FABER AMICO FRAGILE
tributo a Fabrizio De Andrè


E' da poco uscito il doppio cd live "Faber Amico Fragile", un tributo alla memoria del grande Fabrizio De Andrè (due cd di cui il primo è definito "Cd bianco", il secondo "Cd nero").
Registrato in occasione del concerto svoltosi a Genova il 12 marzo 2000 al teatro Carlo Felice, raccoglie una selezione di 27 brani nella quale i più disparati artisti italiani - nomi notissimi e meno noti - reinterpretano alcune tra le più belle canzoni di "Faber".
I proventi del doppio album saranno devoluti per intero in beneficenza dalla "Fondazione Fabrizio De André" ed andranno all'Ospedale Gaslini di Genova, alla comunità di San Benedetto al Porto di Genova di don Andrea Gallo ed al Gruppo Abele di Torino di don Ciotti.
E' un disco tutto sommato da avere pur non brillando in maniera luminosissima, penalizzato da alcuni artisti non al top delle loro possibilità e dalla scelta di alcuni brani poco adatti alle proprie caratteristiche.
Il disco è, di contro, impreziosito da otto perle che ne giustificano l'acquisto. Vediamo nel dettaglio la tracklist.
Si parte subito malissimo con Adriano Celentano, artista del quale non vogliamo in questa sede mettere in dubbio le capacità ed il valore, in molte altre occasioni dimostrati. Qui però Adriano sbaglia tutto. La canzone che interpretò quella sera fu "La guerra di Piero" e Adriano la massacrò letteralmente, dimenticandosi le parole, sbagliando le strofe, fermandosi più volte e beccandosi giustamente una sonora bordata di fischi da parte del pubblico in più occasioni. In questo doppio cd bisogna dare merito a Celentano di aver usato l'autoironia, sua caratteristica encomiabile, proponendo spezzoni di quella sua disastrosa performance e commentandoli ex novo con frasi tipo "Quella sera mi sarei fischiato anch'io se fossi stato tra il pubblico... Ma quella sera ero sul palco". Insomma il divertissement è gradevole se non che, nella seconda traccia, Celentano ripropone di nuovo "La guerra di Piero", stavolta reincisa in occasione della pubblicazione del disco, e con le parole giuste naturalmente, ma il risultato non cambia di molto. Stavolta infatti non ci sono errori, pause o versi sbagliati ma è l'interpretazione di Celentano che proprio non convince. Sembra di essere al Karaoke con Celentano che cerca di scimmiottare l'originale come un qualsiasi dilettante allo sbaraglio, stando attento a non sbagliare una virgola ma rendendo il tutto molto freddo ed impersonale, e visto che stiamo parlando di un artista del livello di Celentano era lecito aspettarsi molto di più. Il fatto è che quel pezzo proprio non è nelle corde di Adriano, non gli si addice nemmeno un po' ed è la scelta della canzone soprattutto ad essere contestabile; sarebbe un po' come se De Andrè avesse voluto interpretare Il tuo bacio è come un rock.
La terza traccia fa subito alzare il livello del disco con una grande interpretazione di Zucchero. La canzone da lui scelta è una poco nota ma stupenda Ho visto Nina volare dal disco "Anime Salve" scritto da De Andrè in collaborazione con Ivano Fossati. Zucchero la interpreta con grande intensità partendo con tonalità basse per poi salire nel finale in un crescendo molto suggestivo.
La quarta traccia vede all'opera la gloriosa PFM che accompagnò De Andrè in tour nella seconda metà degli anni settanta (ma ancor prima in studio). Di Cioccio e compagni non potevano che interpretare Il Pescatore nella versione che la stessa band aveva riarrangiato in maniera superba e che è presente nel live Fabrizio De Andrè e PFM in concerto vol. 1.
Più su scrivevamo della scelta sbagliata di Celentano che, tra tante canzoni di Fabrizio, ha scelto forse quella meno adatta. Discorso completamente opposto per Gino Paoli che canta una appropriata Canzone dell'amore perduto che sembra scritta apposta per lui, sia per le musiche che per il testo. Paoli non ha difficoltà a farla sua con una versione dolcissima e malinconica cui la sua voce si adatta perfettamente.
La prima perla del disco è Amore che vieni amore che vai in una magistrale versione di Franco Battiato assolutamente da brividi, soprattutto nel finale quando Franco, evidentemente commosso, smette di cantare a metà del verso conclusivo e lascia in evidenza l'accompagnamento strumentale creando un momento di altissima emozione, una magica sospensione estremamente suggestiva (la si può notare soprattutto nel video dell'evento quando Battiato, che sembra quasi in lacrime, alza le mani al cielo ed il pubblico esplode in un applauso commosso).
Seguono tre brani a nostro avviso poco convincenti: Bocca di rosa di Ornella Vanoni, La Romance de Marinella (versione in francese de La canzone di Marinella interpretata da Roberto Ferri), e La ballata del Michè di Teresa De Sio.
Il disco si rianima con Inverno di Cecilia Chailly che pecca forse un po' di leziosità ma che indubbiamente offre una performance suggestiva di questo brano "minore" di De Andrè dall'album "Tutti morimmo a stento".
La seconda perla del disco vede protagonista Eugenio Finardi che esegue una versione commovente di Verranno a chiederti del nostro amore (da "Storia di un impiegato") di cui Finardi si appropria con la sua inconfondibile voce. Un brano tra i più poetici e toccanti di De Andrè ed al quale Finardi non fa perdere nemmeno un grammo dell'originale bellezza.
Il primo dei due cd si chiude con, nell'ordine: una bella versione di Geordie dei Mercanti di liquore che riscrivono in parte la melodia; una convincente Hotel Supramonte di Roberto Vecchioni che ha l'incredibile capacità di personalizzare il brano in maniera straordinaria (provate ad ascoltarla, sembra un pezzo scritto da lui); una Fiume Sand Creek di Ligabue che convince a metà soprattutto per il ritmo troppo lento.
Il secondo cd si apre con Vasco Rossi sul palco che legge un aneddoto scritto da Fabrizio a proposito del brano Amico Fragile: "1975... stavo ancora con la Puni, la mia prima moglie, ed una sera che eravamo a Portobello di Gallura, dove avevamo una casa... fummo invitati in uno di questi ghetti per ricchi della costa nord...  come al solito mi chiesero di prendere la chitarra e di cantare ma io risposi: perchè invece non parliamo?... era il perodo che Paolo VI aveva tirato fuori la faccenda degli esorcismi... aveva detto che  il diavolo esiste sul serio... insomma a me questa cosa era rimasta un po' sul gozzo, così ho detto: perchè non parliamo di quello che sta succedendo in Italia?... macchè... avevano deciso che dovevo suonare... allora mi sono rotto le palle, ho preso una sbronza colossale, ho insultato tutti e sono tornato a casa... qui mi sono chiuso nella rimessa ed in una notte da ubriaco ho scritto Amico fragile".
Poi Vasco esegue una bella versione del brano in questione.
La terza gemma del disco è Khorakhanè (a forza di essere vento), la canzone dedicata ai rom scritta da De Andrè e Fossati per il disco "Anime Salve", interpretata da una bravissima Fiorella Mannoia di cui non ci stupiremo mai di ammirare la voce che dà letteralmente i brividi.
Il disco ha un netto calo con La cattiva strada interpretata da Jovanotti. Lorenzo fa del proprio meglio con una versione reggae ma non riesce a salvarsi con una performance che proprio non ci convince, nè per la voce nè per l'arrangiamento nè per l'interpretazione. Vale il discorso fatto prima per Celentano.
Dopo una discreta Signore io sono Irish di Vittorio De Scalzi ecco la quarta perla della serata, Via del campo, in una interpretazione assolutamente unica di Enzo Jannacci. E' uno dei momenti migliori del disco. Va detto tra l'altro che il brano, che da sempre era stato attribuito al solo De Andrè, fu in realtà scritto da Fabrizio insieme con Jannacci che attualmente viene citato nei crediti del brano.
Jannacci aggiunge la strofa: "La mia graziosa ha un cappello/ha un bel cappello con su tre rose/la prima rosa è per la sua bellezza/la seconda rosa è per la mia bellezza/la terza rosa è per la bellezza del cappello".
Il disco sale ulteriormente di qualità con uno dei capolavori della serata, Una storia sbagliata nell'interpretazione di una Loredana Bertè assolutamente scatenata che offre una performance staordinaria sia per intensità che per qualità vocale. Tutta l'ironia della Bertè traspare in molti versi della canzone che Loredana fa propri dando ad essi una inflessione particolarissima, acida, caustica come nella tradizione dei suoi grandi successi come Dedicato o Non sono una signora. Il brano, dedicato all'omicidio di Pier Paolo Pasolini e scritto da De Andrè e Bubola, acquista nuova vita nella versione di Loredana che trasforma l'originale ballata in un potente rock dal ritmo incalzante, con un bellissimo violino ed un piano in evidenza, e grazie ad una performance vocale travolgente scatena l'entusiasmo del pubblico che applaude ripetutamente e con grande vigore nel corso dell'esecuzione.
Segue una divertente e divertita Ballata Dell'Amore Cieco, adattissima a Francesco Baccini che la interpreta modificando pochissimo la versione sarcastica ed amara di Fabrizio aggiungendo solo un coretto nel finale dal gusto molto retrò.
Un bravissimo Edoardo Bennato interpreta a seguire Canzone Per L'Estate, brano di De Gregori e De Andrè dal "Volume 8". Una bellissima armonica dylaniana fa da contrappunto ai bei versi che Edoardo sputa in maniera efficace con grande effetto soprattutto nel ritornello (Com'è che non riesci più a volare...?).
E' un altro dei brani per cui vale la pena acquistare il doppio cd.
Segue una intensa Canzone Del Padre di Oliviero Malaspina, forse un po' troppo simile all'originale.
E' poi la volta di altre due perle, Andrea di Massimo Bubola e Sidùn di Mauro Pagani. La prima è veramente un grande pezzo che cattura ulteriormente rispetto all'originale grazie all'arrangiamento estremamente efficace di Bubola ed un cantato molto incalzante, con i bellissimi versi ricchi di poesia di una delle migliori canzoni dell'album "Rimini".
Sidùn è uno dei capolavori dell'album "Creuza de ma" e qui Pagani, coautore di quel disco, ne dà un'interpretazione molto toccante e sofferta.
Creuza De Ma di Cristiano De André è eseguita impeccabilmente ma ha il "limite" nel fatto che la voce di Cristiano è praticamente identica a quella del padre ed il tutto sa di non voluta imitazione. Forse avrebbe dovuto scegliere un arrangiamento differente per diversificarsi dall'originale tanto più che Cristiano non modifica una virgola delle pause, delle inflessioni, delle tonalità dell'originale.
Chiude l'album King di Gian Piero e Roberta Alloisio, vicenda quasi recitata di uno spacciatore di eroina genovese, con un testo a metà tra l'ironico e il drammatico.
Michele Murino

Le perle del disco:
Amore che vieni amore che vai - Franco Battiato
Verranno a chiederti del nostro amore - Eugenio Finardi
Khorakhanè (a forza di essere vento) - Fiorella Mannoia
Via del campo - Enzo Jannacci
Una storia sbagliata - Loredana Bertè
Canzone per l'estate - Edoardo Bennato
Andrea - Massimo Bubola
Sidùn - Mauro Pagani
 
 

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