CHIMES OF FREEDOM: POESIA DI REDENZIONE?
di Michele Murino





   Heylin sottolinea in "Jokerman" come per quanto riguarda la poesia "Dylan raggiunse il proprio apice creativo negli ultimi
   mesi del 1963, sebbene per tutto il 1964 egli si fosse affidato alla forma in versi sciolti per esprimere i propri pensieri. In
   aprile aveva presentato due delle sue prime poesie in versi sciolti, in occasione del concerto che aveva tenuto alla New
   York Town Hall". Heylin parla quindi di questi due componimenti, My life in a stolen moment e Last thoughts on Woody
   Guthrie, e riporta alcune considerazioni dello stesso Dylan sul suo modo di scrivere poesie e sulla necessità che egli
   sentiva in quel periodo di scrivere di getto tutto quello che gli veniva alla mente: "Ero terrorizzato dall'idea che non sarei
   vissuto a lungo, così scrivevo le mie poesie su qualunque cosa mi capitasse sottomano - le copertine dei miei album, di
   quelli di Joan (Baez, nda), ovunque...".
   Heylin parla poi della serie di manoscritti emersi solo moltissimi anni dopo la loro stesura da parte di Dylan, i cosiddetti
   manoscritti Margolis & Moss, datati fine 1963, e poi cita l'estratto - che egli definisce notevole - che "fa parte di un blocco
   di scritti databili alla settimana (o alle settimane) che fecero seguito all'assassinio del Presidente Kennedy, avvenuto il 22
   Novembre 1963 a Dallas. A conferma di ciò, sul retro del secondo foglio sul quale egli aveva annotato i propri ricordi di
   Minneapolis c'era una poesia che rappresentava la reazione di Dylan all'assassinio del Presidente e un breve
   componimento di sei sole righe che aveva un non so che di familiare:

"I colori del venerdì erano smorti/mentre le campane della cattedrale bruciavano lente/battendo un colpo per i buoni/uno per le anime gentili/uno per gli storpi/e uno per i ciechi!"

   I semi di una nuova forma di canzone - le catene di fulminee immagini che, una volte legate assieme, avrebbero dato vita
   a Chimes of freedom e, in seguito, a Mr. Tambourine man, Gates of Eden e It's all right mà - erano stati gettati mentre
   Dylan continuava a lavorare pur preda di un notevole subbuglio interiore.
   Poi Heylin parla del viaggio di venti giorni che Dylan compì insieme a Paul Clayton e Victor Maimudes a bordo di una
   station wagon attraverso gli Stati Uniti, da New York alle coste della California.
   "Il viaggio di Dylan era stato motivato anche da un altro fattore: la ricerca dell'ispirazione. Durante tutto il viaggio Dylan
   rimase seduto sul sedile posteriore della station wagon, picchiettando sui tasti della propria macchina per scrivere,
   scrivendo canzoni e probabilmente anche poesie. Mentre si dirigevano verso New Orleans, la canzone alla quale dedicò
   più tempo fu Chimes of freedom. Il già citato refrain "Strikin' for the gentle/strikin' for the kind/strikin' for the crippled
   ones/and strikin' for the blind" (battendo un colpo per i buoni/uno per le anime gentili/uno per gli storpi/e uno per i ciechi)
   che era apparso nella poesia del Dicembre 1963 facente parte dei manoscritti Margolis & Moss aveva ovviamente
   continuato a ronzargli nella mente; mentre i suoi compagni si alternavano al volante, egli completò la canzone.
   I precedenti di Chimes of freedom sono da ricercare nel materiale registrato da Dylan per il proprio terzo album (The
   Times They Are A-Changin'). Il senso della forza della Natura - il testo della canzone è ambientato durante una tempesta,
   con due amici, o due amanti, che trovano rifugio sotto l'arcata di ingresso di una chiesa dalla quale osservano "i rintocchi
   di libertà lampeggiare" - chiaramente riecheggia quello presente nel testo di Lay down your weary tune; il brano è anche
   spudoratamente apocalittico, così come The Times They Are A-Changin' e When The Ship Comes In. La differenza,
   invece, consiste nella promessa di universale emancipazione (forse anche redenzione?) in esso contenuta; la canzone è
   cantata "per ogni persona in difficoltà nell'intero universo", anzichè per pochi eletti. Ironicamente, se la strofa finale di
   When The Ship Comes In fosse stata omessa, l'effetto sarebbe stato in gran parte lo stesso; dopo tutto la forza della
   Natura è una parte essenziale anche di quella canzone, ed è solo nel suo finale che i veri nemici vengono identificati.
   Il maggior punto di contatto tra Chimes of freedom e When the ship comes in è il modo in cui il testo descrive i dettagli di
   una coerente visione così come viene percepita dal cantante. Mentre la sua vita si faceva sempre più caotica, Dylan
   sembrava indossare quel manto visionario che Rimbaud riteneva essenziale per ogni poeta ("Il poeta fa di se stesso un
   visionario per mezzo di un lungo, prodigioso e razionale sconvolgimento dei propri sensi...Egli cerca di raggiungere
   l'ignoto, e anche se, come impazzito, finisce per smarrire il senso delle proprie visioni, egli, perlomeno, le ha avute" -
   Arthur Rimbaud a Georges Izambard, 13 maggio 1871).
   Nel febbraio del 1964, Dylan disse ai propri compagni: "Rimbaud aveva capito tutto. Ecco il genere di roba che significa
   veramente qualcosa, ed ecco ciò che ho intenzione di scrivere, d'ora in poi".
   La composizione di Chimes of freedom riflettè un'importante cambiamento nel modo di percepire la realtà da parte di
   Dylan, uno spostamento in direzione delle canzoni intensamente poetiche che egli avrebbe composto più avanti quello
   stesso anno. A parte Chimes of freedom, Dylan, nel retro della station wagon, lavorò anche agli abbozzi di altre canzoni;
   egli menzionò a Karman la frase piuttosto trita contenuta in Ballad in Plain D: "Sono liberi gli uccelli dalle catene del
   cielo?", anche se ci sarebbe voluto un trauma molto personale per aiutarlo a generare il resto della canzone (la
   separazione da Suze Rotolo, ndr).
   Secondo quanto affermato dallo stesso Dylan nelle note di Biograph, egli, mentre si trovava a New Orleans, dette inizio
   anche a un'altra canzone, intitolata Mr. Tambourine Man, il che, da un punto di vista tanto logico quanto storico, ha
   piuttosto senso; stilisticamente parlando, Mr. Tambourine Man è infatti molto vicina a Chimes of freedom, molto più di
   quanto lo sarebbero state successive canzoni visionarie come Gates of Eden.
Una curiosità che mi ha sempre colpito. E' singolare che nei  manoscritti del giovane Dylan conosciuti col nome di Margolis &   Moss l'estratto che sarebbe poi diventato Chimes of    freedom era legato al presidente degli Stati Uniti Kennedy e che trent'anni dopo quando Dylan avrebbe cantato all'insediamento del Presidente Bill Clinton alla Casa Bianca avesse eseguito proprio Chimes of freedom. Ma forse non si  è trattato di una coincidenza
Michele Murino


CHIMES OF FREEDOM
words and music Bob Dylan

 Far between sundown's finish an' midnight's broken toll
 We ducked inside the doorway, thunder crashing
 As majestic bells of bolts struck shadows in the sounds
 Seeming to be the chimes of freedom flashing
 Flashing for the warriors whose strength is not to fight
 Flashing for the refugees on the unarmed road of flight
 An' for each an' ev'ry underdog soldier in the night
 An' we gazed upon the chimes of freedom flashing.

 In the city's melted furnace, unexpectedly we watched
 With faces hidden while the walls were tightening
 As the echo of the wedding bells before the blowin' rain
 Dissolved into the bells of the lightning
 Tolling for the rebel, tolling for the rake
 Tolling for the luckless, the abandoned an' forsaked
 Tolling for the outcast, burnin' constantly at stake
 An' we gazed upon the chimes of freedom flashing.

 Through the mad mystic hammering of the wild ripping hail
 The sky cracked its poems in naked wonder
 That the clinging of the church bells blew far into the breeze
 Leaving only bells of lightning and its thunder
 Striking for the gentle, striking for the kind
 Striking for the guardians and protectors of the mind
 An' the unpawned painter behind beyond his rightful time
 An' we gazed upon the chimes of freedom flashing.

 Through the wild cathedral evening the rain unraveled tales
 For the disrobed faceless forms of no position
 Tolling for the tongues with no place to bring their thoughts
 All down in taken-for-granted situations
 Tolling for the deaf an' blind, tolling for the mute
 Tolling for the mistreated, mateless mother, the mistitled
 prostitute
 For the misdemeanor outlaw, chased an' cheated by pursuit
 An' we gazed upon the chimes of freedom flashing.

 Even though a cloud's white curtain in a far-off corner flashed
 An' the hypnotic splattered mist was slowly lifting
 Electric light still struck like arrows, fired but for the ones
 Condemned to drift or else be kept from drifting
 Tolling for the searching ones, on their speechless, seeking
 trail
 For the lonesome-hearted lovers with too personal a tale
 An' for each unharmful, gentle soul misplaced inside a jail
 An' we gazed upon the chimes of freedom flashing.

 Starry-eyed an' laughing as I recall when we were caught
 Trapped by no track of hours for they hanged suspended
 As we listened one last time an' we watched with one last look
 Spellbound an' swallowed 'til the tolling ended
 Tolling for the aching ones whose wounds cannot be nursed
 For the countless confused, accused, misused, strung-out
 ones an' worse
 An' for every hung-up person in the whole wide universe
 An' we gazed upon the chimes of freedom flashing.



 

CAMPANE DI LIBERTA'
parole e musica Bob Dylan

Lontano tra la fine del tramonto
e lo scampanìo spezzato di mezzanotte
ci riparammo in un androne
mentre il tuono esplodeva con fragore
e mentre maestose campane di lampi
colpivano ombre negli abissi
come se fossero lampeggianti campane di
libertà
lampeggianti per i guerrieri
la cui forza è non combattere
lampeggianti per i rifugiati
sull'inerme via della fuga
e per ognuno e per tutti gli sfruttati
soldati nella notte
e vedemmo al di sopra
le lampeggianti campane di libertà

Attraverso la fornace disciolta della città
inaspettatamente guardammo
con visi nascosti
mentre i muri si restringevano
mentre l'eco delle campane nuziali
prima della pioggia sferzante
si dissolveva nello scampanare dei fulmini
che suonavano per il ribelle
che suonavano per il miserabile
che suonavano per lo sfortunato
l'abbandonato e il rifiutato
che suonavano per l'escluso
messo costantemente al rogo
e noi vedemmo al di sopra
le lampeggianti campane di libertà

Attraverso il folle mistico martellare
della selvaggia incessante grandine
il cielo esplodeva i suoi poemi
nuda meraviglia
che il tintinnare delle campane della chiesa
sparisse lontano nella brezza
lasciando solo le campane di fulmini
ed il suo tuono
che risuonava per il gentile
che risuonava per il mite
che risuonava per i guardiani
ed i protettori della mente
ed il poeta ed il pittore
lontano oltre questo giusto tempo
e noi vedemmo al di sopra
le lampeggianti campane di libertà

Nella vasta cattedrale della sera
la pioggia raccontava lunghe storie
per le nude forme senza velo
di nessuna posizione
e suonava per le lingue
con nessun posto in cui portare i propri
pensieri
costrette in situazioni scontate
suonava per il sordo ed il cieco
e suonava per il muto
per la bistrattata madre senza marito
la prostituta ingiuriata
per il delinquente da poco
incatenato ed imbrogliato senza scampo
e noi vedemmo al di sopra
le lampeggianti campane di libertà

Sebbene la bianca cortina di una nuvola
mandasse bagliori in un angolo lontano
e l'ipnotica nebbia acquiginosa
si stesse lentamente alzando
lampi elettrici ancora colpivano come dardi
lanciati non per quelli condannati a vagare
oppure per quelli impossibilitati a vagare
e suonavano per quelli che cercano
sui loro sentieri di ricerca senza parole
per gli amanti con la solitudine nei cuori
con una storia troppo personale
e per ogni gentile anima innocua
costretta dentro una prigione
e noi vedemmo al di sopra
le lampeggianti campane di libertà

Con gli occhi splendenti di sorriso
ricordo quando fummo presi
in trappola dal non scorrere delle ore
perchè stavano sospese
mentre ascoltavamo un'ultima volta
e guardavamo con un ultimo sguardo
incantati e sommersi
finchè cessò lo scampanìo
che suonava per i malati
le cui ferite non possono essere lenite
per le schiere dei confusi, accusati, maltrattati
quelli disillusi o peggio
e per ogni uomo imprigionato
nell'intero universo
e noi vedemmo al di sopra
le lampeggianti campane di libertà


traduzione di Michele Murino

nota: i brani ripresi da Clinton Heylin sono tratti dal volume "Jokerman"


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