"IL CENTRO" - Domenica 22 Luglio 2001

IL MIO AMICO BOB

parla Landy, il suo fotografo ufficiale

PESCARA. «Stavamo passeggiando dietro alla sua casa di Woodstock. Io avevo con me la mia macchina fotografica, lui aveva una chitarra acustica e un cappello da cowboy. Stavo scattando alcune foto, quando Bob mi fa: "Perchè non provi a fare una foto dal basso in alto". Lui di solito non amava farsi fotografare e tanto meno mettersi in posa. Si ferma e mi chiede: "Che ne dici se mi metto in testa questo capello e tocco la tesa come per salutare?". Stava ancora parlando che io avevo già scattato la foto». Elliott Landy racconta così la nascita dell'immagine più celebrata di Bob Dylan, quella della copertina dell'album «Nashville Skyline». Landy, 59 anni, americano di New York, il più grande fotografo della cosiddeta generazione di Woodstock, è stato amico di Bob Dylan, l'unico "occhio" estraneo al quale il musicista di Duluth aprì la sua casa di campagna negli anni del ritiro dalle scene. La copertina dell'album "Nashville Skyline» (1969) è una delle immagini di quel periodo, compreso tra il 1967 e il 1970, che Landy ha raccolto in un libro - pubblicato in Italia dall'editore Federico Motta con il titolo «Woodstock Dream» - e che ha esposto recentemente ad Arles in Francia in una mostra antologica delle sue opere degli anni sessanta. Landy ha accettato di parlare con "Il Centro" di Dylan e di quegli anni indimenticabili, dalla sua casa di Woodstock, dove vive con la famiglia.
"Il modo in cui è nata quella foto di "Nashyille Skyline"», racconta Landy, «può aiutare a capire che tipo di persona era ed è Bob Dylan: un uomo aperto, umile, disposto innanzi tutto ad ascoltare gli altri. Quella foto l'abbiamo scelta insieme. Lui mi aveva detto che gli piaceva ma aveva lasciato a me l'ultima parola".

Si è sempre detto che presentandosi come un tranquillo signore di campagna Dylan, con quella foto, avesse voluto dimostrare a tutti la sua intenzione di tagliare i ponti con la sua immagine di giovane dannato, simbolo della generazione degli anni Sessanta. Era cosi?

«No. A lui non interessava dimostrare proprio niente, soprattutto in quegli anni. Non si preoccupava affatto di come la gente avrebbe 'letto" quell'immagine, così come non si è mai preoccupato delle interpretazioni della sua opera. Per tornare alla foto di "Nashville Skyline", lui rideva perchè stava già pensando a come gli altri avrebbero interpretato quell'immagine. Ma se ne fregava, a differenza di quello che accade oggi, con gli artisti che si preoccupano in maniera davvero maniacale della loro immagine pubblica. L'errore più frequente che si fa con Dylan è quello di vedere nella sua opera e nella sua vita una serie di atti simbolici, tralasciando ciò che in lui c'è di più prezioso: la creatività".

Lei ha frequentato la casa di Dylan negli anni del suo ritiro dalle scene dopo l'incidente motociclistico del 1966. Come viveva da recluso a Woodstock?

«La cosa che gli interessava di più, in quel periodo, era di essere un buon padre e un buon marito. E lo era. Ho dei bellissimi ricordi della vita nella casa di Woodstock. Era immersa in un ambiente davvero paradisiaco. Il nostro rapporto era quello di due amici che passavano il tempo insieme nella maniera più semplice immaginabile».

Siete rimasti in contatto?

«No. I rapporti si sono diradati nel 1971, quando mi sono trasferito in Europa. L 'ultima volta che ci siamo incontrati risale a 11 anni fa, nel backstage di un suo concerto in America».

Qual è il dono più prezioso di quell'amicizia?

«Dylan mi ha insegnato che è molto più importante ascoltare gli altri, cercare di capire il punto di vista diverso dal tuo, piuttosto che parlare di se stessi e della propria opera. Lui era attaratto da tutto ciò che non conosceva. Gli piaceva imparare, ascoltare. E' una lezione buona, difficile da dimenticare". (g.d.t.)


IL RICORDO

NOI SOGNATORI NEGLI ANNI DEL VILLAGE

Alain Frankiel, allevatore in Molise: «La politica? Dylan preferiva parlare di poesia»

«Quel ragazzo taciturno nei locali folk di New York...»

PESCARA. «Era un ragazzo timido, parlava poco e nei club dove ci incontravamo se ne stava sempre in un angolo, da solo».
Alain Frankiel se lo ricorda così, Bob Dylan, quando, all'inizio degli anni sessanta, lui era uno studente della Columbia University e Robert Zimmerman era appena giunto a New York per tentare la fortuna con la musica nel circuito dei locali del folk revival che vive la sua stagione d'oro.
Frankiel, 60 anni, francese di nascita ma americano d'adozione, vive a Montenero Val Cocchiara, un paesino di 600 persone in Molise, a poche centinaia di metri dal confine con l' Abruzzo dalle parti di Castel di Sangro e del Parco nazionale d'Abruzzo. Lì nella sua masseria alleva cavalli - «Ne ho solo quattro", racconta - e sbarca il lunario scrivendo di arte per riviste britanniche. In questi giorni è impegnato nel comitato organizzatore della festa patronale.
Nella sua vita Frankiel ha fatto di tutto, come un autentico figlio della sua generazione.
Era a Parigi nei giorni del «gioioso maggio».
Per un periodo, alla fine degli anni Sessanta, si aggregò al Living Theatre di Julian Beck e Judith Malina prima di approdare in Italia dove vive da trent'anni.    Quarant'anni fa Frankiel  era uno dei tanti ragazzi della buona borghesia americana  che viveva di politica, arte e  musica nel Greenwich village  tra Washington Square e il Lower East Side. «E' lì che ho conosciuto Dylan», ricorda.  «Dividevo un appartamento della 47 West con Danny Kalb, - il chitarrista che poi fondò i Blues Project, la band di rock blues con Al Kooper. Danny conosceva Dylan perche gli capitava di suonare con lui nel circuito dei club di musica folk, come il Gerde's, il Gaslight Cafè o il Night Owl dove suonava spesso Micke Bloomield. Ci si incontrava a casa o nei club. Insieme a Dylan, Danny ed io frequentavamo tutto il giro dei musicisti di New York: Richie Havens, Tim Buckley, Tim Hardin, che era sempre fatto perso di
eroina, Phil Ochs, Al Kooper e Moe Hanstrup, un chitarrista che era una delle figure più carismatiche di quel gruppo. C'era anche Jimi Hendrix, prima che andasse in Inghilterra ed esplodesse con gli Experience». «Dylan stava con quella ragazza, Suzie Rotolo, che poi partì per l'ltalia e lo lasciò», continua Alain Frankiel. «Lo conoscevo ma non posso dire che ero un suo amico intimo. In quegli anni facevamo tutti parte di un giro di persone che condividevano alcuni sogni: quello della musica nuova e, soprattutto, quello dell'impegno politico. Dylan era molto più interessato alla musica che all'impegno politico, a differenza di altri come, per esempio, Joan Baez. Lui era indubbiamente una persona molto intelligente, attratta dalla poesia, ma un po' distaccato da tutto quello che accadeva nella società americana. Non parlava volentieri di politica o delle battaglie di quegli anni in difesa dei diritti civili. Quando poi firmò il contratto con la Columbia si allontanò gradualmente dal nostro ambiente. Noi, invece, ci sentivamo parte di una tradizione quella della sinistra radicale politica americana, nata dall'impegno dei volontari nella guerra civile spagnola. Eravamo dei trotzkisti romantici molto diversi dagli hippies. Poi - conclude Alain Frankiel - quell'epoca di speranze è finita per sempre con l'omicidio di Robert Kennedy». (g.d.t.)
 
 

IL CONCERTO DELL'ANNO
Uno spettacolo che mischia ballate e brani elettrici

Un ospite d'eccezione al Pescara Jazz. E' la prima esibizione in Abruzzo del grande musicista americano

BENVENUTO SIGNOR ZIMMERMAN

Stasera al teatro D'Annunzio Bob Dylan con la sua band 

di Giuliano Di Tanna

PESCARA. L'appuntamento è fissato per questa sera alle nove e mezza. A quell'ora Bob Dylan salirà sul palco del teatro D' Annunzio di Pescara per un concerto che la città aspetta da due mesi, da quando è stato annunciato che avrebbe fatto tappa anche a Pescara quel «Never Ending Tour» che da tredici anni, quasi senza sosta, trascina per il mondo il grande musicista americano che, in maggio, ha compiuto 60 anni. Quello di questa sera è per gli appassionati di musica abruzzesi un evento paragonabile - per restare agli anni più recenti - solo all'ultimo concerto di Miles Davis nell'86. Anche allora il teatro del grande evento fu il Festival del Jazz di Lucio Fumo, l'uomo che più di 30 anni fa riuscì a portare a Pescara Duke Ellington.













 
 
Le canzoni

La scaletta cambia ogni sera

I brani degli anni 60 e 7O sono quelli più eseguiti

PESCARA. Non c'è stato finora un solo concerto che assomigliasse a un altro.  Anche in questo tour estivo, partito il 24  giugno dalla Norvegia, Bob Dylan ha tenuto fede a quella che è ormai è diventata una tradizione e, insieme, uno dei motivi di maggiore interesse delle sue esibizioni: la scaletta delle canzoni cambia sera dopo sera. I concerti sono costruiti  su un mix di brani vecchi e nuovi, con una prevalenza di canzoni degli anni Sessanta e Settanta. Dylan tende a concentrare i suoi classici nei bis (a volte più di uno) che, come nel caso del concerto di venerdì scorso a La Spezia, assumono le dimensioni di un secondo concerto. Ecco le scalette degli ultimi due concerti di Dylan.
Martedì scorso a Bad Reichenhall in Germania Dylan ha proposto nell'ordine questi brani: Hallelujah i'm ready to go (versione acustica) To Ramona (acustica) Desolation row (acustica) Maggie's Farm, Million Miles, Most likely you go your way (And I'll go mine), It's all over now baby blue (acustica), A hard rain's a-gonna fall (acustica), Don't think twice it's all right (acustica), Tombstone blues, You're a big girl now, Drifter's escape, Rainy day women 12&35. Per il bis sono state eseguite queste canzoni: Things have changed, Like a rolling stone, If dogs run free (semi-acustica), All along the watchtower, Knockin' on heaven's door (semi-acustica), Highway 61 revisited, Blowin' in the wind (acustica). Dopo il concerto di Udine, previsto per giovedì e cancellato a causa di un temporale che si è abbattuto sulla citta friulana, Dylan ha ripreso la tournèe italiana a La Spezia dove, venerdì, ha suonato allo stadio comunale Picco. Ecco la scaletta dei brani proposti. Il concerto è iniziato con
Duncan And Brady (versione acustica) ed è proseguito in questo ordine: The Times They Are A-Changin' (acustica) Mama, You Been On My Mind (acustica) Gotta Serve Somebody, Make You Feel My Love, Just Like Tom Thumb's Blues, Masters of War (acustica) Love Minus Zero/No Limit (acustica) Tangled Up In Blue (acustica) Watching The River Flow, Tonight I'll Be Staying Here With You,The Wicked Messenger, Cat's In The Well. Il primo bis è stato, per la sua durata, quasi un altro concerto. Ecco nell'ordine di esecuzione i brani proposti: Country Pie, Like A Rolling Stone, I Shall Be Released (versione acustica) All along the watchtower, Knockin' on heaven's door (semi-acustica), Highway 61 revisited, Blowin' in the wind (acustica) e Rainy Day Women 12 & 35. Dylan, infine, è uscito sul palco per un secondo bis eseguendo da solo alla chitarra acustica e all 'armonica One Too Many Mornings, un classico del suo album del 1964 «Another Side Of Bob Dylan».


 
Domani il gran finale con il Chestnut trio e la Gil Evans orchestra

PESCARA. Si conclude domani il 29mo Pescara Jazz. Alle 21,30 sul palco del D' Annunzio salirà il trio di Cyrus Chestnut. Con il band leader al pianoforte si esibiranno Michael Hawkins al contrabbasso e Neil Smith alla batteria. Il gran finale è affidato alla Gil Evans orchestra, capitanata dal figlio del pianista scomparso, il trombettista Miles. Con lui ci saranno Lew Soloff, alla tromba; Conrad Herwig e Gary Valente ai tromboni; Dave Bargeron, trombone e tuba; John Clark, corno francese; Chris Hunter, sax alto e flauto; Bob Berg, sax tenore e soprano; Kenny Burger, sax baritono; Gil Goldstein, pianoforte; Peter Levin e Delmar Brown, tastiere; Mark Egan, contrabbasso; Kenwood Dennard, batteria e percussioni, Danny Gottlieb, batteria e percussioni


 
Ecco l'elenco completo degli album ufficiali pubblicati da Bob Dylan nella sua carriera che quest'anno ha compiuto quarant'anni.

1998 Time Out Of Mind.
1997 MTV Unplugged.
1997 Live al Royal Albert Hall1966.
1995 Bob Dylan's Greatest Hits, Vol. 3.
1994 World Gone Wrong.
1992 The 3Oth Anniversary Concert Celebration.
1992 Good as I Been to You.
1991 The Bootleg Series Volumes 1-3.
1991 Under the Red Sky.
1990 Oh Mercy.
1989 Down in the Groove.
1988 Dylan & the Dead.
1988 Knocked Out Loaded.
1986 Biograph.
1985 Empire Burlesque.
1984 Real Live.
1983 Infidels.
1982 Shot of Love
1980 Saved.
1979 Slow Train Coming.
1978 At Budokan.
1978 Street Legal.
1976 Hard Rain.
1975 Desire.
1975 The Basement Tapes.
1974 Blood on the Tracks.
1974 Before the Flood.
1973 Planet Waves.
1973 Dylan. 
1973 Pat Garrett and Billy the Kid.
1972 Bob Dylan's Greatest Hits, Vol. 2.
1970 New Morning.
1970 Self Portrait.
1969 Nashville Skyline.
1968 John Wesley Harding.
1967 Bob Dylan's Greatest Hits.
1966 Blonde on Blonde.
1966 Highway 61 Revisited.
1965 Bringing It All Back Home.
1964 Another Side of Bob Dylan.
1963 The Times They Are A-Changin'.
1963 The Freewheelin' Bob Dylan
1962 Bob Dylan 1962


 
Tutti gli articoli di questa pagina sono tratti da "IL CENTRO" del 22 Luglio 2001

 
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