevo di riuscire a realizzare. Ogni volta che ci incontriamo
per cantare è una gioia. In ogni Cantata eseguiamo pezzi da
me scritti espressamente per il racconto della Cantata, scritti in partitura,
che la grande sensibilità delle mie colleghe permette di cantare
come fossero pezzi di tradizione orale. Ognuna di noi ha, a lato, le proprie
attività musicali, concertistiche, di insegnamento: Patrizia Nasini
è molto richiesta dai compositori contemporanei per eseguire la
loro musica grazie ai suoi straordinari colori vocali, Patrizia Bovi ha
formato con altri musicisti umbri il gruppo Micrologus di ricerca ed esecuzione
di musica medioevale, Francesca Breschi ha un suo gruppo di esecuzione
di canzoni d’autore, e inoltre è una magnifica assistente musicale
istruttrice di cori e di canto tanto da garantire un’esecuzione perfetta
dell’opera a lei affidata.
Con queste tre amiche cantare è un piacere.
articolo tratto dal sito
ufficiale di Giovanna Marini

|
TIGHT CONNECTION |