BOB DYLAN
&
SERGE GAINSBOURG
di Sandro Naglia

Tempo fa avevo trovato una “traccia” su una mancata collaborazione tra Bob Dylan e Serge Gainsbourg.
Ho provato a seguirla, per curiosità, e sono uscite diverse sorprese da questa “storia non scritta”.
Le riporto qui di seguito per i lettori di Maggie's Farm, a vantaggio di chi voglia provare eventualmente ad approfondirla.
Nella sua biografia di Serge Gainsbourg (“Gainsbourg”, Paris, Michel, 1992) Gilles Verlant riporta la notizia (p. 276) di un progetto di collaborazione tra lo chansonnier francese e Dylan.
L’idea sarebbe stata di Bertrand Blier, il regista cinematografico, che avrebbe pensato, per la colonna sonora del suo film “Merci la vie” del 1991 (protagonista Charlotte Gainsbourg), a musiche di Serge con parole di Dylan, che ne sarebbe stato anche l’interprete.
Da intermediario avrebbe fatto il produttore discografico Phil Ramone, ma a quanto pare il progetto finì nel nulla.
Nella sua apparente stravaganza, questo progetto porta a chiedersi che cosa avrebbero avuto da raccontarsi il poète-maudit autore di canzoni scandalo come la celeberrima “Je t’aime moi non plus”, e la rockstar americana.
Il primo sicuramente conosceva bene il secondo, anche se non si può dire che questi ne avesse influenzato la musica, permeata per altri versi di cultura americana soprattutto a partire dalla fine degli anni ‘60; più difficile stabilire se Dylan conoscesse Gainsbourg, anche se lo scandalo di “Je t’aime moi non plus” (la canzone del 1969, il film del 1976) aveva avuto dimensioni planetarie.
Quel che sicuramente accomunava i due (oltre ad una certa propensione per le bevande alcooliche) era il continuo reinventarsi musicalmente: giocoliere di parole, Gainsbourg aveva esordito nel solco della tradizione cantautoriale francese, per poi accostarsi a certe sonorità della musica britannica (gli anni dello “ye-ye”), e successivamente al reggae (come vedremo), fino ad approdare, negli ultimi anni, allo stile disco-funky.
Nell’aprile del 1979 Gainsbourg aveva pubblicato il disco “Aux armes et caetera”, in cui la versione reggae dell’inno nazionale francese aveva provocato una violenta alzata di scudi da parte di gruppi patriottici della destra francese.
Il produttore di Gainsbourg, Philippe Lerichomme, era in contatto professionale con Chris Blackwell della Island, e Gainsbourg si era recato a registrare in Giamaica, negli Island Studios, attorniato da musicisti locali tra i quali Sly Dunbar e Robbie Shakespeare della band di Peter Tosh.
Anche l’album seguente di Gainsbourg, “Mauvaises nouvelles des étoiles”, uscito nel novembre ’81, avrebbe proseguito l’esplorazione del reggae da parte del cantautore francese.
Il primo arrangiamento reggae della discografia ufficiale di Dylan è quello di “Don’t think twice, it’s all right” del live “At Budokan” (registrato nel febbraio-marzo 1978), seguito (per quanto riguarda gli album in studio) da “Man gave names to all the animals” in “Slow train coming”, registrato tra aprile e maggio del 1979 (!).
Ma proprio Dunbar e Shakespeare avrebbero poi inciso con Dylan l’album “Infidels” (registrato tra aprile e maggio del 1983 ed uscito in novembre) e alcune canzoni di “Empire Burlesque” (registrato nel luglio del 1984 ed uscito nel marzo ’85).
Il reggae è lo stile che probabilmente influenzò maggiormente la musica pop nel passaggio dagli anni ’70 agli ’80; nondimeno è interessante l’assoluta contemporaneità dell’esplorazione di questo stile da parte di Dylan e Gainsbourg.
Ma le “coincidenze” non finiscono qui.
Gainsbourg morì di infarto il 2 marzo 1991. Il mese successivo era previsto l’inizio della registrazione di un album (dal titolo provvisorio “Moi m’aime Bwana”) a New Orleans, assieme ad alcuni musicisti di spicco della Louisiana, tra cui Tony Hall, Willy Green e Brian Stoltz. Ovvero: tre degli strumentisti che tra marzo e aprile del 1989 avevano preso parte alla registrazione di “Oh Mercy”, uscito nel successivo settembre.
Si ritorna quindi alla traccia iniziale da cui partirebbe questa storia non scritta: il progetto di Bertrand Blier.
C’è da dire che Dylan era stato a Parigi nel gennaio 1990 per alcuni concerti. Potrebbe darsi che un “abboccamento” da parte francese sia avvenuto in quella circostanza: i tempi coinciderebbero perfettamente, anche se proprio in quel periodo Dylan era particolarmente inavvicinabile a causa di un momento biografico-artistico tra i più bui della sua vita.

Fin qui le mie ricerche. Ero convinto di aver letto anche in qualche pubblicazione dedicata a Dylan una fuggevole allusione a questo progetto, ma non sono riuscito a rintracciarla (e quindi forse uno scherzo della mia memoria?).

Tra l’altro, Charlotte Gainsbourg dovrebbe essere tra le interpreti dell’annunciato film “I’m not there” di Todd Haynes, ispirato alla vita di Dylan.
Esiste una foto dell’attrice, di alcuni anni fa, scattata nella sua casa, dove su una parete troneggia un’immagine “storica” di Bob Dylan (quella della copertina di “Bootleg series 1-3”)…


Sandro Naglia
 



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