Il cantautore romano fa - insieme agli Articolo 31 - da 'ambasciatore in Italia' per il ritorno sulla scena musicale di Bob Dylan: "Masked and anonymous", colonna sonora dell'omonimo film di cui Dylan è protagonista, raccoglie pezzi originali dell'autore americano, ma anche le cover che in tutto il mondo sono state fatte delle sue canzoni. De Gregori ci presenta così il suo tributo: "Non dirle che non è così" (v.o. "If you see her, say Hello").
Deve essere stata una sorpresa per De Gregori scoprire che Dylan aveva scelto una sua cover per il suo film.
E' stata una bellissima sorpresa. L'ho saputo qualche mese fa, mi hanno chiesto l'autorizzazione, ma non sapevo se poi si sarebbe concretizzato o no. Molto bene, sono contento.
Quando ti era venuto in mente di tradurre questa canzone? E' stato difficile?
E' stato molto difficile tradurre. E' sempre difficile tradurre una canzone perché devi rispettare la metrica, il suono delle parole... è come tradurre una poesia, ma forse ancora più difficile. L'ho fatta 5-6 anni fa per gioco; non pensavo neanche di inciderla io. Poi l'ho incisa, ma che potesse finire su un disco di Dylan era veramente fuori dall'immaginabile.
Poi Dylan è stato sempre un punto di riferimento. E' arrivata una buona notizia!
E' una buona notizia! E siccome ho preso tanto da Dylan in tutti i sensi, il fatto che una parte del mio lavoro possa essere stata utile a lui in qualche misterioso modo mi fa piacere. E' stata una specie di restituzione di qualche cosa che sicuramente gli ho preso nel corso degli anni.
Cosa ha rappresentato per te Dylan?
Come musicista ha rappresentato parecchio. Nello stile, anche nella scelta di una non "iperesposizione". Questa forse è una cosa che non è del tutto buona: spesso mi dicono che dovrei farmi vedere di più. Poi adoro di lui anche il modo di fare questo mestiere, il rigore nel farlo, oltre tutte le cose che ha scritto, che sono fondamentali per la musica del '900.
Sei d'accordo con quelli che hanno proposto Dylan per il Nobel alla Letteratura?
No, assolutamente no, perché Dylan non fa letteratura, fa musica. E trovo (ironico) che quelli che paragonano la poesia alla musica non capiscono un cazzo, né di poesia, né di canzoni.
L'Oscar va bene, allora?
Sì, per la colonna sonora va bene. Anche se gli Oscar sono un premio un po' svalutato ultimamente.
Qual è la canzone di Dylan che avresti voluto tradurre e che non hai mai osato fare?
Ci sono delle canzoni intraducibili di Dylan: "Just like a woman" sicuramente e anche "Like a rolling stone" è una canzone difficilissima da tradurre, ma tradurre una canzone è un'impresa ardua perché comunque si tradisce sempre qualche cosa. Rispetto alla difficoltà nel tradurre una poesia, c'è anche quella di rendere "cantabile" quello che viene tradotto. Questa è una responsabilità che a volte atterrisce. Ci si prova perché è un po' un gioco, un divertimento, ma non se ne assume le responsabilità.
Aspettiamo di vedere il film.
Così scopriremo perché Dylan ha fatto questa scelta stravagante di metterci dentro, oltre al pezzo mio, una stranissima versione giapponese di un pezzo storico suo, "My back pages", e tante altre cose strane che - sentendo il disco - dici: "Perché l?ha fatto?!" Vediamo il film e forse capiremo il perché? FORSE!


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