BOB DYLAN
L'INTERVISTA TELEFONICA TRANSATLANTICA DI
PAUL GAMBACCINI
12 GIUGNO 1981

 

P.G.: Chi ci sarà con te nella band questa volta? Come sarà la musica?

Dylan: Avrò con me la stessa band che mi ha accompagnato in tour negli ultimi due anni.

P.G.: Suonerai ad Earl's Court, che è il luogo in cui hai suonato l'ultima volta. Ti sei sorpreso la volta scorsa nel vedere quale responso amichevole ti ha riservato il pubblico?

Dylan: Aaah, a volte il responso non è mica tanto amichevole; altre volte è amichevole, ma con il passare del tempo ti abitui un po' a tutti i tipi di responsi da parte del pubblico.

P.G.: Ho letto che di recente negli Stati Uniti hai eseguito un sacco di materiale che hai scritto dopo aver avuto una grande ispirazione. Sarà così anche a Londra?

Dylan: Ne faremo un po', di quello. La maggior parte delle canzoni comunque proviene un po' da tutti gli album. Ed abbiamo appena terminato un disco, perciò includeremo nel set anche un po' di canzoni nuove. Il titolo del nuovo album è Shot Of Love.

P.G.: E prosegue la tua vena ispirata?

Dylan: Questo lo devi decidere da solo. E' diverso dal precedente, è diverso da Saved ed è diverso da Slow Train, sembra vecchio ma è nuovo.

P.G.: Nel disco suona qualcuno dei tuoi recenti musicisti, come ad esempio Barry Beckett?

Dylan: No, questo non l'ho realizzato a Muscle Shoals, l'ho registrato in California. Perciò Barry non c'è su questo. Ho utilizzato la mia band abituale. A dire il vero su una canzone ha suonato anche Ronnie Wood, e lo stesso vale per Ringo (Starr, ndr).

P.G.: Ho ricevuto alcune lettere molto entusiastiche a proposito degli ultimi due album che hai pubblicato, perchè alcune persone che condividono il tuo senso di quel che può essere chiamato ministero del messaggio, erano molto entusiaste per il fatto che anche tu eri con loro su quel tema ed altre persone hanno invece pensato, beh, che vuol fare ora Bob?

Dylan: Beh, non lo so. A volte c'è bisogno di ..., sai, gli album vecchi non significano veramente qualcosa per alcune persone finchè non ascoltano quello nuovo ed in retrospettiva tornano indietro ed ascoltano qualcos'altro che proviene dal sentiero che sembra condurre a quello nuovo. Penso che questo nuovo disco che abbiamo realizzato sia l'album più esplosivo che abbia mai fatto. Anche se torniamo indietro a Blonde On Blonde oppure a Freewheelin', o a qualsiasi altro di quei dischi, Bringing It All Back Home, Highway 61, etc ... Credo che questo sarà percepito nella stessa maniera e potrei essere totalmente in errore dicendo ciò ma quando ho inciso questo nuovo album mi sentivo esattamente come mi sentivo ai tempi di Bringing It All Back Home, come se si trattasse di un punto di rottura, il tipo di musica che stavo sforzandomi di realizzare e credo che la gente nel tempo lo capirà. E' difficile da spiegare, si tratta di una cosa non identificabile, sai, sulla quale la gente può scrivere, ma può solo vagamente parlarne perchè si tratta di quel tipo di cosa che non si può realmente spiegare, è l'inizio ed allo stesso tempo la fine di quel che è.

P.G.: In Blood On The Tracks, che è un altro dei miei album preferiti, tu parlavi direttamente dal cuore. E' questo il feeling che si potrà trovare da un punto di vista lirico su questo nuovo album?

Dylan: Beh, si tratta di una cosa diversa. Anche quello fu un album che costituì un punto di svolta per me, in un altro senso per quanto riguarda le liriche. Feci cose che non avevo mai fatto prima. Questa invece è una cosa differente, è la cosa che avevo sempre voluto fare. E, per un motivo o per un altro ero sempre costretto ad andare in certe zone nelle quali non avevo la giusta struttura per ottenere un certo genere di cose che volevo ottenere, perchè quando suono devo avere la possibilità di comunicare con la gente che mi sta intorno per far capire il mio punto di vista. Se però tu devi usare troppa comunicazione allora la cosa si fa confusa e qualcosa viene perso lungo la strada. E questa volta non è accaduto.

P.G.: Allora senti di aver ottenuto quello che vuoi in quanto artista?

Dylan: Penso di sì. Penso che il prossimo album che farò non --- Penso che farò un album interamente strumentale ora.

P.G.: (sorpreso) Davvero??

Dylan: Sì. Sono andato tanto lontano quanto si può ed ora voglio iniziare a fare strumentali.

P.G.: Al momento attuale prendi ispirazione da altri artisti, come credo tu ne abbia trovata un paio di anni fa dai Dire Straits?

Dylan: Oh, già, beh, ho proprio parlato con Mark di recente... Hmmm, mi è sempre piaciuto Gordon Lightfoot...

P.G.: Di recente qui da noi Bruce Springsteen ha ottenuto un certo successo. Ti piace?

Dylan: Sì, Bruce è un tipo che ha davvero talento.

P.G.: Lo sai che Bruce ha incluso 'This Land Is Your Land' nel suo set dei concerti?

Dylan: Oh davvero? Fantastico! Ottimo. Allora forse inizierà a fare 'Blowing In The Wind'! Potrebbe fare un album con le canzoni di Bob Dylan!

P.G.: Beh, è una cosa abbastanza strana a dirsi, ma ho sentito di recente alla radio la versione di Manfred Mann di 'With God On Our Side'. Ed ho pensato che con l'attuale clima che si respira in cui si parla così tanto di disarmo nucleare e di missili, in particolar modo in Europa, dove è un argomento di grande interesse in questo momento, le tue canzoni dei primi album che parlano di disarmo nucleare sono tornate di grande attualità. Ci pensi mai a questo?

Dylan: No. No, davvero, ma la cosa non mi sorprende. Pensavo che fossero attuali allora, e di sicuro lo sono ora.

Conversazione telefonica transatlantica tra Bob Dylan a Detroit e Paul Gambaccini a Londra.
Mandata in onda da Radio One, BBC il 20 Giugno nel corso del programma "Rock On".


traduzione di Michele Murino


 


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