AUGURI PRINCIPE!

Francesco De Gregori compie oggi, mercoledì 4 aprile 2001, 50 anni e noi di Maggie's Farm abbiamo pensato di dedicargli questa pagina che riepiloga brevemente la sua storia musicale, che lo ha fatto affermare in oltre 30 anni di attività, come uno dei massimi cantautori italiani.

Michele "Napoleon in rags" Murino

Francesco De Gregori nasce il 4 aprile del 1951 a Roma. Trascorre la sua infanzia a Pescara per poi trasferirsi a Roma dove frequenta il Liceo Classico "Virgilio".
A soli sedici anni debutta già al celebre Folk Studio di Roma, locale di Trastevere dal quale sono "nati" numerosi cantautori diventati ben presto famosi e che hanno costituito l'ossatura della cosiddetta "scuola romana" dei cantautori (su tutti citiamo Antonello Venditti ed Edoardo De Angelis oltre naturalmente a Francesco De Gregori).
Ad introdurlo al Folk studio è il fratello Luigi (cantautore anch'egli con il nome di Luigi Grechi ed autore tra l'altro del brano di Francesco "Il bandito e il campione").
Al Folk Studio Francesco si esibisce generalmente in covers di Bob Dylan, Leonard Cohen, Fabrizio De Andrè.
All'epoca del Folk Studio De Gregori si lega ad alcuni amici con i quali collabora, dai già citati Antonello Venditti ed Edoardo De Angelis a Giorgio Lo Cascio (che scriverà anche alcune canzoni con Francesco), ad Ernesto Bassignano fino ad Archie Savage, leader dei Folk Studio Singers insieme al quale il gruppo sopra citato allestisce uno spettacolo intitolato I giovani del folk.
Ed ancora Mimmo Locasciulli, Stefano Rosso, Paolo Pietrangeli, Mario Schiano, Marcello Melis, Giovanna Marini e Caterina Bueno.
Il modello di tutti (o quasi) questi cantautori è naturalmente Bob Dylan almeno inizialmente anche se oltre che da Dylan De Gregori è fortemente influenzato anche da Fabrizio De Andrè che in seguito avrà la fortuna di conoscere e con il quale instaurerà un'amicizia che porterà anche a varie collaborazioni di lavoro.
Dall'amicizia con Antonello Venditti nasce il primo album di Francesco diviso a metà con l'amico.
Si chiama Theorius Campus (1970) ed è un primo acerbo tentativo di affermare la propria personalità musicale da parte di entrambi i giovani cantautori.
Di De Gregori sono presenti nell'album canzoni come Signora Aquilone, Dolce signora che bruci, La casa del pazzo (scritta insieme a Giorgio Lo Cascio), Vocazione 1 e 1/2 (scritta con Venditti), In mezzo alla città (ancora con Venditti), Little snoring Willy (in cui stranamente Francesco canta in inglese).
In questi primi abbozzi, soprattutto nelle prime due canzoni citate, si delinea già il modo di comporre e di scrivere di Francesco fatto di metafore, simbologie spesso surreali, ermetismo ed una certa malinconia di fondo che caratterizza anche il modo di cantare, oltre che la musica.
Dopo Theorius Campus, sorta di disco-esperimento, Venditti ottiene un notevole successo (grazie anche ad una canzone come Roma Capoccia) e la casa discografica gli fa incidere un secondo disco.
De Gregori invece inizia una collaborazione con Fabrizio De Andrè che nel frattempo ha conosciuto e del quale è diventato amico.
Nel 1974 traduce la dylaniana "Desolation row" insieme a Fabrizio che verrà pubblicata sul disco del cantautore genovese dal titolo "Canzoni". La canzone diventa "Via della povertà". La collaborazione e l'amicizia con De Andrè continuano tanto che i due cantautori realizzeranno un album dal titolo "Volume 8" che De Andrè fa uscire nel  1975. Di De Gregori/De Andrè sono presenti nel disco: La cattiva strada, Oceano, Dolce luna, Canzone per l'estate, mentre a firma del solo De Gregori compare Le storie di ieri.
Nel 1973 Francesco partecipa al Disco per l'estate dove arriva ultimo con un brano che sarebbe poi diventato uno dei suoi classici di sempre, "Alice".
Fin da questi primi anni De Gregori si schiera politicamente a sinistra e partecipa a numerose manifestazioni promosse dal PCI (in tempi più recenti De Gregori scriverà anche numerosi articoli su "L'Unità")  o da circuiti culturali vicini alla sinistra, in questo spesso affiancato sul palco dall'amico Venditti. Impegno politico e musica per De Gregori procedono di pari passo ed il cantautore viene anche spesso contattato da gruppi anarchici per la partecipazione a concerti.
Nel 1974 esce il LP Alice non lo sa che contiene alcuni dei primi capolavori di De Gregori, dalla canzone che dà il titolo all'album ricca di immagini costruite per flash, molto evocative, spesso ermetiche, a La casa di Hilde, a 1940.
L'album successivo è Francesco De Gregori, e resta famoso anche per non avere un titolo vero e proprio tanto che spesso viene chiamato semplicemente "La pecora" dal disegno di copertina.
L'album è caratterizzato da una introspezione e da un ermetismo superiori al precedente ed è chiaro che Francesco fa di queste caratteristiche il proprio manifesto di artista ben sintetizzato in un pezzo come "Niente da capire" presente in questo disco.

Le stelle sono tante, milioni di milioni
la luce dei lampioni si riflette sulla strada lucida
seduto non seduto faccio sempre la mia parte
con l'anima in riserva e il cuore che non parte

(...)

Mia moglie ha molti uomini ognuno è una scommessa
perduta ogni mattina nello specchio del caffè
io amo le sue rughe ma lei non lo capisce
ha un cuore da fornaio e forse mi tradisce

(...)

Però se un giorno tornerai da queste parti
riportami i miei occhi e il tuo fucile
e non c'è niente da capire
 

Da citare anche la surreale "Cercando un altro Egitto".
Nel 1975 esce il disco capolavoro di questo primo periodo, Rimmel che ottiene stavolta anche un clamoroso successo di pubblico tanto che resta per oltre un anno in cima alle classifiche e consacra Francesco De Gregori come uno dei massimi cantautori italiani.
La canzone che dà il titolo all'album è ancora oggi considerata una delle migliori di Francesco ed i suoi versi sono entrati nell'immaginario comune

E qualcosa rimane, tra le pagine chiare e le pagine scure...
E cancello il tuo nome dalla mia facciata
e confondo i miei alibi e le tue ragioni
i miei alibi e le tue ragioni

(...)

Santa voglia di vivere e dolce Venere di rimmel
come quando fuori pioveva e tu mi domandavi
se per caso avevo ancora quella foto
in cui tu sorridevi e non guardavi
ed il vento passava sul tuo collo di pelliccia e sulla tua persona
e quando io senza capire ho detto sì
hai detto è tutto quel che hai di me
è tutto quel che ho di te

Dello stesso album fanno parte altri capolavori come Pezzi di vetro e Pablo che affronta il tema dell'emigrazione. Anche la celebre Buonanotte fiorellino che soprattutto chi ha una conoscenza superficiale di De Gregori (ossia il grosso pubblico della canzone commerciale) associa al cantautore romano, è presente in questo album. Anni dopo Francesco rivelerà che questo suo grande hit era una sorta di versione non ufficiale di un brano di Bob Dylan, "Winterlude" del quale Francesco riprende la melodia ed alcuni versi omaggiando il cantautore americano da lui tanto amato.
Nel 1975 inizia una collaborazione, anche questa nata dall'amicizia, con Lucio Dalla il quale scrive per De Gregori la musica di Pablo e di Giovane esploratore Tobia.
De Gregori appare in questo periodo alquanto influenzato dall'amico e talvolta sembra avvicinarsi al suo stile.
La collaborazione tra i due cantautori avrà un clamoroso successo in occasione della tourneè denominata Banana Republic che rappresenterà un evento fondamentale per la musica italiana, con i primi mega concerti in stadi stracolmi di gente e che darà vita al disco live omonimo.
Nell'album sono contenute canzoni del repertorio di Francesco rivisitate (Bufalo Bill, Santa Lucia, Quattro cani) ed alcune novità come Banana Republic (cover di un brano di Goodman/Burgh/Rothermel) o la celebre Ma come fanno i marinai scritta insieme a Dalla.
Nel 1976 è la volta di un altro celebre album che contribuisce a consolidare la figura di De Gregori ai massimi livelli della produzione cantautorale italiana. Si tratta di Bufalo Bill che contiene autentiche perle come Atlantide, Ninetto e la colonia, L'uccisione di Babbo Natale, Disastro aereo sul canale di Sicilia e la canzone che dà il nome al disco, Bufalo Bill:

Il Paese era molto giovane i soldati a cavallo era la sua difesa
Il verde brillante della prateria dimostrava in maniera lampante l'esistenza di Dio
del Dio che protegge la frontiera e custodisce la ferrovia
A quel tempo io ero un ragazzo che giocava a ramino che fischiava alle donne
credulone e romantico con due baffi da uomo
avessi potuto scegliere fra la vita e la morte
fra la vita e la morte avrei scelto l'America

(...)

E mi ricordo infatti un pomeriggio triste
io col mio amico Culo di gomma famoso meccanico
sul ciglio di una strada a contemplare l'America
diminuzione dei cavalli aumento dell'ottimismo
e mi presentarono i miei cinquant'anni
e un contratto col circo Pace e Bene
a girare l'Europa
e firmai
col mio nome firmai
e il mio nome era Bufalo Bill
 

Di questo disco fa parte anche un omaggio a Luigi Tenco, da sempre amato da De Gregori che gli dedica il brano Festival che rievoca la tragica morte del cantautore che si suicidò dopo l'esclusione dalla fase finale del Festival di Sanremo. Naturalmente Francesco coglie l'occasione per scagliarsi contro quel mondo musicale che egli tanto detesta addossando quasi la colpa della morte di Tenco alle industrie discografiche. Ritornerà anni dopo sull'argomento con il brano Ciao Ciao (titolo che richiama il brano di Tenco Ciao amore ciao escluso nel famigerato Sanremo del suicidio) ed in cui De Gregori canta con riferimento alla città di San Remo: "Guarda che belli i fiori in quella città... Che mai mi ha visto e mai nemmeno mi vedrà...".
Dopo Bufalo Bill avviene un episodio che segnerà profondamente De Gregori costringendolo a ritirarsi dalle scene per alcuni anni. Al Palalido di Milano infatti Francesco è fatto oggetto di una pesante contestazione da parte degli autonomi nel corso del concerto.
"Occorre ricordare che nel 1977 un gruppo di rock duro, i Kaos rock, si compiaceva di contestare i cantautori di sinistra, rinfacciando loro un impegno solo proclamato, ma non concretizzato, in quanto risultavano comunque inseriti nella logica del profitto" (da I nostri cantautori - CDE). Contestazioni simili da parte di Autonomia Operaia si registrarono all'epoca anche ai concerti di Carlos Santana, Patty Smith e Lou Reed tra gli altri. In seguito De Gregori avrebbe affermato:“Per come si erano messe le cose avrebbero anche potuto spararmi: è stato un piccolo momento della strategia della tensione”
Il periodo di crisi che caratterizza De Gregori negli anni successivi è anche però quello che gli consente di ritornare nel 1978 rinnovato sia a livello di testi che di musiche. Esce infatti in quell'anno un altro grandissimo album intitolato semplicemente De Gregori che contiene brani come Generale (insieme a Buonanotte fiorellino, Rimmel e La donna cannone probabilmente la più famosa canzone di Francesco), la bellissima Babbo in prigione, la tenera Raggio di sole dedicata al figlio appena nato (nel frattempo De Gregori si era sposato con Alessandra Gobbi dalla quale aveva avuto due figli, Marco e Federico), la lirica Due zingari.
Del 1979 è invece Viva l'Italia che appare il primo di una svolta musicale (Francesco "scopre" i ritmi sudamericani)  in cui si fanno più ricchi e sofisticati gli arrangiamenti e De Gregori abbandona alquanto la semplicità delle ballate chitarra e armonica degli inizi.
Infatti De Gregori si fa produrre il disco dall'ex produttore dei Rolling Stones Andrew Loog Oldham oltre ad utilizzare molti musicisti americani.
Probabilmente Francesco strizza anche un pochino l'occhio ad un discorso commerciale. Il disco è comunque ricco di ottimi brani come la title-track, Buenos Aires, L'ultima nave, Gesù Bambino, Terra e acqua.
Ma il vero disco capolavoro di questo periodo è il successivo Titanic del 1982.
E' una sorta di concept-album (che lega però solo alcune canzoni) ed il riferimento è naturalmente al tragico episodio dell'affondamento del transatlantico Titanic in seguito alla collisione con un iceberg nel 1912.
L'abbigliamento di un fuochista, Titanic e I muscoli del capitano costituiscono una trilogia di superlativa bellezza e lo stesso De Gregori la ha spesso citata come punto più alto della sua intera produzione:

La prima classe costa mille lire la seconda cento la terza dolore e spavento
e puzza di sudore dal boccaporto e odore di mare morto
Sior Capitano mi stia a sentire ho belle e pronte le mille lire
in prima classe voglio viaggiare su questo splendido mare
Ci sta mia figlia che ha quindici anni ed a Parigi ha comprato un cappello
Se ci invitasse al suo tavolo a cena stasera come sarebbe bello
E con l'orchestra che ci accompagna con questi nuovi ritmi americani
saluteremo la Gran Bretagna col bicchiere tra le mani
e con il ghiaccio dentro al bicchiere faremo un brindisi tintinnante
a questo viaggio davvero mondiale e a questa luna gigante

Il disco è poi caratterizzato da un altro capolavoro quale La leva calcistica della classe 68, un altro dei quei brani che ha avuto il potere di entrare nell'immaginario collettivo (Nino non aver paura di tirare un calcio di rigore, non è mica da questi particolari che si giudica un giocatore...). Un altro bel brano di Titanic è Caterina dedicato da De Gregori a Caterina Bueno sua amica dei tempi del Folk Studio e pervasa da una struggente atmosfera di nostalgia e rimpianto per i tempi passati.
A confermare il rinnovato periodo d'oro di De Gregori giunge nel 1983 un altro dei grandissimi successi di Francesco, La donna cannone che fa parte di un Q-disc insieme con La ragazza e la miniera, Canta canta e due temi intitolati Flirt dal film omonimo con Monica Vitti e Jean Luc Bideau.
La donna cannone è un'altra di quelle canzoni entrate prepotentemente nell'immaginario collettivo (Butterò questo mio enorme cuore tra le stelle un giorno, giuro che lo farò...).
Un certo scalpore suscita il disco successivo di De Gregori, Scacchi e tarocchi in cui il cantautore affronta nella canzone portante il tema del terrorismo.
E' anche questo un disco zeppo di grandi pezzi quali La storia, ennesima dimostrazione delle straordinarie capacità di De Gregori di tessere versi destinati a restare nella memoria collettiva (La storia siamo noi, nessuno si senta offeso...), la già citata Ciao Ciao (appendice della antica Festival), la celebre "Sotto le stelle del Messico a trapanar", la bellissima A Pà, dedicata a Pier Paolo Pasolini autore da sempre ammirato da Francesco, fino a Tutti salvi (ispirata nel titolo ai giornali del 1912), ironica appendice alla trilogia del Titanic (la tragedia viene rimossa, sono tutti salvi).
Scacchi e tarocchi vede la collaborazione di De Gregori con Ivano Fossati.
Gli anni ottanta si chiudono molto positivamente con due grandi album come Terra di nessuno e Mira mare 19.4.89 che contengono bellissimi brani come I matti, Terra di nessuno, Nero, Pilota di guerra, Il canto delle sirene, Bambini venite parvulos, Miramare, Cose.
Seguono nel 1990 ben tre album dal vivo usciti contemporaneamente,Catcher in the sky, Musica leggera e Niente da capire.
Il 92 vede un nuovo disco inedito di Francesco, Canzoni d'amore uno dei migliori di sempre con canzoni come Adelante! Adelante!, Tutto più chiaro che qui, Viaggi e miraggi, Sangue su sangue.
Stranamente negli anni successivi escono ancora ben due live, Il bandito e il campione (che contiene però il bellissimo inedito che dà il titolo all'album scritto dal fratello Luigi Grechi) e Bootleg.
Il 1996 è l'anno di Prendere e lasciare uno dei migliori album di sempre con autentici capolavori come Un guanto, Compagni di viaggio, Battere e levare, Prendi questa mano zingara.
Segue l'ennesimo live stavolta doppio, La valigia dell'attore con l'inedito che dà il titolo al disco scritto da Francesco per l'attore Alessandro Haber, suo amico. Da segnalare la prima cover di Dylan, "Non dirle che non è così" (versione italiana di If you see her say hello dall'album "Blood on the tracks").
Una curiosità riguarda una attività collaterale a quella del cantautore che vede Francesco produrre un particolare olio biologico nella sua azienda denominata Le Palombe, in Umbria.
Da pochi mesi è uscito il nuovissimo album di Francesco, Amore nel pomeriggio a cui abbiamo dedicato la seguente pagina di Maggie's Farm:
Amore nel pomeriggio

Michele Murino


FRANCESCO DE GREGORI - DISCOGRAFIA

Theorius campus
Alice non lo sa
Francesco De Gregori
Rimmel
Bufalo Bill
De Gregori
Banana republic (live)
Viva l'Italia
Titanic
La donna cannone
Scacchi e tarocchi
La nostra storia (antologia)
Terra di nessuno
Miramare 19.4.89
Catcher in the sky (live)
Niente da capire (live)
Musica leggera (live)
Canzoni d'amore
Il bandito e il campione (live)
Bootleg (live)
Prendere e lasciare
La valigia dell'attore (live)
Curve nella memoria (antologia)
Amore nel pomeriggio

Gli album nel dettaglio:

Theorius Campus - 1972

Signora aquilone
Vocazione 1 e 1/2
Dolce signora che bruci
In mezzo alla città
La casa del pazzo
Little snoring Willy
 

Alice non lo sa - 1973

Alice
1940
Le strade di lei
Suonatori di flauto
Buonanotte fratello
Sono tuo
I musicanti
La casa di Hilde
Il ragazzo
Irene
Marianna al bivio
Saigon
 

Francesco De Gregori - 1974

Niente da capire
Cercando un altro Egitto
Dolce amore del Bahia
Informazioni di Vincent
Giorno di pioggia
Bene
Chissà dove sei
A lupo
Arlecchino
Finestre di dolore
Souvenir

Rimmel - 1975

Rimmel
Pezzi di vetro
Il signor Hood
Pablo
Buonanotte fiorellino
Le storie di ieri
Quattro cani
Piccola mela
Piano bar

Bufalo Bill - 1976

Bufalo Bill
Giovane esploratore Tobia
L'uccisione di Babbo Natale
Disastro aereo sul canale di Sicilia
Ninetto e la colonia
Atlantide
Ipercarmela
Ultimo discorso registrato
Festival
Santa Lucia

De Gregori - 1978

Generale
Natale
L'impiccato
Babbo in prigione
Renoir
Renoir 2
Il '56
La campana
Raggio di sole
Due zingari

Viva l'Italia - 1979

Capo d'Africa
Buenos Aires
L'ultima nave
Eugenio
Stella stellina
Viva l'Italia
Gesù Bambino (chiamata anche in seguito Gesù bambino e la guerra)
Terra e acqua

Titanic - 1982

Belli capelli
Caterina
La leva calcistica della classe '68
L'abbigliamento di un fuochista
Titanic
I muscoli del capitano
Centocinquanta stelle
Rollo & his Jets
San Lorenzo

La donna cannone - 1983

La donna cannone
Flirt #1
La ragazza e la miniera
Flirt #2
Canta canta

Scacchi e tarocchi - 1985

La Storia
Scacchi e tarocchi
I cow-boys
Ciao ciao
Poeti per l'estate
A Pà
Sotto le stelle del Messico a trapanar
Piccoli dolori
Tutti salvi
Miracolo a Venezia

Terra di nessuno - 1987

Il canto delle sirene
Pilota di guerra
Capatàz
Pane e Castagne
Nero
Mimì sarà
Spalle larghe
I matti
Vecchia valigia

Mira Mare 19.4.89 - 1989

Bambini Venite Parvulos
Miramare
Dr. Dobermann
Cose
Pentathlon
300.000.000 di topi
Lettera da un cosmodromo messicano
Carne di pappagallo
Vento dal nulla

Canzoni d' amore - 1992

Bellamore
Sangue su sangue
Viaggi e miraggi
Chi ruba nei supermercati?
Tutto più chiaro che qui
Stella della strada
Vecchi amici
La ballata dell' Uomo Ragno
Povero me
Adelante! Adelante!
Rumore di niente

Prendere e lasciare - 1996

Compagni di viaggio
Rosa rosae
Tutti hanno un cuore
Un guanto
Jazz
L' agnello di Dio
Stelutis Alpinis
Baci da Pompei
Prendi questa mano, zingara
Fine di un killer
Battere e levare
Battere e levare (versione differente con armonica - traccia nascosta n. 29)
Jazz (strumentale - traccia nascosta n. 29)

Amore nel pomeriggio - 2001

L'aggettivo "mitico"
Canzone per l'estate
Deriva
Spad VII S2489
Natale di seconda mano
Quando e qui
Condannato a morte
Il cuoco di Salò
Cartello alla porta
Caldo e scuro
Sempre e per sempre
 

TESTI
Nota : Dove non specificato, testi e Musica Francesco De Gregori

Generale

Generale dietro la collina
ci sta la notte crucca e assassina
e in mezzo al prato
c'e' una contadina
curva sul tramonto sembra una bambina
di cinquant'anni e di cinque figli
venuti al mondo come conigli
partiti un giorno come soldati
e non ancora tornati.
Generale dietro la stazione
lo vedi il treno che portava al sole
non fa piu' fermate neanche per pisciare
si va dritti a casa senza piu' pensare
che la guerra e' bella anche se fa male
che torneremo ancora a cantare
e a farci fare l'amore l'amore
dalle infermiere.
Generale la guerra e' finita
il nemico e' scappato
e' vinto e' battuto
dietro la collina non c'e' piu' nessuno
solo aghi di pino e silenzio e funghi
buoni da mangiare buoni da seccare
da farci il sugo quando viene Natale
quando i bambini piangono e a dormire
non ci vogliono andare.
Generale queste cinque stelle
queste cinque lacrime sulla mia pelle
che senso hanno dentro il rumore
di questo treno
che e' mezzo vuoto e mezzo pieno
e va veloce verso il ritorno
tra due minuti e' quasi giorno
e' quasi casa e' quasi amore.

Alice

Alice guarda i gatti
e i gatti guardano nel sole
mentre il mondo sta girando
senza fretta
Irene al quarto piano
e' li' tranquilla
che si guarda nello specchio
e accende un'altra sigaretta
E Lili Marlene
bella piu' che mai
sorride non ti dice la sua eta'
ma tutto questo Alice non lo sa
Ma io non ci sto piu'
grido' lo sposo e poi
tutti pensarono
dietro i cappelli
lo sposo e' impazzito
oppure ha bevuto
ma la sposa aspetta un figlio
e lui lo sa
non e' cosi'
che se ne andra'

Alice guarda i gatti
e i gatti muoiono nel sole
mentre il sole a poco a poco
si avvicina
E Cesare perduto nella pioggia
sta aspettando da sei ore
il suo amore ballerina
E rimane li'
a bagnarsi ancora un po'
e il tram di mezzanotte se ne va
ma tutto questo Alice non lo sa
Ma io non ci sto piu'
e i pazzi siete voi
tutti pensarono
dietro i cappelli
lo sposo e' impazzito
oppure ha bevuto
ma la sposa aspetta un figlio
e lui lo sa
non e' cosi'
che se ne andra'

Alice guarda i gatti
e i gatti girano nel sole
mentre il sole fa l'amore
con la luna
Il mendicante arabo
ha qualcosa nel cappello (versione alternativa: ha un cancro nel cappello)
ma e' convinto che sia
un portafortuna
Non ti chiede mai
pane o carita'
e un posto per dormire
non ce l'ha
ma tutto questo Alice non lo sa
Ma io non ci sto piu'
grido' lo sposo e poi
tutti pensarono
dietro i cappelli
lo sposo e' impazzito
oppure ha bevuto
ma la sposa aspetta un figlio
e lui lo sa
non e' cosi'
che se ne andra'

Buonanotte Fiorellino

Buonanotte buonanotte amore mio
buonanotte tra il telefono e il cielo
ti ringrazio per avermi stupito
per avermi giurato che e' vero
il granturco nei campi e' maturo
ed ho tanto bisogno di te
la coperta e' gelata e l'estate e' finita
buonanotte questa notte e' per te.

Buonanotte buonanotte fiorellino
Buonanotte tra le stelle e la stanza
per sognarti devo averti vicino
e vicino non e' ancora abbastanza
ora un raggio di sole si e' fermato
proprio sopra il mio biglietto scaduto
tra i tuoi fiocchi di neve e le tue foglie di te'
Buonanotte questa notte e' per te.

Buonanotte Buonanotte monetina
Buonanotte tra il mare e la pioggia
la tristezza passera' domattina
e l'anello restera' sulla spiaggia
gli uccellini nel vento non si fanno mai male
hanno ali piu' grandi di me
e dall'alba al tramonto sono soli nel sole
Buonanotte questa notte e' per te

Il bandito e il campione (Luigi Grechi)

Due ragazzi del borgo
cresciuti troppo in fretta
un'unica passione
per la bicicletta
un incrocio di destini
in una strana storia
di cui nei giorni nostri
si e' persa la memoria
una storia d'altri tempi
di prima del motore
quando si correva
per rabbia o per amore
ma fra rabbia ed amore
il distacco gia' cresce
E chi sara' il campione
gia' si capisce

Vai Girardengo
vai grande campione
nessuno ti segue
su quello stradone
Vai Girardengo
non si vede piu' Sante
e' dietro a quella curva
e' sempre piu' distante

E dietro alla curva
del tempo che vola
c'e' Sante in bicicletta
e in mano ha una pistola
se di notte e' inseguito
spara e centra ogni fanale
Sante il bandito
ha una mira eccezionale
e lo sanno le banche
e lo sa la Questura
Sante il bandito
mette proprio paura
e non servono le taglie
non basta il coraggio
Sante il bandito
ha troppo vantaggio

Fu antica miseria
o un torto subito
a fare del ragazzo
un feroce bandito
ma al proprio destino
nessuno gli sfugge
cercavi giustizia
ma trovasti la legge

Ma un bravo poliziotto
che conosce il suo mestiere
sa che ogni uomo ha un vizio
e lo fara' cadere
e ti fece cadere
la tua grande passione
di aspettare l'arrivo
dell'amico campione
quel traguardo volante
ti vide in manette
brillavano al sole
come due biciclette
Sante Pollastri
il tuo giro e' finito
e gia' si racconta
che qualcuno ha tradito

Vai Girardengo
vai grande campione
nessuno ti segue
su quello stradone
Vai Girardengo
non si vede piu' Sante
e' sempre piu' lontano
e' sempre piu' distante
sempre piu' lontano
sempre piu' distante

La donna cannone
 

Buttero` questo mio
enorme cuore
tra le stelle un giorno
giuro che lo faro`
e oltre l`azzurro della tenda
nell` azzurro io volero`
quando la donna cannone
d`oro e d`argento diventera`
senza passare per la stazione
l`ultimo treno prendera`

In faccia ai maligni
e ai superbi
il mio nome scintillera`
ed alle porte della notte
il giorno si blocchera`
un applauso del pubblico pagante
lo sottolineera`
e dalla bocca del cannone
una canzone suonera`

E con le mani amore
per le mani ti prendero`
e senza dire parole
nel mio cuore ti portero`
e non avro` paura
se non saro` bella come dici tu
e voleremo in cielo
in carne ed ossa
non torneremo piu`

e senza fame e senza sete
e senza ali e senza rete
voleremo via

Cosi' la donna cannone
quell` enorme mistero volo'
tutta sola verso un cielo nero
nero s`incammino`
tutti chiusero gli occhi
l`attimo esatto in cui spari`
altri giurarono spergiurarono
che non erano mai stati li

E con le mani amore
per le mani ti prendero`
e senza dire parole
nel mio cuore ti portero`
e non avro` paura
se non saro` bella come vuoi tu
e voleremo in cielo
in carne ed ossa
non torneremo piu`

e senza fame e senza sete
e senza ali e senza rete
voleremo via

Ma dove vanno i marinai (Dalla/De Gregori)

Ma dove vanno i marinai
con le loro giubbe bianche
sempre in cerca di una rissa
o di un bazar
Ma dove vanno i marinai
con le loro facce stanche
sempre in cerca di una bimba
da baciar
Ma cosa fanno i marinai
quando arrivano nel porto
vanno a prendersi l'amore
dentro al bar
qualcuno e' vivo per fortuna
qualcuno e' morto
c'e' una vedova da andare
a visitar
Ma come fanno i marinai
a riconoscere le stelle
sempre ugualli sempre quelle
all'equatoree al Polo Nord
Ma come fanno i marinai
a baciarsi fra di loro
e a rimanere veri uomini pero'

E intorno al mondo senza amore
come un pacco postale
senza nessuno che gli chiede
come va
col cuore appresso a una donna
una donna senza cuore
chissa' se ci pensano ancora
Chissa'...

Ma dove vanno i marinai
mascalzoni ed imprudenti
con la vita nei calzoni
col destino in mezzo ai denti
sotto la luna puttana
nel cielo che sorride
come fanno i marinai
con questa noia che li uccide
addormentati sopra un ponte
in fondo a malincuore
sognano un ritorno
smaltiscono un liquore
affaticati dalla vita
piena di zanzare
che cosa gliene frega
di trovarsi in mezzo al mare
a un mare che piu' passa il tempo
e piu' non sa' di niente
su questa rotta inconcludente
da Genova a New York
Ma come fanno i marinai
a fare a meno della gente
e a rimanere veri uomini pero'

E intorno al mondo senza amore
come un pacco postale
senza nessuno che gli chiede
come va
col cuore appresso a una donna
una donna senza cuore
chissa' se ci pensano ancora
Chissa'...

Rimmel

E qualcosa rimane
fra le pagine chiare
e le pagine scure
e cancello il tuo nome
dalla mia facciata
e confondo i miei alibi
e le tue ragioni...
i miei alibi
e le tue ragioni.

Chi mi ha fatto le carte
mi ha chiamato vincente
ma uno zingaro e' un trucco
e un futuro invadente
fossi stato un po' piu' giovane
l'avrei distrutto con la fantasia
l'avrei stracciato con la fantasia

Ora le tue labbra puoi spedirle
a un indirizzo nuovo
e la mia faccia
sovrapporla a quella
di chissa' chi altro
ho ancora i tuoi quattro assi
bada bene di un colore solo
li puoi nascondere
o giocare come vuoi
o farli rimanere buoni amici
come noi.

Santa voglia di vivere
e dolce venere di rimmel
come quando fuori pioveva
e tu mi domandavi
se per caso avevo ancora
quella foto
in cui tu sorridevi e non guardavi
Ed il vento passava
sul tuo collo di pelliccia
e sulla tua persona
e quando io senza capire
ho detto: "Si"
hai detto:
" E' tutto quello che hai di me"
E' tutto quello che ho di te.

Ora le tue labbra puoi spedirle
a un indirizzo nuovo
e la mia faccia
sovrapporla a quella
di chissa' chi altro
ho ancora i tuoi quattro assi
bada bene di un colore solo
li puoi nascondere
o giocare come vuoi
o farli rimanere buoni amici
come noi.

Bambini venite parvulos

Nessun calcolo ha  nessun senso
dentro questa paralisi
gli elementi a disposizione
non consentono analisi
e i professori dell'altro ieri
stanno affrettandosi a cambiare altare
hanno indossato le nuove maschere
e ricominciano a respirare
bambini venite parvulos
c'è un'ancora da tirare
issa dal nero del mare
dal profondo del nero del mare
e nessun calcolo ha nessun senso
e poi nessuno sa più contare

Legalizzare la mafia
sarà la regola del duemila
sarà il carisma di Mastro Lindo
a organizzare la fila
e non dovremo vedere niente
che non abbiamo veduto già
qualsiasi tipo di fallimento
ha bisogno della sua claque
bambini venite parvulos
c'è un applauso da fare al babau
si avvicina sorridendo
l'arrotino col suo know-how
venuto a vendere perline
e a regalare crack

Sabbia sulle autostrade
e ruggine sulle unghie
e limatura di ferro negli occhi
terra fra le nostre lingue
avrei voluto baciarti, amore
ancora un poco prima di andare via
prima di essere scaraventati
dentro questo tipo di pornografia
bambini venite parvulos
vale un occhio il vostro cuore
mille dollari i vostri occhi
i vostri occhi senza dolore
bambini venite parvulos
sangue sotto al sole

Buffalo Bill

Il paese era molto giovane
i soldati a cavallo era la sua difesa.
Il verde brillante della prateria
ricordava in maniera lampante l'esistenza di Dio,
del Dio che progetta la frontiera
e costruisce la ferrovia.

A quel tempo io ero un ragazzo
che giocava a ramino e fischiava alle donne.
credulone e romantico
con due baffi da uomo.
Se avessi potuto scegliere tra la vita e la morte,
tra la vita e la morte avrei scelto l'America.

Tra bufalo e locomotiva
la differenza salta agli occhi.
La locomotiva ha la strada segnata
il bufalo può scartare di lato e cadere.
Questo decise la sorte del bufalo,
l'avvenire dei miei baffi e il mio mestiere.

E ora vi voglio dire
c'è chi uccide per rubare
e c'è chi uccide per amore.
Il cacciatore uccide sempre per giocare.
Io uccidevo per essere il migliore.

Mio padre guardiano di mucche,
mia madre una contadina,
io unico figlio biondo quasi come Gesù.
Avevo pochi anni
e vent'anni sembran pochi,
poi ti volti a guardarli e non li trovi più.

E mi ricordo infatti  un pomeriggio triste
io col mio amico Culo-di-Gomma famoso meccanico
sul ciglio di una strada a contemplare l'America,
diminuzione dei cavalli, aumento dell'ottimismo.
Mi presentarono i miei cinquant'anni
e un contratto col circo Pace-e-Bene a girare l'Europa.
E firmai col mio nome
e firmai e il mio nome era Buffalo Bill
 

Caterina

Poi arrivò il mattino
e col mattino un angelo
e quell'angelo eri tu.
Con due spalle da uccellino
in un vestito troppo piccolo
e con gli occhi ancora blu.

E la chitarra veramente la suonavi molto male
però quando cantavi
sembrava Carnevale.
E una bottiglia ci bastava
per un pomeriggio intero
a raccontarlo oggi non sembra neanche vero.

E la vita Caterina lo sai non è comoda per nessuno
quando vuoi gustare fino in fondo tutto il suo profumo.
Devi rischiare la notte il vino e la malinconia,
la solitudine e le valigie di un amore che vola via.

E cinquecento catenelle che si spezzano in un secondo,
non ti bastano per piangere le lacrime di tutto il mondo.
Chissà se in quei momenti ti ricordi della mia faccia
quando la notte scende e ti si gelano le braccia.

Ma se soltanto per un attimo
potessi averti accanto
forse non ti direi niente
ma ti guarderei soltanto.

Chissà se giochi ancora
con i riccioli sull'orecchio,
o se guardandomi negli occhi
mi troveresti un po' più vecchio.

E quanti mascalzoni hai conosciuto, e quanta gente,
e quante volte hai chiesto aiuto
ma non ti è servito a niente.
Caterina questa mia canzone la vorrei veder volare
sopra ai tetti di Firenze
per poterti conquistare.
 

Dolce signora che bruci

Dolce signora che bruci, per che cosa stai bruciando?
I gerani al tuo balcone si stanno consumando.
Dolce signora che bruci, qual è il tuo peccato originale?
Quanta acqua è passata sul tuo corpo di sale?
Il tuo album di foto sta andando alla deriva
E il tuo amante prezioso se n'è andato un'ora fa
Ma io posso capire la tua età.

Dolce signora che bruci, i soldati che aspettavi
Sono tutti alla tua porta che chiedono le chiavi.
Stanotte puoi trovare sul mio letto di velluto
Gli specchi che hai spezzato e i figli che hai perduto.
Il tuo album di foto sta andando alla deriva
E il tuo amante prezioso se n'è andato un'ora fa
Ma io posso capire la tua età.
Ma io posso capire la tua età.

Dolce signora che bruci, per che cosa stai bruciando?
I gerani al tuo balcone si stanno consumando.
 

Cercando un altro Egitto
 

Era mattino presto,  mi chiamano alla finestra
mi dicono Francesco ti vogliono ammazzare
io domando chi?, loro fanno cosa?,
insomma prendo tutto, e come San Giuseppe
mi trovo a rotolare per le scale, cercando un altro Egitto.

Di fuori tutto calmo, la strada era deserta
mi dico meno male, è tutto uno scherzetto
sollevo gli occhi al cielo e vedo sopra un tetto
mia madre inginocchiata in equilibrio su un camino
la strada adesso è piena di persone, mia madre è qui vicino

Un uomo proprio all'angolo, vestito da poeta
vende fotografie virate seppia,
ricordo della terra prima della caduta e al posto del posto
dove va il francobollo, c'è un buco per appenderlo dove dico io
intorno al collo

E adesso per la strada la gente come un fiume,
il terzo reparto celere controlla
non c'e nessun motivo di essere nervosi
mi dicono agitando i loro sfollagente
e io dico non può essere vero e loro dicono
non è più vero niente

Lontano più lontano degli occhi del tramonto
mi domando come mai non ci sono bambini
l'ufficiale uncinato che mi segue da tempo
mi indica col dito qualcosa da guardare
le grandi gelaterie di lampone che fumano lente e i bambini,
sono tutti a volare

Un amico d'infanzia, dopo questa canzone
mi ha detto "bellissima, un incubo riuscito"
ma dimmi, sogni spesso le cose che hai scritto
oppure le hai inventate solo per scandalizzarmi
amore, amico, naviga via devo ancora svegliarmi.
 

Compagni di viaggio
 

Avevano parlato a lungo di passione e spiritualità
e avevano toccato il fondo della loro provvisorietà
lei disse "sta arrivando il giorno chiudi la finestra
o il mattino ci scoprirà"
e lui sentì crollare il mondo
sentì che il tempo gli remava contro
schiacciò la testa sul cuscino
per non sentire il rumore di fondo della citta'

Una tempesta d'estate lascia sabbia e calore
e pezzi di conversazione nell'aria e ancora
voglia d'amore
lei chiese la parola d'ordine
il codice d'ingresso al suo dolore
lei disse non adesso ne abbiamo già discusso troppo spesso
aiutami piuttosto a far presto
il mio volo lo sai partirà tra poco più di due ore.

Sentì suonare il telefono nella stanza gelata
e si svegliò di colpo e capì di averla solo sognata
si domandò con chi fosse e pensò…
è acqua passata.
E smise di cercare risposte sentì che arrivava la tosse
si alzò per aprire le imposte ma fuori la notte sembrava appena iniziata.

Due buoni compagni di viaggio non dovrebbero lasciarsi mai
potranno scegliere imbarchi diversi saranno sempre due marinai
lei disse misteriosamente sarà sempre tardi per me quando ritornerai
e lui buttò un soldino nel mare lei lo guardò galleggiare
si dissero ciao per le scale e la luce dell'alba
da fuori sembrò evaporare

Due zingari

Ecco stasera mi piace così
con queste stelle appiccicate al cielo
la lama del coltello nascosta nello stivale
e il tuo sorriso trentadue perle
così disse il ragazzo nella mia vita non ho mai avuto fame
e non ricordo sete di acqua o di vino
ho sempre corso libero, felice come un cane.

Tra la campagna e la periferia e chissà da dove venivano i miei
dalla Sicilia o dall'Ungheria
avevano occhi veloci come il vento leggevano la musica
leggevano la musica nel firmamento

Rispose la ragazza ho tredici anni
trentadue perle nella notte
e se potessi ti sposerei per avere dei figli con le scarpe rotte
girerebbero questa ed altre città
questa ed altre città a costruire giostre e a vagabondare
ma adesso è tardi anche per chiacchierare.

E due zingari stavano appoggiati alla notte forse mano nella mano
e si tenevano negli occhi
aspettavano il sole del giorno dopo
senza guardare niente
sull'autostrada accanto al campo le macchine passano velocemente
e gli autotreni mangiano chilometri sicuramente vanno molto lontano
gli autisti si fermano e poi ripartono dicono c'è nebbia, bisogna andare piano
si lasciano dietro un sogno metropolitano.
 

I muscoli del capitano
 

Guarda i muscoli del capitano
tutti di plastica e dì metano
guardalo nella notte che viene
quanto sangue nelle vene
Il capitano non tiene mai paura
dritto sul cassero fuma la pipa
in questa alba fresca e scura
che rassomiglia un po' alla vita
Ma poi il capitano se vuole si leva l'ancora dai pantaloni
e la getta nelle onde
e chiama forte quando vuole qualcosa, qualcuno
c'e sempre uno che gli risponde

Ma capitano non te lo volevo dire
ma c'e in mezzo al mare una donna bianca
così enorme nella luce delle stelle così bella
che di guardarla uno non si stanca

Questa nave fà duemila nodi
in mezzo ai ghiacci tropicali
ed ha un motore di un milione di cavalli
che al posto degli zoccoli hanno le ali
La nave è fulmine, torpedine, miccia scintillante bellezza,
fosforo e fantasia, molecole d'acciaio, pistone, rabbia, guerra lampo poesia

In questa notte elettrica e veloce
in questa croce di novecento
il futuro è una palla di cannone accesa
e noi lo stiamo quasi raggiungendo

Il capitano dice al mozzo di bordo
signor mozzo io non vedo niente
c'e solo un po' di nebbia che annuncia il sole
andiamo avanti tranquillamente

Ed infine un articolo col resoconto del concerto di Torino tenuto oggi il giorno del suo compleanno da Francesco:
 

De Gregori 50 anni senza nostalgia
 
 

di Raffaella Silipo

TORINO L’uomo che cammina sui pezzi di vetro rilancia e gioca pesante. «Tu non credere se qualcuno ti dirà che non son più lo stesso... sempre e per sempre dalla stessa parte mi troverai» suona il suo ultimo singolo e Francesco De Gregori cura che anche l’aspetto sia coerente alla sostanza: magro, barba e capelli appena ingrigiti, cappello chiaro, giacca e jeans scuri, è proprio quello di sempre, che regala alla platea trepidante del Colosseo emozioni scarne e profondissime, fitti ricordi, ma nessuna concessione alla nostalgia.

Il tono della serata è, come stupirsi, intenso e asciutto. Minima la scenografia: divano bianco, tavolino, abat jour e caraffa d'acqua. Poche le parole che il cantautore rivolge alla platea, solo qualche «grazie» in risposta a interminabili applausi: mancava dal 1997 dalle scene e i fedeli erano in evidente crisi di astinenza.

Il «principe» si scioglie quando il pubblico gli urla «buon compleanno» (proprio ieri a Torino ha compiuto 50 anni): «Peccato, non vi posso invitare tutti a cena, ma grazie lo stesso». Durante lo spettacolo, poi, abbandonerà l’austera compostezza del filosofo per gigioneggiare con movenze buffe e caricaturali, quasi da marionetta, prendendosi in giro nel cantare «Povero me». Ci sono sempre navi e aerei e strade nelle canzoni di De Gregori, viaggi dell’anima e delle scarpe: il «Titanic» che procede contro l’iceberg nei «Muscoli del capitano» e i piloti di guerra di «Spad VII S2489», i barbari armati di machete ne «L'aggettivo mitico», feroce analisi dell'Italia contemporanea, fino al pellegrinaggio sentimentale di «Cartello alla porta».

D’altronde «la terra è una parentesi tra una partenza e l’altra» e in questo viaggio musicale la band che accompagna De Gregori è di prim'ordine: Alessandro Svampa (batteria), Greg Cohen (basso), Paolo Giovenchi e Guido Guglielminetti (chitarra), Marco Rosini (mandolino), Toto Torquati (organo Hammond) e Alessandro Arianti (tastiere). Nella scelta dei brani, ieri e oggi si ricorrono e si completano, qualcosa rimane tra le pagine chiare e le pagine scure, come in un incontro tra vecchi amici dove la conversazione mescola ultime novità e ricordi comuni.

Un passaggio simboleggiato dal cambio di chitarra, quella acustica e quella elettrica, che si
prestano però a curiosi rimaneggiamenti, come l’antica «La casa di Hilde» trasformata in un pezzo rock: c’è spazio per «Battere e levare», defilata perla di un repertorio sterminato, ma anche - subito dopo - per «Rimmel» e «Generale», con l’accompagnamento della sola chitarra e armonica a bocca e un sapore lievemente country.

Tre generazioni siedono emozionate in platea, dai cinquantenni che hanno fatto tanta strada
assieme al cantautore fino ai ragazzini che vedono in lui il simbolo di una maturità possibile. Tutti combattuti tra il silenzio commosso e il desiderio di cantare in coro i ritornelli più amati, cosa che De Gregori detesta. Ma nessuno si trattiene con «Canzone per l'estate», scritta con De Andrè nel 1974, già riconosciuta al primo accordo e accompagnata con grande partecipazione del coro: «Perché non riesci più a volare».

I brani filano via uno dopo l’altro, incalzanti: «Bambini venite parvulos», «Sangue su sangue» e «Amore nel pomeriggio». E poi tocca alle note struggenti del «Cuoco di Salò» e a una trascinante «Buonanotte fiorellino». Dopo i due bis, previsti anche se invocati a lungo, De Gregori se ne va.
Ma la platea non ci sta, continua a chiamarlo, a ritmare «tanti auguri a te» e «Francesco,
Francesco» finché l’uomo cede e torna sul palco, da solo: «Cosa volete che vi canti?» E’ come aprire un immenso vaso di richieste, ricordi, sentimenti. Sceglie lui, «Pezzi di vetro». E la fine del discorso, la conosci già.
 
 


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