Le interviste a Bob Dylan
"La gente non è cambiata
dai tempi di Mosè..."

Da "Der Spiegel" - 16 Ottobre 1997


"LA VITA E' COSI'. SUCCEDE"

Intervista con Bob Dylan sulla musica pop, la politica ed il suo nuovo album, "Time out of mind".

Domanda: Signor Dylan, in primavera lei è quasi morto a causa di una malattia al cuore. Come sta adesso?

Bob Dylan: Ora sto meglio, ma per un certo periodo ho avuto seri problemi.

D: Ha pensato che Elvis avesse inserito il suo nome nella lista del suo coro in paradiso?

BD: Proprio così!

D: Il suo nuovo album 'Time out of Mind' è stato considerato il suo migliore da oltre venti anni a questa parte. Ma suona amaro, tetro e molto triste...

BD: Non sono del tutto d'accordo. Quello che succede in Bosnia o in Sud America è amaro.

D: Però lei canta: "Cammino per strade morte" e "La festa è finita e c'è sempre meno da dire"; e si lamenta: "Il mio senso di umanità è andato giù per lo scarico"; non le importa molto delle donne e canta che deve vivere nella "stessa vecchia gabbia".

BD: Sul mio primo album avevo già avuto a che fare con relazioni amorose infelici. La gente non dovrebbe prendere ogni cosa in maniera così letterale. Elvis cantava: "You ain't nothing but a hound dog". Sarebbe davvero stupido chiedere ad Elvis se era serio. Si cambia di attimo in attimo. Un disco cattura l'atmosfera del momento. Un'ora dopo è tutto differente. Qualsiasi cosa sia detta in questa raccolta di canzoni, in qualche modo calza.

D: Il suo slogan "Non seguire i leader..." negli anni sessanta è stato un paradosso perchè dopo quella frase lei è stato venerato ancora di più da un sacco dei suoi ammiratori. Lei viene considerato un artista incorruttibile che odia ciò che è commerciale e il cui lavoro è autentico e sincero.

BD: Di certo mi piacerebbe che mi venisse risparmiato il peso di dover meditare a proposito di quello che i miei ammiratori pensano di me o delle mie canzoni. Ma è vero, sembra che io sia uno dei pochi artisti che attrae quel tipo di persone.

D: Fin dalla metà degli anni sessanta sembra che lei ne abbia avuto abbastanza di essere considerato l'icona della controcultura o persino il portavoce.

BD: Non prendo questi titoli come un complimento. Personalmente penso che parole come "icona" o "leggenda" siano soltanto altri termini per indicare persone dell'altro ieri di cui nessuno vuole più sapere al giorno d'oggi.

D: E' dura per lei essere Bob Dylan?

BD: E' più facile essere me che qualcun altro. Ma proprio come avviene per la maggior parte della gente famosa, voglio solo essere lasciato in pace il più delle volte.

D: E' ancora interessato alla politica?

BD: No. Tutto quello di cui mi importa sono le mie esibizioni in quanto musicista e cantante. Tutto nella mia vita riguarda solo la musica che amo.

D: E' ancora possibile al giorno d'oggi influenzare il mondo con le canzoni? Essere politico nel senso di lanciare dei messaggi?

BD: No, per quello ci sono i giornali. Quando la gente vuole occuparsi del mondo dovrebbe guardare la televisione.

D: E' una cosa molto passiva.

BD: Il mondo è diventato così. La gente va a vedere una partita in uno stadio di football, non gioca più in prima persona.

D: Ha mai pensato di poter essere politicamente attivo grazie alle sue canzoni?

BD: No, no, no. Se avessi voluto farlo sarei andato ad Harvard o a Yale, avrei studiato e sarei diventato un politico.

D: Eppure ha scritto canzoni come "Masters of War", nella quale minaccia i politici di sputare sulle loro tombe. E in "The lonesome death of Hattie Caroll" e "Hurricane" ha protestato contro l'ingiustizia dovuta a motivi razziali.

BD: A dirle la verità io non so davvero cosa sia la politica. Quando sono seriamente interessato a qualcosa mi ritrovo una volta dalla parte della destra e il momento successivo sono completamente dalla parte della sinistra.

D: I suoi compagni artisti del gruppo Crosby, Stills, Nash and Young sono convinti di avere fermato la guerra in Vietnam.

BD: Ci credo senza dubbio. Erano quel genere di tipi.

D: Come è stato suonare per il Papa a Bologna qualche settimana fa?

BD: Un grande concerto.

D: Perchè?

BD: Semplicemente perchè lo è stato.

D: Non è strano che un grande nemico dell'establishment improvvisamente si esibisca per il Papa?

BD: E perchè? Non è lo stesso Papa di prima.

D: Dunque nella sua visione del mondo c'è ancora un passato ed un futuro?

BD: Sì, ma in realtà la gente non è cambiata dai tempi di Mosè. I sentimenti non cambiano.

D: Davanti al Papa lei ha suonato le sue canzoni in maniera onesta e pura come sul disco. Però normalmente il pubblico sa che lei potrebbe massacrare le sue canzoni. L'annoia suonare le sue canzoni nella maniera il più possibile simile all'originale? O vuole punire il suo pubblico?

BD: Il problema sono soprattutto i critici. Vengono ai miei concerti con le orecchie che sono sintonizzate sul 1975 o persino più indietro nel tempo. E poi le mie canzoni hanno una loro vita propria, hanno una verità insita che si modifica di sera in sera. E' questo il motivo per cui la gente non riconosce tutte le canzoni. Ho registrato i miei dischi in vari momenti della mia vita, con vari musicisti e utilizzando vari strumenti. Se volessi replicare le canzoni com'erano nella versione originale dovrei trascinare un centinaio di persone sul palco.

D: Alla fine degli anni ottanta lei ha annunciato il cosiddetto "Never Ending Tour", il "Tour senza fine", e da allora in avanti si è esibito quasi 150 volte ogni anno. Non sta cominciando a diventare un po' troppo?

BD: E' il mio lavoro, il mio mestiere, il mio commercio. Stare su un palco per me è naturale come respirare. Del resto io sono l'unico a suonare quel tipo di canzoni. La musica popolare al giorno d'oggi si trova nella stessa situazione in cui si trovava quando ho iniziato ad esibirmi. Quando uno è un musicista serio nessuno lo ascolta. All'epoca sapevamo quando qualcosa suonava sbagliato ed eravamo abbastanza forti da cercare le persone che dicevano la verità. Io sono un musicista, non sono qualcuno che compra un disco di tanto in tanto. Per me è tutto molto di più di semplice intrattenimento.

D: Di recente ha detto: "A volte mi sento un po' come un magnaccia."

BD: Quando sei sul palco e guardi il pubblico e il pubblico ti guarda, volente o nolente hai la sensazione di essere in una farsa. Sono sicuro che anche Pavarotti prova la stessa sensazione.

D: La gente che compone il pubblico a Vienna è differente da quello di San Francisco?

BD: Quando sono là sopra vedo solo facce. Una faccia è una faccia. Sono tutte uguali.

D: Invidia i diciassettenni del suo pubblico per la loro giovinezza?

BD: Io sono un nonno. Ho nipoti ai quali piacciono altri cantanti. I giovani sono così. Io suono per le persone che capiscono i miei sentimenti.

D: Sul suo nuovo disco, però, questo suona un po' più tetro. Lei canta ad esempio un verso che recita: "Vorrei che qualcuno facesse girare all'indietro l'orologio per me".

BD: E non proviamo tutti quanti la stessa cosa? Io mi sento così un sacco di volte. Vorrei ricominciare la mia vita di nuovo. Imparare un nuovo mestiere, sposare un'altra ragazza, vivere in un altro posto.

D: E' non quello che ha fatto durante la sua intera carriera? Negli anni sessanta lei era il cantante folk del movimento per i diritti civili. Pochi anni dopo è passato alla chitarra elettrica e ha cantato "Like a rolling stone" prendendo in giro la controcultura che vedeva in lei un eroe. La gente le ha gridato "Giuda" e lei si è ritirato in campagna con la sua famiglia e ha suonato del country rock. In altre parole: durante la sua carriera lei si è sempre reinventato e non è mai rimasto dalla parte in cui i suoi fans volevano che lei fosse.

BD: Quella è semplicemente la natura umana.

D: Ma lo ha fatto deliberatamente o è semplicemente successo?

BD: Tutto nella vita semplicemente succede. E' così che va la vita; succede.

D: Senza significato o senza uno scopo?

BD: Sono sicuro che c'è un grande significato divino dietro ogni cosa.

D: Da dove vengono le sue canzoni? Le arrivano semplicemente volando attraverso l'universo?

BD: Il cantante folk Woody Guthrie è stato il primo ad avere quell'idea e io penso che avesse ragione.

D: Quale musica la influenza al giorno d'oggi?

BD: Musica semplice che viene dagli anni venti e trenta e un po' dagli anni cinquanta. L'influenza è molto limitata: musica folk americana, blues, un po' di rockabilly. Ma di certo non il rock 'n roll. Credo che il rock 'n roll non abbia mai avuto una grande importanza nella mia opera.

D: Ascolta la radio oggi? O si annoia ad ascoltare la musica pop?

BD: Ogni tanto ascolto i vecchi programmi radiofonici. A volte ci sono le stesse compagnie teatrali con le quali sono cresciuto. Credo che stiano tornando di moda.

D: Riconoscerebbe una canzone pop contemporanea, per esempio una canzone di Bon Jovi?

BD: No, veramente no.

D: Sul suo nuovo disco c'è una canzone che dura oltre 16 minuti e che si intitola "Highlands". Suona alquanto improvvisata. Quanto si prepara prima di entrare in studio?

BD: Non registravo una canzone come "Highlands" da un mucchio di tempo. Non direi che "Highlands" sia una canzone improvvisata, ma mentre la suonavamo molte idee si connettevano in una maniera differente rispetto a come erano state scritte. In realtà si tratta semplicemente di un blues che può andare in una direzione o in un'altra senza problemi.

D: Non le piacerebbe a volte poter lavorare di nuovo con lo scrittore e musicista Sam Shepard, che l'ha aiutata a scrivere canzoni negli anni ottanta?

BD: Beh, nel corso della tua vita ti trovi con persone differenti e in stanze differenti. Lavorare con Sam non era una cosa necessariamente facile. In ogni caso scrivere una canzone è più veloce quando hai l'aiuto di uno come Sam e non devi scriverla da solo.

D: Tuttavia sembra che lei e Sam non sareste più capaci di lavorare insieme oggi.

BD: Sam fa le sue cose, io faccio le mie. Lui è uno scrittore e io sono sempre "sulla strada". Non è che ci si veda molto.


Sam Shepard e Patti Smith

D: Cosa significa per lei il blues?

BD: Il blues? Una forma estremamente semplice ed aperta con la quale puoi dire qualsiasi cosa; grazie alla quale quello che dici viene fuori esattamente come lo intendevi. Ma il blues è diventato raro. Non so nemmeno se la gente lo sa cosa farci con il blues in questo mondo che è diventato una corsa del topo. Il blues viene dalla campagna, dai campi di cotone del Sud. L'hanno trascinato nelle grandi città e lo hanno caricato con l'elettricità. Oggi lo hanno trasformato con l'elettronica. Uno non percepisce più che dietro c'è una persona che respira o che ancora ha un cuore. Come dicevo, il blues è semplice è viene dalla campagna proprio come la musica country.

D: Lei è cresciuto nel Nord degli Stati Uniti, in Minnesota per essere precisi. Come è venuto in contatto con il blues?

BD: Quando ero giovane l'America era unita grazie alla radio. La radio era la cosa più importante. C'erano stazioni che potevano trasmettere qualsiasi cosa volessero. E tutto veniva trasmesso per migliaia di miglia. Prendi Jimi Hendrix, è cresciuto a Seatlle. La radio ci univa tutti. Non so quando hanno iniziato a suonare tutta quella pappa, so solo che la radio di oggi è differente rispetto a quella di tanto tempo fa. Un cantante come Johnny Ray, ad esempio, aveva cuore e anima e voleva davvero farci sentire qualcosa quando cantava.

D: Quando ha deciso che anche lei - il figlio bianco, Ebreo di un proprietario di un negozio di elettrodomestici in uno stato del nord degli USA - era in grado di suonare musica che facesse sentire qualcosa alla gente?

BD: La mia memoria non va così indietro nel tempo e non riesco a ricordare altro tranne il fatto che ho cantato da sempre. Ma se qualcuno a suo tempo ha avuto un'influenza su di me deve essere stato il cantante folk Woody Guthrie, senza che in realtà io volessi essere influenzato.

D: Cosa la colpì in modo particolare di Woody Guthrie?

BD: Lavorava davvero duro e scrisse molto e scrivere gli veniva facile. Probabilmente non aveva molto tempo per pensare ad una canzone molto a lungo: essere un socialista comportava che egli voleva portare le notizie molto velocemente alle altre persone. A quei tempi quando crollava una miniera venivano scritte immediatamente delle canzoni sull'argomento. Ma da quando abbiamo la televisione la gente in tutto il mondo sa subito quello che è successo in qualsiasi altro posto.

D: Ascolta i suoi vecchi dischi quando è a casa?

BD: Non ascolto mai i miei vecchi dischi. Non voglio ricordarmi le cose che ho fatto oppure influenzare me stesso con quello che ho fatto in passato. Voglio andare avanti, voglio sempre andare avanti verso...

D: ... la musica antica?

BD: Non c'è niente di meglio.

D: L'anno scorso ha venduto la sua canzone di protesta "The times they are a-changin'" alla Bank of Montreal, che l'ha utilizzata per una pubblicità. Rimpiange di averlo fatto?

BD: Per niente.

D: Ho letto che ora gioca a golf. Qual è il suo handicap?

BD: 17 - Colpisco come se avessi una mazza da baseball.


traduzione di Michele Murino
 
 


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