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COME SONO BUONI I BIANCHI
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COME SONO BUONI I BIANCHI
Anno: 1987
Personaggio interpretato da Nicoletta Braschi: Luisa

CREDITI
Nazione: Italia/Spagna/Francia
Durata: 98 minuti
Genere: Grottesco/Drammatico
Formato: Panoramica a Colori
Regia: Marco Ferreri
CAST
Marushka Detmers (Nadia)
Michele Placido (Michele)
Juan Diego (Ramirez)
Nicoletta Braschi (Luisa)
Michel Piccoli (Padre Jean Marie)
LA TRAMA
Su cinque autocarri una spedizione umanitaria internazionale
(una ragazza olandese, una italiana, uno spagnolo, tra gli altri) porta
aiuti alimentari alle popolazioni affamate dello stato africano del Sahel.
Finisce male. Ovvero: degli europei portano da mangiare agli africani e
gli africani li mangiano. Film estremo, radicale scritto con Raphael Azcona
nell'irrisione del terzomondismo, della carità come business, del
mal d'Africa come rimorso, tormento, paura delle anime belle europee. Notevole
per la sincerità della rabbia ferreriana, madre di un sarcasmo ironico
e sornione, e per la traslucida trasparenza dello stile, interessante persino
nei suoi difetti, divertente. Ma si ride verde. Fu inevitabilmente un insuccesso
commerciale.
Nicoletta Braschi (Luisa) e Marushka
Detmers (Nadia)
La trama di Yahoo Cinema:
Un piccolo gruppo di volontari europei (fra cui tre giovani
donne) giunge in Africa per portare alle popolazioni del Sahel generi alimentari
(pasta, salsa di pomodoro, farina). Il capogruppo spagnolo, Ramirez, appare
tuttavia sempre sprovveduto ed impreparato al vari imprevisti del viaggio.
I volontari, che si presentano subito con abiti inadatti all'ambiente,
nervosi, suscettibili, insoddisfatti, delusi dalle proprie esperienze,
sono attesi da cinque camionisti fatui e sbalestrati anch'essi che con
i loro veicoli li porteranno a destinazione.
Fra di essi c'è Michele, il quale adocchia immediatamente
Nadia, un'appassionata di fotografie, che tra le ragazze del gruppo è
la più carina, e fa in modo che ella salga sul suo camion per avere
la possibilità di corteggiarla e conoscerla meglio. Riesce nel suo
intento e il viaggio avventuroso inizia. Il funzionario del protocollo,
un negro emancipato e sbrigativo, dà agli europei le prime indicazioni
per il percorso da fare, ma quasi subito il gruppo, per un blocco dovuto
ad una fantomatica guerriglia, si ritrova in un superalbergo con tutte
le comodità e con un conto esagerato da pagare. Tutto si risolve
lasciando una parte del carico di pasta al gestore dell'hotel. Questi volontari
riprendono il viaggio ma devono fermarsi spesso: tra i soldati che vogliono
controllare che tutto sia a posto e vogliono familiarizzare con loro; in
un villaggio sperduto dove il capotribù e i suoi non hanno un aria
pacifica e vorrebbero farli tornare indietro. A salvarli interviene la
figlia del capo, ex top model a Parigi, amica di Nadia, che si infatua
di Michele. Al villaggio la vita non è idilliaca: la droga anche
lì miete vittime; ci sono questioni religiose tra animisti e mussulmani.
Comunque il gruppo, dopo una notte passata al villaggio, riprende il viaggio
e incontra un missionario francese, padre Jean Marie, che, in piena crisi
esistenziale e vocazionale, se ne vuole tornare al suo paese. Nadia e Michele
tra complimenti ed insulti reciproci, solidarizzano fra loro e capiscono
di volersi bene. La ragazza confessa all'uomo di avere alle spalle una
storia d'amore fallita ed un figlioletto a Parigi. Il gruppo intanto arriva
in pieno deserto, tra il freddo della notte e la totale indifferenza e
la subdola ostilità della gente del luogo. Fanno la conoscenza di
una tribù con gli uomini travestiti da scheletri che mettono gli
occhi sul carico di viveri e sul carburante che un elicottero ha portato
ai volontari per rifornire i camion rimasti a secco: il viaggio è
lungo, faticoso ed esasperante; gli europei sono all'estremo delle forze.
Improvvisamente si guasta il camion di Michele, ma per fortuna sono vicini
ad un'oasi dove c'è acqua e gli estenuati volontari possono rifocillarsi.
Ma devono ripartire alla volta del Sahel che ormai è vicino. Michele
e Nadia rimangono nell'oasi in attesa del pezzo di ricambio per il camion
che un elicottero porterà loro al più presto. I due rimangono
così finalmente soli in quel posto ideale e possono amarsi senza
alcun problema. Purtroppo la mattina dopo al risveglio si ritrovano circondati
da molti indigeni il cui capo non ha affatto un'aria amichevole: infatti
ce l'ha con loro perchè hanno sporcato l'acqua. Un negro che parla
la loro lingua, poichè è stato a lavorare in Sicilia, cerca
di convincerli ad andare via ma per i due ciò è impossibile
in quanto il camion è ancora guasto. Allora il negro torna dal suo
capo e dopo un po' va di nuovo verso i due porgendo loro una coppa con
un liquido biancastro che gli europei bevono con tranquillità dopodichè
si addormentano. Due giorni dopo giunge l'elicottero con il pezzo di ricambio:
Ramirez ed un altro autista scendono, chiamando Nadia e Michele, vanno
vicino al camion, vedono tutte le cose dei loro amici, ma di essi nessuna
traccia. Trovato il video registratore di Michele con sommo raccapriccio
scoprono che cosa è avvenuto dei due giovani: sono stati uccisi
e divorati dagli indigeni e la loro esecuzione è stata tutta ripresa
con la telecamera. Ad un esame più attento si accorgono dei resti
umani che si trovano tra le ceneri di un grande falò sotto le palme
dell'oasi.


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