“The Freewhilin ’ D.G” (a ruota libera) Ottobre 2007

“Ho vagato senza meta, da solo, in un deserto di pietra. E ho sognato la moglie di domani
Ho la spada nella mano e sono il secondo in comando. In questa versione della morte chiamata vita Il mio piatto e la mia tazza stanno dritti in piedi. Ho preso una rosa dalle mani di un bambino
Quando bacio le tue labbra, il miele ne cola. Dovrò passare la mano per un po' di tempo”
(Bob Dylan “Huck’s Tune“)
 

“Ho visto i miei occhi dentro i tuoi perdersi in un lampo per tornare insanguinati.
Sentivo lacrime dal cielo cadere copiose sul mio volto rasserenando i miei intimi pensieri e le miei mani piccole scavare nel ghiaccio che invade l’estate del mio cuore.
E’ la notte, tenera che fa esplodere (in me) pensieri rapaci so-do-ma- tizzando dolore e piacere: dolore per la presenza dell’uomo dal lungo cappotto nero che mi osserva con occhi di fuoco e fa ruotare la mano dentro la mia mente;
piacere di sorprendermi per la grazia di chi sa vivere di più e meglio alcune vibrazioni, sfatto, puzzolente ed osceno, del tutto incapace di capire dove termina il sole e inizia il calore: di estati trascorse forse con le persone sbagliate o solo cercando di risalire con lo zaino pieno di sogni rotti, che poi ci si ritrova a recriminare, perché?

Sdraiato su un giaciglio vorrei contemplarti invece di ansimare.
Nella mia personale corsa all’oro dimentico tutto o quasi, perdo di vista il mio obbiettivo autentico: Essere!
Tu mi confondi, mi fai morire, i tuoi sguardi, le nostre incertezze, la mia insicurezza mista ai tuoi ostacoli non è come il cioccolato, è una Manina Verde che torna a strattonare forte è follia colma di gioia, è furore di vivere: sono queste giornate tonanti, il mio rincorrere le forme che non conosco, il salto nel buio che mi eccita e non mi opprime; le sveglie improvvise dove l’angoscia è il sentire un qualcosa che si perde: la mia innocenza, il mio dolce rantolo che parte lasciandomi dietro a rincorrere suoni della notte che mutano in echi gorgheggianti dolore e insicurezza, una scatola di dolci piena di sogni rotti o perduti, uno zaino vuoto che non riesco a riempire perché il mio essere è una lama rovente che ne squarcia il fondo!

La verità è una lucciola: puoi vederla brillare solo di notte

Invoco i miei Demoni Guida:
Dylan e Bruce
Van e Mark,
statemi vicini, mi sento come se stessi bussando alle porte di Torremezzo!

Sento fulmini uscire dalla mia bocca e non è solo il cognac ingollato e nemmeno l’ulcera, è il vivere lasciandoti andare, un musicista caparbio che non si fa piegare dal tempo e dallo spazio ma contorce dolore e arti per un momento più enfatico, pausa lirica, l’essere sentito dal suo unico Io, dribblando il Burattinaio per servire il suo Demone: un umile prigioniero della felicità sottomesso e fedele…
Perché la realtà è troppo più vera e guizzante e fetida: non uno spray gusto sudore, ma l’acido della pelle che inumidisce carne e tessuti; è un urlo che resta strozzato a metà fra l’esofago e il diaframma, come quando hai vissuto al massimo i quindici anni, è inutile tornare su te stesso: vai avanti, non mollare la presa, acchiappa il “Mistery train” al volo e ridi, piangi, vai avanti, metti tutto dentro, finchè puoi e sai perché, è il 2007, non c’è più molto da dire, vai avanti, non puoi far altro che suonare il tuo maledetto blues fino alla fine, che la cassa tenga duro, perciò alza il volume, alzalo e fatti sentire, facciamoci sentire: saremo sempre noi quelli pronti a dire la nostra, a sbagliare, a soffrire: a pagare il biglietto solo per dire presente, magari col naso che cola e non solo, però pronti a dirlo e ad urlare sul serio!

Forse ci sei, ma non ti vedo: apro gli occhi e anche se solo in sogno sei mia!
Ho voglia di capire per capirti, per non sbagliare, forse perché la vita sul palco fa paura alle mie giunture e perché non ho la voce ma il cuore si, i nervi pure e la rabbia di vivere che mi tormenta.
E se il 1975 è passato io dov’ero? E chi soprattutto?
Ho voglia di capirti per essere ciò che tu vuoi: voglio vederti salire in alto e senza mai perdere quota librarti sopra il dolore e il tempo, che a volte ci comprime come se fossimo pellicola, quella resistente che sa dove andare, forse ad un concerto degli ZZ Top, forse alla ricerca della vera casa, quella dove c’è qualcuno che ti sta aspettando anche se non ti ha mai visto, ma ha gia assaporato il tuo odore e ti sente a mille miglia di distanza, quando anche l’ultimo amico sarà un fratello perduto e non avrai altra scelta se non scappare o impazzire ma tu pazzo lo sei gia da un pezzo perciò: -Massimo Rispetto!

Nei tuoi occhi, se pur inquieti e selvaggi, vedo la pace che non ho, ma gli sguardi che ti rubo sono la mia dose giornaliera e avverto il Riverbero del Tuono dentro di me, pensandoti!
Ho voglia di vederti ruotare come un l.p., ma non sarei in grado di scrivere niente di bello per te o almeno non canzoni come “Simple twist of fate” che nascono su spiagge umide di pioggia e di sogni bagnati e perduti, che ritornano come curve nella memoria in mezzo a quello che riesci a togliere dalla strada prima che ti facciano a pezzi… e ho saputo di gente che si carica le ossa per trasformarle in denaro ma mi hanno detto che quel denaro te lo sbattono in faccia quando ti vedono arrivare da dietro e i cani lo sanno e ti rincorrono e le ossa che nascondi in quel sacco non sono utili nemmeno per fare un pasto, solo per spaccare vetrine e rubare ciò che non è tuo, che non hai più: te stesso, il tuo intimo io!
E allora suona! Su corde tese intonanti una Rinascita, su una formula capace di farci vivere dentro quel  sogno dove una porta si apre su un mondo leggero fatto di parole che scintillano, di carminio tinteggiate e il tuo colore mi copre e il tuo calore mi riempie di vita e di bramosie!

“Ieri notte ho sognato che ti stringevo fra le braccia, la musica non finiva mai, ballavamo finchè il cielo pomeridiano si tingeva di nero” (One step up)
Volevo essere vicino con gli occhi vergini e il cuore spappolato per quello che ho veduto, tu che desideri ciò che io non ho, no: non sono mai stato un vero musicista ma non ho mai asserito di esserlo, forse ho berciato il mio urlo ma nessun registratore era pronto a “takkare” e quindi: non sono io il musicista che cercavi, io sono solo quello che ha visto i suoi occhi perdersi dentro i tuoi in un lampo per tornare insanguinati!
Ma fra le molte cose che posso darti un lago placido dentro cui specchiarti non è di sicuro la mia anima!
Un giorno mi vedrai e saprai chi sono e saprai che nonostante le mie libellule peccatrici abbiano bruciato le mie pagine più saporite ero lì con ciglia nuove perso nel vento, accoltellato dal tuo sguardo del non voler vedere, né  sentire il sibilo vacuo del mio cuore che rantolava ancora una sottile e greve melodia ohhhh, Sweet thing!!!

Nonostante il mio fare disilluso mi piace ancora credere!
Nell’amore che so dare, in te che sei bella e che fai male come solo tu puoi e sai,
nelle lacrime versate e mai sprecate, nella magia della notte, nei sentimenti forti, nella puzza che toglie il fiato, nel sentirti uno schifo che di tanto in tanto aiuta a crescere, a capire e a vivere;
nel profumo della tua pelle, nel balsamo che quando hai i capelli lunghi e vaporosi invadi tutta una stanza, nelle strade di fuoco che ognuno deve percorrere per sentirsi davvero vivo, nelle prove di forza, nella speranza, nella resistenza, nella sopportazione al dolore, nelle flessioni, nelle partite a pallone sfiancanti, nelle giornate perse, negli inni alla fuga all’innocenza e alla libertà,
nel Rock vero, fatto di corpi che si urtano, si toccano: fanno scintille senza fuoco;
nella musica suonata col cuore, straziante e sincera come l’assolo di “Prove it all night “;
nel buio, nella paura, nella sincerità di un cuore che batte forte, nelle persone che hanno il cuore duro per le troppe bastonate prese, nei duri a prescindere, nel dialogo, nell’immaginazione,
nelle notti sofferte che fanno nascere le canzoni più belle, nella scrittura intesa come sfogo e come lavanda gastrica dell’ animo umano, nel perdono, nella voglia di capire e di farsi capire che porta ad errori e ad equivoci; nelle distanze che si possono colmare con il cammino, nei silenzi più eloquenti di ogni discorso, nelle voci fuori coro, nella diversità non voluta, non ricercata, naturale, spontanea;
nelle risate sane e sincere di un gruppo di amici, negli urli liberatori e in quelli soffocati, nel sudore, nella fatica, nelle persone che sanno ascoltare, negli artisti veri come Dylan, capaci di influenzarti e di darti qualcosa al di là della musica e delle parole;
nella Maryuana, nell’affetto che qualcuno sa dare senza dover per forza riprendere, nella casualità che ti fa fare una cosa piuttosto che un’altra;
nei muri sporchi, pieni di storie, nelle cose usate e toccate da chissà quante mani,
nei vestiti dei parenti che hanno una seconda possibilità quando li indossi;
nei baffi, nelle persone che soffrono senza lamentarsi, nella felicità senza motivo,negli attimi,
nelle attese lunghe, snervanti, nella prima telefonata alla ragazza che ti piace, fatta di imbarazzo e slancio vitale;
nelle voglie, nelle manie, nelle fissazioni, nella follia che risiede in ognuno di noi,
nelle persone carica-batteria, selvagge e pure ma impaurite dalla loro energia e chiuse in loro stesse; in quelli che si intendono con uno sguardo e in quelli che ci mettono un secolo a capire;
credo soprattutto nelle persone che continuano ancora a credere.
 

Un giorno tornerai dal tuo blues monocromo e accetterai il mio pegno d’amore.
Un giorno, un altro giorno dentro il tuo lungo respiro che mi ha scacciato starnutendomi lontano, nel sole rovente sotto un cielo ambrato e sabbioso, disegnato senza zeffiro, ma coi tuoi occhi vispi e sinceramente mortali, che osservano il mio torpore, i miei fraintendimenti “frammentizzati”, un mondo fatto di parole che non scintillano più!
Una volta parlai di sguardi e in uno di essi persi la mia ragione, affioravo nel sogno dove la casa era splendidamente ornata di luce, nel calore del sole che tramontava ad est dentro un eccesso di mie polemiche prospettive d’attesa.
Adesso so che non è facile capire cosa significhi tu per me, così come non ha senso una vita priva di gloria in un epico respiro, senza emozioni intense, le più terrificanti, mortalmente amate dal mio lirico pensiero…

Brindo alla voglia di essere

Spero che chi seguirà saprà che qualcuno ha ballato cercando di capire e non solo di pascolare
Voglio dire qualcosa di vero e diverso, non è l’arte che mi interessa ma la verità:
Vedo gente muoversi sensuale come in un riff di un mambo torrido
Capto discorsi su orologi con quadranti osceni e capisco che non è tempo di eroi
 

Mi piacciono…
Le persone coi baffi e con barbe severe e morali sullo stato attuale delle cose
Visitare New Orleans per non tornare più alla vita del dacci oggi la nostra panetta di puzzone
       quotidiano
Fa che le nostre orecchie sentano sempre il riff di Layla
Aspetta il momento dell’affondo e non essere mai egoista in questo orgasmo che chiaman vita!
Il tempo di viver col caldo che ci fa sentire il vero odore di ciò che siamo, dove una carezza
                                                                                                       significa  una promessa di amore.
Brivido di luce e calore offusca il mio pensiero blues…
Ma non è più a questo mondo che aspiro, e forse mi muovo a stento nelle fauci della follia…
 

“Se le nuvole non gocciolano ed il treno non si ferma vado incontro al sole
Sto andando da Rose Marie non mi rende mai cattivo
Mi si presenta chiara come il giorno e mi si dà per una canzone
Vado ad Acapulco di corsa
Vado a trovare qualche ragazza
Già vado a divertirmi”

(Bob Dylan    “Goin’ To Acapulco”)