BOB DYLAN
INTERVISTA ALLA CBS
nell'ambito del programma televisivo "60 Minutes" condotto da Ed Bradley

traduzione di Michele Murino




Presentazione di Ed Bradley: Fin da quando ho iniziato a presentare “60 Minutes” ho desiderato intervistare Bob Dylan. Nei suoi 43 anni di carriera non c'è musicista vivente che abbia maggiormente esercitato la propria influenza. Il suo distintivo suono nasale e le sue liriche poetiche hanno prodotto alcune delle più memorabili canzoni che mai siano state scritte. Nel corso degli anni Sessanta le sue canzoni di protesta e di rivolta hanno parlato ad una intera generazione. Se da un lato la sua vita è stata oggetto di innumerevoli interpretazioni, dall'altro Dylan è stato il più delle volte laconico al riguardo. Ora che ha compiuto 63 anni ha scritto un libro di memorie chiamato “Chronicles Volume 1”, e finalmente ho ottenuto personalmente di poter sedere di fronte a lui per la sua prima intervista televisiva in quasi 20 anni. Quello che vedrete stasera è puro Dylan, misterioso, vago, affascinante. Proprio come la sua musica.

D: Ho letto da qualche parte che hai scritto "Blowin’ In The Wind" in soli dieci minuti. E' vero?

Bob Dylan: Può darsi.

D: Davvero?

BD: Già.

D:  E da dove è venuta fuori?

BD: E' semplicemente venuta fuori da... come se... come se fosse venuta fuori da una sorta di magica fonte perpetua di creatività, sai.

Commento della voce fuori campo: Quella “magica fonte perpetua di creatività” ha dissetato Bob Dylan per oltre 40 anni ed ha prodotto 500 canzoni e più di 40 album.

D: Ti è mai capitato di dare uno sguardo alla musica che hai scritto e guardandoti indietro esclamare: "Accidenti! Incredibile!"?

BD: Qualche volta sì, in passato. Ma ora non più. Non sono consapevole di come scrivere quelle canzoni.

D: Che cosa intendi dire con l'espressione "Non sono consapevole..."?

BD: Tutte quelle canzoni di un tempo erano quasi scritte per magia. (Recitando i versi): "Darkness at the break of noon / shadows even the silver spoon / the hand-made blade the child’s baloon..." (nota: versi tratti da "It's all right ma (I'm only bleeding)").

Commento della voce fuori campo mentre scorrono le immagini di Dylan che canta il brano in questione: Questo classico di Bob Dylan, "It’s Alright, Ma", è stato scritto nel 1964.

BD: Beh, provare a sedersi al tavolino e scrivere qualcosa del genere... E' una cosa che ha del magico, e non alludo al tipo di magia di Siegfried e Roy, sai, è un genere differente di penetrante magia. E, sai, io questa cosa l'ho fatta una volta.

D: E credi di non essere in grado di rifarlo, oggi?

BD (facendo segno di no con la testa): Mh-mh.

D: E questo ti rende deluso oppure...?

BD: Beh, sai, non si può essere in grado di fare una cosa per sempre, ed io una volta l'ho fatto. Ora posso farne altre, ma non quella.

Commento della voce fuori campo: Dylan ha iniziato a scrivere musica fin da quando era un adolescente nella sperduta città di Hibbing, Minnesota. Bob era il più grande dei due figli di Abraham e Beatty Zimmerman.

D: Hai trascorso una vita felice, una infanzia felice mentre crescevi?

BD: In realtà non potevo considerare me stesso felice o infelice. Ho sempre saputo che c'era qualcosa da qualche parte di cui avevo bisogno e sapevo che non l'avrei trovata dove vivevo in quel particolare momento.

D: Non era nel Minnesota...

BD: No.



Commento della voce fuori campo: Era a New York. Come scrive nella sua autobiografia egli si sentì vivo quando, all'eta di 19 anni, si trasferì al Greenwich Village che all'epoca era il centro vitale della controcultura degli anni Sessanta. Nel giro di pochi mesi Dylan firmò un contratto per incidere un disco con la Columbia Records.

D: Hai usato il termine "capitale del mondo" in riferimento alla città di New York, ma quando hai comunicato a tuo padre la tua decisione egli pensò che tu stessi scherzando. I tuoi genitori approvarono la tua scelta di diventare un cantante ed autore di canzoni e quella di recarti a New York?

BD: No, mio padre e mia madre non avrebbero voluto questa vita per me. I miei genitori non sono mai andati da nessuna parte. Mio padre probabilmente pensava che la capitale del mondo fosse dove si trovava lui in quel momento. Non avrebbe potuto essere in nessun altro posto. Dove c'era lui e sua moglie e la loro casa... quella per loro era la capitale del mondo.

D: Che cosa ti rendeva diverso da loro? Che cosa ti spinse lontano da quel luogo?

BD: Beh, ascoltavo moltissimo la radio, me ne andavo in giro nei negozi di dischi suonando la chitarra a piu' non posso, e suonavo il pianoforte, ed imparai canzoni che venivano da un mondo che non esisteva intorno a me.

Commento della voce fuori campo: Dylan scrive persino che egli era consapevole del fatto che sarebbe stato destinato a diventare una leggenda della musica. "Ero diretto verso le fantastiche luci ed il destino stava guardando solo me e nessun altro".

D: Utilizzi la parola "destino" in continuazione nel tuo libro. Che significato ha per te questo termine?

B: E' quella sensazione che tu hai di conoscere qualcosa di te che nessun altro conosce... l'immagine che hai di te stesso e che sai che si realizzerà. E' un tipo di sensazione che in qualche modo devi tenerti dentro perchè è molto fragile e se la esterni qualcuno la distruggerà. Meglio dunque tenerla per sè stessi.

Commento della voce fuori campo: Quando gli abbiamo chiesto perchè abbia cambiato il proprio nome ha risposto che anche quello era destino.

D: Quindi non riuscivi a pensare a te stesso come a Robert Zimmerman?

BD: Per qualche motivo non l'ho mai fatto.

D: Anche prima che tu iniziassi ad esibirti?

BD: No, nemmeno allora. Alcune persone nascono con nomi sbagliati, genitori sbagliati... Succede.

D: Puoi dirmi come mai hai deciso per Bob Dylan?

BD: Ognuno si dà il nome che più gli piace. La nostra è la terra della libertà.

Commento della voce fuori campo: Bob Dylan creò un vero e proprio mondo che traeva ispirazione dalla vecchia musica folk con l'innesto di testi poetici, come nel caso di canzoni come "A Hard Rain’s A-Gonna Fall". Canzoni che erano il riflesso delle tensioni e delle inquietudini del Movimento per i Diritti Civili e dei movimenti contrari alla guerra degli anni Sessanta. Si trattava di una miscela esplosiva che trasformò Dylan a soli 25 anni in una vera e propria icona culturale e politica, che lo portò a suonare in sale da concerto da tutto esaurito in tutto il mondo, assediato da persone dovunque egli si recasse. Venne definito "la voce della sua generazione" e venne dipinto come un profeta, un messia. Ma egli vedeva se stesso come un semplice musicista.

BD: Ti senti un impostore quando... quando... quando la gente pensa che tu sia qualcuno che in realtà non sei...

D: Che immagine aveva la gente di te, e qual era la realtà?

BD: L'immagine che si aveva di me certamente non era quella di un autore di canzoni o di un cantante. Era piuttosto quella di una "minaccia per la società", in un certo qual modo.

D: E quale era la cosa più dura da affrontare per te?

BD: Era un po' come ritrovarsi in un racconto di Edgar Allan Poe in cui tu non sei affatto la persona che tutti pensano che tu sia, sebbene ti chiamino così in continuazione, profeta, redentore... Non ho mai pensato di essere un profeta o un redentore. Forse Elvis. Potrei forse più facilmente vedere me stesso diventare lui, ma profeta no.

D: Posso accettare che tu non veda te stesso come la voce di quella generazione, ma alcune delle tue canzoni divennero per la gente dei veri e propri inni, e la gente le interpretava come canzoni di protesta. Erano una parte importante delle loro vite, infondevano entusiasmo al Movimento. Voglio dire che forse tu non le hai mai viste in quel modo ma quello era il modo in cui vennero viste. (Dylan scuote la testa) Come riesci a conciliare le due cose?

BD: Quello che scrivevo erano canzoni, non erano sermoni. Se tu analizzi attentamente le canzoni non credo che troverai mai qualcosa che dica che io sono un portavoce di qualcuno o di qualcosa, davvero.

D: Ma la gente le vedeva così...

BD: Sì, ma...

D: Loro...

BD: Sì ma non devono aver ascoltato le canzoni.

D: E' ironico, sai, che la maniera nella quale la gente ti vedeva era l'esatto opposto di come tu vedevi te stesso...

BD: Buffo, vero?

Commento della voce fuori campo: Dylan fece pressochè di tutto per frantumare l'immagine permeata di nobiltà che la gente aveva di lui. Scrive che realizzò deliberatamente brutti dischi, che una volta si versò del whisky sulla testa in pubblico e, come trovata pubblicitaria, si recò in Israele e fece in modo di essere fotografato davanti al Muro del Pianto con in testa uno zucchetto.

D: Quando ti recasti in Israele, hai scritto, "i giornali mi trasformarono in un Sionista e la cosa mi aiutò grandemente". In che modo?

BD: Guarda, se la percezione comune che si aveva di me in pubblico era quella per cui ero un ubriacone o un pazzoide (1), o un Sionista, o un Buddista, o un Cattolico, o un Mormone, tutto quanto era meglio che "arcivescovo dell'anarchia".

D: (risate) Il portavoce di una generazione...

BD: Esatto

D: ... contro ogni cosa!

BD: (annuendo) Mh-mh.

Commento della voce fuori campo: In particolar modo Dylan era contro i media che - dice Dylan - cercavano sempre di etichettarlo infilzandolo con uno spillo.

Voce di un giornalista dal video della conferenza stampa tenuta da Dylan nel 1965 a San Francisco: "Ti consideri in primo luogo un cantante o un poeta?

Risposta di Dylan nel video: "No... Penso a me stesso come ad un song-and-dance man". [risate dei giornalisti]

D: Ma consentimi di parlare un po' del tuo rapporto con i mezzi di comunicazione. Immagino che tu abbia mentito alla stampa. Perchè?

BD: Mi resi conto all'epoca che la stampa, i media, non sono i giudici. L'unico giudice è Dio. Le uniche persone cui devi pensare se dire bugie sono te stesso e Dio. La stampa non è nè l'una nè l'altra cosa e la ritengo irrilevante.

Commento della voce fuori campo: Bob Dylan tentò di fuggire da tutto questo. Alla metà degli anni Sessanta si ritirò con sua moglie ed i suoi 3 bambini a Woodstock, New York. Ma anchè lì non fu in grado di sfuggire alle legioni di fans che si presentavano davanti casa sua per essere ricevuti dalla leggenda in persona.

D: Così la gente veniva davvero a casa tua?

BD: (annuendo) Mh-mh.

D: E a che fare?

BD: Per discutere con me di politica, di filosofia, di agricolutra organica e cose del genere, sai.

D: E tu quanto ne sapevi di agricoltura organica?

BD: Niente...

D: (risate)

BD: Un bel niente

D: Cosa intendi dire quando scrivi che "la cosa divertente della celebrità è che nessuno crede a quel che tu sei"?

BD: La gente dice: "Sei quello che penso che tu sia?", ed io rispondo "Non lo so"... E allora la gente dice "Tu sei quello lì!", e tu dici "Ok"... E la cosa seguente che dicono è "No! Sei davvero quello lì?!!", "No, tu non sei lui!" e... sai possiamo andare avanti all'infinito.

D: Frequenti i ristoranti ora?

BD: Non mi piace mangiare nei ristoranti.

D: A causa della gente che si alza da tavola, viene da te e ti chiede: "Tu sei quello lì?"

BD: Quello succederà sempre, sì.

D: E non ti sei mai abituato?

BD: No.

Commento della voce fuori campo: Giunto all'apice, la fama chiese il pedaggio a Bob Dylan. Di lì a poco avrebbe divorziato da sua moglie Sara. Sul palco si dipingeva la faccia con una maschera bianca ma le sue canzoni rivelavano il suo dolore.

D: Hai scritto: "Mia moglie, quando ci sposammo, non aveva idea di quello che stava per succederle..."

BD: Beh, all'epoca lei era con me nella buona e nella cattiva sorte, sai. E' solo che quello non era il genere di vita che aveva immaginato per sè, non più di quanto fosse il genere di vita che io stesso avevo immaginato per me.

Commento della voce fuori campo: Alla metà degli anni Ottanta Dylan sentì di essere esaurito.

D: Hai anche scritto: "Io sono un trovatore degli anni Sessanta, una vestigia del folk-rock, un fabbro di parole dei tempi andati. Sono nell'inferno dell'oblio culturale". Parole alquanto severe...

BD: Oh, sono termini che ho trovato scritti, e parlavano di me, sai.

D: E hai cominciato a crederci?

BD: Beh, comunque ci ho creduto, sai. Non trovavo più alcuna emozione ad esibirmi, sai. Pensai che fosse tempo di farla finita.

D: Hai davvero pensato di mollare tutto? Di chiudere il sipario?

B: Ci ho pensato per un po'. Ho cominciato a pensare che fosse abbastanza, sai.

Commento della voce fuori campo: Ma Dylan ci ha detto che nel giro di pochi anni recuperò il proprio lampo creativo e ritornò "on the road", esibendosi in oltre 100 concerti all'anno.

Voce dal video dei Grammy: And the album of the year is...

Commento della voce fuori campo: Nel 1998 si aggiudicò 3 Grammy Awards.

Voce del video dei Grammy: Time Out Of Mind.

Commento della voce fuori campo: All'età di 63 anni Bob Dylan rimane una voce unica e potente come mai ce ne sono state nella musica Americana. I suoi amici musicisti gli hanno pagato tributo quando Dylan è stato inserito nella "Rock’n Roll Hall Of Fame", accompagnandolo in una stupefacente versione delle sue più celebri canzoni.

D: Come forse saprai, la rivista "Rolling Stone" ha appena votato la tua canzone "Like A Rolling Stone" come la numero uno di tutti i tempi. 12 delle tue canzoni sono nella loro lista delle migliori 500 canzoni di sempre. Deve essere bello lasciare una tale eredità...

BD: Oh, forse questa settimana è così ma sai, la lista... cambiano i nomi abbastanza di frequente, ed io non presto davvero molta attenzione a queste cose.

D: Ma è una pacca sulla spalla, Bob!

BD: Questa settimana è così, ma sai, chi può dire quanto durerà?

D: Beh, è durato tantissimo per te. Voglio dire che sei ancora in giro a cantare queste canzoni...

BD: Beh, sai...

D: ...sei ancora in tour.

BD: E' vero, ma non la considero una cosa scontata

D: Perchè ancora lo fai, perchè sei ancora in giro?

BD: Beh, torniamo al discorso del destino. Ho fatto una specie di patto di ferro col destino... sai, un sacco di tempo fa. Sto cercando di ritardare la fine.

D: E qual era il tuo patto?

BD: Arrivare dove ... uh... dove sono adesso.

D: O forse dovrei chiedere con chi hai fatto il patto?

BD: (Risate) Con... con... con il capo, il comandante in capo!

D: Su questa terra?

BD: (Risate) Su questa terra e... e nel mondo che non possiamo vedere.



Ed Bradley al termine dell'intervista: Bob Dylan è stato nominato quest'anno per il premio Nobel per la Letteratura. Il suo nuovo  libro è stato un best-seller nelle ultime 7 settimane. E' stato pubblicato da Simon&Shuster che è di proprietà di Viacom, la compagnia madre della CBS. Dylan ha in programma di scrivere altri 2 volumi delle sue memorie.


traduzione di Michele Murino

Note:

(1) "Sicko" e' una deformazione di "sick" e qui sta per "pazzoide".
 
 


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