Viaggio per libere associazioni a-la Miller nel tentativo di riproporre la magica serata del 24 Aprile 2005
“Mentre stanno picchiando a sangue un tizio che indossa una parrucca
rosso fuoco
Sono stato a Babilonia Devo confessare che ancora sento quella voce
che grida nel deserto
Ciò che sembra grande da lontano da vicino non è poi
così grande
Non ho mai imparato a bere quel sangue e chiamarlo vino
Non ho mai imparato a guardare il tuo viso e chiamarlo mio”
(Bob Dylan “Someone's got a hold of my heart”)
Beata e infausta giovinezza fatta di spensierati aperitivi…
La bellezza delle cose ama a noi celarsi per poi osservarci con proibito
furore!
Qui vi narrerò d’Erminio, di Dionigi e d’Amilcare: azzimati esseri
che popolano una vallata solitaria e stanca, calpestata da facce d’agricoltori
colti, ma votati allo sterminio dell’Armonia!
“Erminio aveva vissuto per oltre vent’anni seguendo il desiderio, rincorrendo
il piacere, l’istinto e le brame di vivere. Ogni suo tentativo di diventare
migliore era vanificato da una scomoda essenza. L’essenza bestiale del
desiderio. Il benessere, l’american way of life tradotta erroneamente con
consumismo e in alcuni casi con comunismo, purtroppo. Da giovane, non che
egli fosse vecchio, perché oggi: quando si è veramente vecchi?
Da giovane, Erminio voleva apparire, risultare gradevole a se stesso e
agli altri. Rincorreva le forme estetiche, alle quali, tarchiato com’era
mai avrebbe potuto aspirare, ma ci provava lo stesso, noncurante dei giudizi
altrui, vestendo griffato dalla testa ai piedi, tagliandosi i capelli sempre
all’ultima moda. Tagli che ovviamente non si addicevano alla sua bislacca
figura e lo facevano apparire ancora più inadeguato ai tempi, ai
suoi tempi. Qualcuno molto più in gamba di me disse che il futuro
fa gia parte del passato ed io ho trovato alcuni arpeggi di chitarra acustica
più moderni rispetto a molte tastiere dell’Iperspazio. Ma sto divagando.
La tv di certo si era impadronita dei sogni del Nostro, preconfezionando
per lui un futuro tutto rose e fiori, tralasciando che egli
ne fosse allergico! Col passare del tempo tale allergia aveva minato la
salute e lo spirito d’Erminio, compromettendo le sue facoltà neuro-vegetative.
Si svegliò un mattino turbato, con la convinzione che qualcosa in
lui non girava nel verso giusto. Tutto cominciava a perdere sapore, eppure
sua madre usava sale iodato a fiumi e suo padre metteva peperoncino anche
sulla lattuga commentando: - Se non lo metti sull’insalata, il peperoncino,
dove lo metti? – Insomma non era un problema di palato, era proprio la
sua vita priva di sapore.
“Sedici anni, sedici colori diversi uniti al di sopra del campo dove
il buon pastore sta soffrendo in vano.Uomini disperati, donne disperate,
divisi tra loro, aprono le loro ali sotto le foglie cadenti. La fortuna
chiama, io avanzai uscendo dalle ombre verso il mondo delle idee, mercanti
e ladri, assetati di potere, la mia ultima mano andata via. Lei ha un profumo
dolce come i prati dove è nata, alla vigilia dell'estate vicino
alla torre.”
La prima cosa che fece fu cambiare look, si lasciò crescere
barba e capelli e iniziò a frequentare discoteche e locali di tendenza,
sempre più di rado. Soffiava lieve e insinuante, un dolce vento
idiota, capeggiato da un tale di nome Facarini che coadiuvato dall’ornitologo
Cacaletto, aveva gia racchiuso in un decalogo il male della società
occidentale, scorrazzando per il Paese con le tavole della Legge, Nuova
Legge, ovvio. Dopo aver osservato per un po’ di tempo il mondo con occhi
vivi, aveva preso coscienza del suo essere stato un tacchino, squarciato
dentro e svuotato, per poi essere riempito da strani ripieni e condito
con salse e spezie provenienti dal lontano oriente…
La globalizzazione, le problematiche del disagio giovanile, ma lui
proprio non li capiva quei discorsi: “libertà solidale” o “solidale
ipocrisia”? C’era un bel movimento coi colori dell’arcobaleno, leggero
come il vento del Libeccio, ma privo di contenuti, o forse alla ricerca
costante della Forma. Pesante era il fardello delle Leggi, ci volevano
portafogli a mantice per restare coi piedi per terra e per sintonizzarsi
con la Parabola del Rinnovamento.
Anche stavolta i figli dei poveri se la sarebbero presi nel culo e
si sarebbero trovati dalla parte sbagliata della barricata, quella che
i Padroni in tutta fretta si erano apprestati ad erigere.
“Signori, egli disse, non ho bisogno della vostra organizzazione, ho
lustrato le vostre scarpe,
ho smosso le vostre montagne e segnato le vostre carte, ma il paradiso
è in fiamme, o vi preparate ad essere eliminati oppure i vostri
cuori devono avere il coraggio per Il Cambio Della Guardia.”
Erminio però aveva già abbandonato il vento della contestazione,
viveva un quotidiano fatto di effimere gioie e materassi umidi. Una squallida
realtà di provincia, dove tutto è ricoperto da un alone di
misteriosa condensa. Polvere sui vecchi borsoni dell’ ”Associazione Sportiva
Palanca”, polvere sulle scarpette dai tacchetti fangosi. Si muoveva per
strade poco illuminate. Facce serene, visi gonfi: di tutto quello che non
c’è. Il caldo ti da alla testa e quando cerchi di cambiare le cose,
sbagli strada e alla lunga risulti un pazzo.
Nick Panebianco era tornato dal Canada con una macchinona che riempiva
la strada, regalava sigarette a tutti e faceva un gran parlare di questo
suo sogno aziendale divenuto realtà. Il mercato del salame era in
forte crescita nel Nord dell’America, diceva. Era sempre stato amico di
Giuseppe Donato, conosciuto negli ambienti loschi col soprannome di “Peppinu
‘A nduglia”, per la sua abilità nel maneggiare i coltelli…
Anacronismo vivente in un’epoca di fugaci mutamenti, Erminio riversava
le sue attenzioni sull’intimità. Aveva trovato appagamento nell’amore
d’Altea, una candida vestale che fingeva castità mentre, lo sapevano
tutti, spesso si abbassava per allacciare scarpe altrui…
Altea era nell’incerta ricerca di un principe azzurro, certo strada
facendo ci scappava qualche copula fugace e sporadica, poi conobbe Erminio,
che al massimo somigliava ad una scamorza leggermente azzurrognola, ma
per via della muffa che in frigo attacca i formaggi, se non conservati
correttamente.
L’uomo debole ripensa a se stesso e tutto ciò che vede sono i
suoi sbagli, ma non tutto è un errore e in quell’addio c’era stato
tanto romanticismo e stilnovismo. La stagione è finita e resta solo
un guscio capovolto, dentro vi è nascosta ogni peccaminosa verità!
Sembra un giovane disilluso che ha smesso di credere in verità e
bellezza, ma è un nuovo Don Chisciotte che profuma di rugiada e
che sta sprecando la sua estate nell’attesa di un momento che non arriverà.
Profuma di gelsomino il suo pensiero e tutto sembra soave, ma poi arriva
qualcuno e lo frigge nell’olio, fino a dorarlo, così è più
buono. Erminio, soprannominato il Poderoso, per via delle sue performance
sessuali, osserva le luci lontane che nella fantasia sono posti affascinanti
e da vicino sono desolate realtà.
Il sesso sognato è, in realtà, fatto di secrezioni, di
malumori, dolori ovarici… Resta solo quel pensiero fugace, impulso vitale
che ancora riesce a scuoterti nel profondo…Quando anche la persona che
più si è avvicinata alla comprensione si trova lontana, senza
possibilità di contatto.
E la noia e l’apatia, di giornate sprecate e recuperate…La vita di
suo già noiosa appare priva d’ogni significato…Un uomo obsoleto,
fuori tempo massimo, privo di buon umore…
Quante volte ci si è baciati ascoltando “I want you” di Bob
Dylan, nell’esplorazione di un corpo nuovo, nella ricerca di sentimenti
nuovi, musica fatta di cosce, lingue, cazzi, con una spinta propulsiva
imprevista: è amore o sesso? E’ vita: quella che ti prende e te
lo strappa quasi dalle gambe, unica sensazione possibile, unico rapporto
che si protrae per ore, fra una chitarra che suona note basse e stonate
e una dolce nenia capace di stimolare anche i morti…Lasciate che i morti
seppelliscano i morti e che i vivi scopino i vivi…Fino ad accasciarti distrutto,
sulle tue gambe, vai ad acqua e sperma ormai da una notte intera, ma non
ha importanza, ciò che conta è dimostrarle che questo respirare
all’unisono è necessario, come se da ciò dipendesse la sorte
di tutta l’umanità, almeno quella che conta, quella capace di provare
sentimenti assoluti, quella che fa marciare un popolo verso la gloria,
e non il sole dell’avvenire! Tutto sembra immobile, ma qualcosa cresce,
oltre la sfera dell’eroe. Ogni baionetta sarà quella della vittoria
finale, ogni erezione potrebbe essere l’ultima. Il coito s’interrompe quando
meno lo desideri, per quanta volontà tu possa imporre, c’è
un momento in cui cala il desiderio e il sistema idraulico cede all’inevitabile
decadenza. L’imborghesimento dell’apparato genitale è in atto. Adesso
ti manca solo la televisione coi duecento canali e i Quattro Salti in Padella.
Devi solo modificare il tuo gusto musicale, meno tropicale, più
nordico: sintetica e indolente visione della vita.
Volontà di prorompere in un torrido mambo lisergico, resti quel
che resti, ma tu devi provare piacere! Afferra il piacere finchè
dura, afferra il piacere! Da questo dipende il nostro futuro.
Il primo sguardo è quello giusto ma è anche ingannevole.
Quel seno che sfugge alle tue mani e che invoca un Castigo Divino, ma adesso
è tardi, non ci sono più le tue mani a cingerlo, neppure
tu lo ricordi quel brivido di caldo piacere che percuote i sensi fino a
farla delirare.
Quelle case in riva al mare sono tutte spifferi e umidità, vivono
di una gloria effimera che vola via col tempo di una copula, perché?
La stagione è finita e resta solo un guscio capovolto, dentro
vi è nascosta ogni peccaminosa verità!
Il dolore, si, il dolore, sai, quello vero, che lacera le viscere,
quello che fa dire ad un altro: Ti odio, mi fai schifo, vattene al diavolo,
non ti voglio più vedere! Brutto stronzo, testa di cazzo!
Quando sei stanco della tua becera figura, quando lo specchio non ti
vuole più vedere, e ogni giorno ricorda quello precedente, solo
più logoro ed insignificante. Sarà sempre di più così,
la vita se vissuta in piccole dosi è priva di senso. È stata
meglio perderla che trovarla, secerni veleno e non sai d’essere pericoloso
per te e per gli altri. Prigioniero di un incubo che ti vede carnefice
e doppiamente colpevole: dentro hai imprigionato tutti i sensi di colpa
e li stai frustando con furioso accanimento. Quello buono è chiuso
in una morsa che opprime ogni vero sentimento.Quante sensazioni autentiche
tu conosci e quante persone degne dei tuoi umori? Corpo d’uomo nella mente
di neonato! Rituali d’accoppiamento per classi raffinate!
“Il becchino colpevole sospira, lo spremiaranci solitario mugugna, il sassofono d’argento ripete che io dovrei rifiutarti. Le campane incrinate, i corni sbiaditi mi soffiano in faccia con disprezzo, ma non sarà così, non sono nato per perderti ti voglio, ti voglio così tanto, tesoro”
Amilcare Barca (*), il Censore, colui che sa, un individuo falstaffiano
e farsesco che ammonisce, giudica e prepara il calderone, dove tutto verrà
canalizzato e passato al setaccio, vuotato di ogni senso ma più
comprensibile per le masse nonché per se stesso, Professor so tutto
e non capisco nulla.
Fulmine a ciel sereno, capace di scorgere bellezza in un palazzo a
nove piani, ma poi anche di demolire l’ultimo capolavoro di Steven Spielberg
o Brian De Palma. Non ha ancora capito cosa voleva dire quel vecchio che
farneticava qualcosa di vagamente ermetico: - Qualcuno ha controllato se
la tessera di Rifondazione Comunista di Che Guevara è scaduta? –
Per il momento se la passa bene, anche se un po’ rimpiange i tempi dell’indipendenza
e quel tentativo fallito di Comune, a parlare di Rousseau, Henry, però.
Giochiamo a non capire? Uno che avrebbe chiesto a Gesù di camminare
due volte sull’acqua per verificare che dietro non ci fosse un trucco!
Uno che avrebbe chiesto a Dylan di fare di se stesso il clown triste
della rivoluzione fallita e imbracciata la chitarra folk, intonare ancora
ed ancora “Blowin’ in the wind” e “The Times they are a changing”
Ti ritrovi dall’altra parte della barricata, il desiderio ha ceduto
il passo al desiderabile, c’è una ragione per cui io debba essere
una merce di scambio che passa attraverso le mie vie urinarie?
“La lingua di un sedicente professore, troppo serio perché inganni, blaterava verso di me che la libertà è semplicemente uguaglianza nelle scuole. Uguaglianza io ripetevo la parola, come se fosse un voto nuziale, senza capirne il senso, ah ma ero molto più vecchio allora, sono molto più giovane adesso!”
Dionigi, cugino d’Erminio, gaglioffo che usa farsi beffe della miseria
umana, il suo pensiero, sopravvissuto alle Guerre Puniche, dovrà
presto cedere alle nuove tecnologie Lcd e Plasma, che mostrano anche l’indesiderabile,
collezioni di DVD porno inclusa. E’ il tipo che fa discorsi da autobus
anche quando guida la propria auto (*). Il suo è un quotidiano fatto
di vuoti gusci e chimere capovolte per mettere in salvo se stesso. Nessuno
può aiutare un uomo senza volontà, che procede, come un gambero
per inerzia e misericordia divina. Fra poco sarà abbandonato da
tutto e tutti. Il suo alone di protezione cesserà e sarà
vittima degli eventi, la rosa dei venti gli indicherà un nuovo approccio
e il compagno di viaggio lo condurrà sul Vicolo della Disperazione.
Il meccanico è gia pronto a dichiarargli guerra, così impara
a sparlare di sua figlia Chiara, una vergine recalcitrante che fa già
un po’ la puttana.
Lei ci stava pure, ma lui ha cominciato a proclamarsi baluardo dell’essere
single e tutto è sfumato.
Peccato, aveva proprio un bel culo. Se lo merita, chi prende a calci
la fortuna, i sentimenti, e si rifugia nella grotta maledetta credendo
in quello che ti dice la strega cattiva, non può far altro che soccombere.
E’ giusto così, non deve realizzarsi. Cane fra lupi selvatici, accalappiato
e col collo a forma di guinzaglio. Le parole sono un mezzo di comunicazione
sopravvalutato. La paranoia è solo la realtà su una scala
più sottile. Ognuno ha un prezzo, e nonostante una buona sorte arriva
un momento in cui devi rassegnarti, puoi resistere alle spinte, incassare
i pugni dati mentre ti voltavi. C’è forse uno schiaffo che proprio
non dimentichi ed è dolce questo veleno che s’insinua dentro te
e cambia il volere, vuoi davvero una cosa? Cerchi risposte a domande che
non ti appartengono.
“Eguaglianza, libertà, umiltà, semplicità. Lanci
un'occhiata allo specchio e scorgi chiaramente degli occhi che fissano
dietro la tua testa mentre bevi E non c'è tempo per pensare.
Mercurio, gravità, nobiltà, umiltà. Sai di non
poterla trattenere e le acque diventano sempre più profonde E ti
conducono all'orlo Ma non c'è tempo per pensare.”
Libertà, pregiato ispiratore di disfatta, quesito mal enunciato,
compassionevole sincronismo, atto univoco che svanisce in un soffio, vale
il tempo di un’eiaculazione notturna sussurrata, forse.
Lei sfugge, ma del resto cos’altro dovrebbe fare? Chiara che con gran
facilità sentiva la vita e dormiva rannicchiata in una scatola di
sigari, aveva fatto in tempo ad allargare il guinzaglio mentre Dionigi
s’interrogava sul suo essere libero. La felicità dura il tempo di
un’estate, è come un’auto da corsa, se non la ritocchi spesso, invecchia
presto.
Preceduto da una terrificante avanguardia, la Peste personificata,
e seguita da una retroguardia altrettanto paurosa, la Febbre Ardente, il
Signore irrompe sulla scena scavalcando monti e seminando panico. Nulla
può opporsi al Divino Arciere che scaglia lampi come frecce. Ma
su quest’orizzonte devastato spunta un’aurora di speranza e di gioia: il
Signore Dio è la mia forza, egli rende i miei piedi come quelli
delle cerve e sulle alture mi fa camminare. I nostri cavalli sono più
veloci dei leopardi e più agili dei lupi della sera…
“Senor, Senor, lo sai dove si nasconde lei? Per quanto tempo ancora
dovremo cavalcare?
Per quanto tempo ancora dovrò tenere i miei occhi incollati
alla porta?
Ci sarà qualche conforto lì, Senor? C'è un vento
maligno che ancora soffia sul ponte superiore.
C'è una croce di ferro che ancora pende dal suo collo: c'è
una banda che marcia e ancora suona in quel locale vuoto dove una volta
lei mi tenne tra le sue braccia e mi disse, non dimenticarti di me”
Fine
Appropriazioni indebite:
“L’avventura di un miope” e “L’avventura di un impiegato” di Italo Calvino
“Sexus” di Henry Miller
La Sacra Bibbia
Canzoni di Bob Dylan estrapolate nel (dal) racconto
Someone's got a hold of my heart - Senor - I want you
No time to think - Changing of the guards – My back pages
Il Futuro di Mimmo Locasciulli
Coda alla vaccinara
“Vorrei che questo mio componimento fosse concepito come un tentativo, non del tutto di riuscito di suite di vomito rancido, come se fosse un vestito elegante ma sporco, troppo vissuto, un po’ lacero eppure ancora carico di misterioso fascino, di una rara seducente bruttezza, come una donna, tanto brutta e sozza che basta osservarla un attimo per ispirare sesso, del tipo più maniacale e becero, fatto dove capita, possibilmente in un sottoscala pieno di muffa e di macchie di sporco. Il miglior fellatio della mia vita, con una lavascale ucraina ultracinquantenne, coi denti incapsulati e le mani rattrappite dal freddo e dall’età! Sublime entità reale e selvaggia che si impossessa dei miei sensi e li scuote, li fa diventare veri, almeno per una volta, idealmente.”
Note:
(*1) Amilcare Barca chi era costui? Generale Cartaginese, padre d’Annibale. Durante le ultime campagne della prima guerra punica assunse il comando delle truppe cartaginesi in Sicilia e riuscì per parecchio tempo a tenere in scacco i Romani.
(*2) “Che cosa sono questi discorsi da autobus!” (Nanni Moretti in Sogni d’oro)