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| Un grazie di cuore al giornalista e produttore Ernesto
De Pascale per aver concesso a Maggie's Farm questa interessante intervista
in chiave dylaniana...
Michele Murino |
Maggie's Farm: Allora, Signor De
Pascale... cominciamo il discorso "Bob Dylan" prendendola alla lontana...
Lei ha avuto la possibilità di ascoltare Bob Dylan nel periodo di
massimo splendore. Parliamo di quello che va dal 1965 al 1975...
Come ricorda i giorni gloriosi
del "menestrello di Duluth"?...
Ernesto De Pascale: Me li ricordo come giorni gloriosi
per il mondo, con la certezza che i cambiamenti
sarebbero serviti a qualcosa. Non è stato del
tutto così ma sono serviti.
D: Come ha conosciuto la musica di Bob Dylan? Qual è stato il primo disco che ha ascoltato?
R: La prima canzone è stata "Like a Rolling stone" e come ho conosciuto la sua musica lo racconterò presto in un racconto che ho scritto qualche anno fa e pubblicherò presto sul sito www.ilpopolodelblues.com
D: Lei ha avuto dei trascorsi da Disc Jockey ed in Rai. Com'era il pubblico italiano rispetto al fenomeno Dylan? Erano davvero attratti o ascoltavano le canzonette San Remo-style, con tutto il rispetto per queste ultime?
R: Lo ascoltavano e lo ascoltavamo con grande rispetto, forse prendendoci - almeno noi - troppo seriamente. Ma era un momento importante, come ho detto, e prendersi sul serio aveva un senso.
D: Tra i giornalisti o meglio tra gli addetti ai lavori com'era considerato Bob Dylan? Durante le sue trasmissioni su Rai Sat lei lo ha sempre messo tra gli head liner. Ci spiega questa scelta?
R: Dylan è sempre stato considerato una specie a parte, una semi divinità. Mi pare che la percezione di lui non sia però cambiata, anche fra i miei colleghi inglesi. E' sempre molto, molto alta come percezione, fuori dai giochi. La scelta di Rai Sat è stata semplice. I grandi sono pochi. E il mio capo, Paolo Giaccio, condivide l'amore per Dylan con me e altri di noi.
D: Come mai ancora oggi la stampa tende ad identificare Bob Dylan come un autore di canzoni di protesta quando invece chi conosce bene Bob sa che ha una portata universale molto più vasta dell'ambito ristretto delle "protest songs"?
R: Perchè la stampa di oggi non ha mai letto i
suoi testi e non conosce la storia, o se ha letto i testi non li ha capiti.
Di certo Dylan ha rappresentato certi tempi. Poi ad un certo punto non
si è più posto il problema ed è andato avanti senza
guardarsi indietro. E ha fatto bene. Chi è arrivato poi ha preso
solo la scia. I prossimi non prenderanno neanche quella perchè Dylan
vive - secondo me - per la sua arte, e non in funzione di ciò che
accade intorno. Sa lui per primo che non potrà cambiare il mondo.
Proprio lui lo sa meglio di noi. Lui che ha scritto alcune delle poche
canzoni che hanno fatto toccare a noi
tangibilmente i cambiamenti
D: Canzoni come Simple Twist Of Fate, Tangled Up In Blue, Blind Willie Mc Tell, tanto per citare alcune tra le più famose, sono considerate esempi di poesia. Cosa ne pensa del Dylan poeta?
R: La poesia è un brivido. Tutto il resto è letteratura. E a me Dylan fa venire i brividi.
D: Si è parlato spesso del Nobel a Bob Dylan. Lei cosa ne pensa?
R: Come diceva il grande scrittore grossetano Luciano Bianciardi (1922-1971) "il successo è solo il participio passato del verbo succedere e se è gia accaduto a me non interessa". Non mi pare che Dylan si sia crucciato più di tanto ed io nemmeno!
D: Il pubblico italiano è poco attento agli sviluppi della musica americana e tende ad indicare come "bollito" più di un grande. Tra questi c'è Dylan, catalogato da una rivista di cui non faccio il nome come "cantautore dal rantolo politicizzato". Lei cosa ne pensa di questo delitto?
R: Non leggo riviste italiane, le sfoglio e guardo le figure. Ogni tanto ci scrivo ma leggo poi solo i miei pezzi per vedere se hanno lasciato dei refusi...
D: Spesso nel corso degli ultimi 40 anni si è sentito parlare di un Dylan "ormai alla frutta". A me sembra che di colpi in canna ne abbia ancora. La pensa anche lei così?
R: Dylan è in forma splendida e personalmente lo
stimo e lo apprezzo anche come chitarrista.
Vocalmente è in grado di buoni concerti, musicalmente
è al top.
D: A proposito di questo... c'è un disco da recuperare nell'immensa discografia di Bob?
R: Sì. L'abum "Saved", un capolavoro di misura e accortezza.
D: Cosa ricorda del suo primo concerto di Bob Dylan? Quali furono le emozioni che le trasmise Bob?
R: Ricordi vaghi, molta emozione fra i presenti, molta commozione, ma non c'era ancora MTV e il mondo era differente, anche se sempre pieno di stronzi...
D: Tra le canzoni più belle e famose di Bob ci sono alcuni pezzi dichiaratamente blues, basti pensare a Just Like Tom Thumb's Blues o a It Takes A Lot To Laugh, It Takes A Train To Cry o ancora alle recenti Can't Wait o Dirt Road Blues da Time Out Of Mind e a molti brani di "Love & Theft". Cosa pensa di Dylan autore di musica blues?
R: Penso che Dylan sia un vero "blues fanatic" e che abbia un amore e una conoscenza del blues rurale pazzesca.
D: Chi è attento alla storia del blues avrà notato come molti brani di "Love & Theft" siano delle riletture grandiose di classici blues, folk e bluegrass. Dylan non è nuovo a questo tipo di "contaminatio"...
R: Non è contaminazione, è la loro storia; e poi nel folk i giri armonici sono in parte obbligati dagli strumenti come la chiatrra e dalle linee melodiche di una certa forma, nessuna contaminazione. Dylan non si pone un problema del genere. Un pubblicitario se lo pone, un regista, non un genio. Neanche Zappa aveva di questi problemi, parole sue!
D: C'è un disco di Bob Dylan a cui lei è particolarmente legato? E quali sono i suoi dischi preferiti di Dylan?
R: Time out of mind mi ha fatto stravedere e Saved mi
ha chiarito tante cose.
Desire è forse la più bella raccolta di
folk song originali dei settanta.
D: So che lei è un appassionato di rarità discografiche... Bob ha una discografia ufficiale sterminata oltre che un immenso numero di pubblicazioni particolari (come singoli, ep, brani live sparsi), senza contare che praticamente esiste un bootleg per ogni suo concerto sin dagli anni 60. Secondo lei questa caccia al bootleg o alla rarità a cui si assiste abitualmente nell'ambito ristretto degli appassionati, indica una sorta di mania da collezionismo alla Elton John o è pura venerazione?
R: Nè l'uno nè l'altro. Il collezionista è un solitario dal punto di vista mentale, e percorre delle proprie strade, a volte rigorose. Anche il collezionismo può servire se aiuta a ritrovare la memoria storica.
D: Parliamo del fenomeno Bootleg... Come lo vede? Pensi che anche Dylan in "Love & Thef" canta: "Some of these bootlegers made a good stuff", una frase ambigua ma che lascia poche vie di scampo...
R: Non è ambigua; lì poi si riferisce ad altre cose. I bootleg erano belli quando li facevano gli americani della TMOQ, trade mark of quality, non gli italiani ladri e furfanti.
D: Sempre a proposito di rarità, ha ascoltato il nuovo cofanetto dedicato alla Rolling Thunder Revue? E cosa pensa di quel periodo secondo me eccezionale?
R: Il libro di Larry "Ratso" Sloman pubblicato dalla Helter
Skelter inglese lo racconta benissimo.
Lo ha detto lei: periodo ecczionale.
D: Bob Dylan a volte in concerto tende ad appiattirsi nelle sue performance. Da cosa dipende secondo lei questo?
R: Da come gli gira, e lo dico da musicista. Dal posto, dalla gente, dalla imprevedibilità e da altre cose ancora. L'appiattimento è poi dovuto a fattori relativi, si dovrebbero ascoltare tutte le registrazioni e giudicare. Lei lo ha fatto?
D: Come vede il rapporto tra Dylan e The Band, da molti indicato come essenziale per lo sviluppo del rock (basti pensare al tour del 65-66 o ai celebri "Basement Tapes")?
R: Rapporto di odio amore. Amore per la band, odio generato dall'utilitarismo di Robbie Robertson. Lui ha fatto di The Band ciò che voleva ma il gruppo deve i suoi massimi momenti agli altri musicisti!
D: Dylan e The Band sono state un alchimia magica, Dylan e Greatful Dead un fiasco totale. Cosa ne pensa?
R: Penso che non è vero. Non siamo in grado nè fummo in grado di comprendere il fenomeno Grateful Dead. Troppo complesso. Troppo americano, come per The Band il discorso è troppo lungo. Dead e the Band sono volumi a parte della storia del rock americano!!!
D: Come giudica Dylan come performer artist?
R: Bravo ma non eccellente. Molto meglio negli ultimi anni e nei settanta con la Rolling Thunder Revue.
D: Quale posto occupa Bob Dylan nell'immenso universo del rock?
R: Un posto a parte. Non divisibile con altri.
Ernesto De Pascale (Firenze 1958),
giornalista musicale e produttore indipendente, è uno dei principali
artefici del rock fiorentino. Voce storica del programma radiofonico Rai
Stereo Notte - che ha condotto per quindici anni - attualmente lavora per
Rai Radio Uno, Radio Tre e Controradio (FI) e con il canale televisivo
satellitare RAI SAT SHOW. Collabora con «Il Manifesto» e «Il
Tirreno».
Scrive per "La Nazione" e per la
testata britannica "Rocksbackpages". Ha pubblicato “Bessie Smith, la vita
e le opere“ (Stampa Alternativa, 1992), “Mondo beat“ (Fuori Thema, 1993),
"America musica" (Fuori Thema, 1994) “Pistoia Blues: le interviste“ (Tarab,
1996), "Il Rock & Roll in Italia" (Pendragon, 2000), il volume di racconti
“Parole di Notte Verso casa“ (Le Pleiadi, 1994) e molti saggi.
Nel 1998 ha dato vita al sito www.ilpopolodelblues.com
in concomitanza con la nascita di una etichetta musicale dallo stesso nome.
È stato curatore con Bruno Casini e Giancarlo Cauteruccio della
mostra sugli anni '80 a Firenze.
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