Ivan Graziani

CICLI E TRICICLI

1) Emily
2) Io mi annoio
3) Soltanto fumo
4) Un’ora
5) Bambino antico
6) Kryptonite
7) Solo arte
8) Boccacciana
9) L’ippocampo

Testi e musiche di Ivan Graziani

Prodotto da curato da Claudio Fabi

Carosello - 1991


Le Canzoni:

Emily
Un bellissimo testo che racconta una leggenda irlandese. Emily condannata al rogo come strega nel 1600, "bruciata, dispersa, innocente", piange alla sorgente accanto alla rosa e al tiglio ma il suo fantasma non può bere... "Io ti voglio raccontare di Emily / Parlava il vecchio insieme a me, nella locanda / in quella terra, in quella terra d’Irlanda / "Ascolta, zitto, è lei... ma non ti vidi mai / Emily piove nel silenzio / forse è il tuo pianto... Emily...".
Molto bella anche musicalmente con un bellissimo lavoro di chitarre.

Io mi annoio
Una allegra e veloce melodia giocata su chitarra e batteria per un testo alquanto strano ed ermetico pervaso da una certa ironia di fondo con i ricordi di Ivan della sua infanzia: "Se mio padre mi avesse insegnato a fare il fotografo di matrimoni adesso sarei più rispettato sarei quel brav’uomo che non sarò mai. E mentre la sposa sorride ai parenti io vedo un confetto in mezzo ai suoi denti, un piccolo flirt con qualche zia al buio va bene lo stesso... alla fine è sempre lo stesso che tu veda bianco, che tu veda nero io sono sincero qui mi annoio, solo come un cane in giardino e che non sa su quale pianta alzare la zampa. Ma qualcuno prima o poi un osso mi butterà e diverso sarà..."

Soltanto fumo
Un testo ed una melodia malinconici con un bel pianoforte in sottofondo per un brano giocato sul ricordo e su un senso di impotenza per la vita che scorre, dove tutto è soltanto fumo. E dove l'unico modo per sfuggire ad un destino che ci fa sentire come vitelli chiusi dentro un autocarro in viaggio di notte verso la nostra fine è chiudere gli occhi, abbandonarsi e far rivivere il passato e pensare che tutto è già stato. "Basta un lieve accordo e il passato è già qui, chiudi gli occhi e pensami / Pensami sdraiato all’ombra di un bel fico, un pastore addormentato / i disegni si rincorrono su di un vecchio asciugamano / mentre leggi trasognato i versi di Gozzano / io questa storia l’ho vista già..."

Un'ora
Un brano dal bell'andamento sinuoso e lento caratterizzato da un bel sassofono ed una splendida performance vocale di Ivan. Il testo è uno dei suoi più belli e profondi, con la descrizione di qualcosa che arriva "da lassù", una sorgente che cerca la sua luce, una presenza misteriosa che inonda il cuore e l'anima ma il tempo dell'uomo è un'ora e vola troppo in fretta mentre si è bloccati in uno "stupido parcheggio di città".
"Nasce all’improvviso e parla sottovoce / poi come una sorgente cerca la sua luce / quel fiume silenzioso che il mio cuore inonderà / Io invece sono qua, sono qua in questo stupido parcheggio qui in città / mentre io vorrei che tu mi mandassi dei segnali da lassù / perché il mio tempo vola / e il tempo mio è un’ora... Puoi mandarmi dei segnali da lassù? Puoi mandarmi dei segnali da lassù?...".
E' un brano molto toccante il cui testo assume ulteriore profondità di significato al pensiero della prematura scomparsa di Ivan.

Bambino antico
Un bell'arrangiamento di archi non invadenti, come già nei brani precedenti, per un testo molto filosofico: "Non so se hai provato mai / è un sentimento perverso / sentirsi così soli / dentro all’universo / e fa male, fa male / è sottile questo male / fa male e non so perché..."
Dà lo spunto per il titolo dell'album con il bellissimo verso "Sento il mio cuore come un vecchio triciclo che in una buia soffitta dorme come un bambino antico..."
Ivan dichiarò: "C'è una sorta di analogia tra cicli e tricicli: i cicli sono quelli della vita, mentre i tricicli rappresentato l'infanzia. Infatti è il triciclo il primo oggetto con cui da piccolo cominci a faticare e rappresenta ciò che per me è la musica..."
Sul retro copertina del disco ci sono disegnate molte rotelle a proposito delle quali Ivan disse: "Sono quelle che mi mancano! Sono ingranaggi di vecchi tricicli che Ale Geríni, l'art director, ha disegnato accostandoli a una mia immagine".

Kryptonite
Una delle migliori canzoni di Ivan, musicalmente giocata su un bel ritmo di chitarra ed un ritornello molto orecchiabile. Il testo è narrativo e pesca probabilmente nei ricordi di Ivan ai tempi della scuola d'arte ad Urbino con il ritratto di un compagno di scuola che... sognava di volare come Nembo Kid.
"Viaggiava lento il pullman sulla strada / nell’annuale gita della scuola / e da Perugia si andava verso Assisi... Lello era bravo, diciamo un genio / sedeva sempre accanto al finestrino / col suo fumetto preferito di Nembo Kid / E ridevamo tutti se diceva: "Io volerò / e delle nuvole più alto andrò / non come voi che tentate di buttarmi giù... Siete tutta Kryptonite... per me che sono Nembo Kid..."
L'idea del brano nasce da Antonello Venditti.

Solo arte
Ma come vive un artista? Una contorsionista che suda sotto i fari, piega la schiena ad arco per cogliere un fiore coi denti e si esibisce per un pubblico che pensa "Chissà quali strane notti d’amore con una contorsionista..."
"Ma è arte, è solo arte ed è per questo che lei lo fa / piegata lì in mezzo agli occhi di tutti finché l’applauso non scoppierà / E si accendono le luci in palcoscenico / perché finché un artista è lì in palcoscenico il palcoscenico si accenderà..." anche se il padrone pensa solo a fare quattrini a palate con l'arte della ragazza...
Un brano in cui si può forse cogliere metaforicamente un'allusione di Ivan al mondo della canzone dove l'arte diventa per molti un business.

Boccacciana
Brano di alleggerimento ispirato a situazioni boccaccesche: "Padre, Padre ho peccato assai con gli sguardi, i gesti e le parole e il demonio vuole impedirmi ormai di arrivare vergine all’altare ma la mia carne brucia troppo quasi fiamma dell’inferno". Tocca tocca, prima o poi mi tocca, dimmi dimmi, se quel giorno pura io sarò. "Sì è vero ho peccato assai soprattutto con gli sguardi e le parole... e adesso tu se vuoi l’assoluzione inginocchiati e bacia l’altare... il demonio è sempre in agguato ma nell’inferno lo ricaccerò". Tocca tocca, prima o poi ti tocca tocca tocca, prima o poi ti tocca tocca, uh! Tocca tocca, prima o poi ti tocca e la giustizia del Signore ancora trionferà. Tocca tocca, prima o poi ti tocca..."

L'ippocampo
Una splendida apertura di chitarra e una melodia sospesa e sognante per un bel brano pervaso di magia con uno stupendo testo molto onirico in cui il protagonista sogna di vedere un ippocampo sulla spiaggia, meraviglioso, improvviso, figlio della fantasia, con la pelle morbida e lucente e pinne che sembravano fatte di fiamme come i cavalli del carro di Apollo brillante. Gli salta in groppa e fra le schiume vede la città inabissarsi... "E ho pensato alla vita che è un’illusione infinita / ma se non c’è l’illusione finita sarà". Il sogno svanisce, l'uomo si risveglia a riva e dell'ippocampo resta solo una luce nello spazio infinito perduta nel mito... Fu ispirata ad Ivan dalla lettura de "La morte del cervo" di Gabriele D'Annunzio.

Michele Murino