MASKED AND ANONYMOUS: First impression

Masked and Anonymous è una corsa selvaggia e per apprezzarlo è probabilmente una buona idea cercare di mettere da parte qualsiasi nozione preconcetta di come un film è o dovrebbe essere. Questo non è un film tipico o standard. Allo stesso tempo però, dove le altre escursioni di Dylan nel cinema  ("Eat The Document," "Renaldo & Clara") possono aver avuto un esito incerto, "Masked And Anonymous" invece coglie nel segno, a suo modo.

La linea narrativa e l'intreccio sono casuali. C'è piuttosto un fondale o un ossatura generale che fanno da sfondo. Detto in parole povere, il cantante Jack Fate è rilasciato dalla prigione in cui è detenuto per suonare in un concerto di beneficenza. Non sappiamo mai esattamente a favore di chi è questo concerto. E nemmeno sappiamo perchè Fate è in prigione. Quello che sappiamo è che ci troviamo in uno stato di polizia violento e lacerato da una guerra. Non siamo nemmeno sicuri dell'epoca in cui si svolge l'azione anche se i riferimenti agli anni '60 (in modo particolare da un punto di vista musicale) sono disseminati per tutto il film. Lo scenario è quello di un mondo degradato dove ogni personaggio sembra aver sofferto un dramma e se ciò non è palesato dai loro discorsi lo è dalle loro facce. Non c'è nessun piacere nè sollievo in vista da nessuna parte, e la confusione regna sovrana. Soldati e guardie armate sono dovunque. Le macchine, le camere e tutto il resto sono vecchi, squallidi, da terzo mondo. La gente nel film non è di una sola nazionalità, razza o religione, ma sembra che stiano esistendo (non esattamente "vivendo") in una sorta di inferno impazzito. In quasi tutte le scene avviene qualcosa sullo sfondo: gente che fa lavori servili, che pulisce, che spazza, correndo continuamente da una parte all'altra - raramente in uno stato di quiete. E se non stanno facendo lavori, pregano... anche se non sappiamo esattamente che tipo di religione praticano.

Così, con tutto questo come sfondo, Nina Veronika (inerpretata da Jessica Lange) cerca di promuovere uno spettacolo di beneficenza da trasmettere sul Network, che è di proprietà del governo. Non riuscendo a scritturare nessuna delle grandi stelle della musica che vorrebbe, contatta il manager Uncle Sweetheart, brillantemente interpretato da John Goodman, il quale suggerisce di ricorrere ad un suo ex cliente, Jack Fate, un cantante del passato.
Il Network non lo vuole. Fate è tra l'altro il figlio del Presidente morente il cui ritratto è dovunque nel film. Anche se Fate è apparentemente considerato uno zimbello, si intuisce che c'è qualcosa di strano al suo riguardo, che viene fuori naturalmente nella musica - la musica di Bob Dylan.
Mentre la camera inquadra un panorama di desolazione urbana il verso d'apertura di "Blind Willie McTell" suona in sottofondo ed il verso "This land is condemned" colpisce duro. La musica di Dylan suona continuamente durante tutto il film, sia cantata da lui che da altri artisti di tutte le nazionalità. E viene utilizzata con un grande effetto finale.
Ed appare presto chiaro che questo film non è su Jack Fate del tutto (o lo è) ma è su Bob Dylan. Ed allo stesso tempo non è su Bob Dylan ma su quello che Bob Dylan (nei panni di Jack Fate) vede. Questa è la sua visione.



Durante il corso del film vari personaggi, ognuno con la propria personale pazzia, entrano ed escono di scena, generalmente lasciando intensi discorsi esaltati lungo il cammino. Fate è soprattutto un silente osservatore e capiamo che nulla sfugge ai suoi occhi. Parla poco, tranne quando canta ed occasionalmente fa alcuni commenti rivelatori nel corso dell'azione.

Vari personaggi possono essere messi in relazione con la vita di Dylan. Sweetheart potrebbe essere basato su Albert Grossman, Bobby Cupid (Luke Wilson) potrebbe essere vagamente basato su Bob Neuwirth. Tom Friend, un giornalista che continua a scocciare Fate con domande da minorato psichico ("Che ne pensi di Zappa?", "Perchè non eri a Woodstock?") potrebbe essere basato su Al Aronowitz.
Ad ogni modo che lo siano o no non ha una grande importanza.

La chiave di "Masked And Anonymous" non è nella storia o nei personaggi. E' nel background, che è scritto sui muri, che viene suonato alla radio, le battute veloci che fanno capolino durante le conversazioni.

Nemmeno la recitazione importa. Alcuni sono bravi, altri no. Giovanni Ribisi interpreta il ruolo del Soldato all'inizio del film, Ed Harris è Oscar Vogel, un blackface minstrel.
Egli appare misteriosamente quasi come un angelo che mette Fate sull'avviso quando le cose si fanno estremamente disperate.

E sebbene la visione del film è lugubre non è pero priva di umorismo. Ci sono dei momenti sia isterici che sciocchi, ed essere un fan di Dylan può aiutare a decifrare alcune delle battute.

"Masked And Anonymous" come "Renaldo & Clara" è talvolta come un dipinto, ma questa volta, probabilmente grazie alla regia di Larry Charles, ha un nucleo centrale maggiormente distinto.



E' da considerarsi un altro capitolo nel canone di Bob Dylan. Forse ciò che voleva dire e non riusciva a farlo con una canzone, sebbene a volte il film sia costruito come una canzone.

Da Dylan Pool
Masked And Anonymous -- First Impression
Author: PSB
traduzione di Michele Murino

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