| IL GRUPPO
ElettroCirco è un gruppo di Rock Alternativo Italiano, nato ufficialmente
all'inizio del 2008 ad Aosta, e composto in parte da musicisti Eporediesi
ed in parte da musicisti Valdostani.
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| IL DISCO:
Durante l'inverno 2008/2009 il gruppo si è dedicato alla registrazione del primo disco in studio, intitolato semplicemente "ElettroCirco". Il lavoro, autoprodotto, è composto da otto canzoni inedite, registrate in digitale presso lo studio "Milhouse" di Paolo Carlotto. 1. Autostrade Perdute
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| LE CANZONI:
AUTOSTRADE PERDUTE: E' il primo singolo tratto dall'album,
forte di un impatto davvero notevole grazie ad un ritmo allo stesso tempo
duro e suadente e ad una resa vocale straordinaria.
BIANCANEVE: Il secondo dei pezzi forti del disco, poggia
su una struttura musicale ben costruita nella strofa con un ritmo ipnotico
che sfocia in un dirompente ritornello di grandissimo impatto, ancora una
volta esaltato dalle eccezionali doti vocali del cantante (il cui catartico
urlo esplode già con grandissimo effetto nell'intro del brano,
intrecciato alla chitarra elettrica).
LAIDO MAGGIO: Tiratissimo brano caratterizzato da un bel
riff
di chitarra molto nervoso, è la descrizione di un laido maggio fatto
di "giornate pigre che si trascinano sotto un cielo che sembra di catrame...",
di "giorni scanditi da sottili indecenze" e possiede un'atmosfera
"malata" e alquanto "morbosa" che cattura l'ascoltatore grazie al perfetto
connubio tra musica e testo.
ELEMENTALE: Brano dall'andamento lento ricco di incredibili
suggestioni, estremamente evocativo e capace di trasporre in maniera perfetta
le atmosfere che ogni singola strofa si prefigge di comunicare. La sensazione
(e gli effetti) dell'aria nella prima strofa, dell'acqua nella seconda,
della terra nella terza e del fuoco nella quarta.
MALEDIZIONE: E' una canzone di protesta, sia pure in senso
lato, la cui idea iniziale nasce dallo sdegno degli autori per la vergognosa
vicenda di cronaca nera legata alla Thyssen-Krupp di Torino, vicenda che
registrò la tragica morte di sette operai di quella fabbrica in
seguito ad un rogo.
MEGLIO SMETTERE: "Meglio smettere"
recita un avviso stampato sui pacchetti di sigarette per dissuadere dal
vizio del fumo e quindi dal consumo di tabacco.
BLUES DAL POSACENERE: Cosa resta
di un amore ormai finito, consumato e dimenticato?
SIRIO 2222: Un testo alquanto psichedelico
ed un impianto musicale qua e là molto beat per un brano
che omaggia nel titolo uno dei gruppi cult del prog italiano,
il Balletto di Bronzo.
Michele Murino |
L'INTERVISTA
MF: Come nasce l'ElettroCirco?
GIANLUCA: Il nucleo principale, quello dal quale tutto è partito, siamo io, che sono il batterista della band, e Diego, che è il nostro cantante. Ci conosciamo da moltissimi anni... Siamo amici davvero da una vita... Diego suonava in un gruppo, i SanniDei, mentre io ho fatto parte dei Los Bastardos, una band in cui ho suonato per gran parte della mia "vicissitudine" musicale... Ci siamo ritrovati ad un certo punto della nostra vita con Diego che aveva sciolto i SanniDei e con il sottoscritto coinvolto in altri piccoli progettini, niente di importante... Quindi, dopo un attimo di pausa, ci siamo trovati una sera a cena, ci siamo guardati negli occhi e abbiamo deciso di mettere su un gruppo importante... Abbiamo avuto la conferma che la voglia di fare musica insieme non ci era passata, nonostante l'età, e allora ci siamo detti: "Proviamo!"...
MF: Da quanti anni eri in giro con i Los Bastardos?
GIANLUCA: Diciamo che come data fittizia di nascita dei Los Bastardos, diciamo "data ufficiale", abbiamo sempre dato il '94...
MF: E invece tu, Diego, quando avevi cominciato a suonare in un gruppo?
DIEGO: La mia prima esperienza, con un gruppo chiamato Autodistruzione Blues, risale al 1990...
MF: E il vostro incontro?
GIANLUCA: Musicalmente parlando, circa una decina di anni fa... Però ci conoscevamo già da prima...
MF: E la decisione di fare qualcosa insieme?
DIEGO: Quella di fare qualcosa insieme in maniera seria è una decisione che risale a circa un anno fa... Nonostante la nostra frequentazione musicale, oltre che come "semplici" amici naturalmente, non avevamo infatti mai avuto l'occasione di metter su un gruppo insieme... Avevamo sempre fatto solo qualcosina, ma quasi per passatempo... L'idea di formare invece una band "reale", che non suonasse solo per hobby, tanto per capirci, che non fosse solo una cosa provvisoria, ci ha visti entrambi decisi a provare appunto un anno fa... Al di là del fatto che in Italia non è facile realizzare una cosa del genere... Però siamo riusciti ad assemblare una band composta di persone che hanno avuto la voglia di mettersi e direi di rimettersi in gioco...
MF: Avete subito trovato un'intesa?
DIEGO: Praticamente non c'è stato nemmeno bisogno di parlare... Eravamo sulla stessa lunghezza d'onda... L'unica condizione che ci siamo imposti era quella di cantare in italiano...
MF: Parliamo delle vostre "radici" musicali... Come arrivate al vostro sound?
GIANLUCA: Questa è un po' complessa come domanda perchè veramente ognuno di noi ha un proprio background musicale, a volte anche molto differente... Chiaramente gravitiamo nell'orbita rock... Personalmente ho iniziato ascoltando metal... Sono stato metallaro a lungo e la band storica di cui facevo parte, i Los Bastardos, è nata appunto come gruppo metallaro, anche se nel tempo si è poi "raffinato", inglobando altre influenze. Oggi naturalmente io sono arrivato al punto che ascolto praticamente di tutto, da Stockhausen al metal più estremo, fino all' hip hop e alla musica nera... Ma in effetti la partenza è stata metal... Come credo anche per Diego... Volendo fare dei nomi, non posso che citare gruppi come gli Iron Maiden, Van Halen, Metallica, AC/DC... Tieni conto che quando ho iniziato ad ascoltare quella musica erano usciti dischi come "Master of puppets" dei Metallica... Dischi che mi hanno letteralmente annichilito... In quanto batterista, sentire quello che facevano quei musicisti mi ha davvero esaltato... Poi chiaramente uno va avanti e diventa sempre più ingordo... Diciamo che diventa onnivoro...
MF: La scelta di pensare subito all'italiano è stata mirata?
DIEGO: Sì, perchè l'ElettroCirco voleva essere qualcosa che riuscisse a mischiare tutte queste nostre influenze, dal momento che ognuno di noi ha un proprio background, ma che portasse avanti un discorso italiano per quanto riguarda i testi... Va detto che personalmente tengo molto al discorso del cantare nella nostra lingua... Lo avevo già portato avanti con gli Autodistruzione Blues e con i SanniDei... Per me è fondamentale fare sì il rock ma con una sensibilità italiana, mischiare le influenze rock con quelle del cantautorato italiano, con quel retaggio di autori e gruppi italiani che è nei nostri cromosomi e nessuno potrà mai toglierci... In questo senso io sono molto patriottico, credo molto in questo discorso... Anche se poi ho cantato anche in inglese... Ma la nostra lingua è l'italiano...
GIANLUCA: ...e poi aborriamo un po' l'idea per cui un gruppo rock debba per forza attenersi ad una certa "ricetta" per cui ci va il cantante che canta in inglese, la chitarra suonata in un certo modo etc., cosa che in Italia invece normalmente avviene e che a mio avviso è sintomo di provincialismo. Diciamo che in Italia si ha la tendenza a lavorare molto per settore. Fai metal? Bene, allora cosa fai? "Death" piuttosto che "trash", piuttosto che questo o quest'altro? E poi devi necessariamente cantare in inglese e seguire certe regole precise... Ma perchè ci si deve per forza limitare? A noi piace il rock ma la nostra lingua è l'italiano, quindi non vedo perchè dobbiamo sentirci in qualche modo "obbligati" a scrivere in inglese, una lingua che oltretutto nessuno di noi conosce così bene da poter essere credibili al cento per cento... Quindi ben venga l'italiano visto che è poi la lingua che hanno usato molti grandi gruppi rock negli anni settanta ma, per dire, anche cantanti come Domenico Modugno. Tra l'altro la nostra è anche una scommessa artistica perchè naturalmente non è facilissimo quello che stiamo tentando di fare e non so se in questo nostro primo disco siamo riusciti ad arrivare a trovare una soluzione... Cioè scrivere testi in lingua italiana e renderla molto più musicale adattandola agli stilemi del rock...
MF: Dovendo citare artisti e gruppi che vi hanno influenzato o ai quali comunque in maniera diretta o indiretta sentite di "dovere" qualcosa, quali nomi vi sentite di fare?
GIANLUCA: Certi gruppi anni settanta come il Balletto di bronzo, ad esempio. Oppure gli Area, che erano già in un campo più particolare, quello di un rock di ricerca con un cantante di ricerca che è riuscito ad usare l'italiano in una certa maniera, che esulava da tuto il resto...
MF: Tornando alla formazione del gruppo... Come sono stati scelti gli altri musicisti?
DIEGO: Quando è nata l'idea di questo nuovo gruppo abbiamo subito pensato ai nostri vecchi compagni, dal momento che per fortuna siamo rimasti in buoni rapporti con loro... Quindi sono arrivati Giancarlo, il chitarrista, già membro dei SanniDei, e Daniele, bassista dei Los Bastardos. Musicisti che, al di là della loro indubbia bravura musicale, sono prima di tutto amici, persone con cui poter dire le cose in maniera tranquilla, anche a costo di scontrarci... Persone con le quali si è tutti sullo stesso piano... E tutti noi teniamo allo stesso modo a questo progetto...
GIANLUCA: E' anche una questione di comunicazione dal punto di vista musicale. Ognuno di noi ha una propria cultura musicale che riusciamo a far interagire l'una con l'altra, facendo confluire le singole culture in un contesto generale...
MF: Come strutturate il vostro lavoro? Chi si occupa della composizione dei testi ad esempio...?
DIEGO: Grazie a Gianluca e Giancarlo io sono sgravato da una situazione che mi pesava moltissimo, quella di scrivere i testi... Io mi considero prima che un autore un interprete e finalmente ho avuto la possibilità di avere a che fare con gente che non si limita a suonare uno strumento... Gianluca e Giancarlo sono due ottimi autori, scrivono delle cose che mi piacciono tantissimo e personalmente mi sono trovato subito bene rispetto alle loro proposte...
GIANLUCA: Anche se poi va detto che spesso è lo stesso Diego a suggerire certe tematiche... Per molti testi tra quelli che ho scritto è stato lui a darmi l'input, a dirmi che gli sarebbe piaciuto parlare di certi temi...
MF: E' immagino che per un interprete cantare un pezzo il cui tema è stato suggerito in prima persona fa sì che il brano sia molto più sentito nel momento dell'esecuzione vocale...
GIANLUCA: La cosa bella, secondo me, è anche che lui magari ha un idea e me la dà, però io naturalmente non sono lui e quindi magari la traduco in altra maniera rispetto all'idea iniziale... Poi gliela rimando e lui deve recepire anche le mie impressioni... Trovo che questa sia una cosa bellissima...
MF: Quindi mi sembra di capire che per le vostre canzoni nasca prima il testo e poi la musica?
GIANLUCA: Non sempre è successo questo ma ultimamente stiamo lavorando in questa maniera. Nasce il tema di un testo e poi da lì lavoriamo sulla musica... "Biancaneve" è stata invece una canzone, la nostra prima, nata prima come musica e successivamente integrata con il testo... Ma, ripeto, attualmente stiamo lavorando prima sul testo e successivamente sulla musica. Io comincio a buttar giù la bozza del testo. Nel momento in cui quest'ultimo è più o meno definitivo andiamo in sala prove... Ne parliamo, ne discutiamo, io lo leggo attentamente... Magari qualcuno ha già qualche motivo che si può adattare a quel testo... Da lì iniziamo a lavorare sulla canzone e sull'arrangiamento...
DIEGO: Diciamo anche che il testo mi deve subito piacere... Se mi piace, se lo sento mio, allora iniziamo a lavorarci. Diversamente, non provo nemmeno a cantarlo... Se mi piace, in quel momento diventa mio, non so se riesco a rendere l'idea... Nel momento in cui c'è una stesura musicale e io sento mio il pezzo allora comincio a cantarlo, riuscendo ad adattare il testo alla musica...
GIANLUCA: Iniziamo così a costruire la canzone, però in base al testo... E questa per me è una maniera per dare importanza al testo...
MF: Quindi la musica subisce inevitabilmente un'influenza dalla tematica del testo in questione...
GIANLUCA: Senza dubbio... Questo per me è importante soprattutto in un ambito di musica rock in cui i testi vogliano avere un significato preciso... Altrimenti corri il rischio di dover magari adattare una musica circense ad un testo che parla di un funerale... tanto per dire, per fare un paradosso... a meno che la cosa non sia voluta ovviamente... Per me il rock è emozionalità e trovo che il testo in questo senso abbia una grandissima importanza tanto quanto la musica...
DIEGO: Ad esempio una volta stavamo lavorando ad un pezzo dal titolo "Donna di crema" che aveva secondo me un bellissimo testo ma per il quale non siamo riusciti a trovare la musica giusta... Così l'abbiamo accantonato... Quando ci verrà l'idea giusta lo riprenderemo...
MF: Parliamo del vostro disco, "ElettroCirco"...
DIEGO: L'album è composto da otto canzoni per una durata di quasi cinquanta minuti... Quindi sono pezzi che musicalmente parlando si sviluppano in maniera molto dilatata per dare spazio anche alle parti strumentali...
GIANLUCA: ...che però, attenzione, non sono fatte di virtuosismi fini a se stessi... Poi chiaramente dal vivo ci sono certi pezzi che vengono ulteriormente allungati anche perchè per noi sono stati una grande influenza i gruppi progressive ma anche le jam band degli anni 60/90... Quindi per noi è necessario sul palco avere momenti in cui possiamo dilatare le parti musicali, fare sentire il nostro feeling al pubblico... E' una cosa molto importante...
MF: Come giudicate il risultato?
GIANLUCA; E' solo un anno che lavoriamo al progetto ElettroCirco e quindi ci sono margini di miglioramento... Dopo un primo periodo di lavorazione abbiamo deciso di registrare perchè eravamo convinti di quello che avevamo fatto... Chiaramente a distanza di qualche tempo dal momento in cui abbiamo registrato il disco, e dopo averlo suonato dal vivo più volte, se dovessimo registrarlo ora, certe cose le faremmo in maniera differente...
MF: Dove avete registrato il disco?
DIEGO: Il disco è stato registrato ad Aosta nello studio di Paolino Carlotto, di cui conoscevamo già le capacità... Devo dire che sono molto contento del risultato ottenuto. Questo è il sesto o il settimo album ufficiale che registro, senza contare i demo, e devo dire che è la prima volta che sento la mia voce così "bella", tra virgolette, naturale, senza effetti... In passato spesso in studio infatti mi hanno caricato molto di artifizi, senza volerlo magari...
MF: Visto che siamo in tema, parliamo della tua voce... Quali sono i tuoi modelli, se ne hai... La tua è una voce davvero molto particolare...
DIEGO: Il mio modello principale è Paul Rodgers
dei Free e poi Ivan Graziani, che aveva una voce completamente diversa
ma che ho sempre avuto nel cuore per la sua voce meravigliosa... Un artista
mai troppo compianto e assolutamente troppo sottovalutato... Uno dei più
grandi in assoluto... Un artista che non è mai entrato in un certo
giro, una persona molto umile, che ha suonato fino a poco tempo prima della
morte, che magari si esibiva anche in sagre o piccole feste... Con questa
sua voce assolutamente straordinaria...
E poi come dicevo i Free di Paul Rodgers, che hanno fatto
delle ballate incredibili, così come degli straordinari pezzi rock...
Perchè oggi si ricordano soprattutto gruppi come Led Zeppelin e
Black Sabbath ma va detto che i Free sono stati fondamentali in quel periodo,
sono stati i primi a fare certe cose ed hanno solo pagato la loro giovane
età che ha impedito loro di gestire un successo come quello che
stavano avendo alla fine degli anni sessanta, inizio settanta... Hanno
avuto anche problemi di droga ...e quindi si sono sfaldati... Però
le canzoni che hanno scritto i Free non sono contestualizzabili... Sono
al di là di ogni cosa... Hanno influenzato molto di più
i Free che i Led Zeppelin...
GIANLUCA: I Free sono uno dei gruppi seminali più importanti della storia del rock. Purtroppo qui in Italia, anche a causa di una stampa carente, sono citati pochissimo... Davvero molto raramente... Però tanti cantanti e gruppi celebri americani hanno completamente lo stile vocale di Paul Rodgers... E hanno ripreso certi stilemi che hanno collaudato i Free...
MF: Per tornare al disco... abbiamo detto che è composto da otto canzoni... Siete soddisfatti della scelta? Ne avevate magari altre che sono state escluse?
GIANLUCA: Diciamo che potendo tornare indietro oggi ne avremmo forse eliminato una, "Blues dal posacenere", un pezzo che oggi verrebbe sicuramente molto meglio. E' un pezzo che adesso ha un arrangiamento che ci soddisfa molto di più... La stiamo suonando in maniera differente... E' chiaro che quella presente sul disco è la fotografia di un momento...
MF: Dunque siete convinti che sul disco siano finiti i pezzi giusti?
DIEGO: Sì, direi di sì. Poi noi siamo molto critici con noi stessi, nella giusta misura... Però è chiaro che per "Blues del posacenere" abbiamo trovato un arrangiamento successivo alla registrazione che ci soddisfa di più, però fa parte del gioco..
MF: I testi dei vostri brani nascono in maniera abbastanza veloce o sono il frutto di lunghe rielaborazioni?
GIANLUCA: Diciamo che se mi viene l'ispirazione per un testo lo butto giù in pratica già quasi definitivo... Aggiusto solo qualcosina qua e là in un secondo tempo... Come dicevo prima, i testi nascono prima della musica, nel nostro caso... Io in genere butto giù l'idea dividendo le parti del testo in base alla ritmica, a seconda se debbano essere utilizzate per la strofa piuttosto che per il ritornello etc. e le scrivo decidendo subito quale debba essere la metrica che caratterizza il brano... Poi affido il testo a Diego che si occupa di verificare se il testo "ci sta dentro" nella musica, per così dire... Ed eventualmente Diego può effettuare qualche taglio laddove se ne presenti l'opportunità... Naturalmente se mi modifica una frase particolarmente significativa io gli faccio presente la cosa facendogli notare che per me non bisogna toccare magari quel particolare verso, perchè ha più senso in quella maniera... Diciamo che questa è una cosa molto bella... si tratta infatti di un rapporto molto costruttivo...
MF: E l'intervento degli altri membri del gruppo? In che maniera si concretizza il loro apporto in questa fase?
GIANLUCA: Giancarlo, il chitarrista, è come me autore dei testi... Di fatto siamo due co-autori...
GIANCARLO: In questo disco sono presente con un testo che ho scritto interamente io, "Meglio smettere"... Poi sono presente in altri due testi che ho scritto insieme a Diego...
GIANLUCA: Disco a parte, per tornare al discorso che facevo prima relativo al rapporto molto costruttivo che abbiamo tra di noi... ora ad esempio abbiamo scritto un pezzo insieme io e Giancarlo... Io ho scritto la parte iniziale di un testo... Poi mi sono bloccato e non riuscivo ad andare avanti... Ci siamo incontrati alle prove e ho detto a Giancarlo che avevo buttato giù la prima parte invitandolo a proseguire, qualora gli fosse venuta un'idea valida per andare avanti e portarlo a termine...
da sinistra: Jean, Diego, Giancarlo,
Gianluca e Daniele
MF: Spesso si sentono dichiarazioni da parte di artisti e gruppi per cui si preferisce l'esecuzione dei brani dal vivo piuttosto che la registrazione in studio... Nel vostro caso questo è vero oppure date uguale importanza ad entrambi questi aspetti?
DIEGO: Secondo me è un atteggiamento molto snob, soprattutto qui in Italia, quello di quegli artisti che sembrano considerare solo l'esecuzione live come quella che conta davvero... E' un po' una frase fatta, uno stereotipo, perchè in realtà avere la possibilità di registrare è una fortuna... Tanti gruppi non si rendono conto di quello che significa la registrazione in studio... Di quanto sia importante... E' vero che ci sono i pro e i contro, ma ci sono anche nei concerti dal vivo, se è per questo... Se sei un musicista non puoi prescindere dalla registrazione in studio... Quella è la tua musica ed è imprescindibile il discorso di vederla fissata su un disco... Il disco ti dà la reale dimensione della canzone che poi dal vivo naturalmente cresce... Ma se tu prima non la fissi, non ha senso...
GIANLUCA: Parlando da musicista, diciamo che suonare dal vivo è bellissimo perchè hai un rapporto diretto con i tuoi colleghi e con il pubblico... Dai qualcosa a te stesso, dai qualcosa a quelli che stanno suonando con te e dai qualcosa a quelli che ti stanno ascoltando e ricevi da loro energia... è una cosa bellissima... è una cosa passionale, viscerale e tutto quanto... Però in studio, se vuoi crescere come musicista, ci devi per forza passare... perchè è solo lì che senti le cose che stai facendo nella loro reale dimensione... In studio vengono fuori tutte le possibili "magagne"... Tutto quello che non senti in sala prove e che non senti dal vivo, quando sei in studio viene fuori...
MF: Che riscontro avete avuto dal punto di vista dei concerti? So che avete fatto diverse date...
DIEGO: Devo dire che sta andando tutto molto bene ed io stesso non credevo ad una cosa del genere... Nonostante il nostro disco sia uscito un po' in ritardo per la stagione estiva, parlo dei Festival e delle manifestazioni simili, devo dire che abbiamo quasi ogni settimana un concerto... Ora puntiamo molto, a partire da settembre, ad avere una programmazione live costante... Abbiamo firmato un contratto con un'agenzia di Aversa per un'esclusiva di otto concerti nel Centro-Sud... che per una band valdostana è già un grande passo... un primo passo...
MF: Tornando al nuovo materiale al quale state lavorando e di cui parlavate prima... possiamo dire che siete già proiettati con la mente al prossimo album...?
GIANLUCA: Sì, diciamo che abbiamo già due pezzi quasi pronti in cantiere... Uno è quasi finito... Si intitola "La dama"... E' stato scritto in "cooperazione" da Giancarlo e da me... Abbiamo cercato di esplorare un territorio poetico... L'idea di quel testo mi è venuta leggendo Dylan Thomas ed è quindi un testo che risente molto di quella maniera di scrivere... è una sorta di testo neo-simbolista... Non so se uso il termine esatto non essendo un grandissimo esperto di letteratura inglese, quindi non parlo per etichette... Mi riferisco alle sensazioni che ho ricevuto io leggendo Thomas... Ho cercato di scrivere un testo alquanto surreale, anche se sotto sotto si capisce di cosa parla... Però è molto ricco di immagini, è molto visionario...
MF: Mi sembra di capire che nella scrittura dei testi tu non abbia una "unitarietà" di fondo, ma che sia molto versatile...
GIANLUCA: Beh, diciamo che parlare di me stesso in quanto autore di testi mi risulta difficile in questo senso... E' meglio che sia una persona che osserva dall'esterno a cogliere eventualmente delle costanti o dei riferimenti nella mia scrittura... Quello che posso dire è che di fondo sicuramente nei miei testi ricorrono i temi che riguardano la nostra condizione, la condizione umana... in questo devo dire di essere molto esistenzialista... la morte che è sempre presente, certe scelte fatte dall'individuo... Poi va detto che quello che scrivo oggi è sicuramente la fotografia di quello che si respira... Viviamo in tempi di crisi, è inutile negarlo. Siamo di fronte ad una decadenza dell'Occidente che è palpabile...
MF: C'è un pessimismo di fondo, in questo senso, nei tuoi testi?
GIANLUCA: Non credo di essere pessimista in maniera assoluta... Nei miei testi cerco di trovare anche un lato positivo, sia pure in una situazione pessimista, però è chiaro che la situazione decadente che vediamo intorno a noi ci avvolge... Qualora anche tu cercassi di non farti "avvolgere" è chiaro che televisione e carta stampata fanno di tutto per impedirtelo...
MF: I testi che scrivete tu e Giancarlo sono nettamente differenti in quanto a stile o, sia pur senza volerlo, siete sulla stessa "lunghezza d'onda"?
GIANCARLO: Direi che fondamentalmente sono abbastanza diversi... A me piace molto tratteggiare personaggi... e mi piace molto utilizzare una certa ironia... un certo sarcasmo...
"...perchè continui
a guardare nel vuoto?
Non lo vedi che ti sto parlando?..."
DIEGO: "Meglio smettere" è molto significativa in questo senso...
GIANCARLO: Quello è un testo che ho scritto di getto... Stavo leggendo una scritta di quelle stampate sui pacchetti di sigarette che mettono in guardia dai pericoli del fumo... E nel frattempo stavo anche pensando al rapporto uomo-donna, al rapporto marito-moglie, o comunque più in generale al rapporto di coppia... e mi sono immaginato un po' per ridere questa donna che alla fine l'unica cosa che può dire al suo lui è: "il tuo medico può aiutarti a smettere", proprio come in quelle frasi sui pacchetti di sigarette... perchè è diventata proprio una cosa patologica... un problema cronico...
"Mi vogliono coglione
Un numero senza opinione
Ricattato da uno stipendio
da fame
Senza alcuna soddisfazione...
Maledizione!!!!!!"
MF: Continuando a parlare di testi... mi sembra che ci sia qualcosa da dire a proposito di quello di "Maledizione"...
GIANLUCA: Quel brano nasce da un componimento di Diego... Il testo l'ho scritto in seguito alla notizia che ci ha letteralmente shockati, relativa alla tragedia avvenuta alla Thyssen-Krupp di Torino in cui sette operai persero la vita in un rogo... Diego ed io abbiamo cominciato a parlare di questo tragico episodio di cronaca e Diego mi ha detto che sentiva la necessità di scrivere un brano su questo argomento, di andare a fondo... Del resto lui è un operaio... In realtà lo siamo tutti noi del gruppo, sia pur in termini diversi, magari non operai di fabbrica, ma in fondo siamo anche noi "operai"... Volevamo quindi parlare di queste persone... Gente che si fa un culo così, rischia la vita per avere niente...
DIEGO: Persone che muoiono come cani per colpa di veri e propri bastardi...
GIANLUCA: "Maledizione" nasce appunto dallo sdegno per questo episodio... Va detto che si trattava di un tema scottante che poteva essere politicizzato. Noi però volevamo sganciarci da certi stereotipi, per quanto va detto che in effetti qualsiasi cosa fai, in fondo, fa parte della politica... E' nell'essere umano da quando si è costituito in società, per cui in fondo tutto è politica... per carità, non lo nego... Ma, ripeto, noi volevamo sganciarci da questi luoghi comuni. Ho cercato quindi di tenere fede al mio credo esistenziale e ho cercato di immedesimarmi senza fare riferimento plateale alla Thyssen-Krupp... Ho preferito fare un discorso più ampio, più globale, parlando di tutti gli operai che come dicevamo si "fanno un culo", rischiano la vita tutti i giorni, non riescono a stare con la famiglia, non riescono a godersi i propri figli, e tutto per non avere poi quasi nulla alla fine del mese, essere ridotti schiavi da una logica di consumismo. Ho cercato di scrivere un testo molto semplice, spero di esserci riuscito, un testo che descrive un uomo che guarda dentro se stesso e riconsidera tutta la sua vita... Ma è così naturale? E' così giusto vivere in questa maniera? Essere costretti in queste maglie per arrivare a fine mese? La nostra umanità dov'è? Le nostre passioni? Devo soffocarle perchè devo andare a lavorare 8, 9, 10 ore, fare gli straordinari per poter arrivare magari a regalare una bambola a mia figlia? Dunque "Maledizione" è un vero e proprio urlo interiore... Un urlo di un uomo... magari di un uomo vicino alla pensione... chissà?! Un uomo che guarda indietro alla propria vita, guarda quello che ha fatto fino a quel momento, quello che ancora sta facendo...
MF: E' bella questa cosa per cui un membro lancia l'idea, in questo caso Diego, ed un altro realizza il testo quasi per empatia...
GIANLUCA: E' vero... Questo è successo sia per "Autostrade perdute" che per "Maledizione"...
"Dimmi perchè non sei
venuta sola
Hai portato insieme tutti
questi nani
Neppure uno di 'sti zoticoni
Che t'aiuti a togliere il
mantello..."
MF: Parliamo di un altro brano che per me è uno dei pezzi forti dell'album... "Biancaneve"...
GIANLUCA: "Biancaneve" è stato il primo pezzo che abbiamo scritto... Si è poi trasformato grazie al nostro tastierista Jean che è riuscito a dargli un taglio completamente differente rispetto alla prima stesura, lavorando su quel riff molto grunge, molto anni novanta...
MF: Come nasce il testo, molto particolare...?
GIANCARLO: Eravamo in un ristorante di Torino dove eravamo andati a vedere un gruppo suonare... Ad un certo punto entra questa ragazza bellissima, tutta vestita di nero che aveva tre o quattro ragazzi intorno... Mi è venuta questa immagine di Biancaneve in mente...
MF: Anche se era circondata da "quattro" e non da "sette" nani...
GIANLUCA: I nani eravamo poi noi uomini in realtà... "Nani" al suo cospetto...
DIEGO: La nostra "Biancaneve" è una donna che ti usa, che ti usura, poi ti molla e corre a prendere un altro amante...
MF: Una curiosità. Come nasce il vostro nome, "ElettroCirco", che è poi anche il titolo dell'album?
DIEGO: All'inizio non avevamo questa necessità impellente di trovare un nome, anche perchè non pensavamo che la cosa fosse così sentita... In seguito si era pensato a "Sirio 2222", che è anche una canzone dell'album ed è una citazione del Balletto di Bronzo... Però inevitabilmente se andavi a cercare in Internet, prima di arrivare a noi, trovavi moltissimi altri documenti con quel nome, che riguardavano ovviamente il Balletto. Quindi abbiamo scartato l'idea per un fatto pratico... Poi mi è venuta l'idea di dare all'album il titolo di "ElettroCirco" ed abbiamo deciso che questo diventasse anche il nome del gruppo.
GIANLUCA: Anche perchè noi ci vediamo appunto come un collettivo che è un vero e proprio "circo elettrico"...
MF: Sempre per restare nel campo delle curiosità... Come nasce questa copertina davvero singolare?
DANIELE: Il concetto è abbastanza semplice... Una finestra sull'universo. In questo universo gli osservatori che stanno al di qua della finestra notano al di là un dettaglio assurdo che è questo immenso veicolo che esplora l'universo stesso... La foto ritrae un enorme Caterpillar 755, di quelli che vengono utilizzati nelle cave... Ci interessava quel particolare mezzo perchè innanzi tutto è enorme. Poi è "goffo". Infine è improbabile per il luogo in cui si trova...
GIANLUCA (ride): Non ne sarei così sicuro, con tutte le porcherie che buttano nello spazio...
DANIELE: L'idea è un po' quella di osservare delle persone che con un mezzo riadattato stanno esplorando questo universo... Quindi noi osserviamo dalla finestra un universo da esplorare e scopriamo qualcuno che già lo sta esplorando con quell'improbabile mezzo... Nel retrocopertina poi osserviamo i visi dei componenti di questo equipaggio visti come fossero caricature, sono quasi tutti degli astronauti d'epoca, con delle tute improbabili... Anche questo simboleggia il tentativo di esplorare l'universo ma utilizzando i mezzi che ognuno ha a disposizione... Non devo per forza affidarmi alla Nasa o ad una struttura simile per esplorare l'universo... E' un discorso metaforico naturalmente. Ogni essere vivente con i propri mezzi dovrebbe esplorare l'universo in modo da scoprire che altri lo stanno esplorando... E se si riesce a condividere questa cosa probabilmente si è vivi...
MF: Parliamo degli arrangiamenti...
DIEGO: Gli arrangiamenti dei nostri brani sono curati da Daniele, il bassista. E' una fortuna avere tra noi un musicista che ha la forza e la sensibilità per saper "mantecare" tutta la situazione, perchè poi puoi avere anche delle buone idee ma se alla fine uno non ha la forza e la capacità di saper assemblare, "mantecare", come sono solito dire io, i pezzi... beh allora questi non riusciranno mai come vorremmo... la sua grande importanza nell'ElettroCirco, al di là dell'aspetto strumentale, è quella di arrangiare i brani. Per questo album saremmo potuti entrare in studio di registrazione già a dicembre... invece abbiamo aspettato fine Gennaio proprio perchè Daniele ci disse: "Un momento! Cerchiamo di capire un attimino che veste devono avere questi brani..." Ad esempio un pezzo come "Maledizione", che è uno dei brani che io preferisco, è stato completamente riarrangiato, così come "Biancaneve" in certi spunti è stata riarrangiata. Ed è stato Daniele ad insistere per aspettare di trovare il giusto arrangiamento... e queste sono le cose che secondo me fanno fare il salto di qualità alle canzoni...
DANIELE: Il discorso degli arrangiamenti è per me una grossa responsabilità, però non è che non sia a portata di tutti... Il fatto è che ci sono strumentisti che sono più portati a guardare nell'immediato la propria parte, il proprio suono, il proprio ruolo all'interno di un pezzo... Poi ci sono altre persone che invece hanno maggiormente l'orecchio per valutare tutto l'insieme... In questo senso diciamo che si "approfitta" di me (nel senso che io sovente ho già abbastanza lavoro a seguire la cassa, il basso, vedere cosa succede con la chitarra, con la tastiera, con la voce per poter poi supportare in maniera efficace) però vuoi un po' per il ruolo del basso vuoi anche per una visione diversa che ho, sono costretto a volte a dire "a me questa cosa non quadra", non tanto nel dettaglio quanto nella visione d'insieme. E' un po' come se tu dovessi fare una foto di gruppo e ognuno cerca di vedere la propria posizione ma poi c'è il fotografo che dice "tu vieni più avanti, tu fatti più indietro". Diciamo che è un lavoro che a me non interessa particolarmente però mi dà fastidio il sottovalutare una situazione magari creata a puntino nei vari reparti ma in cui i singoli dettagli non arrivano ad un risultato ottimale nel loro insieme... E magari non ci arrivano perchè, nel nostro caso, si tende ad un eccesso di umiltà, nel senso che certe volte uno potrebbe fare di più ma per una questione di umiltà , magari per non voler sembrare presuntuosi, dice "beh, forse questa soluzione è troppo ardita..." E invece a me sovente sembra proprio che manchi qualcosa... Magari dico "Beh, qui con l'assolo... dai, buttati, mettiti davanti a tutti ed impossessati di questa cosa, piuttosto che qua cerca di curare di più l'aspetto di ricamo per valorizzare la canzone... per valorizzare il testo, la voce ed uno svolgimento quanto più lineare..."
MF: Parliamo della promozione che farete a questo album... So che è stato girato un video di uno dei brani del disco...
DIEGO: Sì, abbiamo girato un video di "Autostrade perdute" con questa agenzia di Aversa, la M&M... E' stata un'esperienza nuova per me e devo dire che l'ho trovata molto interessante... Pensavo fosse una cosa molto più complicata... Il video consiste in una ripresa del gruppo dal vivo in uno studio professionale... Siamo stati ripresi da due telecamere e naturalmente in seguito ci sarà un montaggio di immagini studiato...
MF: Come è nato il contatto con questa agenzia di Aversa?
DIEGO: Loro hanno visto il nostro spazio su Myspace (myspace.com/elettrocirco) e ci hanno contattato... Semplicemente...
MF: Per restare in campo "web"... avete qualche video su Youtube?
DIEGO: Sì, qualcuno che è stato messo da
persone che sono venute ai nostri concerti e ci hanno ripreso...
"Incedere senza cedere, la
vita in costante viaggio
Vedo paesaggi scorrere, il
sogno mio unico compagno
Fino alla fine della notte,
ruvido e nero l'asfalto
Le pupille dilatate, indifferenti
a ogni sorte
La notte incestuosa langue,
bagliori di sigaretta
colorano di sangue il mio
sorriso da sciacallo
Adrenalina nelle vene, il
motore su di giri
Caleidoscopio di pensieri,
frammenti d'oggi e di domani..."
MF: Per tornare al brano del video di cui parlavamo prima, "Autostrade perdute"... sarà anche lanciato in radio...
DIEGO: Sì, stiamo curando una versione "radio edit" che naturalmente deve tenere conto del minutaggio relativamente corto che le esigenze radiofoniche impongono, diciamo intorno ai quattro minuti... Il brano è stato anche riarrangiato proprio per essere più "fruibile" dagli ascoltatori delle radio...
GIANLUCA: Abbiamo già un pezzo nuovo su cui stiamo
lavorando... Il titolo provvisorio è "Al posto del vino" anche se
inizialmente il titolo al quale avevo pensato era "Mattatoio"... E' ispirato
ad un fumetto, "History of violence", un graphic novel di John Wagner
che narra di un uomo medio-borghese, un uomo apparentemente "normale"...
Nel corso della storia però viene messo a nudo il suo passato che
è completamente differente... Si scopre infatti che l'uomo è
un killer della mafia violentissimo e psicopatico... Il fumetto ha a sua
volta ispirato un film di David Cronenberg con Viggo Mortensen... E' una
storia molto particolare... Anche il film è bellissimo... Io poi
adoro Cronenberg...
Un secondo pezzo ormai quasi pronto è "La dama",
un brano il cui testo è stato scritto da me insieme a Giancarlo
che lo ha completato anche perchè io mi ero "inchiodato" ad un certo
punto... Il suo apporto è stato fondamentale...
MF: Mi chiedevo... quando un autore porta a compimento un testo iniziato da un altro... in qualche maniera deve attenersi a quello che è già stato scritto ricevendo dal primo autore una sorta di indicazioni o piuttosto lavora autonomamente senza necessariamente essere condizionato dal messaggio che il primo aveva cercato di trasmettere?...
GIANLUCA: Giancarlo naturalmente ha aggiunto la sua parte in completa autonomia... Ho lasciato che lui scrivesse quello che si sentiva e che i miei versi gli trasmettevano... è un po' la logica dei "cadaveri squisiti" dei surrealisti degli anni trenta, Andrè Breton, Louis Aragon... Questa è la cosa interessante di questo modo di lavorare ad un testo... Io ho iniziato in un modo, lui ha finito in un altro modo senza essere da me minimamente influenzato... Naturalmente ha solo dovuto attenersi alla metrica ed allo stile... perchè sarebbe stato assurdo che io iniziassi un testo con immagini visionarie e lui lo terminasse magari con uno stile "giornalistico", tanto per fare un esempio qualunque... Non avrebbe avuto senso, ovviamente... E' un metodo di lavoro che a me piace molto... Io andrei molto in questa direzione anche in futuro...
MF: Per concludere... e adesso?
DANIELE: Adesso, visto che l'ElettroCirco è da
considerarsi un "work in progress", proseguiremo con il nostro progetto
dedicandoci maggiormente all'aspetto live, aggiungendo alle abituali date
al Nord anche alcune date nel Centro-Sud Italia. La caratteristica principale
dell'ElettroCirco è infatti quella di cercare di essere creativi
sia durante la composizione, sia durante la registrazione, sia durante
l'esibizione.
a cura di Michele Murino
(intervista raccolta nel mese
di luglio 2009)
foto di Luca Perazzone
da sinistra: Gianluca, Daniele, Diego, Giancarlo e Jean
LA RECENSIONE
"(...) Si chiamano Elettrocirco e, per chi scrive,
offrono un debutto autoprodotto davvero ragguardevole.
Non mirano alla destabilizzazione del “sistema”,
non hanno smanie letterarie e poetiche dai risvolti criptici, non si crogiolano
in superficiali psicoanalisi emozionali e non aspirano ad essere i nuovi
“qualcun altro”, si tratta “soltanto” di un quintetto munito di considerevole
cultura musicale, che attinge a piene mani dalla tradizione ed attraverso
un proprio filtro fatto di creatività e di notevoli valori tecnici,
propone una manciata di canzoni eccellenti, intense, coinvolgenti e passionali.
Combinando elementi di hard rock, di hard blues
e di rock acido, mescolati con barlumi di “pop progressivo” e con appena
una parvenza d’approccio “alternativo” (senza “scomodare” i soliti mostri
sacri e volendo rimanere entro i confini nazionali e fornire qualche nome
utile ad un riferimento comparativo, direi qualcosa dalle parti di Free
The Nation, Voodoo, Timoria, Karma, Ossessione e Ritmo Tribale!), l’Elettrocirco
riesce a sfornare un ibrido fluido e autorevole, in cui il gusto “antico”
del suono basilare si espone con gran freschezza compositiva, tanto da
rendere il quadro complessivo una faccenda per nulla soverchiamente “nostalgica”
o esclusivamente passiva.
Anche grazie a piccoli accorgimenti espressivi
(l’utilizzo di frugali dosi d’elettronica e scratching) e alla voce di
Diego Tuscano, in grado di assumere vellutate colorazioni timbriche di
marca soul / rhythm ‘n’ blues, in qualche modo non disprezzate nemmeno
nell’ambito del rock italiano maggiormente mainstream (ascoltatelo nei
versi di “Autostrade perdute”, ad esempio, lusingare i timpani dell’ascoltatore,
in alternanza ad impetuosi squarci sonici), il repertorio dei nostri potrebbe
perfino “rischiare”, se adeguatamente diffuso, di uscire con una certa
comodità dal circuito “specialistico” dell’underground, ma anche
indipendentemente da queste considerazioni di “mercato”, quello che bisogna
assolutamente dire è che questa musica meriterebbe davvero, per
il suo intrinseco valore artistico e la sua vitalità, un’ampia e
capillare visibilità.
Condotte da una chitarra eruttante un feeling
denso e ardente, e da una tastiera immaginifica e sufficientemente estrosa,
nonché coadiuvate da una sezione ritmica pulsante e precisa, nascono,
così, pezzi vibranti di tensione e seduzione ipnotica (“BiancaNeve”),
innescati da incalzanti costruzioni armoniche (“Laido maggio”, la volubile
“Meglio smettere”), alimentati da suggestioni soffuse ed avvolgenti (“Elementale”,
altro brano dalle discrete potenzialità “commerciali”), frementi
di travolgente forza espressiva e di malessere (“Maledizione”), istigati
da impianti beat-hard-prog-blues liquidi e solari (“Sirio 2222”, omaggio
ai pionieri Il Balletto di Bronzo?).
Insomma, assistere all’esibizione di questo “Elettrocirco”
è un vero piacere, e consente ai suoi interpreti di aspirare a “platee”
piuttosto vaste e gratificanti."
tratto da eutk.net