a cura di Michele Murino

Un grazie di cuore da parte mia a nome di Maggie's Farm al grande Edoardo De Angelis per averci concesso questa lunga intervista in cui parliamo del suo ultimo splendido album, "Le Allodole di Shakespeare", del Folkstudio, dei cantautori, di Bob Dylan e di molto altro ancora...
Michele Murino
 

EDOARDO DE ANGELIS - Biografia ufficiale
Storico punto di riferimento per i cantautori della "scuola romana", De Angelis ha contribuito, dal Folkstudio degli anni '70 ad oggi, allo sviluppo e all'immagine della canzone d'autore italiana. Ha realizzato quattro album con la Schola Cantorum e successivamente quattordici da solo. Nella sua Antologia d'autore, ha ospitato, tra gli altri, Dalla, Venditti, Ron, Branduardi, Endrigo, Minghi, Barbarossa, Paola Turci, Tosca, Castelnuovo, Francesco Di Giacomo. In qualità di esperto di musica italiana e canzone d'autore è stato più volte chiamato a tenere rubriche giornalistiche specializzate (ricordiamo "Scuola di cantautore" su Ciao 2001); è stato titolare di una serie sulla storia della canzone d'autore (Radiouno) e di vari interventi e interviste a riguardo. Ha gestito uno spazio dedicato alla musica italiana in "Music Mag" , settimanale musicale della TV svizzera. Ha pubblicato un libro," Scrivere canzoni', più volte ristampato, destinato ai giovani che vogliono avvicinarsi al mondo della musica. E' stato produttore artistico dei primi dischi di Francesco De Gregori. E' stato ideatore negli anni '90 di "Cantare in Italiano" , etichetta discografica associata alla BMG RICORDI, aperta ai nuovi talenti della canzone d'autore. E' direttore artistico di "Teatro del Sole" , società che si occupa di editoria, produzione e servizi per musica e spettacolo, con particolare riguardo a produzioni televisive, organizzazione di eventi (Canzoni di Confine, Cinque Terre Art Festival), comunicazione integrata. Negli ultimi anni è stato protagonista di una lunga serie di incontri con i ragazzi delle scuole medie superiori e delle università, con la sua iniziativa "Parola di cantautore" , tesa a verificare la qualità del rapporto tra i giovani e
la musica italiana. Ha partecipato a NET - Neverending Tour , corso-spettacolo sulle nuove tecnologie della comunicazione, ospitato dalle scuole medie superiori in numerose città italiane. E' presidente di "Via del Campo", Associazione Culturale con la finalità di identificare, aiutare e promuovere nuovi artisti italiani. E' presidente della Associazione ScuolaxScuola, che organizza eventi di aggiornamento culturale negli istituti scolastici. Nel 2004 è stato protagonista, con il Gruppo Polifonico Del Balzo e Giorgio Albertazzi, di una edizione de "La buona novella" di De Andrè allestita dal Teatro Biondo di Palermo.
E' direttore artistico di "D'Autore", etichetta discografica dedicata alla canzone ed alla musica d 'arte con la quale ha pubblicato l'album di inediti "Il coraggio delle parole", la raccolta "Antologia d'Autore /2" e, oggi, il nuovo "Le allodole di Shakespeare". (www.edoardodeangelis.it)

L'intervista



Maggie's Farm: Parliamo del tuo nuovo album, "Le allodole di Shakespeare"... Perchè questo titolo?

Edoardo De Angelis: Il titolo è ispirato, come si intuisce facilmente, a "Romeo e Giulietta". Perchè proprio quella frase? Perchè il canto delle allodole è quello che in qualche modo distingue il giorno dalla notte, quello che segna il passaggio tra la notte e il giorno. Nel caso di Shakespeare è un momento triste, il momento drammatico che segna il saluto dei due innamorati che si lasciano... Nel mio caso, invece, mi limito a segnalare l'alba di un nuovo giorno. Quindi nel mio caso l'atmosfera è decisamente più sorridente...

E' un album che contiene anche alcuni tuoi classici...

Sì, ci sono tre canzoni del passato, "Una storia americana", "La stella di Davide" e "Waterloo", riarrangiate in questa chiave "super-acustica", solo con le chitarre, mentre le restanti nove canzoni sono assolutamente inedite.

A proposito di chitarre... Possiamo dire che questo nuovo disco rappresenti il trionfo delle chitarre... Fin dalla copertina...

Decisamente sì. Era da molto tempo che volevo togliermi questa soddisfazione di fare un disco con molto "acustico", con molte chitarre. Avevo già provato a fare qualcosa del genere qualche anno fa con l'ultimo album che avevo realizzato con la BMG, "Parole nel cuore". Avevo affidato la direzione dei lavori a un chitarrista, nella speranza di avere un disco di questo tipo... Invece avevo trovato un chitarrista che voleva sperimentare nella programmazione e nelle tastiere, quindi ho dovuto discutere per tutta la durata del disco. Stavolta sono andato sul sicuro perchè ho fatto suonare tutto a Fabrizio Guarino, che già da anni suona con me ed arrangia i miei lavori. Gli ho dato libertà assoluta, dopo aver avuto questa idea di fare tutto con le chitarre. Una scelta che lo ha entusiasmato... Allora abbiamo iniziato a studiare come si potevano fare le percussioni, come si potevano in qualche modo emulare le spazzole della batteria. Abbiamo preso vecchie corde di chitarra, le abbiamo tagliate a mazzetti e le abbiamo usate facendole strisciare sulle corde, utilizzando le casse delle chitarre acustiche... L'unica "escursione" al di fuori delle chitarre è stato l'utilizzo di un mandolino, che però possiamo considerare un "cugino" della chitarra...

I brani di questo nuovo disco, ancor più rispetto al passato, hanno a mio avviso dei testi particolarmente poetici ed evocativi... Il mio preferito è forse quello di "Un dolore più gentile", soprattutto nel verso che recita "...felicità è dolore non sono mai così distanti... è una strada che taglia i campi, metà discesa metà salita..."

E' anche il mio testo preferito... Le mie canzoni non nascono mai per indurre qualcosa... Nascono perchè sono figlie di qualcosa, nascono per descrivere dei sentimenti esistenti, non tanto per indurne. Sicuramente "Un dolore più gentile" è una canzone che nasce in equilibrio su questo confine così immobile, il confine invisibile che c'è tra il dolore e la felicità.

Un brano in cui canti che "...la pace dobbiamo imparare ad impararla..."

Sono convinto di questo... La pace intesa nel senso più ampio, intesa come serenità, tranquillità, equilibrio, pace nel rapporto tra due persone, pace con noi stessi... E' una virtù che bisogna imparare, non bisogna affidarla esclusivamente ai fattori esterni della fortuna, della felicità, della soddisfazione... Perchè la vita non è questo... La vita è un alternarsi continuo e spesso un convivere di sentimenti diversi, contrastanti, come dice la canzone... "Una strada che taglia i campi, metà discesa metà salita..."

A questo proposito, in relazione ai tuoi testi, è stato fatto notare come essi siano spesso velati di malinconia... Qualcuno ha parlato però di "malinconia positiva"... Ti riconosci in questa definizione?

Assolutamente sì. Ora non vorrei fare un'indagine psicologica ma probabilmente la vita di tutti noi è segnata in qualche modo dalle tracce degli eventi che si stratificano nella nostra memoria. Probabilmente non sono stato un ragazzo felicissimo, pieno di soddisfazioni... Ho dovuto imparare a convivere con la scomparsa di mio padre in giovane età. Ho dovuto affrontare delle situazioni che mi hanno messo molto presto di fronte alle realtà della vita. Questa cosa un po' è rimasta, ma è servita anche a trasformare i dolori e le esperienze negative in vita...

E' stata rilevata una maggiore attenzione ai sentimenti, piuttosto che all'impegno sociale, in questo disco...

E' vero fino ad un certo punto. Ci sono sempre stati due filoni nelle mie canzoni, uno più sentimentale e uno più legato alla storia, alla cronaca, all'impegno, ai pensieri, alle ragioni. Probabilmente nella prima fase della mia carriera, forse anche per motivi legati all'età o alle ideologie del momento, era più forte un senso di impegno sociale. Un impegno che però esiste immutato anche adesso ma che forse, a seconda dei momenti, si manifesta in maniera più discreta. Ma in fondo anche in questo nuovo album ci sono, accanto alle tante canzoni sentimentali, canzoni come "Nostra Signora del golpe", canzoni contro la guerra come "La stella di Davide" o come "Waterloo", o ancora canzoni critiche nei confronti di un certo tipo di società, come "Una storia americana", che sono pienamente mie anche in questo momento.
E' vero però che sto scrivendo un maggior numero di canzoni d'amore rispetto al passato.

A proposito di "Una storia americana", notavo come il testo di questa canzone diventi sempre più attuale con il passare del tempo... Forse lo è oggi più di ieri...

E' vero... Conto di recuperare anche altre canzoni del passato che magari sono rimaste più in ombra ma che sono ancora attuali e valide.
Certo non è stato questo il caso di "Una storia americana" che ai tempi della sua pubblicazione era stato un pezzo di un discreto successo, soprattutto radiofonico... Era stata una hit delle radio, quando per essere "passati" in radio non si dovevano pagare milioni, quando era tutto più spontaneo...
E' stato il caso invece di un brano come "La stella di Davide", che era rimasto un po' in ombra, e che ritengo essere una delle canzoni poeticamente più riuscite del mio repertorio...

Qualcuno ha voluto leggere questo brano in chiave filo-israeliana...

In realtà non è così... Non mi interessa il discorso politico in questo senso, nè vi sono rimandi politici in quel testo... Mi interessava piuttosto esporre come la violenza e la prepotenza non sempre hanno la meglio, per fortuna...

A proposito di "Waterloo" hai parlato di "ricerca della verità"...

E' vero... Ora non vorrei fare un discorso con eccessive pretese però a mio avviso i libri di storia, a seconda di chi li scrive, danno delle interpretazioni dei fatti storici un po' diverse dalla realtà. A me piace invece - come nel caso de "La stella di Davide" o di "Waterloo" - immaginare la storia in maniera più semplice, più quotidiana. Cercare di indovinare i sentimenti delle persone, i loro pensieri, pensare alla loro intelligenza, ai loro ragionamenti. La figura di questo Napoleone che esce sconfitto ma che è alla fine della sua carriera di Imperatore, io lo vedo mentre è lì a considerare il sangue versato, gli uomini perduti... Gli vedo fare una riflessione più di questo tipo, piuttosto che sulla sconfitta del giorno. Credo che il Napoleone raffigurato in questa canzone alla fine ragioni sulla sconfitta di tutti, sulla fine di un'epoca, su un periodo storico che muore... Alla fine risulta un personaggio più profondo del Wellington che inneggia alla vittoria... Io non sono mai stato, nel pensiero, un "napoleonico" come non sono mai stato un filo-imperialista, però mi piace pensare ad una saggezza, ad una considerazione superiore al quotidiano che può venir fuori in questi grandi personaggi...

Un altro brano che mi ha particolarmente colpito è "L'orso e la stella", che mi è sembrato quasi una sorta di leggenda pellerossa...

In realtà è una canzone che ha un'ispirazione puramente autobiografica. Un po' per il mio carattere sono sempre stato da molti affettuosamente considerato un "orso"...Quindi è nata la storia di un orso che si innamora di una stella guardando verso il cielo e pensando che sia una cosa irraggiungibile, per lui orso. Invece la stella ricambia il suo amore e nasce questa storia sospesa tra il cielo e la terra...

Abbiamo letto critiche molto positive su questo tuo nuovo lavoro...

E' vero. Hanno scritto e detto quasi tutti che si tratta del mio lavoro migliore. Sicuramente è il mio lavoro più immediato, nel senso che - evitando discografia ufficiale, industria, produttori, arrangiatori e tutto il resto ed essendo suonato da un'unica persona che lavora con me da dieci anni - evidentemente è un disco molto più immediatamente vicino alla mia anima e ai miei pensieri.

Ci vuole coraggio a realizzare un disco come "Le allodole di Shakespeare", oggi... Mi sembra la dimostrazione che non tieni particolarmente ad accattivarti un certo tipo di "mercato"...

Non l'ho mai fatto. Devo dire - sinceramente - non per un rifiuto del mercato da parte mia o per una sorta di snobismo da cantautore, quanto perchè io so fare questo. Se anche mi mettessi a fare delle canzoni di tipo commerciale o delle canzoni in contrasto con le mie, canzoni che cerchino di indurre i sentimenti degli altri o di copiarli, non ne sarei capace. Farei delle canzoni peggiori delle peggiori che ci sono in giro, quindi penso che ognuno debba fare il suo. Intendo dire che - senza voler fare paragoni tra personaggi di diverse grandezze e settori - ritengo che sia giusto che Mogol faccia Mogol e che i cantautori facciano la loro parte... L'importante sarebbe, a mio avviso, avere una coerenza nel proprio cammino. Io sinceramente penso di averla avuta e di averla.

Tra l'altro hai dichiarato tempo fa che ormai non esiste più un mercato...

E' così. La conferma è data dal fatto che, quando ho iniziato a scrivere canzoni, se ricevevi un disco d'oro significava che avevi venduto almeno centomila copie. Oggi invece basta venderne diecimila per riceverlo.

Hai spesso sottolineato che per te cantare, scrivere o suonare non è tanto un lavoro quanto un'esigenza che nasce dal sentimento... Con il passare degli anni è sempre così...?

Assolutamente sì. Tanto è vero che nei periodi in cui non avevo ispirazione o spinta per scrivere canzoni mi sono guardato bene dal farlo e ho incominciato a "dipingere". Avevo la necessità di esprimere qualcosa e ho cominciato a farlo con una sorta di pittura materialista che attualmente ho sospeso perchè ho ricominciato a scrivere... La mia è evidentemente un'esigenza di raccontare comunque qualcosa...

Hanno un'influenza nei testi che scrivi le tue letture?

E' un fatto abbastanza inevitabile. Si è sempre influenzati dalla propria formazione o dal proprio ambiente. Certo non lo faccio consciamente, o per meglio dire razionalmente. E' poco quello che faccio razionalmente quando scrivo un testo. Il lavoro è per la maggior parte frutto di inventiva e di ispirazione. Tanto è vero che, come dicevo prima, quando non sono colpito da una sintesi ragguardevole delle cose che penso e che voglio esprimere, mi astengo completamente dal farlo. Ho imparato anche che, se ad una canzone di mille parole ne manca una, non è corretto prendere un "tappo" qualsiasi e metterlo in quel "buco" di una parola. Preferisco aspettare che la sintesi sia completa. Sto scrivendo da vent'anni una canzone su Galileo, un personaggio che mi affascina moltissimo, e mi guardo bene dal forzarmi a chiuderla. Probabilmente la chiuderò quando mi verranno le parole giuste o forse non la chiuderò. Sicuramente non la chiuderò per forza.

E' un po' la differenza sostanziale che c'è tra una canzone d'autore e una canzone commerciale...

Non è mai accaduto che scrivessi canzoni cercando a tavolino il riscontro del pubblico e se avessi provato sicuramente non mi sarebbe riuscito, perchè è un mestiere quello di scrivere canzonette, un mestiere di tutto rispetto che però non è il mio. Io racconto le mie cose... Posso cercare di raccontare le cose degli altri a mio modo ma non sono mai cose inventate... Sono sempre canzoni, sintesi, che vengon fuori da esperienze, da pensieri, da cose viste o vissute.

Come ricordi il periodo del "Folkstudio" di Roma?

L'ho frequentato per moltissimi anni. Ho collaborato per anni all'organizzazione. All'inizio degli anni '70 ero responsabile del "Folkstudio Giovani", che era un evento domenicale che si protraeva dalle tre fino a ora di cena. Un evento in cui praticamente chiunque volesse provare a salire sul palco del Folkstudio poteva farlo e veniva giudicato. Veniva così ammesso o non ammesso alla parte serale che era quella con l'accesso del pubblico, con un giudizio quindi pubblico, oltre che critico. Il Folkstudio era un locale molto particolare, un locale di tendenza per un certo tipo di musica. Era un locale dove si suonavano soprattutto jazz e musica popolare perchè i due gestori erano Harold Bradley e Giancarlo Cesaroni. Bradley è un americano nero, cantante di blues, oltre che pittore, mentre Cesaroni era un chimico italiano amante della musica popolare. Dunque al Folkstudio potevi incontrare il martedì Jerry Mulligan e il mercoledì Matteo Salvatore, o Caterina Bueno accompagnata alla chitarra da De Gregori.

Chi erano "I giovani del folk"?

Non si trattava di un gruppo "fisso". Erano giovani cantanti che venivano al Folkstudio e provavano a suonare. Personaggi come Francesco De Gregori, Giorgio Lo Cascio, più tardi Mimmo Locasciulli o Rino Gaetano.
Ricordo tra l'altro che Rino era un po' emarginato... Non era molto considerato... Il suo "non sense" non era forse colto o forse ci si aspettava canzoni di maggior impegno.
Era una cosa importante questa dell'impegno, a quei tempi. Ricordo che in una delle mie prime esibizioni al Folkstudio, cantando "Lella" - una canzone in romanesco che ebbe un notevole successo popolare - ebbi un grande applauso e Bassignano, che era tra il pubblico, si alzò dicendo: "Che cazzo applaudite? Questa non è una canzone abbastanza politica!". Allora c'era anche questa cosa per cui le canzoni erano più o meno considerate a seconda della loro valenza politica.

E' vera la storia che anche Bob Dylan cantò al Folkstudio?

Sì è vera. Credo fosse il 1963 o il '64... Quarant'anni fa... tutta un'altra epoca...

A proposito di "Lella", si tratta di un brano firmato con Stelio con il quale formavi un duo...

Sì. Stelio era un mio compagno di scuola delle medie con il quale cominciai a suonare la chitarra e con il quale ho scritto le mie prime canzoni, con il nome di "Edoardo e Stelio". Nel nostro primo album c'era la prima versione di "Lella". Parliamo del 1971, quando partecipammo al "Cantagiro". Praticamente dalla scuola (a cavallo tra il Liceo ed il primo anno di Università) venni proiettato sul palco del "Cantagiro", insieme a Stelio, con un'orchestra di sessanta elementi che accompagnavano le mie canzoni e prima di me cantavano Morandi, Dalla, Ron, i New Trolls e altri, e dopo di me artisti come Donovan, Aretha Franklin, e una giovanissima Mia Martini.

La tragica storia di "Lella" era ispirata ad un fatto vero?

No, è una storia di pura fantasia, anche se può sembrare un brano ispirato da un fatto di cronaca. E' un brano da cantastorie che nacque per l'ispirazione di un momento, non so bene nemmeno io come venne fuori... Era un fatto completamente inventato... A volte l'ispirazione ti porta a scrivere delle cose di cui diventi consapevole solo una volta che sono scritte...
Tra l'altro il successo di quella canzone fu per me una sorpresa, una cosa assolutamente casuale, anche se nel corso degli anni mi è capitato di constatare come sia diventata popolare.
Mi è capitato una notte in treno di sentirla cantare da un gruppo di scout dello scompartimento accanto e di intervenire (senza dire chi fossi) per correggere un accordo che non era quello giusto. Mi è capitato di essere fermato dalla stradale il giorno dopo un concerto mentre raggiungevo un'altra meta e, mentre pensavo che stessero per farmi una multa, il poliziotto mi chiede: "L'abbiamo sentita ieri al concerto... Potrebbe insegnarmi gli accordi di "Lella"?...

Quando hai iniziato, c'era qualcuno a cui ti ispiravi?

Un modello di riferimento in particolare direi di no... Sicuramente ero affascinato, e quindi anche influenzato, da una serie di personaggi che potevano essere, per quanto riguarda la cultura di lingua francese, Brel e Brassens... Per quella inglese da Dylan, Simon e successivamente James Taylor... E per quanto riguarda invece la nostra canzone d'autore da tutti... I miei preferiti erano sicuramente De Andrè, Endrigo e Tenco ma ascoltavo, compravo, divoravo anche Paoli, in parte anche Lauzi...

Come vedi la situazione cantautorale italiana oggi? Molti cantautori storici hanno preso strade spesso molto differenti rispetto agli inizi... Tu sei rimasto più coerente rispetto agli anni '70...

Sono cambiati molto i tempi. Io ho cominciato a lavorare in un periodo in cui l'ideologia, l'impegno, la storia di quei giorni, si mischiavano alla canzone popolare, all'eredità del Canzoniere, a personaggi come Ivan Della Mea, Paolo Ciarchi, poi Giovanna Marini, e quindi il mio carattere è questo... Sono rimasto fedele a questo discorso iniziale e non ho mai provato a cambiare. Quando ho avuto più riscontro, più successo, come con "Lella" o con "Una storia americana", non era mai perchè queste canzoni nascevano per cercare un consenso. E' chiaro che se il consenso arriva mi fa piacere, perchè le canzoni non le scrivo per me, le scrivo comunque per gli altri, ma non solo per gli altri. Sono canzoni particolari che so bene che non possono trovare un riscontro in un pubblico vastissimo, perchè la maggioranza del pubblico si riconosce in altre cose. Poi probabilmente non sono un grande comunicatore, come può esserlo ad esempio Vasco Rossi o come può esserlo Springsteen, questo è evidente. Però quando tu mi parli di "Un dolore più gentile" sono comunque un comunicatore che ha toccato il tuo cuore, i tuoi sentimenti. Come quando ad esempio a Napoli, durante la presentazione del mio disco alla Fnac, una signora mi ha chiesto alla fine se potevo ricantare "Un dolore più gentile"... Questo per me è importante... Scrivere qualcosa nella quale io ho creduto e credo e che viene riconosciuta da altri.
Per quanto riguarda i cantautori storici, De andrè lo toglierei dal numero o dal confronto con altri. La storia di De Andrè è la storia di un personaggio, prima ancora che di un artista, molto particolare, di un uomo con una profonda consapevolezza, un grande ricercatore... Insomma non è un uomo che possa essere messo al confronto con altri, a mio avviso. Quanto agli altri, ognuno ha preso la propria strada. Dal mio punto di vista sono più critico verso alcuni cambiamenti e meno critico, più  indulgente, verso altri... Poi, alla fine, il problema è che negli anni del mio lavoro ho conosciuto tutti e ho lavorato con molti e quindi non riesco mai a disgiungere il giudizio sull'artista da quello che inevitabilmente si ha sull'uomo. E' un po' complicato per me fare delle graduatorie. Ci sono dei personaggi che, pure se non mi sono vicini, riconosco grandi per la loro coerenza, anche nei diversi momenti, nei diversi generi, come Battiato, come Fossati, e ci sono personaggi nei quali a mio avviso la coerenza è un po mancata, come Dalla o Venditti...

A proposito di Fabrizio De Andrè, nel 2004 sei stato interprete con il Gruppo Polifonico Del Balzo e Giorgio Albertazzi di una edizione de “La buona novella”, al Teatro Biondo di Palermo. Come ricordi questa esperienza? Si ripeterà?

E' stata un'esperienza importante per me, un'esperienza molto emozionante, fare il solista di alcuni brani de "La buona novella" con questo coro di quaranta voci, in un bellissimo teatro di Palermo... E' stata una bella esperienza... Una cosa che spero si possa ripetere in futuro.

Con De Andrè hai anche lavorato...

Sì, ho avuto Fabrizio ospite nel brano di un artista per un disco prodotto da me. Si trattava di un disco di Max Manfredi e la canzone era "La fiera della Maddalena". Abbiamo condiviso oltre una settimana in sala di registrazione. Quella per me è stata davvero un'esperienza molto significativa, perchè oltre all'aspetto lavorativo abbiamo condiviso anche tutto il resto... E vivere quasi dieci giorni a contatto con Fabrizio è stata per me una cosa bellissima. Fabrizio è stato un grandissimo ricercatore, un innamorato della parola... Chi ha lavorato con lui ha ricevuto molto, anche e soprattutto dal punto di vista umano...

Hai collaborato anche con un altro grande cantautore italiano, Francesco De Gregori... Hai prodotto anche i suoi primi lavori...

Sì, ho prodotto "Alice non lo sa" e "Francesco De Gregori" (l'album noto come "la pecora", dal disegno in copertina).

A proposito dell'album "Alice non lo sa" si è parlato di una tua "coraggiosa" produzione... Confermi?

Sì, perchè Francesco allora aveva già sicuramente dentro di sè i semi di quello che sarebbe poi diventato ma per gli altri non era ancora "qualcuno". Veniva da un'esperienza discografica, la sua prima, condivisa con Antonello Venditti... L'album si chiamava "Theorius Campus"... Francesco ne era uscito un po' a pezzi perchè, ad esempio, i giornalisti ne parlavano come di un album di Venditti diviso in società con il chitarrista Francesco De Gregori... Ricordo che Francesco non prese bene la cosa...

Questa cosa mi sorprende... Personalmente preferisco nettamente i pezzi di De Gregori per quanto riguarda quel disco...

Anche io. Tanto è vero che poi decisi di "prenderlo per mano"... Il "coraggio" di cui parlavi prima si riferisce al fatto che quel primo disco che produssi per lui, "Alice non lo sa", è nato di nascosto, segretamente... Mi sono preso la responsabilità di portare in sala di incisione Francesco e di registrare il disco senza che nessuno sapesse nulla...

Un album in cui hai co-firmato con De Gregori anche la celebre "La casa di  hilde"... Hai scritto anche altri brani con Francesco?...

Sì, ne abbiamo scritti molti insieme. All'inizio della nostra collaborazione avevamo un accordo - che però non riguarda "La casa di Hilde" - per cui, a prescindere da chi scrivesse più o chi scrivesse meno, le cose che scrivevamo "in società" erano comunque firmate da tutti e due. Per cui ci sono delle cose firmate da tutti e due che ha scritto quasi lui da solo e delle cose firmate da tutti e due che invece ho scritto praticamente solo io. Abbiamo scritto delle canzoni per Marisa Sannia, per i Capitolo 6, abbiamo scritto un album intero per Lucio Dalla che poi non è stato pubblicato. Abbiamo scritto diverse canzoni anche per Amedeo Minghi...

"La casa di Hilde" sembra raccontare un storia realmente accaduta...

E' così. "La casa di Hilde" racconta una storia vera, una storia di cui sono stato protagonista... E' riferita ad una gita in montagna insieme a mio padre... Avevo circa cinque o sei anni... Tutta questa storia un po' mitica era in realtà una storia assolutamente vera... Ci sono nel testo delle piccole licenze poetiche, ma minime... Ad esempio "i diamanti" erano accendini di contrabbando o preziosi d'argento con degli intarsi... Ma tutto il resto è vero... Hilde, la cetra, la luna, il doganiere...

Oltre alla tua attività di cantautore e produttore hai anche avuto un'attività giornalistica e di scrittore... Puoi parlarcene...?

Ho tenuto per molti anni una rubrica sulla rivista "Ciao 2001". Ho fatto per anni (e ancora ne faccio quando capita) una serie di incontri nelle scuole medie superiori allo scopo di confrontare il rapporto tra la canzone d'autore ed i ragazzi. Sai, i discografici sostengono che i giovani ascoltino solo i dischi da hit parade, invece andando nelle scuole abbiamo scoperto realtà diverse. Ho scritto anche un libro, "Scrivere Canzoni" che era una sorta di estensione della rubrica prima citata.

In conclusione la domanda d'obbligo, visto il mentore del nostro sito... Qual è il tuo giudizio su Bob Dylan?

Dylan è un personaggio che non può non lasciare il segno. Non credo di avere tutti i suoi album, anche perchè sfido chiunque ad avere tutti gli ottocento dischi che ha pubblicato, ma ne ho tanti. Da un certo punto in poi è stato un riferimento preciso. Personalmente lo metto in cima alla mia classifica accanto a Paul Simon e sopra tutti gli altri che per me sono stati importanti, da Cohen fino a James Taylor (in un altro senso, più affettuoso e di minore impegno, per quanto riguarda quest'ultimo).

Qual è il Dylan che preferisci?

Sono molto legato al Dylan che conosco meglio, che è quello degli anni di "Hurricane"... Mi piace molto anche quello di "Infidels". Il suo brano che forse amo di più è "Jokerman"...

A proposito della "annosa" questione se sia possibile fare poesia in canzone, una volta De Andrè disse che solo Bob Dylan c'era riuscito... Qual è il tuo parere sull'argomento?

Tra poesia e canzone la differenza c'è. La poesia è una pura sintesi, dal mio punto di vista almeno, parlo della poesia che io amo... La canzone ha altre armi... Poi dipende dalla canzone... Ci sono canzoni che "vanno a braccetto" con la poesia... Altre no. Dylan sicuramente è un poeta, ha inventato un linguaggio, su questo non ci sono dubbi. Ma secondo me lo stesso vale per De Andrè. Soprattutto per il De Andrè ultimo, quello più maturo, quello di "Anime Salve", di "Ho visto Nina volare", ad esempio...

Dunque non ti stupirebbe se prima o poi dessero davvero il premio Nobel per la letteratura a Dylan?

Sarebbe un colpo determinante per la destra, se oltre a Fo dessero il nobel anche a Dylan!


a cura di Michele Murino

(grazie a Franco Fosca e alla Maggie's Farm Crew)

- le foto di questa pagina sono di Mariacristina Di Giuseppe

- le foto tratte dal "Maggie's Farm Folk Fest" sono di Elio Gallotti


Edoardo De Angelis al Maggie's Farm Folk Fest

Edoardo De Angelis con Michele Murino, Franco Fosca e Benedicta Froelich al Maggie's Farm Folk Fest - Roma 22 maggio 2005


L'album

La presentazione di Edoardo De Angelis dell'album "Le Allodole di Shakespeare", tratta dalla cartella stampa del disco, con il commento dell'autore canzone per canzone:

Edoardo De Angelis - Le allodole di Shakespeare

Le allodole di Shakespeare - lieve, sognante, poetica: è forse la canzone d'amore semplice e ispirata che avrei voluto scrivere da sempre.
L'orso e la stella - piena di buoni sentimenti, insegna a credere nelle favole.
Una storia americana - insegna a non credere nelle favole, ma a tenere sempre d'occhio chi ci racconta la storia.
Vento - di tanto in tanto arriva, ci increspa la vita... ma come potremmo essere felici, se non conoscessimo il dolore ?
Prendi le ali - il ritmo della vita non è sempre lo stesso. Finchè siamo figli, madre e padre sono la diga che ci protegge. Dopo, siamo noi la diga contro il tempo.
Un dolore più gentile - quando la stanza è completamente buia... solo allora si può distinguere l'ingresso del piccolo raggio di sole che stavamo aspettando.
Nostra Signora del golpe - orazione laica, piccola preghiera politica: anche nei tempi più miserevoli, non dobbiamo abbandonare la speranza...
La stella di Davide - ...e non dobbiamo credere nel diritto offerto dalla prepotenza, ma in quello confermato dalla giustizia e dalla pace...
Waterloo - ...altrimenti non capiremo mai chi ha vinto e chi ha perduto. Ma in guerra, si sa, perdono sempre tutti i giocatori.
Terraferma - l'uomo è solo, a piedi nudi nel mondo, gli occhi rivolti al cielo, sempre alla ricerca di una stella che gli illumini il cammino.
Senza saluti - seguiamo gli amici che partono: per pochi minuti con gli occhi, per tutto il tempo che rimane con i pensieri del cuore.
Song for Vale - come dice Benigni "nell'amor le parole non contano / conta la musica".

Queste le dodici canzoni che compongono l'album. Mai lavoro è stato più divertente: gli arrangiamenti sono stati realizzati da Fabrizio Guarino, (che ne è anche l'unico sorprendente esecutore), esclusivamente con chitarre (o parti di chitarre) di ogni genere e tipo. Una continua invenzione di sonorità e di modi per la quale si è poi rivelata determinante la professionalità di Paolo Lovat, navigatore del suono e timoniere dello studio Stile Libero di Pastrengo: un incontro a lungo atteso, e davvero fortunato. Il risultato? Una scommessa, certo, ma coerente con il mio antico desiderio di essenzialità, finalmente soddisfatto: poche cose calde nel motore, attorno al cuore che batte.

Edoardo De Angelis


 
EDOARDO DE ANGELIS - DISCOGRAFIA

IL TUO CUORE E' CASA MIA - 1976 RCA ITALIANA

PICCOLA STORIA DI LIBERTA' - 1978 POLYGRAM

EDOARDO DE ANGELIS - 1979 POLYGRAM

ANCHE MEGLIO DI GARIBALDI - 1981 DURIUM

CANTARE IN ITALIANO - 1982 FONIT CETRA

MIA MADRE PARLA A RAFFICA - 1984 SPAGHETTI RICORDI

CAMMINA CAMMINA - 1985 VIRGIN

GARA DI SOGNI - 1992 FONIT CETRA

DE ANGELIS - 1994 RCA ITALIANA

PAROLE NEL CUORE - 1996 BMG RICORDI

ANTOLOGIA D' AUTORE - 1997 TRING

IL CORAGGIO DELLE PAROLE - 2002 D' AUTORE

ANTOLOGIA D' AUTORE/2 - 2003 D' AUTORE

LE ALLODOLE DI SHAKESPEARE - 2005 D' AUTORE

Esclusi da questa discografia :
- IL PAESE DOVE NASCONO I LIMONI - 1971 - EDOARDO & STELIO
- GLI ALBUM CON LA SCHOLA CANTORUM DAL 1973 AL 1976
- TUTTE LE COMPILATIONS ITALIANE E STRANIERE
- PUBBLICAZIONI DIVERSE IN EUROPA DALLA GERMANIA
- PUBBLICAZIONI DIVERSE IN BRASILE

Il sito ufficiale di Edoardo De Angelis

www.edoardodeangelis.it
 


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