Times They Are A Changin'...
Dylan Speaks

di Ellen Futterman, Post-Dispatch Entertainment Editor
7 Aprile 1994


D: Sei conosciuto per essere imprevedibile durante i tuoi concerti, per quanto riguarda quello che suonerai. Che cosa deve aspettarsi il pubblico di St. Louis dal tuo show?

Bob Dylan: Beh, ho una band di quattro elementi. Non saprei. Forse alcune cose del vecchio Dylan, alcune del nuovo Dylan, qualcosa di acustico. La scaletta delle canzoni cambia di sera in sera, perciò è difficile stabilire con sicurezza quello che suoneremo. Molte canzoni comunque saranno riconoscibili per i fans.

D: Realizzerai un altro album rock oppure continuerai con il sound acustico e folk che ha caratterizzato gli ultimi due album, "Good as I been to you" e "World gone wrong"?

BD: Potrei farne un altro come gli ultimi due. C'è un sacco di roba che non ha trovato spazio su quei due. Potrebbe essere orientato verso il folk ma potrei usare anche strumenti supplementari che diano al disco un sound un po' diverso... magari il banjo, forse persino un mandolino, un dulcimer.
Gli ultimi due album che ho fatto per me erano necessari. Volevo vedere se era possibile suonare, cantare e realizzare un intero album tutto da solo, con soltanto una parte di tutta quella strumentazione che in genere si ha, e ottenere un suono più corposo.
Paul McCartney, Peter Gabriel e forse persino Phil Collins hanno fatto qualcosa del genere, dischi dove hanno suonato tutti gli strumenti. Volevo produrre quante più canzoni del genere fosse possibile. A volte non riesci ad ottenere queste canzoni facendo tutto da solo, senza un sacco di altra roba che va ad ingombrare tutto quanto.

D: Stai ancora scrivendo nuove canzoni o ti sei preso un attimo di respiro in questo senso?

BD: Beh, sì, ho un po' di foglietti e di appunti sparsi in giro da qualche parte. Ma solo il tempo dirà quando quelle cose vedranno la luce.

D: Qual è la canzone di Dylan che preferisci?

BD: Questa è una cosa davvero difficile da dire. Sarebbe scandaloso dirlo. E' veramente difficile sceglierne una in particolare. Ogni canzone ha il suo momento.

D: Che tipo di musica ti piace nell'ambito dei nuovi generi musicali?

BD: In genere ascolto le canzoni che parlano di qualcosa. Il mio gusto musicale risale alla metà degli anni Sessanta. Ascoltavo tutta la musica di quei tempi ed ancora oggi lo faccio, non mi diventa mai noiosa. Però ci sono molti nuovi artisti che hanno fatto un sacco di cose notevoli. (Una volta sollecitato a fare qualche nome, comunque, Dylan non cita nessuno in particolare)

D: Ti è piaciuto il nuovo album di Judy Collins, quello in cui ha inciso tutte canzoni di Bob Dylan?

BD: E' già uscito? So che ci stava lavorando. Non l'ho ancora ascoltato. In passato sono stato un sacco di volte assieme a lei. Lavoravamo insieme nelle "coffee houses".

D: Che tipo di rapporto ti lega ancora con i tuoi vecchi amici e compagni degli anni '60?

BD: Joan (Baez) mi chiama di tanto in tanto. Abbiamo fatto qualche spettacolo in Germania un po' di anni fa. Ho partecipato anche a un disco recente di Mike Seeger.

D: Sembra che tu sia sempre impegnato a fare cose nuove, a reinventare te stesso. Che cosa ti spinge ancora dopo tanti anni? Cos'è che ti motiva?

BD: Semplicemente la vita stessa. Esiste una certa non-trasparenza nella vita che continua a darmi motivazioni. Cerco di lavorare in una maniera non lineare. Potrebbe esserci dell'inconsistenza a fare così, nondimeno questo ti dà un certo grado di indipendenza che non potresti ottenere in altro modo.

D: Hai avuto tre decadi per abituarti... Ora sei più a tuo agio a convivere con il fatto di essere una leggenda vivente?

BD: Cerco di essere una persona illuminata. Nessuno dovrebbe mettere qualcun altro su di un piedistallo. Questo fatto può provocare dei danni all'intelligenza di una persona. Può condurre all'ignoranza. A quel punto una persona cessa di essere una persona.

D: Come riesci a proteggere la tua privacy?

BD: Non ho alcuna privacy, quindi non c'è molto da proteggere.

D: Mentre sei "on the road" per i tuoi concerti come ti prendi cura della tua salute e della tua spiritualità? Che genere di cose fai per te stesso?

BD: Cerco di non essere un poltrone. Ma non progetto niente di particolare. Magari faccio un giro in motocicletta, oppure faccio una cavalcata.

D: Tuo figlio Jacob ha una band che si chiama "The Wallflowers". Cosa ne pensi del suo gruppo?

BD: La sua musica è davvero umile.

D: Avete mai suonato insieme?

BD: Sì, ma solo in garage.

D: Che genere di musica suona?

BD: Sto aspettando che me lo dica Neil Young.


traduzione di Michele Murino

New York City - Ottobre '94 -  Con Bruce Springsteen e Neil Young

Bob Dylan:
The Song Talk Interview
di Paul Zollo
1991

(prima parte)


SongTalk: Okay, Arlo Guthrie di recente ha dichiarato: "Scrivere canzoni è come andare a pesca in un fiume; ti metti lì e speri di prendere qualcosa. E non credo che qualcuno che abbia pescato nella corrente dopo Bob Dylan abbia mai preso qualcosa."

Bob Dylan: (risate)

ST: Hai qualche idea su come sei stato capace di "pescarne" così tante?

BD: (risate) Probabilmente dipende dall'esca. (altre risate) Devi usare un'esca. Altrimenti ti siedi e aspetti che le canzoni vengano da te. Per costringerle a venire devi usare un'esca. Gettare te stesso in una situazione che richiede una risposta è come usare un'esca. Persone che scrivono cose che non hanno davvero vissuto in prima persona sono portate a farlo.

ST: Quando scrivi una canzone, cerchi in maniera consapevole di darle un certo significato o provi a seguire direzioni subcoscienti?

BD: Beh, sai, la motivazione di una canzone, quello che ti spinge a scrivere un brano, è qualcosa che in realtà tu non conosci mai. Qualsiasi canzone di qualsiasi scrittore... non sai mai qual è la motivazione che lo ha spinto a scriverla. E' bello essere capaci di porre se stessi in una condizione ambientale in cui si ha la possibilità di ricevere completamente tutte le cose inconsce che arrivano dall'interno della tua mente. E riuscire a controllare tutte quelle cose e metterle giù sulla carta. Edgar Allan Poe ha fatto qualcosa del genere. Ma oggi le persone ricevono le informazioni dalla televisione o in qualche altro modo che colpisce tutti i loro sensi. Non è più come un grande romanzo.

ST: Van Morrison ha detto che tu sei il nostro più grande poeta vivente. Pensi a te stesso in questi termini?

Dylan: (dopo una pausa) Alle volte. E qualcosa che sento dentro di me. E' qualcosa che sento dentro di me che mi spinge ad essere un poeta. Ma è un qualcosa che richiede dedizione. Una grande dedizione. I poeti non guidano automobili (risate). I poeti non vanno al supermercato. I poeti non vuotano la pattumiera. I poeti non fanno parte dell'Associazione dei genitori e insegnanti. I poeti non vanno nemmeno a fare picchetti davanti all'ufficio delle Case popolari. I poeti non parlano nemmeno al telefono. I poeti non parlano a nessuno. I poeti ascoltano molto e.. ed in genere sanno perchè sono poeti! (risate)... Il mondo non ha bisogno di altri poeti. Basta Shakespeare. Ce n'è abbastanza di ogni cosa. Fai un nome e ce n'è abbastanza di sicuro. Ce n'era già abbastanza con l'elettricità, hanno detto alcuni. Alcune persone hanno detto che già la lampadina era troppo. I poeti vivono in campagna. I poeti si comportano come dei gentiluomini. E vivono secondo il loro codice di gentiluomini. (dopo una pausa). E muoiono in miseria. O affogano nei laghi. In genere i poeti fanno una fine triste. Guarda la vita di Keats. Guarda Jim Morrison, se lo vuoi chiamare poeta. Guarda lui. Anche se alcuni dicono che in realtà è nelle Ande.

ST: Tu ci credi?

Dylan: Beh, non ha mai attraversato la mia mente la questione, ma è una cosa che senti dire. A cavallo di un porcellino nelle Ande. In groppa ad un asino.

ST: La gente ha difficoltà a credere che Shakespeare abbia davvero scritto tutte le sue opere, perchè ce ne sono così tante. Tu che ne pensi?

Dylan: La gente ha difficoltà ad accettare qualsiasi cosa che li sovrasti...

ST: Sei soddisfatto della tua opera?

BD: Sì, della maggior parte di quello che ho fatto sì.

ST: Passi parecchio tempo a scrivere canzoni?

BD: Beh, hai ascoltato quel disco che la Columbia ha pubblicato l'anno scorso, Down In The Groove? Quelle canzoni sono venute facilmente.

ST: Voglio menzionarti un po' di titoli delle tue canzoni e vedere che risposta ti viene in mente per ognuna di esse.

BD: Va bene.

ST: "One More Cup Of Coffee" (da "Desire")

BD: (dopo una pausa) Non era quella di una pubblicità di un caffè? No... è una canzone gitana. Quella canzone l'ho scritta durante un festival di zingari nel sud della Francia, un'estate. Qualcuno mi aveva portato lì durante quei giorni che erano sacri per gli zingari e che coincidevano con il mio compleanno. Così qualcuno mi condusse ad una festa di compleanno lì una volta, e sono rimasto da quelle parti per una settimana. Probabilmente questa cosa mi ha influenzato e mi ha spinto a scrivere quella canzone. Ma la "valley below" probabilmente viene da qualche altra parte. La mia sensazione a proposito di quella canzone è che i versi sono venuti da qualche altro posto. Non riguardava qualcosa di preciso, perciò quella cosa della "valley below" è diventata l'impianto su cui reggere la canzone. Ma la "valley below" potrebbe voler dire qualsiasi cosa.

ST: "Precious Angel" (da "Slow Train Coming")

BD: Sì. Quella è un'altra canzone che potrebbe andare avanti all'infinito. Ci sono così tanti versi e non ce n'è abbastanza. Sai? Quando la gente mi chiede: "Come mai non canti più quella canzone?". E' una di quelle canzoni: c'è troppo e non c'è abbastanza. Un sacco di canzoni che ho scritto mi danno quella impressione. Per me quella è una cosa naturale a proposito di quelle canzoni. E' troppo difficile domandarsi perchè a proposito di quei brani. Sono canzoni. Non sono scritte nella pietra. Sono scritte nell'argilla.

ST: Però per noi sono scritte nella pietra, perchè le ha scritte Bob Dylan. Io sono rimasto sempre stupito del modo in cui hai cambiato alcune delle tue grandi canzoni...

BD: Esatto. Qualcuno mi ha detto che Tennyson spesso voleva riscrivere le sue poesie dopo averle viste stampate.

ST: "I and I" (da "Infidels")

BD: (dopo una pausa) Quella era una di quelle canzoni Caraibiche. Un anno mi vennero un po' di canzoni mentre me ne andavo in giro tra le isole dei Caraibi. "I and I" è una di quelle canzoni.

ST: "Joey" (da "Desire")

BD: Secondo me quella è una grande canzone. Sì. E non perde mai il suo fascino.

ST: Ed ha uno dei più grandi finali da un punto di vista visuale rispetto a qualsiasi altra canzone.

BD: Quella è una canzone straordinaria. E te ne accorgi soltanto cantandola sera dopo sera. Lo sai chi è che mi ha fatto cantare di nuovo quella canzone? Jerry (Garcia). Già. E' lui che mi ha fatto cantare di nuovo quella canzone. Mi ha detto un giorno che era una delle canzoni migliori che io avessi mai scritto. E venendo da lui questo giudizio, era difficile sapere esattamente come prenderlo. (risate)
Jerry mi ha fatto cantare di nuovo quella canzone insieme a loro (The Grateful Dead). E' sorprendente come abbia una vita propria, diventa sempre migliore, suona sempre meglio, sempre meglio e continua a diventare sempre migliore. E' nel suo stadio infantile ora, dal punto di vista della performance. Naturalmente è una canzone lunga. Ma secondo me, non è che voglio suonarmi le trombe da solo, ma è come un poema Omerico. Molto più di "A Hard Rain," che è un'altra canzone lunga. Ma secondo me "Joey" ha una qualità Omerica che non si ha la fortuna di ascoltare ogni giorno. Specialmente nella musica popolare.

ST: "Ring Them Bells" (da "Oh Mercy")

BD: Regge se la ascolti cantata da me. Ma se la canta un altro artista scopri che probabilmente non ha molto a che fare con le campane che vengono annunciate nel titolo. Una volta una persona è venuta nel mio camerino e me l'ha cantata. L'ha cantata a me. (risate) Per cercare di spingermi a cantarla quella sera. (risate)

ST: E come è andata a finire?

BD: Se n'è andato via. (risate) E' uscito dalla porta e non è più tornato. Ascoltare quella canzone che era su uno dei miei dischi, cantata da qualcuno che voleva che io la cantassi... Non c'era alcun modo per convincermi a cantarla in quel modo. Era un grande performer, comunque.

ST: "Idiot Wind" (da "Blood On The Tracks")

BD: "Idiot Wind." Già, sai, ovviamente se tu ascolti entrambe le versioni ti rendi conto, naturalmente, che potrebbe esserci una miriade di versi per quella canzone. Non c'è fine. Potrebbe non aver fine. Dove la fai finire? La si potrebbe riscrivere ancora, davvero. Si tratta di qualcosa che potrebbe essere continuamente rielaborata, un lavoro continuamente "in progress".


traduzione di Michele Murino
 



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