“Dystillato di lacrime
e guarnizione per dolci”

del 2-03-2007

di Dario "Twist of fate"


“In posa militare, puntavo la mano verso quei cani bastardi che insegnavano senza preoccuparmi del fatto che sarei diventato il mio nemico nel momento stesso in cui avrei cominciato a pontificare la mia esistenza guidata da battelli in confusione ammutinati da poppa a prua.
Ah, ma ero molto più vecchio allora, sono molto più giovane adesso!
Sì, restavo in guardia quando minacce astratte troppo nobili per essere ignorate m’ingannarono portandomi a pensare che avevo qualcosa da proteggere. Bene e male, io definivo questi termini in maniera chiara, senza dubbi, in qualche modo.
Ah, ma ero molto più vecchio allora, sono molto più giovane adesso!”
                                                                                                            (Bob Dylan  “My back pages”)


Nota dell’autore a “Dystillato di lacrime e guarnizione per dolci”

Questi bozzetti dolci amari o di Redenzione, Amore, Sangue e Trascendenza, danno voce a personaggi diversi l’uno dall’altro, ma collegati da una sana passione per il rock e in particolare per Bob Dylan. Vite segnate dal cantautore americano e da episodi di catartica emozione che solo uno spettacolo dal vivo può regalare.
Dylan in concerto è il legame che unifica i personaggi principali di queste piccole scene quotidiane e no. Sempre in stile “Cut up Mediterraneo”.
Buon viaggio in questo caleidoscopico mondo, in compagnia del geniale Virgilio del Rock.

Polverizzare il passato e annullare il presente

“Un intruglio di lacrime, sudore e secrezioni vaginali: un pianto spezzato dalla mancanza di fiato.
In quei momenti Altea si domandava dove fosse finito il calore, la gioia, perché la luce si era fulminata, e tutto ciò che sembrava sensato adesso viveva in una cornice di chitarre grunge. Ogni giorno percorreva il solito tragitto per recarsi al lavoro, sperava di percorrerlo con l’entusiasmo che la rendeva unica. Qualcosa però era accaduto. Il suo ragazzo le aveva dato il ben servito. Adesso stanze di vita erano sature di malessere, ovattato dal dolore del proprio cuore che non trovava via d’uscita. Sbatti ad un muro e rimbalzi su di te per provare ancora la sensazione di piacere che ricorda d’essere ancora vivo, anche se senti solo inadeguata consapevolezza. Sporco sotto le unghie, nei capelli, eccoli, tutti pronti ad ordinare il plotone d’esecuzione, la mente prorompe in un urlo mozzo e privo di senno, però adesso il pavimento diventa un mosaico da cui trarre una spiegazione e le piastrelle se scomposte in numeri primi danno un risultato indelebile: Damiano è uno stronzo!
L’amore oggi fa pagare tasse salatissime e non tutti riescono a vivere da onesti contribuenti, c’è chi evade le tasse e riesce a trovare amore al mercato nero, quei rapporti mercenari in cui la moneta di scambio è il corpo, e allora si possono vedere femmine fare fellatio in cambio di un bacio, oppure maschi, fingere interesse per oggetti da mercatino dell’usato sessuale. Con la mente non può far altro che sfuggire e tornare da quello smidollato che non ha colpe, tranne forse essere venuto al mondo oppure aver incespicato su questa giovane silvana dei nostri tempi. La assale una rabbia possente: velluto cosparso di sabbia. Ogni strada sembra pastosa, ogni piacere disgustoso. Come gli amaretti che si attaccano al palato e non mollano la presa. Conoscenze carnali scambiate per reale   affetto?
Nella mente di Altea tornava quella voce antica e omerica di tempi e cose cambiate. Voleva polverizzare il suo passato e annullare il presente, ma nel lettore cd sostava, ormai da qualche tempo “Oh Mercy”, e il più delle volte non faceva altro che domandarsi a cosa serviva, a stelle cadenti che quasi con tenacia si sottraevano al suo sguardo. Erano lontani i tempi in cui un bacio spezzava l’assolo d’armonica, quella sera in cui il Sacerdote aveva sancito la loro unione mistica, parole d’amore e di redenzione perdute nelle tenebre del passato. Che concerto! Aveva eseguito anche la sua canzone preferita…

“Ora devi andartene, prendi quello che ti serve, quello che tu pensi possa durare, ma qualsiasi cosa tu decida di conservare, faresti meglio ad afferrarlo in fretta. Ecco laggiù il tuo orfano con il fucile che piange come un fuoco nel sole. I santi stanno arrivando ed è tutto finito ora, bambina triste”

Damiano piccolo uomo senza risposte alle grandi domande. Un individuo ambizioso che scopre l’infinito e si ritrae nella sua grotta eretta a mò di Eremo: l’eremo dell’imbecille! Finge ingenuità e stupore, ma in realtà è un individuo becero, privo di sensibilità. Uno che abbandona l’amore, per poi rincorrerlo con affannoso rimpianto dentro paludi infestate da uomini-coccodrillo senza il pudore di piagnucolare e gemere come troie in calore. Si sa che a volte il passato ci condiziona e viene a far visita con i ricordi e con le sensazioni d’umida lussuria, che vorresti tanto riprovare ma continuano a sfuggire! Un mentecatto che gioca a fare l’artista disilluso e incompreso credendo che le persone confuse possano cambiare davvero le cose, “chi teme d’essere conquistato è prossimo alla sconfitta” (*1)
Damiano è un ossimoro scambiato per essere umano. Capace di affrontare e risolvere gravi situazioni d’emergenza come trovare un certo bootleg di Bob Dylan o reperire tutti i film di David Lynch in dvx. Diceva: - Non credo di amarti fino in fondo, altrimenti mi sarei già umiliato per riconquistarti… eppure ti sento, dentro di me e anche oltre, fuori, le cose belle si stendono come la farina… la pizza si fa con la farina, ma poi quando la mangi non senti la farina, senti le altre cose, però è tutto lì… io dovrei almeno vivere nei boschi ed essere Spirito, perché questa terra e questo corpo mi limitano, non sono io incapace di suonare uno strumento, ma le mie mani goffe… la mia bocca con queste labbra fatte per il piacere e non per soffiare note, io sono fatto di Anima, sono incontaminato, come uomo non valgo niente e lo so, ma ciò che sento dentro di me è grandioso, capace di abbattere un cinghiale con un soffio. Il mio tempo sta per finire, questi tempi d’elettricità non mi appartengono. Non posso più vivere quest’Epoca, così la attraverserò con indifferenza un po’ come lei sta attraversando me -
Bisognerebbe ritrovare il coraggio smarrito in quei campetti di calcio, fra la polvere e i sogni di gloria. A volte avere qualcosa in comune ti nasconde le differenze, e ti fa vedere cose e persone per come sembrano e non per come sono fatte realmente.
“Lontano dove il vento leggero soffia, lontano da tutto, c'è il posto dove vai dove cadono le lacrime.  nella notte tempestosa ed oltre il muro, sei là in una luce lampeggiante dove cadono le lacrime.
Abbiamo battuto sul tamburo lentamente e suonato il piffero sommessamente tu conosci la canzone nel mio cuore. Nel volgere del tramonto fra le ombre della luce lunare puoi mostrarmi un nuovo posto per cominciare. Mi sono strappato i vestiti e ho vuotato la coppa spogliandomi completa- mente, pensando a te mentre sorge il sole dove cadono le lacrime”
Ore 0.35 di un’imprecisata notte invernale. Stava ascoltando “Where Teardrops Fall” di Bob Dylan.
Tutto procedeva o meglio sembrava ingessato, nell’attesa di divenire reale. Uno stato d’incoscienza prolungato fino allo stremo delle forze. Si sentiva un po’ come il Governo Prodi, senza una Maggioranza Politica, privo di controllo sulle proprie azioni e pensieri, qualcuno o qualcosa era entrato in lui cercando in ogni modo di battere questo essere disfattista e vigliacco, Matto e Vigliacco, direbbe il Poeta, disilluso e decadente, lagnoso. Sembrerebbe lo spirito di un guerriero, che dimora, addormentato dentro il proprio Sé. Adesso sta per destarsi e per reclamare vendetta, appena avrà il controllo, Damiano sarà declassato al rango d’Umile servo.

Ha confuso per troppo tempo la noia con la banalità, l’obiezione di coscienza con l’immobilità. E’ giunto il tempo di ritrovare se stesso, per entrare nelle cose, senza sfiorarle con paura. E’ sempre stata la paura a paralizzargli il sistema nervoso. Adesso la vigliaccheria cede il passo alla disperazione e con le poche forze tenta di sopravvivere a questo lustro di delirante inerzia, senza la convinzione di farcela, tentando. Forse doveva solo umiliarsi ai piedi d’Altea, forse doveva chiederle un motivo per amarla, oppure fuggire via, mille miglia lontano dalla dannata simbiosi, il male si sente a breve distanza e la telepatia? Ci sarà poi un modo per bloccarla, cercando in ogni libro qualcosa che dia pace ai pensieri, ma forse la troverà solo nel mondo reale, quello che ormai sfugge.
Prendo il treno e torno a casa, ma la sua casa è lei? Perché soffrire dunque, perché essere così complicati e trovare solo muri invalicabili, sentire suoni di redenzione e di povertà, sentire di percorrere il viale della disperazione: dove sta? Lei era l’unica persona cui aveva voluto bene, gli aveva insegnato a capirsi e ad amare, ma forse lo scopo di Damiano non era capirsi, amarsi o avere autostima, ma bruciare come una supernova, come una candela che arde dai due lati, illuminerà la notte buia, ma durerà di meno. I caduti sul campo si contano, da ambo le parti. I motivi del conflitto non sono comprensibili, almeno io non capisco, né voglio tollerare. Questi caduti su un campo di battaglia invisibile, diventano spettri, prima che il loro sangue sia freddo.
…I cui cavalli sono più veloci dei leopardi e più agili dei lupi della sera…
 
 

Il Ragazzo povero (Leggevo Nietzsche, ma non ero un Superuomo)

“ Fammi sparire, fammi sperare, fammi quello che vuoi, ma non farmi sparare.
Fammi tradire, fatemi odiare, famme chell che vuo’... Ma non voglio sparare mai.”
                                                                                                (Principe e Socio M “Targato NA”)


“Gli sceriffi, i soldati, i governatori sono pagati, e così i marescialli ed i poliziotti, ma il povero uomo bianco è usato nelle mani di tutti loro come uno strumento. Gli viene insegnato a scuola sin dall'inizio come una regola, che le leggi sono con lui. Per proteggere la sua pelle bianca, per tenere alto il suo odio così che non la pensi mai in modo giusto circa la condizione in cui si trova, ma non è lui da incolpare: è solo una pedina nel loro gioco”

                                                                                         (Bob Dylan  “Only a pawn in their game”)

Non sono riuscito a cambiarlo, il mondo! Non sono riuscito nemmeno a cambiare me stesso!
Mio padre col cappello in mano si raccomandava col solito Don Rodrigo locale, voleva assicurarsi che mi avrebbero “preso nell’Arma”. Soldi per studiare non ce n’erano più eppure io ero davvero bravo. Ero sempre andato avanti con le mie forze, adesso però c’era un passaggio a livello, il pedaggio andava pagato. Mio padre mi concesse quella prima retta, che nei miei sogni adolescenziali era destinata all’Università. Quanti sogni e come alti sono gli ideali, una fredda mattina d’inverno ci si sveglia e sono tutti svaniti. La cruda e spoglia realtà ti azzanna alla gola come un cane- poliziotto e lo sa che tieni “la roba” nelle palle. E tutti i poster e i libri li ho messi in una scatola, che adesso tempo per rincorrere chimere non n’avevo più. Ho fatto la valigia, non era di cartone, ma solo nella mia mente la vedevo uguale a quella dei nonni. A cosa era servito essere onesti per tutta la vita se poi i disonesti passavano avanti al primo semaforo. L’addestramento passò veloce. Tanti ragazzi, ognuno coi suoi sogni, ognuno con la propria storia, qualcuno piange un po’, qualcuno tira fuori le palle, da principio. Tutti si accorgono che ci so davvero fare. Un superiore mi prende da parte e mi dice che potrei fare altro nella vita, che ho la stoffa giusta, io gli rispondo che con la stoffa ci fai i vestiti, ma non lo riempi uno stomaco, né ci campi una famiglia.
L’addestramento è finito. Veniamo assegnati. Mi mandano un po’ lontano, però inizio a guadagnare bene. Per me, che soldi in tasca non ne ho avuti mai, è arrivato il momento di togliermi qualche sfizio, mi compro qualche vestito nuovo; poi realizzo il mio sogno: la moto!
Mito di libertà, ma non m’illudo: un paio di cose le so. L’ultimo treno che mi riporta a casa è gia partito e io ho deciso di farlo andare: sono rimasto qui a vivermi la mia vita, fatta di sogni infranti e pasti consumati alle mense reclute. Nietzsche dice: se i due terzi della vita di un uomo non sono liberi dal lavoro, quell’uomo è uno schiavo. E io sono uno schiavo, consapevole di questa mia condizione. Non ci penso ogni giorno però, i piantonamenti sono gia lunghi e noiosi, il tempo: amorfa retta, scorre lentamente e a volte mi sento come una piccola lancetta che fa un breve movimento ogni sessanta minuti. Quando però i minuti diventano giorni, mesi ed anni ci si rassegna ad una vita che forse non ti appartiene. Certo c’è la moto, ma non si vive sempre e solo con attimi di scanzonato furore.
Ho conosciuto una ragazza onesta, come ce ne sono sempre meno. Le regalai una rosa e un anello e mi dissi di aver trovato e possedere davvero qualcosa. Ho smesso di leggere la filosofia e il pensiero moderno. Non voglio ci sia più una rivoluzione, ho conosciuto la verità. Adesso comprendo le paure e le angosce di mio padre e m’ interesso di politica solo quando mangio cucina etiope, cioè mai. Prego per me e per i miei amici, quelli nuovi e veri, che conoscono la fatica e il sudore di svegliarsi ogni giorno con la consapevolezza di poter tirare la carretta e cambiare al massimo il guardaroba, altro che il mondo!
Ricordo i vecchi compagni di scuola, bravi ragazzi con cui condividere libri, film e dischi. Uno in particolare, molto ricco con cui scambiavamo commenti su Dylan, lui l’aveva gia visto diverse volte, col tempo ci siamo frequentati sempre meno. Mi aveva proposto di andare assieme al concerto, ma io avevo appena i soldi per una birra e una pizza il sabato sera, grazie alla pensione di mia nonna. Poi come tutore dell’ordine mi feci assegnare il servizio per tutti i concerti possibili. Riuscii a vedere oltre Dylan, il mio mito adolescenziale, altre figure leggendarie come Stones, Clapton, Springsteen e Van Morrison. E’ proprio vero, anche i figli degli uscieri ridono, alle volte!
 
 

Disarmati scorpioni sorridenti    (L’uomo col doppio fondo Morale)

“Tu hai molti contatti tra i taglialegna per ottenere i tuoi fatti, quando qualcuno attacca la tua immaginazione, ma nessuno ha alcun rispetto e comunque tutti si aspettano che tu dia un assegno deducibile dalle tasse ad organizzazioni di carità. Sei stato con i professori e sei piaciuto a tutti; hai discusso con grandi uomini di legge di lebbrosi ed imbroglioni, hai letto tutti i libri di Umberto Eco, sei un uomo molto istruito è risaputo, ma qui sta succedendo qualcosa e tu non sai cos'è, vero signor Aiello?”
                                                                                                    (Bob Dylan   “Ballad of a thin man”)


Un caseggiato come tanti, in una bella zona residenziale, fatto di pace e di sicuri cancelli inviolabili. Giardini curati con maniacale attenzione, tutto in ordine, un austero e regale formalismo tenuto stretto da chiappe che non si aprivano nemmeno per evacuare, restavano stipate. Le lumache del prato se la spassavano allegramente gozzovigliando ed emettendo schiamazzi notturni che nessuno era in grado di sedare. Molti non l’avrebbero nemmeno notato. Non era così per la famiglia Barzotti, per loro tutte le cose erano importanti, anche portare una maglia di colore vistoso era peccato. Achille, ventidue anni, fisico da calciatore, occhi verdi, capelli chiari, sguardo da duro. A vederlo sembrava uno di quelli che sanno dove stanno andando. Non aveva mezze misure, le cose erano nere o bianche per lui, senza sfumature. Sembrava aver acquisito una sorta di presa sovrana sulla realtà. Più che un intellettuale era una persona didattica e puntigliosa nelle sue osservazioni e nell’analizzare i fatti. Diceva di aver letto libri, visto film, fatto esperienze.il suo scrittore preferito era Umberto Eco. Stava in mezzo agli altri senza nessun problema, poi nel vuoto dei suoi silenzi interiori, sapeva le cose che non riusciva a cambiare di sé. Achille Barzotti viveva una quotidiana esistenza in bilico fra fatalismo e ottimismo nel futuro.
Un giorno un misterioso Signor Nessuno bussò alla sua porta. Sembrava solo un venditore ambulante, colto e cialtrone, ma emanava uno strano profumo di zolfo. Achille cercò in ogni modo di non essere sgarbato, ma voleva toglierselo dai piedi in fretta. Il misterioso Signor Nessuno voleva però stipulagli una polizza: – Lei finge di non aver interessi e di essere soddisfatto, ma noi sappiamo che non è così, abbiamo controllato il suo traffico telefonico e mediatico, sappiamo tutto di lei, adesso le chiediamo solo di assicurarsi con Noi e tutti i suoi problemi saranno risolti. Lei vuole una vita nuova, l’ ha espressamente chiesto, bene, siamo qui per accontentarla. Le stiamo solo chiedendo di unirsi a noi –
Achille non sapeva cosa dire, anche le sue salde convinzioni stavano cedendo. – Ma io non posseggo reddito personale, anche volendo, come si fa? -
Il Signor Nessuno lo aveva condotto proprio dove sperava – Vede Achille Barzotti, noi non siamo la solita agenzia assicurativa del cazzo! Non vogliamo i suoi spiccioli, viviamo di ben altre rendite Noi: quello che davvero ci preme è una promessa di fedeltà alla nostra Causa.
Lo strano uomo si prese una lunga pausa meditativa, chiuse per un attimo gli occhi e mosse leggermente le labbra, sembrava stesse pregando, di sicuro era alla ricerca della parola giusta da imbonitore, pensava Achille, ma il silenzio si ruppe immediatamente.
- Bene Achille adesso è arrivato il momento che io vada: chiediti cosa sta succedendo in questo Paese? E se non trovi una risposta chiamaci, tu hai bisogno di noi ma noi abbiamo più bisogno di te, cosa credi che siamo, forse l’ennesimo fan club di Bob Dylan?
Il misterioso Signor nessuno gli porse un biglietto da visita, almeno così sembrava, era bianco senza nessuna scritta, ma con un numero di telefono marchiato in rilievo. Achille rimase sbigottito, adesso in lui era nato un sano interesse per quello strano personaggio, oscuro ma affascinante.
Ogni giorno siamo portati a fare delle scelte, è importante anche come ti allaccerai le scarpe, la convinzione di un gesto semplice. L’incertezza di una persona che assapora il caffè e ne trae piacere e meraviglia come se quello fosse il suo primo caffè, ma quello è il primo vero caffè, perché solo in quell’istante egli si confronta con l’aroma del caffè.
Finse di non essere rimasto colpito, si mise il biglietto in tasca e tornò alle sue consuete attività. Stava ascoltando Highway 61 revisited a tutto volume. Per la prima volta sentì di aver capito quelle parole fumanti di rabbia e voglia di vivere. Era finalmente pronto per apprezzare quella voce tagliente come una lama rovente, che lo feriva profondamente dentro e continuava a girare la lama, senza paura né pietà!

Qualche tempo dopo, gli spaccarono la testa con un pugno e dalla sua mente fuoriuscì un nugolo di deformi esseri assetati di sangue e conoscenza. Si diressero ai quattro angoli estremi del Mondo per scatenare morte e distruzione. Cavalcavano poderosi destrieri con teste di leoni e code di draghi. Cavalcarono contro le barbarie di questa società in sfacelo, tutto ciò che desideravano era riportare ordine. Ma il clima degli ultimi anni uniti all’inquinamento li polverizzò come se si trattasse d’anacronismi di una mente visionaria che nulla aveva da spartire con quest’oscura epoca di sinantropie e serpenti elettrici.
 
 

Morale della favola / Esibizioni epidittiche

Lui sembrava non curarsi dei suoi problemi.Viveva nell’attesa di entrare nel suo doppio fondo. Ne era ossessionato. Il tempo si sarebbe fermato e tutti i suoi pensieri avrebbero avuto una logica, una comprensione. Viveva in una sacca di dolore che egli stesso s’era costruito. Conosceva una parte infinitamente piccola del cosmo, dove tutti gli elementi convivevano in armonia perpetua.
Amava tanto le proprie idee che non sempre riusciva a capire quelle altrui. Viveva rinchiuso nel recinto limitato delle convinzioni personali e rassomigliava alla piccola rana che viveva in un pozzo. Un giorno una rana che veniva da un grande lago cadde nel pozzo e le parlò della sua immensa dimora, ma la piccola rana non le credette e si limitò a ridere: non aveva mai visto nulla oltre i confini del pozzo ed era convinta che il suo fosse il più grande specchio d'acqua esistente. Il modo di vedere ristretto delle nazioni e degli individui. Ciascuna nazione ritiene che i propri punti di vista siano i migliori. Non sarebbe meglio restare se stessi, a costo di pagare il fio con la vita.    E’ giusto non svendersi al mercato sessuale della carne?
Cosa bolle nella pentola meridionale? Il mondo sta bruciando e noi ci giriamo dall’altra parte.
Il mondo sta bruciando, siamo tutti ciechi e ci scottiamo le mani nel girare il tegame. Io lo so cosa significa vivere fra ignoranza e povertà. Il nulla che avanza. So chi sono gli ultras e non riesco a condannarli, no!
Io non so cosa significa vivere fra ignoranza e povertà. Il nulla è arginato dalle idee e dalle istituzioni, non so chi sono gli ultras e li condanno!
Auto indulgenza e compiacimento fanno parte del corredo genetico e del folklore meridionale?
Quando la cronaca supera la Storia e i venti di pace mutano in guerra, c’è bisogno di cronisti capaci di uscire dalle redazioni, muniti d’elmetto e baionetta?
A volte il passato ti condiziona e viene a far visita con i ricordi e con le sensazioni provate un tempo, che vorresti tanto riprovare, ma che continuano a sfuggire! Le lacrime sono state create per osservare le stelle, non per soffrire. Oscura epoca di sinantropie è questa! Traduco per chi non vuol capire: avete aperto le gabbie e gli animali scorrazzano liberamente per le vie del mondo, e adesso, quale sarà il rimedio?
 
 

Il Ragazzo Ricco   (L’elmetto frantumato)

“Slogan, bandiere e tanti capi che, tutti bravi a parlare, tutti a comandare. Menti borghesi e figli di papà, che si armarono tutti con spranghe e pistole…
…Ciccio pensava "ma che stanno a' fa' ? "Non capiva e perciò continuava a fumare tutti si alzarono "è deciso già! " Via alla rivoluzione... Ci va Ciccio terrone!".  ”
                                                                                                    (Principe e Socio M “Targato NA”)


“In strada i cani abbaiano ed il giorno si fa scuro. Non appena la notte arriverà, i cani smetteranno di abbaiare. E la silenziosa notte sarà distrutta dal suono nella mia mente.
E' un inquieto ed affamato sentimento che non dice niente di buono, quando tutto quello che dico
lo puoi dire altrettanto bene. Tu hai ragione da parte tua, ed io ne ho dalla mia.
Siamo rimasti indietro per un mattino di troppo ed abbiamo ancora mille miglia da fare”
                                                                                     (Bob Dylan   “One too many mornings”)

Ho studiato nelle migliori scuole, frequentato comitive giuste: quelle dove ognuno è insoddisfatto del proprio essere benestante, privo di stimoli. Decadenza di una casata che non ritroverà più i fasti di un tempo, avevamo grandi appezzamenti di terre, adesso non ci resta altro da fare che conte- stare il Potere, quello che ci vede cittadini del mondo, ma turisti del nostro frigorifero. Abbiamo visitato Londra e ci siamo annoiati a morte perché non capivamo tutta quella stabilità economica, abbiamo studiato un pretesto per farci comandare e per non influire coi nostri averi e la nostra classe sociale. Senza capire: ci siamo schierati dalla parte dei disagiati per poi comprendere che andavamo contro di loro e il nostro agire era basato da egoistici fini di conquiste pseudo liberali. Potevamo contare sulle carte di credito di famiglia, eppure urlavamo contro i debiti pubblici. Volevamo un’altra rivoluzione borghese: la nostra. Siamo scesi in piazza coi passamontagna e le spranghe di ferro, abbiamo usato gli estintori come armi, però il nostro intento era nobile e nobilitato da canti di conti e contesse del cazzo, anche se noi di famiglia vantiamo origini aristocratiche. Sono cresciuto in mezzo alle servitù e all’opulenza di un sistema che mi ha alimentato dall’interno come se fossi un drago.
Avevo amici anche più plebei, non mi vergognavo di loro coi miei familiari e mi ci trovavo bene. Potevo forse essere me stesso, anche se non ero del tutto convinto di essere me stesso, però respirare quell’atmosfera informale mi metteva di buon umore, cercavo anche di far loro capire che era giunto il tempo della riscossa nei confronti dei Potenti del Mondo, gli amici di mio padre e mio zio, arroganti e prepotenti, che avevano sempre tenuto il culo al caldo e parlavano di riforme agrarie e armi di distruzione di massa. Odiavo me stesso e ciò che rappresentavo, perciò quando vidi quella camionetta mi scagliai contro come se da ciò ne dipendesse la mia esistenza. Con rabbia e amore, frantumando elmetti e desideri piccolo borghesi.
Sogni di gioventù, peccati redenti con la centrifuga del tempo e dello spazio. Mi piaceva il rock, mi piacevo il folk e amavo un artista in particolare. Una canzone su tutte, un suono di organo partiva e mi lasciava senza fiato finchè non mi arrendevo. Un dito indice puntato come un fucile contro qualcuno, parole di rabbia e fuoco, un rimprovero dal basso, ma fatto a testa alta!
Bob era il Diavolo in persona e mi faceva male ascoltare alcune sue cose, era cattivo, gettava benzina sulle mie ferite, dicendo che fosse per il mio bene, per cicatrizzarle. Nessuno ti fa sentire selvaggio, puro e rabbioso come Bob Dylan, il suo fuoco dentro me non si spegnerà mai, pensavo, e la sua lingua è come una lama incandescente. Mi rendevo conto che più lo ascoltavo, meno lo conoscevo e meno lo conoscevo meno mi conoscevo. Col tempo ebbi la fortuna di vederlo diverse volte, arrivando a ripudiarlo. Venne nella mia città e lo snobbai, era superato per idee e musica, un ferro vecchio del rock, un venduto che va a suonare dal Papa e s’inchina a sua maestà Denaro, uno che ha tradito! Io invece sono un vero cavaliere idealista e la mia battaglia non cesserà mai.”
 

Finale di partita

Tumulti di piazza, guerra civile, le Forze Armate si ritrovano ancora con le braghe calate, facendo affidamento sul coraggio e sull’eroismo dei suoi uomini. Si contano eroi e vittime da ambo le parti. Ventidue saranno i morti, in tutto.
L’epilogo è sconvolgente e toccante, il Ragazzo Ricco dà il primo soccorso all’ex amico povero. Raccogliendo il rantolo della morte capirà di aver sbagliato tutte le cose della sua vita. Avrà una seconda opportunità per far davvero del bene. Il sacrificio dell’amico sarà utile a creare un mondo migliore. Solo morendo egli potrà davvero (contribuire a) cambiare il mondo.

”La preghiera, dicono, ha il potere di guarire, perciò prega per me, madre; nel cuore degli umani un malvagio spirito può albergare. Ci provo ad amare il mio prossimo e a far del bene, ma oh, madre, non così bene vanno le cose. L'intero mondo è colmo di speculazione: quel vasto mondo che dicono tondo. Strapperanno via la tua mente dalla contemplazione, danzeranno sulle tue disgrazie quando a terra sarai, ti schiacceranno con la ricchezza ed il potere. Ad ogni istante di veglia potresti crollare,
ma io sfrutterò l'ultima ora che mi resta. La morte di mio fratello vendicherò, e poi indietreggerò. Tutti i miei leali e beneamati compagni mi danno la loro approvazione e condividono il mio codice.
Professo una fede da tempo abbandonata e non ci sono altari su questa lunga e solitaria strada.
Non parlo, soltanto cammino su per la strada, dietro la curva.
Brucia il cuore, ancora si strugge nell'ultima retrovia alla fine del mondo”
                                                                                                          (Bob Dylan   “Ain’ t talkin’ “)

Dedicato ad Ermanno Licursi e a Filippo Raciti

A Ermanno Licursi, Dirigente Sportivo, caduto sul campo di battaglia della Dignità Umana in una battaglia intima contro la barbarica tracotanza giovanile

A Filippo Raciti, ispettore di Polizia, morto in una guerra che non gli apparteneva, ucciso da colori camuffati nel fumo di finto valore atletico e rabbie di classe.


“Chi conosce gli altri è erudito; chi conosce se stesso, è saggio”. (Lao-Tzu)

“Dentro di noi c'è la capacità di dirigere qualsiasi forza della natura, di influenzare ogni atomo dell'universo. Tuttavia, lo stato di coscienza in cui attualmente si trova la maggior parte di noi ci ha convinto di essere piccoli e impotenti” (Deepak Chopra)

Appropriazioni indebite

La Sacra Bibbia

Il Tao

Frasi utilizzate in tv o ascoltate alle fermate dell’autobus

Canzoni di Bob Dylan estrapolate

Ain’ t talkin’   -   My back pages    -    It’s all over now baby blue - Where Teardrops Fall   -    Only a pawn in their game   -   Ballad of a thin man - One too many mornings  -  Most of the time -    Shooting star

 “Targato NA” di    Principe e Socio M

“Back Home”   di Pino Daniele

Nota

(*1) Napoleone Bonaparte

Dedicato a tutti quegli imbecilli che vanno allo stadio con la pretesa di cambiare il mondo

E alla maggioranza silenziosa che mai come oggi esprime le inquietudini di un’epoca