FRAGILI FIORI...LIV(E)AN
1) Fragili Fiori
2) Lanutella di tua sorella
3) Buona fortuna (io scendo qui)
4) Bum! Bum! Bum!
5) Fuoco sulla collina
6) Dada
7) Poppe poppe poppe
8) Lugano addio
9) Minù Minù
10) Il topo (Signore delle fogne)
11) Agnese
12) Maledette malelingue
13) Pigro
14) Il chitarrista
15) Firenze (Canzone triste)
16) Eri bella
Cgd - 1995
Le Canzoni:
GLI INEDITI
tutti i brani: Testi e musiche
Ivan Graziani
Fragili fiori
Un testo un po' scontato ed una musica che strizza l'occhio a sonorità
pop troppo facili per un brano poco riuscito e non nelle corde di Ivan.
Lanutella di tua sorella
Un bel giro di basso martellante per un brano che è più
che altro un divertissement di ottimo livello che si inserisce nel filone
delle canzoni umoristiche di Ivan. Qui Renato Zero lo coadiuva (sua è
la voce che si sente ad un certo punto del brano).
Il testo è una esaltazione delle virtù terapeutiche della
nutella da utilizzarsi contro lo stress e come stimolante in luogo delle
più dannose droghe eccitanti: "Un massaggino tu mi devi fare, un
massaggino se tu mi vuoi bene, un massaggino tu mi devi fare, sì,
però con la nutella... E invece di drogarti, che vai al creatore,
fatti di nutella ogni due ore, e noi ci faremo di nutella insieme a te,
vedrai la vita ti sorriderà... Sei stressato, mangia la nutella,
sei rilassato, mangia sempre quella, dopo l’amore, andato come è
andato la nutella ti consolerà..."
Buona Fortuna (io scendo qui)
Bel brano dal ritmo lento e dal ritornello orecchiabile che si contrappone
invece ad un testo malinconico con l'addio ad una donna che "non vuole
capire": "Lasciami qui accosta che scendo lasciami qui, qui è un
posto stupendo io so cos’è, ma sì è profumo di bosco,
lo riconosco... Ma tu sei lì e mi stai guardando, ma che posso fare...
tu resti lì e stai soffrendo, cara, non ti posso aiutare sono un
vigliacco ma sono sicuro di me... l’uomo che cerchi non esiste non c’è..."
Bum! Bum! Bum!
Divertente brano con puntate nel dialetto napoletano: "Ho qualcosa
nella testa ho qualcosa nel cervello è un rumore perforante sempre
quello. Bum! Bum! Bum! Bum! Bum! Bum! Non ho voglia di parlare non ho voglia
di pensare e non c’è niente che mi possa interessare così
sto chiuso in casa mia e di mangiare c’ho la scorta tanto prima o poi qualcuno
bussa alla mia porta. Bum! Bum! Bum! Bum! Bum! Bum! E allora abracadabra,
abracadabra abracadabra non sono qui sim sala bin. Num’è scassate
‘o cazzo num’è facite ‘o mazzo i’ nun ne voglio cchiù sapè
e mò simmè vvò bene tu spezza stì catene se
vuoi andare ti prego va vattenne và… Bum! Bum! Bum!"
Eri Bella
Delicata canzone d'amore perduto, una ragazza scordata e abbandonata
non per scelta ma perchè: "Vedi non è stata né una
guerra né una calamità a dividere noi due, ma una scuola
di città... sai non c’è una spiegazione e forse mai ce ne
sarà, quando il vento soffia forte, tutto passa e va...". Il testo
è molto bello e suggestivo soprattutto nella prima strofa quando
il protagonista ricorda: "Era strana la tua casa, alta come un palazzone,
si stagliava contro il cielo, dietro un grigio muraglione e un albero gigante,
che arrivava al primo piano tutto rosa in primavera, come le dita di una
mano. E il nastro della strada, bianco e silenzioso alla luce della luna,
diventava luminoso di fosforo e di miele si accendeva nella sera per i
nostri appuntamenti giù al Campo della Fiera... e restavamo lì
a parlare accanto ai tuoi cancelli e a volte i fari delle auto ti illuminavano
i capelli..."
La citazione del "Campo della Fiera" rimanda con la mente al primo
album di Ivan "La città che io vorrei".
LE ALTRE CANZONI (tracce live)
Fuoco sulla collina
Musicalmente splendida è una delle migliori canzoni di Ivan,
con un testo estremamente affascinante nella sua ermeticità, profondamente
evocativo e ricco di suggestioni e di versi di rara bellezza.
"Ieri ho sognato un giardino... nel sogno con me c’era un uomo... lui
mi girava le spalle solo perché non vedessi il suo viso. Ti prego
lasciami andare... ti prego chiunque tu sia... com’è che sei così
cieco... non vedi, c’è il fuoco sulla collina..."
Un brano onirico di grandissimo fascino caratterizzato da bellissimi
assoli di chitarra elettrica.
In un'intervista Ivan dichiarò che "Fuoco sulla collina" era
in assoluto la sua canzone che amava di più.
Questa è una bellissima versione dal vivo.
Dada
Violenta e disperata canzone di droga, sesso e criminalità.
Una storia morbosa con due protagoniste femminili, Dada (Dada è
buona... fianchi teneri per giocare... Dada ti butta, giù ti tira
su...) ed Yvette senza tette (Yvette, smetti di bucarti hai solo 15 anni),
"un rapporto torbido tra cugine strette".
Un bel testo, violento e teso, molto cinematografico, che ben descrive
la disperazione e lo squallore della storia di provincia.
Musicalmente ricco, con grandissime chitarre.
Uno dei classici di Ivan ancor più bella in questa versione
live.
Poppe poppe poppe
Uno dei brani più divertenti di Ivan, con un testo raffinatamente
erotico, costruito con grande efficacia, pieno di allusioni colte e di
azzecatissimi doppi sensi. L'ossessione dell'autore per quella parte del
corpo femminile al di sopra della cintura ("perchè è lì
che si esprime la natura") risale ai tempi in cui venne contagiato dalla
zia con quel suo seno anni cinquanta, i tempi in cui aveva una professoressa
di Petralia Di Sotto che aveva "due tette che sembravano quattro" (per
non parlare della Preside laureata in ostetricia che aveva due spade proprio
dentro la camicia...).
Musicalmente molto valido è abilmente giocato sugli eccellenti
cori e sull'indovinatissimo ritornello estremamente accattivante e ben
costruito metricamente ("Scollature, panettoni, rigoglio sano di femminili
ormoni, colline bianche e solchi misteriosi, dove si appuntano gli sguardi
dei golosi") e con la ripetizione molto musicale del termine "poppe".
Versione live in cui Ivan spiega che: "Al mondo ci sono troppe poppe
e poche palle"...
Lugano addio
Secondo alcuni il capolavoro di Ivan... sicuramente uno dei suoi pezzi
più belli e più celebri.
Una splendida melodia fa da sfondo ad una storia piena di nostalgia
per un ricordo di tanti anni prima, un ricordo legato ad una donna alla
quale Ivan dedica dei versi che sono entrati nella storia della canzone
italiana: "Le scarpe da tennis bianche e blu... seni pesanti e labbra rosse...
e la giacca a vento...".
Uno dei più celebri ritratti della vasta galleria di personaggi
femminili di Ivan, quello di Marta che cantava "Lugano addio" e che parlava
di frontiere, finanzieri e contrabbando... "Marta io ti ricordo così...
Il tuo sorriso... i tuoi capelli fermi come il lago...".
Il brano è pervaso da un profondo senso di nostalgia reso in
maniera estremamente efficace dal cantato "sospeso" di Ivan, che fa immedesimare
l'ascoltatore trasmettendogli lo struggimento per quei ricordi... Bello
il piano di Majoli perfettamente amalgamato con la batteria di Calloni
e le splendide chitarre di Graziani.
"Addio Lugano Bella" era un canto anarchico. Forse Ivan si riferisce
a questa canzone quando canta "Lugano addio, cantavi...".
La figura di Marta era ispirata ad una ragazza di Urbino amica di Anna
Bischi, moglie di Ivan.
Qui in una bella versione live.
Minù Minù
Il ritratto di una bella ragazza bruna con gli occhi da zingara. Brano
minore.
Il topo (Signore delle fogne)
Un tiratissimo rock venato di soul (qui dal vivo) con le torrenziali
ed ustionanti chitarre elettriche a farla da padrone in una delle tipiche
storie di Graziani, estremamente originali ed uniche nel panorama musicale
italiano. Un topo di fogna racconta la sua storia disperata... Aggirandosi
nei bassifondi a caccia di poliuretano sconfina e si ritrova in una casa
signorile dove viene catturato e buttato nella gabbia di un pitone (vivo!)
come colazione. Il topaccio si rivolge a Dio per salvare la pelle... e
nel suo caso Dio è ovviamente "Il Signore Delle Fogne". Il pitone
attacca ma il topo si scansa e l'altro batte la testa contro il vetro.
Morale della storia il topo divora la testa del pitone e i ricchi padroni
quando tornano a casa - che bella festa! - ritrovano il pitone senza testa..."C'è
chi vuol fregare e resta fregato...". Non è esclusa una metafora
a sfondo sociale.
Agnese
Versione live per uno dei capolavori di Ivan e uno dei suoi celebri
ritratti femminili. Inizia con una citazione da "While my guitar gently
weeps" dei Beatles nel primo verso tradotto quasi letteralmente: "Se la
mia chitarra piange dolcemente...", per poi inoltrarsi in una dolce e struggente
galleria di immagini nostalgiche che rimandano con la mente a giorni lontani
e felici mentre il presente del protagonista è fatto di nebbia nei
polmoni mentre va in bici la mattina presto (...ma non c'è più
Agnese seduta sul manubrio a cantar canzoni...).
Come per le altre celebri canzoni di Ivan inseribili in questo filone,
da Firenze a Lugano addio, anche per Agnese va sottolineata la grande capacità
dell'autore di abbinare un cantato che trasmette il senso di rimpianto
per qualcosa che si è perso a bellissime e delicate immagini che
portano allo stesso tempo ricordi dolci e amari, oltre a versi dalle soluzioni
ardite come "...se continuo a bere i miei liquori inquinati... è
vero che quei giorni... non li ho dimenticati..." e malinconicamente struggenti
come nel verso finale "Agnese dolce agnese color di cioccolata adesso che
ci penso... non ti ho mai baciata...".
La canzone fu anche al centro di un "caso" quando, tempo dopo la sua
uscita, Phil Collins pubblicò un brano dal titolo "A groovy kind
of love" che musicalmente era praticamente identico ad "Agnese". Ma Phil
Collins non aveva plagiato Graziani. Semplicemente entrambi gli artisti
avevano rielaborato un brano di Muzio Clementi, musicista del 700, spesso
presente nei libri come esercizio di pianoforte.
Nei credits di questo album viene appunto indicata come "Elaborazione
di Ivan Graziani"
Maledette malelingue
Una delle canzoni migliori di Ivan Graziani, musicalmente molto orecchiabile,
con un bel ritmo ed un eccellente testo.
Federica, una ragazza quindicenne, è vittima delle malelingue
di provincia che la spiano di nascosto alla ricerca di qualcosa di torbido,
vittima dei benpensanti e delle vecchie comari che si chiedono pettegole
"Chissà dove va e con chi si vede al pomeriggio dopo palestra verso
le sei... ?" Sembra di vedere questi squallidi impiccioni nascosti dietro
le tende: "Lei sale da lui... va da quell'uomo all'ultimo piano, un uomo
maturo, si dice sposato, molto più grande di lei... Ma che cosa
faranno per più di due ore...? Si toccheranno... ah se suo padre
sapesse...".
E le malelingue in un accesso di abnegazione nella "salvaguardia del
buon costume e del pudore" decidono di parlare con il padre della ragazza
perchè... "...qualcuno di noi con un po' di coraggio glielo deve
dire... e che diamine... qua ci vuole un po' di moralità".
Il testo tagliente e corrosivo come nella migliore tradizione dell'autore
disegna uno spietato ritratto dei perbenisti e dei moralisti di provincia
che non si accorgono che "Federica ha quindici anni...", anche se è
già donna... e "vedono il male dove non ce n'è...".
Il presunto corruttore di minorenni viene "cacciato, allontanato in
un'altra città..." perchè le malelingue non si preoccupano
del fatto che oltre a farle "dare di santa ragione" alla ragazzina (perchè
"...certe puttane vanno punite..."), rovinano la reputazione di un uomo
(ed i recenti casi di suicidio di adulti ingiustamente accusati rendono
il brano alquanto attuale).
Venne premiato, sia pur molto al di sotto dei meriti del brano, al
Festival di Sanremo cui partecipò, con un settimo posto.
Pigro
Uno dei ritratti più lucidi e spietati di Ivan, uno dei suoi
testi più acidi e forti, e una delle sue canzoni più celebri,
qui proposta in una strepitosa versione live.
I versi sono entrati nella memoria di tutti con il loro tono sferzante
nella descrizione di una sorta di falso intellettuale, padrone di un sapere
superficiale, sempre pronto a giudicare gli altri dall'alto di una supposta
superiorità. L'uomo che ha "la capra per il latte e la donna per
le voglie" ma che "non si accorge della noia che ha sua moglie". L'uomo
che "castiga i figli in maniera esemplare" e poi dice "siamo liberi nessuno
deve giudicare...".
"Tu sai citare i classici a memoria ma non distingui il ramo da una
foglia... pigro...
Una mente fertile dici è alla base ma la tua scienza ha creato
l'ignoranza...pigro...
E poi le parolacce che ti lasci scappare che servono a condire il tuo
discorso d'autore come bava di lumache stanno lì a dimostrare che
è vero è vero non si può migliorare col tuo schifo
di educazione... col tuo schifo di educazione... pigro".
Ivan dichiarò: "Pigrizia vuol dire menefreghismo, incomprensione,
significa restare vittima dei mezzi di informazione, senza mai approfondire
nulla; violenza è anche disinformazione". Un discorso fatto nel
1978 che è attualissimo ancora oggi.
Il chitarrista
Strepitosa versione dal vivo per uno dei brani rock più belli
di Ivan, e più in generale una delle sue migliori canzoni. Con i
suoi potenti riff di chitarra e basso estremamente indovinati è
un brano trascinante che dal punto di vista delle liriche si inserisce
nel filone ironico di Monna Lisa, Motocross e altre.
Un chitarrista sciupafemmine e baro, eccitato dalla carica sessuale
sprigionata da una ragazza che entra nel locale in compagnia di un uomo,
invita quest'ultimo ad una partita di poker. "Io avevo un full, lui due
coppie... Cosa rilanci se non hai più niente tranne lei?"
Il chitarrista vince la partita e la ragazza e all'alba dopo una notte
di sesso scappa via con il suo mazzo di carte truccate.
Bello il verso-tormentone del brano in cui il chitarrista, conscio
della sua slealtà, invoca il Padreterno: "Signore è stata
una svista... Abbi un occhio di riguardo per il tuo chitarrista... Signore
se lanci uno strale... sbaglia mira per favore, non farmi del male...".
Firenze (Canzone triste)
Uno dei grandi capolavori di Ivan Graziani qui in versione live. Il
brano è nostalgicamente struggente nella rievocazione di un passato
amore sullo sfondo di una Firenze di arte dove "gli occhi di marmo del
colosso toscano guardano troppo lontano". Due uomini e la stessa donna
amata. "Una donna da amare in due in comune tra te e me... Tu tornerai
in Irlanda con la tua laurea in filosofia... ma io che farò in questa
città... fottuto di malinconia e di lei...".
Il testo è molto ispirato, ben costruito ed estremamente lirico.
Musicalmente la canzone è sorretta da una splendida melodia di piano
e chitarre che trasmette egregiamente l'atmosfera di una Firenze classica
di arte, sculture, quadri e scorci paesaggistici.
Michele Murino