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di Giovanni A. Cerutti |

“Legalizzare la mafia/sarà la regola del duemila/sarà
il carisma di Mastro Lindo/a organizzare la fila”. Si apre con Bambini
venite parvulos, così come si aprivano i concerti, il nuovo disco
live di Francesco de Gregori Fuoco amico, registrato durante il leg estivo
del tour 2001, con una band di giovanissimi – Paolo Giovenchi alla chitarra,
Alessandro Svampa alla batteria, Alessandro Arianti alle tastiere e Marco
Rosini al mandolino – innervata da due artisti di notevole sensibilità
come Greg Cohen al contrabbasso e Toto Torquati all’organo Hammond e guidata
da Guido Guglielminetti, che ha suonato la chitarra fino alla partenza
di Cohen, per tornare quindi al più consueto basso. Il leg invernale
era incentrato sulle canzoni di Amore nel pomeriggio, con un intenso inizio
acustico - Battere e levare, Generale e Rimmel - e già alcune
riletture molto sofisticate, come La casa di Hilde, il cui fingerpicking
si trasforma in una incalzante sequenza di accordi sul modello dell’ All
I really want to do dello Street legal tour, con la chitarra di Giovenchi
che ogni tanto infila un riff di All along the Watchtower. Ma alla ripresa
estiva spariscono quasi del tutto gli spazi acustici e si nota una spina
dorsale di canzoni scelte per quanto ci sanno ancora dire su
quanto sta capitando in Italia e nel mondo. Questa spina dorsale è
la stessa che ha guidato le scelte dei brani da includere nel disco. E
la chiave di lettura è proprio nell’elegantissima citazione dylaniana
incastonata in Parvulos: “Well, the funniest woman I ever seen/Was the
great-granddaughter of Mr. Clean./She takes about fifteen bath a
day,/Wants me to grow a moustache on my face./She’s insane”. (La donna
più buffa che ho mai visto/era la pronipote di Mastro Lindo/fa il
bagno almeno quindici volte al giorno/vuole che mi faccia crescere i baffi./
E’ matta) – Bob Dylan, I shall be free, The Freewheelin’ Bob Dylan, Cbs,
maggio 1963. Se nel Dylan del 1963 è una divertente e divertita
satira dell’americano medio, la cui vita è ormai strutturata da
luoghi comuni e ottusità pubblicitarie, se nella versione di Miramare
è allusione amara al futuro preparato dalla sguaiataggine televisiva
degli anni ottanta, nelle piazze italiane del 2001 il suono potente e il
ritmo spezzato sono la cruda constatazione che è andata a finire
proprio così. La nipote di Mastro Lindo ha la faccia di Berlusconi
e tra il 2001 e il 2002 il parlamento italiano ha di fatto legalizzato
la mafia. Così come quando il magnifico Hammond di Toto Torquati
guida una versione da brivido de I muscoli del capitano – che “chiama forte/quando
vuole qualcosa, qualcuno,/c’è sempre uno che gli risponde” e noncurante
del mozzo porta il Titanic a sbattere contro la donna bianca, “così
bella /che di guardarla uno non si stanca”, dopo aver esaltato il futuro
“palla di cannone accesa” - è difficile non sovrapporre alla faccia
di Craxi – che ispirò la canzone nel 1982 – quella dell’ometto di
Arcore.
E i versi di Cercando un altro Egitto – “E adesso per la strada
la gente come un fiume/il terzo reparto celere controlla/non c’è
nessun motivo di essere nervosi/ti dicono agitando i loro sfollagente/e
io dico non può essere vero/ e loro dicono non è più
vero niente” - rimandano subito alle immagini di Genova, così
come la tesissima e cupissima Masters of War che Dylan aveva intonato la
sera del 20 luglio a La Spezia, spiazzando persino la sua band.
In una situazione così pesante non c’è spazio per i suoni
acustici e la melodia del canto, ma per un suono duro e non pacificato
e un canto che spezza le scansioni dei versi a cercare parole che si stacchino
dal chiacchiericcio mediatico per cercare di descrivere la realtà.
Perché anche gli spazi critici sono spariti. “I professori dell’altro
ieri/stanno affrettandosi a cambiare altare/hanno indossato le nuove maschere/e
ricominciano a respirare” – ancora da Parvulos – e anche i Vecchi amici,
impreziositi dal riff del mandolino di Rosini, si sono risistemati: “Tu
sei da tutte le parti, io sempre da una parte sola,/non ho consigli da
darti, la tua politica ha fatto scuola”.
Ai dodici pezzi tratti dal tour si è aggiunto a disco ormai
pronto L’attentato a Togliatti, proveniente dalla registrazione di un mini
concerto di cinquanta minuti effettuata per Rai 1 il 14 dicembre 2001 e
trasmessa il 27 gennaio successivo. Partecipando al convegno Comunicare
storia. Un seminario a più voci, tenutosi ad Arezzo il 22 e 23 febbraio
2001 De Gregori ha cantato e commentato tre canzoni, Oltre il ponte di
Italo Calvino e Sergio Liberovici, Una topolino amaranto di Paolo Conte,
che sta eseguendo nei concerti di questo periodo, e, appunto, L’attentato
a Togliatti. “Qui invece emerge l’opera di un cantastorie vero e proprio.
Questa canzone si rivolge a quelli che se fossero stati in grado di leggere,
in quegli anni in cui l’analfabetismo era abbastanza diffuso, avrebbero
comprato l’Unità. E’ proprio una canzone da cantastorie ed è,
secondo me, straordinaria per l’ingenuità con cui si raccontano
tutti questi singoli piccoli eventi nel quadro più generale dell’attentato
a Togliatti, per la minuziosa attenzione, per lo scrupolo quasi storiografico
nel descrivere Rita Montagnana che stava al Senato, l’onorato chirurgo
Valdoni, il fatto che l’assassino fosse uno studente e che dicesse, come
dicono tutti gli attentatori, che non ce l’ha mandato nessuno. E
poi soprattutto l’ultima strofa, che invece ci spiega quello che avvenne
storicamente con l’attentato a Togliatti. Non c’è nessun appello
alla rivoluzione, alla insurrezione, è una canzone che segue la
linea dettata dal Partito Comunista, dallo stesso Togliatti che mentre
lo portavano all’ospedale disse: «State calmi, state calmi, non fate
la rivoluzione!»”. Ciò che va rimarcato è l’attenzione
a come le canzoni del nostro patrimonio popolare hanno raccontato la storia,
alle modalità narrative ed espressive. Ed esplorare le risorse
espressive della forma canzone è il senso del lavoro di De Gregori.
Ma come sta mostrando dal 1987 il Neverending tour di Bob Dylan – De Gregori
era a sentirlo mescolato tra il pubblico a Brescia il 10 luglio del 2001
con la sua band, pochi giorni prima di partire per il tour – è un
lavoro che si può fare solo sul palco. La canzone è teatro,
mai uguale a se stessa, vive nei cambiamenti di chi la canta, di chi la
ascolta, dei contesti che mutano. Se ha qualcosa da dire, se le ci si accosta
riconoscendoli la dignità di un prodotto d’arte e non di consumo.
Come ci dice questo dialogo rubato all’uscita del concerto del 30 marzo
2001 al Teatro Nazionale di Milano. Padre quarantenne: “Non riesco a capire
perché mi ha rovinato così La casa di Hilde…”. Figlio tredicenne:
“Papà, se vuoi ricordarti com’eri, basta che ti ascolti il disco,
non serve venire ad un concerto, il concerto è vita.”
Francesco De Gregori
Fuoco amico. Live 2001
Sony, gennaio 2002
Il testo dell’intervento di Francesco de Gregori al convegno Comunicare storia.Un seminario a più voci è pubblicato con gli atti del convegno sulla rivista Storia e problemi contemporanei. Fascicolo n.29 gennaio-aprile 2002.
da Resistenza Unita n.3, marzo 2002.
per abbonarsi: conto corrente postale n.12919288 intestato
a Associazione Casa della Resistenza, via Turati, 9 28924 Fondotoce
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