"C'ERA UN RAGAZZO
CHE COME ME
AMAVA DYLAN
E I ROLLING STONES..."
di Michele Murino


"Come incalcolabili altri negli anni '60, la mia vita è stata cambiata da Bob Dylan. Ora io vorrei esser capace di dire che ho sentito "Blowin' in the wind" e poi son corso in Mississippi a registrare gli elettori per l' SNCC o che dopo aver ascoltato "The times they are a-changin' ", ho partecipato alla marcia su Washington con il Dottor Martin Luther King, ma non è stato il mio caso.
Sono arrivato un po' tardi alla festa Dylan. Ero un membro fondatore del "Rolling Stones Fan Club". Questo era il limite della mia attività anti-sociale. Cresciuto nel quartiere semi suburbano di Queens, New York, ero membro del "Kiwanis Club" alla "Bayside High" ed avevo un lavoro di contabilità, dopo la scuola, per una pizzeria delle vicinanze. Poi arrivò quel giorno fatale nel Giugno del 1965. Andai in un negozio di dischi in Bell Boulevard e guardai le classifiche dei singoli di quella settimana. Lì, al numero 43, c'era una canzone chiamata "Like a rolling stone" di un tizio chiamato B. Dylan. Ero arrabbiato. Convinto che questo tal Dylan stava sgraffignando il nome di Mick Jagger e soci per diventare famoso... Comprai il suo disco. E cambiò la mia vita. Dalla cacofonia iniziale di un organo etereo, il piano honky tonky e la chitarra rovente, a tutto quanto il resto... ero letteralmente accalappiato. Poi partì quella voce - che da un lato sembrava schernire dall'altro sembrava conciliante - e come in una surreale favola urbana ("Once upon a time... C'era una volta..."), fui trasportato in un mondo popolato da straccioni e diplomati, Napoleoni in stracci e gatti Siamesi, Signorine solitarie e Vagabondi Misteriosi.
Come mi sentivo? Come se fossi a casa.
Quando l'album venne pubblicato presi in prestito l'automobile dei miei genitori e andai a Flushing in un negozio di nome Gertz dove comprai Highway 61 Revisited, in vendita al prezzo di un dollaro e ottantotto centesimi in mono. Fu una rivelazione. Il Re dei Filistei mette i pifferai magici in prigione. Camion dell'immondizia che scaricavano teste. Dio che parlava ad Abramo. Angeli che sembravano fantasmi. Einstein travestito da Robin Hood e Romeo che incontrava Cenerentola a Desolation Row.
Capii immediatamente che stava succedendo qualcosa e capii che non si trattava del Kiwanis Club. O
dei Rolling Stones".
A parlare è Larry "Ratso" Sloman, giornalista rock (cronista tra l'altro del tour di Dylan con la Rolling
Thunder Revue alla metà dei '70), che allora buttò alle ortiche la sua poco promettente carriera di
contabile per pizzerie e cominciò a scrivere di Rock con la erre maiuscola.
Con queste premesse inizia la storia di Dylan e degli Stones, il poeta del rock ed il gruppo più celebre della musica leggera (in condominio con gli amici/rivali Beatles).
E proprio Dylan era l'unico artista che tanto gli Stones quanto i Beatles ammiravano incondizionatamente, tanto che nel '65, quando Bob - in tour in Gran Bretagna - organizzava feste selvagge nella sua suite del Savoy Hotel a Londra, i due gruppi leader della scena pop britannica (e mondiale) si sedevano in adorazione ad ascoltarlo, come raccontato da Dana Gillespie nel libro "Jokerman, vita e arte di Bob Dylan" (la leggenda vuole che proprio durante una di queste feste selvagge, sul suolo americano però e un anno prima, Bobby avesse iniziato i Beatles alla marijuana).
L'ammirazione per Bob fa capolino sulla coperina di "Get Yer Ya Ya's Out!" degli Stones, in cui fa bella mostra di sè un mulo che porta al collo binocoli e gioielli in un rimando alla celeberrima "Visions of Johanna", in cui il Dylan surrealista di "Blonde on blonde" canta: "... Jewels and binoculars hang by the head of the mule..." ("Gioielli e binocoli pendono dalla testa del mulo").
Per la cronaca, anche i Beatles schiaffarono il faccino angelico di Dylan sulla copertina di un loro album (e che album! Il Sergente Pepe e la Band del Club dei Cuori Solitari... ovvero Sgt. Pepper's...). Lo si vede in alto a destra tra decine di altri personaggi famosi. Sembra che Bob ricambiò il "favore" piazzando le quattro faccine di scarafaggio sulla copertina del suo "John Wesley Harding" (capovolgete l'album, munitevi di una lente di ingrandimento e guardate attentamente tra i rami degli alberi).
E Bob allude agli Stones nell'altrettanto celebre "I want you", ancora da "Blonde on blonde", quando canta a proposito del "...your dancing child with his chinese suit...", il quale... "spoke to me and I took
his flute".
Il "ragazzo ballerino con il vestito cinese" al quale Dylan ruba il flauto è infatti Brian Jones,
chitarrista/compositore nonchè fondatore dei Rolling Stones (ed inventore del nome della band) che all'epoca - seconda metà dei '60 - indossando il suo costumino all'orientale in stile Fu-Manchu si disputava ammiratrici da una botta e via con Zimmy: "Ora il tuo ragazzo ballerino con il suo vestito cinese mi ha parlato, io gli ho preso il flauto... No, non sono stato molto cortese, non è vero? Ma l'ho fatto perchè mi ha mentito, perchè ti ha preso in giro...", canta Bob... e poi conclude sornione: "...e perchè il tempo era dalla sua parte", con riferimento alla celebre "Time is on my side" degli Stones.
Sulla copertina di un altro album dei Rolling Stones, "Beggars Banquet" del '68, compare la scritta "Bob Dylan's Dream" con una freccia che punta verso lo scarico di un cesso (e sul retro del disco la scritta "Stawberry Bob for president". Quali reconditi ed allusivi messaggi volevano inviare "le pietre rotolanti"?...).
In una sorta di omaggio/parodia alle due big band britanniche (Scarafaggi e Pietre, of course) Bob scrisse (e cantò) "I wanna be your lover", brano con chiari debiti ed ammiccamenti ad "I wanna be your man" (di Sir Paul McCartney and Mr. Lennon), unico pezzo interpretato sia dai Beatles che dagli Stones.
"Ho sempre pensato che fosse una canzone valida", disse Bob, "ma proprio non ce la fece a finire sull'album". E te credo! L'album, per la cronaca, era un certo "Blonde on blonde" (mica pizza e
fichi!).
Qualcuno (agenti della CIA, membri del KGB?) sostiene che anche il Mr. Jones dylaniano della celeberrima "Ballad of a thin man" (l'album è "Highway 61 revisited") faccia riferimento al Brian Jones dei Rolling Stones... L'ipotesi comunque è alquanto azzardata e lascia un po' perplessi: "Col tuo biglietto in mano vai a vedere il fenomeno da baraccone che subito viene verso di te quando ti sente parlare e dice "Come ci si sente ad essere un tale mostro?" e tu dici "Impossibile!" mentre ti porge un osso. Sei stato con i professori e sei piaciuto a tutti, hai discusso con grandi uomini di legge di lebbrosi ed imbroglioni, hai letto tutti i libri di F. Scott Fitzgerald, sei un uomo molto istruito è risaputo. Ma qui sta succedendo qualcosa e tu non sai cos'è, vero mister Jones?".
Brian Jones, il quale, per la cronaca, venne trovato morto (suicida? ucciso involontariamente da Jagger ubriaco? annegato da un suo dipendente mezzo - anzi tre quarti - mafioso? le leggende metropolitane si sprecano...) affogato in una piscina, nel 1969 a soli 27 anni ("Essere giovani e famosi nello stesso tempo è troppo per un essere umano...", diceva Brian...).
Qualche attrito tra Bob e Mick Jagger negli anni '80 sembra testimoniato dal brano "Property of Jesus" dal disco di Sua Bobbità "Shot of love" (fatti una dose d'amore...). La leggenda vuole che (quante cose vuole questa leggenda!!!) in quel periodo Mick avesse fatto un commento alquanto acido nei confronti
di Bobby dicendo quanto lo Zimmerman si fosse rincoglionito a furia di andare in chiesa e vedere santi e madonne ad ogni piè sospinto... e che in polemica risposta Bob avesse scritto questo brano (in cui accusa chi lo critica di avere un "Heart of stone"... ossia un cuore di pietra... di pietra che rotola naturalmente) ed in cui canta: "Continui a parlare di lui poichè è lui che ti fa dubitare. Poichè egli negò a se stesso le cose senza le quali tu non riesci a vivere. Ridi pure alle sue spalle proprio come fanno tutti. E' proprietà di Gesù... Tu hai un cuore di pietra.... Quando la frusta che ti tiene in riga non basta a far saltare lui dici che è duro d'orecchie, dici che è un pazzo. Dici che non sta al passo con la realtà... Poichè non paga alcun tributo al re di cui tu sei servo... E' proprietà di Gesù...".
In qualche intervista di questo periodo Bobby Dylan ex-Zimmerman non fu tenero con Mickey: "Mi piace Mick Jagger. Ma vederlo saltare come fa...! Non devi farlo, amico. Non vado a vedere qualcuno saltare sul palco. Odio vedere i polli esibirsi. Lo odio. Perchè si prostituiscono. Specialmente quelli che non indossano niente. Si prostituiscono".
E Zimmy non fu tenero nemmeno in qualche intervista di un po' di tempo dopo: "Cosa pensa Dylan degli Stones 30 anni dopo? Dylan scoppia a ridere. "Se vi piace quel genere di cose...".
E quando gli chiesero: "Hai sempre fatto le tue cose: quando i Beatles avevano fatto Sgt. Pepper's e i Rolling Stones TheirSatanic Majesties' Request, tu eri uscito con John Wesley Harding, che era una cosa completamente diversa, controcorrente anche rispetto alla vena psichedelica...", Dylan rispose: "La mia direzione non andava verso quel genere di cose... Non è mai stata la stessa. Ho sempre tentato di realizzare musica semplice." (San Francisco, 1980)
Ma oltre a Mickey anche il buon (?) Keith Richards si divertì a "sfrocoliare" l' "ebreo errante che cantò per il Papa" se in riferimento alla conversione di Bob dichiarò che l'americano l'aveva fatto solo per ragioni commerciali e lo definì (con una bella allitterazione, gli va riconosciuto!) "Prophet of Profit" ("Profeta del profitto")... Roba che Bobby gli negò il saluto per anni e si mise una sua foto in camera da usare come bersaglio per le freccette...
Nel 1984, al celeberrimo (e ridaje!) Live Aid (aiutiamo gli africani quindi smollate un po' di grana...) Dylan viene accompagnato sul palco nel gran finale - corde di chitarra che si spezzano, sigarette rollingstoniane che fumano (niente roba strana... nazionali senza filtro...) - proprio da due degli Stones,
Keith Richards (che sembra suo nonno dopo un frontale con un tir, già allora!) e Ron Wood.
I due suonano con Bob su tre brani, "Ballad of Hollis Brown", "When the ship comes in" e "Blowin' in the wind".
Dylan trova anche il tempo di polemizzare con i pro-africani dicendo (più o meno): "Ok amigos, ma diamo qualche soldarello anche ai contadini americani che stanno per prendere il fucile come Hollis Brown e farsi saltare le cervella..." (da qui nascerà il successivo Farm Aid... potenza del verbo dylaniano!!!)...
La performance fu disastrosa, a detta degli stessi protagonisti: "Facemmo la figura degli idioti!", sentenziò Richards tra un tiro e l'altro.
E Bob chiosò: "Fu un casino terribile. Non avevamo neanche le spie sul palco. Quando decisero all'ultimo momento di inserire il gran finale tolsero tutto dal palco e cominciarono a prepararlo per i trenta cantanti che aspettavano dietro le quinte, pronti a cantare "We are the world". Non riuscivamo neanche a sentire le nostre voci e, amico, quando non riesci a sentirti non riesci neanche a suonare; il senso del tempo va a farsi fottere. E' come procedere col radar..."
E sempre a proposito di Stones va ricordato che l'ex pietra rotolante Mick Taylor fu convocato da Bob come direttore musicale della band che lo accompagnò in Europa nel 1984.
E veniamo agli anni '90. 'Sto benedetto duetto Dylan/Stones... fusse che fusse la vorta bbona?
Le Pietre sono in tournée nel Rolling Stones Voodo Lounge Tour. C'è una data prevista a Montpellier, il 27 Luglio '95. Mick e Keith vanno da Dylan e gli fanno più o meno così: "Bob, amico... Nel finale tu sali sul palco e facciamo "Like a rolling stone"... che ne dici?... E' una figata, no?". Bob li guarda e gli fa: "No... impossibile... E chi li fa i cori?... Non funziona... Non ne parliamo nemmeno... Che, vi va di scherzare?". "Ma ci pensiamo noi a quelli, amico... niente paura!". E così fu!
Sul bootleg di Mr. D. "I've got a song to sing" c'è la "Like a rolling stone" in questione.
E al ritmo sudamericano Bob&Stones fecero il bis (e il ter e il quater, etc.) a Buenos Aires e a Rio De Janiero nel '98 (c'è pure un video - da Rio - in giro che testimonia l'evento), sempre su "Like a rolling stone", of course.
Gli Stones tra l'altro non riuscirono ad evitare la mossa, forse scontata, di coverizzare "Like a rolling stone": "Per via del titolo, certo... anche per quello...", disse Mick, "Ma soprattutto perchè è una grande canzone...". Ne fecero una bella versione ed un videoclip ancor più bello, quello molto allucinato con le
immagini deformate/deformanti...
"Like a rolling stone" è presente in una bella versione nell'album Stripped degli Stones.
E così il tempo passò, tra un festival ed un film. Ron Wood prese parte alla pellicola "Hearts of fire" con Bob protagonista. Keith Richards suonò con Zimmy il 17 novembre 1992 al Guitar Greats Festival di Siviglia, ed il 29 giugno 1996 ad Hyde Park a Londra. Ronnie ha suonato con Dylan anche recentemente in concerti nel terzo millennio.
E siamo giunti così - appunto! - ai giorni nostri quando Bobby tira fuori dal suo cappello delle covers la rollingstoniana "Brown Sugar" (Jagger/Richards) che esegue in diversi concerti nel 2003, per il piacere di tutti i ragazzi che "come me, amavano Dylan e i Rolling Stones...".
La storia continua...
Michele Murino

"Non c'è più rock'n'roll. E' un'imitazione. Possiamo dimenticarcelo.
Il rock'n'roll è finito con Phil Spector.
I Beatles non erano rock'n'roll. E neanche i Rolling Stones.
Il rock'n'roll è finito con Little Anthony e gli Imperials, nel 1959".

Bob Dylan
Keith Richards, Mick Jagger e Bob Dylan - 1972





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