Q&A: Bob Dylan
da "Rolling Stone"

Non gli dispiace per lo spot pubblicitario di Victoria's Secret
e non è sicuro che si possa chiamare Chronicles un libro

di AUSTIN SCAGGS

Bob Dylan ha dimostrato che la sua prosa può essere elegante come la sua poesia. Nel suo nuovo libro
di memorie, Chronicles: Volume One, Dylan ci conduce in un viaggio circolare attraverso i periodi più
intensi della sua vita professionale, dal Greenwich Village nel 1961 fino al suo ritiro a Woodstock nel
1968 ed alla sua rinascita nei tardi anni Ottanta.
Più che una autobiografia è un documento storico, un'analisi filosofica e personale della vita in America,
e vi farà girare la testa. Signore e signori, ecco a voi l'artista della Columbia Bob Dylan, durante una
pausa del suo tour a Manhattan, Kansas.

Domanda: In Chronicles scrivi a proposito della tecnica chitarristica che Lonnie Johnson ti ha insegnato.
Solo un musicista esperto può comprendere il linguaggio che tu adotti. Perchè hai scelto di entrare così
tanto nei dettagli?

Bob Dylan: Credo che possa essere di aiuto alla gente capire che il mio stile ha una struttura alla base.
Può darsi che lo abbia scritto per la gente che suona. Qualcuno potrebbe servirsene. Perchè? Lo trovi
in qualche maniera irrilevante?

D: Tutt'altro.

BD: Non sono in grado di dire se un guidatore di autobus potrebbe trovarlo di un qualche interesse. Ma
per me è stato molto importante.

D: Hai anche descritto la visione del film La Dolce Vita "attenta, pensando che non lo avrei potuto
vedere una seconda volta". Hai una memoria fotografica?

BD: Io lascio aperta la mia mente. Non la riempio di un mucchio di roba. Sto molto attento a quello da
cui mi faccio distrarre. Con il libro, quel che ho provato a fare è stato di trasmettere un sentimento. Non
è il tipo di libro che parla di una vita corta e felice. E' qualcosa di più astratto, estratto da lunghi periodi
di tempo. Ho lavorato al libro, se lo vuoi chiamare così, come ad una serie di bozzetti. Ho dipinto la vita
come fosse un gioco d'azzardo. Funziona su diversi livelli, proprio come succede per le canzoni migliori.

D: Scrivi a proposito della sera in cui Woody Guthrie ti ha mandato nella sua casa di Coney Island per
prendere una scatola con le sue liriche. Cosa sarebbe successo se tu le avessi trovate?

BD: Non so se sarei stato capace di fare molto con quelle liriche, in realtà, sebbene suppongo di sì,
forse. Non credo che ci avrei fatto un disco con quel materiale, come il disco che in effetti è poi uscito
(Billy Bragg and Wilco's Mermaid Avenue Vols. 1 e II). Chi davvero avrebbe sentito parlare di me?

D: Hai dato poco peso ad un bel pezzo della tua carriera in Chronicles. Sono un pazzo ad amare Street
Legal, Slow Train Coming e Infidels?

BD: No, affatto. Posso suonare quelle canzoni, ma probabilmente non riuscirei ad ascoltare quei dischi.
Ci sentirei troppi errori. Ero semplicemente trascinato dalla corrente quando ho realizzato quei dischi.
Non credo che il mio talento fosse sotto controllo. Ma c'è probabilmente del buon materiale su tutti quei
dischi. Shelley disse che il punto era fare arte non premeditata. Non credo che quei dischi rientrino in
quella categoria.

D: Da un punto di vista del testo, si può far meglio di "It's Alright, Ma"?

BD: E' dura tenere il livello di quel tipo di cosa. Non ce la puoi fare a superare quel livello -- non è
questo il punto. Da un punto di vista delle liriche non ce la puoi fare, no. Posso ancora suonare quella
canzone, e so quel che quella canzone può fare. Quel brano è stato scritto con una rabbia che può far
crollare i muri. Quella è stata la motivazione.

D: Hai mai incontrato Little Richard?

BD: Sì!

D: Com'è stato? Gli hai detto che nel tuo diario scolastico al liceo scrivesti che la tua ambizione era
quella di entrare a far parte della sua band?

BD: E' una persona fantastica. Un tipo davvero eccitante da avere vicino, come puoi immaginare. Non
mi sembra di ricordare di avergli detto di quel diario -- non penso che fosse necessario. Lo sa bene che
sono stato un suo fan.

D: Nel libro non parli molto del fatto che suoni l'armonica. Quali sono le tue performance all'armonica di
cui sei maggiormente orgoglioso?

BD: Un sacco, davvero. Non so però se orgoglioso è il termine adatto... Suono l'armonica come suono il
pianoforte. Non ho bisogno realmente di ascoltare quello che sto suonando. Naturalmente sono in grado
di dire se sto suonando male quando vedo che quel che suono non piace. Può succedere da un punto di
vista tecnico, ma non è così da un punto di vista viscerale. Se io riesco a mettere quel che suono nel
ritmo, formerà una struttura melodica da sè. Qualcuno potrà suonare meglio, ma ho sentito un sacco di
grandi musicisti che sembravano suonare benissimo mentre li sentivo ma che ho dimenticato due minuti
dopo. Cerco di star lontano da quel tipo di esibizionismo.

D: Ecco come la vedo io: tu voli fino in Italia, te ne vai in giro con delle bellissime donne e poco dopo sei
in una pubblicità di Victoria's Secret.

BD: Sì. Non avrei dovuto farlo?

D: A me è piaciuto.

BD: Vorrei averlo visto. Forse potrei dire qualcosa al riguardo. Ma non guardo quel tipo di cose.

D: Perchè tieni la statuetta dell'Oscar sull'amplificatore della tua chitarra?

BD: Penso che ora sia saldato. Quelli che lavorano con me nel backstage sono così eccitati di vederla
che continuano a tenerla lì.

D: Qual è l'ultima canzone che ti piacerebbe ascoltare prima di morire?

BD: Che ne dici di "Rock of Ages"?

D: Ho sentito che hai scritto delle canzoni per un nuovo album.

BD: Sì, ne ho pronte un po'.

D: Quando le farai uscire?

BD: Forse all'inizio dell'anno. Non sono sicuro dove e quando.

D: Me ne puoi parlare?

BD: No, non potrei spiegartele. Quando le avrai sentite richiamami. E' difficile trovare delle parole per descriverle o dirti in che tipo di stile sono inseribili. Non resterai sorpreso.

D: Perchè no?

BD: La struttura musicale che sei solito ascoltare -- potrebbe essere un po' riarrangiata. Le canzoni
parleranno da sole.

D: Ti ho visto suonare al Newport Folk Festival un paio di anni fa. Perchè avevi quella parrucca e
quella barba finta?

BD: Ero io quello che hai visto?

17 Novembre 2004


traduzione di Michele Murino
 
 


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