"Non farei la metà delle cose che faccio se dovessi convivere con il mito di Bob Dylan"

Una conversazione con Bob Dylan
di Toby Creswell


1986

Toby Creswell: Per questo prossimo tour suonerai insieme con gli Heartbreakers. Si tratta della prima volta che suoni accompagnato da una band autonoma fin dai tempi del tour con The Band, una decade fa. Dev'essere bello tornare a quel tipo di concerto...

Bob Dylan: In realtà ancora non sappiamo come sarà articolato lo show. E comunque sarà una cosa più semplice perchè gli Heartbreakers sono come una persona sola. Quando metti insieme gente che non ha mai suonato insieme prima... così tante persone diverse... ci vogliono anni perchè delle persone possano suonare insieme come suonano Tom Petty e la sua band. Siamo cresciuti tutti con lo stesso genere di musica.

TC: Hai già suonato con gli Heartbreakers in occasione del Farm Aid. Mi sembra che ultimamente stai facendo un bel po' di questo tipo di show, come anche il Live Aid.

BD: Sono quelle cose che ogni tanto vengono fuori. Non credo che diventerà una cosa regolare. Quest'anno ci sono stati due show di questo tipo.

TC: Mi sembra che questo genere di spettacoli siano diventati talmente grossi che tendono ad oscurare le performance degli artisti.

BD: Ho capito cosa intendi. Sì, può succedere. L'atmosfera è come quella di un carnevale. Ma per poter tirar su una somma di denaro di quel tipo bisogna riuscire a far entrare quel genere di problemi nelle menti delle persone, persone che in precedenza non avevano mai pensato a queste cose. E questo è un fatto positivo.

TC: Hai dichiarato in passato che la funzione dell'arte è quella di condurre a Dio. Hai realizzato i tre album evangelici: 'Slow Train Coming,' 'Saved' e 'Shot of Love,' ma i tuoi ultimi due dischi hanno preso una direzione differente...

BD: Beh, dipende da come li guardi. Io guardo le cose da varie angolazioni per avere una prospettiva differente di quello su cui sto focalizzando la mia attenzione. Forse tutte le mie canzoni in realtà sono focalizzate sullo stesso argomento. Non so, forse io le guardo da tutti i punti di vista.

TC: La differenza tra gli album evangelici ed il materiale più recente sembra essere che nei primi stavi formulando delle leggi, dettando delle regole comportamentali.

BD: Spesso devi farlo per sapere quali sono le leggi. Poi puoi farci quel che vuoi, quel che più ti fa piacere. E' da un po' che non ascolto quei dischi; magari hai ragione tu.

TC: Di recente hai dichiarato che non credi che il rock & roll ancora esista nella sua forma pura, che non sia più vitale. Inserisci anche te stesso in questo discorso?

BD: Non penso di inserirmi in quella categoria. Probabilmente stavo parlando dell'industria stessa. Ascolto questo tipo di produzione ma non presto molta attenzione alla musica moderna. La trovi dappertutto, in posti in cui forse non dovrebbe essere. Arriva un momento che è meglio spegnere la radio, arriva un momento che bisogna chiudere il tubo catodico, ma per il modo in cui la musica viene proiettata nella società non ci sono molte possibilità di fare una cosa del genere. Esistono pochissime persone che io conosca e che suonano la vera musica di un tempo. Quando per la prima volta il rock 'n' roll fece la propria comparsa, me lo ricordo, era una via di fuga da tutto quello che succedeva, che erano soprattutto menzogne, e così la musica ti portava fuori da quello che era una specie di mito. Ma ora nessuno vuole essere portato fuori dal mito perchè non lo riconoscono come mito. E' così che gli piace essere. Gli piace essere così, gli piace quello che succede e la musica è solo una estensione di tutto ciò, perciò gli piace.

TC: E allora qual è la soluzione?

BD: Spegnere tutto. E' una decisione che deve prendere la gente. Ecco cosa succedeva negli anni Sessanta e ancor prima negli anni Cinquanta. Esistono altri modi di operare, di sopravvivere. Un altro tipo di luce, un altro tipo di luminosità che viene fuori da ogni cosa che ti vien data a livello di consumo di massa. Quel che io vedo è una specie di mostro di massa. Non so se è così anche in Australia, ma in America è dappertutto. Invade la tua casa, il tuo letto, il tuo armadio. Sta arrivando vicino a buttare per aria la tua stessa vita. L'unica cosa che puoi fare è fuggire nei boschi, in campagna, e persino lì ti raggiunge. Sembra che voglia rendere tutti uguali. Le persone che sono differenti, che non si uniformano a tutto ciò, vengono guardate come se fossero un po' pazze o un po' strane. E' difficile stare al di fuori di tutto questo e rimanere sano. Perfino il comportamento oltraggioso diventa di moda. Qualsiasi cosa tu pensi di fare arriva qualcuno e lo commercializza. Penso che tutto questo debba cambiare. Non credo che possa essere così per sempre, questo è certo. Penso che debba cambiare ma per il momento è dura trovare qualcosa che sia davvero "hot".


Tom Petty, Annie Lennox e Bob Dylan
TC: 'Empire Burlesque' sembra un disco molto semplice e diretto se paragonato ad alcuni dei tuoi lavori precedenti. Stai cercando di raggiungere la semplicità?

BD: Cerco di raggiungere qualcosa che suoni bene per me. Potrebbe trattarsi di un sacco di differenti stati d'animo e di fraseggi o di versi che alle volte potrebbero sembrare non troppo connessi con la musica. Ma sono tutti collegati. Un sacco di gente prende i miei testi e toglie loro la musica e si limita a leggere le parole. Non è una cosa giusta da farsi perchè io ho sempre sentito la musica e le parole come un tutt'uno. Non puoi separare le une dalle altre così semplicemente. Il più delle volte il significato non è nel verso ma nel come lo si canta.

TC: Questi ultimi anni sono stati molto prolifici per te.

BD: Sì, sto cercando di trovare delle cose differenti rispetto a quelle che normalmente faccio. Sento che qualcosa potrebbe aprirsi nei prossimi due mesi in aree diverse. C'è un po' di canzoni che voglio scrivere e a cui non sono stato capace di andare vicino. Sono quasi consapevole di ciò che esse sono ma l'informazione di cui ho bisogno non è realmente a mia disposizione perciò devo uscire ed ottenerla e non l'ho ancora fatto. Mi aspettavo di averne un po' di più su 'Empire Burlesque' ma non è stato così. Si tratta del tipo di storie vere, di cose reali che sono accadute e sulle quali vorrei fare un commento. Spero di avere un po' di quel tipo di materiale sul mio prossimo album.

TC: Sei rimasto soddisfatto del modo in cui è stato realizzato 'Empire Burlesque'?

BD: Sì, per quel che era pensavo che fosse davvero buono. Penso che il prossimo disco suonerà anche meglio. Non sono molto pratico su come ottenere dischi che abbiano un buon suono. Non so come farlo anche se pensavo di esserci andato molto vicino l'ultima volta con Arthur Baker. Credo che la prossima volta sarà ancora meglio ora che sto lavorando con Dave Stewart. Le cose che stiamo facendo sono molto più facili, più veloci, perciò penso che otterremo un sound ancora migliore rispetto all'ultimo album.

TC: Hai registrato quell'album da solo e poi lo hai affidato ad Arthur Baker per il missaggio?

BD: In gran parte sì. Ho solo registrato un mucchio di roba e poi quando è venuto il tempo di assemblarla in un disco l'ho portata ad Arthur e lui l'ha fatta suonare come un disco. In genere resto al di fuori da quella parte relativa al disco finito.

TC: Perchè?

BD: Non sono bravo in questo. Ci sono persone a cui non importa di starsene sedute nella cabina di controllo per giorni e giorni. A me non piace.

TC: La tua musica spesso sembra essere ignorata se paragonata all'enfasi che invece viene riservata alle tue liriche, ma in passato ci sono stati alcuni passaggi strumentali molto belli come in "Pat Garrett and Billy the Kid," per esempio.

BD: Sì, ho fatto un po' di canzoni con Dave Stewart che non hanno liriche, ed in realtà non se ne sente la mancanza. Sono solo accordi differenti che costruiscono una melodia. In genere i miei dischi non hanno molti assoli di chitarre o qualcosa di simile. La voce ha molta importanza così come il ritmo.

TC: La tua voce sembra essere cambiata moltissimo nel corso degli anni.

BD: Forse, non saprei.

TC: Per me è molto differente, in particolare dopo 'Street Legal' quando hai cominciato ad usare le ragazze che cantano con te.

BD: Non sono consapevole di alcuna significativa differenza in realtà. Io ho sempre sentito quel suono delle voci femminili insieme alla mia musica. Lo sento semplicemente come un altro modo di utilizzare i fiati. Quel suono è sempre stato uno dei miei preferiti. Le parti vocali sono come un altro strumento ma non uno strumento da assoli. Amo il sound gospel.

TC: A guardare i video recenti ed anche il video di 'We are the World', sembra che tu abbia meno l'alone della leggenda addosso, sembri libero dal peso di essere Bob Dylan.

BD: Non credo di aver mai portato quel peso tranne che nel 1974, quando ho fatto quel tour insieme a The Band. Quello fu un tour molto pesante a causa della notorietà e della qualità leggendaria della gente che era coinvolta. Dovetti indossare i panni di Bob Dylan in quel tour. Da quella volta in poi non ci ho mai più pensato. Non farei la metà delle cose che faccio se dovessi pensare di convivere con il mito di Bob Dylan.

TC: Senti di essere stato guidato dove sei adesso?

BD: Si è sempre guidati dove ci si trova, ma si ha la possibilità di sparigliare le carte. O prima o poi tutto quello che gira intorno arriva. Perciò, sì, sento di essere stato guidato dovunque sia ora ma non so cosa sia quello che si suppone io debba fare. Potrei avere altro da fare. Non riesco ad immaginare cosa sia, però, perchè mi piace fare quello che faccio. Chi può dirlo? Una componente importante è costituita anche dalla fortuna, dalle circostanze. Non puoi fare niente da solo. Hai sempre bisogno di qualcuno che ti aiuti altrimenti nessuno andrebbe da nessuna parte.

TC: Pensi che con il tempo arrivi anche la saggezza?

BD: Con l'esperienza. In realtà le cose non cambiano, cambiano solo gli atteggiamenti.

TC: Stai realizzando dei videoclip insieme a Dave Stewart. Che ne pensi dell'era dei video?

BD: Non ne penso molto. E' un fenomeno che non diminuisce. Dovunque tu guardi ne sei sommerso. Accendi la TV e vedi solo videoclip. E' successo come con i sindacati. I sindacati nei primi anni trenta erano organizzazioni comuniste ed ora sono solo un grande "business".

TC: Si è arrivati al punto che sembra che ognuno utilizzi il rock & roll per i propri fini. In America ci sono politici che hanno associato la propria immagine alle canzoni di rock & roll.

BD: Assurdo non è vero? Le canzoni di rock & roll vengono citate laddove non dovrebbero esserlo. Non succedeva lo stesso con le prime canzoni di questo genere, quelle di Little Richard e Chuck Berry. Quale politico citerebbe Chuck Berry? Chi citerebbe Carl Perkins o Gene Vincent o altri di questo tipo?

TC: Oggi c'è più immagine che contenuto. La gente innalza l'immagine di una star e spera di potersi attaccare a quella immagine.

BD: E' assolutamente corretto. Tutto questo sta distruggendo la fabbrica delle nostre menti e non possiamo fare altro che dolercene, perciò dobbiamo mettere fine a tutto ciò. Bisogna darci un taglio e non permettere a tutto ciò di entrare nella struttura della società perchè questo è l'unico modo per sfuggirvi. Probabilmente c'è più spazio per respirare da un altra parte ma qui è difficile. Ci sono un sacco di posti dove puoi andare dove non ti vengono sempre ricordate le ambizioni culturali delle persone che cercano di diventare delle star.

TC: Quando hai iniziato volevi diventare una star in qualche modo?

BD: Volevo essere una star nella mia mente, volevo essere la mia star personale. Non volevo essere una star per la gente. Non mi ci identifico davvero. Per me quello che facevo era un modo di vivere, non era un'occupazione.

TC: Prima hai menzionato i Sindacati ed ho pensato alla tua canzone "Union Sundown," da "Infidels", che è un commento molto specifico in merito. Senti ancora il bisogno di fare quel tipo di commenti?

BD: Oh, sì, rientra in un discorso di territorio.

TC: Sembra che le canzoni che hai scritto siano di due tipi, quelle che parlano di "qui ed ora" e quelle che si focalizzano su temi eterni.

BD: Beh, è una cosa importante. Se perdi di vista questo concetto inizi a fare cose che sono senza significato.

TC: Sembra che ci sia un tentativo da parte di alcune persone, come Miami Steve sul disco "Sun City", di dire cose a proposito dell'apartheid e di quello che sta succedendo in America oggi. Sembra uno sforzo molto arduo.

BD: Beh, lo è, perchè molta gente non vuole sentir parlare di queste cose.

TC: C'è ancora un grande sentimento anti-comunista.

BD: Va avanti dagli anni Cinquanta.

TC: La guerra fredda sembra essere tornata.

BD: Penso che non sia mai cessata. E' solo stata sospesa per un certo periodo. La gente ha bisogno di qualcosa da odiare. Appena sei cresciuto abbastanza la gente cerca di farti odiare qualcosa o qualcuno. E' un po' più facile con i neri, i Comunisti non li vedi davvero. I primi Cristiani erano come i Comunisti. L'Impero Romano trattava i primi Cristiani nello stesso modo in cui il mondo Occidentale tratta i Comunisti.

TC: Quindi le cose in realtà non cambiano?

BD: No, gli viene dato solo un nome diverso. C'è sempre qualcuno che ti dicono di calpestare così puoi salire un po' più in alto.

TC: I tuoi ragazzi stanno crescendo. Qual è la tua prospettiva in quanto padre?

BD: Non credo che i ragazzi di oggi siano diversi da quelli di una volta. E' come disse una volta mio padre. Quando aveva dodici anni chiese a suo padre qualcosa e pensò che suo padre non sapesse molto di quello di cui stava parlando. Poi quando aveva venticinque anni fece al padre la stessa domanda ed ottenne la stessa risposta e si stupì nel constatare quanto suo padre fosse intelligente.


traduzione di Michele Murino

Da "Rolling Stone" Numero 394 , 16 Gennaio 1986


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