Bob Dylan
CHRONICLES - VOLUME 1


La copertina dell'edizione americana del primo volume dell'autobiografia di Bob Dylan
in uscita in Italia a gennaio 2005 per Feltrinelli con traduzione di Alessandro Carrera

Chronicles Volume 1 è l'inizio dell'attesissima trilogia autobiografica di Bob Dylan.
Un libro che Dylan ha coltivato in sé per molti anni, fin da quando, arrivato ventenne a New York dal Minnesota solo con la chitarra e neanche un soldo in tasca, voleva mettere per iscritto le cose che aveva visto e le persone che aveva incontrato.
Dopo più di quarant'anni, Dylan ha mantenuto la promessa.
Basta sfogliare le prime pagine di Chronicles perché la New York di quegli anni torni in vita. Il magico quadrato del Greenwich Village, con le sue vecchie case e i locali fumosi, le grandi avenues sferzate dal vento e dalla neve, gli uffici dei padroni della musica e le sale di registrazione che sembrano uscire da un'epica urbana in bianco e nero: un'era irripetibile ritorna presente, tangibile, infinitamente più vera del suo mito.
Woody Guthrie nel suo letto d'ospedale, Dave Van Ronk con i suoi occhiali spessi, la voce di Joan Baez evocata in una pagina perfetta, Suze Rotolo che gli fa scoprire Brecht e Rimbaud, il produttore John Hammond che lo inizia al blues di Robert Johnson, sono episodi raccontati da Dylan con la semplicità del discepolo che non ha mai abbandonato la mano dei maestri, neanche dopo essere stato acclamato come più grande di loro.
Con i suoi mutamenti d'umore, l'inflessibile determinazione che lo sovrasta, i paesaggi di nuvole e di vento evocati a ogni pagina, il senso di continua meraviglia davanti al miracolo di una musica allora così sconosciuta e così grande che è quasi impossibile crederci, il tono fondamentale di Chronicles è la gratitudine per chi ha reso possibile che Bob Dylan fosse Bob Dylan.
E, insieme alla gratitudine, la sincerità nel rievocare anche i momenti di crisi creativa.
Non costretto da gabbie cronologiche, il libro spazia dall'epoca del Greenwich Village alla fine degli anni Sessanta, e da lì alla fine degli Ottanta: periodi in cui Dylan si era sentito lontano dal mondo che lui stesso aveva contribuito a creare, tanto che aveva seriamente pensato di abbandonare la sua arte.
Anche in questi racconti la gratitudine è il tono dominante: verso il poeta Archibald MacLeish, che indirettamente lo guida alla realizzazione di New Morning, e verso Daniel Lanois, musicista e produttore che direttamente lo aiuta a creare Oh Mercy.
Woodstock, San Francisco, New Orleans, città dell'anima, evocate con pochi tratti sicuri, completano così la geografia interiore di un'America invisibile ma mai davvero scomparsa, e che ancora porta le tracce di quella "terra dei giganti", per usare le parole dello stesso Dylan, dove si muovevano i grandi e anonimi poeti del suo popolo.


Alessandro Carrera

Clicca qui
per un altro articolo relativo all'argomento
 


E' UNA PRODUZIONE
TIGHT CONNECTION