“Da Carla Bruni al footjob in sette passaggi”
di Dario "Twist of fate"


“Roma può forse bruciare, ma l’orchestra di Nerone sta suonando magnificamente!”
 
                                                                                                     (Orson Welles)

“Gli artisti falliti hanno il passo strisciato per vergogna d'impronte che non hanno lasciato
E una macchina fuori sempre mal posteggiata che non sembra davvero sia mai stata lavata
Ed un'alba slavata da mandare affanculo perchè c'è un nuovo giorno nel pugno
E una birra ghiacciata da gelarci l'inferno perchè loro siam tutti o non siamo nessuno”

                                                                                                             (Giorgio Faletti)
 

Ambientato nel 2011

“Adorava la voce e le forme della modella e cantante Carla Bruni: ne era ossessionato. Aveva tentato di avvicinarla svariate volte, sempre con scarso successo. Per un certo tempo le aveva scritto una lettera al giorno, più volte le aveva spedito mazzi di rose. Si era convinto che solo lei potesse redimere la sua vita. Aveva tappezzato il suo appartamento con foto e poster della modella franco- italiana, quasi come se fosse la sua fidanzata, cosa che turbava enormemente i suoi amici: cioè le mosche che gli facevano compagnia nei momenti di lancinante solitudine. Ormai da qualche tempo non aveva più rapporti sociali stabili: la sua vita era tutta lavoro, noia, spesa al supermercato, apatia, tv satellitare, letture e navigazione internet dove cercare news della sua Dea. Qualche film ogni tanto, e musica, anche se negli ultimi tempi non ascoltava più nulla, a parte la voce della sua Musa nonché ragione di vita.
“No promises” e “Quelqu ’un m’a dit” facevano parte dell’arredamento sonoro del suo quotidiano, ormai da qualche tempo, ma il suo disco preferito era il terzo: “Guida per riconoscere i tuoi santi”: composto per metà da cover italiane ed inglesi e per metà da pezzi originale con musiche di Franco Battiato e testi di Roman Toscani. Fra le cover spiccava una bella rivisitazione di “Gates of Eden” di Dylan degna della riproposizione stralunata ed eterea di Bryan Ferry, una sognante “Warm Love” di Van Morrison, “Glory Box” dei Porthised in chiave intimista e crepuscolare e poi “L’Animale” ed “E ti vengo a cercare” di Battiato, “Atlantide” di De Gregori e “Quanno chiove” di Pino Daniele.

Carla Bruni, un ideale di bellezza e virtù che rappresentava per Temistocle l’apice supremo della sua vita. L’aveva raggiunto intorno ai 19 anni, quando si mise con la ragazza più bella del quartiere: Letizia. Un incrocio fra l’eleganza di Giovanna Mezzogiorno ed il fascino istintivo di Laura Chiatti. Lei era bella, dolce e colta, di buona famiglia e piuttosto intelligente. Aveva capito di aver a che fare con un ragazzo perverso, contraddittorio e inaffidabile, ma forse per via della sua giovane età, o perchè fosse vergine e tutte quelle dannate regole di bon ton, Letizia non se ne curò, abbandonandosi a Temistocle. Era affascinata dal suo stile spontaneo e dal fisico asciutto. Restarono assieme per dieci mesi, durante i quali lui ebbe il fegato di tradirla con una tettona ventiseienne, famosa per essere una poco di buono. Letizia lo perdonò, ma l’incantesimo era stato spezzato e il carattere impossibile di Temistocle le fece finalmente capire con che razza di persona aveva a che fare. Finalmente lo lasciò. Lui reagì come fanno tutti i maschi ottusi e adatti più all’arte della guerra che a quella dell’amore. Tentò disperatamente di riconquistarla, con scarsi risultati. Fu il rimpianto di una vita.
Ormai da sei anni non era più in forma, né fisica, né mentale. Passava le sue giornate rimpiangendo gli errori per giungere nei momenti di disperazione al rammarico d’averla incontrata. Viveva nel passato, perchè quello era stato il suo vertice, l’apogeo di una vita. Aveva avuto fortuna, ma era un giovane fesso e inesperto, che non aveva capito di avere fra le mani un Diamante. La sua unica possibilità di rivalsa sociale ed esistenziale, l’aveva adoperato come gingillo esibizionista, per farsi lo spaccone con gli amici: non perché realmente fosse preso dalla vicenda.
Così il fato, sghignazzante lo punì e di nascosto si fece delle matte risate nel vederlo soccombere sotto la sua stupida cecità.
Aveva tentato una misera sopravvivenza, cadendo sempre più in basso. Il punto di non ritorno fu segnato dalla sua relazione con una ragazza di serie Z, che pesava oltre cento chili e non faceva altro che dire scemenze e frasi sconce.

Questo fino a tre anni fa. Adesso campava da solo. Col tempo capì meglio alcune cose. Era diventato un tipo piuttosto colto e raffinato, ma senza raggiungere più la perfezione di quel momento, viveva nella costante ricerca di resuscitare il passato, il giorno della sua gloria, quando era considerato una giovane promessa. Giocava a calcio, andava bene a scuola, insomma appariva come un vincente che poi si trasforma in uno sfortunato coi rimpianti e gli scheletri nell’armadio.
Quasi che la sua passata stagione gli avesse dato in dono un presente fatto di consapevole malessere e conoscenza della vita.

“Cose che ti trasformano da golden boy in potenziale maniaco”

Finché un giorno non si vide allo specchio, disperandosi su com’era potuto diventare il classico sfigato mezzo calvo, con la pancetta, perennemente a dieta: che poi ordina due pizze da asporto, quando la noia, internet e la parabola, lo assale con voglie e desideri inappagabili. Spesso s’intravede in un supermercato col carrello della spesa mezzo vuoto e con roba dietetica che nessuno avrebbe il coraggio nemmeno di annusare, da vero frocio, uno che lui stesso da adolescente avrebbe deriso senza riguardo. Niente aveva più senso per lui, a parte comprare gli yogurt dietetici e scaricare da internet le foto delle fidanzate dei suoi amici, dicendo a se stesso che era per studi sociologici che andavano dalla masturbazione alla consapevolezza di sentirsi un fallito.
Tutto questo magma l’aveva portato a divenire un vero pervertito e nelle migliori delle ipotesi un feticista del piede femminile: uno dei motivi che gli aveva fatto perdere anche l’ultima ragazza decente, Sonia. Storia di pochi mesi prima. Aveva cominciato con cose soft: lei era cresciuta in una famiglia timorata di Dio, aveva studiato dalle suore ed era leggermente pudica nei costumi sessuali. Lui aveva inserito fascino e perversione, sulle prime le aveva stravolto la vita in meglio, ma quando lo trovò alla festa della sua più intima amica, Loredana, intento ad annusare le scarpe di un’estranea nel suo ripostiglio, mentre si masturbava, decise che era troppo e lo mandò a farsi fottere, anzi a farsi calpestare da qualcun’altra!
Chi mi conosce meglio di me? Il cuscino, forse! Conservava come un trofeo, il suo feticcio. Un paio di mutandine di Letizia, erano rosa ed immacolate. Per Temistocle avevano valore inestimabile: erano le mutandine della loro prima volta. C’è gente che da giovane vince coppe e medaglie, targhette ed onorificenze: candidi atleti che poi magari portano le loro coppe nei bar o nelle autofficine, i più fanatici addirittura nei saloni di parrucchiere. Lui però aveva un trofeo che non si può esporre con tale fierezza, probabilmente solo per via di primitivi tabù sessuali. Certo, quale genitore può essere fiero di un figlio che colleziona lingerie delle sue ex?
D’estate, ad una festa in piazza, mentre la band eseguiva “Con il nastro rosa” di Lucio Battisti, Letizia danzava con trasporto, aveva sempre apprezzato quel brano. Era in villeggiatura con i genitori e gli zii, c’erano anche le cugine che vivevano a Bologna. Temistocle la notò subito e non si fece sfuggire una così ghiotta opportunità. Fece un pò il guascone, ma con stile posato e profilo basso. Quel tanto che bastava per farla cadere in trappola, lei se ne invaghì subito. Del resto lui, con quel fisico atletico e il fascino ambiguo da Dean di periferia, faceva il suo bell’effetto. Nessuno era mai stato tanto simpatico e gentile con lei: in fondo a diciassette anni si è ancora inesperte, nonostante le buone scuole, i libri e le lezioni di danza classica. Lei aveva un corpo minuto che emanava eleganza da ogni poro, quella fresca è soave bellezza che hanno le donne in fiore.

“Un trofeo da esibire con cattivo gusto e spocchia da personaggio nazional popolare”
(Gli amici di Temistocle)

Uno nella vita non le può azzeccare tutte. Ti va bene una mano di poker, ma a meno ché tu non sia un vero giocatore professionista, sarà meglio alzarsi in fretta dal tavolo, altrimenti c’è il rischio di rimanere in mutande e alla svelta. Così capita, che persone pigre e svogliate come Temistocle si ritrovino a frequentare gente che può solo danneggiarlo o metter in cattiva luce. Mica persone cattive, per carità, solo un briciolo triviali e chiassosi. Quelli che della vita hanno visto poco, giusto per qualche attimo alcune cose, di soppiatto, dal buco della serratura. Chi non ha viaggiato, ha studiato poco e male: il popolino dei quartieri popolari e Temistocle, pur essendo un bravo ragazzo è da lì che proviene e il background nella scalata sociale può tradire se non si è scaltri, e lui era uno di quelli capace di vendere la pelle dell’orso prima di averlo ucciso. Uno che fa discorsi da autobus anche quando guida la propria auto. Era persuaso dall’idea di possedere il cuore e la mente di Letizia. Non solo. S’ era auto-convinto di piacere al fratello, Luca Dario e ai genitori della sua amata. Un grave errore di valutazione. Sentite un pò cosa gli ripeteva incessantemente sua madre: - Lascialo quello, è un poco di buono. E’ rozzo e volgare, non ti si addice, con tutti gli sforzi che ha fatto mio padre per elevarci e per strapparci ad un destino di miseria, adesso ti metti con questo morto di fame, declassando tutta la famiglia, è una grave mancanza di rispetto e poi quel suo amico, Quirino, è impresentabile, mio Dio! Fortuna che “Il generale” (suo nonno) è morto. Non fraintendermi: io non sono totalmente snob. Al limite, andrebbe bene una persona di ceto medio che sa adeguarsi alle nostre usanze, ma un cafone che crede di aver vinto alla lotteria mi sembra troppo. Hai visto come si comporta con tuo padre, trattandolo da pari, è come se volessi dare del caviale ad un maiale che indossa, Dio sa come la cravatta! - Si mescoli questo pressing asfissiante della madre in aggiunta alla superficialità di Temistocle, infedeltà e alle sue amicizie poco raffinate e vedrete che anche l’amore flebilmente si spegnerà.

Adesso somigliava ad un bollito di vitello servito con contorno di patate lesse.
Rincorreva il passato a tal punto che s’era invischiato dalla testa ai piedi con filosofie orientali, taoismo, New Age e omeopatie, era diventato uno sfrenato sostenitore del mangiare sano e faceva largo uso di Guaranà e Ginseng, sperando di tornare il giovanotto audace che era stato.
L’aveva conosciuta ed abbordata per sbaglio. Lei aveva uno strano bagliore negli occhi, lo stesso di Temistocle, barbagli di perversioni e voglie insoddisfatte. Senza sforzi la portò a casa. Dopo aver parlato per pochi minuti delle solite convenzioni, utili solo per annoiarsi a vicenda, lei disse: - Però! Ti piace davvero la Bruni, sei un porcellino di classe, allora? Lui non disse niente, la guardò con uno sguardo di complice evasione. Cominciò a spogliarsi, intanto il guaranà stava lavorando per lui e la pancetta era giunta ai minimi storici. Evanescente le girò attorno e da dietro cominciò a toglierle i vestiti. Lei, come in trance, cominciò a fremere. La scaraventò sull’ampio divano. Carla Bruni li osservava con compiaciuta onniscienza. Lui si disinteressò completamente delle sue zone erogene, visto che aveva già trovato il suo target. Delicatamente le tolse gli stivali di cuoio, poi sfilò le calze e iniziò a leccarle le piante dei piedi con sensuale autorità. Lei era surriscaldata, e iniziò a non capire più nulla. Poco dopo Temistocle rimase completamente nudo. Lei cominciò a massaggiargli il pene col piede sinistro, mentre col destro lo teneva fermo. Infine serrò le piante dei piedi attorno al pene iniziò a masturbarlo. Lui si dimenava dal piacere. Proruppe infine in una vertiginosa discesa di stupore, gonfia di madreperlaceo furore. Gia dopo pochi minuti, le stava inginocchiato ad operare di lingua, per eseguire il miglior cunnilinguo della storia. Il tempo di far ripartire il sistema idraulico a dovere. Poi la scopò con foga e passione, come non era più abituato a fare. Lei era una vera pantera: sapeva cosa voleva e soprattutto come. Per un istante gli tornarono alla mente la simpatia, l’eleganza e l’armonia di Letizia. Il candore con cui si sfilava gli slip e come cercava di frenare il suo eccitamento e i caldi umori che secerneva, scusandosi sempre per prima e riconoscendo i suoi sbagli, i limiti sessuali.
Dopo l’amplesso furono entrambi scudisciati da un senso di vuoto che li rese liberi e prigionieri nello stesso tempo. Senza volerlo si unirono in un abbraccio disperato. Temistocle le raccontò una storiella: - Questa è una storia antica. A propositi del guaranà: pianta sacra dagli Indios. C’è una leggenda che ebbe per protagonista una ninfa: il suo nome era Cereaporanga ed era protetta dalla dea della bellezza e della vita. Un giorno Cereaporanga incontrò un valoroso guerriero di una tribù nemica e s’innamorò. Il loro amore poteva superare tutto, ma i due innamorati non potevano eludere l’odio vigente tra le due tribù; decisero di fuggire insieme per essere feli…
- Ma dura ancora molto questa storia, mi stai annoiando. Non hai qualcosa di più interessante da raccontare, nemmeno lo conosco e se n’esce con queste storie! Raccontami di te, che mi sembri un tipo niente male, almeno da come ti mostri anche un po’ profondo, chissà cosa nascondi…mmmhh, non me la conti giusta tu… Sei proprio strano – lo interruppe lei.
Temistocle, la osservò con malizia e senza commentare ripresa la storia: - Nel tragitto Cereaporanga incontra un'anaconda ferita e il suo dolce cuore la spinse ad aiutarla. La curò con affetto, ma non sapeva che questo le sarebbe stato fatale. A causa della sosta, i guerrieri della sua tribù si avvicinarono sempre più. Accortasi di essere inseguita e certa che il suo uomo sarebbe stato ucciso, stabilì un patto di amore- morte. Chiese al serpente di stringerli, nel loro ultimo abbraccio. Gli indios, vedendoli nel loro ultimo gesto d’amore, si disperano per la morte della loro protetta. Chiesero aiuto alla dea della vita, affinché lo spirito della donna non li abbandonasse. La dea, commossa dal gesto di Cereaporanga, fece nascere dai suoi occhi una pianta, i cui frutti sembrano, all’aprirsi, due splendidi occhi neri; proprio come quelli della fanciulla più bella. - Perché mi hai raccontato questa storia. Cosa stai cercando di dirmi, non capisco, secondo me fare sesso ti fa un effetto curioso… Per quanto, devo ammettere che ci sai fare davvero… Tu lo capisci cosa vogliono le donne, probabilmente lo senti… e poi lo dai senza remore, in fondo, fino in fondo…

Temistocle si aprì un poco: - sai la “Morale della favola”, è che a volte sento dentro tanto malessere che vorrei esser già morto in uno degli abbracci infiniti che mi dava la mia ex-. Tu pensa che questo stronzo ha anche avuto il coraggio barbaro di tradirla con una tipa insignificante solo per noia e squallore! Lei era bella, innocente e mi amava, ma io ero uno stupido zotico, non c’è giorno che non ci ripenso, ma cosa posso fare adesso, è solo il rimpianto a farmi sopravvivere, devo ancora scontare molte cattiverie. Dopotutto, chi mi conosce meglio di me, a parte il cuscino?

“Uno stravagante amico, Quirino” (Un brindisi ai caduti di Nassiriya)

Quirino era il personaggio del quartiere. Sin dalla più tenera età aveva dato segni di squilibrio mentale, era folle e geniale allo stesso tempo. Potevi mandarlo a cagare un attimo prima e l’istante dopo gli avresti fatto una standing ovation, perché era uno di quelli che ti risolve la serata sempre e comunque. Certo di incontinenze fisiche e verbali n’aveva tante. Un episodio su tutti, al matrimonio del fratello maggiore, Nerone, s’era messo in testa di far scatenare la zia di lei, che era una zitella inacidita. Insistette parecchio per far suonare un latino americano, alla fine dovettero accontentarlo, altrimenti sarebbero rimasti lì per sempre. La musica attacca. Quirino la prese con violenza e cominciò a ballare con lei strusciandosi come un satiro. Dopo un pò di ritrosia di lei, le sussurrò in un orecchio: - Dai, smettila, lo sanno tutti che nella tua dieta c’è carenza di Pesce Azzurro. Lei era sconvolta e indignata e gli chiese se stesse dicendo sul serio, così lui sfoderò uno dei suoi eloquenti sguardi da vecchio puttaniere. Gli diede un gran ceffone e lui rosso come un peperone urlò: - E mò hai rotto il cazzo, vai un pò a far del bene a questo mondo! E la scaraventò sul tavolo dei dessert dove lei rovinò sulla Torta Nuziale. Ve lo immaginate, lui si volta con noncuranza e se ne esce con uno: - Scusate, ma le puzzava il fiato tipo cesso d’autogrill! Grande imbarazzo, c’era chi si stava indignando e chi se la rideva sotto i baffi, che poi, nessuno mai lo spiega che ti viene sempre da ridere quando non è possibile.
Festa di compleanno di Luca Dario, fratello di Letizia. Solo per educazione avevano detto a Temistocle di portare i suoi amici e lui che fa? Porta quelli più anonimi e presentabili? No, si presenta con l’artiglieria pesante, che comprende, Quirino, con suo cugino Romualdo, che dall’aspetto sembra un ergastolano ma a conoscerlo bene è anche peggio, perché completamente pazzo: uno psicopatico. Uno che, a differenza di Quirino, non sa farsi perdonare, anzi, rincara la dose, invitandoti ad uscire e a risolvere i problemi a suon di pugni e schiaffoni. Dulcis in fundo: Peppino ‘U Puarcu, nome gia eloquente per descrivere questo essere che è un concentrato di puzza, maleducazione e nonsense al naturale in 110 chili di bontà. Una piccola premessa è d’obbligo. Quirino è un menefreghista qualunquista, uno che di politica non capisce nulla, ma si sente autorizzato a dire la sua lo stesso. Sfortuna volle che il compleanno di Luca Dario avvenisse il quindici novembre 2003, tre giorni dopo la strage di Nassiriya. Quirino è uno che alle feste beve tanto, e quando beve diventa strabordante. Stavolta aveva alzato il gomito più del solito, bevendo come una spugna e mischiando l’ira di Dio. Sennonché, barcollante e paonazzo, chiese la parola interrompendo tutti con un grido fastidioso e prolungato: - I Signori qui presenti vogliano scusarmi, però la mia sensibilità patriottica mi impone di fare un brindisi ai ragazzi della Missione “Antica Babilonia”, che possano riposare in pace!
Lo stupore degli invitati non fece in tempo a manifestarsi, poiché Quirino cadde rovinosamente sul tavolo da buffet allestito per il ventiduesimo compleanno di Luca Dario, che manco a farlo apposta ambiva ad entrare nel glorioso Esercito Italiano, come suo nonno, il famoso Generale.
In tutto questo marasma, Temistocle, Romualdo e Peppino, si sbellicarono dalle risate senza alcun contegno e senza preoccuparsi dell’accaduto, del resto erano ormai abituati, da tempo, a quelle scene. Per loro era solo un altro aneddoto divertente da raccontare agli amici, assidui frequentatori del bar del quartiere. Un altro tassello per Peppino, dunque, che è il biografo ufficiale dello stravagante amico.

“E adesso…”

Supermercato, carrello semi vuoto: yogurt dietetici, crusca, cereali, latte scremato, rucola e frutta. Poi però dopo cena, e dopo che la noia se lo lavora di fino, telefona la pizzeria d’asporto e ne ordina due. Chiama la tipa fetish perché non ha altro da fare, lei però si… del resto chi lo conosce meglio di se stesso, a parte il cuscino. Inserisce “Guida per riconoscere i tuoi santi” col repeat- one su “Glory Box”: la voce della sua Dea idealizzata lo assale in tutto il suo stupore, chiude gli occhi e immagina di accarezzare Letizia, pensa a come sarà adesso, dopo che il tempo lo ha trasformato in un reietto e spera che la fortuna non abbia abbandonato il suo perduto amore, ha ancora un briciolo di umanità dopo tutto e se ne avrà l’opportunità si giocherà al meglio la partita con la ragazza che odia i miti esotici e apprezza il trapano nostrano e indomabile, unica dote rimasta a Temistocle, un uomo di questi tempi che ha scambiato le sue buone carte con quelle di uno sconfitto, confondendo per troppo tempo la noia con la banalità, l’obiezione di coscienza con l’immobilità, la pigrizia con la povertà, la mediocrità con l’eccellenza e l’abbandono con la conclusione della giovinezza.”

Fine
 
(*) Il terzo disco di Carla Bruni, “Guida per riconoscere i tuoi santi”: è inesistente e frutto della mia fantasia, anche se sarebbe molto bello, viste anche le doti compositive del nostro Roman Toscani.
Il titolo è preso in prestito dal libro/film di Dito Montiel.
 

Del 12-03-2007