Intervista a Bob Dylan
di Dave Fanning (traduzione di Emilia Benghi)
Tratta dal supplemento della Repubblica, "Musica"
uscito nella settimana dei concerti italiani di Dylan (2003)

E’ più facile oggi essere Bob Dylan rispetto al passato?

Non deve chiederlo a me. E’ una domanda filosofica.

Si sente libero quando scrive?

Non sono il tipo che si mette a tavolino a scrivere. I miei versi vanno inseriti nel contesto di brani musicali e hanno una struttura che deve uniformarsi a un determinato linguaggio. Non sono liberi da vincoli di forma ed è inutile tentare di inserirvi qualche pensiero ideologico. Non lo si può fare in una canzone.

Ma lei l’ha fatto.

Davvero? Se l’ho fatto non è stato intenzionale. Forse qualcun altro ci ha provato, ma non io.

Allora è corretto affermare che la tv e i media in generale hanno ucciso la poesia e la letteratura…

Certo. Persino la letteratura è destinata a un pubblico. Non è fine a se stessa. Non tutti si siedono a tavolino a scrivere, come Kafka, qualcosa da non far vedere neppure all’analista. La maggior parte di quelli che scrivono vogliono essere letti. Vogliono suscitare la reazione di un individuo. Vogliono essere in un certo senso accettati. Ma i media fanno questo per tutti oggi. Così anche i film e la tv. Soprattutto nei notiziari si vedono immagini terribili, fuori dalla portata dell’immaginazione.

E cosa deve fare uno scrittore se tutte le idee sono già in bella mostra su i media prima ancora che le possa avere o sviluppare? Di che cosa può scrivere?

E’ un mondo di fantascienza, un mondo conquistato da Disney. Parchi a tema, strade alla moda, è tutto fantascienza. Così direi che se uno scrittore ha qualcosa da esprimere deve farlo nell’ambito di questo mondo di fantascienza. La fantascienza è diventata realtà.

C’è stata nell’aria una candidatura al Nobel.

Si. Ma chi mi metterebbe mai in compagnia di Hemingway?

Non è Steinbeck uno dei suoi autori preferiti?

Non sono sicuro di appartenere a questa categoria di personaggi.

Si sente inferiore o superiore?

E’ tutto molto relativo.

Che peso ha la leggenda Dylan su quello che fa?

Per il 95% non influisce affatto sulla mia vita. Il resto? Chi ha raggiunto la fama deve imparare a gestirla.

Non si chiede mai: perché è successo proprio a me?

Non più. So quello che ho fatto per diventare famoso.

Per che cosa scambierebbe la fama?

In realtà non frequento il mondo dei ricchi e famosi. Non mi sento affatto parte di quella cultura.

Le succede mai di trovarsi in un posto dove non la riconoscono?

Ormai mi riconoscono ovunque. Non ricordo neppure l’ultima volta che non mi hanno riconosciuto.

Guardando indietro, pensa che quello che ha scelto di fare sia un bel mestiere?

Non sono stato io a scegliere. Se fosse dipeso da me sarei diventato forse uno scienziato, un ingegnere, un medico. Sono questi i miei modelli. Non ho mai avuto un uomo di spettacolo come modello.  Questa gente non significa niente per me.

Ha nostalgia del passato?

Credo di rimpiangere molte cose ma non sono in realtà un gran nostalgico.

E’ un artista che riflette i suoi tempi?

Non credo di poter riflettere un periodo di tempo diverso da quello che sto vivendo. Rifletto i miei tempi e reagisco. Entrambe le cose.

Se Bob Dylan fosse oggi un esordiente avrebbe qualche possibilità di emergere?

Credo di si: basta avere le capacità, la preparazione la forza di farlo.
So che potrei ritagliarmi un posto se volessi. Ma se arrivassi oggi sulla scena vorrei forse fare qualcosa di diverso.

Come ai tempi in cui si tuffò a lavorare coi Traveling Wilburys (Tom Petty, Roy Orbison, George Harrison)?

Abbiamo inciso qualche disco, fu un periodo di grandi imprese.

Molti furono sorpresi di vederla far parte di una band del genere.

Sorprese anche me.

Si sente ancora parte di una band?

Cerco sempre di avere una band, un gruppo di musicisti per eseguire i miei brani, non sai mai per quanto tempo riuscirai a tenere insieme una band o in che modo cambierà. Sono cose imprevedibili ma il gruppo attuale è molto competente e in grado di esplorare vari percorsi musicali.

Per quanto tempo ancora si immagina sul palco?

Non saprei dirlo; finchè il pubblico non diminuisce… ma può anche darsi che un giorno io decida che ne ho abbastanza.

Mai navigato su internet?

Mi fa paura. Temo che qualche pervertito mi attiri da qualche parte.

Ascolta molta musica oggi?

Qualcosa. Non più di quanto fosse mia abitudine.

Musica nuova?

Non so, mi faccia un esempio…

Eminem?

Non saprei dirle niente.

A livello di testi potrebbe mutuare qualcosa dall’hip hop?

E chi lo sa! Non ho mai prestato attenzione a questo fenomeno.

Lei è stato un ammiratore di Bono fin dall’inizio della carriera negli U2. E’ vero che ha passato un intera serata con lui a suggerirgli di prendere ispirazioni dalle canzoni e dalle storie del suo passato di Irlandese?

Può essere, non ricordo un luogo e una data precisi, ma non lo nego.

Elvis ha avuto una forte influenza su di lei?

Si', da ragazzo si'.

Che sensazione ha provato quando Elvis Presley ha inciso il suo brano “Tomorrow is a long time”?

Che dire! Quando un personaggio di quel livello incide una tua canzone… sono certo che qualunque cantautore si sentirebbe gratificato.

L’ha mai incontrato?

Ehm (lunga pausa). Non ci siamo mai incontrati (pausa). Beh, è quello che si presume che io dica


grazie a Michele "Scorpion" e Veruschka "Weasel" per la trascrizione
 


Per le altre interviste a Bob Dylan presenti su Maggie's Farm
Clicca qui


MAGGIE'S FARM

sito italiano di Bob Dylan

HOME PAGE
Clicca qui

 

--------------------
è una  produzione
TIGHT CONNECTION
--------------------