FRANCESCO DE GREGORI
Aosta - 15 luglio 2003

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Bellissimo concerto quello di Francesco De Gregori ieri ad Aosta, davanti ad un pubblico alquanto scarso in numero - ahimè - qualcosa come appena un migliaio di persone, forse qualcuna in più (c'è da chiedersi cosa ci fosse di così interessante ieri ad Aosta - in alternativa ad un grande come De Gregori - da non far riempire lo stadio... Mistero!).
Basti pensare che, entrato nello stadio alle 21.30, solo un paio di minuti prima dell'uscita dei musicisti, ho trovato comodamente posto sul prato, in primissima fila, proprio davanti alla transenna che delimitava il palco (!!!).
Lo stadio in questione è la famosa (qui in Valle) Arena Croix Noire, la stessa dove dieci anni fa Bob Dylan - sempre in luglio - tenne un concerto davanti a seimila spettatori.
Lo show è iniziato alle 21.30 circa con De Gregori e band che sono usciti alla chetichella senza nessun annuncio, nello stile essenziale e poco appariscente di DeGre. Qualcuno nemmeno si è accorto che i musicisti erano sul palco se non quando sono partite le prime note.
Anche il palco era assolutamente scarno, tranne un paio di riflettori colorati che solo di quando in quando punteggiavano alcuni passaggi delle canzoni particolarmente ad effetto. A questo proposito non ho potuto fare a meno di pensare all'enorme differenza rispetto ad un altro concerto cui ho assistito solo qualche giorno fa, quello dei R.E.M. a Locarno, con un palco esagerato nella sua appariscenza, luci multicolori, effetti grafici ed un cantante, l'inesauribile Michael Stipe, che per due ore si è sfiancato correndo su e giù per il palco in preda ad una furia "performativa" assolutamente trascinante.
Naturalmente non è il caso di De Gregori che si è proposto anzi in una veste più tranquilla del solito, praticamente mai (o quasi mai) muovendosi dalla sua postazione davanti al microfono e rivolgendosi al pubblico solo un paio di volte e per la presentazione della band.
Come Dylan, De Gregori sembra dire: ...sono le canzoni a dover fare lo show.
Ed in effetti ne ha di talmente splendide nel suo repertorio che anche se avesse cantato da seduto, spalle al pubblico, gli spettatori avrebbero avuto di che deliziarsi.
Autentici capolavori come Rimmel, Bufalo Bill, La casa di Hilde, Pezzi di vetro, Cercando un altro Egitto, tanto per citare solo qualcuna delle canzoni della serata, sono stati lungamente applauditi dal pubblico aostano che ha dimostrato di preferire i classici alle canzoni più recenti. De Gregori tra l'altro li ha eseguiti in maniera incredibilmente fedele al disco originale (in certi punti quasi con "effetto playback"), tranne qualche modifica qua e là, cosa non consueta per lui che invece ama stravolgere gli arrangiamenti e spesso i testi stessi delle canzoni. E con una voce assolutamente potente e chiara, veramente bella, con ogni singolo verso scandito in maniera perfetta, con grande convinzione ed impegno. 
L'inizio è stato travolgente con Sotto le stelle del Messico a trapanar, seguita per lo più da canzoni recenti che, se pur ben eseguite, non hanno fatto decollare subito lo show. E' normale che i classici abbiano un altro fascino, e si tenga conto anche del fatto che gran parte del pubblico era oltre gli "anta" e probabilmente molte canzoni recenti nemmeno le conosceva. ("Sotto le stelle del Messico a trapanar, nelle miniere di petrolio a dimenticar, e nelle sere quando scende la sera andar. Sotto le stelle del Messico a trapanar. Sotto la luna dei tropici a innamorar, dentro le ascelle dei poveri a respirar, sul 
pavimento dei treni a vomitar e quando arriva lo sciopero a scioperar..."
Ad un certo punto Francesco si è rivolto finalmente al pubblico annunciando: "La prossima canzone che faremo è una canzone molto dolce... Una canzone di Bob Dylan... In italiano è Non dirle che non è così".
Non è casuale la scelta, visto che sta per uscire l'album di Dylan con la colonna sonora dal film "Masked and Anonymous" che contiene proprio questa versione di De Gregori del classico di Dylan, dall'album "Blood on the tracks". La resa è stata molto d'atmosfera, molto fedele all'originale di BOTT, molto dolce, appunto. E' stato uno dei pezzi più applauditi. Io speravo in un bis dylaniano con "I shall be released" che però non c'è stato. ("Se la vedi dille ciao, salutala dovunque sia. E' partita tempo fa e adesso forse è in Tunisia. Dille che non si preoccupi per le cose lasciate qui, e se crede che l'abbia scordata non dirle che non è così..."). 
Ad accompagnare Francesco il fido Guido Guglielminetti al basso (presentato da DeGre come "il capobanda"), due chitarre (Paolo Giovenchi e Lucio Bardi), un mandolino/mandoloncello (Marco Rosini) e batteria (Alessandro Svampa). Da sottolineare proprio il lavoro del mandolino che ha caratterizzato moltissime canzoni con un'atmosfera particolarmente "antica" e suggestiva. 
Ogni tanto Francesco ha deliziato il pubblico con degli assoli di armonica veramente splendidi. In particolare mi ha dato i brividi quello (anzi quelli) di Rimmel, brano che Francesco ha cantato con un solo ritornello (E ora le tue labbra...) invece che due, sostituendo il primo con un lungo assolo di armonica assolutamente da brividi. ("Ora le tue labbra puoi spedirle a un indirizzo nuovo e la mia faccia sovrapporla a quella di chissa' chi altro. Ho ancora i tuoi quattro assi, bada bene di un colore solo, li puoi nascondere o giocare come vuoi... o farli rimanere buoni amici come noi"). 
Veniamo alle perle della serata. A mio avviso su tutte: La Casa di Hilde che Francesco ha proposto nei bis e che nella nuova versione è incredibilmente travolgente, una vera e propria delizia per le orecchie con il ritmo martellante e gli assoli di chitarra tra una strofa e l'altra, con il finale strumentale in cui la velocità dell'assolo aumenta sempre più vertiginosamente. Francesco l'ha cantata in maniera impeccabile, con un fraseggio assolutamente affascinante. Consiglio a chi non ha ancora ascoltato questo nuovo arrangiamento di questo grande classico del passato di procurarsi il live "Fuoco Amico" perchè ne vale veramente la pena. ("L'ombra di mio padre due volte la mia, lui camminava e io correvo, sopra il sentiero di aghi di pino, la montagna era verde. Oltre quel monte il confine, oltre il confine chissà, oltre quel monte la casa di Hilde..."). 
Su La casa di Hilde il pubblico, che era rimasto seduto tranquillamente per tutte le canzoni precedenti, si è alzato in piedi a ballare al ritmo trascinante di questo nuovo arrangiamento. 
Seconda perla della serata direi sicuramente Cercando un altro Egitto, anche questa lontanissima dall'originale come arrangiamento, anche questa trascinante e travolgente con la band a fare i cori. Imperdibile.
Su questo brano De Gregori è sembrato divertirsi particolarmente visto che si è messo a ridere ripetutamente in diverse occasioni con il chitarrista alla sua destra. Un brano davvero gioioso e frenetico dal punto di vista musicale. ("Un amico d'infanzia, dopo questa canzone mi ha detto "Bellissima, un incubo riuscito"... Ma dimmi, sogni spesso le cose che hai scritto oppure le hai inventate solo per scandalizzarmi? Amore, amico, naviga via... devo ancora svegliarmi"). 
La terza perla direi che è stata Pezzi di vetro, con DeGre da solo con chitarra. Atmosfera classica da cantautore, veramente da brividi. ("Non conosce paura l'uomo che salta e vince sui vetri e spezza bottiglie e ride e sorride, perchè ferirsi non è possibile, morire meno che mai e poi mai").
Segnalerei anche una bella versione de Il bandito e il campione (il pezzo del fratello di De Gregori, Luigi Grechi) in una veste più country-western del solito ("...quel traguardo volante ti vide in manette, 
brillavano al sole come due biciclette. Sante Pollastri il tuo giro e' finito, e gia' si racconta che qualcuno ha tradito").
Oltre alla sempre più Like a rolling stone-style, "Niente da capire". ("Mia moglie ha molti uomini, ognuno è una scommessa perduta ogni mattina nello specchio del caffè. Io amo le sue rughe ma lei non lo capisce, ha un cuore da fornaio e forse mi tradisce..."). 
Più di una volta si è levato dal pubblico il grido: "La donna cannone...", che però Francesco non ha eseguito. Così come non ha eseguito nessun brano dal suo ultimo disco (in coppia con Giovanna Marini) "Il fischio del vapore" (se si eccettua L'abbigliamento di un fuochista che però originariamente era su Titanic).
Nei bis gran finale con Viva l'Italia e Bufalo Bill sulla quale De Gregori ha invitato il pubblico a cantare sul coro, prima con scarsi risultati poi - dopo un rimprovero bonario di DeGre, praticamente l'unico momento in cui ha interagito con gli spettatori - con una maggiore partecipazione ("A quel tempo io ero un ragazzo che giocava a ramino e fischiava alle donne. Credulone e romantico con due baffi da uomo. 
Se avessi potuto scegliere tra la vita e la morte, tra la vita e la morte avrei scelto l'America..."). 
Resta il rammarico della scarsa affluenza di pubblico, a mio avviso davvero poco spiegabile. Peccato per quelli che hanno preferito restare a casa e che hanno perso l'occasione di assistere ad un grande concerto. 
Michele Murino

Ecco la scaletta (l'ordine è approssimativo) 

Francesco De Gregori - Aosta - 15 luglio 2003

Sotto le stelle del Messico a trapanar
Dottor Dobermann 
Il bandito e il campione 
L'abbigliamento di un fuochista 
Niente da capire 
Condannato a morte 
Cose 
Rimmel 
Pezzi di vetro 
Battere e levare 
Non dirle che non è così 
Cercando un altro Egitto 
Bambini venite parvulos 
L'agnello di Dio 
Il signor Hood 
Alice 
Generale 
Sangue su sangue 
Vecchi amici 
Buonanotte fiorellino 
Sempre e per sempre 
Pentathlon 
Bufalo Bill 
La casa di Hilde 
Viva L'Italia 


 

da Aosta Classica n. 3 - 12 luglio 2003



 
 
 
 
 
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